giovedì 18 giugno 2026

202)- QUALE DIO: «TEISTA», OPPURE «NON-TEISTA»?

Dal punto di vista cristiano, L’UNO L’ALTRO, perché nel Cristianesimo vige un (o meglio: IL) PANENTEISMO TRINITARIO.

Qui, però, FINGERÒ che il <<teismo classico>> coincida col Dio del Cristianesimo.

Pertanto, mi limiterò a riportare le parti salienti, via via commentandole, di un articolo favorevole al Dio non-teista, scritto da Martin Thielen (d’ora in poi: MT), <<pastore metodista in pensione, autore di bestseller ed ex pastore di una mega-chiesa>>, reperibile al link: https://progressivechristianity.org/resource/the-god-i-do-believe-in-part-ii/ (Progressive Christianity), per saggiare la consistenza del cosiddetto Dio non-teista.

Esso è intitolato: <<IL DIO IN CUI CREDO – PARTE II>> (15 dicembre 2025).

Scrive MT:

<<La maggior parte dei cristiani in tutto il mondo continua ad affermare la fede in un Dio personale e onnipotente che si prende cura del mondo in modo provvidenziale, interviene in modo soprannaturale, esaudisce le preghiere e compie miracoli. In breve, la maggior parte delle persone di fede aderisce ancora al teismo classico. E io rispetto chi sostiene questa visione storica ortodossa. L'ho condivisa anch'io per molti anni, e ha soddisfatto molte esigenze importanti della mia vita>>.

Mi pare che la rappresentazione del Dio-teista disegnata da MT sia piuttosto GROSSOLANA e del tutto IGNARA delle innumerevoli discussioni teologiche presenti e passate. Dopo un simile ritratto del Dio teista ai limiti del caricaturale, che MT ritiene coincidere (ERRANDO!) sostanzialmente con il Dio dei CRISTIANI, egli passa a descrivere le ragioni che lo hanno spinto ad abbandonarlo in favore del Dio non-teista.

MT:

<<Tuttavia, per me (e per un numero crescente di altre persone), questi antichi concetti teistici su Dio sono diventati impossibili da credere nel mondo moderno. Per citare il compianto vescovo John Shelby Spong: "Il cuore non può adorare ciò in cui la mente non può credere">>.

E quale sarà quel Dio a cui <<la mente non può credere>>?

La mente forse CONOSCE già come Dio debba essere affinché possa credervi?

Ma, qualora lo CONOSCESSE già, che bisogno avrebbe di CREDERVI?

Insomma, la mente pretenderebbe, di volta in volta, un Dio ADEGUATO alle sue (della mente) capacità, e quindi un Dio ad IMMAGINE e SOMIGLIANZA della mente umana, un suo prodotto onde potersi rispecchiare e quindi, alla fine, identificarvisi. 

In sostanza, l'ennesima riedizione della celebre promessa:

Eritis sicut Deus...

MT:

<<Dopo decenni di dubbi, riflessioni, meditazioni e studi, non credo più nel Dio dei dogmi del IV secolo o della teologia sistematica ortodossa. Il Dio in cui credo è molto meno definibile e prevedibile. Invece di concepire Dio come una divinità personale, simile all'uomo e soprannaturale, lo immagino come lo Spirito misterioso, creativo, connettivo, evolutivo, intelligente, vitale, energetico e animatore dell'universo. Certo, la mia visione potrebbe non essere corretta. Ma è qui che mi trovo attualmente nel mio cammino spirituale. E non sono l'unico>>.

Ciò presuppone ERRONEAMENTE che il classico Dio-teista NON sia uno <<Spirito misterioso, creativo, connettivo, evolutivo, intelligente, vitale, energetico e animatore dell'universo>>, il che è ben lungi dal vero.

Lo presuppone ERRONEAMENTE sulla base di un’immagine di Dio distorta ed infantile  della quale, indubbiamente, si sono purtroppo resi responsabili troppi teologi/catechisti/predicatori…

D’altronde, ove MT scrive: <<lo immagino come […]>>, non sta forse dicendoci che il suo Dio sia fatto ad IMMAGINE, appunto, di come EGLI lo IMMAGINA?

MT:

<<Affermare un Dio non teistico richiede una grande dose di modestia teologica. Come mi disse una volta un lettore di Doubter's Parish, affermare questa visione non tradizionale di Dio è come "tuffarsi a dorso nell'inconoscibile". Con questo modello nebuloso di Dio, la certezza e la chiarezza assolute non sono possibili. Al contrario, regnano il mistero e l'ambiguità. Descrivere Dio come Spirito, forza vitale ed energetica, mi ricorda un vecchio film intitolato "Figli di un dio minore". Una scena toccante del film mostra un uomo che ascolta con gioia musica classica. Una donna sorda gli chiede di descrivere il suono della musica. Con il linguaggio dei segni e gesti interpretativi, lui fa del suo meglio, ma alla fine si arrende e dice: "Non posso". È impossibile descrivere a parole e con segni il suono della musica. È altrettanto impossibile descrivere a parole o con immagini l'aspetto di un Dio non soprannaturale e non teistico. Ed è proprio per questo che mi affascina così tanto. Come disse Sant'Agostino: "Se lo capisci, non è Dio". E come Mosè apprese presso un misterioso roveto ardente nel deserto tanto tempo fa, non si può dare a Dio un nome che lo definisca e lo limiti, rinchiuderlo in una scatola e addomesticarlo. Al contrario, lo Spirito che anima la vita dell'universo si autodefinisce come "Io sono ciò che sono".  […] Mosè dona poi agli Israeliti le tavole di pietra con i Dieci Comandamenti di Dio, ai quali si deve obbedire fedelmente. Questa visione teistica tradizionale di un Dio maschile e potente che ascolta le preghiere, compie miracoli ed esige obbedienza è ancora oggi condivisa da un gran numero di credenti. Nata nel 1977, la saga cinematografica di Star Wars ha generato più di una dozzina di film e altri spin-off. La saga di Star Wars è troppo complessa per essere riassunta qui. Ma una costante nell'universo di Star Wars è la presenza della "Forza", come nella frase "Che la Forza sia con te". Tuttavia, la Forza non è una divinità tradizionale né una religione organizzata. Il fenomeno di Star Wars può illustrare il crescente numero di persone che abbracciano espressioni di fede non tradizionali. Per loro, Dio non è un Padre celeste personale e soprannaturale, ma uno Spirito vitale/energetico che permea l'universo. Chi condivide questa visione ha abbandonato la credenza in un Dio teistico. Tuttavia, afferma ancora la fede in una spiritualità che ricerca la bontà, l'amore e la giustizia nel mondo, e desidera impegnarsi in questo nobile sforzo. In breve, io (insieme a molte altre persone) sono passato da una concezione teistica di Dio, basata sui Dieci Comandamenti, a un modello non teistico, ispirato a Star Wars. Questo Dio non può essere racchiuso in uno schema predefinito e compreso appieno. Al contrario, questa visione di Dio implica molta ambiguità e incertezza>>.

Dopodiché, MT passa ad enunciare i <<PUNTI DI FORZA DELLA TEOLOGIA NON TEISTICA

<<Ogni modello teologico ha punti di forza e di debolezza. Questo vale certamente anche per una concezione non teistica di Dio come forza vitale/energia. Ora ne esaminerò alcuni. Da un lato, questa visione presenta molti aspetti positivi. Innanzitutto, è credibile nell'era scientifica moderna. Per un numero crescente di persone, credere in un Dio teistico tradizionale, personale, sovrumano e interventista che controlla il mondo è come credere alla fatina dei denti, al coniglietto pasquale e a Babbo Natale. Una visione non teistica, almeno per molti, ha una sua validità intellettuale. Appare loro più reale, onesta e autentica. Molti sostenitori di questa visione ne apprezzano lo spirito non esclusivo. Un Dio non tradizionale non è limitato a una specifica tradizione religiosa. Le persone non devono scegliere tra cristianesimo, ebraismo, islam, induismo, buddismo o una fede più orientata all'umanesimo. Un Dio non teistico può "operare" in qualsiasi tradizione religiosa o anche in nessuna. Come cristiano non tradizionale che cerca comunque di seguire Gesù, per me funziona certamente. Si potrebbero aggiungere molti altri aspetti positivi. Ad esempio, una visione non teistica di Dio permette alle persone di lasciar andare la rabbia verso Dio per non essere intervenuto provvidenzialmente per alleviare la sofferenza. Un Dio non teistico non interviene e non può intervenire nel mondo. Non è questo ciò che un Dio non teistico è o ciò che fa. Invece di essere un Dio interventista "soprannaturale", un Dio non teistico è un Dio "soprannaturale" che abita e anima il mondo naturale>>.

Quindi, la domanda è:

DAVVERO la <<visione non teistica di Dio è l'unica soluzione ragionevole che vedo al gigantesco problema teologico della sofferenza>>?

Premesso che la fede in Dio (teista o meno), NON si pone mai come una <<soluzione ragionevole al gigantesco problema teologico della sofferenza>>, giacché Dio non offre SOLUZIONI TEORETICHE bensì indicazioni per la vita (terrena ed eterna).

Ciò detto, per rispondere alla suddetta domanda, bisogna ripercorrere i (reali o presunti) <<PUNTI DI FORZA DELLA TEOLOGIA NON TEISTICA>> ed i suoi <<molti aspetti positivi>> elencati da MT.

Rivediamoli:

1)- il Dio non-teista sarebbe <<credibile nell'era scientifica moderna. Per un numero crescente di persone, credere in un Dio teistico tradizionale, personale, sovrumano e interventista che controlla il mondo è come credere alla fatina dei denti, al coniglietto pasquale e a Babbo Natale>>.

Peccato che una CREDIBILITÀ posta al traino della scienza moderna sia destinata a CROLLARE allorquando la scienza MODIFICHERÀ le proprie teorie ed i propri paradigmi…

Inoltre, MT finora NON ha precisato QUALI sarebbero i <<punti di forza>> intrinseci all’esser non-PERSONALE, non-SOVRUMANO e non-INTERVENTISTA rispetto all’esser PERSONALE, SOVRUMANO (che vorrà dire?) e INTERVENTISTA, per cui mi aspetto di reperir la loro critica proseguendo nella lettura del suo articolo.

Per quanto invece riguarda l’equiparazione di Dio alla <<fatina dei denti, al coniglietto pasquale e a Babbo Natale>>, tutto ciò dipende dall’educazione teologica intrapresa, e certamente chi fa tale equiparazione NON ha verosimilmente speso una sola ora a studiare l’A-B-C della teologia e della filosofia, essendosi ben più probabilmente accontentato dei più immediati luoghi comuni orecchiati da ‘catechismi’ altrettanto poco accorti…

2)- Il Dio non-teista possiederebbe uno <<spirito non esclusivo. Un Dio non tradizionale non è limitato a una specifica tradizione religiosa. Le persone non devono scegliere tra cristianesimo, ebraismo, islam, induismo, buddismo o una fede più orientata all'umanesimo. Un Dio non teistico può "operare" in qualsiasi tradizione religiosa o anche in nessuna. Come cristiano non tradizionale che cerca comunque di seguire Gesù, per me funziona certamente>>.

No, il Dio non-teistico NON può non ESCLUDERE quelle teologie ove vige il Dio-teistico, tanto quanto lo stesso termine “non-teismo” ESCLUDE (NEGA) il significato di “teismo”, giacché la loro INCOMPATIBILITÀ è manifesta, altrimenti MT NON avrebbe abbandonato il Dio-teistico per abbracciare il Dio non-teistico, per cui NEMMENO il Dio non-teista può accampare la pretesa di possedere uno <<spirito non esclusivo>>.

Egli afferma che <<Come cristiano non tradizionale che cerca comunque di seguire Gesù, per me funziona certamente>> sì, ma A PAROLE: di fatto, ripeto, egli ha ABBANDONATO ( = ESCLUSO!) il Dio-teistico a favore di una concezione non-teistica, altrimenti non avrebbe scritto una sola parola di questo articolo…

Non a caso MT ha affermato (ingenuamente) che il Dio non-teista sia l’<<UNICA soluzione ragionevole>>!

Se infatti essa è l’UNICA, allora vuol dire che ESCLUDE tutte le altre!

3)- Secondo MT: <<una visione non teistica di Dio permette alle persone di lasciar andare la rabbia verso Dio per non essere intervenuto provvidenzialmente per alleviare la sofferenza. Un Dio non teistico non interviene e non può intervenire nel mondo. Non è questo ciò che un Dio non teistico è o ciò che fa. Invece di essere un Dio interventista "soprannaturale", un Dio non teistico è un Dio "soprannaturale" che abita e anima il mondo naturale>>. 

Ma ANIMARE <<il mondo naturale>> da parte del Dio non-teistico che cosa significa?

ANIMARLO senza INTERVENIRE in esso?

E come si può ANIMARE qualcosa senza che ciò implichi l’INTERVENTO della stessa ANIMAZIONE?

Se il Dio non-teistico <<abita e anima il mondo naturale>>, vorrà dire che esso VI INTERVIENE costantemente! 

Ricordiamo, infine, come lo stesso MT più sopra abbia scritto:

<<i non teisti vogliono tornare all'immagine originaria di Dio come Spirito universale misterioso, unificante, vitale, energetico e animatore>>.

Ciò non riconferma, forse, che il Dio non-teista INTERVENGA continuamente in quanto esso è <<energetico e animatore>> dell’intero universo?

A questo punto, constato quanto i TRE surriportati <<PUNTI DI FORZA DELLA TEOLOGIA NON TEISTICA>> siano, in realtà, tre banalissimi <<PUNTI>> di nessun peso, privi della benché minima <<FORZA>> persuasiva, oltre che teologicamente risibili…

Ma proseguiamo con la lettura di MT:

<<Una visione non teistica di Dio è l'unica soluzione ragionevole che vedo al gigantesco problema teologico della sofferenza. In un mondo di sofferenza brutale e schiacciante (sia nel mondo naturale che nella storia umana), un Dio onnipotente, onnisciente, soprannaturale e interventista è semplicemente incredulo per un gran numero di persone. Se quel Dio esistesse, il mondo sarebbe drasticamente diverso da come appare. Bastano poche sere passate a guardare il telegiornale per rendermi conto, almeno a me, che un Dio teistico non esiste. Per i non tradizionalisti come me, l'unica soluzione praticabile al problema della sofferenza (oltre all'ateismo) è adottare una visione non teistica di Dio>>.

Peccato, però, che MT NON ci dica in che cosa consista la sua <<unica soluzione ragionevole […] al gigantesco problema teologico della sofferenza>>.

Si limita ad asserirla, ma NON ne argomenta le ragioni.

Infatti, IN CHE MODO il Dio non-teistico sarebbe <<l'unica soluzione praticabile al problema della sofferenza>>?

Esso lascia la sofferenza non solo del tutto INTATTA, ma NON riesce neppure ad offrirsi quale sua <<soluzione ragionevole>> , tantomeno, come SPERANZA redentiva!

Anzi, PEGGIO:

in un universo permeato dal Dio non-teista, la sofferenza non potrà che essere CONNATURATA a quel Dio, tutt’UNO con esso, in quanto tale Dio _ dice MT _, <<abita e anima il mondo naturale>> essendo, di questo, lo <<Spirito universale misterioso, unificante, vitale, energetico e animatore>>!

Quindi, come non pensare che il Dio non-teista ANIMI anche le infinite sofferenze del mondo di cui esso è appunto l’<<animatore>> per eccellenza?   

Quindi: PERCHÉ ritenerla l’unica soluzione RAGIONEVOLE?

Forse perché non trattasi di un Dio-teistico che, potendo intervenire per eliminarla, non interviene?

Ma MT ha riflettuto sul PERCHÉ della sofferenza non-tolta di Gesù in croce?

Sul Suo grido oserei dire ATEO di disperazione e d’angoscia?

Temo di no…

Comunque, più sopra MT aveva osservato che il suo Dio <<non può essere racchiuso in uno schema predefinito e compreso appieno. Al contrario, questa visione di Dio implica molta ambiguità e incertezza>>.

Non solo, ma ha menzionato anche Sant’Agostino:

<<Se lo capisci, non è Dio>>!

Bene, ma allora perché parla continuamente del Dio non-teista come dell’<<unica soluzione RAGIONEVOLE>>?

Se il suo Dio è RAGIONEVOLE, come egli pretende, allora NON è il vero Dio…

Leggiamo ancora MT:

<<Questa visione teologica [non-teista] del mondo ricorda inoltre che un Dio teistico tradizionale non risolverà i problemi del mondo>>;

e CHI lo ha mai preteso?

Che mi risulti, solo i Testimoni di Geova ed affini…

MT:

<<Piuttosto, spetta a noi affrontare sfide urgenti come il cambiamento climatico, la violenza, il razzismo e la povertà. La convinzione che uno Spirito vitale avvolga e connetta l'intero universo fornisce un imperativo morale per agire in tal senso. In breve, siamo davvero i custodi dei nostri fratelli e sorelle (e del pianeta). Pertanto, una visione non teistica di Dio offre una forte motivazione a impegnarsi in un servizio compassionevole e nella giustizia sociale, che rappresenta uno dei suoi principali punti di forza>>.

Ma tutto questo è perfettamente noto, consaputo nonché attribuibile anche ai credenti del Dio-teista, e ben PRIMA che MT non solo scrivesse questo articolo, ma da MOLTO PRIMA che egli nascesse!

***

IN CONCLUSIONE:

indubbiamente nella teologia cristiana il LINGUAGGIO deve costantemente RIPENSARSI rendendosi comprensibile all’essere umano di oggi; deve sì abbandonare le antiche concezioni cosmologiche ma, al contempo, NON deve abbracciare acriticamente le attuali come se fossero verità indiscutibili, ultime e definitive, come ingenuamente mi pare che faccia MT.

Va da sé, però, che passare ad un Dio non-teista è una precisa scelta di campo, che nulla ha a che vedere con il linguaggio né con la presunta estromissione del Dio del Cristianesimo (che NON è il Dio teista malamente tratteggiato da MT) da parte di chissà quale scienza.

Ammettendo di esser <<passato da una concezione teistica di Dio, basata sui Dieci Comandamenti, a un modello non teistico, ispirato a Star Wars>>, MT sarà verosimilmente fautore di un universo permeato da un Dio non-teistico quale ANIMATORE di un perenne stato generalizzato di GUERRA tra le forze del bene e del male che caratterizza il nostro mondo; ciò comporta che questo suo Dio si costituisca altresì come l’ANIMATORE della SOFFERENZA stessa (altrimenti DONDE?) la quale, in nome del Dio non-teistico, MT dice di voler combattere (impegnandosi <<in un servizio compassionevole e nella giustizia sociale>>) trovandosi, perciò, a combattere CONTRO il suo stesso 'Dio'…

Auguri!

 

Roberto Fiaschi

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lunedì 15 giugno 2026

201)- «DIMOSTRARE LA NON DIVINITA' DI GESU'»?

 

Vorrei commentare un brano di Pietro Melis (d’ora in poi PM) tratto dal seguente link:

https://pietromelis.blogspot.com/2021/11/come-si-puo-dimostrare-la-non-divinita.html, intitolato:

<<COME SI PUO' DIMOSTRARE LA NON DIVINITA' DI GESU'. FALSITA' DEI VANGELI>>.

Leggiamolo tutto d’un fiato, con il dovuto tremore e timore di perdere la fede nella divinità di Gesù.

Esso recita:

<<Quanto segue è tratto dal mio libro E giustizia infine fu fatta. Sette giudici uccisi in sette giorni. E' parte del dialogo tra il protagonista e il cappellano dell'ospedale. Gesù appare un individuo abbastanza ignorante. Forse non conosceva nemmeno l’ebraico perché parlava in aramaico. Se fosse stato veramente figlio di Dio che gli sarebbe costato dire che le conoscenze scientifiche del suo tempo erano tutte sbagliate? Forse l’incarnazione gli aveva fatto perdere le conoscenze divine? Non era questo il suo compito, lo interruppe il cappellano. Venne su questa Terra per altri motivi. Per lasciare un messaggio morale e per dimostrare con i suoi miracoli e con la sua resurrezione che la vita umana aveva un destino ultraterreno. E se avesse detto qualcosa che riguardasse l’universo non sarebbe stato capito. Si ricordi che il famoso astronomo greco Aristarco dovette fuggire per scampare alla morte perché accusato di eresia nel suo sostenere che era la Terra che girava intorno al sole. E per questo è ritenuto oggi il Copernico dell’antichità. Se Gesù avesse detto una cosa simile sarebbe stato accusato anch’egli di eresia. Gli sarebbe stata aggiunta l’accusa di un’ulteriore bestemmia oltre a quella ingiusta di essersi proclamato re dei giudei. Egli doveva attenersi alle conoscenze che gli uomini avevano della natura. La sua risposta non mi convince affatto, rispose il prof. Petix. È vecchia come quella di Galileo, che cercò di salvare capra e cavoli, fede e scienza, nel suo inutile tentativo di salvarsi dalla condanna. Visto che Gesù è per lei Dio incarnato quale maggiore miracolo, maggiore anche della resurrezione, sarebbe stato per i posteri il suo dire la verità sull’universo. Si immagini un Gesù che avesse detto: tutto ciò che sinora avete pensato sulla natura è sbagliato. La Terra non è al centro del mondo. Adamo ed Eva non sono mai esistiti. L’uomo è il risultato di un’evoluzione durata milioni di anni. Sarebbe stata una vera rivoluzione, anche morale. Che cosa aveva da perdere dicendo ciò? Nulla. Sarebbe stato accusato anche per questo di eresia? E che doveva importargliene se già sapeva che sarebbe stato condannato a morte e che, anzi, doveva essere condannato a morte comunque perché si realizzasse la sua missione di salvezza dell’uomo dal peccato? Vede. Lei non ha capito che non è l’asserito miracolo della resurrezione che può indurre i non credenti a credere. Oggi tutti sarebbero credenti nel Dio cristiano se Gesù, ammesso che fosse figlio di Dio, avesse detto cose che sarebbero state un miracolo maggiore: l’avere detto delle verità sull’universo, oggi verificabili, dimostrando che solo una mente di origine divina avrebbe potuto dirle. Questa sarebbe stata la migliore testimonianza della sua divinità perché nessuno avrebbe potuto negarla. Infatti sarebbe stata verificabile. Mentre pochi credono nella sua resurrezione, non essendo verificabile. E se Gesù non è risorto, tutto è stato inutile perché in tal caso “la vostra fede è vana” ha scritto S. Paolo (Lettera 1 ai Corinzi, 15, 17). Io mi immagino un Gesù che, essendo figlio di Dio, avesse scritto su una pietra, per lasciarla ai posteri, la formula di Newton sulla gravitazione universale. Magari questa formula non avrebbe corrisposto esattamente alla realtà, vista la successiva relatività generale di Einstein, che l’ha ritenuta parzialmente valida inglobandola in essa, e non falsificandola, come credono gli ignoranti. Ma anche qualche filosofo della scienza come Karl Popper>>. 

***

PM: <<Gesù appare un individuo abbastanza ignorante. Forse non conosceva nemmeno l’ebraico perché parlava in aramaico>>.

Forse PM non sa che Gesù leggeva i rotoli del profeta Isaia nella sinagoga a Nazareth, mostrando così come la sua educazione religiosa gli permettesse di leggere e comprendere anche l'ebraico…

Ma, a parte ciò, focalizziamoci sulla tremenda nonché definitiva ‘DIMOSTRAZIONE’ (sic!) della <<NON DIVINITA' DI GESU'>> consistente, tale ‘DIMOSTRAZIONE’, nel fatto che Gesù non scrisse <<su una pietra>> <<la formula di Newton sulla gravitazione universale>> né che la <<Terra non è al centro del mondo. Adamo ed Eva non sono mai esistiti. L’uomo è il risultato di un’evoluzione durata milioni di anni>>.

E aggiunge PM: <<Se fosse stato veramente figlio di Dio che gli sarebbe costato dire che le conoscenze scientifiche del suo tempo erano tutte sbagliate?>>

Purtroppo PM valuta TUTTO nell’ottica delle <<conoscenze scientifiche>> capeggiate dal dio-Caso (vedi post precedente, n° 200), cosicché risulti impresa IMPOSSIBILE indurlo ad abbracciare uno sguardo più ampio che non sia immediatamente avallato dal suo scientismo.

Ed infatti si può constatare come PM, alias <<prof. Petix>>, sia totalmente refrattario alle risposte del <<cappellano dell'ospedale>>.

<<Non era questo il suo compito, lo interruppe il cappellano. Venne su questa Terra per altri motivi>>.

Ma ciò nonostante, il <<prof. Petix>> NON ci sente, ed infatti ribatte:

<<La sua risposta non mi convince affatto, rispose il prof. Petix. È vecchia come quella di Galileo, che cercò di salvare capra e cavoli, fede e scienza, nel suo inutile tentativo di salvarsi dalla condanna. Visto che Gesù è per lei Dio incarnato quale maggiore miracolo, maggiore anche della resurrezione, sarebbe stato per i posteri il suo dire la verità sull’universo. Si immagini un Gesù che avesse detto: tutto ciò che sinora avete pensato sulla natura è sbagliato. La Terra non è al centro del mondo. Adamo ed Eva non sono mai esistiti. L’uomo è il risultato di un’evoluzione durata milioni di anni. Sarebbe stata una vera rivoluzione, anche morale>>.

Ecco la presunta <<vera rivoluzione>> secondo il prof. Petix.

Infatti, cosa vuoi che sia LINCARNAZIONE DI DIO dinanzi alla conoscenza “scientifica” secondo cui <<La Terra non è al centro del mondo. Adamo ed Eva non sono mai esistiti. L’uomo è il risultato di un’evoluzione durata milioni di anni>>?

Una quisquilia…

E prosegue PM:

<<Lei non ha capito che non è l’asserito miracolo della resurrezione che può indurre i non credenti a credere. Oggi tutti sarebbero credenti nel Dio cristiano se Gesù, ammesso che fosse figlio di Dio, avesse detto cose che sarebbero state un miracolo maggiore: l’avere detto delle verità sull’universo, oggi verificabili, dimostrando che solo una mente di origine divina avrebbe potuto dirle. Questa sarebbe stata la migliore testimonianza della sua divinità perché nessuno avrebbe potuto negarla. Infatti sarebbe stata verificabile. Mentre pochi credono nella sua resurrezione, non essendo verificabile>>.

No, direi che colui che <<non ha capito>>, qui, sia soltanto il prof. Petix.

Ad esempio, che <<Adamo ed Eva non [siano] mai esistiti>> e che l’<<uomo [sia] il risultato di un’evoluzione durata milioni di anni>> NON sono affatto <<delle verità sull’universo>> , tantomeno, <<verificabili>>, come invece mostra di illudersi PM con il suo fideistico quanto trionfale scientismo.

Inoltre, se restassimo fedeli alla puerile ‘logica’ di PM, allora dovremmo considerare un DIO INCARNATO l’astronomo greco Aristarco di Samo, per aver affermato che NON è il Sole a girare intorno alla Terra, bensì il contrario, visto che, per PM, <<solo una mente di origine divina avrebbe potuto>> dire tale <<verità dell’universo>>?

Notare, poi, quest’altra stratosferica ingenuità di PM, ove osserva che

<<l’avere detto delle verità sull’universo, oggi verificabili>>, <<sarebbe stata la migliore testimonianza della sua divinità perché nessuno avrebbe potuto negarla. Infatti sarebbe stata verificabile. Mentre pochi credono nella sua resurrezione, non essendo verificabile>>.

Eh no, caro PM, i contemporanei di Gesù NON avrebbero di certo potuto VERIFICARE quelle <<verità sull’universo>>, per cui il Messaggio di Gesù, almeno per loro, sarebbe stato del tutto VANO ed INCOMPRENSIBILE!

Da ciò si evince come PM consideri sé stesso e la sua generazione come gli UNICI ed i SOLI VERI destinatari della <<testimonianza della divinità>> di Gesù, proprio in virtù del fatto di poterla VERIFICARE “scientificamente”!

<<Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione>>. (Luca 11: 29-30).

 

Roberto Fiaschi

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sabato 13 giugno 2026

200)- IL DIO-CASO DELLO SCIENTISMO

 

Riporto la seconda parte di un post tratto da https://pietromelis.blogspot.com/2019/07/la-vita-malattia-mortale-al-100-si.html.

Esso recita:

<<[…] bisogna seriamente riflettere scientificamente sulla casualità determinante che ha dato origine all'universo visibile nato casualmente dal Big Bang (oltre il quale vi è il pluriverso). La casualità demolisce ogni disegno intelligente dell'universo. E' casuale che la Terra si sia trovata ad una certa distanza dal sole che ha permesso una temperatura che non fosse troppo calda come quella dei pianeti più vicini al sole o troppo fredda come quella dei pianeti più distanti dal sole, a incominciare da Marte, che comunque, avendo una massa, e perciò una gravità, assai inferiore a quella della Terra, non poteva trattenere attorno a sé un'atmosfera. E' infatti casuale che la Terra abbia una massa a cui corrisponde una forza di gravità che ha permesso che l'atmosfera non venisse dissipata nello spazio. Senza queste condizioni casuali non sarebbe mai sorta la vita sulla Terra. E poiché è unica l'origine di tutte le forme di vita a cominciare dalla formazione dell'RNA (con una sola elica) che ha dato origine al DNA (con doppia elica) vi è da domandarsi: perché solo l'uomo dovrebbe avere un'anima immortale e non anche un insetto? E in quale fase dell'evoluzione dall'australopithecus all'homo abilis, all'homo erectus e all'homo sapiens sarebbe sorta l'anima immortale? Infine: nonostante molte malattie dipendano da stili di vita errati, soprattutto in considerazione di certe pessime tradizioni alimentari e dei cibi oggi prodotti industrialmente con sostanze nocive, tuttavia vi sono più malattie che hanno un'origine genetica che dipende da errori inseriti nella catena del DNA a causa di errori di duplicazione delle coppie delle sue basi azotate (adenina-timina e citosina-guanina) e a errori di trascrizione del DNA nell'mRNA che codifica i vari tRNA (transfert) che hanno  il compito di inserire un preciso amminoacido (uno dei 20 amminoacidi) nella catena polipeptidica degli amminoacidi costituita da un filamento di mRNA, che chiudendosi dà origine a una proteina. Un'amminoacido che si posizioni in modo errato nella catena polipeptidica (RNA ribosomiale) è la conseguenza di errori di duplicazione del DNA e di trascrizione del DNA nell'mRNA e nel tRNA e può essere causa di malattie nella formazione di una moleca errata. E ciò dimostra ulteriormente la causalità della formazione del DNA, che, formatosi imperfettamente a causa della sua casualità, è per ognuno una sorta di orologio biologico in cui sta scritta la durata della vita. Di fronte a queste osservazioni cadono tutte le religioni in quanto fanno appello ad un disegno intelligente e finalistico della natura>>.      

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Come si può constare, nel post di Pietro Melis (d’ora in poi: PM) la parola <<casualità>> e derivati compare ben OTTO (8) volte.

Ciò NON è <<casuale>> bensì è frutto di <<un disegno intelligente e finalistico>> dell’autore del post, giacché egli deve ad ogni costo sostituire la parola “Dio” con quel suo sostituto “scientifico” (!) individuato nel “Caso”.

Per l’assolutizzazione del Caso, citiamo anche il biologo Jacques Monod: 

<<soltanto il caso è all’origine di ogni novità, di ogni creazione della biosfera. Il caso puro, il solo caso, libertà assoluta ma cieca. Non è un’ipotesi tra le molte ma l’unica concepibile>>. (“Il caso e la necessità”. Mondadori 1997, pag. 113).

Il dio Caso (meglio: Demiurgo) funziona così bene per spiegare tutto, ma così tanto bene, da NON spiegare alcunché.

Epperò riesce a spiegare benissimo la FEDE ad esso tributata da tutti coloro che vogliono e DEVONO vedervi il sostituto “scientifico” di Dio, ritenendo malamente che la sua (del dio Caso) presunta scientificità sia la negazione dell’aver FEDE in esso.

Temo tuttavia che il dio Caso sia un DERIVATO, NON il Motore Originario di tutto, giacché (per Aristotele) il Caso compare allorquando due eventi, ciascuno con il proprio scopo, si incontrano intrecciandosi in modo inaspettato cioè CASUALE, producendo perciò un effetto non intenzionale, appunto: CASUALE.

Insomma, i dadi esistono già; il Caso, POI, li combina casualmente

Ora, se l’<<universo visibile>> fosse <<nato casualmente dal Big Bang>>, come ci assicura PM, il Caso sarà pur dovuto intervenire su alcuni eventi ad esso PRE-ESISTENTI, sì da poterli dirottare in modo tale da produrre CASUALMENTE una serie di effetti CASUALI quali sarebbero il <<Big Bang>> e poi l’<<universo visibile>>.

Ma, se così, allora il dio Caso arriva troppo tardi, tutto sommato arriva a conti fatti, perché esso, pur con tutta la sua buona non-volontà di intromettersi negli eventi che lo precedono onde scompigliarli a modo suo, NON riesce a spiegare quegli eventi stessi, per cui, la <<casualità>> NON <<demolisce ogni disegno intelligente dell'universo>> bensì DEMOLISCE soltanto l’intelligenza di coloro che CREDONO che il dio Caso abbia <<dato origine all'universo visibile>>…

 

Roberto Fiaschi

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mercoledì 10 giugno 2026

199)- «SPIRITUALITÀ LAICA» VS «RELIGIONI = PRIGIONI»?

 

Dalla pagina https://riciclaggiodellamemoria.blogspot.com/2013/07/ancora-in-tema-di-spiritualita-laica.html, riporto il seguente post del 2013 intitolato:

<<Ancora in tema di Spiritualità Laica - "Religioni = Prigioni">>.

Autore Paolo D’Arpini (d’ora in poi: PDA).

Esso recita:

<<Recentemente è ripresa la discussione sull’insegnamento religioso, in forma di "Storia delle Religioni" nelle scuole di Stato. E’ naturale che le istituzioni religiose difendano a spada tratta la loro materia, che assicura una retribuzione sicura a tanti preti, rabbini e mullah e che garantisce un’indubbia egemonia ideologico-politica. E’ meno naturale che quest’ora sia difesa come “spazio di libertà”. Indubbiamente quando entrano in gioco certi interessi le parole volano, troppo spesso sganciate dal loro significato. Personalmente sono favorevole all’insegnamento del pensiero filosofico laico, collegato alla cosiddetta "Spiritualità laica" o Biospiritualità, basata sulla conoscenza di Sé e sulla propria natura, e non su testi e romanzi inventati, questa è la prima ed unica forma di religiosità che ha promosso lo sviluppo della società umana nel suo complesso. Vedi ad esempio la funzione evolutiva svolta da filosofie come quella Platonica e Socratica, lo Zen, il Taoismo e l'Advaita Vedanta (non-dualismo) ma vorrei che quest’insegnamento fosse reale, non fittizio. Infatti troppo spesso l’insegnante religioso sviluppa il suo programma "teorico" magari impartendo "educazione sessuale" (in forma pseudo tantrica) o lezioncine a sfondo etico/moralistico (roba per "innocenti"). L'insegnante deve essere qualificato nell'esperienza del Sé e non dal sapere accumulato sui testi. Così avveniva infatti nelle scuole Zen, ad esempio, in cui non era possibile insegnare se non si era sperimentato il Satori. Le religioni sono una zavorra inutile.  Eppure talvolta occorre analizzarle per lo meno allo scopo di ridimensionarle a quel che realmente sono: favole necessarie all'infanzia! In questo momento storico in cui assistiamo ad uno scontro ideologico fra varie culture, e sovente mi son trovato a mediare le opposte visioni e le opposizioni che si creano fra esseri umani. La tendenza è sempre quella di separare nel nome di una ideologia, di una religione. Ciò che avviene in medio oriente fra ebrei e musulmani, avviene anche nel resto del mondo, le contrapposizioni ideologiche si manifestano a livello planetario. Buddisti contro scintoisti, cattolici contro ortodossi, destri contro sinistri, etc. etc. In Italia oggi c’è un grande fermento pseudo-religioso, da una parte alcuni si arroccano sulla difesa del cattolicesimo come ultima ratio di civiltà, altri fanno di tutto per dimostrare che invece è proprio lì il marcio, altri ancora si rivolgono a religioni più soft e ragionevoli o verso lo yoga o tendenze new age e neopagane. Di queste nuove espressioni di pensiero ne abbiamo già discusso in precedenza, ed io cerco sempre di accogliere tutto bonariamente con spirito laico e sincretico, ma oggi mi è capitato di dover rispondere ad una email collettiva un po’ delirante in cui le accuse verso le religioni monoteiste erano anche motivo di separazione razziale e di spaccatura nel significato di comune appartenenza della specie umana, che spesso è il discorso anche di parecchi atei o cosiddetti “razionalisti”. Ricordo che tempo addietro nel nostro gruppo teatrale, il Cinabro di Calcata, stavamo facendo le prove di tre atti unici di Jean Tardieu, un autore dell’assurdo, ed io mi trovavo a dover incarnare la parte folle e pretenziosa di un professore che ha fatto dell’istruzione libresca e della cultura una sorta di roccaforte per ergersi al di sopra dell’umanità… Questo succede a tutti coloro che si arrogano il diritto di insegnare un “loro” vangelo ed è ciò che fanno pedantemente tutti gli assuntori di una religione od ideologia, i padri della chiesa, i maestri della fede ed i docenti supremi della verità.

Ecco la mia riposta ai professori della fede:

Cari professori, non sarete mica fessi (nel senso di spaccati), spero..!

Queste idee separative della specie umana, basate su un pensiero, su un concetto religioso, non hanno senso alcuno, come si può separare quello che non è mai stato diviso dalla natura e non è nemmeno divisibile? Prendete un cristiano, se lo accoppiate con un’animista prolificano; prendete una ebrea, se la accoppiate con un taoista, prolificano; prendete un musulmano se lo accoppiate con una atea, prolificano…. Tra l’altro i musulmani, che sono furbi, l’avevano già affermato “indirettamente” che non c’è differenza alcuna, infatti hanno insegnato che tutti i figli nati da un musulmano sono musulmani (anche se hanno un genitore diverso) e tutte le donne che si accoppiano con un musulmano vengono assorbite nella “religione”. Le religioni e le fedi son solo etichette messe lì da furbi “speculatori” per creare scompiglio fra gli uomini, soprattutto fra quelli che amano pensare in termini separativi…. e che non hanno nient’altro da fare se non vedere differenze fra se stessi e gli altri… ed in questo ovviamente sono bravissimi anche i cristiani, i musulmani, gli ebrei, i nazisti, i comunisti, i flippatisti… e tutti quelli che spaccano l’umanità in nome di un “nome”. Coraggio….. Esseri Umani.

Paolo D’Arpini>>.

***

Come si può constatare, l’obiettivo critico di PDA sono le <<"Religioni = Prigioni">> nonché, conseguentemente, l’<<insegnamento religioso, in forma di "Storia delle Religioni" nelle scuole di Stato>>.

Di contro a ciò, egli si dichiara <<favorevole all’insegnamento del pensiero filosofico laico, collegato alla cosiddetta "Spiritualità laica" o Biospiritualità, basata sulla conoscenza di Sé e sulla propria natura, e non su testi e romanzi inventati>> giacché, per PDA, le <<religioni sono una zavorra inutile>>, sebbene siano state <<favole necessarie all'infanzia!>>

Tutto ciò per scongiurare ogni <<scontro ideologico fra varie culture>> che altro non fa che <<creare scompiglio fra gli uomini, soprattutto fra quelli che amano pensare in termini separativi…. e che non hanno nient’altro da fare se non vedere differenze fra se stessi e gli altri…>>

Da qui, il suo RIMEDIO consisterebbe nell’insegnamento del <<pensiero filosofico laico, collegato alla cosiddetta "Spiritualità laica" o Biospiritualità, basata sulla conoscenza di Sé e sulla propria natura>>…

Tuttavia qui, PDA sta CONTRAPPONENDO alle religioni ed alle fedi UN’ALTRA religione ed UN’ALTRA fede, sebbene dichiarata <<laica>>, quasi per volersi smarcare dal concetto di religione e di fede.

Egli potrebbe ribattere che NO, non trattasi di religione e di fede, bensì di un percorso a-dogmatico ed esperienziale indirizzato alla <<conoscenza di Sé>> e della <<propria natura>>, senza perciò passare dall’<<istruzione libresca>> quale <<roccaforte per ergersi al di sopra dell’umanità>>.

E come potremmo mai accingerci a tale <<conoscenza di Sé>>, se non cominciando con un indispensabile ATTO DI FEDE nei confronti non solo del proprio insegnate/Guru, qualora ve ne fosse uno, ma anche nei confronti della semplice POSSIBILITÀ DI CONSEGUIRE una simile conoscenza?

Senza FEDE (‘fides qua’) non si muove neppure un passo, nemmeno verso una <<spiritualità laica>>…

Naturalmente PDA ha un APPARENTE ( = illusorio) buon gioco a ridurre le religioni e le fedi al rango di <<istruzione libresca>> o di <<etichette messe lì da furbi “speculatori” per creare scompiglio fra gli uomini>>; ha buon gioco per le orecchie che già la pensano come lui, ma è del tutto palese come tale indebita riduzione sia frutto di una ben precisa interpretazione faziosa nonché <<ideologico-politica>> volta a legittimare la SUA FEDE nel valore UNIVERSALE e METAFISICO-ONTOLOGICO della SUA esperienza della <<conoscenza di Sé>>.

Proseguendo, egli osserva che l’<<insegnante deve essere qualificato nell'esperienza del Sé e non dal sapere accumulato sui testi>>.

Si evince abbastanza facilmente come sia lo stesso PDA a ritenersi qualificato per tale insegnamento, giacché egli ci racconta (nella stessa pagina in esame):

<<La coscienza non può essere spiegata solo in termini di funzionamento fisiologico e sicuramente possiede una sua propria natura e realtà. L'osservato non è mai scisso dall'osservatore, l'immagine non può sostituirsi alla sostanza. L'individuazione mentale delle forme e dei nomi non basta a completare il quadro della vita dandogli un'interezza. Perciò alla ricerca di una matrice comune, a se stante ed allo stesso tempo onnicomprensiva, alla ricerca di una matrice comune, a se stante ed allo stesso tempo onnicomprensiva, mi sono interrogato ed ho indagato sulla natura di colui che si interroga. Ho chiamato questo riflettere sulla riflessione: Spiritualità Laica. Il mio percorso verso la realizzazione dell'unitarietà della vita è iniziato nel 1973, durante una profonda esperienza "spirituale" ottenuta alla presenza del mio Maestro Swami Muktananda. Da quel momento imparai a riconoscere l'ambiente, le persone, tutto ciò che si manifesta nel mondo, come una proiezione della stessa coscienza. Coscienza e materia non sono separati. In considerazione di ciò la mia vita assunse nuovo significato e non vedendo divisione fra l'io e l'altro anche il mio agire si uniformò a questa consapevolezza. Tutto si manifesta in ogni singola parte e ogni parte compartecipa al tutto. In seguito trovai che questa percezione aveva una somiglianza anche con le descrizioni del sentire bioregionale e dell'ecologia profonda. Mettere in pratica questo sentire olistico è lo spontaneo risultato di quella esperienza iniziale, ma non è un sentiero tracciato, è essenzialmente una capacità di rispondere alle diverse situazioni nel modo più adeguato senza dover ricorrere al costruito basato sulla memoria. Non che la memoria diventi inutile o dannosa, anzi acquista nuovo significato in considerazione dell'arricchimento che essa ne riceve ad ogni nuova esperienza, senza dover sottostare all'obbligo di una corresponsione con esperienze precedenti, in modo che non sia una trappola nella quale restare invischiati. Il riciclaggio della memoria è la capacità di recuperare in altre forme quei modi che servirono alla soddisfazione di altre e diverse esperienze e situazioni. Non quindi memoria nella ripetitività del discorso ma nell'accrescimento della capacità di risposta. Inutile cercare di dare dettagliate spiegazioni.. si potrebbe solo definire: capacità di crescita>>.

Insomma, gli studenti <<nelle scuole di Stato>> (ma, presumo, via via tutta l’umanità confliggente) dovrebbero esser messi nella condizione di conseguire quella <<profonda esperienza "spirituale">> realizzata da PDA, <<verso la realizzazione dell'unitarietà della vita>>.

Ma, anche qui, NON si può fare a meno di notare come la deriva da lui attribuita con sicumera a <<tutti gli assuntori di una religione od ideologia>>, ai <<padri della chiesa>>(!), ai <<maestri della fede>>(!) nonché ai <<docenti supremi della verità>>(!), si RITORCA CONTRO DI LUI il quale, invece, si crede estraneo a tutto ciò in nome della sua privilegiata <<profonda esperienza "spirituale">> e che perciò lo legittimerebbe ad <<ergersi al di sopra dell’umanità>> ancora retrivamente invischiata nelle religiose/ideologiche contrapposizioni, offrendosi, egli, quale vero antidoto contro <<tutti coloro che si arrogano il diritto di insegnare un “loro” vangelo>> giacché, nel suo caso, il <<vangelo>> di cui PDA predica l’insegnamento, non potrà che esser costituito dalla SUA e ripeto S-U-A personalissima (di contro ad <<un “loro” vangelo>>) <<profonda esperienza "spirituale">>.

ATTENTI ai Guru in vesti umanitarie!

 

Roberto Fiaschi

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giovedì 21 maggio 2026

198)- CONFUTAZIONE DELLE RISPOSTE DI ANGELO SANTINI SULLA RISOLUZIONE DELL’APORETICA DEL NULLA

 

Il titolo di questo post RICALCA il titolo che ANTIMATERIALISTA (Angelo Santini; d’ora in poi: AS) ha dato al suo video in risposta al mio post n° 196.

Infatti, il video di AS si intitola:

<<Confutazione delle obiezioni di Roberto Fiaschi sulla risoluzione dell'aporetica del nulla>>: https://www.youtube.com/watch?v=Q0gF7EQlAKc

Per maggior scorrevolezza, riporto, numerandole, le prime affermazioni di AS, ove si mette subito a fuoco quale sia, per lui, il mio errore.

Premesso che ad un certo punto AS osserva:

<<Se consideriamo bene questo, consideriamo bene il fatto che sono entrambi dei significati e il positivo significare e il nulla-momento, anche le ultime obiezioni di Fiaschi che mi ha rivolto, si risolvono. Non le considero tutte ma considero solo quelle essenziali confutate le quali, si dirime l’intera questione>>.

Ottimo, così anch’io avrò modo di non dilungarmi troppo, limitandomi perciò a quell’essenziale indicato da AS, il quale comincia così:

1)- AS: <<Provo a chiarire meglio la posizione di Severino sul nulla. Il nulla, di cui si parla, è sempre un significato, ed è un significato complesso, costituito da una parte, del suo positivo significare che esprime semplicemente la sua positività significante senza però, in sé, ancora determinare cosa significhi. Quindi, se lo astraessimo senza però separarlo, se lo astraessimo dal suo contenuto determinato che invece è il nulla-momento, significherebbe solo in maniera astratta e formale che è qualcosa di significante ma senza però specificare cosa significhi. Cosa significhi, lo specifica il nulla-momento che è un altro significato, è un’altra positività, significante l’essente. Che cosa esprime, invece, in maniera determinata, il nulla momento come significato? Esprime il nulla; ha come contenuto l’esprimere il significato della nullità del nulla. Ora questo, ciò che non esiste in tutto questo, è il nulla come contenuto ontologico a sé stante. Allora, spieghiamo meglio. Allora, ripetiamo: abbiamo il positivo significare del nulla che è significante ed è essente ed è qualcosa di positivo. Abbiamo il nulla-momento che è a sua volta significante ed è un qualcosa di positivo, di essente a sua volta. E poi abbiamo il nulla in quanto tale che non c’è, non è significante, non è nulla. Quindi, attenzione: io qua non sto dicendo che questo nulla-momento esprima e ponga il nulla in quanto tale, ma esprime la nullità del nulla. Se consideriamo bene questo, consideriamo bene il fatto che sono entrambi dei significati e il positivo significare e il nulla-momento, anche le ultime obiezioni di Fiaschi che mi ha rivolto, si risolvono. Non le considero tutte ma considero solo quelle essenziali confutate le quali, si dirime l’intera questione>>.

Bene, tuttavia, stendo una prima osservazione, dove AS dice:

<<E poi abbiamo il nulla in quanto tale che non c’è, non è significante, non è nulla. Quindi, attenzione: io qua non sto dicendo che questo nulla-momento esprima e ponga il nulla in quanto tale, ma esprime la nullità del nulla>>.

Orbene, il non-essere-significante da parte del nulla è pur sempre un ESSERE SIGNIFICANTE.

Questo vuol dire che qualsivoglia preteso PURO non-essere-significante, si ritraduce sempre, suo malgrado nell’esser comunque SIGNIFICANTE e quindi ESSENTE (nei modi spettantegli).

È la stessa pretesa purezza del nulla NON CONTAMINATO dall’essere, che ha spinto Severino a cercar la soluzione all’aporia del nulla, aporia consistente nell’ENTIFICAZIONE del nulla o non-ENTE.

Inoltre, dove AS osserva che <<io qua non sto dicendo che questo nulla-momento esprima e ponga il nulla in quanto tale, ma esprime la nullità del nulla>>,

ebbene, se il nulla-momento <<esprime la nullità del nulla>>, allora, l’ESSER nulla-momento da parte del nulla-momento esprime l’ESSERE del nulla-momento!

Se la <<nullità>> esprime il predicato del soggetto <<nulla>>, allora al <<nulla>> spetta di ESSERE determinato come <<nulla>>, appunto perché il suo predicato ne esprime la sua <<nullità>>, che è come dire che il <<nulla>> sia IDENTICO-A-SÉ e DIFFERENTE-DAL-PROPRIO-ALTRO, cioè dall’essere o non-nulla, come un qualsiasi altro ESSENTE.

Pertanto, ANCHE il nulla è ACCOMUNATO ALL’ESSERE/ENTE dalla legge ontologica consistente nell’essere IDENTICO-a-sé e DIFFERENTE-dal-proprio-altro.

Anche questo fa del nulla un ESSENTE

Se si replicasse che il nulla NON sia IDENTICO a sé DIFFERENTE dal proprio altro (giacché se fosse DIFFERENTE dal proprio altro, il nulla si comporterebbe come qualsiasi altro ENTE il quale, appunto, DIFFERISCE dal proprio altro), verremmo a dire che esso, non essendo IDENTICO a sé, NON significherebbe nemmeno <<il nulla>>…

2)- AS: <<Allora, lui per esempio, presuppone erroneamente, ha presupposto che il nulla-momento, per essere significante, debba esserlo in sé, isolatamente dal positivo significare. Perché se non fosse in sé significante, allora standovi assieme nella sua costituzione, nel costituire internamente la complessità del positivo significare del nulla, non significherebbe nulla al suo interno. Quindi, per significare comunque qualcosa entro la positività significante complessiva del nulla, secondo Fiaschi il nulla-momento deve avere un significato originariamente intrinseco, ma qui sta presupponendo che i termini precedano la relazione>>.

A dire il vero ho sempre considerato i due termini in sintesi, anzi, di più: è proprio grazie alla sintesi autocontraddicentesi del significato NULLA _ quindi NON <<isolatamente dal positivo significare>> ma soltanto DISTINTAMENTE _, che emerge l’aporia denunciata nei miei precedenti post ed alla quale, dopo, ci arriverò nuovamente…

Ciò vuol dire che essere significante IN SÉ e PER SÉ, da parte del nulla-momento, significa che esso possiede IN SÉ il SUO _ del nulla-momento _ proprio e specifico significato che perciò NON gli è conferito dal positivo significare perché, se così fosse, il nulla-momento non significherebbe neppure l’assenza di ogni significato e sarebbe come se non ci fosse simpliciter, sì che il significato autocontraddicentesi NULLA sarebbe costituito da UN SOLO momento ( = il positivo significare), e quindi NON sarebbe una sintesi tra DUE significati e conseguentemente NEPPURE il positivo significare sarebbe il positivo significare di alcunché...

Inoltre, notare qui, ove AS afferma:

<<Quindi, se lo [ = il positivo significare] astraessimo senza però separarlo, se lo astraessimo dal suo contenuto determinato che invece è il nulla-momento, significherebbe solo in maniera astratta e formale che è qualcosa di significante ma senza però specificare cosa significhi. Cosa significhi, lo specifica il nulla-momento che è un altro significato, è un’altra positività, significante l’essente>>.

Ecco, come si vede, anche AS riconosce che il nulla-momento è <<un altro significato, è un’altra positività>> e, poiché è <<un altro significato>>, vuol dire che il nulla-momento è significante _ già in sé _ DISTINTAMENTE dal suo positivo significare.

AS precisa che il sottoscritto starebbe <<presupponendo che i termini precedano la relazione>>.

No no, è proprio nel darsi DELLA loro co-originaria relazione che quei due termini fanno scaturire l’aporia indicata nei miei precedenti post, aporia consistente _ ecco che la ripresento di nuovo _ nell’aver entrambi almeno un tratto IN COMUNE che ACCORCIA/NEGA la loro presunta INFINITA distanza semantico-ontologica; tratto COMUNE consistente nell’essere entrambi ciascuno la NEGAZIONE dell’altro nonché l’OPPOSTO dell’altro, sì che grazie a questo tratto COMUNE, ambedue i termini siano IDENTICI proprio nel possedere quell’IDENTICO  tratto COMUNE.

Per cui _ ecco l’aporia irrisolvibile _ il nulla NON è L’INFINITAMENTE ALTRO rispetto all’essere (e viceversa) ma soltanto il FINITAMENTE altro: dunque, il nulla è un ESSENTE  

3)- AS: <<Il significato del nulla è una complessità e per Severino né i relati precedono la relazione, né la relazione precede i relati. Ma i relati la relazione sono cooriginari, quindi sia la relazione sia i relati tra loro sono cooriginari. Vuol dire che non c'è un positivo significare complessivo del nulla senza anche la parte determinata che è espressa dal nulla momento e viceversa. Solo assieme in origine sono determinati questi due poli o aspetti del significato complesso del nulla. Quindi questo confuta l'obiezione di Fiaschi secondo cui per avere un significato determinato del nulla momento serve che il nulla-momento sia in origine in sé e per sé significante come nulla-momento, anche a prescindere dalla positività significante complessiva. Invece no, perché esso è parte originaria di quella significanza complessiva, di quella positività significante del nulla. >>.

Certo che <<non c'è un positivo significare complessivo del nulla senza anche la parte determinata che è espressa dal nulla momento e viceversa>>, ed infatti è proprio questa co-originarietà a costituirsi aporeticamente, come appena indicato sopra al punto (2).

Dunque, chiarito ciò, NON vedo allora come AS possa asserire che <<questo confut[i] l'obiezione di Fiaschi secondo cui per avere un significato determinato del nulla momento serve che il nulla-momento sia in origine in sé e per sé significante come nulla-momento, anche a prescindere dalla positività significante complessiva>>.

Eppure, non ho mai prospettato ciò, NON ho mai detto:

<<anche a prescindere dalla positività significante complessiva>>, bensì ho detto:

DISTINTAMENTE <<dalla positività significante complessiva>>.

Ho sempre affermato che CIASCUN dei due termini DEVE essere significante, quindi anche il nulla-momento DEVE possedere IN il PROPRIO originario significare, anziché demandare OGNI sua significazione al positivo significare.

Se non lo possedesse, non avremmo DUE significati in originaria reciproca relazione/sintesi…

4)- AS: <<Io credo proprio che l'equivoco anche di Fiaschi sia quello di non aver considerato che il nulla-momento, comunque al di là di ciò, è proprio un significato, è proprio essente, è una positività. A non essere una positività è il contenuto espresso, cioè la pura nullità e insignificanza del nulla>>.

No, tutt’altro; ho sempre detto che <<il nulla-momento […] è proprio un significato, è proprio essente, è una positività>>; ma questo, però, rappresenta un’AGGRAVANTE dell’aporia, NON certo una via per risolverla!

Giacché, se il nulla-momento è una positività, allora sarà una positività ANCHE il suo <<contenuto espresso, cioè la pura nullità e insignificanza del nulla>>, appunto perché questo <<contenuto espresso>> e così significato NON può mai scrollarsi di dosso il proprio significare POSITIVAMENTE come IDENTICO-A-SÉ, esattamente come qualsiasi altro ente, per cui la pretesa (solo astratta) di indicare/significare <<la pura nullità e insignificanza del nulla>> NON riesce a realizzarsi senza, al contempo, NEGARE tale pretesa e perciò NEGANDOSI in quanto <<pura nullità e insignificanza del nulla>> per ritrovarsi solo come FINITA nullità e POSITIVA significanza, cioè come un ENTE 

Ma c’è di più e di peggio.

Leggiamo ancora AS: <<A non essere una positività è il contenuto espresso, cioè la pura nullità e insignificanza del nulla>>.

Senonché, è proprio quella <<pura nullità e insignificanza del nulla>> a scatenare l’aporia suddetta (al punto 2), giacché ANCHE questa <<pura nullità e insignificanza del nulla>> si costituisce come NEGAZIONE del non-nulla (cioè dell’essere) e quindi come NEGAZIONE della significanza, cosicché, ripeterei, questo suo (della <<pura nullità e insignificanza del nulla>>) esser INFINITA NEGAZIONE dell’essere, è il tratto che l’accomuna all’essere, visto che anche l’essere è INFINITA NEGAZIONE della <<pura nullità e insignificanza del nulla>>, sì che tale infinità si tramuti al contempo in una differenza FINITA tra essere e nulla, facendo della <<pura nullità e insignificanza del nulla>> un ENTE…

Se si negasse ciò, replicando cioè che ad esser NEGAZIONE (ed OPPOSIZIONE) dell’essere NON sia <<la pura nullità e insignificanza del nulla>> ma unicamente il suo positivo significare, farei allora osservar che SE <<la pura nullità e insignificanza del nulla>> NON fosse NEGAZIONE (OPPOSIZIONE) dell’essere, allora <<la pura nullità e insignificanza del nulla>> NON si DISTINGUEREBBE da ciò (dall’essere) che essa NON può negare!

Sì che in tal caso <<la pura nullità e insignificanza del nulla>> sarebbe IDENTICA all’essere, o comunque INDISTINGUIBILE da esso (e viceversa)…

5)- Prosegue AS: <<Attenzione, questa negatività non è mai astraibile dal nulla-momento perché è significante solo perché è determinata ma non entificata come significato nel nulla-momento, a sua volta non isolabile dalla complessiva positività significante del significato del nulla. E Fiaschi cade in questo errore sottolineato da Severino dell’aporia del nulla, del lato in cui si ritiene che pensare il nulla lo entifichi>>.

Come detto poc’anzi, che <<questa negatività>> non sia <<mai astraibile dal nulla-momento>> è ciò che ho appena ritenuto un’AGGRAVANTE dell’aporia, non una sua soluzione!

Quanto a: <<si ritiene che pensare il nulla lo entifichi>>, è esattamente un versante grazie al quale sorge l’aporia del nulla, perché il pensiero ENTIFICA ciò che pensa, lo DETERMINA, conferisce (o ne mostra) l’IDENTITÀ-con-sé al pensato (all’ENTE).

Certamente, perciò, <<pensare il nulla lo entifica>>, altrimenti Severino NON avrebbe escogitato una ‘soluzione’ affinché grazie ad essa il nulla, una volta pensato, non restasse ENTIFICATO.

6)-AS: <<Esattamente quando lui ritiene che la pura nullità del nulla, una volta espressa pur se in questo modo, si è automaticamente entificata. Ma se la nullità del nulla fosse davvero la nullità totale del nulla, non sarebbe contemplabile, non potrebbe apparire e quindi sarebbe impossibile contraddirsi come sostiene Fiaschi. Quindi è ovvio che il pensare il nulla, anche solo come pura nullità, richiede sempre di pensare implicitamente all'intera struttura del nulla, anche non essendone consapevoli, l'intera struttura semantica del nulla, perché è impossibile pensare al nulla al di fuori della sua positività significante complessiva, quindi sia la parte formale che afferma semplicemente che il nulla significa qualcosa, senza però di per sé determinare cosa, è il nulla-momento che determina questo significare e dice che il nulla significa la negazione del significato, la negazione dell'essere>>.

Come dice AS, l’impossibilità di <<pensare al nulla al di fuori della sua positività significante complessiva>>, attesta che il nulla è inscindibilmente UNO con la propria positività, cioè è ESSENTE, perché il nulla pensato <<al di fuori della sua positività>> non può non tradursi, SEMPRE, nel pensarlo unitamente alla sua positività o _ che è lo stesso _ al suo essere un ENTE.

Ed è per questo, ripeto, che Severino ha tentato di elaborare una soluzione a quest’aporia, cercando cioè, di pensare il puro nulla SENZA ENTIFICARLO!

Dunque, ciò vuol dire che la PRETESA di porre o di pensare il nulla <<al di fuori della sua positività significante complessiva>> cioè SENZA ENTIFICARLO, è una PRETESA che si AUTO-NEGA.

Non va meglio, perciò, ove AS precisa: <<è il nulla-momento che determina questo significare e dice che il nulla significa la negazione del significato, la negazione dell'essere>>.

Infatti qui, AS riconosce che il nulla-momento si costituisce (AL PARI dell’essere) come <<negazione del significato>>, come <<negazione dell'essere>>.

Perfetto!

Ed è esattamente qui che, di nuovo, si presenta quell’aporia della quale vado parlando da ormai quattro o cinque post, l’aporia in base alla quale essere e nulla CONDIVIDONO UN TRATTO COMUNE che perciò ENTIFICA il nulla, consistente nell’essere, entrambi, l’uno la negazione dell’altro!

Pertanto posso ben terminare qui il mio post, essendo ormai giunto _ suo malgrado _ al riconoscimento, da parte di AS, che essere e nulla CONDIVIDONO UN TRATTO COMUNE consistente nell’essere, entrambi, L’UNO LA NEGAZIONE DELL’ALTRO, e ciò implica necessariamente che il nulla sia il FINITAMENTE opposto dell’essere (e che quindi sia un ENTE), e viceversa, ma non solo:

implica altresì che l’essere, SENZA la posizione NON-ENTIFICATA del nihil absolutum, NON sia neppure l’essere che dice di essere, come osserva Severino:

<<non porre il nulla significa essere nell’impossibilità di escludere che l’essere sia nulla. Non solo, ma non può essere posto nemmeno l’essere. Si è infatti accennato sopra che il «nulla» appartiene al significato «essere»: sì che non porre il nulla significa non porre nemmeno l’essere, non porre l’essere significa non porre nulla. Negare la posizione del nulla significa pertanto negare l’orizzonte della totalità dell’immediato. L’appartenenza del significato «nulla» al significato «essere» è rilevabile immediatamente; e così pure, che la posizione di un qualsiasi significato implichi la posizione del significato «essere» è immediatamente rilevabile>>. - (La struttura originaria; pag. 211).

 

Roberto Fiaschi

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