Proseguo il
confronto con Elisa de Silva (d’ora in poi: EDS), iniziato con il mio
post n° 194,
ripreso poi nel post 195
ed adesso nel presente n° 197.
È bene ricordare
che Elisa de Silva amministra il gruppo Facebook:
Officina di
filosofia teoretica
https://www.facebook.com/groups/208128786326082.
Ciò
detto, ecco il suo post che commenterò pezzo dopo pezzo numerandoli, di modo da
rendere (spero) più agevole la purtroppo lunga lettura:
1)- Scrive EDS: <<RISPOSTA
PUNTO PER PUNTO A ROBERTO FIASCHI>>
<<Premessa
doverosa. Roberto, la tua obiezione
coglie il luogo più delicato dell’intero discorso: il rapporto tra
positivo significare del nulla e nulla significato. Tuttavia, la tua critica
regge solo se si assume che questi due momenti siano due termini autonomi,
distinti e reciprocamente opposti come due positività. Ma questa assunzione è
precisamente ciò che il discorso severiniano esclude. Per Severino il “nulla”
non è un termine come gli altri. Ogni altro termine significa indica qualcosa,
un essente e pretende di identificarsi con esso. L’autocontraddittorietà del
termine Nulla nasce dalla stessa pretesa: identificarsi con ciò che indica - in
tal senso Severino dirà che ogni termine in quanto identificazione dei
differenti è una contraddizione normale dunque un positivo significare - ma
differentemente da tutti gli altri termini del linguaggio questo termine, il
nulla, significa l’assoluta insignificanza. È il positivo significare
dell’assoluto non-significare>>.
Sempre per
comodità, abbrevierò il <<positivo significare del nulla>>
con PS;
mentre il <<nulla significato>>
con NN.
Orbene, com’è noto
anche ad EDS, secondo il filosofo Emanuele Severino i due termini costituiscono
una SINTESI INSCINDIBILE costituente il significato concreto ed
auto-contraddicentesi NULLA.
Tale sintesi è
dunque costituita da due momenti sopra indicati.
Essi, perciò, in
quanto sono DUE, sono necessariamente DISTINTI (non SEPARATI, altrimenti
non avremmo alcuna sintesi).
EDS osserva che
<<la [mia] critica regge solo se si assume che questi due
momenti siano due termini
autonomi, distinti e reciprocamente opposti come due positività. Ma
questa assunzione è precisamente ciò che il discorso severiniano esclude>>.
Ricordiamo come
per Severino, quei due termini siano ENTRAMBI incontraddittoriamente
significanti cosicché siano distinti, anzi, sono distinti perché AMBEDUE sono
significanti.
Bene.
E che cosa
indicano, essi, nel loro distinguersi?
NN
indica il <<nulla significato>>
cioè il puro nulla, mentre PS costituisce la POSIZIONE di NN, ossia l’abito semantico ( = l’ESSERE) sotto il quale NN può ESSERE
intelligito e così presentarsi alla significazione come quel <<nulla
significato>> che è.
Come abbiamo letto,
EDS sostiene però che quei due termini NON siano <<reciprocamente opposti
come due positività>>.
Senonché, tenendo
conto che, per Severino, OGNI significato è una positività in quanto, appunto,
è POSTO, quei
due termini, in quanto ENTRAMBI POSTI, sono due significati, con la differenza che NN indica l’assoluto
nulla e PS
indica l’ESSERE
che appunto PONE
il significato di NN.
Ma allora, se
così, e poiché è così, essi sono GLI OPPOSTI PER ECCELLENZA!
Infatti,
ricordiamolo, l’uno (NN)
indica l’assoluta negatività, mentre l’altro (PS) l’assoluta positività.
E, come dicevo già
nel post n° 194,
è proprio questo loro significare come gli ASSOLUTAMENTE OPPOSTI ciò che essi
hanno IN COMUNE, ACCORCIANDO perciò
tale infinita distanza semantico/ontologica poiché, grazie a tale comunanza,
hanno almeno un tratto che NON LI DIFFERENZIA.
Se si nega ciò,
allora neghiamo che NN
e PS siano o
significhino gli ASSOLUTAMENTE OPPOSTI e così neghiamo altresì l’opposizione
universale del positivo e del negativo.
Potrei perciò fermarmi
già qui, ma preferisco proseguire nella lettura di EDS, alfine di reperire
ulteriori preziosi elementi.
2)- EDS: <<Dunque
il “nulla” è un unico termine autocontraddittorio, non perché vi siano due enti
opposti, ma perché in esso il positivo significare significa ciò che nega ogni
positività significabile. Qui stanno i due momenti:
1. il positivo
significare del nulla;
2. il
nulla-momento, cioè il nihil absolutum, l’assoluta negatività
significata dal momento 1>>.
Per quanto
riguarda la prima frase del brano, direi un deciso NO;
se si afferma che <<il
“nulla” è un unico termine autocontraddittorio>>, MA <<non perché vi siano due
enti opposti, ma perché in esso il positivo significare significa ciò che nega ogni positività
significabile>>, allora il “nulla” NON è <<un unico
termine autocontraddittorio>>.
Infatti, tale opporsi è LO STESSO,
MEDESIMO negare
<<ogni positività significabile>>!
L’essere può OPPORSI al nulla, se
e soltanto se l’essere NEGA
il nulla, cosicché OPPOSIZIONE
e NEGAZIONE indicano IL
MEDESIMO.
Tra l’altro, ove
EDS dice che nel termine “nulla” quale <<termine
autocontraddittorio>>, <<il positivo significare significa
ciò che nega ogni positività significabile>>, direi che a negare
<<ogni positività significabile>> sia però NN cioè <<il
nulla-momento>> il quale, OPPONENDOSI alla positività o all’essere
del suo positivo significare (PS), dà appunto luogo al termine “nulla” quale <<termine
autocontraddittorio>>.
E, ripeterei, esso
è appunto un <<termine autocontraddittorio>> perché i due
momenti da cui esso è costituito sono OPPOSTI, cioè reciprocamente
contraddicentisi come infatti OPPOSTO è l’essere
dal nihil absolutum e viceversa.
3)- EDS: <<Questi
due momenti non possono essere separati. Se si separa il positivo significare
dal nulla-momento, si nullifica l’ente: il termine “nulla”: esso non significa
più nulla. Se si separa il nulla-momento dal positivo significare, si entifica
il nulla: lo si trasforma in un referente autonomo, in qualcosa. Dunque la loro
inseparabilità non è una tesi arbitraria: è ciò senza cui il termine “nulla”
non può nemmeno essere posto>>.
Tuttavia, avevo
precisato che l’aporia da me indicata nel primo post, il n° 194, deriva NON dalla SEPARAZIONE
dei due termini, al contrario:
deriva dalla loro
sintesi unitaria, giacché solo stando INSIEME si evince l’OPPOSIZIONE tra NN e PS.
Ovvero, è proprio
perché essi sono inscindibilmente uniti, che ciascun dei termini nega l’altro,
gli si OPPONE tanto quanto l’essere NEGA il, e si OPPONE al nulla, in ciò dando
origine all’aporia consistente nell’avere _ ENTRAMBI _ IN COMUNE quel tratto oppositivo/negante che
perciò RIDUCE la loro astratta e presunta INFINITA distanza semantico/ontologica…
4)- EDS: <<Questa
è l’incontrovertibilità del punto: chi nega questa struttura deve comunque
usare il termine “nulla”, e dunque deve presupporre proprio quella sintesi di
positivo significare e nulla-momento che intende negare>>.
Certo, è proprio
l’utilizzo ed il riconoscimento del “nulla” quale INFINITO OPPOSTO
all’essere a dar luogo, paradossalmente, alla loro NON-INFINITA differenza/opposizione, appunto in
virtù di questo stesso tratto ACCOMUNANTE.
5)- EDS: <<Punto
1:
Tu dici: se si
distingue il positivo significare del nulla dal nulla significato, allora si
pongono due termini distinti; se sono distinti, sono in relazione; se sono in
relazione, hanno qualcosa in
comune. Ma questo è falso perché assume che ogni distinzione sia
distinzione tra due positività>>.
No, al contrario: NON assumo che
<<che ogni distinzione sia distinzione tra due positività>>,
perché sto parlando della distinzione tra il puro positivo ed il puro negativo.
Se si nega che
l’essere sia l’opposto del nulla, allora l’essere non si distingue dal nulla, e
quindi essere e nulla sono il medesimo.
Se si nega che il
nulla si distingua dall’essere, opponendovisi in forza del suo stesso
significare come NULLA, ci si ritrova a sostener che il NULLA non si distingue
dall’essere, e quindi veniamo a dire che l’essere NON può neppure negare di
esser il NULLA, sì che in tal caso l’essere neppure si costituisca...
6)- EDS: <<Nel
caso del nulla non abbiamo due termini autonomi. Abbiamo un solo termine,
“nulla”, che è autocontraddittorio perché significa ciò che, in quanto nulla,
non può essere un significato positivo. La distinzione tra positivo significare
e nulla-momento non è la distinzione tra due cose. È l’analisi interna
dell’unico termine “nulla”>>.
Se <<autonomi>>
significa: SEPARATI/SEPARABILI, d’accordo.
Tuttavia ciascun
di essi significa IN PROPRIO.
Se infatti NN non significasse
il <<puro nulla>>, la sintesi semantica del termine “nulla”
NON sarebbe una
sintesi, non si costituirebbe neppure, perché MANCANTE di uno dei due momenti e
quindi non sarebbe un termine autocontraddicentesi.
7)- EDS: <<Il
contrario è incontrovertibilmente falso perché, se fossero due termini
autonomi, allora il nulla-momento sarebbe già qualcosa: sarebbe un termine
distinto, determinato, relazionato, identificabile. Ma allora non sarebbe più
nulla>>.
Siccome il termine
autocontraddicentesi “nulla” è una sintesi, e poiché una sintesi è tale
se è formata da almeno DUE elementi/significati, ecco allora che NN non può non aver
significato già in sé, ALTRIMENTI CHE CI STAREBBE A FARE NELLA SINTESI?
Ed infatti, NN SIGNIFICA l’assenza
di significato.
Ma tale assenza
di significato è GIÀ un significato, com’è palese, per cui appartiene
all’orizzonte del significare.
Ripeto che, se
così non fosse, allora il PS
NON potrebbe
negare il suo NN,
e perciò non avremmo il termine autocontraddicentesi “nulla” che è
autocontraddicentesi PROPRIO perché è costituito da DUE significati tra loro
OPPONENTISI/CONTRADDICENTISI.
NN cioè
<<il nulla-momento>>, è già qualcosa, nel senso che è
già un significato e per di più incontraddittorio, come più volte ha
sottolineato lo stesso Severino.
Se il non-significare-alcunché
di NN
spettasse unicamente al suo PS,
allora sarebbe quest’ultimo a non-significare-alcunché, appunto perché
sarebbe privo di NN
quale significato distintamente significante da PS.
Pertanto, ad esser
<<incontrovertibilmente falso>> è la negazione che NN stia in relazione/sintesi
con PS
mantenendo il proprio preciso significato di assenza-di-ogni-significato.
Ed è <<incontrovertibilmente
falso>> negare che NN stia distintamente in siffatta relazione con PS perché, se si nega la
loro specifica significanza, si nega il termine “nulla” quale sintesi
autocontraddicentesi tra DUE
termini significanti…
8)- EDS: <<Dunque:
non vi sono due opposti, il positivo significare e il nulla; vi è un solo
termine autocontraddittorio, il “nulla”, nel quale il positivo significare
significa l’assoluta insignificanza>>.
Ma riconoscere che
vi sia <<un solo termine autocontraddittorio, il “nulla”>>,
implica il riconoscimento che tale autocontraddittorietà sia dovuta alla
DIFFERENZA di DUE
termini tra loro in sintesi, altrimenti NON si costituirebbe nessun termine
auto-contraddittorio.
Poiché, però, il
<<termine autocontraddittorio
“nulla”>> vi è, allora esso è tanto autocontraddittorio quanto i due
termini che lo compongono si OPPONGONO tra loro.
9)- EDS: <<Punto 2: Tu dici: essere
e nulla hanno in comune almeno questo, cioè il loro essere reciprocamente
opposti. Ma ciò vale solo se il nulla è trattato come un positivo. Infatti,
solo qualcosa può avere qualcosa in comune con qualcos’altro. Se il nulla
avesse in comune qualcosa con l’essere, anche solo l’essere-opposto, allora il
nulla sarebbe già qualcosa. Sarebbe un ente negativo, un termine semantico
autonomo, una determinazione. Ma il nulla, come nulla-momento, non possiede
nulla: né proprietà, né relazioni, né opposizione, né comunanza. Ciò che entra
nel campo semantico è il termine positivo “nulla”, non il nulla-momento che è
proprio nulla>>.
Ma se l’essere ed
il nulla non avessero IN
COMUNE di esser
entrambi RECIPROCAMENTE OPPONENTISI, allora NON DIFFERIREBBERO l’un dall’altro.
Se l’essere ed il
nulla non avessero IN
COMUNE d’essere
RECIPROCAMENTE OPPOSTI, allora il SIGNIFICATO nulla NON sarebbe L’OPPOSTO del significato
essere, e quindi NON sarebbe vero che l’essere si opporrebbe al nulla e
viceversa _ come invece prevede l’impianto teoretico severiniano _, cosicché quest’ultimo
CROLLEREBBE.
Inoltre, ripeterei
che se <<il nulla, come nulla-momento, non possiede nulla: né
proprietà, né relazioni, né opposizione, né comunanza>>, allora tale
<<nulla momento>>
NON si opporrebbe
all’essere;
NON differirebbe
dall’essere;
NON sarebbe
negazione dell’essere;
NON
significherebbe <<nulla momento>> che invece
incontrovertibilmente significa, ma significherebbe altro;
NON starebbe in
relazione/sintesi con il SUO
PS;
per cui, ripeto
l’edificio filosofico severiniano CROLLEREBBE.
10)- EDS: <<Il
contrario è incontrovertibilmente falso perché dice: il nulla ha in comune con
l’essere l’essere-opposto. Ma questa frase significa: il nulla possiede una
determinazione. E se il nulla possiede una determinazione, non è nulla. Dunque
l’obiezione si autoconfuta: per dire che il nulla ha in comune qualcosa con
l’essere, deve già negare che il nulla sia nulla>>.
No, vi è soltanto la
CONFUTAZIONE che l’essere sia l’INFINITAMENTE opposto del/al nulla.
Infatti, il
riconoscimento <<che il nulla sia nulla>> è un
riconoscimento ASTRATTO, perché esso si pone astrattamente dal suo (del nulla)
stare in relazione con il suo opposto cioè con l’essere; quindi, così
astrattamente considerato, non emerge immediatamente il suo (sempre del nulla)
avere concretamente IN
COMUNE con l’essere
di esserne l’opposto (e viceversa), pena, l’assenza di differenza tra essere e
nulla.
Quindi, ad autoconfutarsi è la
pretesa (severiniana) che il nulla sia l’INFINITAMENTE ALTRO/OPPOSTO dall’essere perché,
nel mentre che si pone il nulla come l’INFINITAMENTE opposto all’essere, si pone una
relazione tra opposti, ed in questa inevitabile opposizione, emerge quel tratto
ACCOMUNANTE che
nega tale loro INFINITA
OPPOSIZIONE.
11)- EDS: <<Punto
3: Tu dici: se il nulla non possiede la proprietà dell’opposizione, allora
soltanto l’essere si oppone al nulla, mentre il nulla non si oppone all’essere.
Ma qui l’opposizione viene pensata come una relazione simmetrica tra due
termini. Questa è ancora una volta l’entificazione del nulla, che deriva dal
concetto di semantizzazione del principio. O cosiddetto Principio Parmenideo:
dire che l’opposizione massima è Essere e nulla è certo l’individuazione
massima, purtuttavia anche questa resta una ipostatizzazione, poiché né
l’essere, in quanto totalita degli enti, mai si manifesta se non formalmente, e
concretamente come l’essere degli enti; né tantomeno il nulla che proprio non
può manifestarsi. In tal senso Severino è iperrralista fonda il suo discorso
sul manifestarsi e ciò che si manifesta sono i differ-enti che hanno in comune
di essere, il “non essere” è infatti qui un “esser con” di ogni positivo con il
negativo (altro da sé, nulla di ciò che esso ente è) che gli si oppone
immediatamente. Dunque l’opposizione è sempre tra l’ente o astratto concreto e
l’altro da sé o totalità formale. Per Severino all’essere si oppone l’essere il
nulla non ha alcuna chances di opporsi e quella Parmenidea è una individuazione
dell’opposizione positivo negativo intesa come appena detto>>.
Direi che l’opposizione
NON <<viene
pensata come una relazione simmetrica tra due termini>> bensì come
una relazione tra due SIGNIFICATI OPPOSTI quindi asimmetrici almeno semanticamente, ritenuti
prima facie INFINITAMENTE differenti o
INFINITAMENTE OPPOSTI.
Preciso che
parlando del nulla, non starei parlando del <<“non essere”>>
come <<un “esser con” di ogni positivo con il negativo>>,
bensì del nulla come la negazione assoluta di ogni <<“esser con”>>
(visto che l’<<“esser con”>> è ESSENTE). Senonché, il nulla
come negazione di ogni <<“esser con”>> comporta
l’opposizione del nulla ad ogni <<“esser con”>>, appunto
perché ne costituisce la totale negazione.
Però, in tale
opposizione del nulla ad ogni <<“esser con”>>, nuovamente
esso mostra di avere IN
COMUNE con ogni
negato <<“esser con”>>, il fatto di esser entrambi NEGAZIONI
l’un dell’altro, giacché il nulla, NEGANDO ogni <<“esser con”>>,
mostra così di <<“esser con”>> ciò che nega, partecipando
perciò di quel tratto ACCOMUNANTE
che fa del nulla un SOLO RELATIVAMENTE
OPPOSTO all’essere (e viceversa).
12)- EDS: <<Dunque
per Severino, l’opposizione originaria non è una relazione duale tra l’Essere e
il Nulla. È l’opposizione del positivo al negativo. Ogni positivo, in quanto è
sé, non è il proprio negativo>>.
Direi di no.
Scrive Severino:
<<non porre il nulla significa essere nell’impossibilità
di escludere che l’essere sia nulla. Non solo, ma non può essere posto nemmeno
l’essere. Si è infatti accennato sopra che il «nulla» appartiene al significato
«essere»: sì che non porre il nulla significa non porre nemmeno l’essere, non
porre l’essere significa non porre nulla. Negare la posizione del nulla
significa pertanto negare l’orizzonte della totalità dell’immediato.
L’appartenenza del significato «nulla» al significato «essere» è rilevabile
immediatamente; e così pure, che la posizione di un qualsiasi significato
implichi la posizione del significato «essere» è immediatamente rilevabile>>. (La struttura originaria; Adelphi,
pag. 211).
Qui è ben
esplicitata la necessità che l’essere si opponga al nulla, e quindi la
necessità della posizione del nulla.
E la posizione del
nulla può esser posta soltanto in opposizione all’essere, giacché essi
dovrebbero costituire i MASSIMAMENTE
( = gli INFINITAMENTE)
contrari/contraddittori dei quali ogni altra opposizione costituisce una
individuazione ontica.
Inoltre, ove EDS
scrive che <<Ogni positivo, in quanto è sé, non è il proprio negativo>>, sta
riconoscendo che ogni positivo SI OPPONE al proprio esser il nulla o un altro
positivo ( = ente).
Pertanto, ecco
qui, nuovamente, il rapporto essere-nulla proprio internamente al quale quest’ultimo
RIDUCE la propria PRETESA IMPOSSIBILE circa l’INFINITA distanza semantica dall’essere (e
viceversa)…
13)- EDS: <<L’opposizione
non richiede che il nulla faccia da secondo polo reale. L’opposizione è il
destino per cui il positivo non è il proprio negativo. Se si pretende che il
nulla debba opporsi “da parte sua”, allora gli si attribuisce una funzione, una
posizione, una capacità: cioè lo si fa essere>>.
Se NON vi è un <<secondo polo>>,
allora NON
vi è opposizione simpliciter…
L’opposizione è
semantica, ma, proprio in quanto semantica, il nulla si ENTIFICA proprio
grazie alla sua opposizione semantica che fa di esso un ENTE.
14)- EDS: <<ciò
che affermi è incontrovertibilmente falso perché, per rendere “reciproca”
l’opposizione, deve porre il nulla come qualcosa che si oppone. Ma un nulla che
si oppone è già un positivo>>.
No, non direi che sia
<<incontrovertibilmente falso>>, giacché NON mi sono
auto-negato in alcun modo.
Quindi, se,
secondo EDS, NON bisogna <<porre il nulla come qualcosa che si oppone>>,
allora ciò vorrà dire che il SIGNIFICATO <<nulla>> NON si oppone, ossia NON DIFFERISCE, cioè NON significa
l’assolutamente altro dall’essere.
EDS aggiunge:
<<Ma un
nulla che si oppone è già un positivo>>.
No; è il
SIGNIFICARE del nulla (e come nulla ossia come assolutamente NEGATIVO) che si
OPPONE al significato essere (l’assolutamente POSITIVO), appunto perché essi sono due
significati che dovrebbero (senza riuscirci)
significare gli INFINITAMENTE
ANTITETICI, come ormai già ampiamente illustrato…
15)- EDS: <<Dunque:
l’essere non ha bisogno che il nulla si opponga a sua volta; il positivo è già
negazione del proprio negativo, perché è sé e non è altro da sé>>.
Se il nulla non
si oppone a sua volta, allora l’essere differisce da ciò (dal nulla) il
quale invece, NON differisce dall’essere (appunto perché non gli si
opporrebbe)!
Che il <<positivo
[sia] già negazione del proprio negativo>> CONFERMA pienamente l’APORETICO rapporto
OPPOSITIVO tra essere-nulla, perché il positivo, essendo negazione del <<proprio
negativo>> (sia quest’ultimo un altro positivo ed il nulla), si
OPPONE al <<proprio negativo>>, cioè NON è il <<proprio
negativo>>, cioè NEGA di essere il <<proprio negativo>>,
E VICEVERSA, giacché
negando, come nega EDS, di dover <<porre il nulla come qualcosa che si
oppone>>, allora avremmo il <<proprio negativo>>
(del suddetto positivo) che NON DIFFERIREBBE dal positivo, che NON negherebbe di
essere il positivo e che perciò, tale <<negativo>>, si
identificherebbe al proprio positivo, non distinguendosene affatto…
16)- EDS: <<Punto
4: Tu dici: il positivo significare del nulla è distinto dal nulla-momento;
dunque è in relazione con esso; dunque anche il nulla-momento entra nella
relazione. Ma la relazione appartiene al positivo significare, non al
nulla-momento come se questo fosse un termine autonomo. Infatti come specifica
Severino nel cap. IV di SO, la relazione è esterna non interna al termine Nulla>>.
Che il
positivo significare del nulla sia distinto dal nulla-momento lo dice
Severino, non tanto il sottoscritto.
L’asserto:
<<Ma la relazione appartiene al positivo significare, non al nulla-momento>>,
è asserzione erronea, perché la relazione, OGNI, QUALSIASI RELAZIONE, vige tra
almeno DUE termini.
Il termine NULLA
quale concreta sintesi autocontraddicentesi è costituito da una relazione
INTERNA, ossia, come ormai noto, tra NN e PS.
La relazione
ESTERNA del NULLA è relazione con l’ESSERE quale orizzonte inoltrepassabile.
In entrambi i
casi, relazione INTERNA ed ESTERNA, il nulla è sempre e comunque in relazione
semantica con il suo OPPOSTO: l’essere.
Se la relazione,
come dice EDS, appartenesse soltanto <<al positivo significare>>
e <<non al nulla-momento>>, allora PS sarebbe in relazione
SOLTANTO CON SÉ STESSO, sì che non vi sarebbe alcun NN, ed il termine concreto/autocontraddicentesi
NULLA non sarebbe una sintesi costituita
da DUE momenti
in relazione, ma solo da PS...
17)- EDS: <<Quando
il pensiero dice “nulla”, il dire è positivo. La parola è positiva. Il concetto
è positivo. Il significare è positivo. Ma ciò che è significato è l’assoluta
negazione di ogni positività>>.
Certo, <<il
dire è positivo. La parola è positiva. Il concetto è positivo. Il significare è
positivo>>, vero, ma ANCHE <<ciò che è significato>>
cioè <<l’assoluta negazione di ogni positività>> ossia NN, è pur sempre un
significato in sé e per sé, significando appunto <<l’assoluta
negazione di ogni positività>>.
18)- EDS: <<Il
nulla-momento non “entra” in relazione. È significato come ciò che non è alcun
ente, alcun positivo, alcuna determinazione>>.
Ma certo che
invece NN
<<entra in
relazione>> SEMANTICA.
Se non vi entrasse,
che cosa ci starebbe a fare NN?
Non solo, ma come
ormai già indicato più volte, se NN non fosse in relazione con il suo PS, non avremmo il
significato autocontraddicentesi NULLA poiché senza NN, non vi sarebbe nemmeno PS, visto che
quest’ultimo, DA SOLO, non servirebbe a niente…
19)- EDS: <<Il
contrario è incontrovertibilmente falso perché, se il nulla-momento entrasse
davvero in relazione, sarebbe relatum: sarebbe uno dei termini della
relazione. Ma un relatum è qualcosa. Dunque il nulla-momento non sarebbe
più nulla>>.
Ma infatti NN è un ENTE!
Esso non riesce a
costituirsi come l’INFINITAMENTE
OPPOSTO all’essere, proprio perché la posizione del suo significare come
negazione dell’essere lo ACCOMUNA
all’essere stesso, sì che NN
NON RIESCA a significare concretamente come l’assolutamente differente
dall’essere proprio nel momento in cui NN significa l’assolutamente altro
dall’essere!
20)- EDS: <<Perciò
va detto: ciò che è in relazione semantica con gli altri significati è il
termine positivo “nulla” giamnai il nulla momento che quel positivo indica>>.
Per non ripetermi,
vedasi quanto detto sopra ai punti (13), (14), (15), (16), (18) e (19)…
21)- EDS: <<Punto
5: Tu dici: se il positivo significare del nulla non ha un referente
autonomo, allora non significa nulla. Ma questa è propriamente la
riproposizione dell’aporia o contraddizione che il linguaggio produce: il
designante è il designato, se non c’è designato non c’è designante. Ma ogni
designato è un significare originario tranne il nulla, anzi proprio il fatto
che il nulla possa porsi come positivo testimonia la contraddizione che il
linguaggio è in sé. Il bias dipende tutto da ciò>>.
Infatti: <<se
non c’è designato [NN]
non c’è designante [PS]>>.
È quanto vado
dicendo da un po’.
Ma quindi, se non
c’è l’uno senza l’altro, allora vuol dire che il designante è DISTINTO dal
designato, tanto quanto PS
è DISTINTO da NN.
E questo, ripeto, è
ciò che dico io, perché EDS afferma invece che NN NON sta in relazione con PS (rileggasi i punti 18
e 19), e non vi sta perché, a suo dire nel punto (16) <<la relazione
appartiene al positivo significare, non al nulla-momento>>!
22)- EDS: <<Dunque
il termine “nulla” è precisamente il caso-limite in cui il significare non
indica un positivo, bensì l’assoluta negazione di ogni positivo. Il nulla non è
un referente come lo è un albero, una casa, un pensiero, un numero, una
relazione. Se fosse un referente di questo tipo, sarebbe un essente>>.
Temo di NO.
Se il nulla non
fosse un referente, EDS non potrebbe neppure scrivere che il <<nulla non è un referente>>,
perché VI SI STA RIFERENDO
proprio negando che esso sia un referente!
Infatti, CHE COS’È
quel <<nulla>>
che compare nella sua frase: <<il nulla non è un referente>>, se non il
REFERENTE di: <<non è un referente>>?
Pertanto, che il
nulla non sia un referente, è affermazione auto-contraddittoria…
23)- EDS: <<Il
positivo significare del nulla non ha davanti a sé un oggetto chiamato “nulla”.
Esso significa l’impossibilità che vi sia un oggetto corrispondente>>.
Ma PS ha davanti a sé un SIGNIFICATO,
precisamente NN,
ed NN,
proprio significando <<l’impossibilità che vi sia un oggetto
corrispondente>>, significa IN SÉ e PER SÉ <<l’impossibilità
che vi sia un oggetto corrispondente>>, altrimenti non
significherebbe neppure questo!
Ciò ripristina
quella relazione oppositiva tra NN e PS,
e ripristina inevitabilmente, perciò, quel tratto ad essi COMUNE, facendo sì che NN non riesca a
significare l’INFINITAMENTE
altro/diverso dall’essere ma soltanto il FINITAMENTE altro dall’essere….
24)- EDS: <<Il
contrario è incontrovertibilmente falso perché pretende che, per significare,
il termine “nulla” debba avere un referente positivo. Ma se il nulla avesse un
referente positivo, non sarebbe nulla. Sarebbe qualcosa. Dunque il termine
“nulla” significa, ma significa l’assoluta assenza di ogni positivo referente>>.
NON è così.
Sebbene NN sia un significato
negativo, esso è pur sempre SIGNIFICANTE.
Quindi, ANCHE in
quanto negativo, il significato NN deve costituire l’esatto opposto di PS (e viceversa):
questa chiamasi
RELAZIONE.
In questa INNEGABILE RELAZIONE,
NN è altresì
un positivo nella misura in cui È in relazione con il suo PS.
Perciò, in questa
inevitabile RELAZIONE, NN,
in quanto significante come negazione di PS, ha IN COMUNE
con PS di essere
anch’esso una negazione, ché, se non la fosse, allora NN NON si
distinguerebbe da PS
e quindi NN
e PS non
significherebbero gli assolutamente opposti.
Senonché, anche AFFERMANDO
di significare gli ASSOLUTAMENTE
opposti, NEGANO
al contempo di esser gli ASSOLUTAMENTE
opposti.
25)- EDS: <<Punto
6: Tu dici: se il puro nulla non significa da sé, allora il positivo
significare del nulla non può essere positivo significare del nulla.
Ma qui si
attribuisce al puro nulla una capacità: la capacità di significare. E se il
puro nulla significa, allora è già un significante. Ma ogni significante è
positivo. Dunque non sarebbe più puro nulla. Il nulla-momento non significa da
sé. È il positivo significare che significa il nulla-momento come assoluta
insignificanza>>.
Ma l’ho già detto
e ripetuto INNUMEREVOLI VOLTE.
Il <<puro
nulla>> o
NN, DEVE
avere già in sé almeno _ come minimo requisito per poter essere un significato
NEGATIVO significante perciò l’opposto del positivo o dell’essere _ la propria
specifica significazione, altrimenti NON AVREBBE SENSO LA SUA PRESENZA nella
sintesi.
Lo vogliamo
recepire oppure no?
EDS: <<E
se il puro nulla significa, allora è già un significante>>;
ma certo che NN è
già significante!
Lo dice a chiare
lettere lo stesso Severino, ossia che ENTRAMBI i momenti sono SIGNIFICANTI,
altrimenti non avremmo alcuna sintesi autocontraddicentesi!
EDS: <<Ma
ogni significante è positivo. Dunque non sarebbe più puro nulla>>;
ma anche NN o <<puro
nulla>>, in quanto NEGATIVAMENTE SIGNIFICANTE, è già, appunto, un SIGNIFICANTE!
Altrimenti esso
NON significherebbe neppure l’assenza-di-significato, e quindi, ri-ripeto per l’ennesima volta,
NON avremmo alcuna sintesi, giacché questa non può consistere in UN SOLO SIGNIFICATO!
EDS: <<Il
nulla-momento non significa da sé. È il positivo significare che significa il
nulla-momento come assoluta insignificanza>>;
ma Santo Cielo,
già il fatto di dire: <<il nulla momento>> equivale ad aver indicato UN
SIGNIFICATO già di per sé intelligibile.
Per cui il PS funge da ESSERE ossia da POSIZIONE o POSITIVITÀ di NN la quale POSITIVITÀ, proprio in
quanto è POSITIVITÀ,
confligge con NN
che perciò già da sé significa e deve significare la pura NEGATIVITÀ, altrimenti PS NON entrerebbe in
contraddizione con NN,
se quest’ultimo già di per sé non significasse l’OPPOSTO o il CONTRADDITTORIO
di PS !
26)- EDS: <<Il
contrario è incontrovertibilmente falso perché dice: il puro nulla deve
significare in sé.
Ma “significare
in sé” è già essere. È essere un significante. È avere identità. È avere
determinatezza. È avere funzione semantica.
Dunque un puro
nulla che significa da sé non è puro nulla.
La formula
corretta è:
il termine
positivo “nulla” significa il nulla-momento;
il
nulla-momento non significa da sé, perché, se significasse da sé, sarebbe già
positivo>>.
Non solo il
<<contrario>> NON è <<incontrovertibilmente falso>>,
bensì è falso che NN non debba già <<significare in sé>>!
Infatti, lo ripeto per l’ultima volta,
se NN non
significasse GIÀ DI PER SÉ distintamente da PS, allora PS non potrebbe costituirsi come la POSIZIONE di NN il quale NN, entrando in
contraddizione con PS,
genera la contraddizione del NULLA come significato autocontraddicentesi!
Ripeto: se NN non significasse
già di per sé, NON vi sarebbe il significato auto-contraddicentesi giacché,
affinché vi sia, NN
_ esso! _ deve già significare l’opposto di PS il quale PS, essendo la POSIZIONE ( = l’essere) di NN, fa scaturire la
contraddizione tra NN
e PS perché PS o POSITIVO entifica NN che invece significa
l’assolutamente non-POSITIVO,
ed è per questo conflitto che il significato concreto NULLA è un significato
auto-contraddicentesi!
27)- EDS: <<Punto
7: Tu dici: se il puro nulla è puro nulla e non puro non-nulla, allora deve
essere identico a sé. Ma anche qui si trasferisce al nulla ciò che
appartiene solo al positivo significare. Il termine positivo “nulla” è identico
a sé come termine autocontraddittorio. Ma il nulla-momento non è identico a sé,
perché dire “il nulla è identico a sé” significa già dire “il nulla è”. L’identità
appartiene all’essente. Ogni essente è sé. Ma il nulla non è un essente. Dunque
non può essere identico a sé come se fosse una determinazione>>.
Severino stesso ha
numerose volte precisato come NN e PS
siano E-N-T-R-A-M-B-I significati INCONTRADDITTORI!
È chiaro sin qui?
Ora, che cosa
implica esser dei significati INCONTRADDITTORI?
Implica che
CIASCUN significato sia e significhi IDENTICAMENTE A SÉ STESSO e differisca perciò
dall’altro.
Quindi, va da sé
che ANCHE NN,
essendo un significato incontraddittorio, sia IDENTICO A SÉ e differente da PS.
Al che EDS
osserva:
<<Il
termine positivo “nulla” è identico a sé come termine autocontraddittorio>>.
N-O-O-O-O!!!
Sto parlando di NN, non del NULLA
come significato autocontraddicentesi composto dalla sintesi tra NN e PS!
Ed NN è un significato I-N-C-O-N-T-R-A-D-D-I-T-T-O-R-I-O
tanto quanto lo è PS
(pur essendo di segno OPPOSTO).
Osserva ancora
EDS: <<Ma il nulla-momento non è identico a sé, perché dire “il nulla
è identico a sé” significa già dire “il nulla è”>>;
ma questo EDS lo
dovrebbe dire a Severino, per il quale E-N-T-R-A-M-B-I i significati sono
incontraddittoriamente significanti!
Peraltro, mi
sembra che EDS continui a confondere NN con il NULLA quale significato
autocontraddicentesi.
Qui si sta parlando
di NN, che è
uno dei due momenti della sintesi.
NN è
un significato incontraddittorio e perciò SIGNIFICA CIÒ CHE SIGNIFICA, quindi è
IDENTICO A
SÉ e differente dal suo PS.
Dopodiché, EDS
osserva: <<L’identità appartiene all’essente. Ogni essente è sé. Ma il
nulla non è un essente. Dunque non può essere identico a sé come se fosse una
determinazione>>.
Questo è infatti
un altro aspetto per il quale la soluzione dell’aporia del nulla
severinana NON
FUNZIONA.
Il nulla, infatti,
non dovrebbe essere significante come IDENTICO-A-SÉ, altrimenti sarebbe un
altro ESSENTE, giacché l’identità è la legge ontologica di qualsiasi essente.
Ma, se non
significa come identico-a-sé, allora il nulla NON significa neppure il nulla, e quindi NON
staremmo parlando del nulla
quale negazione dell’identità con sé.
28)- EDS: <<Il
contrario è incontrovertibilmente falso perché afferma: il nulla è identico a
sé. Ma questa formula contiene già l’essere del nulla: “il nulla è”. E questo è
esattamente ciò che viene negato. Dunque: non il nulla-momento è identico a sé;
il termine positivo “nulla” è identico a sé come significato
autocontraddittorio>>.
Mi si scuserà, ma mi
ritrovo dinanzi per l’ennesima volta questa frase:
<<Il
contrario è incontrovertibilmente falso perché>>?
Mi sorge il
sospetto che io stia interloquendo con l’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, anziché con
EDS…
Ma comunque,
proseguo.
È invece
incontrovertibilmente FALSO
che il nulla ( = il puro nulla: NN) NON sia identico a sé, altrimenti, come
già osservato, il nulla a cui ci stiamo riferendo NON sarebbe il nulla appunto
perché, se NON fosse identico a sé e quindi se il nulla NON SIGNIFICASSE
incontraddittoriamente IL NULLA, staremmo parlando di un essente.
Ma ecco, il nulla
SIGNIFICA incontraddittoriamente IL NULLA, quindi il nulla è un ESSENTE…
Prosegue EDS:
<<Dunque: non il nulla-momento è identico a sé; il termine positivo
“nulla” è identico a sé come significato autocontraddittorio>>.
Allora, per la miliardesima volta, ripeto:
è LO STESSO SEVERINO ad affermare che NN cioè il puro nulla quale momento
della sintesi, sia I-N-C-O-N-T-R-A-D-D-I-T-T-O-R-I-A-M-N-T-E
SIGNIFICANTE!
Ma si capisce ciò
che scrivo, oppure andiamo avanti con gli occhi bendati?
29)- EDS: <<Punto
8: Tu dici: essere e nulla sono accomunati dal fatto di essere
reciprocamente opposti. E qui oltre il richiamo alla mia risposta al punto
3 aggiungo: questa comunanza esiste solo tra positivi. Due differenti positivi
possono avere qualcosa in comune perché entrambi sono essenti. Una casa e un
albero sono diversi, ma hanno in comune l’essere. Un pensiero e un corpo sono
diversi, ma hanno in comune l’essere. Una relazione e un numero sono diversi,
ma hanno in comune il non essere nulla. Ma il nulla non ha in comune l’essere,
perché non è>>.
Senonché, qui, EDS
non fa altro che reiterare la PREMESSA DA DIMOSTRARE, ossia che siccome il
nulla non è un essente, allora esso non può avere niente in comune con
l’essere, altrimenti il nulla sarebbe un essente, per cui la suddetta <<comunanza
esiste solo tra positivi>>…
Ma ciò è quanto
vado negando ormai da ben TRE
post, sebbene veda che non se ne sia tenuto conto alcuno, visto la continua
reiterazione della solita tesi che viene avanzata come se niente fosse…
Da ciò devo
dedurre che NON SI SIA COMPRESO la mia critica, nonostante l’abbia ripetuta ed
argomentata in DUE post piuttosto lunghi e dettagliati...
EDS scrive che
<<il nulla non ha in comune l’essere, perché non è>>.
Questo lo sappiamo
tutti, ma è appunto QUI che tale asserzione si contraddice nel mentre che afferma che il
nulla non abbia <<nulla in comune con l’essere>>.
Ora, questo post è
già troppo lungo, per cui debbo rinviare a rileggere CON MAGGIOR ATTENZIONE non
solo i post nn. 194 e
195, ma anche a
ricominciare DACCAPO nella lettura dei vari punti di QUESTO stesso post…
30)- EDS: <<Il
contrario è incontrovertibilmente falso perché, se il nulla avesse in comune
qualcosa con l’essere, allora il nulla sarebbe in identità con l’essere cioè
sarebbe l messere cioè la totalità dei positivi e dunque significanti. Ma ciò
che è incluso nella totalità dei significati positivi è il termine “nulla”, non
il nulla-momento. Il nulla-momento non è incluso. È significato come esclusione
assoluta. Dunque: il termine “nulla” appartiene al campo del positivo
significare; il nulla-momento non appartiene ad alcun campo, perché non è>>.
Ora, al contrario,
è FALSO che
il nulla NON abbia un tratto IN COMUNE con
l’essere, e per sincerarsene, rimando nuovamente ai due precedenti post 194 e 195 nonché inviterei a
RILEGGERE ATTENTAMENTE questo…
31)- EDS: <<Punto
9: Tu dici: se essere e nulla hanno qualcosa in comune, allora la loro
opposizione non è infinita ma finita. Ma la premessa è falsa: essere e
nulla non hanno qualcosa in comune. Ha qualcosa in comune con gli altri
positivi soltanto il termine positivo “nulla”. Il nulla-momento non è un
termine che condivida proprietà. Dunque non vi è alcun accorciamento
dell’opposizione>>.
Niente affatto, la
premessa NON è falsa, perché, se lo fosse, allora essere e nulla NON sarebbero
i reciprocamente opposti, il che è TOTALMENTE ESCLUSO da Severino, oltre che da
una minima logicità del discorso.
E siccome, in
Severino, essi sono gli INFINITAMENTE
OPPOSTI, ecco allora che questa infinita opposizione SI RIBALTA NEL SUO
CONTRARIO proprio in forza della loro reciproca opposizione che funge da INNEGABILE tratto COMUNE ad ENTRAMBI.
Negare questo
tratto COMUNE,
significa NEGARE che essere e nulla siano gli INFINITAMENTE OPPOSTI…
EDS: <<Il
nulla-momento non è un termine che condivida proprietà. Dunque non vi è alcun
accorciamento dell’opposizione>>;
anche riguardo a
questo rilievo, nuovamente e per la milionesima volta, debbo rinviare ai due
precedenti post 194 e
195 nonché a RIPERCORRERE
QUESTO STESSO POST con gli occhi ben aperti…
32)- EDS: <<Il
contrario è incontrovertibilmente falso perché scambia il positivo significare
del nulla con il nulla significato. Ma se si scambia il positivo significare
del nulla con il nulla significato, si confonde l’essente con il nulla. E
questa è precisamente la contraddizione che Severino porta alla luce>>.
Ma anche qui, debbo
ripetermi anch’io per rispondere ad un ritornello la cui meccanica ripetitività comincia
ormai a puzzarmi di INTELLIGENZA ARTIFICIALE, ma spero di sbagliarmi...
Quindi: il
contrario NON È
AFFATTO <<incontrovertibilmente falso>> perché l’INNEGABILE DISTINZIONE
tra NN e PS tiene ben lontana l’eventualità
di CONFONDERLI, come ho già più volte indicato, giacché una qualsivoglia opposizione
prevede innegabilmente la presenza di almeno DUE significati, e ciò
TOGLIE alla radice qualsiasi accusa di CONFUSIONE…
33)- EDS: <<Punto
10: Qui bisogna riprendere la mia risposta al decisivo punto 3: Tu parli dell’opposizione
tra essere e nulla come se Severino ponesse da un lato “l’Essere” e dall’altro
“il Nulla”. Ma questa è un’ipostatizzazione. E l’ipostatizzazione dell’essere è
fede. Severino non parte da un Essere astratto, separato dagli essenti. Parte
dall’apparire dei differenti. Appare questo colore, questo suono, questo
pensiero, questa parola, questa relazione, questa obiezione, questa illusione.
Ciascuno appare come sé e non come nulla. L’essere è il loro non essere niente.
Dunque l’opposizione originaria non è la scena mitologica di due assoluti
contrapposti, Essere e Nulla. È l’apparire concreto del positivo come
non-niente>>.
Macché <<ipostatizzazione>>,
suvvia! …NON vi è
nessuna ipostatizzazione, a meno che non sia lo stesso Severino ad
ipostatizzare il nulla laddove dice che:
<<non porre il nulla significa essere nell’impossibilità
di escludere che l’essere sia nulla. Non solo, ma non può essere posto nemmeno
l’essere. Si è infatti accennato sopra che il «nulla» appartiene al significato
«essere»: sì che non porre il nulla significa non porre nemmeno l’essere, non
porre l’essere significa non porre nulla. Negare la posizione del nulla
significa pertanto negare l’orizzonte della totalità dell’immediato.
L’appartenenza del significato «nulla» al significato «essere» è rilevabile
immediatamente; e così pure, che la posizione di un qualsiasi significato
implichi la posizione del significato «essere» è immediatamente rilevabile>>. (La struttura originaria; Adelphi,
pag. 211).
Ora, è chiaro per
chiunque che tale nulla, affinché l’essere possa escludere di esser il nulla,
debba PORSI IN RELAZIONE con l’essere!
Altrimenti <<non può essere posto nemmeno l’essere>>!
Tant’è vero che _
dice Severino _: <<non porre il nulla
significa non porre nemmeno l’essere, non porre l’essere significa non porre
nulla>>.
Più chiaro di così
si muore.
D’altronde EDS non
si accorge di aver già confermato il mio discorso, dove scrive che ciascun
essente <<appare come sé e non come nulla. L’essere è il loro non
essere niente. Dunque l’opposizione originaria non è la scena mitologica di due
assoluti contrapposti, Essere e Nulla. È l’apparire concreto del positivo come
non-niente>>.
Non si accorge,
cioè di essersi AUTO-SMENTITA da sola, perché affermare che l’opposizione
originaria consista nell’<<apparire concreto del positivo come non-niente>>,
implica che tale <<non-niente>>
sia quell’OPPOSTO nei confronti del quale il <<concreto del positivo>>
appunto si OPPONE!
Se infatti ciascun
essente <<appare come sé e non come nulla>>, ecco che il
nulla è già posto NELLA
RELAZIONE OPPOSITIVA con l’essente
che <<appare come sé>> anziché <<come nulla>>!
34)- EDS: <<Il
contrario è incontrovertibilmente falso perché, per negare che il positivo sia
non-niente, bisogna pur porre quel positivo. Ma, ponendolo, lo si pone come
qualcosa che appare, dunque come non-niente>>.
Il fatto è che NESSUNO, qui, ha mai negato
<<che il positivo sia non-niente>>!
Non è questo il
tema del discorso!
Infatti, è proprio
perché NON
si deve negare <<che il positivo sia non-niente>>,
che tale positivo DEVE
stare IN RELAZIONE con il <<non-niente>>, altrimenti COME
farebbe il positivo a negare di essere il <<non-niente>>???
Rileggiamo Severino:
<<non porre il nulla significa essere nell’impossibilità
di escludere che l’essere sia nulla. Non solo, ma non può essere posto nemmeno
l’essere. Si è infatti accennato sopra che il «nulla» appartiene al significato
«essere»: sì che non porre il nulla significa non porre nemmeno l’essere, non
porre l’essere significa non porre nulla. Negare la posizione del nulla
significa pertanto negare l’orizzonte della totalità dell’immediato>>…
35)- EDS: <<Punto
11: Per questo Severino non è semplicemente “neoparmenideo”. Parmenide vede che
l’essere non è nulla, ma tende a perdere le differenze, riducendole a nomi.
Severino invece parte dall’apparire delle differenze e mostra che ciascuna
differenza, proprio perché è, non è nulla. Quindi Severino oltrepassa Parmenide
perché salva gli essenti. Ma oltrepassa anche Eraclito, perché non concede che
i differenti divengano altro da sé, sorgendo dal nulla e ritornando nel nulla. L’incontrovertibilità
del destino sta proprio nell’inscindibilità di momento logico e momento
fenomenologico: Il contrario è incontrovertibilmente falso perché, per negare
che il differente sia sé, bisogna distinguere quel differente da ciò che non è.
Ma questa distinzione riafferma ciò che si intende negare>>.
Ho riportato per
completezza questo brano di EDS, anche se NULLA C’ENTRA col nostro discorso…
36)- EDS: <<Punto
12: Il vero errore della tua critica sta qui: tu prendi l’aporia del nulla, che
Severino riconosce e tematizza, e la trasformi in una confutazione del destino.
Ma l’aporia del nulla non confuta il destino. Lo conferma. Infatti, ogni volta
che si tenta di pensare il nulla momento come qualcosa, lo si trasforma in un
positivo che è invece il suo indicarlo. Ma proprio questo mostra che il nulla
non riesce mai a costituirsi come un termine autonomo>>.
NO, io ho invece
riportato la (tentata) SOLUZIONE
di Severino all’aporia del nulla, non la semplice aporia.
Ed ho tentato di
argomentare come tale SOLUZIONE NON RISOLVA
detta aporia, la quale, perciò, è destinata a rimanere tale, cioè APORETICA, giacché
il nulla ritenuto <<puro nulla>> NON RIESCE ciò nonostante a
non ritrovarsi ENTIFICATO
proprio in virtù della stessa OPPOSIZIONE essere-nulla che avrebbe dovuto
garantire l’INFINITA
distanza semantico-ontologica dell’essere dal nulla e viceversa.
EDS: <<Ma
l’aporia del nulla non confuta il destino. Lo conferma>>:
NO
NO, SBAGLIATO.
Ciò che dovrebbe dovuto
CONFERMARE il destino severiniano, sarebbe dovuto essere la SOLUZIONE dell’aporia
del nulla, NON la
stessa aporia del nulla, come invece scrive EDS, appunto perché, essendo un’aporia,
senza una qualche soluzione la sua presenza inficerebbe qualsiasi edificio
teoretico che vorrebbe far del nulla l’INFINITAMENTE altro dall’essere (e viceversa)!
Quindi l’aporia
del nulla NON CONFERMA il destino, perché il <<disperato>>
( = massimo Donà) tentativo di risolverla da parte di Severino, NON è riuscito nell’intento
di risolverla, sì che il destino resti AFFERMATO-E-CONFUTATO IN UNO…
EDS: << Ma
proprio questo mostra che il nulla non riesce mai a costituirsi come un termine
autonomo>>.
Per l’ennesima
smentita di questa tesi, rimando nuovamente ai post nn. 194 e 195 nonché alla RILETTURA
di questo stesso post…
37)- Concludendo,
scrive EDS:
<<Punto
13: Roberto, la tua critica presuppone che il nulla-momento sia un termine
distinto, relazionato, opposto, identico a sé, capace di stare di fronte al
positivo significare. Ma questo è già entificare il nulla. Per Severino,
invece, il “nulla” è un unico termine autocontraddittorio: il positivo
significare dell’assoluta insignificanza. I due momenti — positivo significare
e nulla-momento — non sono due termini separabili, ma i momenti inseparabili
dell’unico significato autocontraddittorio “nulla”. Se li separi, o nullifichi
il significare o entifichi il nulla. Perciò non vi è alcuna comunanza tra
essere e nulla. Vi è comunanza solo tra i positivi, e il termine “nulla”
appartiene al campo dei positivi solo come significato autocontraddittorio. Il
nulla-momento, invece, non appartiene a nulla, perché non è>>.
Anche a tutto ciò
ho già determinatamente risposto
SOPRA, IN PIÙ PASSAGGI, per cui inviterei a rileggere tutto con
maggior attenzione, GRAZIE MILLE.
Roberto Fiaschi
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