Col
presente post intendo commentare i passi salienti di un video presente su YouTube
(https://www.youtube.com/watch?v=3VC_tFhV8ic) trasmesso
in live streaming il giorno 24 dic 2025 da ANTIMATERIALISTA ossia Angelo Santini (d’ora in poi AS), appassionato ed
indomito assertore della filosofia di Emanuele Severino. Il titolo è: «ANTIMATERIALISTA
VS DIO».
Nella
PARTE PRIMA stenderò alcune osservazioni in merito al famosissimo trilemma o
paradosso di Epicuro. Nella SECONDA, evidenzierò come alcune delle sue stesse
critiche rivolte all’inferno e quindi al Dio cristiano (Lo chiamo così per intenderci
al volo) siano in egual modo rivolgibili, anzi aggravate, ANCHE al Destino severiniano (o all’eternismo) al quale AS,
come detto, si rifà.
*
PARTE PRIMA
AS
così apre il suo video:
<<Salve,
benvenuti a questo video che sarà una leggenda, sarà qualcosa, un mito anche
per i posteri. In questo video, infatti, dimostrerò in maniera
incontrovertibile che il Dio della tradizione metafisica legata alle religioni,
ad esempio, occidentali, non può esistere, è impossibile, ma non solo perché è
contraddittorio, ma proprio perché è un contenuto autonegativo. Allora, il Dio
individualizzato delle religioni monoteistiche occidentali in genere e è un Dio
caratterizzato dall'onnipotenza, da infinita benevolenza, onniscienza,
saggezza. Ecco, tutte queste caratteristiche non sono compatibili assieme. Vediamo
perché>>.
Fermiamoci
intanto qui.
Il
discorso di AS è chiarissimo; più oltre, al minuto 35:43, afferma che Dio
<<non può essere contemporaneamente buono, onnipotente, saggio,
maturo, onniscente>>, per cui _ dice al minuto 8:45 _, <<l'onnipotenza,
quindi la perfezione, la bontà, non si conciliano con questo operato che
caratterizza questa figura, diciamo, divina>>.
Gran
parte del suo video verte soprattutto su questi aspetti, pur toccandone altri
come ad esempio il libero arbitrio ed il creazionismo che qui, però, dovrò
tralasciare...
In
primo luogo domando:
quale
<<figura divina>> ha in mente AS (ma non solo lui, purtroppo
anche molti cristiani), allorché si riferisce al Dio cristiano?
Egli
ha affermato che:
<<il
Dio individualizzato
delle religioni monoteistiche occidentali in genere e è un Dio caratterizzato
dall'onnipotenza, da infinita benevolenza, onniscienza, saggezza. Ecco, tutte
queste caratteristiche non sono compatibili assieme>>.
Qui
emerge l’inaccettabile presupposto che condizionerà tutto il prosieguo del suo
discorso.
Infatti,
il Dio cristiano NON è un <<Dio individualizzato>>, al contrario:
Egli
è (ontologicamente, ma sarà di nuovo, escatologicamente) <<TUTTO in tutti>>
(1Cor. 15, 28);
<<Il
Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del
cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d'uomo; […]
egli [Dio] non è lontano da ciascuno di noi. Difatti in lui viviamo, ci muoviamo e siamo, come anche alcuni vostri poeti
hanno detto: "Poiché siamo anche sua discendenza">>. (Atti
17:24-28).
In
tal caso il Dio cristiano NON è neppure TEISTA (nonostante sia stato inteso così
per troppo tempo) bensì PANENTEISTA, sì che essendo tutto IN Dio, Egli non possa
essere <<individualizzato>>
e quindi RIDOTTO ad oggetto.
Dio
è sì PERSONALE, ma non ontologicamente <<individualizzato>> come invece lo è la
persona umana, giacché il Suo esser PERSONA è pur sempre SOVRA-PERSONALE e NON
MENO-CHE-PERSONALE.
Ciò
premesso, torniamo ad AS:
<<il
Dio individualizzato
delle religioni monoteistiche occidentali in genere e è un Dio caratterizzato
dall'onnipotenza, da infinita benevolenza, onniscienza, saggezza. Ecco, tutte
queste caratteristiche non sono compatibili assieme. Vediamo perché. Allora, un Dio che fosse onnipotente
avrebbe potuto creare qualsiasi cosa, creare il mondo in modo diverso. Se non
avesse potuto farlo, evidentemente non sarebbe onnipotente. Se non avesse
potuto evitare il male, non sarebbe onnipotente. Se avesse potuto evitarlo ma
non avesse voluto, difficilmente sarebbe buono>>.
Certamente;
lo dico subito e con la massima chiarezza:
dal
punto di vista logico, <<tutte queste caratteristiche non sono
compatibili assieme>>, e questo è noto già da tempo.
Però
è altrettanto chiaro che tale esito contraddittorio derivi dall’aver
previamente considerato un <<Dio individualizzato>>, quindi ridotto ad OGGETTO
e perciò interamente sottoposto alle indagini logiche e scientifiche.
Come
già indicato, AS ha riproposto, nel suddetto brano, il famosissimo paradosso di
Epicuro, che suona più o meno così:
<<se
Dio non può impedire il male, non è onnipotente; se sceglie di non
impedire il male, non è buono. Se può e vuole impedirlo, allora da dove deriva
la presenza del male?>>
Domando:
è
corretto concludere che, siccome Dio <<sceglie di non impedire il male>>,
allora <<non è buono>>?
Vi
è forse qualcuno che CONOSCE
le ragioni per le quali Egli ha deciso di non impedire il male?
Se
si concede che Dio <<sceglie di non impedire il male>>, si deve
anche concedere che alla base di tale scelta vi siano delle ragioni A NOI ignote.
AS
ha scritto che Dio è <<caratterizzato dall'onnipotenza, da infinita benevolenza,
onniscienza, saggezza>>.
Come
si può leggere, vi compaiono due termini NUOVI che solitamente non sono
contemplati dal suddetto paradosso, ossia i termini:
<<onniscienza>>
e <<saggezza>>,
appunto
perché normalmente, i termini in gioco sono sempre e soltanto <<male>>,
<<amore>> e <<onnipotenza>>.
Qui,
accantono la <<saggezza>> e prendo in considerazione solo l’<<onniscienza>>.
Nel
paradosso epicureo, l’OMISSIONE dell’<<onniscienza>> è _ consapevolmente o meno
_ funzionale a sostenere la contraddittorietà di Dio, onde poter facilmente (di)mostrare
che il Dio buono ed onnipotente, dinanzi al male, comporta L’INCOMPATIBILITÀ
logica o con l’amore o con l’onnipotenza.
Invece,
AS ha giustamente _ ma non so però quanto consapevolmente _ aggiunto l’<<onniscienza>>.
Perché
dico: giustamente?
Perché
Dio, in virtù della Sua <<onniscienza>>, ha scienza del PERCHÉ e del PERCOME abbia permesso
il male SENZA perder affatto la sua bontà;
altresì,
in virtù della Sua <<onniscienza>>, Dio SA COME e PERCHÉ Egli non cancelli
immediatamente la presenza del male, SENZA che la presenza di quest’ultimo
renda impossibile la sua onnipotenza ed il suo amore.
Egli,
quindi, e non noi, CONOSCE
la ragione della scelta
<<di non impedire il male>>, e ciò NON ci autorizza
a concludere che Dio non sia buono.
Detto
questo, però, va detto che NEPPURE con l’introduzione dell’onniscienza ci è possibile
risolvere/rispondere incontrovertibilmente il/al paradosso della
presenza del male dinanzi ad un Dio d’amore ed onnipotente che perciò rimane, PER
NOI, senza risposta razionale, ma appunto:
DIO SA il perché ed il percome, noi no, non essendo onniscienti (non avendo la saggezza e la mente di
Dio):
<<Perché
i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie -
oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie
sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri>>
(Isaia 55: 8-9).
Pertanto,
dal punto di vista di un non-credente (e quindi di AS), l’introduzione dell’onniscienza NON cambia
assolutamente nulla nel paradosso epicureo; invece, dal mio punto di vista o
del credente, cambia moltissimo, giacché essa IMPEDISCE che all’incapacità di
conciliare incontraddittoriamente l’amore e l’onnipotenza con il male consegua
la negazione tout court di Dio o di uno dei due attributi (come fece il
filosofo ebreo Hans Jonas negandoGli l’onnipotenza).
Se
non tenessimo conto dell’onniscienza, RIDURREMMO Dio ad un OGGETTO ( = un <<Dio individualizzato>>)
meramente esteriore e quindi unicamente indagabile come un qualsiasi
altro oggetto in base all’analisi del proprio comportamento nei confronti del
male, un comportamento, ripetiamolo, non guidato dall’onniscienza e quindi
conseguente soltanto alle sue proprietà indagabili.
Invece,
tenendo presente la Sua onniscienza,
noi continueremmo sì a NON CAPIRE/SAPERE il PERCHÉ Egli
agisca lasciando sussistere il male, ma rimane intatta la possibilità che,
essendo appunto onnisciente,
la risposta al paradosso epicureo sia solo ‘differita’ pur già essendovi; risposta
che perciò NON
potrà consistere nella negazione del Dio d’amore ed onnipotente (o di uno di
questi Suoi attributi).
Per
questo l’insolubilità del paradosso epicureo fa semplicemente RIDERE il
credente.
Quindi
non solo il credente non sa rispondere, ma NEPPURE DEVE; GUAI se infatti
riuscisse a fornire tale risposta!
Vorrebbe
dire SOSTITUIRE la fede con la certezza di ordine filosofico/scientifico.
Senonché,
a tutto ciò, AS replica:
<<E
allora si potrebbe replicare dicendo che noi non possiamo capire l'amore, la perfezione di Dio,
che tutto questo è il bene massimo per noi e che noi non possiamo quindi
comprendere le ragioni misteriose dietro il suo operato. Ecco,
ammettiamo che questo possa essere plausibile senza concederlo, ma a questo
punto non sarebbe legittimato il dirlo, perché dicendo che Dio è amorevole,
buono, onnipotente, noi staremo dicendo qualcosa di forviante, perché con
amore, benevolenza, perfezione, onnipotenza staremmo dicendo altro da quello
che intenderemmo dire, attribuendo a Dio quelle caratteristiche. Quelle
caratteristiche quindi non sarebbero quelle che noi intendiamo quando le
andassimo ad attribuire poi a Dio. E difatti, e se noi intendiamo l'amore per
come lo intendiamo umanamente, il bene per come lo intendiamo umanamente,
la perfezione, l'onnipotenza per come le intendiamo in maniera ordinaria,
risultano incompatibili con quella figura lì, con quel dio là>>.
In
questa risposta di AS si riconferma però la RIDUZIONE SENZA RESIDUI dell’agire e
dell’amore di Dio (oltre che del bene, etc…) a come noi li <<intendiamo
in maniera ordinaria>>,
cosicché gli individui fungano da criterio di misura anche per Dio:
ma
Dio ama ed agisce in MANIERA
ORDINARIA?
L’agire
e l’amore umano NON possono essere il paradigma esaustivo di riferimento
all’agire ed all’amore di Dio. Secondo il Cristianesimo, l’uomo è peccatore,
cioè _ per dirla con Severino _:
è un
ERRORE/ERRANTE, impossibilitato a conoscere la Verità (del Destino severiniano)
o Dio, se non in <<modo rovesciato e perciò fuorviante>>
(Severino).
Ciò richiama
l’importantissimo tema cristiano-luterano del Sub contraria specie, che indica <<il modo in cui
Dio si manifesta ed opera non secondo le apparenze mondane, ma nel loro opposto>>.
Quindi,
l’agire e l’amore di Dio sono SOLTANTO IN
PARTE
riferibili all’agire ed all’amore dell’ERRORE/ERRANTE altrimenti, certamente
<<staremmo dicendo altro da quello che intenderemmo dire, attribuendo
a Dio quelle caratteristiche. Quelle caratteristiche quindi non sarebbero
quelle che noi intendiamo quando le andassimo ad attribuire poi a Dio>>.
SOLTANTO IN PARTE, dicevo, giacché la differenza tra l’agire
e l’amore di Dio dall’agire e dall’amore dell’uomo è la differenza che corre
tra Dio e la creatura, cioè tra la Verità e l’errore, sebbene l’errore, sempre
severinianamente, non sia mai privo della Verità (o di Dio) e quindi sia in sé relativamente/parzialmente
<<Capax Dei>>.
Pur
tuttavia, l’agire e l’amore di Dio, chiaramente, ECCEDONO quanto l’errore possa
dirne e sperimentarne quaggiù, senza per questo esser da essi completamente
avulso.
<<Si
comprehendis, non est Deus>>. (Agostino di Ippona, Sermone
117.3.5).
**
PARTE SECONDA
Ed
ora evidenziamo come alcune critiche mosse da AS al Dio cristiano (d’ora in poi: Dc) siano altrettanto
rivolgibili (AGGRAVATE!) all’eternismo del Destino severiniano (d’ora in poi: Ds).
Afferma AS:
<<min.
8:45. Allora, dicevo, l'onnipotenza, quindi la perfezione, la bontà, non si
conciliano con questo operato che caratterizza questa figura, diciamo, divina.
Se avesse messo al primo posto il bene per le creature che avesse voluto
creare, avrebbe fatto meglio a non crearle, perché se non avesse potuto crearle
in modo perfetto o almeno destinarle a una vita migliore, più giusta, meglio
strutturata, beh, avrebbe fatto meglio a evitare questo Calvario. Non parlo poi
personalmente per me: io parlo per tutte le forme di vita umane e non umane che
patiscono l'inferno sulla Terra e chissà in quali altri pianeti, assumendo che
esistano altre forme di vita sviluppatesi su altri pianeti, in altre dimensioni
e così via>>.
Ammettiamo
senza concedere che la faccenda stia nei termini qui espressi da AS.
Ora
chiediamoci:
dal
punto di vista di Ds,
la situazione è migliore?
Evidentemente
NO, perché nel racconto biblico del Genesi, <<questo Calvario>> _ che Dio ha
scelto di NON evitare in virtù della Sua onniscienza a noi celata _, è stato un
INCIDENTE non voluto, lungo e doloroso quanto si vuole ma pur sempre
TRANSITORIO e perciò destinato a SCOMPARIRE definitivamente.
Al
contrario, nel Ds,
<<questo Calvario>>
è INVIATO/VOLUTO NECESSARIAMENTE DALLO STESSO Ds nei cerchi dell’apparire, cioè nelle
coscienze, ed è un calvario esso stesso ETERNO, nel senso che è impossibilitato
ontologicamente a trasformarsi in altro, sebbene prima o poi tramonti RESTANDO,
però, ciò che esso è da sempre. Tramontante, quindi, significa che <<questo Calvario>>
scomparirà sì dai cerchi dell’apparire, ma sarà CONSERVATO ETERNAMENTE nel
Tutto, come ogni altro essente e quindi come qualsiasi altro dolore/tortura….
AS
dice di parlare <<per tutte le forme di vita umane e non umane che
patiscono l'inferno sulla Terra e chissà in quali altri pianeti, assumendo che
esistano altre forme di vita sviluppatesi su altri pianeti, in altre dimensioni
e così via>>.
Ebbene,
tra queste numerose <<forme di vita umane e non umane che patiscono
l'inferno sulla Terra>>, prendiamo come esempio una bimba stuprata e
torturata contro la sua volontà.
Dopodiché
rivolgiamoci al filosofo Emanuele Severino e leggiamo:
<<In
quanto l’Io del destino è già, eternamente e necessariamente, tutto ciò che può
accadergli _ ossia che può apparire nel suo cerchio _, tutto ciò che può accadergli
gli è dunque essenzialmente proprio, gli è essenzialmente appropriato, gli
appartiene essenzialmente, è lui stesso. Si tratti di questa vita o di altre. […] In
tutto ciò che gli accade _ anche
nel dolore estremo _ non può esservi nulla ed egli non può volere nulla
di sconcertante e di estraneo. […] Nemmeno il dolore estremo è
s-concertante, perché anch’esso è in concerto con l’Io del destino. Chi prova sconcerto e si turba è
l’io dell’individuo. E non può che esser così, perché l’io
dell’individuo, in quanto non verità, non può vedere la verità del destino, in
cui appare il concerto di tutto con tutto […] Incontrando se stesso in
tutto ciò che gli accade […], l’Io del destino sperimenta il dolore
e l’angoscia, ma lascia
che sia l’io
dell’individuo a provare sconcerto, turbamento, e la forma di dolore e di
angoscia che ne conseguono; […] Sa che tutto ciò che
gli accade (ossia che appare, entrando nel cerchio finito dell’apparire) è
quello che è solo in quanto gli è identico>>. - (Severino:
La Gloria, pag. 65-66).
Quindi,
la tortura/stupro della nostra bambina <<gli è dunque essenzialmente
proprio, gli è essenzialmente appropriato, gli appartiene essenzialmente>>
cioè <<appartiene essenzialmente>> al suo Io ( = della
bambina stuprata) del destino.
<<In
tutto ciò che gli accade _ anche nel dolore estremo _ non può esservi nulla ed
egli [ = l’Io del
destino della bambina torturata] non può volere nulla di sconcertante
e di estraneo>>, vuol dire che all’Io del destino della bambina
torturata, il suo venir stuprata non è gli <<sconcertante>>
né <<estraneo>>, perché tale stupro è <<essenzialmente
appropriato>> a tale Io e quindi è <<appropriato>>
alla bambina:
il
suo stupro _ il suo <<dolore estremo>> _, perciò, <<appartiene
essenzialmente>> a tale bambina, in primo luogo perché esso <<appartiene
essenzialmente>> al suo Io del destino come suo aspetto
identitario/necessario.
L’Io
del destino se la cava con poco, giacché <<lascia che sia l’io dell’individuo [ = la bambina stuprata]
a provare sconcerto, turbamento, e la forma di dolore e di angoscia che ne
conseguono; […] Sa che tutto ciò che gli accade (ossia che
appare, entrando nel cerchio finito dell’apparire) è quello che è solo in
quanto gli è identico>>.
Tale
stupro è perciò <<identico>>
alla bambina, in quanto esso <<appare, entrando nel cerchio finito
dell’apparire>> della stessa.
Quindi,
la bambina prova <<sconcerto, turbamento, e la forma di dolore e di
angoscia che ne conseguono>> sol perché ella, <<in quanto
non verità, non può vedere la verità del destino, in cui appare il concerto di
tutto con tutto>>, cioè NON PUÒ
VEDERE LA VERITÀ DEL SUO ESSER STUPRATA!!!
Tutto
ciò è puro orrore all’ennesima potenza!
Nei
Vangeli, Dc guarisce
i malati e ridona loro la salute e la vita;
Ds,
invece, invia lo stupro come essenzialmente <<identico>>
alla bambina, a lei non-estraneo sebbene lo rifiuti con tutta se stessa!
Leggiamo
ancora Severino, il quale, citando il seguente versetto del vangelo di Luca 24,26:
<<Non
bisognava che il Cristo
sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?>> = <<nonne
haec oportuit pati Christum et ita intrare in gloriam suam?>>,
scrive
riferendosi al suo Ds:
<<Quell’infinito patimento è
necessario sopportare, quell’infinita grandezza è necessario mostrare per
entrare nella Gloria di quel cammino. “Haec oportebit pati
hominem et ita intrare in gloriam suam”>>. (Severino: idem,
pag. 287).
Come
si vede, anche per Severino _ anche per Ds _, <<è necessario sopportare>> un
<<infinito
patimento>>
che nessuno di noi ha scelto, voluto, deciso.
E
se AS rifiuta il presupposto ontologico soggiacente alla sua domanda:
<<Perché
imporre a delle anime che non avevano ancora il problema di esistere, di fare
un certo percorso, di confrontarsi con quel percorso?>>,
MOLTO
PEGGIORE risulta esser il presupposto ontologico di quest’altra domanda:
perché
è nella natura intrinseca degli enti eterni che appaiono nella severiniana <<terra
isolata>> il dover OBBLIGATORIAMENTE <<fare un
certo percorso, di confrontarsi con quel percorso>> di <<infinito patimento>>?
Infatti,
qui la risposta è da rinvenire nell’inscindibile ed inseparabile, eterna unità ontica
tra gli enti e ciò che spetta loro: nel nostro esempio, l’inscindibile ed
inseparabile, eterna unità che costituisce QUESTA BAMBINA-con-QUESTO STUPRO.
Ed altresì AS domanda:
<<Viene quasi il dubbio che il dolore e questo
percorso infernale serva più a quel Dio che non a le anime. Se lo reputava
tanto importante, ma perché non l'ha fatto lui in prima persona questo
percorso? E e qui si potrebbe rispondere che lo ha fatto nella figura di
Cristo. No, io intendevo dire perché non l'ha fatto solo lui il percorso>>.
Eppure, tale domanda AS dovrebbe rivolgerla a Ds.
Infatti, come ha precisato Severino: <<Incontrando
se stesso in tutto ciò che gli accade […], l’Io del destino
sperimenta il dolore e l’angoscia, ma lascia che
sia l’io dell’individuo a provare sconcerto, turbamento, e la forma di
dolore e di angoscia che ne conseguono>>.
Come si vede, ANCHE nel Ds <<questo percorso infernale>>
viene lasciato
provare SOLO
all’io dell’individuo, e con necessità cioè senza vie di uscita.
Invece, in Dc, SOLO
Cristo si è caricato TUTTI
i peccati ( = i dolori) dell’umanità su di sé!
Per cui SOLO lui
ha compiuto in maniera eminente quel <<percorso>>, poiché NESSUN
ALTRO lo avrebbe mai potuto fare, sebbene a noi non sia risparmiata la
sofferenza, questa è comunque un punto, rispetto a quell’<<infinito patimento>>
sopportato SOLO
da Cristo e quindi da Dc.
Pertanto,
è proprio Ds ad
IMPORRE ab aeterno e con NECESSITÀ alla bambina lo stupro ed il
suo rifiuto, del quale ella non vede alcuna necessità (e ci mancherebbe pure!);
stupro che, ricordiamolo, secondo la verità severiniana le sarebbe <<essenzialmente
appropriato>>!
Non
solo, ma c’è un altro aspetto TREMENDO che solitamente non viene considerato
dai fautori del Ds.
Com’è
noto, nell’ontologia severiniana nessun essente diventa nulla; tutto, ANCHE UNO
STUPRO, è un essente eterno, nel senso, come già precisato, che esso non può
diventare altro da sé, non può cioè trasformarsi da stupro che è, a nulla,
ossia a stupro che non è più.
Da
ciò deriva che Ds
ETERNIZZA ogni calvario subìto, conserva eternamente ogni <<inferno
sulla terra>>, qualsiasi dolore patito, incluso lo stupro alla
bambina; lo eternizza nel senso che il “fotogramma” (per usare un esempio caro
a AS) della bambina nell’atto estremo dell’esser stuprata e del suo dolore, è
da sempre e resterà per sempre QUELL’ATTO DELL’ESSER STUPRATA UNITAMENTE ALLA
COSCIENZA DI QUEL DOLORE PROVATO, irredimibilmente.
Ossia,
NON accade che tale stupro, una volta tramontato dal cerchio dell’apparire
della bambina (una volta passato), si DISSOLVA DEFINITIVAMENTE e, con esso, la
sua coscienza di averlo subìto, di modo tale che ne rimanga SOLTANTO il
terribile ricordo, NO.
Accade,
invece, che tale stupro, una volta passato, rimanga inalteratamente identico a
sé, quindi ETERNAMENTE
ESPERITO,
sebbene non più nella coscienza del “fotogramma” attuale (ove diciamo che
quell’evento è ormai passato).
Insomma,
l’ESPERIRE
con dolore tale stupro è un eterno che sempre uguale a sé rimarrà, pietrificato
nella propria identità con sé…
(Lo
stesso dicasi per OGNI il condannato a morte, ad esempio sulla sedia elettrica:
l’apice della sua sofferenza è un eterno che resterà per sempre ESPERITO e che non
terminerà mai nel “luogo” ove esso è tramontato e CUSTODITO INTEGRALMENTE,
giacché ogni essente è un eterno indivenibile).
Tutto
ciò è infinitamente peggiore dell’INFERNO, giacché quest’ultimo potrebbe anche
esser VUOTO (ammesso che si tratti di un luogo)…
Roberto
Fiaschi
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