mercoledì 20 maggio 2026

197)- «REPLICA AD ELISA DE SILVA CIRCA IL RAPPORTO ESSERE-NULLA»

 

Proseguo il confronto con Elisa de Silva (d’ora in poi: EDS), iniziato con il mio post n° 194, ripreso poi nel post 195 ed adesso nel presente n° 197.

È bene ricordare che Elisa de Silva amministra il gruppo Facebook:

Officina di filosofia teoretica

https://www.facebook.com/groups/208128786326082.

Ciò detto, ecco il suo post che commenterò pezzo dopo pezzo numerandoli, di modo da rendere (spero) più agevole la purtroppo lunga lettura:

1)- Scrive EDS: <<RISPOSTA PUNTO PER PUNTO A ROBERTO FIASCHI>>

<<Premessa doverosa. Roberto, la tua obiezione coglie il luogo più delicato dell’intero discorso: il rapporto tra positivo significare del nulla e nulla significato. Tuttavia, la tua critica regge solo se si assume che questi due momenti siano due termini autonomi, distinti e reciprocamente opposti come due positività. Ma questa assunzione è precisamente ciò che il discorso severiniano esclude. Per Severino il “nulla” non è un termine come gli altri. Ogni altro termine significa indica qualcosa, un essente e pretende di identificarsi con esso. L’autocontraddittorietà del termine Nulla nasce dalla stessa pretesa: identificarsi con ciò che indica - in tal senso Severino dirà che ogni termine in quanto identificazione dei differenti è una contraddizione normale dunque un positivo significare - ma differentemente da tutti gli altri termini del linguaggio questo termine, il nulla, significa l’assoluta insignificanza. È il positivo significare dell’assoluto non-significare>>.

Sempre per comodità, abbrevierò il <<positivo significare del nulla>>

con PS;

mentre il <<nulla significato>>

con NN.

Orbene, com’è noto anche ad EDS, secondo il filosofo Emanuele Severino i due termini costituiscono una SINTESI INSCINDIBILE costituente il significato concreto ed auto-contraddicentesi NULLA.

Tale sintesi è dunque costituita da due momenti sopra indicati.

Essi, perciò, in quanto sono DUE, sono necessariamente DISTINTI (non SEPARATI, altrimenti non avremmo alcuna sintesi).

EDS osserva che <<la [mia] critica regge solo se si assume che questi due momenti siano due termini autonomi, distinti e reciprocamente opposti come due positività. Ma questa assunzione è precisamente ciò che il discorso severiniano esclude>>.

Ricordiamo come per Severino, quei due termini siano ENTRAMBI incontraddittoriamente significanti cosicché siano distinti, anzi, sono distinti perché AMBEDUE sono significanti.

Bene.

E che cosa indicano, essi, nel loro distinguersi?

NN indica il <<nulla significato>> cioè il puro nulla, mentre PS costituisce la POSIZIONE di NN, ossia l’abito semantico ( = l’ESSERE) sotto il quale NN può ESSERE intelligito e così presentarsi alla significazione come quel <<nulla significato>> che è.

Come abbiamo letto, EDS sostiene però che quei due termini NON siano <<reciprocamente opposti come due positività>>.

Senonché, tenendo conto che, per Severino, OGNI significato è una positività in quanto, appunto, è POSTO, quei due termini, in quanto ENTRAMBI POSTI, sono due significati, con la differenza che NN indica l’assoluto nulla e PS indica l’ESSERE che appunto PONE il significato di NN.

Ma allora, se così, e poiché è così, essi sono GLI OPPOSTI PER ECCELLENZA!

Infatti, ricordiamolo, l’uno (NN) indica l’assoluta negatività, mentre l’altro (PS) l’assoluta positività.

E, come dicevo già nel post n° 194, è proprio questo loro significare come gli ASSOLUTAMENTE OPPOSTI ciò che essi hanno IN COMUNE, ACCORCIANDO perciò tale infinita distanza semantico/ontologica poiché, grazie a tale comunanza, hanno almeno un tratto che NON LI DIFFERENZIA.

Se si nega ciò, allora neghiamo che NN e PS siano o significhino gli ASSOLUTAMENTE OPPOSTI e così neghiamo altresì l’opposizione universale del positivo e del negativo.

Potrei perciò fermarmi già qui, ma preferisco proseguire nella lettura di EDS, alfine di reperire ulteriori preziosi elementi.

2)- EDS: <<Dunque il “nulla” è un unico termine autocontraddittorio, non perché vi siano due enti opposti, ma perché in esso il positivo significare significa ciò che nega ogni positività significabile. Qui stanno i due momenti:

1. il positivo significare del nulla;

2. il nulla-momento, cioè il nihil absolutum, l’assoluta negatività significata dal momento 1>>.

Per quanto riguarda la prima frase del brano, direi un deciso NO;

se si afferma che <<il “nulla” è un unico termine autocontraddittorio>>, MA <<non perché vi siano due enti opposti, ma perché in esso il positivo significare significa ciò che nega ogni positività significabile>>, allora il “nulla” NON è <<un unico termine autocontraddittorio>>.

Infatti, tale opporsi è LO STESSO, MEDESIMO negare <<ogni positività significabile>>!

L’essere può OPPORSI al nulla, se e soltanto se l’essere NEGA il nulla, cosicché OPPOSIZIONE e NEGAZIONE indicano IL MEDESIMO.

Tra l’altro, ove EDS dice che nel termine “nulla” quale <<termine autocontraddittorio>>, <<il positivo significare significa ciò che nega ogni positività significabile>>, direi che a negare <<ogni positività significabile>> sia però NN cioè <<il nulla-momento>> il quale, OPPONENDOSI alla positività o all’essere del suo positivo significare (PS), dà appunto luogo al termine “nulla” quale <<termine autocontraddittorio>>.

E, ripeterei, esso è appunto un <<termine autocontraddittorio>> perché i due momenti da cui esso è costituito sono OPPOSTI, cioè reciprocamente contraddicentisi  come infatti OPPOSTO è l’essere dal nihil absolutum e viceversa.

3)- EDS: <<Questi due momenti non possono essere separati. Se si separa il positivo significare dal nulla-momento, si nullifica l’ente: il termine “nulla”: esso non significa più nulla. Se si separa il nulla-momento dal positivo significare, si entifica il nulla: lo si trasforma in un referente autonomo, in qualcosa. Dunque la loro inseparabilità non è una tesi arbitraria: è ciò senza cui il termine “nulla” non può nemmeno essere posto>>.

Tuttavia, avevo precisato che l’aporia da me indicata nel primo post, il n° 194, deriva NON dalla SEPARAZIONE dei due termini, al contrario:

deriva dalla loro sintesi unitaria, giacché solo stando INSIEME si evince l’OPPOSIZIONE tra NN e PS.

Ovvero, è proprio perché essi sono inscindibilmente uniti, che ciascun dei termini nega l’altro, gli si OPPONE tanto quanto l’essere NEGA il, e si OPPONE al nulla, in ciò dando origine all’aporia consistente nell’avere _ ENTRAMBI _ IN COMUNE quel tratto oppositivo/negante che perciò RIDUCE la loro astratta e presunta INFINITA distanza semantico/ontologica…

4)- EDS: <<Questa è l’incontrovertibilità del punto: chi nega questa struttura deve comunque usare il termine “nulla”, e dunque deve presupporre proprio quella sintesi di positivo significare e nulla-momento che intende negare>>.

Certo, è proprio l’utilizzo ed il riconoscimento del “nulla” quale INFINITO OPPOSTO all’essere a dar luogo, paradossalmente, alla loro NON-INFINITA differenza/opposizione, appunto in virtù di questo stesso tratto ACCOMUNANTE.

5)- EDS: <<Punto 1:

Tu dici: se si distingue il positivo significare del nulla dal nulla significato, allora si pongono due termini distinti; se sono distinti, sono in relazione; se sono in relazione, hanno qualcosa in comune. Ma questo è falso perché assume che ogni distinzione sia distinzione tra due positività>>.

No, al contrario: NON assumo che <<che ogni distinzione sia distinzione tra due positività>>, perché sto parlando della distinzione tra il puro positivo ed il puro negativo.

Se si nega che l’essere sia l’opposto del nulla, allora l’essere non si distingue dal nulla, e quindi essere e nulla sono il medesimo.

Se si nega che il nulla si distingua dall’essere, opponendovisi in forza del suo stesso significare come NULLA, ci si ritrova a sostener che il NULLA non si distingue dall’essere, e quindi veniamo a dire che l’essere NON può neppure negare di esser il NULLA, sì che in tal caso l’essere neppure si costituisca...

6)- EDS: <<Nel caso del nulla non abbiamo due termini autonomi. Abbiamo un solo termine, “nulla”, che è autocontraddittorio perché significa ciò che, in quanto nulla, non può essere un significato positivo. La distinzione tra positivo significare e nulla-momento non è la distinzione tra due cose. È l’analisi interna dell’unico termine “nulla”>>.

Se <<autonomi>> significa: SEPARATI/SEPARABILI, d’accordo.

Tuttavia ciascun di essi significa IN PROPRIO.

Se infatti NN non significasse il <<puro nulla>>, la sintesi semantica del termine “nulla” NON sarebbe una sintesi, non si costituirebbe neppure, perché MANCANTE di uno dei due momenti e quindi non sarebbe un termine autocontraddicentesi.

7)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché, se fossero due termini autonomi, allora il nulla-momento sarebbe già qualcosa: sarebbe un termine distinto, determinato, relazionato, identificabile. Ma allora non sarebbe più nulla>>.

Siccome il termine autocontraddicentesi “nulla” è una sintesi, e poiché una sintesi è tale se è formata da almeno DUE elementi/significati, ecco allora che NN non può non aver significato già in sé, ALTRIMENTI CHE CI STAREBBE A FARE NELLA SINTESI?

Ed infatti, NN SIGNIFICA l’assenza di significato.

Ma tale assenza di significato è GIÀ un significato, com’è palese, per cui appartiene all’orizzonte del significare.

Ripeto che, se così non fosse, allora il PS NON potrebbe negare il suo NN, e perciò non avremmo il termine autocontraddicentesi “nulla” che è autocontraddicentesi PROPRIO perché è costituito da DUE significati tra loro OPPONENTISI/CONTRADDICENTISI.

NN cioè <<il nulla-momento>>, è già qualcosa, nel senso che è già un significato e per di più incontraddittorio, come più volte ha sottolineato lo stesso Severino.

Se il non-significare-alcunché di NN spettasse unicamente al suo PS, allora sarebbe quest’ultimo a non-significare-alcunché, appunto perché sarebbe privo di NN quale significato distintamente significante da PS.

Pertanto, ad esser <<incontrovertibilmente falso>> è la negazione che NN stia in relazione/sintesi con PS mantenendo il proprio preciso significato di assenza-di-ogni-significato.

Ed è <<incontrovertibilmente falso>> negare che NN stia distintamente in siffatta relazione con PS perché, se si nega la loro specifica significanza, si nega il termine “nulla” quale sintesi autocontraddicentesi tra DUE termini significanti…

8)- EDS: <<Dunque: non vi sono due opposti, il positivo significare e il nulla; vi è un solo termine autocontraddittorio, il “nulla”, nel quale il positivo significare significa l’assoluta insignificanza>>.

Ma riconoscere che vi sia <<un solo termine autocontraddittorio, il “nulla”>>, implica il riconoscimento che tale autocontraddittorietà sia dovuta alla DIFFERENZA di DUE termini tra loro in sintesi, altrimenti NON si costituirebbe nessun termine auto-contraddittorio.

Poiché, però, il <<termine autocontraddittorio “nulla”>> vi è, allora esso è tanto autocontraddittorio quanto i due termini che lo compongono si OPPONGONO tra loro.

 9)- EDS: <<Punto 2: Tu dici: essere e nulla hanno in comune almeno questo, cioè il loro essere reciprocamente opposti. Ma ciò vale solo se il nulla è trattato come un positivo. Infatti, solo qualcosa può avere qualcosa in comune con qualcos’altro. Se il nulla avesse in comune qualcosa con l’essere, anche solo l’essere-opposto, allora il nulla sarebbe già qualcosa. Sarebbe un ente negativo, un termine semantico autonomo, una determinazione. Ma il nulla, come nulla-momento, non possiede nulla: né proprietà, né relazioni, né opposizione, né comunanza. Ciò che entra nel campo semantico è il termine positivo “nulla”, non il nulla-momento che è proprio nulla>>.

Ma se l’essere ed il nulla non avessero IN COMUNE di esser entrambi RECIPROCAMENTE OPPONENTISI, allora NON DIFFERIREBBERO l’un dall’altro.

Se l’essere ed il nulla non avessero IN COMUNE d’essere RECIPROCAMENTE OPPOSTI, allora il SIGNIFICATO nulla NON sarebbe L’OPPOSTO del significato essere, e quindi NON sarebbe vero che l’essere si opporrebbe al nulla e viceversa _ come invece prevede l’impianto teoretico severiniano _, cosicché quest’ultimo CROLLEREBBE.

Inoltre, ripeterei che se <<il nulla, come nulla-momento, non possiede nulla: né proprietà, né relazioni, né opposizione, né comunanza>>, allora tale <<nulla momento>>

NON si opporrebbe all’essere;

NON differirebbe dall’essere;

NON sarebbe negazione dell’essere;

NON significherebbe <<nulla momento>> che invece incontrovertibilmente significa, ma significherebbe altro;

NON starebbe in relazione/sintesi con il SUO PS;

per cui, ripeto l’edificio filosofico severiniano CROLLEREBBE.

10)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché dice: il nulla ha in comune con l’essere l’essere-opposto. Ma questa frase significa: il nulla possiede una determinazione. E se il nulla possiede una determinazione, non è nulla. Dunque l’obiezione si autoconfuta: per dire che il nulla ha in comune qualcosa con l’essere, deve già negare che il nulla sia nulla>>.

No, vi è soltanto la CONFUTAZIONE che l’essere sia l’INFINITAMENTE opposto del/al nulla.

Infatti, il riconoscimento <<che il nulla sia nulla>> è un riconoscimento ASTRATTO, perché esso si pone astrattamente dal suo (del nulla) stare in relazione con il suo opposto cioè con l’essere; quindi, così astrattamente considerato, non emerge immediatamente il suo (sempre del nulla) avere concretamente IN COMUNE con l’essere di esserne l’opposto (e viceversa), pena, l’assenza di differenza tra essere e nulla.

Quindi, ad autoconfutarsi è la pretesa (severiniana) che il nulla sia l’INFINITAMENTE ALTRO/OPPOSTO dall’essere perché, nel mentre che si pone il nulla come l’INFINITAMENTE opposto all’essere, si pone una relazione tra opposti, ed in questa inevitabile opposizione, emerge quel tratto ACCOMUNANTE che nega tale loro INFINITA OPPOSIZIONE. 

11)- EDS: <<Punto 3: Tu dici: se il nulla non possiede la proprietà dell’opposizione, allora soltanto l’essere si oppone al nulla, mentre il nulla non si oppone all’essere. Ma qui l’opposizione viene pensata come una relazione simmetrica tra due termini. Questa è ancora una volta l’entificazione del nulla, che deriva dal concetto di semantizzazione del principio. O cosiddetto Principio Parmenideo: dire che l’opposizione massima è Essere e nulla è certo l’individuazione massima, purtuttavia anche questa resta una ipostatizzazione, poiché né l’essere, in quanto totalita degli enti, mai si manifesta se non formalmente, e concretamente come l’essere degli enti; né tantomeno il nulla che proprio non può manifestarsi. In tal senso Severino è iperrralista fonda il suo discorso sul manifestarsi e ciò che si manifesta sono i differ-enti che hanno in comune di essere, il “non essere” è infatti qui un “esser con” di ogni positivo con il negativo (altro da sé, nulla di ciò che esso ente è) che gli si oppone immediatamente. Dunque l’opposizione è sempre tra l’ente o astratto concreto e l’altro da sé o totalità formale. Per Severino all’essere si oppone l’essere il nulla non ha alcuna chances di opporsi e quella Parmenidea è una individuazione dell’opposizione positivo negativo intesa come appena detto>>.

Direi che l’opposizione NON <<viene pensata come una relazione simmetrica tra due termini>> bensì come una relazione tra due SIGNIFICATI OPPOSTI quindi asimmetrici almeno semanticamente, ritenuti prima facie INFINITAMENTE differenti o INFINITAMENTE OPPOSTI.

Preciso che parlando del nulla, non starei parlando del <<“non essere”>> come <<un “esser con” di ogni positivo con il negativo>>, bensì del nulla come la negazione assoluta di ogni <<“esser con”>> (visto che l’<<“esser con”>> è ESSENTE). Senonché, il nulla come negazione di ogni <<“esser con”>> comporta l’opposizione del nulla ad ogni <<“esser con”>>, appunto perché ne costituisce la totale negazione.

Però, in tale opposizione del nulla ad ogni <<“esser con”>>, nuovamente esso mostra di avere IN COMUNE con ogni negato <<“esser con”>>, il fatto di esser entrambi NEGAZIONI l’un dell’altro, giacché il nulla, NEGANDO ogni <<“esser con”>>, mostra così di <<“esser con”>> ciò che nega, partecipando perciò di quel tratto ACCOMUNANTE che fa del nulla un SOLO RELATIVAMENTE OPPOSTO all’essere (e viceversa). 

12)- EDS: <<Dunque per Severino, l’opposizione originaria non è una relazione duale tra l’Essere e il Nulla. È l’opposizione del positivo al negativo. Ogni positivo, in quanto è sé, non è il proprio negativo>>.

Direi di no.

Scrive Severino:

<<non porre il nulla significa essere nell’impossibilità di escludere che l’essere sia nulla. Non solo, ma non può essere posto nemmeno l’essere. Si è infatti accennato sopra che il «nulla» appartiene al significato «essere»: sì che non porre il nulla significa non porre nemmeno l’essere, non porre l’essere significa non porre nulla. Negare la posizione del nulla significa pertanto negare l’orizzonte della totalità dell’immediato. L’appartenenza del significato «nulla» al significato «essere» è rilevabile immediatamente; e così pure, che la posizione di un qualsiasi significato implichi la posizione del significato «essere» è immediatamente rilevabile>>. (La struttura originaria; Adelphi, pag. 211).

Qui è ben esplicitata la necessità che l’essere si opponga al nulla, e quindi la necessità della posizione del nulla.

E la posizione del nulla può esser posta soltanto in opposizione all’essere, giacché essi dovrebbero costituire i MASSIMAMENTE ( = gli INFINITAMENTE) contrari/contraddittori dei quali ogni altra opposizione costituisce una individuazione ontica.

Inoltre, ove EDS scrive che <<Ogni positivo, in quanto è sé, non è il proprio negativo>>, sta riconoscendo che ogni positivo SI OPPONE al proprio esser il nulla o un altro positivo ( = ente).

Pertanto, ecco qui, nuovamente, il rapporto essere-nulla proprio internamente al quale quest’ultimo RIDUCE la propria PRETESA IMPOSSIBILE circa l’INFINITA distanza semantica dall’essere (e viceversa)…

13)- EDS: <<L’opposizione non richiede che il nulla faccia da secondo polo reale. L’opposizione è il destino per cui il positivo non è il proprio negativo. Se si pretende che il nulla debba opporsi “da parte sua”, allora gli si attribuisce una funzione, una posizione, una capacità: cioè lo si fa essere>>.

Se NON  vi è un <<secondo polo>>, allora NON vi è opposizione simpliciter

L’opposizione è semantica, ma, proprio in quanto semantica, il nulla si ENTIFICA proprio grazie alla sua opposizione semantica che fa di esso un ENTE.

14)- EDS: <<ciò che affermi è incontrovertibilmente falso perché, per rendere “reciproca” l’opposizione, deve porre il nulla come qualcosa che si oppone. Ma un nulla che si oppone è già un positivo>>.

No, non direi che sia <<incontrovertibilmente falso>>, giacché NON mi sono auto-negato in alcun modo.

Quindi, se, secondo EDS, NON bisogna <<porre il nulla come qualcosa che si oppone>>, allora ciò vorrà dire che il SIGNIFICATO <<nulla>> NON si oppone, ossia NON DIFFERISCE, cioè NON significa l’assolutamente altro dall’essere.

EDS aggiunge:

<<Ma un nulla che si oppone è già un positivo>>.

No; è il SIGNIFICARE del nulla (e come nulla ossia come assolutamente NEGATIVO) che si OPPONE al significato essere (l’assolutamente POSITIVO), appunto perché essi sono due significati che dovrebbero (senza riuscirci) significare gli INFINITAMENTE ANTITETICI, come ormai già ampiamente illustrato…

15)- EDS: <<Dunque: l’essere non ha bisogno che il nulla si opponga a sua volta; il positivo è già negazione del proprio negativo, perché è sé e non è altro da sé>>.

Se il nulla non si oppone a sua volta, allora l’essere differisce da ciò (dal nulla) il quale invece, NON differisce dall’essere (appunto perché non gli si opporrebbe)!

Che il <<positivo [sia] già negazione del proprio negativo>> CONFERMA pienamente l’APORETICO rapporto OPPOSITIVO tra essere-nulla, perché il positivo, essendo negazione del <<proprio negativo>> (sia quest’ultimo un altro positivo ed il nulla), si OPPONE al <<proprio negativo>>, cioè NON è il <<proprio negativo>>, cioè NEGA di essere il <<proprio negativo>>, E VICEVERSA, giacché negando, come nega EDS, di dover <<porre il nulla come qualcosa che si oppone>>, allora avremmo il <<proprio negativo>> (del suddetto positivo) che NON DIFFERIREBBE dal positivo, che NON negherebbe di essere il positivo e che perciò, tale <<negativo>>, si identificherebbe al proprio positivo, non distinguendosene affatto… 

16)- EDS: <<Punto 4: Tu dici: il positivo significare del nulla è distinto dal nulla-momento; dunque è in relazione con esso; dunque anche il nulla-momento entra nella relazione. Ma la relazione appartiene al positivo significare, non al nulla-momento come se questo fosse un termine autonomo. Infatti come specifica Severino nel cap. IV di SO, la relazione è esterna non interna al termine Nulla>>.

Che il positivo significare del nulla sia distinto dal nulla-momento lo dice Severino, non tanto il sottoscritto.

L’asserto: <<Ma la relazione appartiene al positivo significare, non al nulla-momento>>, è asserzione erronea, perché la relazione, OGNI, QUALSIASI RELAZIONE, vige tra almeno DUE termini.

Il termine NULLA quale concreta sintesi autocontraddicentesi è costituito da una relazione INTERNA, ossia, come ormai noto, tra NN e PS.

La relazione ESTERNA del NULLA è relazione con l’ESSERE quale orizzonte inoltrepassabile.

In entrambi i casi, relazione INTERNA ed ESTERNA, il nulla è sempre e comunque in relazione semantica con il suo OPPOSTO: l’essere.

Se la relazione, come dice EDS, appartenesse soltanto <<al positivo significare>> e <<non al nulla-momento>>, allora PS sarebbe in relazione SOLTANTO CON SÉ STESSO, sì che non vi sarebbe alcun NN, ed il termine concreto/autocontraddicentesi  NULLA non sarebbe una sintesi costituita da DUE momenti in relazione, ma solo da PS...

17)- EDS: <<Quando il pensiero dice “nulla”, il dire è positivo. La parola è positiva. Il concetto è positivo. Il significare è positivo. Ma ciò che è significato è l’assoluta negazione di ogni positività>>.

Certo, <<il dire è positivo. La parola è positiva. Il concetto è positivo. Il significare è positivo>>, vero, ma ANCHE <<ciò che è significato>> cioè <<l’assoluta negazione di ogni positività>> ossia NN, è pur sempre un significato in sé e per sé, significando appunto <<l’assoluta negazione di ogni positività>>.

18)- EDS: <<Il nulla-momento non “entra” in relazione. È significato come ciò che non è alcun ente, alcun positivo, alcuna determinazione>>.

Ma certo che invece NN <<entra in relazione>> SEMANTICA.

Se non vi entrasse, che cosa ci starebbe a fare NN?

Non solo, ma come ormai già indicato più volte, se NN non fosse in relazione con il suo PS, non avremmo il significato autocontraddicentesi NULLA poiché senza NN, non vi sarebbe nemmeno PS, visto che quest’ultimo, DA SOLO, non servirebbe a niente…

19)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché, se il nulla-momento entrasse davvero in relazione, sarebbe relatum: sarebbe uno dei termini della relazione. Ma un relatum è qualcosa. Dunque il nulla-momento non sarebbe più nulla>>.

Ma infatti NN è un ENTE!

Esso non riesce a costituirsi come l’INFINITAMENTE OPPOSTO all’essere, proprio perché la posizione del suo significare come negazione dell’essere lo ACCOMUNA all’essere stesso, sì che NN NON RIESCA a significare concretamente come l’assolutamente differente dall’essere proprio nel momento in cui NN significa l’assolutamente altro dall’essere!

20)- EDS: <<Perciò va detto: ciò che è in relazione semantica con gli altri significati è il termine positivo “nulla” giamnai il nulla momento che quel positivo indica>>.

Per non ripetermi, vedasi quanto detto sopra ai punti (13), (14), (15), (16), (18) e (19)…

21)- EDS: <<Punto 5: Tu dici: se il positivo significare del nulla non ha un referente autonomo, allora non significa nulla. Ma questa è propriamente la riproposizione dell’aporia o contraddizione che il linguaggio produce: il designante è il designato, se non c’è designato non c’è designante. Ma ogni designato è un significare originario tranne il nulla, anzi proprio il fatto che il nulla possa porsi come positivo testimonia la contraddizione che il linguaggio è in sé. Il bias dipende tutto da ciò>>.

Infatti: <<se non c’è designato [NN] non c’è designante [PS]>>.

È quanto vado dicendo da un po’.

Ma quindi, se non c’è l’uno senza l’altro, allora vuol dire che il designante è DISTINTO dal designato, tanto quanto PS è DISTINTO da NN.

E questo, ripeto, è ciò che dico io, perché EDS afferma invece che NN NON sta in relazione con PS (rileggasi i punti 18 e 19), e non vi sta perché, a suo dire nel punto (16) <<la relazione appartiene al positivo significare, non al nulla-momento>>!

22)- EDS: <<Dunque il termine “nulla” è precisamente il caso-limite in cui il significare non indica un positivo, bensì l’assoluta negazione di ogni positivo. Il nulla non è un referente come lo è un albero, una casa, un pensiero, un numero, una relazione. Se fosse un referente di questo tipo, sarebbe un essente>>.

Temo di NO.

Se il nulla non fosse un referente, EDS non potrebbe neppure scrivere che il <<nulla non è un referente>>, perché VI SI STA RIFERENDO proprio negando che esso sia un referente!

Infatti, CHE COS’È quel <<nulla>> che compare nella sua frase: <<il nulla non è un referente>>, se non il REFERENTE di: <<non è un referente>>?

Pertanto, che il nulla non sia un referente, è affermazione auto-contraddittoria…

23)- EDS: <<Il positivo significare del nulla non ha davanti a sé un oggetto chiamato “nulla”. Esso significa l’impossibilità che vi sia un oggetto corrispondente>>.

Ma PS ha davanti a sé un SIGNIFICATO, precisamente NN, ed NN, proprio significando <<l’impossibilità che vi sia un oggetto corrispondente>>, significa IN SÉ e PER SÉ <<l’impossibilità che vi sia un oggetto corrispondente>>, altrimenti non significherebbe neppure questo!

Ciò ripristina quella relazione oppositiva tra NN e PS, e ripristina inevitabilmente, perciò, quel tratto ad essi COMUNE, facendo sì che NN non riesca a significare l’INFINITAMENTE altro/diverso dall’essere ma soltanto il FINITAMENTE altro dall’essere…. 

24)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché pretende che, per significare, il termine “nulla” debba avere un referente positivo. Ma se il nulla avesse un referente positivo, non sarebbe nulla. Sarebbe qualcosa. Dunque il termine “nulla” significa, ma significa l’assoluta assenza di ogni positivo referente>>.

NON è così.

Sebbene NN sia un significato negativo, esso è pur sempre SIGNIFICANTE.

Quindi, ANCHE in quanto negativo, il significato NN deve costituire l’esatto opposto di PS (e viceversa):

questa chiamasi RELAZIONE.

In questa INNEGABILE RELAZIONE, NN è altresì un positivo nella misura in cui È in relazione con il suo PS.

Perciò, in questa inevitabile RELAZIONE, NN, in quanto significante come negazione di PS, ha IN COMUNE con PS di essere anch’esso una negazione, ché, se non la fosse, allora NN NON si distinguerebbe da PS e quindi NN e PS non significherebbero gli assolutamente opposti.

Senonché, anche AFFERMANDO di significare gli ASSOLUTAMENTE opposti, NEGANO al contempo di esser gli ASSOLUTAMENTE opposti.  

25)- EDS: <<Punto 6: Tu dici: se il puro nulla non significa da sé, allora il positivo significare del nulla non può essere positivo significare del nulla.

Ma qui si attribuisce al puro nulla una capacità: la capacità di significare. E se il puro nulla significa, allora è già un significante. Ma ogni significante è positivo. Dunque non sarebbe più puro nulla. Il nulla-momento non significa da sé. È il positivo significare che significa il nulla-momento come assoluta insignificanza>>.

Ma l’ho già detto e ripetuto INNUMEREVOLI VOLTE.

Il <<puro nulla>> o NN, DEVE avere già in sé almeno _ come minimo requisito per poter essere un significato NEGATIVO significante perciò l’opposto del positivo o dell’essere _ la propria specifica significazione, altrimenti NON AVREBBE SENSO LA SUA PRESENZA nella sintesi.

Lo vogliamo recepire oppure no?

EDS: <<E se il puro nulla significa, allora è già un significante>>;

ma certo che NN è già significante!

Lo dice a chiare lettere lo stesso Severino, ossia che ENTRAMBI i momenti sono SIGNIFICANTI, altrimenti non avremmo alcuna sintesi autocontraddicentesi!

EDS: <<Ma ogni significante è positivo. Dunque non sarebbe più puro nulla>>;

ma anche NN o <<puro nulla>>, in quanto NEGATIVAMENTE SIGNIFICANTE, è già, appunto, un SIGNIFICANTE!

Altrimenti esso NON significherebbe neppure l’assenza-di-significato, e quindi, ri-ripeto per l’ennesima volta, NON avremmo alcuna sintesi, giacché questa non può consistere in UN SOLO SIGNIFICATO!

EDS: <<Il nulla-momento non significa da sé. È il positivo significare che significa il nulla-momento come assoluta insignificanza>>;

ma Santo Cielo, già il fatto di dire: <<il nulla momento>> equivale ad aver indicato UN SIGNIFICATO già di per sé intelligibile.

Per cui il PS funge da ESSERE ossia da POSIZIONE o POSITIVITÀ di NN la quale POSITIVITÀ, proprio in quanto è POSITIVITÀ, confligge con NN che perciò già da sé significa e deve significare la pura NEGATIVITÀ, altrimenti PS NON entrerebbe in contraddizione con NN, se quest’ultimo già di per sé non significasse l’OPPOSTO o il CONTRADDITTORIO di PS !

26)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché dice: il puro nulla deve significare in sé.

Ma “significare in sé” è già essere. È essere un significante. È avere identità. È avere determinatezza. È avere funzione semantica.

Dunque un puro nulla che significa da sé non è puro nulla.

La formula corretta è:

il termine positivo “nulla” significa il nulla-momento;

il nulla-momento non significa da sé, perché, se significasse da sé, sarebbe già positivo>>.

Non solo il <<contrario>> NON è <<incontrovertibilmente falso>>, bensì è falso che NN non debba già <<significare in sé>>!

Infatti, lo ripeto per l’ultima volta, se NN non significasse GIÀ DI PER SÉ distintamente da PS, allora PS non potrebbe costituirsi come la POSIZIONE di NN il quale NN, entrando in contraddizione con PS, genera la contraddizione del NULLA come significato autocontraddicentesi!

Ripeto: se NN non significasse già di per sé, NON vi sarebbe il significato auto-contraddicentesi giacché, affinché vi sia, NN _ esso! _ deve già significare l’opposto di PS il quale PS, essendo la POSIZIONE ( = l’essere) di NN, fa scaturire la contraddizione tra NN e PS perché PS o POSITIVO entifica NN che invece significa l’assolutamente non-POSITIVO, ed è per questo conflitto che il significato concreto NULLA è un significato auto-contraddicentesi!

27)- EDS: <<Punto 7: Tu dici: se il puro nulla è puro nulla e non puro non-nulla, allora deve essere identico a sé. Ma anche qui si trasferisce al nulla ciò che appartiene solo al positivo significare. Il termine positivo “nulla” è identico a sé come termine autocontraddittorio. Ma il nulla-momento non è identico a sé, perché dire “il nulla è identico a sé” significa già dire “il nulla è”. L’identità appartiene all’essente. Ogni essente è sé. Ma il nulla non è un essente. Dunque non può essere identico a sé come se fosse una determinazione>>.

Severino stesso ha numerose volte precisato come NN e PS siano E-N-T-R-A-M-B-I significati INCONTRADDITTORI!

È chiaro sin qui?

Ora, che cosa implica esser dei significati INCONTRADDITTORI?

Implica che CIASCUN significato sia e significhi IDENTICAMENTE A SÉ STESSO e differisca perciò dall’altro.

Quindi, va da sé che ANCHE NN, essendo un significato incontraddittorio, sia IDENTICO A SÉ e differente da PS.

Al che EDS osserva:

<<Il termine positivo “nulla” è identico a sé come termine autocontraddittorio>>.

N-O-O-O-O!!!

Sto parlando di NN, non del NULLA come significato autocontraddicentesi composto dalla sintesi tra NN e PS!

Ed NN è un significato I-N-C-O-N-T-R-A-D-D-I-T-T-O-R-I-O tanto quanto lo è PS (pur essendo di segno OPPOSTO).

Osserva ancora EDS: <<Ma il nulla-momento non è identico a sé, perché dire “il nulla è identico a sé” significa già dire “il nulla è”>>;

ma questo EDS lo dovrebbe dire a Severino, per il quale E-N-T-R-A-M-B-I i significati sono incontraddittoriamente significanti!

Peraltro, mi sembra che EDS continui a confondere NN con il NULLA quale significato autocontraddicentesi.

Qui si sta parlando di NN, che è uno dei due momenti della sintesi.

NN è un significato incontraddittorio e perciò SIGNIFICA CIÒ CHE SIGNIFICA, quindi è IDENTICO A SÉ e differente dal suo PS.

Dopodiché, EDS osserva: <<L’identità appartiene all’essente. Ogni essente è sé. Ma il nulla non è un essente. Dunque non può essere identico a sé come se fosse una determinazione>>.

Questo è infatti un altro aspetto per il quale la soluzione dell’aporia del nulla severinana NON FUNZIONA.

Il nulla, infatti, non dovrebbe essere significante come IDENTICO-A-SÉ, altrimenti sarebbe un altro ESSENTE, giacché l’identità è la legge ontologica di qualsiasi essente.

Ma, se non significa come identico-a-sé, allora il nulla NON significa neppure il nulla, e quindi NON staremmo parlando del nulla quale negazione dell’identità con sé.

28)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché afferma: il nulla è identico a sé. Ma questa formula contiene già l’essere del nulla: “il nulla è”. E questo è esattamente ciò che viene negato. Dunque: non il nulla-momento è identico a sé; il termine positivo “nulla” è identico a sé come significato autocontraddittorio>>.

Mi si scuserà, ma mi ritrovo dinanzi per l’ennesima volta questa frase:

<<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché>>?

Mi sorge il sospetto che io stia interloquendo con l’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, anziché con EDS…

Ma comunque, proseguo.

È invece incontrovertibilmente FALSO che il nulla ( = il puro nulla: NN) NON sia identico a sé, altrimenti, come già osservato, il nulla a cui ci stiamo riferendo NON sarebbe il nulla appunto perché, se NON fosse identico a sé e quindi se il nulla NON SIGNIFICASSE incontraddittoriamente IL NULLA, staremmo parlando di un essente.

Ma ecco, il nulla SIGNIFICA incontraddittoriamente IL NULLA, quindi il nulla è un ESSENTE 

Prosegue EDS: <<Dunque: non il nulla-momento è identico a sé; il termine positivo “nulla” è identico a sé come significato autocontraddittorio>>.

Allora, per la miliardesima volta, ripeto:

è LO STESSO SEVERINO ad affermare che NN cioè il puro nulla quale momento della sintesi, sia I-N-C-O-N-T-R-A-D-D-I-T-T-O-R-I-A-M-N-T-E SIGNIFICANTE!

Ma si capisce ciò che scrivo, oppure andiamo avanti con gli occhi bendati?

29)- EDS: <<Punto 8: Tu dici: essere e nulla sono accomunati dal fatto di essere reciprocamente opposti. E qui oltre il richiamo alla mia risposta al punto 3 aggiungo: questa comunanza esiste solo tra positivi. Due differenti positivi possono avere qualcosa in comune perché entrambi sono essenti. Una casa e un albero sono diversi, ma hanno in comune l’essere. Un pensiero e un corpo sono diversi, ma hanno in comune l’essere. Una relazione e un numero sono diversi, ma hanno in comune il non essere nulla. Ma il nulla non ha in comune l’essere, perché non è>>.

Senonché, qui, EDS non fa altro che reiterare la PREMESSA DA DIMOSTRARE, ossia che siccome il nulla non è un essente, allora esso non può avere niente in comune con l’essere, altrimenti il nulla sarebbe un essente, per cui la suddetta <<comunanza esiste solo tra positivi>>…

Ma ciò è quanto vado negando ormai da ben TRE post, sebbene veda che non se ne sia tenuto conto alcuno, visto la continua reiterazione della solita tesi che viene avanzata come se niente fosse…

Da ciò devo dedurre che NON SI SIA COMPRESO la mia critica, nonostante l’abbia ripetuta ed argomentata in DUE post piuttosto lunghi e dettagliati...

EDS scrive che <<il nulla non ha in comune l’essere, perché non è>>.

Questo lo sappiamo tutti, ma è appunto QUI che tale asserzione si contraddice nel mentre che afferma che il nulla non abbia <<nulla in comune con l’essere>>.

Ora, questo post è già troppo lungo, per cui debbo rinviare a rileggere CON MAGGIOR ATTENZIONE non solo i post nn. 194 e 195, ma anche a ricominciare DACCAPO nella lettura dei vari punti di QUESTO stesso post…

30)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché, se il nulla avesse in comune qualcosa con l’essere, allora il nulla sarebbe in identità con l’essere cioè sarebbe l messere cioè la totalità dei positivi e dunque significanti. Ma ciò che è incluso nella totalità dei significati positivi è il termine “nulla”, non il nulla-momento. Il nulla-momento non è incluso. È significato come esclusione assoluta. Dunque: il termine “nulla” appartiene al campo del positivo significare; il nulla-momento non appartiene ad alcun campo, perché non è>>.

Ora, al contrario, è FALSO che il nulla NON abbia un tratto IN COMUNE con l’essere, e per sincerarsene, rimando nuovamente ai due precedenti post 194 e 195 nonché inviterei a RILEGGERE ATTENTAMENTE questo…

31)- EDS: <<Punto 9: Tu dici: se essere e nulla hanno qualcosa in comune, allora la loro opposizione non è infinita ma finita. Ma la premessa è falsa: essere e nulla non hanno qualcosa in comune. Ha qualcosa in comune con gli altri positivi soltanto il termine positivo “nulla”. Il nulla-momento non è un termine che condivida proprietà. Dunque non vi è alcun accorciamento dell’opposizione>>.

Niente affatto, la premessa NON è falsa, perché, se lo fosse, allora essere e nulla NON sarebbero i reciprocamente opposti, il che è TOTALMENTE ESCLUSO da Severino, oltre che da una minima logicità del discorso.

E siccome, in Severino, essi sono gli INFINITAMENTE OPPOSTI, ecco allora che questa infinita opposizione SI RIBALTA NEL SUO CONTRARIO proprio in forza della loro reciproca opposizione che funge da INNEGABILE tratto COMUNE ad ENTRAMBI.

Negare questo tratto COMUNE, significa NEGARE che essere e nulla siano gli INFINITAMENTE OPPOSTI…

EDS: <<Il nulla-momento non è un termine che condivida proprietà. Dunque non vi è alcun accorciamento dell’opposizione>>;

anche riguardo a questo rilievo, nuovamente e per la milionesima volta, debbo rinviare ai due precedenti post 194 e 195 nonché a RIPERCORRERE QUESTO STESSO POST con gli occhi ben aperti…

32)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché scambia il positivo significare del nulla con il nulla significato. Ma se si scambia il positivo significare del nulla con il nulla significato, si confonde l’essente con il nulla. E questa è precisamente la contraddizione che Severino porta alla luce>>.

Ma anche qui, debbo ripetermi anch’io per rispondere ad un ritornello la cui meccanica ripetitività comincia ormai a puzzarmi di INTELLIGENZA ARTIFICIALE, ma spero di sbagliarmi...

Quindi: il contrario NON È AFFATTO <<incontrovertibilmente falso>> perché l’INNEGABILE DISTINZIONE tra NN e PS tiene ben lontana l’eventualità di CONFONDERLI, come ho già più volte indicato, giacché una qualsivoglia opposizione prevede innegabilmente la presenza di almeno DUE significati, e ciò TOGLIE alla radice qualsiasi accusa di CONFUSIONE…

33)- EDS: <<Punto 10: Qui bisogna riprendere la mia risposta al decisivo punto 3: Tu parli dell’opposizione tra essere e nulla come se Severino ponesse da un lato “l’Essere” e dall’altro “il Nulla”. Ma questa è un’ipostatizzazione. E l’ipostatizzazione dell’essere è fede. Severino non parte da un Essere astratto, separato dagli essenti. Parte dall’apparire dei differenti. Appare questo colore, questo suono, questo pensiero, questa parola, questa relazione, questa obiezione, questa illusione. Ciascuno appare come sé e non come nulla. L’essere è il loro non essere niente. Dunque l’opposizione originaria non è la scena mitologica di due assoluti contrapposti, Essere e Nulla. È l’apparire concreto del positivo come non-niente>>.

Macché <<ipostatizzazione>>, suvvia! …NON vi è nessuna ipostatizzazione, a meno che non sia lo stesso Severino ad ipostatizzare il nulla laddove dice che:

<<non porre il nulla significa essere nell’impossibilità di escludere che l’essere sia nulla. Non solo, ma non può essere posto nemmeno l’essere. Si è infatti accennato sopra che il «nulla» appartiene al significato «essere»: sì che non porre il nulla significa non porre nemmeno l’essere, non porre l’essere significa non porre nulla. Negare la posizione del nulla significa pertanto negare l’orizzonte della totalità dell’immediato. L’appartenenza del significato «nulla» al significato «essere» è rilevabile immediatamente; e così pure, che la posizione di un qualsiasi significato implichi la posizione del significato «essere» è immediatamente rilevabile>>. (La struttura originaria; Adelphi, pag. 211).

Ora, è chiaro per chiunque che tale nulla, affinché l’essere possa escludere di esser il nulla, debba PORSI IN RELAZIONE con l’essere!

Altrimenti <<non può essere posto nemmeno l’essere>>!

Tant’è vero che _ dice Severino _: <<non porre il nulla significa non porre nemmeno l’essere, non porre l’essere significa non porre nulla>>.

Più chiaro di così si muore.

D’altronde EDS non si accorge di aver già confermato il mio discorso, dove scrive che ciascun essente <<appare come sé e non come nulla. L’essere è il loro non essere niente. Dunque l’opposizione originaria non è la scena mitologica di due assoluti contrapposti, Essere e Nulla. È l’apparire concreto del positivo come non-niente>>.

Non si accorge, cioè di essersi AUTO-SMENTITA da sola, perché affermare che l’opposizione originaria consista nell’<<apparire concreto del positivo come non-niente>>, implica che tale <<non-niente>> sia quell’OPPOSTO nei confronti del quale il <<concreto del positivo>> appunto si OPPONE!

Se infatti ciascun essente <<appare come sé e non come nulla>>, ecco che il nulla è già posto NELLA RELAZIONE OPPOSITIVA con l’essente che <<appare come sé>> anziché <<come nulla>>!

34)- EDS: <<Il contrario è incontrovertibilmente falso perché, per negare che il positivo sia non-niente, bisogna pur porre quel positivo. Ma, ponendolo, lo si pone come qualcosa che appare, dunque come non-niente>>.

Il fatto è che NESSUNO, qui, ha mai negato <<che il positivo sia non-niente>>!

Non è questo il tema del discorso!

Infatti, è proprio perché NON si deve negare <<che il positivo sia non-niente>>, che tale positivo DEVE stare IN RELAZIONE con il <<non-niente>>, altrimenti COME farebbe il positivo a negare di essere il <<non-niente>>???

Rileggiamo Severino:

<<non porre il nulla significa essere nell’impossibilità di escludere che l’essere sia nulla. Non solo, ma non può essere posto nemmeno l’essere. Si è infatti accennato sopra che il «nulla» appartiene al significato «essere»: sì che non porre il nulla significa non porre nemmeno l’essere, non porre l’essere significa non porre nulla. Negare la posizione del nulla significa pertanto negare l’orizzonte della totalità dell’immediato>>…

35)- EDS: <<Punto 11: Per questo Severino non è semplicemente “neoparmenideo”. Parmenide vede che l’essere non è nulla, ma tende a perdere le differenze, riducendole a nomi. Severino invece parte dall’apparire delle differenze e mostra che ciascuna differenza, proprio perché è, non è nulla. Quindi Severino oltrepassa Parmenide perché salva gli essenti. Ma oltrepassa anche Eraclito, perché non concede che i differenti divengano altro da sé, sorgendo dal nulla e ritornando nel nulla. L’incontrovertibilità del destino sta proprio nell’inscindibilità di momento logico e momento fenomenologico: Il contrario è incontrovertibilmente falso perché, per negare che il differente sia sé, bisogna distinguere quel differente da ciò che non è. Ma questa distinzione riafferma ciò che si intende negare>>.

Ho riportato per completezza questo brano di EDS, anche se NULLA C’ENTRA col nostro discorso…

36)- EDS: <<Punto 12: Il vero errore della tua critica sta qui: tu prendi l’aporia del nulla, che Severino riconosce e tematizza, e la trasformi in una confutazione del destino. Ma l’aporia del nulla non confuta il destino. Lo conferma. Infatti, ogni volta che si tenta di pensare il nulla momento come qualcosa, lo si trasforma in un positivo che è invece il suo indicarlo. Ma proprio questo mostra che il nulla non riesce mai a costituirsi come un termine autonomo>>.

NO, io ho invece riportato la (tentata) SOLUZIONE di Severino all’aporia del nulla, non la semplice aporia.

Ed ho tentato di argomentare come tale SOLUZIONE NON RISOLVA detta aporia, la quale, perciò, è destinata a rimanere tale, cioè APORETICA, giacché il nulla ritenuto <<puro nulla>> NON RIESCE ciò nonostante a non ritrovarsi ENTIFICATO proprio in virtù della stessa OPPOSIZIONE essere-nulla che avrebbe dovuto garantire l’INFINITA distanza semantico-ontologica dell’essere dal nulla e viceversa.

EDS: <<Ma l’aporia del nulla non confuta il destino. Lo conferma>>:

NO NO, SBAGLIATO.

Ciò che dovrebbe dovuto CONFERMARE il destino severiniano, sarebbe dovuto essere la SOLUZIONE dell’aporia del nulla, NON la stessa aporia del nulla, come invece scrive EDS, appunto perché, essendo un’aporia, senza una qualche soluzione la sua presenza inficerebbe qualsiasi edificio teoretico che vorrebbe far del nulla l’INFINITAMENTE altro dall’essere (e viceversa)!

Quindi l’aporia del nulla NON CONFERMA il destino, perché il <<disperato>> ( = massimo Donà) tentativo di risolverla da parte di Severino, NON è riuscito nell’intento di risolverla, sì che il destino resti AFFERMATO-E-CONFUTATO IN UNO…

EDS: << Ma proprio questo mostra che il nulla non riesce mai a costituirsi come un termine autonomo>>.

Per l’ennesima smentita di questa tesi, rimando nuovamente ai post nn. 194 e 195 nonché alla RILETTURA di questo stesso post…

37)- Concludendo, scrive EDS:

<<Punto 13: Roberto, la tua critica presuppone che il nulla-momento sia un termine distinto, relazionato, opposto, identico a sé, capace di stare di fronte al positivo significare. Ma questo è già entificare il nulla. Per Severino, invece, il “nulla” è un unico termine autocontraddittorio: il positivo significare dell’assoluta insignificanza. I due momenti — positivo significare e nulla-momento — non sono due termini separabili, ma i momenti inseparabili dell’unico significato autocontraddittorio “nulla”. Se li separi, o nullifichi il significare o entifichi il nulla. Perciò non vi è alcuna comunanza tra essere e nulla. Vi è comunanza solo tra i positivi, e il termine “nulla” appartiene al campo dei positivi solo come significato autocontraddittorio. Il nulla-momento, invece, non appartiene a nulla, perché non è>>.

Anche a tutto ciò ho già determinatamente risposto SOPRA, IN PIÙ PASSAGGI, per cui inviterei a rileggere tutto con maggior attenzione, GRAZIE MILLE.

Roberto Fiaschi

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martedì 19 maggio 2026

196)- L'OPPOSIZIONE SEMANTICA NON RISOLVE «LE OBIEZIONI A EMANUELE SEVERINO SULL'APORIA DEL NULLA»

Riporto le osservazioni critiche di Angelo Santini (ANTIMATERIALISTA; qui, verrà menzionato con: AS), prese dal suo canale Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=U5OPLhvwmCQ.

Il video di AS si intitola:

<<L'opposizione SEMANTICA risolve le obiezioni a EMANUELE SEVERINO sull'aporia del nulla>>,

ed è rivolto al mio post n° 194 https://controinuovimostriii.blogspot.com/2026/05/194-oltrepassare-bacchinstella-e.html.

Presento via via il suo intervento intervallandolo col mio commento.

Afferma AS:

1)- <<Fiaschi a un post di Elisa su Officina di filosofia teoretica riguardo il problema del nulla. Allora, va chiarito questo. Innanzitutto, l'opposizione tra essere e nulla è semantica, perché per l'ontologia severiniana la dimensione semantica non è relegata al linguaggio, ma è parte della struttura ontologica della realtà>>.

Mio primo commento.

Che <<l'opposizione tra essere e nulla>> sia <<semantica>> mi trova d’accordo, ovviamente.

Invece, che la dimensione semantica non sia <<relegata al linguaggio>> la trovo un’affermazione difficilmente sostenibile, visto che il linguaggio, per definizione, è ciò che (si) esprime (mediante) la dimensione semantica stessa, poiché il linguaggio è puramente semantico (oltre che sintattico…).

2)- AS: <<Non c'è la relazione tra segno e referente che invece si pone nella prospettiva isolante e nichilista. Quindi l'opposizione tra S e nulla ha come presenti entrambi gli enti, quello del significato essere e quello del significato non essere, quello del significato nulla. Primo punto>>.

Ma, se NON vi fosse <<relazione tra segno e referente>>, allora AS non potrebbe neppure asserire che <<l'opposizione tra essere e nulla>> sia <<semantica>>, giacché egli, parlando di <<opposizione tra essere e nulla>>, sta semanticamente RIFERENDOSI/RELAZIONANDOSI a due REFERENTI ontologici significati appunto dai semantemi essere e nulla.

Diversamente, se tali semantemi fossero privi di referente, sarebbero flatus vocis che indicherebbero unicamente SE STESSI in quanto segni e suoni di una determinata lingua e nulla più.

Tanto più che il semantema ( = il significato) indica l’aspetto Logico o L-immediatezza di qualsivoglia ente nel suo SIGNIFICARE così e non altrimenti, di contro all’aspetto Fenomenologico o F-immediatezza che, invece, indica (si RIFERISCE) all’ente nel suo aspetto fenomenico significato distintamente dal piano L, per cui ogni semantema/significato (L) non può non essere DISTINTO da F e, così distinto, F fungere da referente di L, altrimenti L, ripeterei, avrebbe come riferimento soltanto SE STESSO in quanto segno grafico/suono… 

3)- AS: <<Non serve poi che esista un referente esterno a questi significati per porre questa differenza. Ricordiamo che l'opposizione universale del positivo e del negativo è l'opposizione generale, quella originaria, di cui quella tra essere e nulla è una individuazione, quindi è una forma particolare della opposizione universale>>.

A dire il vero, il tema centrale del mio su indicato post NON verteva sull’esistenza o meno di <<un referente esterno a questi significati>>, bensì su ciò che ACCOMUNA i due termini e che perciò ne ACCORCIA la presunta distanza semantico-ontologica, sì che per tale COMUNANZA, il nulla differisca SOLO RELATIVAMENTE dall’essere, anziché radicalmente come vorrebbe la teoresi di Severino, rientrando il nulla, perciò, nel novero degli ENTI.

4)- AS: <<Il significato del nulla è complesso, non è semplice. Anche se sembra essere semplice, è composito. È composto da due significati: il positivo significare e il nulla momento. Anche se esprimono contenuti determinati diversi che sono significanti, sono aspetti di un'unica complessità semantica>>.

Certo, infatti quei due significati costituenti il termine autocontraddicentesi <<NULLA>>, nel mio post, erano già stati indicati…

5)- AS: <<Per meglio dire, dicevo, il nulla momento è la specificazione del contenuto determinato semantico espresso dal positivo significare del nulla. Cosa esprime il positivo significare del nulla? La significanza positiva del nulla. Cosa esprime il nulla momento? La pura insignificanza, negatività e nullità del nulla. Anche questa seconda dimensione semantica che in realtà è un momento, è un astratto della positività, del positivo significato è appunto un significato contro che da una parte vi è il positivo significare e il nulla significato. Dire che il nulla significato non è, è un'espressione, diciamo, infelice che crea poi equivoci perché sarebbe sostituta del nulla momento. Il nulla momento è un significato ed è il contenuto espresso dal nulla momento che non è>>.

Mettiamo ordine.

Se ciò che dianzi AS ha chiamato: <<nulla significato>> è lo stesso (o equivale) al POSITIVO significare del <<nulla momento>>, e se quest’ultimo è <<La pura insignificanza, negatività e nullità del nulla>>, allora mi si permetterà di osservare che nel mio post NON ho mai affermato <<che il nulla significato [cioè il POSITIVO significare] non è>>, poiché quest’ultimo è appunto il POSITIVO significare ( = l’essere) del <<nulla momento>> di cui AS ha appena giustamente affermato esser <<pura insignificanza, negatività e nullità del nulla>>.

Pertanto credo che AS abbia involontariamente confuso i termini ove dice:

<<Il nulla momento è un significato ed è il contenuto espresso dal nulla momento che non è>>,

giacché avrebbe dovuto dire (in MAIUSCOLO):

<<Il nulla momento è un significato ed è il contenuto espresso dal nulla SIGNIFICATO [cioè dal POSITIVO significare] che [invece] È>>, ed È in quanto, appunto, è il POSITIVO significare del <<nulla momento>> o della <<pura insignificanza, negatività e nullità del nulla>>.

6)- AS: <<Come si eh smentiscono obiezioni come quelle di Fiaschi, mostrando anche che il contenuto espresso dal nulla momento non è isolabile dal significato del nulla momento>>.

Certo, ciò è quanto afferma Severino, ma PEGGIORA l’aporia in questione. Infatti, la non-isolabilità del <<nulla momento>> dal <<significato del nulla momento>> fa sì che quest’ultimo sia il significato <<DEL>> nulla momento, si che tale POSITIVO ( = ESSERE) significare si riversi tutto nel <<nulla momento>>, ENTIFICANDOLO proprio grazie alla precisazione di AS, ossia grazie alla non-isolabilità dei due momenti! Di modo tale che, così non isolati, il positivo significare POSITIVIZZI la negatività costituita dal <<nulla momento>>!

Anche solo dicendo:

“il nulla momento È il nulla momento”,

stiamo conferendo l’ESSERE (tramite la copula <<È>>) al <<nulla momento>>, sì che il nulla momento SIA il nulla momento e quindi che esso SIA IDENTICO a sé come qualsiasi altro ente È IDENTICO a sé e perciò sia POSITIVIZZATO esso stesso.

D’altronde, lo riconosce anche AS più sotto, ove osserva che:

<<la copula formalmente a un livello semplice del significato significa eguagliare e significare>>…

Non solo per questo, ma ANCHE per questo, il nulla momento, volendo significare unicamente la <<pura insignificanza, negatività e nullità del nulla>>, NON vi può riuscire, perché è suo malgrado immediatamente POSITIVIZZATO/ENTIFICATO dalla copula <<È>> = ESSERE!

7)- AS: <<Noi dobbiamo infatti considerare che la prospettiva severiniana è anche una negazione radicale del realismo ingenuo, della teoria ortodossa della referenzia, quindi non è che da una parte ci sono i significati e da dall'altra i referenti, da una parte i significati e dall'altra gli essenti. Per questa ontologia i significati sono già essenti e gli essenti sono intrinsecamente significanti oltre il linguaggio addirittura è questionato come storicamente determinato e come veicolo dei significati parole il fatto che in questa nostra condizione, quella del mondo che appare nei nostri cerchi del destino, l'apparire dei significati sia con diciamo correlato all'apparire di quelle determinazioni che sono interpretate come parole, non implica che quelle cosiddette parole siano veicolo dei significati>>.

Ma anche qui, nuovamente, la precisazione di AS PEGGIORA l’aporia.

Infatti, egli, affermando che <<non è che da una parte ci sono i significati e da dall'altra i referenti, da una parte i significati e dall'altra gli essenti. Per questa ontologia i significati sono già essenti e gli essenti sono intrinsecamente significanti oltre il linguaggio>>,

concretizza massimamente l’ESSERE DEL <<nulla momento>>! 

Lo concretizza, ossia lo ENTIFICA, PROPRIO perché <<non è che da una parte ci sono i significati e da dall'altra i referenti, da una parte i significati e dall'altra gli essenti>> e quindi il POSITIVO significare del <<nulla momento>>, che è INSCINDIBILMENTE UNITO al SUO <<nulla momento>> e non ad un’altra parte, PROPRIO in quanto è il SUO e non di altro, è (tale POSITIVO) già tutto assorbito, diciamo così, appunto dal/nel SUO <<nulla momento>>, visto che il POSITIVO significare è, ripetiamolo, il positivo significare ( = il POSITIVIZZARSI) DEL SUO <<nulla momento>>!

8)- AS: <<E Severino, in particolare, in “oltre il linguaggio” chiarisce tante cose. Bene, allora come possiamo meglio specificare quindi l'opposizione tra essere e nulla in ottica, no, di risoluzione dell’aporia del nulla? Allora, intanto ricordando che l’aporia del nulla è millenaria e nasce proprio dal fatto che non si distinguono, in maniera rigorosamente analitica i significati in gioco e si presuppone appunto una forma realista ingenua della realtà, per cui si pensa che da una parte vi è il pensiero e dall'altra il contenuto del pensiero, ma non si può separare l'atto del pensare o meglio apparire del pensiero dal suo contenuto. Perché per quanto formalmente si possano distinguere l'apparire dall'ente sono un'unica cosa complessa, ma sono un'unica cosa. Non può apparire, non può sussistere qualcosa al di fuori del suo apparire. Eh, e quindi questo vale anche ovviamente per la sfera del pensiero. L’aporia millenaria consiste nel rilevare erroneamente che siccome il nulla è pensabile, allora è automaticamente essente. Ma cos'è che è pensabile del nulla? il significato, ma il significato non è il nulla, però l'errore principale dell'aporia, cioè delle tesi che sostengono l’aporia, è di confondere il significato del nulla con l'assoluta nullità che cerca di esprimere, come se fosse, per farvi un esempio, un cartello stradale che indica la presenza di una buca. Il cartello stradale che indica la presenza di una buca non è che dentro di sé contiene una buca e può darsi un cartello di questo tipo anche senza la presenza poi di quello che esprime. Ok?>>

Purtroppo NO, mi spiace, ma nessun <<Ok>>.

Finora, l’aporia evidenziata nel mio post NON è stata NEPPURE avvicinata di striscio da AS. Infatti, l’introduzione, da parte sua, del linguaggio, del <<realismo ingenuo>>, dell’apparire dall'ente, etc…, NULLA C’ENTRANO con quanto da me scritto nel post n° 194.

Non ho affatto presupposto che QUI ci sia il significato e vi sia la “cosa” o l’ente.

Anzi, con l’esempio del <<cartello stradale che indica la presenza di una buca>>, AS CADE egli stesso nel <<realismo ingenuo>> che invece attribuisce a me.

In che modo vi CADE? Semplice:

quel <<cartello stradale>> indicante la buca equivale al pensiero che, QUI, indica il proprio REFERENTE situato LÀ, referente costituito dalla <<presenza di una buca>>!

Per questa ragione, è l’esempio di AS a presupporre il, ricorrendo al realismo ingenuo!

E quindi esso NON funziona.

Per essere un esempio corretto, cioè aderente ai nostri due termini (il POSITIVO significare e il nulla momento), il <<cartello stradale>> deve equivalere al POSITIVO significare e la <<buca>> _ traduciamola in <<buco>> _ indicato/significato deve equivalere al <<nulla momento>>; siccome entrambi sono solidali cioè inscindibilmente uniti nella loro distinzione, allora il buco ( = il <<nulla momento>>) deve essere INTERNAMENTE presente allo stesso <<cartello stradale>> (il quale funge da SUO POSITIVO significare rendendo, perciò, il buco possibile) _ giacché un buco nell’aria non si può fare _, cosicché tale buco sia POSITIVIZZATO dal SUO POSITIVO significare ( = dal cartello), poiché a questo serve tale POSITIVO significare: a rendere possibile il buco, cioè il <<nulla momento>>.

Respingendo, AS, il realismo ingenuo, il cartello del suo esempio NON può indicare alcuna buca esterna ad esso e perciò l’esempio da lui proposto NON funziona, proprio perché egli NEGA che da questa parte vi sia <<il pensiero e dall'altra il contenuto del pensiero>>, per cui AS dovrà altresì negare il suo stesso esempio, cioè dovrà NEGARE che vi sia <<un cartello stradale che indica la presenza di una buca>>, perché ciò implica il ricorso a quel realismo ingenuo che AS ha già criticato ed escluso…

Quindi, poiché per AS <<non si può separare l'atto del pensare o meglio apparire del pensiero dal suo contenuto>>, allo stesso modo, nel suo esempio egli NON può separare _ come invece egli fa _, il <<cartello stradale dal suo contenuto>> cioè dal buco segnalato; sì che quest’ultimo debba allora collocarsi internamente allo stesso cartello ( = allo stesso POSITIVO significare), se l’esempio vuol essere CONGRUENTE al rapporto <<POSITIVO significare>> - <<nulla momento>> in quanto, sempre come afferma AS, essi <<sono un'unica cosa>>!

Pertanto, affermare del <<cartello stradale che indica la presenza di una buca, non è che dentro di sé contiene una buca e può darsi un cartello di questo tipo anche senza la presenza poi di quello che esprime>>, significa ricorrere nuovamente al realismo ingenuo da AS negato, giacché dicendo così, egli SEPARA/DISTANZIA il cartello DALLA buca che esso indica, ricadendo, così, nella (secondo lui) FALLACE/INGENUA convinzione <<per cui si pensa che da una parte vi è il pensiero [ = il cartello] e dall'altra il contenuto del pensiero [ = il buco indicato]>>.

Quindi, se il POSITIVO significare è il POSITIVO significare DEL SUO <<momento nulla>>, quest’ultimo dovrà pur ritrovarsi POSITIVIZZATO dal SUO stesso POSITIVO significare ( = cioè dal cartello che, in quanto POSITIVO, rende POSITIVO/POSSIBILE il proprio esser bucato), altrimenti tale POSITIVO significare, privo del buco (cioè privo del SUO <<momento nulla>>), NON sarebbe il SUO (DEL buco) POSITIVO significare e quindi NON potrebbe positivizzare/rendere possibile alcun buco!

9)- Prosegue AS: <<Il nulla è un significato. I significati però in ottica severiniana non sono etichette, sono qualcosa di essente, non sono frutto di una manipolazione del linguaggio, anche se sembra così nella prospettiva nichilista superficiale. Se si considera questo, allora noi abbiamo che il positivo significare del nulla si oppone a quello che Elisa chiama erroneamente “nulla significato”, che non ha nessun senso, perché dire “nulla significato” e dire che il “nulla significato” non è, vuol dire che c'è un significato che non è e che quindi non significa>>.

Ritengo invece che abbia ragione Elisa, il <<“nulla significato”>> equivale al <<momento nulla>> ed è corretto, perché allorquando del <<“nulla significato”>> si dice che <<non è>>, si dice che tale <<“nulla significato”>> equivale al nihil absolutum, che perciò <<non è>>. Da ciò, però, non discende che, allora, esso sia <<un significato che non è e che quindi non significa>>, perché il <<“nulla significato”>> significa la mancanza di significato, e come tale è pur sempre un significato, cioè è ricompreso nell’orizzonte della significanza.

Il <<“nulla significato”>> <<non è>> nel senso che significa il <<non è>>, ma come significante l’assenza di significato, esso È.

10)- Ma a parte ciò, leggiamo ancora AS:

<<Anche perché ricordiamo che formalmente per Severino il significato “essere” significa eguagliare e significare. Cioè la copula formalmente a un livello semplice del significato significa eguagliare e significare. Poi ovviamente il significato di essere non si esaurisce nella sua forma semplice formale che è presente immediatamente nel piano dell'analisi, ma è espresso, il suo significato complesso è più ampio, racchiude anche quello semplice. Severino ha chiarito tutto questo in Oltrepassare e il significato complesso di essere è espresso dall'equazione dell'essere che afferma appunto che l'essere è ci sono diversi modi di dirlo, però possiamo dire che l'essere è, per esempio, se vogliamo vederlo in ottica del rapporto soggetto-predicato, la loro unità concreta, l'essere è in effetti è la concretezza, è la totalità di ciò che è in quanto è ed è ogni suo aspetto. Non c'è una separazione tra la totalità degli enti e o meglio la totalità dell'essere e i suoi aspetti, le sue differenziazioni interne che sono chiamate enti, ma che propriamente enti non sono, perché anche il significato di ente è carico di nichilismo. L'ente, infatti, è pensato come qualcosa di isolabile, manipolabile, soggetto al divenire, come parte di un tutto. Ma non è propriamente questo il modo di dover considerare la complessa struttura dell'essere interna a sé. Di questa struttura fa parte l'opposizione essere nulla che è interna all'essere e non richiede che ci sia un referente esterno ai significati, compreso quello del nulla. Il fatto che internamente la semantica e la sintassi dell'essere escludano che esista il nulla perché si rileva che il significato nulla è, esprime qualcosa di impossibile che non può essere, non può esistere, è già sufficiente ad opporre l'essere al nulla senza che debba esistere un qualcosa di esterno. Chi non coglie questo, sottovaluta la funzione dell'opposizione semantica, appunto, non cogliendo il fatto che l'opposizione semantica è già tantissimo, è già qualcosa di sufficiente per stabilire in modo incontraddittorio quella opposizione>>.

In queste ultime righe, AS richiama l’opposizione essere-nulla ma, per il momento, egli NON menziona ancora la critica specifica da me considerata nel mio post n° 194.

Proseguo, chissà che essa non compaia da qui a poco…

11)- AS: <<Vediamo un po' quale può essere un altro errore o equivoco che nasce in questi queste disamine? Sul nulla. Però prima facciamo un attimo ordine sull’aporia. Allora, un lato della aporia consiste nel rilevare erroneamente che siccome il nulla è pensabile, allora è essente. Ma cos'è che è pensabile del nulla? Non la pura nullità isolata dal positivo significare, perché la pura nullità e la pura insignificanza del nulla può apparire come significante solo se è interna, appunto, all'orizzonte del significare semantico del nulla. Dicevo, non può apparire il significato del nulla come pura nullità, pura insignificanza, isolatamente dal positivo significare. Ebbene, per questo lato dell'aporia l'errore è l'isolamento. Si isolano i significati della complessità semantica del nulla e si vuole mantenere fermo solo uno dei due poli, ovvero in questo caso il nulla a momento. Dicevo l'altro, scusate un attimo, cercando di mantenere fermo solo il nulla momento e quindi rilevando che allora il nulla momento è pensabile, allora è essente e quindi che il nulla è una contraddizione reale, vera e non falsa. Il significato del nulla è contraddittorio, come dice Severino, ma non è una contraddizione vera, è un contraddirsi tra due significati della aporia del nulla. Invece, nel far confluire il positivo può dire nulla del nulla, neanche che non è la stessa forma di isolamento. Eh, se non fosse non si potrebbe neanche sapere se Severino ha sbagliato che l’aporia del nulla non si può risolvere perché nel momento in cui si pensa il nulla assoluto lo si sta, si sta facendo l'impossibile. Non è possibile davvero pensare al nulla. Sta facendo quello che sta obiettando a Severino, isolando erroneamente i due significati del nulla. Il nulla è pensabile, ma solo perché è presente il positivo significare del nulla, che è già una complessità, in verità, perché include in sé il nulla momento che è un altro significato o meglio è una determinazione specifica del positivo significare Nulla, la pura negatività, la pura insignificanza. Noi dobbiamo considerare che, attenzione, il nulla momento è comunque una positività significante, a sua volta è il contenuto espresso che non è niente e che tuttavia può essere determinato però semanticamente. Questa è la sottilezza che sfugge molte volte, cioè poter determinare semanticamente un contenuto non implica che quel contenuto debba esistere e che quindi sia entificato, ma vuol dire solo circoscrivere semanticamente un certo significato come in questo caso qui>>.

Nemmeno in questo lungo brano rinvengo la benché minima traccia della critica scritta nel mio suddetto post…

Comunque, portandomi sul finale del brano di AS, osserverei che <<determinare semanticamente un contenuto>> _ per Severino _ implica SEMPRE <<che quel contenuto debba esistere e che quindi sia entificato>>, perché qualsiasi contenuto è SEMPRE un ENTE nel momento in cui è detto ed è determinato come identico-a-sé.

Ogni contenuto ESISTE, dunque, sebbene nel MODO ad esso spettantegli, cioè come esistenza materiale, ideale, matematica, onirica, etc…, visto che l’identità-con-sé spetta ad OGNI significato, anche al nulla, anche al non-significare-alcunché.

Se infatti il nulla-momento non fosse identico-a-sé, allora esso NON sarebbe nulla-momento. Anche il nulla-momento, precisa Severino, è incontraddittoriamente significante, quindi è incontraddittoriamente identico-a-sé. La contraddittorietà scaturisce in sintesi con il SUO POSITIVO significare.

Anche AS avverte: <<attenzione, il nulla momento è comunque una positività significante>>!

Bene, ma, poiché esso <<è una positività significante>>, allora la significanza del nulla-momento NON può essere INTERAMENTE delegata al SUO POSITIVO significare _ cioè all’altro momento _, giacché, se il nulla-momento NON avesse già in sé e di per sé un benché minimo significato, sarebbe come se NON CI FOSSE affatto, e la sintesi autocontraddicentesi del significato concreto NULLA NON potrebbe mai aver luogo, in quanto costituita da un momento non avente già IN SÉ alcun significato previamente individuabile e del quale il POSITIVO significare possa costituirsi come sua _ del nulla-momento _ POSIZIONE/ESSERE.

Se il significare del nulla-momento di tale sintesi spettasse INTERAMENTE al suo POSITIVO significare, tale nulla-momento potremmo sostituirlo con qualsiasi altro suono o grafema:

invece così non accade; perché, infatti, lo chiamiamo SEMPRE e SOLTANTO “nulla”?

Ci sarà una ragione ben INSITA nel termine stesso “nulla”, del quale il SUO POSITIVO significare si limita soltanto a PORLO IN ESSERE e, così POSTO, scaturisca quel che Severino chiama la contraddittorietà dei due momenti del significato concreto NULLA.

Ma appunto, i significati/momenti devono essere DUE, ENTRAMBI distintamente seppur inscindibilmente SIGNIFICANTI, altrimenti niente sintesi.

Pertanto, NON C’ENTRA NULLA il sempre tirato in ballo <<ISOLAMENTO>> o <<SEPARAZIONE>>…

Anzi, tutt’al contrario: poiché, come visto, il significato concreto ed autocontraddicentesi NULLA è una sintesi di DUE momenti/significati _ e perciò l’ISOLAMENTO tra essi è già escluso _, è allora chiaro come il nulla-momento debba già possedere IN SÉ una pur minima propria significanza, giacché, ripeterei, se essa fosse TUTTA appartenente al suo POSITIVO significare, allora NON si costituirebbe alcuna sintesi tra DUE momenti ma solo tra UNO, che è come dire: NESSUNA SINTESI.

Pertanto, un POSITIVO significare che non PONESSE alcunché di autonomamente significante quale SUO momento, non potrebbe PORLO IN ESSERE tout court, ossia renderlo noto come QUEL significato che di fatto, IN SÉ, già significa, e quindi lo ignoreremmo completamente.

Dunque, il <<circoscrivere semanticamente un certo significato come in questo caso qui>>, non impedisce che, così circoscritto, esso allora non sia passibile di ENTIFICAZIONE, giacché circoscrivere è determinare;

determinare è individuare una identità-con-sé;

individuare un’identità-con-sé è individuare un ENTE.

Ma sinora, vedo che AS è ancora lontano dal prendere in considerazione la specifica critica da me formulata nel post n° 194

12)- AS: <<E io, per semplificare, ritorno all'esempio di un cartello. È come un'indicazione stradale che però non coincide con ciò che sta indicando, perché il contenuto stradale, cioè di un cartello stradale che indica un pericolo, non è il pericolo. Ecco, allo stesso modo la determinazione del contenuto espresso dal positivo significare del nulla momento è al pari di un cartello>>.

Come già precedentemente rilevato, l’esempio NON CALZA, perché viziato da quel realismo ingenuo che lo stesso AS nega, ossia perché egli pone <<il pericolo>> come qualcosa d’ALTRO rispetto al <<cartello stradale che indica un pericolo>>, mentre, invece, per essere congrui con il rapporto tra i due momenti suddetti, IL PERICOLO È LO STESSO CARTELLO CHE LO INDICA!

Che sia così, è lo stesso AS a ricordarcelo, ove osserva:

<<si pensa che da una parte vi è il pensiero [ = <<il cartello stradale che indica un pericolo>>] e dall'altra il contenuto del pensiero [ = <<il pericolo>>], ma non si può separare l'atto del pensare o meglio apparire del pensiero dal suo contenuto>>,

che tradotto significa:

non si può SEPARARE <<il cartello stradale che indica un pericolo>> dal <<pericolo>>, appunto perché, al di fuori del realismo ingenuo e quindi internamente al terreno semantico-ontologico sul quale si muove AS, il PERICOLO È LO STESSO CARTELLO CHE LO INDICA!

Quindi, poiché <<il cartello stradale che indica un pericolo>> ed <<il pericolo>> indicato SONO IL MEDESIMO, ecco allora che il nulla-momento ( = <<il pericolo>>) è ENTIFICATO in quanto, seppur distinto, ciò nonostante esso è UNO con il suo POSITIVO significare ( = con <<il cartello stradale che indica un pericolo>>)!

13)- AS: <<Facciamo un esempio ancora più preciso. Immaginiamo che ci sia una strada e poi dopo ci sia una voragine, no? Una voragine infinita. E prima della voragine ci sia il cartello che dice: “oltre questo limite il nulla è propriamente la negazione dell'essere e l'esclusione dell'essere e quindi non è nulla, non è niente”. Il poter determinare che non c'è questo nulla, ontologicamente è la stessa situazione in cui è possibile avere un cartello autostradale che indica che vi è una voragine, cioè un'assenza di strada senza che appunto nel cartello sia presente un'assenza della strada. Nel cartello è presente la positività significante che indica quella negazione. E lo so, è un esempio semplice, però serve per far capire che la determinatezza del significato non implica l'entificazione del contenuto determinato semanticamente. Se teniamo in mente tutto ciò, tutte le obiezioni che vengono generalmente mosse, che si sono ripresentate anche nel post di Fiaschi, si risolvono perché esse nascono pur da equivoci e da continue forme di isolamento>>.

Senonché, come l’altro esempio, NEPPURE questo funziona.

Ma analizziamolo ugualmente.

Nuovamente, AS CADE nel realismo ingenuo, e quindi anche quest’ultimo suo esempio è soltanto APPARENTEMENTE / INGANNEVOLMENTE congruente.

Infatti, anche in questo caso, egli pone un <<cartello>> indicante un REFERENTE ESTERNO ad esso, cioè una <<voragine infinita>>.

Sul cartello vi è scritto: <<“oltre questo limite il nulla è propriamente la negazione dell'essere e l'esclusione dell'essere e quindi non è nulla, non è niente”>>.

E osserva:

<<Il poter determinare che non c'è questo nulla, ontologicamente è la stessa situazione in cui è possibile avere un cartello autostradale che indica che vi è una voragine, cioè un'assenza di strada senza che appunto nel cartello sia presente un'assenza della strada. Nel cartello è presente la positività significante che indica quella negazione>>.

Tutto a posto?

No, neanche per sogno!

Vediamo.

Dapprima, AS afferma che dopo il cartello indicante la voragine <<ci sia una voragine. Una voragine infinita>>.

Dunque, anche qui egli riabilita ciò che all’inizio ha negato, ossia il REFERENTE ESTERNO ( = la voragine infinita) rispetto al pensiero che la indica ( = il cartello) valevole nel realismo ingenuo ma che AS nega risolutamente.

Dapprima, dicevo, egli tratta i due aspetti come fossero altri l’un rispetto all’altro: qui il cartello, subito dopo il referente esterno, cioè la voragine infinita.

Ma, ricordiamoci come egli, al punto (8), avesse affermato che NON si deve pensare <<che da una parte vi è il pensiero [ = il cartello] e dall'altra il contenuto del pensiero [ = la voragine infinita]>> e che perciò <<non si può separare l'atto del pensare o meglio apparire del pensiero [ = sempre il cartello] dal suo contenuto [ = sempre la voragine infinita]. Perché per quanto formalmente si possano distinguere l'apparire dall'ente [ = il cartello dalla voragine infinita], sono un'unica cosa complessa, ma sono un'unica cosa>>.

Ecco, ripeto: DAPPRIMA AS ha affermato quanto appena detto; POI, però, afferma che NEL <<cartello autostradale che indica che vi è una voragine, cioè un'assenza di strada>> NON vi sia <<presente un'assenza della strada>>!

Ovvero, in un PRIMO momento, egli colloca la voragine DOPO/OLTRE il cartello che la indica sulla base del negato realismo ingenuo; in un SECONDO momento, al contrario, constata come detta voragine, che dovrebbe situarsi internamente al cartello, NON VI SIA  secondo il rapporto mente-oggetto vigente invece nell’ontologia/gnoseologia severiniana ed in base al quale, nonostante la distinzione dell’<<apparire dall'ente [ = del cartello dalla voragine infinita], sono un'unica cosa complessa, ma sono un'unica cosa>>!

Allora, l’esempio di AS va rivisto così:

Lungo una strada vi è <<un cartello autostradale>> nel quale <<è presente la positività significante che indica quella negazione>> ove, tale negazione, è costituita dalla scritta:

“QUI NON C’È SCRITTO NIENTE”.

Ebbene, questa scritta equivale al nulla-momento, il quale pretenderebbe di valere come PURO nulla mentre, invece, si ENTIFICA suo malgrado, perché negando, essa, che vi sia scritto qualcosa, ENTIFICA appunto quella scritta nel momento stesso in cui vi è scritto tale negazione

14)- Il post si sta facendo troppo lungo, per cui riporto la parte del discorso di AS mancante e mi limiterò, però, ad un solo commento.

Scrive AS: <<Da notare che quando si dice che l'essere e il nulla per opporsi devono essere entrambi sussistenti, non si tiene conto che i significati loro bastano o avanzano per l'opposizione e non serve un altro referendum. Da considerare che è necessaria questa, questo paradigma che ho illustrato, perché altrimenti nell'ottica severiniana il significato del nulla momento sarebbe contraddittorio, cioè noi dobbiamo per forza considerare il nulla momento come un significato essente contrapposto al positivo significare, pur facendone parte, quindi differenza interna al significato complesso del nulla. Perché se noi non considerassimo il nulla momento come significante, non potremmo affermarlo come identico a sé e quindi non sarebbe incontraddittorio, perché per essere determinato e lo richiede proprio la struttura originaria, serve che si distingua per opposizione dall'altro significato. Quindi il modello proposto da Elisa a livello linguistico crea confusione, crea equivoci, perché dire, specifica, dice che sia il positivo significare che il nulla momento devono essere internamente incontraddittori, cioè sia l'uno che l'altro devono essere determinati, non devono essere contraddittori. Uno non deve essere l'altro e per non essere l'altro deve essere identico a sé. Ecco, se il nulla momento fosse il nulla significato e il nulla significato non fosse, non potrebbe essere niente, quindi nulla di determinato e quindi non distinto da niente, che invece è quello che serve per far funzionare logicamente e semanticamente la soluzione della aporetica del nulla in Severino. Ora a qualcuno potrà sembrare pedante questa mia precisazione, però è doverosa perché qui serve il massimo rigore analitico. Severino è anche il più grande degli analitici, non so, e bisogna avere quella precisione chirurgica analitica proprio su questi aspetti che sono i più delicati. Qua non bisogna sbagliare neanche un punto e una virgola e l'unico modo per non sbagliare è appunto quello di riconoscere che e sia il positivo significare che il nulla momento sono entrambi i significati determinati di per sé incontraddittori, la contraddizione o meglio il contraddirsi è tra di loro, non in loro, è tra di loro. E va riconosciuto che il puro nulla è un'astrazione insussistente che non sussiste da sola, è solo il significato determinato espresso dal nulla momento che non è isolabile dal nulla momento. E noi, considerando tutto ciò, abbiamo tutto l'occorrente per avere una costituzione incontraddittoria, cioè che non viola il principio di non contraddizione della struttura semantica del nulla e l'opposizione essere nulla e l'esclusione ontologica del nulla senza che serva un referente esterno. Diciamo che per adesso non mi sovviene altro essenziale da chiarire. Eh, lo ripeto, l'errore principale dei critici è di non considerare il ruolo della opposizione semantica tra essere nulla. Ripeto, perché evidentemente i critici presuppongono una forma realista ontologica, metafisica è una teoria standard della referenziazione, per cui si presuppone che da una parte ci sono i significati e dall'altra è importantissimo considerare questo perché è solo in quella ottica opposta che sembra scaturire qualche problema e in effetti ci sarebbe. Stavo cercando di ricordare qualche obiezione più specifica da ricordare affinché appunto sovvenga in me l'apparire il riapparire di apparso. Eh, purtroppo però c'era un'obiezione più specifica che volevo trattare di Fiaschi, però adesso non la ricordo. Allora una obiezione che potrebbe fare comunque Fiaschi a quello che è stato qui detto è che comunque per dire che il nulla momento è un significato, mentre la pura nullità è il contenuto espresso che però non è niente in sé per sé, quindi astratto dal positivo significare del nulla momento, si deve pur tuttavia distinguere, quindi opporre il nulla momento con il contenuto che esprime, cioè il puro nulla, la pura nullità in significanza. Allora, vediamo se questa obiezione regge rispetto a tutta questa costruzione. La risposta è no, perché se si prende il puro nulla staccandolo dal significare che lo caratterizza, non c'è più non c'è non c'è niente. E quindi non si può prendere come se fosse un ente contrapposto al suo positivo significare. Facendo questo si farebbe una forma di isolamento indebita e di astrazione. Il puro nulla non esiste astrattamente, non c'è. Ed è proprio grazie alla soluzione dell’aporia del nulla di Severino che possiamo dire con certezza e in una forma incontrovertibile che il nulla come pura nullità non è e non esiste. E in pratica, se Fiaschi obiettasse quello che ho appena detto alla ricostruzione qui fatta, isolerebbe praticamente il significato dal contenuto che esprime. Il contenuto espresso è negato dalla struttura originaria, cioè quello del nulla assoluto come puro nulla, pura nullità. È la determinatezza stessa del significato del nulla. Attenzione, non sto dicendo che il significato del nulla, quindi, sia nulla, ma che quello che viene detto nulla è pur sempre un significato. Non è mai possibile considerare qualcosa che non sia un significato. E siccome vi è una relazione originaria tra tutti i significati, l'opposizione universale del positivo e del negativo, di cui l'essere e il nulla sono una individuazione, cioè la loro opposizione è una individuazione, non è un'eccezione. Voglio dire, l'esclusione del nulla, la negazione del nulla non avviene isolatamente entro il significato nulla, ma nella struttura dell'opposizione è qui delineata. Questo è un altro aspetto fondamentale da considerare. Il nulla non si esclude in sé da solo, analizzando isolatamente il significato del nulla momento, ma tenendo presente la relazione del nulla momento con il positivo significare, la relazione del significato complesso del nulla con quello dell'Ester e più in generale della forma universale dell'opposizione positivo o negativo correlato ovviamente alla struttura del principio di non contraddizione. Eh, detto questo, mi piacerebbe anche chiarire un'ultima cosa, perché a volte chi pratica, per esempio, meditazione, segue determinate dottrine, è molto eh suggestionato dal pensare che invece il nulla esista ontologicamente, perché confonde eh la sensazione di vuoto mentale che io stesso sperimentato meditazioni profonde con l'assenza di essere e quindi pensa che la ci sia una condizione ontologica di vacuità che crede essere nulla. In realtà, in realtà quello che viene interpretato come eh nulla non è altro che l'apparire di una pienezza totale dell'autocoscienza o potremmo dire di una forma di coscienza impersonale per essere in realtà più precisi, cioè di una coscienza originaria che è al di là anche dell'identificazione con l'ego, no? Una forma di coscienza pura che è l'apparire stesso nella sua condizione, potremmo dire, più essenziale. Ecco, ma quel quella il contenuto di quell'esperienza, di quell'apparire non è un vuoto, è al contrario è la massima pienezza. il fatto che non appaiano altre determinazioni eh di tipo sensibile, oltre quella sensazione di espansione infinita e assenza di limiti non è il nulla o l'apparire del nulla, al contrario è l'apparire della pienezza autentica dell'essere. Quindi lo dico per chi magari è suggestionato da interpretazioni fuorvianti sul sulle esperienze delle meditazioni di certe pratiche, ecco, pensando di star direttamente contemplando l'evidenza di quello che esperisce quando descrive quell'esperienza in un certo modo, in realtà la interpreta attraverso categorie logiche errate, non è quindi la suggestione che il nulla si presenti nelle esperienze meditative il frutto, ma il frutto di un'interpretazione logica sbagliata, logica e fenomenologica, per così dire, perché non si riescono a distinguere le determinazioni positive che appaiono da quelle che in realtà non appaiono, cioè il nulla che non è e non appare. E va bene. Penso che l'essenziale l'ho detto, c'era qualche altra obiezione che volevo trattare di Fiaschi, però l'essenziale davvero è stato detto. Так>>.

Ecco la parte interessante da commentare:

<<una obiezione che potrebbe fare comunque Fiaschi a quello che è stato qui detto è che comunque per dire che il nulla momento è un significato, mentre la pura nullità è il contenuto espresso che però non è niente in sé per sé, quindi astratto dal positivo significare del nulla momento, si deve pur tuttavia distinguere, quindi opporre il nulla momento con il contenuto che esprime, cioè il puro nulla, la pura nullità/insignificanza. Allora, vediamo se questa obiezione regge rispetto a tutta questa costruzione. La risposta è no, perché se si prende il puro nulla staccandolo dal significare che lo caratterizza, non c'è più; non c'è, non c'è niente. E quindi non si può prendere come se fosse un ente contrapposto al suo positivo significare>>.

Purtroppo è questa considerazione di AS a NON REGGERE.

Infatti, <<il puro nulla>> ( = il nulla-momento) è DISTINTO dal suo POSITIVO significare.

Orbene, proprio perché DISTINTO, <<il puro nulla>> deve avere un significato già in sé e per sé, altrimenti non avrebbe alcun motivo per comparire in sintesi col suo POSITIVO significare.

Se non avesse nessun significato IN SÉ, NON significherebbe nemmeno <<puro nulla>>, giacché <<puro nulla>> è un significato.

Se anche il <<puro nulla>> fosse significato esclusivamente DAL suo POSITIVO significare, allora il <<puro nulla>> _ considerato DISTINTAMENTE, NON separatamente dal suo POSITIVO significare _, potrebbe venir SOSTITUITO da qualsiasi altro segno grafico o suono, il che non accade mai, appunto perché il <<puro nulla>> è già IN SÉ e PER SÉ incontraddittoriamente significante, come infatti ha sempre precisato Severino, e significa l’assenza di significato. Ma ANCHE l’assenza di significante È UN SIGNIFICATO!

AS conclude osservando che <<se si prende il puro nulla staccandolo dal [positivo] significare che lo caratterizza, non c'è più; non c'è, non c'è niente. E quindi non si può prendere come se fosse un ente contrapposto al suo positivo significare>>.

Al contrario; se il <<puro nulla>> NON valesse già in sé e per sé come <<assenza di significato>>, allora il suo POSITIVO significare NON avrebbe alcunché da significare, neppure <<l’assenza di ogni significato>>!

AS non vuol capacitarsi del fatto che il <<nulla momento>> ed il suo POSITIVO significare NON vengono staccati ( = isolati) l’un dall’altro bensì DISTINTI, e questa distinzione è RICONOSCIUTA ed EFFETTUATA dallo stesso Severino, proprio laddove egli ha numerose volte osservato che ENTRAMBI sono significati, ed ENTRAMBI sono perciò incontraddittoriamente significanti in quanto ciascun significato è IDENTICO-A-SÉ e DISTINTO dal proprio altro (sol che l’uno è negativamente significante, l’altro è positivamente significante)…

Quindi, così DISTINTI, il <<puro nulla>> non può non possedere già in sé il SUO PROPRIO, SPECIFICO significato, la cui POSIZIONE ( = il cui ESSERCI COME QUEL PRECISO SIGNIFICATO CHE ESSO È), è dovuta invece al suo POSITIVO significare il quale, appunto, lo PONE, cioè PONE il significato del <<puro nulla>> quale negatività POSTA

Ma, proprio così PONENDOLO, il <<puro nulla>> NON riesce ad evitare di ENTIFICARSI, perché anch’esso è non solo un significato IDENTICO-A-SÉ _ e quindi sottostà alla legge ontologica dell’identità valevole per OGNI ente _, ma significando l’INFINITAMENTE opposto dall’ESSERE o dal POSITIVO, il <<puro nulla>> CONDIVIDE, ossia HA IN COMUNE con l’essere il fatto di essere ENTRAMBI l’uno l'opposto (e la negazione) dell’altro, sì che in tal modo il <<puro nulla>> NON sia affatto l’INFINITAMENTE differente dall’essere, proprio perché entrambi i significati CONDIVIDONO o sono IDENTICI almeno nell’esser l’uno l’opposto dell’altro…

 

Roberto Fiaschi

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