§.1- Vorrei commentare _ a modo mio _ un brano
scritto dal filosofo @ANTIMATERIALISTA, al secolo Angelo Santini (d’ora in poi:
AS) reperibile nel canale YouTube:
<<I Nemici del Destino>> https://www.youtube.com/watch?v=qwSkQJbcJfY (5
giugno 2025).
§.2- Ecco il testo di AS:
<<se
l'identificazione non avvenisse nello stesso tempo, mancherebbe la continuità
del processo della trasformazione di un A in un B. Poniamo che in T1 A non sia
ancora trasformata in B, e che in T2 A sia trasformata in B: se A non fosse
anche in T2, vi sarebbe semplicemente una giustapposizione di momenti in cui
sono presenti dei distinti (A e B), rispetto ai quali non è possibile sostenere
che B sia A trasformatosi in B (perché A, dopo T1, non sarebbe semplicemente
più). Se l'identificazione di A con B NON avvenisse si ricadrebbe nei problemi
già evidenziati. Se l'identificazione avvenisse in tempi diversi, non sarebbe
possibile: in questo caso in T1 vi sarebbe SOLO A, mentre in T2 SOLO B.
L'identificazione di A in B non può avvenire in un tempo in cui A non è
presente: è infatti A a doversi identificare in B. Nel caso in esame, A in T1
non sarebbe ancora identificata con B, perché B non sarebbe ancora, mentre in
T2 A non avrebbe modo di essere identificata a B, perché in T2 vi sarebbe solo
B e non A. Pertanto è impossibile che A non si identifichi con B in uno stesso
momento. Ovviamente il fatto che tale identificazione debba avvenire nello
stesso momento implica una contraddizione (l'identificazione dei differenti
nello stesso momento). Tentare di eludere questo esito negando la necessità
dell'identificazione di A con B nello stesso tempo porta alla negazione della
possibilità che A si identifichi a B, che comporta la negazione che A si possa
trasformare in B. Qualunque soluzione si cerchi, la trasformazione E'
INTRINSECAMENTE CONTRADDITTORIA, come dimostrato>>.
***
§.3-
Preciso che il contesto
del brano di AS è relativo all’eternità di ogni ente come tematizzata dal
filosofo Emanuele Severino; eternità che discenderebbe dalla presunta
contraddizione che scaturirebbe nel momento in cui un ente, DIVENENDO, si TRASFORMASSE
nel proprio altro giacché, in tal caso, esso _ sempre secondo Severino _, diverrebbe
contraddittoriamente IDENTICO al proprio altro (differente) da sé.
Per capire meglio <<l'identificazione>> di A e B <<nello
stesso tempo>> di cui parla AS, consideriamo un celebre esempio caro
a Severino: la legna che DIVENTA
cenere. Nella trasformazione della legna, secondo Severino vi sarebbe un momento
in cui la legna sarebbe <<nello stesso tempo>> sia la
legna-intonsa che cenere, cioè legna-non-legna; pertanto, conclude il
filosofo bresciano, è impossibile/contraddittorio che la essa DIVENTI cenere ( = è
impossibile il divenire
inteso come trasformazione), perché è impossibile/contraddittorio che la legna
sia IDENTICA alla cenere <<nello stesso tempo>>.
Pertanto,
secondo Severino ed AS, il divenire implicherebbe la SIMULTANEA quanto contraddittoria IDENTIFICAZIONE
dei NON-IDENTICI.
§.4- Adesso, però, prima di discutere nel
dettaglio le tesi di AS, vorrei proporre il seguente schema introduttivo a mo’
di esempio.
Proviamo
ad assegnare 10 alla legna intonsa (A) e 10 alla cenere (B).
Ebbene,
PRIMA dell’inizio del processo trasformativo avremo A10 e B0 (B zero, cioè NON avremo affatto
B), che equivale ad avere la legna intonsa e nessuna cenere.
Nel
COMINCIAR di detto processo, avremo ad esempio A9 e B1 (cioè una minima
scomparsa di A ed un minimo cominciamento di B in A10), che equivale ad una
minima formazione/comparsa della cenere (B1 da B0 che era) e ad una minima
scomparsa dell’integrità della legna (A9 da A10 che era):
ciò
NON è
contraddittorio, perché quella minima parte di cenere comparsa (B1), NON è affatto IDENTICA
AL CONTEMPO a quell’altra minima parte di legna bruciata (A9) e quindi
oramai non più intonsa (non più A10).
Ovvero,
quella minima parte di cenere (B1) comparsa in A10 NON costituisce <<l'identificazione
dei differenti nello stesso momento>> _ ove i differenti sono A10 e B1
_, giacché B1 è SOLTANTO
cenere, è SOLTANTO B1 e NON anche ed al
contempo A10.
Se
infatti B1 fosse IDENTICA a quella parte di legna A10 che adesso, perciò,
chiamiamo B1 perché è cenere, A10 RESTEREBBE A10 anche con il sopraggiungere di
B1, cioè A10 dovrebbe continuare ad apparire come A10, anziché come A9, appunto
perché, qualora B1 fosse contraddittoriamente IDENTICA ad A10, non sarebbe più possibile
distinguerle ed affermare che il sopraggiungere di B1 abbia perciò innegabilmente
ridotto la quantità di legna intonsa, cioè di A10.
Siccome,
invece, DISTINGUIAMO A9 da B1, ossia DISTINGUIAMO quel po’ di
cenere sopraggiunta (B1) rispetto alla parte di legna ancora intonsa (A9), ciò
vuol dire che distinguiamo incontraddittoriamente due DIFFERENTI,
cosicché il sopraggiungere di B1 NON implichi
alcuna contraddizione
identitaria tra A10 (che nel frattempo, con l’apparire di B1, è diventata A9) e
B1.
Lo
stesso dicasi per quanto segue:
PROSEGUENDO
il processo di combustione di A10, avremo ad un certo punto A6 e B4, cioè una
maggiore riduzione di A rispetto ad A9 ed una maggiore porzione di B rispetto a
B1, equivalente a quasi metà legna incenerita:
ciò
NON è
contraddittorio per quanto appena detto sopra.
SUCCESSIVAMENTE,
avremo A1 e B9; resta oramai pochissima legna intonsa poiché quasi interamente
incenerita:
ciò
NON è
contraddittorio (certo, la legna incenerisce, ma NON rimane al contempo legna).
Fino
a raggiungere il RISULTATO CONCLUSIVO; A0 e B10, cioè totale scomparsa di A10 e
completa presenza di B10, cioè totale assenza della legna intonsa e completa
presenza della cenere:
nuovamente,
ciò NON è
contraddittorio.
§.5- Dunque, in tale diacronìa NON abbiamo MAI un istante in cui A9
sia identico
a B1 <<nello stesso tempo>> poiché sono DIVERSI <<nello
stesso tempo>>;
NÉ abbiamo che A6 sia contraddittoriamente identico a B4
<<nello stesso tempo>> bensì DIVERSI <<nello stesso
tempo>>;
NÉ che A1 sia contraddittoriamente identico a B 9
<<nello stesso tempo>> bensì DIVERSI <<nello stesso
tempo>>;
NÉ che A0 sia contraddittoriamente identico a B10
<<nello stesso tempo>> bensì DIVERSI <<nello stesso
tempo>>;
(Men
che meno, quindi, avremo che A10 sia contraddittoriamente identico a B10
<<nello stesso tempo>>).
§.6- Per cui domando:
in
quale istante, ad esempio A9 e B1, sono contraddittoriamente identici <<in
uno stesso momento>>?
§.7- In nessun istante; essi sono e restano DIFFERENTI,
pur essendo RELATI diacronicamente.
§.8-
E veniamo adesso alla
prima osservazione di AS:
<<se
l'identificazione
non avvenisse nello stesso
tempo, mancherebbe la continuità del processo della trasformazione di un
A in un B. Poniamo che in T1 A non sia ancora trasformata in B, e che in T2 A
sia trasformata in B: se A non fosse anche in T2, vi sarebbe semplicemente una
giustapposizione di momenti in cui sono presenti dei distinti (A e B), rispetto
ai quali non è possibile sostenere che B sia A trasformatosi in B (perché A,
dopo T1, non sarebbe semplicemente più). Se l'identificazione di A con B NON
avvenisse si ricadrebbe nei problemi già evidenziati>>.
§.9- Per AS, una volta trasformatasi in B (T2),
A deve essere presente ANCHE in T2, altrimenti, dice, non potremmo affermar
<<che B sia A trasformatosi in B (perché A, dopo T1, non sarebbe
semplicemente più)>>.
§.10- Penso sia vero il contrario:
B
può essere <<A trasformatosi in B>> proprio perché A in T2 NON è <<semplicemente
più>> in quanto si è trasformata in B!
A
mio parere, tale trasformazione NON implica che A debba esser positivamente presente
anche in T2, anzi lo ESCLUDE, giacché A vi è presente soltanto come NEGATA.
Esservi
presente come NEGATA
vuol dire che A è ormai, in T2, il PASSATO di B.
Se
A fosse ancora positivamente (cioè come non-NEGATA) presente in T2, come potrebbe
trasformarsi in B?
O
anche: come potrebbe scaturire B, se A permanesse in T2 ancora nella posizione
che aveva in T1?
Sarebbe
come essere ancora fermi in T1.
§.11- AS osserva:
<<se
A non fosse anche in T2, vi sarebbe semplicemente una giustapposizione di momenti in cui sono
presenti dei distinti (A e B), rispetto ai quali non è possibile sostenere che
B sia A trasformatosi in B (perché A, dopo T1, non sarebbe semplicemente più).
Se l'identificazione di A con B NON avvenisse si ricadrebbe nei problemi già
evidenziati>>.
§.12- Ma è proprio la presenza di A in T2 cioè
con B, a costituire la <<giustapposizione di momenti>>
indicata da AS, perché in T2 sarebbero appunto <<presenti dei distinti
(A e B)>> laddove, invece, ve ne dovrebbe esser soltanto uno: B in
T2.
Dunque,
è in nome della <<giustapposizione di momenti>> che si deve
escludere che <<B sia A trasformatosi in B>>, giacché la
simultanea presenza di A (e di B) in T2 rende impossibile o quanto meno
superflua detta TRASFORMAZIONE, essendo A ancora presente in T2 come positivamente
A, anziché come NEGATO.
Perciò
non di <<giustapposizione di momenti>> trattasi, bensì della
RELAZIONE DIACRONICA in cui consiste la stessa TRASFORMAZIONE da A a B!
Ecco
qui bell’e dispiegato l’incontraddittorio LEGAME/CONTINUITÀ tra A e B.
È
infatti tale TRASFORMAZIONE a fungere da ‘collante’ atto a garantire la
<<continuità
del processo della trasformazione di un A in un B>>.
§.13- Ma allora, potrebbe insistere AS, se A in
T2 non vi è più in seguito alla sua trasformazione, che CONNESSIONE/CONTINUITÀ potrà
mai esservi con B?
§.14- Vi è la continuità costituita dalla stessa TRASFORMAZIONE. Ciò che
risulta dalla trasformazione, cioè B, si lascia alle spalle come un ormai
inesistente A, ma ciò NON TOGLIE la loro relazione perché, per quanto A in T2
sia ormai nulla, B DERIVA
da A il quale NON diventa nulla PRIMA di dar luogo a B.
§.15- Parimenti egli potrebbe obiettare: che CONNESSIONE/CONTINUITÀ
potrà mai avere B con A che ormai, in T2, non c’è più, è inesistente?
§.16- Nuovamente, la continuità di B con A ormai inesistente
è data dalla DIACRONICA
TRASFORMAZIONE tra
A-passato e B-presente. La DIACRONIA è una RELAZIONE che conserva la continuità tra le fasi
diacroniche di un medesimo ente diveniente SENZA contraddittorie identificazioni.
§.17- La TRASFORMAZIONE di A NON rende B privo della CONNESSIONE/CONTINUITÀ
con A, giacché quest’ultimo è presente in B (in T2) come NEGATO, ossia come
l’essere ormai il PASSATO
di B, ed essendo il passato di B, A non può essere <<nello stesso
tempo>> anche il presente di B.
§.18- La TRASFORMAZIONE, perciò, non è
uno IATO invalicabile tra A e B bensì costituisce ESSA STESSA la loro CONTINUITÀ diacronica ontico-fenomenologica
la quale, d’altronde, appare senza quella <<giustapposizione di momenti>> indicata
da AS, perché _ al contrario! _, tale giustapposizione l’avremmo proprio nel
caso che A fosse contraddittoriamente <<anche in T2>> insieme a B!
§.19- AS afferma che <<L'identificazione
di A in B non può avvenire in un tempo in cui A non è presente: è infatti A a
doversi identificare in B>>.
§.20- Al contrario; A NON può e NON deve restare positivamente
presente in B, ma vi è presente soltanto come NEGATO ossia, ripeterei, soltanto
come il PASSATO
di B. Per questo, A può diventare B senza <<doversi
identificare in B>> e quindi senza perdere la CONTINUITÀ.
§.21- Come accennato, A e B sono diacronicamente
RELATI; nella trasformazione, A viene ‘rimaneggiato’ (da sé o da altro) per dar
luogo a B, ma essi NON SI IDENTIFICANO mai contraddittoriamente l’un con
l’altro, e ciò garantisce così la CONTINUITÀ che unisce B ad A, pur nella
trasformazione di A verso B.
§.22- Inoltre, se A fosse positivamente presente
in T2 identificandosi con B, A non sarebbe NEGATO e quindi B non potrebbe
venire AFFERMATO al
posto/in
luogo di A ancora presente.
§.23- Affinché B sia positivamente affermato,
allora A NON
può essere AL CONTEMPO e POSITIVAMENTE in T2, ma può esservi soltanto come diacronicamente
negato; il che vuol dire che A, in T2, ha ceduto (trasformandosi) “il posto” a B,
appunto diacronicamente, prima l’uno (A) poi l’altro (B), sì da evitare
l’identità dei differenti, giacché la TRASFORMAZIONE diacronica di A è
esattamente ciò che gli IMPEDISCE
di identificarsi contraddittoriamente con B riuscendo però a conservare la
continuità.
§.24- È perciò escluso che la presenza positiva di
A in T2 (cioè l’<<identificazione di A in B nello stesso tempo>>)
garantisca la CONTINUITÀ del processo trasformativo, anzi, la IMPEDISCE, e
quindi è esclusa la contraddizione dell’identificazione dei differenti essendo
data, tale CONTINUITÀ tra A e B, ripeto, proprio dalla TRASFORMAZIONE ( =
DIVENIRE) dell’ente, trasformazione che, mediando A verso B, assicura la
CONTINUITÀ che ravvisiamo appartener al medesimo soggetto-diveniente,
appunto perché A è (appare fenomenologicamente nonché) DIACRONICAMENTE relato soltanto
a B (e viceversa).
§.25- Prosegue AS affermando che se non si
implicasse <<la necessità dell'identificazione di A con B nello stesso
tempo>>, allora <<A in T1 non sarebbe ancora identificata
con B, perché B non sarebbe ancora>>, e ciò, nuovamente, impedirebbe
la loro CONTINUITÀ.
§.26- Ripeto: a mio avviso NO davvero.
Per
mantenere la CONTINUITÀ di A con B, B NON deve esservi già, poiché, se B già vi
fosse, A NON
potrebbe diventare (non potrebbe dare luogo a) B appunto perché B GIÀ VI È, è
palese, per cui il SEGUIRE
di B da A _ non potendo esser impedito dalla previa presenza di B (poiché B
ancora non è) _, può esplicitarsi come incontraddittoria TRASFORMAZIONE di A in B.
§.27- Ancora AS: <<mentre in T2 A non
avrebbe modo di essere identificata a B, perché in T2 vi sarebbe solo B e non A>>,
ed anche questo, sempre secondo AS, impedirebbe la loro CONTINUITÀ.
§.28- Daccapo: NON direi.
Il
fatto che in T2 vi sia ormai solo B, NON toglie affatto che A sia il passato di B e quindi che A
vi sia (in T2) incontraddittoriamente COME-NEGATO, costituendosi come passato
in seguito alla sua (di A) TRASFORMAZIONE.
Poiché,
in T2, A è il passato dell’attuale B, allora non si può asserire che <<in
T2 A non avrebbe modo di essere identificata a B>>, perché la
presunta “identificazione” _ che tale però non è _, è in realtà la incontraddittoria
CONTIGUITÀ DIACRONICA in forza della quale la presenza di A come negato in T2, fa
sì che B NON
sia solo e
quindi senza continuità con A.
§.29- Dopodiché, AS osserva:
<<Pertanto
è impossibile che A non si identifichi con B in uno stesso momento>>.
§.30- Piuttosto, direi che sia impossibile _ e
quindi NON è
implicata _ tale identificazione.
Infatti,
se tale identificazione avvenisse appunto <<in uno stesso momento>>,
avremmo la contraddittoria identità di due POSITIVI com-presenti in uno: A e B.
Ciò
equivale a dire che avremmo l’impossibile identità della legna intonsa e della
cenere in uno.
Quindi
avremmo l’impossibilità del divenire stesso, in quanto A e B sarebbero già
entrambi presenti, e allora a che pro il DIVENIRE di A?
§.31- Quella contraddittoria identità di cui parla
AS NON è
implicata in alcuna trasformazione, proprio in virtù _ ripetiamolo _ della
diacronìa che MANTIENE UNITI i termini della trasformazione senza che l’uno sia
al contempo contraddittoriamente identico all’altro, proprio perché di DIACRONIA trattasi, NON di SINCRONIA.
§.32- Al che, AS osserva:
<<se
l'identificazione avvenisse in
tempi diversi, non sarebbe possibile [la trasformazione]: in
questo caso in T1 vi sarebbe SOLO A, mentre in T2 SOLO B. L'identificazione
di A in B non può avvenire in un tempo in cui A non è presente: è infatti A a
doversi identificare in B. Nel caso in esame, A in T1 non sarebbe ancora
identificata con B, perché B non sarebbe ancora, mentre in T2 A non avrebbe
modo di essere identificata a B, perché in T2 vi sarebbe solo B e non A>>.
(Parentesi quadra mia: RF).
§.33- Invece, direi che in T1 NON vi sia <<SOLO
A>> poiché A è costantemente, strutturalmente APERTO al suo futuro,
cioè a qualsivoglia processo diacronico che la struttura di A consente, giacché
da A non può comunque mai derivare un bullone.
Infatti,
con il sopraggiungere del fuoco, A in T1 passa in T2:
A-acceso.
A,
in quanto è acceso, è già in RELAZIONE AL SUO FUTURO innescato dal suo essere
acceso, giacché il diventare B non costituisce una sorpresa per A in quanto B è
una possibilità futura di A; quindi NON vi è, in T2, <<SOLO A>>,
ma vi è A-acceso e quindi l’attesa della sua possibilità-di-divenire-B.
§.34- Scrive AS:
<<L'identificazione
di A in B non può avvenire in un tempo in cui A non è presente: è infatti A a
doversi identificare in B>>.
§.35- Ma qui si presuppone che A, per diventare
B, si debba IDENTIFICARE <<in uno stesso momento>> con B,
mentre, invece, A, divenendo B, diviene identico a B CESSANDO però di essere A.
Qui
NON vi è la contraddittoria
identità dei differenti, perché la contraddizione scaturirebbe se A
divenisse B RESTANDO
al contempo A:
A-non-A.
Ossia
la contraddizione si costituirebbe se la legna diventasse cenere RESTANDO al contempo
legna.
§.36- AS: <<mentre in T2 SOLO B>>.
§.37-
B, in T2, è tutt’altro che
<<SOLO>>; certo, in T2 non può più esservi A, in quanto A è
ormai il passato (negato) di B; ma essere il passato di B (in T2) NON è la solitudine
di B, poiché B è il futuro di A e perciò B dice sempre riferimento a ciò da cui
proviene.
§.38- Conclude AS:
<<Tentare
di eludere questo esito negando la necessità dell'identificazione di A con B
nello stesso tempo porta alla negazione della possibilità che A si identifichi
a B, che comporta la negazione che A si possa trasformare in B>>.
§.39- Che A, per divenire B, richieda un momento
in cui A e B siano AL CONTEMPO IDENTICI, è esattamente ciò che IMPEDIREBBE il
divenire/trasformazione, perché un momento T2 nel quale A sia positivamente
(cioè come non-negato) presente e quindi AL CONTEMPO IDENTICO a B, renderebbe
impossibile il formarsi/costituirsi di B, poiché A, positivamente presente
laddove, in T2, NON
dovrebbe trovarsi, NON
si sarebbe potuto affatto trasformare in B, proprio in forza della positiva
permanenza di A in B.
§.40- Concludendo, mi sono impegnato di esporre
le ragioni secondo le quali, a mio parere, il divenire NON implichi <<la
necessità dell'identificazione di A con B nello stesso tempo>>, NON essendo la negazione di ciò a comportare <<la
negazione che A si possa trasformare in B>>, perché è esattamente il
contrario, cioè è tale presunta identificazione a NEGARE che <<A si possa
trasformare in B>>, cosicché tale identificazione <<nello
stesso tempo>> NON
sia affatto una <<necessità>>.
Roberto Fiaschi
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