giovedì 21 maggio 2026

198)- CONFUTAZIONE DELLE RISPOSTE DI ANGELO SANTINI SULLA RISOLUZIONE DELL’APORETICA DEL NULLA

 

Il titolo di questo post RICALCA il titolo che ANTIMATERIALISTA (Angelo Santini; d’ora in poi: AS) ha dato al suo video in risposta al mio post n° 196.

Infatti, il video di AS si intitola:

<<Confutazione delle obiezioni di Roberto Fiaschi sulla risoluzione dell'aporetica del nulla>>: https://www.youtube.com/watch?v=Q0gF7EQlAKc

Per maggior scorrevolezza, riporto, numerandole, le prime affermazioni di AS, ove si mette subito a fuoco quale sia, per lui, il mio errore.

Premesso che ad un certo punto AS osserva:

<<Se consideriamo bene questo, consideriamo bene il fatto che sono entrambi dei significati e il positivo significare e il nulla-momento, anche le ultime obiezioni di Fiaschi che mi ha rivolto, si risolvono. Non le considero tutte ma considero solo quelle essenziali confutate le quali, si dirime l’intera questione>>.

Ottimo, così anch’io avrò modo di non dilungarmi troppo, limitandomi perciò a quell’essenziale indicato da AS, il quale comincia così:

1)- AS: <<Provo a chiarire meglio la posizione di Severino sul nulla. Il nulla, di cui si parla, è sempre un significato, ed è un significato complesso, costituito da una parte, del suo positivo significare che esprime semplicemente la sua positività significante senza però, in sé, ancora determinare cosa significhi. Quindi, se lo astraessimo senza però separarlo, se lo astraessimo dal suo contenuto determinato che invece è il nulla-momento, significherebbe solo in maniera astratta e formale che è qualcosa di significante ma senza però specificare cosa significhi. Cosa significhi, lo specifica il nulla-momento che è un altro significato, è un’altra positività, significante l’essente. Che cosa esprime, invece, in maniera determinata, il nulla momento come significato? Esprime il nulla; ha come contenuto l’esprimere il significato della nullità del nulla. Ora questo, ciò che non esiste in tutto questo, è il nulla come contenuto ontologico a sé stante. Allora, spieghiamo meglio. Allora, ripetiamo: abbiamo il positivo significare del nulla che è significante ed è essente ed è qualcosa di positivo. Abbiamo il nulla-momento che è a sua volta significante ed è un qualcosa di positivo, di essente a sua volta. E poi abbiamo il nulla in quanto tale che non c’è, non è significante, non è nulla. Quindi, attenzione: io qua non sto dicendo che questo nulla-momento esprima e ponga il nulla in quanto tale, ma esprime la nullità del nulla. Se consideriamo bene questo, consideriamo bene il fatto che sono entrambi dei significati e il positivo significare e il nulla-momento, anche le ultime obiezioni di Fiaschi che mi ha rivolto, si risolvono. Non le considero tutte ma considero solo quelle essenziali confutate le quali, si dirime l’intera questione>>.

Bene, tuttavia, stendo una prima osservazione, dove AS dice:

<<E poi abbiamo il nulla in quanto tale che non c’è, non è significante, non è nulla. Quindi, attenzione: io qua non sto dicendo che questo nulla-momento esprima e ponga il nulla in quanto tale, ma esprime la nullità del nulla>>.

Orbene, il non-essere-significante da parte del nulla è pur sempre un ESSERE SIGNIFICANTE.

Questo vuol dire che qualsivoglia preteso PURO non-essere-significante, si ritraduce sempre, suo malgrado nell’esser comunque SIGNIFICANTE e quindi ESSENTE (nei modi spettantegli).

È la stessa pretesa purezza del nulla NON CONTAMINATO dall’essere, che ha spinto Severino a cercar la soluzione all’aporia del nulla, aporia consistente nell’ENTIFICAZIONE del nulla o non-ENTE.

Inoltre, dove AS osserva che <<io qua non sto dicendo che questo nulla-momento esprima e ponga il nulla in quanto tale, ma esprime la nullità del nulla>>,

ebbene, se il nulla-momento <<esprime la nullità del nulla>>, allora, l’ESSER nulla-momento da parte del nulla-momento esprime l’ESSERE del nulla-momento!

Se la <<nullità>> esprime il predicato del soggetto <<nulla>>, allora al <<nulla>> spetta di ESSERE determinato come <<nulla>>, appunto perché il suo predicato ne esprime la sua <<nullità>>, che è come dire che il <<nulla>> sia IDENTICO-A-SÉ e DIFFERENTE-DAL-PROPRIO-ALTRO, cioè dall’essere o non-nulla, come un qualsiasi altro ESSENTE.

Pertanto, ANCHE il nulla è ACCOMUNATO ALL’ESSERE/ENTE dalla legge ontologica consistente nell’essere IDENTICO-a-sé e DIFFERENTE-dal-proprio-altro.

Anche questo fa del nulla un ESSENTE

Se si replicasse che il nulla NON sia IDENTICO a sé DIFFERENTE dal proprio altro (giacché se fosse DIFFERENTE dal proprio altro, il nulla si comporterebbe come qualsiasi altro ENTE il quale, appunto, DIFFERISCE dal proprio altro), verremmo a dire che esso, non essendo IDENTICO a sé, NON significherebbe nemmeno <<il nulla>>…

2)- AS: <<Allora, lui per esempio, presuppone erroneamente, ha presupposto che il nulla-momento, per essere significante, debba esserlo in sé, isolatamente dal positivo significare. Perché se non fosse in sé significante, allora standovi assieme nella sua costituzione, nel costituire internamente la complessità del positivo significare del nulla, non significherebbe nulla al suo interno. Quindi, per significare comunque qualcosa entro la positività significante complessiva del nulla, secondo Fiaschi il nulla-momento deve avere un significato originariamente intrinseco, ma qui sta presupponendo che i termini precedano la relazione>>.

A dire il vero ho sempre considerato i due termini in sintesi, anzi, di più: è proprio grazie alla sintesi autocontraddicentesi del significato NULLA _ quindi NON <<isolatamente dal positivo significare>> ma soltanto DISTINTAMENTE _, che emerge l’aporia denunciata nei miei precedenti post ed alla quale, dopo, ci arriverò nuovamente…

Ciò vuol dire che essere significante IN SÉ e PER SÉ, da parte del nulla-momento, significa che esso possiede IN SÉ il SUO _ del nulla-momento _ proprio e specifico significato che perciò NON gli è conferito dal positivo significare perché, se così fosse, il nulla-momento non significherebbe neppure l’assenza di ogni significato e sarebbe come se non ci fosse simpliciter, sì che il significato autocontraddicentesi NULLA sarebbe costituito da UN SOLO momento ( = il positivo significare), e quindi NON sarebbe una sintesi tra DUE significati e conseguentemente NEPPURE il positivo significare sarebbe il positivo significare di alcunché...

Inoltre, notare qui, ove AS afferma:

<<Quindi, se lo [ = il positivo significare] astraessimo senza però separarlo, se lo astraessimo dal suo contenuto determinato che invece è il nulla-momento, significherebbe solo in maniera astratta e formale che è qualcosa di significante ma senza però specificare cosa significhi. Cosa significhi, lo specifica il nulla-momento che è un altro significato, è un’altra positività, significante l’essente>>.

Ecco, come si vede, anche AS riconosce che il nulla-momento è <<un altro significato, è un’altra positività>> e, poiché è <<un altro significato>>, vuol dire che il nulla-momento è significante _ già in sé _ DISTINTAMENTE dal suo positivo significare.

AS precisa che il sottoscritto starebbe <<presupponendo che i termini precedano la relazione>>.

No no, è proprio nel darsi DELLA loro co-originaria relazione che quei due termini fanno scaturire l’aporia indicata nei miei precedenti post, aporia consistente _ ecco che la ripresento di nuovo _ nell’aver entrambi almeno un tratto IN COMUNE che ACCORCIA/NEGA la loro presunta INFINITA distanza semantico-ontologica; tratto COMUNE consistente nell’essere entrambi ciascuno la NEGAZIONE dell’altro nonché l’OPPOSTO dell’altro, sì che grazie a questo tratto COMUNE, ambedue i termini siano IDENTICI proprio nel possedere quell’IDENTICO  tratto COMUNE.

Per cui _ ecco l’aporia irrisolvibile _ il nulla NON è L’INFINITAMENTE ALTRO rispetto all’essere (e viceversa) ma soltanto il FINITAMENTE altro: dunque, il nulla è un ESSENTE  

3)- AS: <<Il significato del nulla è una complessità e per Severino né i relati precedono la relazione, né la relazione precede i relati. Ma i relati la relazione sono cooriginari, quindi sia la relazione sia i relati tra loro sono cooriginari. Vuol dire che non c'è un positivo significare complessivo del nulla senza anche la parte determinata che è espressa dal nulla momento e viceversa. Solo assieme in origine sono determinati questi due poli o aspetti del significato complesso del nulla. Quindi questo confuta l'obiezione di Fiaschi secondo cui per avere un significato determinato del nulla momento serve che il nulla-momento sia in origine in sé e per sé significante come nulla-momento, anche a prescindere dalla positività significante complessiva. Invece no, perché esso è parte originaria di quella significanza complessiva, di quella positività significante del nulla. >>.

Certo che <<non c'è un positivo significare complessivo del nulla senza anche la parte determinata che è espressa dal nulla momento e viceversa>>, ed infatti è proprio questa co-originarietà a costituirsi aporeticamente, come appena indicato sopra al punto (2).

Dunque, chiarito ciò, NON vedo allora come AS possa asserire che <<questo confut[i] l'obiezione di Fiaschi secondo cui per avere un significato determinato del nulla momento serve che il nulla-momento sia in origine in sé e per sé significante come nulla-momento, anche a prescindere dalla positività significante complessiva>>.

Eppure, non ho mai prospettato ciò, NON ho mai detto:

<<anche a prescindere dalla positività significante complessiva>>, bensì ho detto:

DISTINTAMENTE <<dalla positività significante complessiva>>.

Ho sempre affermato che CIASCUN dei due termini DEVE essere significante, quindi anche il nulla-momento DEVE possedere IN il PROPRIO originario significare, anziché demandare OGNI sua significazione al positivo significare.

Se non lo possedesse, non avremmo DUE significati in originaria reciproca relazione/sintesi…

4)- AS: <<Io credo proprio che l'equivoco anche di Fiaschi sia quello di non aver considerato che il nulla-momento, comunque al di là di ciò, è proprio un significato, è proprio essente, è una positività. A non essere una positività è il contenuto espresso, cioè la pura nullità e insignificanza del nulla>>.

No, tutt’altro; ho sempre detto che <<il nulla-momento […] è proprio un significato, è proprio essente, è una positività>>; ma questo, però, rappresenta un’AGGRAVANTE dell’aporia, NON certo una via per risolverla!

Giacché, se il nulla-momento è una positività, allora sarà una positività ANCHE il suo <<contenuto espresso, cioè la pura nullità e insignificanza del nulla>>, appunto perché questo <<contenuto espresso>> e così significato NON può mai scrollarsi di dosso il proprio significare POSITIVAMENTE come IDENTICO-A-SÉ, esattamente come qualsiasi altro ente, per cui la pretesa (solo astratta) di indicare/significare <<la pura nullità e insignificanza del nulla>> NON riesce a realizzarsi senza, al contempo, NEGARE tale pretesa e perciò NEGANDOSI in quanto <<pura nullità e insignificanza del nulla>> per ritrovarsi solo come FINITA nullità e POSITIVA significanza, cioè come un ENTE 

Ma c’è di più e di peggio.

Leggiamo ancora AS: <<A non essere una positività è il contenuto espresso, cioè la pura nullità e insignificanza del nulla>>.

Senonché, è proprio quella <<pura nullità e insignificanza del nulla>> a scatenare l’aporia suddetta (al punto 2), giacché ANCHE questa <<pura nullità e insignificanza del nulla>> si costituisce come NEGAZIONE del non-nulla (cioè dell’essere) e quindi come NEGAZIONE della significanza, cosicché, ripeterei, questo suo (della <<pura nullità e insignificanza del nulla>>) esser INFINITA NEGAZIONE dell’essere, è il tratto che l’accomuna all’essere, visto che anche l’essere è INFINITA NEGAZIONE della <<pura nullità e insignificanza del nulla>>, sì che tale infinità si tramuti al contempo in una differenza FINITA tra essere e nulla, facendo della <<pura nullità e insignificanza del nulla>> un ENTE…

Se si negasse ciò, replicando cioè che ad esser NEGAZIONE (ed OPPOSIZIONE) dell’essere NON sia <<la pura nullità e insignificanza del nulla>> ma unicamente il suo positivo significare, farei allora osservar che SE <<la pura nullità e insignificanza del nulla>> NON fosse NEGAZIONE (OPPOSIZIONE) dell’essere, allora <<la pura nullità e insignificanza del nulla>> NON si DISTINGUEREBBE da ciò (dall’essere) che essa NON può negare!

Sì che in tal caso <<la pura nullità e insignificanza del nulla>> sarebbe IDENTICA all’essere, o comunque INDISTINGUIBILE da esso (e viceversa)…

5)- Prosegue AS: <<Attenzione, questa negatività non è mai astraibile dal nulla-momento perché è significante solo perché è determinata ma non entificata come significato nel nulla-momento, a sua volta non isolabile dalla complessiva positività significante del significato del nulla. E Fiaschi cade in questo errore sottolineato da Severino dell’aporia del nulla, del lato in cui si ritiene che pensare il nulla lo entifichi>>.

Come detto poc’anzi, che <<questa negatività>> non sia <<mai astraibile dal nulla-momento>> è ciò che ho appena ritenuto un’AGGRAVANTE dell’aporia, non una sua soluzione!

Quanto a: <<si ritiene che pensare il nulla lo entifichi>>, è esattamente un versante grazie al quale sorge l’aporia del nulla, perché il pensiero ENTIFICA ciò che pensa, lo DETERMINA, conferisce (o ne mostra) l’IDENTITÀ-con-sé al pensato (all’ENTE).

Certamente, perciò, <<pensare il nulla lo entifica>>, altrimenti Severino NON avrebbe escogitato una ‘soluzione’ affinché grazie ad essa il nulla, una volta pensato, non restasse ENTIFICATO.

6)-AS: <<Esattamente quando lui ritiene che la pura nullità del nulla, una volta espressa pur se in questo modo, si è automaticamente entificata. Ma se la nullità del nulla fosse davvero la nullità totale del nulla, non sarebbe contemplabile, non potrebbe apparire e quindi sarebbe impossibile contraddirsi come sostiene Fiaschi. Quindi è ovvio che il pensare il nulla, anche solo come pura nullità, richiede sempre di pensare implicitamente all'intera struttura del nulla, anche non essendone consapevoli, l'intera struttura semantica del nulla, perché è impossibile pensare al nulla al di fuori della sua positività significante complessiva, quindi sia la parte formale che afferma semplicemente che il nulla significa qualcosa, senza però di per sé determinare cosa, è il nulla-momento che determina questo significare e dice che il nulla significa la negazione del significato, la negazione dell'essere>>.

Come dice AS, l’impossibilità di <<pensare al nulla al di fuori della sua positività significante complessiva>>, attesta che il nulla è inscindibilmente UNO con la propria positività, cioè è ESSENTE, perché il nulla pensato <<al di fuori della sua positività>> non può non tradursi, SEMPRE, nel pensarlo unitamente alla sua positività o _ che è lo stesso _ al suo essere un ENTE.

Ed è per questo, ripeto, che Severino ha tentato di elaborare una soluzione a quest’aporia, cercando cioè, di pensare il puro nulla SENZA ENTIFICARLO!

Dunque, ciò vuol dire che la PRETESA di porre o di pensare il nulla <<al di fuori della sua positività significante complessiva>> cioè SENZA ENTIFICARLO, è una PRETESA che si AUTO-NEGA.

Non va meglio, perciò, ove AS precisa: <<è il nulla-momento che determina questo significare e dice che il nulla significa la negazione del significato, la negazione dell'essere>>.

Infatti qui, AS riconosce che il nulla-momento si costituisce (AL PARI dell’essere) come <<negazione del significato>>, come <<negazione dell'essere>>.

Perfetto!

Ed è esattamente qui che, di nuovo, si presenta quell’aporia della quale vado parlando da ormai quattro o cinque post, l’aporia in base alla quale essere e nulla CONDIVIDONO UN TRATTO COMUNE che perciò ENTIFICA il nulla, consistente nell’essere, entrambi, l’uno la negazione dell’altro!

Pertanto posso ben terminare qui il mio post, essendo ormai giunto _ suo malgrado _ al riconoscimento, da parte di AS, che essere e nulla CONDIVIDONO UN TRATTO COMUNE consistente nell’essere, entrambi, L’UNO LA NEGAZIONE DELL’ALTRO, e ciò implica necessariamente che il nulla sia il FINITAMENTE opposto dell’essere (e che quindi sia un ENTE), e viceversa, ma non solo:

implica altresì che l’essere, SENZA la posizione NON-ENTIFICATA del nihil absolutum, NON sia neppure l’essere che dice di essere, come osserva Severino:

<<non porre il nulla significa essere nell’impossibilità di escludere che l’essere sia nulla. Non solo, ma non può essere posto nemmeno l’essere. Si è infatti accennato sopra che il «nulla» appartiene al significato «essere»: sì che non porre il nulla significa non porre nemmeno l’essere, non porre l’essere significa non porre nulla. Negare la posizione del nulla significa pertanto negare l’orizzonte della totalità dell’immediato. L’appartenenza del significato «nulla» al significato «essere» è rilevabile immediatamente; e così pure, che la posizione di un qualsiasi significato implichi la posizione del significato «essere» è immediatamente rilevabile>>. - (La struttura originaria; pag. 211).

 

Roberto Fiaschi

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mercoledì 20 maggio 2026

197)- «REPLICA AD ELISA DE SILVA CIRCA IL RAPPORTO ESSERE-NULLA»

 

Proseguo il confronto con Elisa de Silva (d’ora in poi: EDS), iniziato con il mio post n° 194, ripreso poi nel post 195 ed adesso nel presente n° 197.

È bene ricordare che Elisa de Silva amministra il gruppo Facebook:

Officina di filosofia teoretica

https://www.facebook.com/groups/208128786326082.

Ciò detto, ecco il suo post che commenterò pezzo dopo pezzo numerandoli, di modo da rendere (spero) più agevole la purtroppo lunga lettura:

1)- Scrive EDS: <<RISPOSTA PUNTO PER PUNTO A ROBERTO FIASCHI>>

<<Premessa doverosa. Roberto, la tua obiezione coglie il luogo più delicato dell’intero discorso: il rapporto tra positivo significare del nulla e nulla significato. Tuttavia, la tua critica regge solo se si assume che questi due momenti siano due termini autonomi, distinti e reciprocamente opposti come due positività. Ma questa assunzione è precisamente ciò che il discorso severiniano esclude. Per Severino il “nulla” non è un termine come gli altri. Ogni altro termine significa indica qualcosa, un essente e pretende di identificarsi con esso. L’autocontraddittorietà del termine Nulla nasce dalla stessa pretesa: identificarsi con ciò che indica - in tal senso Severino dirà che ogni termine in quanto identificazione dei differenti è una contraddizione normale dunque un positivo significare - ma differentemente da tutti gli altri termini del linguaggio questo termine, il nulla, significa l’assoluta insignificanza. È il positivo significare dell’assoluto non-significare>>.

Sempre per comodità, abbrevierò il <<positivo significare del nulla>>

con PS;

mentre il <<nulla significato>>

con NN.

Orbene, com’è noto anche ad EDS, secondo il filosofo Emanuele Severino i due termini costituiscono una SINTESI INSCINDIBILE costituente il significato concreto ed auto-contraddicentesi NULLA.

Tale sintesi è dunque costituita da due momenti sopra indicati.

Essi, perciò, in quanto sono DUE, sono necessariamente DISTINTI (non SEPARATI, altrimenti non avremmo alcuna sintesi).

EDS osserva che <<la [mia] critica regge solo se si assume che questi due momenti siano due termini autonomi, distinti e reciprocamente opposti come due positività. Ma questa assunzione è precisamente ciò che il discorso severiniano esclude>>.

Ricordiamo come per Severino, quei due termini siano ENTRAMBI incontraddittoriamente significanti cosicché siano distinti, anzi, sono distinti perché AMBEDUE sono significanti.

Bene.

E che cosa indicano, essi, nel loro distinguersi?

NN indica il <<nulla significato>> cioè il puro nulla, mentre PS costituisce la POSIZIONE di NN, ossia l’abito semantico ( = l’ESSERE) sotto il quale NN può ESSERE intelligito e così presentarsi alla significazione come quel <<nulla significato>> che è.

Come abbiamo letto, EDS sostiene però che quei due termini NON siano <<reciprocamente opposti come due positività>>.

Senonché, tenendo conto che, per Severino, OGNI significato è una positività in quanto, appunto, è POSTO, quei due termini, in quanto ENTRAMBI POSTI, sono due significati, con la differenza che NN indica l’assoluto nulla e PS indica l’ESSERE che appunto PONE il significato di NN.

Ma allora, se così, e poiché è così, essi sono GLI OPPOSTI PER ECCELLENZA!

Infatti, ricordiamolo, l’uno (NN) indica l’assoluta negatività, mentre l’altro (PS) l’assoluta positività.

E, come dicevo già nel post n° 194, è proprio questo loro significare come gli ASSOLUTAMENTE OPPOSTI ciò che essi hanno IN COMUNE, ACCORCIANDO perciò tale infinita distanza semantico/ontologica poiché, grazie a tale comunanza, hanno almeno un tratto che NON LI DIFFERENZIA.

Se si nega ciò, allora neghiamo che NN e PS siano o significhino gli ASSOLUTAMENTE OPPOSTI e così neghiamo altresì l’opposizione universale del positivo e del negativo.

Potrei perciò fermarmi già qui, ma preferisco proseguire nella lettura di EDS, alfine di reperire ulteriori preziosi elementi.

2)- EDS: <<Dunque il “nulla” è un unico termine autocontraddittorio, non perché vi siano due enti opposti, ma perché in esso il positivo significare significa ciò che nega ogni positività significabile. Qui stanno i due momenti:

1. il positivo significare del nulla;

2. il nulla-momento, cioè il nihil absolutum, l’assoluta negatività significata dal momento 1>>.

Per quanto riguarda la prima frase del brano, direi un deciso NO;

se si afferma che <<il “nulla” è un unico termine autocontraddittorio>>, MA <<non perché vi siano due enti opposti, ma perché in esso il positivo significare significa ciò che nega ogni positività significabile>>, allora il “nulla” NON è <<un unico termine autocontraddittorio>>.

Infatti, tale opporsi è LO STESSO, MEDESIMO negare <<ogni positività significabile>>!

L’essere può OPPORSI al nulla, se e soltanto se l’essere NEGA il nulla, cosicché OPPOSIZIONE e NEGAZIONE indicano IL MEDESIMO.

Tra l’altro, ove EDS dice che nel termine “nulla” quale <<termine autocontraddittorio>>, <<il positivo significare significa ciò che nega ogni positività significabile>>, direi che a negare <<ogni positività significabile>> sia però NN cioè <<il nulla-momento>> il quale, OPPONENDOSI alla positività o all’essere del suo positivo significare (PS), dà appunto luogo al termine “nulla” quale <<termine autocontraddittorio>>.

E, ripeterei, esso è appunto un <<termine autocontraddittorio>> perché i due momenti da cui esso è costituito sono OPPOSTI, cioè reciprocamente contraddicentisi  come infatti OPPOSTO è l’essere dal nihil absolutum e viceversa.

3)- EDS: <<Questi due momenti non possono essere separati. Se si separa il positivo significare dal nulla-momento, si nullifica l’ente: il termine “nulla”: esso non significa più nulla. Se si separa il nulla-momento dal positivo significare, si entifica il nulla: lo si trasforma in un referente autonomo, in qualcosa. Dunque la loro inseparabilità non è una tesi arbitraria: è ciò senza cui il termine “nulla” non può nemmeno essere posto>>.

Tuttavia, avevo precisato che l’aporia da me indicata nel primo post, il n° 194, deriva NON dalla SEPARAZIONE dei due termini, al contrario:

deriva dalla loro sintesi unitaria, giacché solo stando INSIEME si evince l’OPPOSIZIONE tra NN e PS.

Ovvero, è proprio perché essi sono inscindibilmente uniti, che ciascun dei termini nega l’altro, gli si OPPONE tanto quanto l’essere NEGA il, e si OPPONE al nulla, in ciò dando origine all’aporia consistente nell’avere _ ENTRAMBI _ IN COMUNE quel tratto oppositivo/negante che perciò RIDUCE la loro astratta e presunta INFINITA distanza semantico/ontologica…

4)- EDS: <<Questa è l’incontrovertibilità del punto: chi nega questa struttura deve comunque usare il termine “nulla”, e dunque deve presupporre proprio quella sintesi di positivo significare e nulla-momento che intende negare>>.

Certo, è proprio l’utilizzo ed il riconoscimento del “nulla” quale INFINITO OPPOSTO all’essere a dar luogo, paradossalmente, alla loro NON-INFINITA differenza/opposizione, appunto in virtù di questo stesso tratto ACCOMUNANTE.

5)- EDS: <<Punto 1:

Tu dici: se si distingue il positivo significare del nulla dal nulla significato, allora si pongono due termini distinti; se sono distinti, sono in relazione; se sono in relazione, hanno qualcosa in comune. Ma questo è falso perché assume che ogni distinzione sia distinzione tra due positività>>.

No, al contrario: NON assumo che <<che ogni distinzione sia distinzione tra due positività>>, perché sto parlando della distinzione tra il puro positivo ed il puro negativo.

Se si nega che l’essere sia l’opposto del nulla, allora l’essere non si distingue dal nulla, e quindi essere e nulla sono il medesimo.

Se si nega che il nulla si distingua dall’essere, opponendovisi in forza del suo stesso significare come NULLA, ci si ritrova a sostener che il NULLA non si distingue dall’essere, e quindi veniamo a dire che l’essere NON può neppure negare di esser il NULLA, sì che in tal caso l’essere neppure si costituisca...

6)- EDS: <<Nel caso del nulla non abbiamo due termini autonomi. Abbiamo un solo termine, “nulla”, che è autocontraddittorio perché significa ciò che, in quanto nulla, non può essere un significato positivo. La distinzione tra positivo significare e nulla-momento non è la distinzione tra due cose. È l’analisi interna dell’unico termine “nulla”>>.

Se <<autonomi>> significa: SEPARATI/SEPARABILI, d’accordo.

Tuttavia ciascun di essi significa IN PROPRIO.

Se infatti NN non significasse il <<puro nulla>>, la sintesi semantica del termine “nulla” NON sarebbe una sintesi, non si costituirebbe neppure, perché MANCANTE di uno dei due momenti e quindi non sarebbe un termine autocontraddicentesi.

7)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché, se fossero due termini autonomi, allora il nulla-momento sarebbe già qualcosa: sarebbe un termine distinto, determinato, relazionato, identificabile. Ma allora non sarebbe più nulla>>.

Siccome il termine autocontraddicentesi “nulla” è una sintesi, e poiché una sintesi è tale se è formata da almeno DUE elementi/significati, ecco allora che NN non può non aver significato già in sé, ALTRIMENTI CHE CI STAREBBE A FARE NELLA SINTESI?

Ed infatti, NN SIGNIFICA l’assenza di significato.

Ma tale assenza di significato è GIÀ un significato, com’è palese, per cui appartiene all’orizzonte del significare.

Ripeto che, se così non fosse, allora il PS NON potrebbe negare il suo NN, e perciò non avremmo il termine autocontraddicentesi “nulla” che è autocontraddicentesi PROPRIO perché è costituito da DUE significati tra loro OPPONENTISI/CONTRADDICENTISI.

NN cioè <<il nulla-momento>>, è già qualcosa, nel senso che è già un significato e per di più incontraddittorio, come più volte ha sottolineato lo stesso Severino.

Se il non-significare-alcunché di NN spettasse unicamente al suo PS, allora sarebbe quest’ultimo a non-significare-alcunché, appunto perché sarebbe privo di NN quale significato distintamente significante da PS.

Pertanto, ad esser <<incontrovertibilmente falso>> è la negazione che NN stia in relazione/sintesi con PS mantenendo il proprio preciso significato di assenza-di-ogni-significato.

Ed è <<incontrovertibilmente falso>> negare che NN stia distintamente in siffatta relazione con PS perché, se si nega la loro specifica significanza, si nega il termine “nulla” quale sintesi autocontraddicentesi tra DUE termini significanti…

8)- EDS: <<Dunque: non vi sono due opposti, il positivo significare e il nulla; vi è un solo termine autocontraddittorio, il “nulla”, nel quale il positivo significare significa l’assoluta insignificanza>>.

Ma riconoscere che vi sia <<un solo termine autocontraddittorio, il “nulla”>>, implica il riconoscimento che tale autocontraddittorietà sia dovuta alla DIFFERENZA di DUE termini tra loro in sintesi, altrimenti NON si costituirebbe nessun termine auto-contraddittorio.

Poiché, però, il <<termine autocontraddittorio “nulla”>> vi è, allora esso è tanto autocontraddittorio quanto i due termini che lo compongono si OPPONGONO tra loro.

 9)- EDS: <<Punto 2: Tu dici: essere e nulla hanno in comune almeno questo, cioè il loro essere reciprocamente opposti. Ma ciò vale solo se il nulla è trattato come un positivo. Infatti, solo qualcosa può avere qualcosa in comune con qualcos’altro. Se il nulla avesse in comune qualcosa con l’essere, anche solo l’essere-opposto, allora il nulla sarebbe già qualcosa. Sarebbe un ente negativo, un termine semantico autonomo, una determinazione. Ma il nulla, come nulla-momento, non possiede nulla: né proprietà, né relazioni, né opposizione, né comunanza. Ciò che entra nel campo semantico è il termine positivo “nulla”, non il nulla-momento che è proprio nulla>>.

Ma se l’essere ed il nulla non avessero IN COMUNE di esser entrambi RECIPROCAMENTE OPPONENTISI, allora NON DIFFERIREBBERO l’un dall’altro.

Se l’essere ed il nulla non avessero IN COMUNE d’essere RECIPROCAMENTE OPPOSTI, allora il SIGNIFICATO nulla NON sarebbe L’OPPOSTO del significato essere, e quindi NON sarebbe vero che l’essere si opporrebbe al nulla e viceversa _ come invece prevede l’impianto teoretico severiniano _, cosicché quest’ultimo CROLLEREBBE.

Inoltre, ripeterei che se <<il nulla, come nulla-momento, non possiede nulla: né proprietà, né relazioni, né opposizione, né comunanza>>, allora tale <<nulla momento>>

NON si opporrebbe all’essere;

NON differirebbe dall’essere;

NON sarebbe negazione dell’essere;

NON significherebbe <<nulla momento>> che invece incontrovertibilmente significa, ma significherebbe altro;

NON starebbe in relazione/sintesi con il SUO PS;

per cui, ripeto l’edificio filosofico severiniano CROLLEREBBE.

10)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché dice: il nulla ha in comune con l’essere l’essere-opposto. Ma questa frase significa: il nulla possiede una determinazione. E se il nulla possiede una determinazione, non è nulla. Dunque l’obiezione si autoconfuta: per dire che il nulla ha in comune qualcosa con l’essere, deve già negare che il nulla sia nulla>>.

No, vi è soltanto la CONFUTAZIONE che l’essere sia l’INFINITAMENTE opposto del/al nulla.

Infatti, il riconoscimento <<che il nulla sia nulla>> è un riconoscimento ASTRATTO, perché esso si pone astrattamente dal suo (del nulla) stare in relazione con il suo opposto cioè con l’essere; quindi, così astrattamente considerato, non emerge immediatamente il suo (sempre del nulla) avere concretamente IN COMUNE con l’essere di esserne l’opposto (e viceversa), pena, l’assenza di differenza tra essere e nulla.

Quindi, ad autoconfutarsi è la pretesa (severiniana) che il nulla sia l’INFINITAMENTE ALTRO/OPPOSTO dall’essere perché, nel mentre che si pone il nulla come l’INFINITAMENTE opposto all’essere, si pone una relazione tra opposti, ed in questa inevitabile opposizione, emerge quel tratto ACCOMUNANTE che nega tale loro INFINITA OPPOSIZIONE. 

11)- EDS: <<Punto 3: Tu dici: se il nulla non possiede la proprietà dell’opposizione, allora soltanto l’essere si oppone al nulla, mentre il nulla non si oppone all’essere. Ma qui l’opposizione viene pensata come una relazione simmetrica tra due termini. Questa è ancora una volta l’entificazione del nulla, che deriva dal concetto di semantizzazione del principio. O cosiddetto Principio Parmenideo: dire che l’opposizione massima è Essere e nulla è certo l’individuazione massima, purtuttavia anche questa resta una ipostatizzazione, poiché né l’essere, in quanto totalita degli enti, mai si manifesta se non formalmente, e concretamente come l’essere degli enti; né tantomeno il nulla che proprio non può manifestarsi. In tal senso Severino è iperrralista fonda il suo discorso sul manifestarsi e ciò che si manifesta sono i differ-enti che hanno in comune di essere, il “non essere” è infatti qui un “esser con” di ogni positivo con il negativo (altro da sé, nulla di ciò che esso ente è) che gli si oppone immediatamente. Dunque l’opposizione è sempre tra l’ente o astratto concreto e l’altro da sé o totalità formale. Per Severino all’essere si oppone l’essere il nulla non ha alcuna chances di opporsi e quella Parmenidea è una individuazione dell’opposizione positivo negativo intesa come appena detto>>.

Direi che l’opposizione NON <<viene pensata come una relazione simmetrica tra due termini>> bensì come una relazione tra due SIGNIFICATI OPPOSTI quindi asimmetrici almeno semanticamente, ritenuti prima facie INFINITAMENTE differenti o INFINITAMENTE OPPOSTI.

Preciso che parlando del nulla, non starei parlando del <<“non essere”>> come <<un “esser con” di ogni positivo con il negativo>>, bensì del nulla come la negazione assoluta di ogni <<“esser con”>> (visto che l’<<“esser con”>> è ESSENTE). Senonché, il nulla come negazione di ogni <<“esser con”>> comporta l’opposizione del nulla ad ogni <<“esser con”>>, appunto perché ne costituisce la totale negazione.

Però, in tale opposizione del nulla ad ogni <<“esser con”>>, nuovamente esso mostra di avere IN COMUNE con ogni negato <<“esser con”>>, il fatto di esser entrambi NEGAZIONI l’un dell’altro, giacché il nulla, NEGANDO ogni <<“esser con”>>, mostra così di <<“esser con”>> ciò che nega, partecipando perciò di quel tratto ACCOMUNANTE che fa del nulla un SOLO RELATIVAMENTE OPPOSTO all’essere (e viceversa). 

12)- EDS: <<Dunque per Severino, l’opposizione originaria non è una relazione duale tra l’Essere e il Nulla. È l’opposizione del positivo al negativo. Ogni positivo, in quanto è sé, non è il proprio negativo>>.

Direi di no.

Scrive Severino:

<<non porre il nulla significa essere nell’impossibilità di escludere che l’essere sia nulla. Non solo, ma non può essere posto nemmeno l’essere. Si è infatti accennato sopra che il «nulla» appartiene al significato «essere»: sì che non porre il nulla significa non porre nemmeno l’essere, non porre l’essere significa non porre nulla. Negare la posizione del nulla significa pertanto negare l’orizzonte della totalità dell’immediato. L’appartenenza del significato «nulla» al significato «essere» è rilevabile immediatamente; e così pure, che la posizione di un qualsiasi significato implichi la posizione del significato «essere» è immediatamente rilevabile>>. (La struttura originaria; Adelphi, pag. 211).

Qui è ben esplicitata la necessità che l’essere si opponga al nulla, e quindi la necessità della posizione del nulla.

E la posizione del nulla può esser posta soltanto in opposizione all’essere, giacché essi dovrebbero costituire i MASSIMAMENTE ( = gli INFINITAMENTE) contrari/contraddittori dei quali ogni altra opposizione costituisce una individuazione ontica.

Inoltre, ove EDS scrive che <<Ogni positivo, in quanto è sé, non è il proprio negativo>>, sta riconoscendo che ogni positivo SI OPPONE al proprio esser il nulla o un altro positivo ( = ente).

Pertanto, ecco qui, nuovamente, il rapporto essere-nulla proprio internamente al quale quest’ultimo RIDUCE la propria PRETESA IMPOSSIBILE circa l’INFINITA distanza semantica dall’essere (e viceversa)…

13)- EDS: <<L’opposizione non richiede che il nulla faccia da secondo polo reale. L’opposizione è il destino per cui il positivo non è il proprio negativo. Se si pretende che il nulla debba opporsi “da parte sua”, allora gli si attribuisce una funzione, una posizione, una capacità: cioè lo si fa essere>>.

Se NON  vi è un <<secondo polo>>, allora NON vi è opposizione simpliciter

L’opposizione è semantica, ma, proprio in quanto semantica, il nulla si ENTIFICA proprio grazie alla sua opposizione semantica che fa di esso un ENTE.

14)- EDS: <<ciò che affermi è incontrovertibilmente falso perché, per rendere “reciproca” l’opposizione, deve porre il nulla come qualcosa che si oppone. Ma un nulla che si oppone è già un positivo>>.

No, non direi che sia <<incontrovertibilmente falso>>, giacché NON mi sono auto-negato in alcun modo.

Quindi, se, secondo EDS, NON bisogna <<porre il nulla come qualcosa che si oppone>>, allora ciò vorrà dire che il SIGNIFICATO <<nulla>> NON si oppone, ossia NON DIFFERISCE, cioè NON significa l’assolutamente altro dall’essere.

EDS aggiunge:

<<Ma un nulla che si oppone è già un positivo>>.

No; è il SIGNIFICARE del nulla (e come nulla ossia come assolutamente NEGATIVO) che si OPPONE al significato essere (l’assolutamente POSITIVO), appunto perché essi sono due significati che dovrebbero (senza riuscirci) significare gli INFINITAMENTE ANTITETICI, come ormai già ampiamente illustrato…

15)- EDS: <<Dunque: l’essere non ha bisogno che il nulla si opponga a sua volta; il positivo è già negazione del proprio negativo, perché è sé e non è altro da sé>>.

Se il nulla non si oppone a sua volta, allora l’essere differisce da ciò (dal nulla) il quale invece, NON differisce dall’essere (appunto perché non gli si opporrebbe)!

Che il <<positivo [sia] già negazione del proprio negativo>> CONFERMA pienamente l’APORETICO rapporto OPPOSITIVO tra essere-nulla, perché il positivo, essendo negazione del <<proprio negativo>> (sia quest’ultimo un altro positivo ed il nulla), si OPPONE al <<proprio negativo>>, cioè NON è il <<proprio negativo>>, cioè NEGA di essere il <<proprio negativo>>, E VICEVERSA, giacché negando, come nega EDS, di dover <<porre il nulla come qualcosa che si oppone>>, allora avremmo il <<proprio negativo>> (del suddetto positivo) che NON DIFFERIREBBE dal positivo, che NON negherebbe di essere il positivo e che perciò, tale <<negativo>>, si identificherebbe al proprio positivo, non distinguendosene affatto… 

16)- EDS: <<Punto 4: Tu dici: il positivo significare del nulla è distinto dal nulla-momento; dunque è in relazione con esso; dunque anche il nulla-momento entra nella relazione. Ma la relazione appartiene al positivo significare, non al nulla-momento come se questo fosse un termine autonomo. Infatti come specifica Severino nel cap. IV di SO, la relazione è esterna non interna al termine Nulla>>.

Che il positivo significare del nulla sia distinto dal nulla-momento lo dice Severino, non tanto il sottoscritto.

L’asserto: <<Ma la relazione appartiene al positivo significare, non al nulla-momento>>, è asserzione erronea, perché la relazione, OGNI, QUALSIASI RELAZIONE, vige tra almeno DUE termini.

Il termine NULLA quale concreta sintesi autocontraddicentesi è costituito da una relazione INTERNA, ossia, come ormai noto, tra NN e PS.

La relazione ESTERNA del NULLA è relazione con l’ESSERE quale orizzonte inoltrepassabile.

In entrambi i casi, relazione INTERNA ed ESTERNA, il nulla è sempre e comunque in relazione semantica con il suo OPPOSTO: l’essere.

Se la relazione, come dice EDS, appartenesse soltanto <<al positivo significare>> e <<non al nulla-momento>>, allora PS sarebbe in relazione SOLTANTO CON SÉ STESSO, sì che non vi sarebbe alcun NN, ed il termine concreto/autocontraddicentesi  NULLA non sarebbe una sintesi costituita da DUE momenti in relazione, ma solo da PS...

17)- EDS: <<Quando il pensiero dice “nulla”, il dire è positivo. La parola è positiva. Il concetto è positivo. Il significare è positivo. Ma ciò che è significato è l’assoluta negazione di ogni positività>>.

Certo, <<il dire è positivo. La parola è positiva. Il concetto è positivo. Il significare è positivo>>, vero, ma ANCHE <<ciò che è significato>> cioè <<l’assoluta negazione di ogni positività>> ossia NN, è pur sempre un significato in sé e per sé, significando appunto <<l’assoluta negazione di ogni positività>>.

18)- EDS: <<Il nulla-momento non “entra” in relazione. È significato come ciò che non è alcun ente, alcun positivo, alcuna determinazione>>.

Ma certo che invece NN <<entra in relazione>> SEMANTICA.

Se non vi entrasse, che cosa ci starebbe a fare NN?

Non solo, ma come ormai già indicato più volte, se NN non fosse in relazione con il suo PS, non avremmo il significato autocontraddicentesi NULLA poiché senza NN, non vi sarebbe nemmeno PS, visto che quest’ultimo, DA SOLO, non servirebbe a niente…

19)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché, se il nulla-momento entrasse davvero in relazione, sarebbe relatum: sarebbe uno dei termini della relazione. Ma un relatum è qualcosa. Dunque il nulla-momento non sarebbe più nulla>>.

Ma infatti NN è un ENTE!

Esso non riesce a costituirsi come l’INFINITAMENTE OPPOSTO all’essere, proprio perché la posizione del suo significare come negazione dell’essere lo ACCOMUNA all’essere stesso, sì che NN NON RIESCA a significare concretamente come l’assolutamente differente dall’essere proprio nel momento in cui NN significa l’assolutamente altro dall’essere!

20)- EDS: <<Perciò va detto: ciò che è in relazione semantica con gli altri significati è il termine positivo “nulla” giamnai il nulla momento che quel positivo indica>>.

Per non ripetermi, vedasi quanto detto sopra ai punti (13), (14), (15), (16), (18) e (19)…

21)- EDS: <<Punto 5: Tu dici: se il positivo significare del nulla non ha un referente autonomo, allora non significa nulla. Ma questa è propriamente la riproposizione dell’aporia o contraddizione che il linguaggio produce: il designante è il designato, se non c’è designato non c’è designante. Ma ogni designato è un significare originario tranne il nulla, anzi proprio il fatto che il nulla possa porsi come positivo testimonia la contraddizione che il linguaggio è in sé. Il bias dipende tutto da ciò>>.

Infatti: <<se non c’è designato [NN] non c’è designante [PS]>>.

È quanto vado dicendo da un po’.

Ma quindi, se non c’è l’uno senza l’altro, allora vuol dire che il designante è DISTINTO dal designato, tanto quanto PS è DISTINTO da NN.

E questo, ripeto, è ciò che dico io, perché EDS afferma invece che NN NON sta in relazione con PS (rileggasi i punti 18 e 19), e non vi sta perché, a suo dire nel punto (16) <<la relazione appartiene al positivo significare, non al nulla-momento>>!

22)- EDS: <<Dunque il termine “nulla” è precisamente il caso-limite in cui il significare non indica un positivo, bensì l’assoluta negazione di ogni positivo. Il nulla non è un referente come lo è un albero, una casa, un pensiero, un numero, una relazione. Se fosse un referente di questo tipo, sarebbe un essente>>.

Temo di NO.

Se il nulla non fosse un referente, EDS non potrebbe neppure scrivere che il <<nulla non è un referente>>, perché VI SI STA RIFERENDO proprio negando che esso sia un referente!

Infatti, CHE COS’È quel <<nulla>> che compare nella sua frase: <<il nulla non è un referente>>, se non il REFERENTE di: <<non è un referente>>?

Pertanto, che il nulla non sia un referente, è affermazione auto-contraddittoria…

23)- EDS: <<Il positivo significare del nulla non ha davanti a sé un oggetto chiamato “nulla”. Esso significa l’impossibilità che vi sia un oggetto corrispondente>>.

Ma PS ha davanti a sé un SIGNIFICATO, precisamente NN, ed NN, proprio significando <<l’impossibilità che vi sia un oggetto corrispondente>>, significa IN SÉ e PER SÉ <<l’impossibilità che vi sia un oggetto corrispondente>>, altrimenti non significherebbe neppure questo!

Ciò ripristina quella relazione oppositiva tra NN e PS, e ripristina inevitabilmente, perciò, quel tratto ad essi COMUNE, facendo sì che NN non riesca a significare l’INFINITAMENTE altro/diverso dall’essere ma soltanto il FINITAMENTE altro dall’essere…. 

24)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché pretende che, per significare, il termine “nulla” debba avere un referente positivo. Ma se il nulla avesse un referente positivo, non sarebbe nulla. Sarebbe qualcosa. Dunque il termine “nulla” significa, ma significa l’assoluta assenza di ogni positivo referente>>.

NON è così.

Sebbene NN sia un significato negativo, esso è pur sempre SIGNIFICANTE.

Quindi, ANCHE in quanto negativo, il significato NN deve costituire l’esatto opposto di PS (e viceversa):

questa chiamasi RELAZIONE.

In questa INNEGABILE RELAZIONE, NN è altresì un positivo nella misura in cui È in relazione con il suo PS.

Perciò, in questa inevitabile RELAZIONE, NN, in quanto significante come negazione di PS, ha IN COMUNE con PS di essere anch’esso una negazione, ché, se non la fosse, allora NN NON si distinguerebbe da PS e quindi NN e PS non significherebbero gli assolutamente opposti.

Senonché, anche AFFERMANDO di significare gli ASSOLUTAMENTE opposti, NEGANO al contempo di esser gli ASSOLUTAMENTE opposti.  

25)- EDS: <<Punto 6: Tu dici: se il puro nulla non significa da sé, allora il positivo significare del nulla non può essere positivo significare del nulla.

Ma qui si attribuisce al puro nulla una capacità: la capacità di significare. E se il puro nulla significa, allora è già un significante. Ma ogni significante è positivo. Dunque non sarebbe più puro nulla. Il nulla-momento non significa da sé. È il positivo significare che significa il nulla-momento come assoluta insignificanza>>.

Ma l’ho già detto e ripetuto INNUMEREVOLI VOLTE.

Il <<puro nulla>> o NN, DEVE avere già in sé almeno _ come minimo requisito per poter essere un significato NEGATIVO significante perciò l’opposto del positivo o dell’essere _ la propria specifica significazione, altrimenti NON AVREBBE SENSO LA SUA PRESENZA nella sintesi.

Lo vogliamo recepire oppure no?

EDS: <<E se il puro nulla significa, allora è già un significante>>;

ma certo che NN è già significante!

Lo dice a chiare lettere lo stesso Severino, ossia che ENTRAMBI i momenti sono SIGNIFICANTI, altrimenti non avremmo alcuna sintesi autocontraddicentesi!

EDS: <<Ma ogni significante è positivo. Dunque non sarebbe più puro nulla>>;

ma anche NN o <<puro nulla>>, in quanto NEGATIVAMENTE SIGNIFICANTE, è già, appunto, un SIGNIFICANTE!

Altrimenti esso NON significherebbe neppure l’assenza-di-significato, e quindi, ri-ripeto per l’ennesima volta, NON avremmo alcuna sintesi, giacché questa non può consistere in UN SOLO SIGNIFICATO!

EDS: <<Il nulla-momento non significa da sé. È il positivo significare che significa il nulla-momento come assoluta insignificanza>>;

ma Santo Cielo, già il fatto di dire: <<il nulla momento>> equivale ad aver indicato UN SIGNIFICATO già di per sé intelligibile.

Per cui il PS funge da ESSERE ossia da POSIZIONE o POSITIVITÀ di NN la quale POSITIVITÀ, proprio in quanto è POSITIVITÀ, confligge con NN che perciò già da sé significa e deve significare la pura NEGATIVITÀ, altrimenti PS NON entrerebbe in contraddizione con NN, se quest’ultimo già di per sé non significasse l’OPPOSTO o il CONTRADDITTORIO di PS !

26)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché dice: il puro nulla deve significare in sé.

Ma “significare in sé” è già essere. È essere un significante. È avere identità. È avere determinatezza. È avere funzione semantica.

Dunque un puro nulla che significa da sé non è puro nulla.

La formula corretta è:

il termine positivo “nulla” significa il nulla-momento;

il nulla-momento non significa da sé, perché, se significasse da sé, sarebbe già positivo>>.

Non solo il <<contrario>> NON è <<incontrovertibilmente falso>>, bensì è falso che NN non debba già <<significare in sé>>!

Infatti, lo ripeto per l’ultima volta, se NN non significasse GIÀ DI PER SÉ distintamente da PS, allora PS non potrebbe costituirsi come la POSIZIONE di NN il quale NN, entrando in contraddizione con PS, genera la contraddizione del NULLA come significato autocontraddicentesi!

Ripeto: se NN non significasse già di per sé, NON vi sarebbe il significato auto-contraddicentesi giacché, affinché vi sia, NN _ esso! _ deve già significare l’opposto di PS il quale PS, essendo la POSIZIONE ( = l’essere) di NN, fa scaturire la contraddizione tra NN e PS perché PS o POSITIVO entifica NN che invece significa l’assolutamente non-POSITIVO, ed è per questo conflitto che il significato concreto NULLA è un significato auto-contraddicentesi!

27)- EDS: <<Punto 7: Tu dici: se il puro nulla è puro nulla e non puro non-nulla, allora deve essere identico a sé. Ma anche qui si trasferisce al nulla ciò che appartiene solo al positivo significare. Il termine positivo “nulla” è identico a sé come termine autocontraddittorio. Ma il nulla-momento non è identico a sé, perché dire “il nulla è identico a sé” significa già dire “il nulla è”. L’identità appartiene all’essente. Ogni essente è sé. Ma il nulla non è un essente. Dunque non può essere identico a sé come se fosse una determinazione>>.

Severino stesso ha numerose volte precisato come NN e PS siano E-N-T-R-A-M-B-I significati INCONTRADDITTORI!

È chiaro sin qui?

Ora, che cosa implica esser dei significati INCONTRADDITTORI?

Implica che CIASCUN significato sia e significhi IDENTICAMENTE A SÉ STESSO e differisca perciò dall’altro.

Quindi, va da sé che ANCHE NN, essendo un significato incontraddittorio, sia IDENTICO A SÉ e differente da PS.

Al che EDS osserva:

<<Il termine positivo “nulla” è identico a sé come termine autocontraddittorio>>.

N-O-O-O-O!!!

Sto parlando di NN, non del NULLA come significato autocontraddicentesi composto dalla sintesi tra NN e PS!

Ed NN è un significato I-N-C-O-N-T-R-A-D-D-I-T-T-O-R-I-O tanto quanto lo è PS (pur essendo di segno OPPOSTO).

Osserva ancora EDS: <<Ma il nulla-momento non è identico a sé, perché dire “il nulla è identico a sé” significa già dire “il nulla è”>>;

ma questo EDS lo dovrebbe dire a Severino, per il quale E-N-T-R-A-M-B-I i significati sono incontraddittoriamente significanti!

Peraltro, mi sembra che EDS continui a confondere NN con il NULLA quale significato autocontraddicentesi.

Qui si sta parlando di NN, che è uno dei due momenti della sintesi.

NN è un significato incontraddittorio e perciò SIGNIFICA CIÒ CHE SIGNIFICA, quindi è IDENTICO A SÉ e differente dal suo PS.

Dopodiché, EDS osserva: <<L’identità appartiene all’essente. Ogni essente è sé. Ma il nulla non è un essente. Dunque non può essere identico a sé come se fosse una determinazione>>.

Questo è infatti un altro aspetto per il quale la soluzione dell’aporia del nulla severinana NON FUNZIONA.

Il nulla, infatti, non dovrebbe essere significante come IDENTICO-A-SÉ, altrimenti sarebbe un altro ESSENTE, giacché l’identità è la legge ontologica di qualsiasi essente.

Ma, se non significa come identico-a-sé, allora il nulla NON significa neppure il nulla, e quindi NON staremmo parlando del nulla quale negazione dell’identità con sé.

28)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché afferma: il nulla è identico a sé. Ma questa formula contiene già l’essere del nulla: “il nulla è”. E questo è esattamente ciò che viene negato. Dunque: non il nulla-momento è identico a sé; il termine positivo “nulla” è identico a sé come significato autocontraddittorio>>.

Mi si scuserà, ma mi ritrovo dinanzi per l’ennesima volta questa frase:

<<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché>>?

Mi sorge il sospetto che io stia interloquendo con l’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, anziché con EDS…

Ma comunque, proseguo.

È invece incontrovertibilmente FALSO che il nulla ( = il puro nulla: NN) NON sia identico a sé, altrimenti, come già osservato, il nulla a cui ci stiamo riferendo NON sarebbe il nulla appunto perché, se NON fosse identico a sé e quindi se il nulla NON SIGNIFICASSE incontraddittoriamente IL NULLA, staremmo parlando di un essente.

Ma ecco, il nulla SIGNIFICA incontraddittoriamente IL NULLA, quindi il nulla è un ESSENTE 

Prosegue EDS: <<Dunque: non il nulla-momento è identico a sé; il termine positivo “nulla” è identico a sé come significato autocontraddittorio>>.

Allora, per la miliardesima volta, ripeto:

è LO STESSO SEVERINO ad affermare che NN cioè il puro nulla quale momento della sintesi, sia I-N-C-O-N-T-R-A-D-D-I-T-T-O-R-I-A-M-N-T-E SIGNIFICANTE!

Ma si capisce ciò che scrivo, oppure andiamo avanti con gli occhi bendati?

29)- EDS: <<Punto 8: Tu dici: essere e nulla sono accomunati dal fatto di essere reciprocamente opposti. E qui oltre il richiamo alla mia risposta al punto 3 aggiungo: questa comunanza esiste solo tra positivi. Due differenti positivi possono avere qualcosa in comune perché entrambi sono essenti. Una casa e un albero sono diversi, ma hanno in comune l’essere. Un pensiero e un corpo sono diversi, ma hanno in comune l’essere. Una relazione e un numero sono diversi, ma hanno in comune il non essere nulla. Ma il nulla non ha in comune l’essere, perché non è>>.

Senonché, qui, EDS non fa altro che reiterare la PREMESSA DA DIMOSTRARE, ossia che siccome il nulla non è un essente, allora esso non può avere niente in comune con l’essere, altrimenti il nulla sarebbe un essente, per cui la suddetta <<comunanza esiste solo tra positivi>>…

Ma ciò è quanto vado negando ormai da ben TRE post, sebbene veda che non se ne sia tenuto conto alcuno, visto la continua reiterazione della solita tesi che viene avanzata come se niente fosse…

Da ciò devo dedurre che NON SI SIA COMPRESO la mia critica, nonostante l’abbia ripetuta ed argomentata in DUE post piuttosto lunghi e dettagliati...

EDS scrive che <<il nulla non ha in comune l’essere, perché non è>>.

Questo lo sappiamo tutti, ma è appunto QUI che tale asserzione si contraddice nel mentre che afferma che il nulla non abbia <<nulla in comune con l’essere>>.

Ora, questo post è già troppo lungo, per cui debbo rinviare a rileggere CON MAGGIOR ATTENZIONE non solo i post nn. 194 e 195, ma anche a ricominciare DACCAPO nella lettura dei vari punti di QUESTO stesso post…

30)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché, se il nulla avesse in comune qualcosa con l’essere, allora il nulla sarebbe in identità con l’essere cioè sarebbe l messere cioè la totalità dei positivi e dunque significanti. Ma ciò che è incluso nella totalità dei significati positivi è il termine “nulla”, non il nulla-momento. Il nulla-momento non è incluso. È significato come esclusione assoluta. Dunque: il termine “nulla” appartiene al campo del positivo significare; il nulla-momento non appartiene ad alcun campo, perché non è>>.

Ora, al contrario, è FALSO che il nulla NON abbia un tratto IN COMUNE con l’essere, e per sincerarsene, rimando nuovamente ai due precedenti post 194 e 195 nonché inviterei a RILEGGERE ATTENTAMENTE questo…

31)- EDS: <<Punto 9: Tu dici: se essere e nulla hanno qualcosa in comune, allora la loro opposizione non è infinita ma finita. Ma la premessa è falsa: essere e nulla non hanno qualcosa in comune. Ha qualcosa in comune con gli altri positivi soltanto il termine positivo “nulla”. Il nulla-momento non è un termine che condivida proprietà. Dunque non vi è alcun accorciamento dell’opposizione>>.

Niente affatto, la premessa NON è falsa, perché, se lo fosse, allora essere e nulla NON sarebbero i reciprocamente opposti, il che è TOTALMENTE ESCLUSO da Severino, oltre che da una minima logicità del discorso.

E siccome, in Severino, essi sono gli INFINITAMENTE OPPOSTI, ecco allora che questa infinita opposizione SI RIBALTA NEL SUO CONTRARIO proprio in forza della loro reciproca opposizione che funge da INNEGABILE tratto COMUNE ad ENTRAMBI.

Negare questo tratto COMUNE, significa NEGARE che essere e nulla siano gli INFINITAMENTE OPPOSTI…

EDS: <<Il nulla-momento non è un termine che condivida proprietà. Dunque non vi è alcun accorciamento dell’opposizione>>;

anche riguardo a questo rilievo, nuovamente e per la milionesima volta, debbo rinviare ai due precedenti post 194 e 195 nonché a RIPERCORRERE QUESTO STESSO POST con gli occhi ben aperti…

32)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché scambia il positivo significare del nulla con il nulla significato. Ma se si scambia il positivo significare del nulla con il nulla significato, si confonde l’essente con il nulla. E questa è precisamente la contraddizione che Severino porta alla luce>>.

Ma anche qui, debbo ripetermi anch’io per rispondere ad un ritornello la cui meccanica ripetitività comincia ormai a puzzarmi di INTELLIGENZA ARTIFICIALE, ma spero di sbagliarmi...

Quindi: il contrario NON È AFFATTO <<incontrovertibilmente falso>> perché l’INNEGABILE DISTINZIONE tra NN e PS tiene ben lontana l’eventualità di CONFONDERLI, come ho già più volte indicato, giacché una qualsivoglia opposizione prevede innegabilmente la presenza di almeno DUE significati, e ciò TOGLIE alla radice qualsiasi accusa di CONFUSIONE…

33)- EDS: <<Punto 10: Qui bisogna riprendere la mia risposta al decisivo punto 3: Tu parli dell’opposizione tra essere e nulla come se Severino ponesse da un lato “l’Essere” e dall’altro “il Nulla”. Ma questa è un’ipostatizzazione. E l’ipostatizzazione dell’essere è fede. Severino non parte da un Essere astratto, separato dagli essenti. Parte dall’apparire dei differenti. Appare questo colore, questo suono, questo pensiero, questa parola, questa relazione, questa obiezione, questa illusione. Ciascuno appare come sé e non come nulla. L’essere è il loro non essere niente. Dunque l’opposizione originaria non è la scena mitologica di due assoluti contrapposti, Essere e Nulla. È l’apparire concreto del positivo come non-niente>>.

Macché <<ipostatizzazione>>, suvvia! …NON vi è nessuna ipostatizzazione, a meno che non sia lo stesso Severino ad ipostatizzare il nulla laddove dice che:

<<non porre il nulla significa essere nell’impossibilità di escludere che l’essere sia nulla. Non solo, ma non può essere posto nemmeno l’essere. Si è infatti accennato sopra che il «nulla» appartiene al significato «essere»: sì che non porre il nulla significa non porre nemmeno l’essere, non porre l’essere significa non porre nulla. Negare la posizione del nulla significa pertanto negare l’orizzonte della totalità dell’immediato. L’appartenenza del significato «nulla» al significato «essere» è rilevabile immediatamente; e così pure, che la posizione di un qualsiasi significato implichi la posizione del significato «essere» è immediatamente rilevabile>>. (La struttura originaria; Adelphi, pag. 211).

Ora, è chiaro per chiunque che tale nulla, affinché l’essere possa escludere di esser il nulla, debba PORSI IN RELAZIONE con l’essere!

Altrimenti <<non può essere posto nemmeno l’essere>>!

Tant’è vero che _ dice Severino _: <<non porre il nulla significa non porre nemmeno l’essere, non porre l’essere significa non porre nulla>>.

Più chiaro di così si muore.

D’altronde EDS non si accorge di aver già confermato il mio discorso, dove scrive che ciascun essente <<appare come sé e non come nulla. L’essere è il loro non essere niente. Dunque l’opposizione originaria non è la scena mitologica di due assoluti contrapposti, Essere e Nulla. È l’apparire concreto del positivo come non-niente>>.

Non si accorge, cioè di essersi AUTO-SMENTITA da sola, perché affermare che l’opposizione originaria consista nell’<<apparire concreto del positivo come non-niente>>, implica che tale <<non-niente>> sia quell’OPPOSTO nei confronti del quale il <<concreto del positivo>> appunto si OPPONE!

Se infatti ciascun essente <<appare come sé e non come nulla>>, ecco che il nulla è già posto NELLA RELAZIONE OPPOSITIVA con l’essente che <<appare come sé>> anziché <<come nulla>>!

34)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché, per negare che il positivo sia non-niente, bisogna pur porre quel positivo. Ma, ponendolo, lo si pone come qualcosa che appare, dunque come non-niente>>.

Il fatto è che NESSUNO, qui, ha mai negato <<che il positivo sia non-niente>>!

Non è questo il tema del discorso!

Infatti, è proprio perché NON si deve negare <<che il positivo sia non-niente>>, che tale positivo DEVE stare IN RELAZIONE con il <<non-niente>>, altrimenti COME farebbe il positivo a negare di essere il <<non-niente>>???

Rileggiamo Severino:

<<non porre il nulla significa essere nell’impossibilità di escludere che l’essere sia nulla. Non solo, ma non può essere posto nemmeno l’essere. Si è infatti accennato sopra che il «nulla» appartiene al significato «essere»: sì che non porre il nulla significa non porre nemmeno l’essere, non porre l’essere significa non porre nulla. Negare la posizione del nulla significa pertanto negare l’orizzonte della totalità dell’immediato>>…

35)- EDS: <<Punto 11: Per questo Severino non è semplicemente “neoparmenideo”. Parmenide vede che l’essere non è nulla, ma tende a perdere le differenze, riducendole a nomi. Severino invece parte dall’apparire delle differenze e mostra che ciascuna differenza, proprio perché è, non è nulla. Quindi Severino oltrepassa Parmenide perché salva gli essenti. Ma oltrepassa anche Eraclito, perché non concede che i differenti divengano altro da sé, sorgendo dal nulla e ritornando nel nulla. L’incontrovertibilità del destino sta proprio nell’inscindibilità di momento logico e momento fenomenologico: Il contrario è incontrovertibilmente falso perché, per negare che il differente sia sé, bisogna distinguere quel differente da ciò che non è. Ma questa distinzione riafferma ciò che si intende negare>>.

Ho riportato per completezza questo brano di EDS, anche se NULLA C’ENTRA col nostro discorso…

36)- EDS: <<Punto 12: Il vero errore della tua critica sta qui: tu prendi l’aporia del nulla, che Severino riconosce e tematizza, e la trasformi in una confutazione del destino. Ma l’aporia del nulla non confuta il destino. Lo conferma. Infatti, ogni volta che si tenta di pensare il nulla momento come qualcosa, lo si trasforma in un positivo che è invece il suo indicarlo. Ma proprio questo mostra che il nulla non riesce mai a costituirsi come un termine autonomo>>.

NO, io ho invece riportato la (tentata) SOLUZIONE di Severino all’aporia del nulla, non la semplice aporia.

Ed ho tentato di argomentare come tale SOLUZIONE NON RISOLVA detta aporia, la quale, perciò, è destinata a rimanere tale, cioè APORETICA, giacché il nulla ritenuto <<puro nulla>> NON RIESCE ciò nonostante a non ritrovarsi ENTIFICATO proprio in virtù della stessa OPPOSIZIONE essere-nulla che avrebbe dovuto garantire l’INFINITA distanza semantico-ontologica dell’essere dal nulla e viceversa.

EDS: <<Ma l’aporia del nulla non confuta il destino. Lo conferma>>:

NO NO, SBAGLIATO.

Ciò che dovrebbe dovuto CONFERMARE il destino severiniano, sarebbe dovuto essere la SOLUZIONE dell’aporia del nulla, NON la stessa aporia del nulla, come invece scrive EDS, appunto perché, essendo un’aporia, senza una qualche soluzione la sua presenza inficerebbe qualsiasi edificio teoretico che vorrebbe far del nulla l’INFINITAMENTE altro dall’essere (e viceversa)!

Quindi l’aporia del nulla NON CONFERMA il destino, perché il <<disperato>> ( = massimo Donà) tentativo di risolverla da parte di Severino, NON è riuscito nell’intento di risolverla, sì che il destino resti AFFERMATO-E-CONFUTATO IN UNO…

EDS: << Ma proprio questo mostra che il nulla non riesce mai a costituirsi come un termine autonomo>>.

Per l’ennesima smentita di questa tesi, rimando nuovamente ai post nn. 194 e 195 nonché alla RILETTURA di questo stesso post…

37)- Concludendo, scrive EDS:

<<Punto 13: Roberto, la tua critica presuppone che il nulla-momento sia un termine distinto, relazionato, opposto, identico a sé, capace di stare di fronte al positivo significare. Ma questo è già entificare il nulla. Per Severino, invece, il “nulla” è un unico termine autocontraddittorio: il positivo significare dell’assoluta insignificanza. I due momenti — positivo significare e nulla-momento — non sono due termini separabili, ma i momenti inseparabili dell’unico significato autocontraddittorio “nulla”. Se li separi, o nullifichi il significare o entifichi il nulla. Perciò non vi è alcuna comunanza tra essere e nulla. Vi è comunanza solo tra i positivi, e il termine “nulla” appartiene al campo dei positivi solo come significato autocontraddittorio. Il nulla-momento, invece, non appartiene a nulla, perché non è>>.

Anche a tutto ciò ho già determinatamente risposto SOPRA, IN PIÙ PASSAGGI, per cui inviterei a rileggere tutto con maggior attenzione, GRAZIE MILLE.

Roberto Fiaschi

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