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giovedì 18 giugno 2026

202)- QUALE DIO: «TEISTA», OPPURE «NON-TEISTA»?

Dal punto di vista cristiano, L’UNO L’ALTRO, perché nel Cristianesimo vige un (o meglio: IL) PANENTEISMO TRINITARIO.

Qui, però, FINGERÒ che il <<teismo classico>> coincida col Dio del Cristianesimo.

Pertanto, mi limiterò a riportare le parti salienti, via via commentandole, di un articolo favorevole al Dio non-teista, scritto da Martin Thielen (d’ora in poi: MT), <<pastore metodista in pensione, autore di bestseller ed ex pastore di una mega-chiesa>>, reperibile al link: https://progressivechristianity.org/resource/the-god-i-do-believe-in-part-ii/ (Progressive Christianity), per saggiare la consistenza del cosiddetto Dio non-teista.

Esso è intitolato: <<IL DIO IN CUI CREDO – PARTE II>> (15 dicembre 2025).

Scrive MT:

<<La maggior parte dei cristiani in tutto il mondo continua ad affermare la fede in un Dio personale e onnipotente che si prende cura del mondo in modo provvidenziale, interviene in modo soprannaturale, esaudisce le preghiere e compie miracoli. In breve, la maggior parte delle persone di fede aderisce ancora al teismo classico. E io rispetto chi sostiene questa visione storica ortodossa. L'ho condivisa anch'io per molti anni, e ha soddisfatto molte esigenze importanti della mia vita>>.

Mi pare che la rappresentazione del Dio-teista disegnata da MT sia piuttosto GROSSOLANA e del tutto IGNARA delle innumerevoli discussioni teologiche presenti e passate. Dopo un simile ritratto del Dio teista ai limiti del caricaturale, che MT ritiene coincidere (ERRANDO!) sostanzialmente con il Dio dei CRISTIANI, egli passa a descrivere le ragioni che lo hanno spinto ad abbandonarlo in favore del Dio non-teista.

MT:

<<Tuttavia, per me (e per un numero crescente di altre persone), questi antichi concetti teistici su Dio sono diventati impossibili da credere nel mondo moderno. Per citare il compianto vescovo John Shelby Spong: "Il cuore non può adorare ciò in cui la mente non può credere">>.

E quale sarà quel Dio a cui <<la mente non può credere>>?

La mente forse CONOSCE già come Dio debba essere affinché possa credervi?

Ma, qualora lo CONOSCESSE già, che bisogno avrebbe di CREDERVI?

Insomma, la mente pretenderebbe, di volta in volta, un Dio ADEGUATO alle sue (della mente) capacità, e quindi un Dio ad IMMAGINE e SOMIGLIANZA della mente umana, un suo prodotto onde potersi rispecchiare e quindi, alla fine, identificarvisi. 

In sostanza, l'ennesima riedizione della celebre promessa:

Eritis sicut Deus...

MT:

<<Dopo decenni di dubbi, riflessioni, meditazioni e studi, non credo più nel Dio dei dogmi del IV secolo o della teologia sistematica ortodossa. Il Dio in cui credo è molto meno definibile e prevedibile. Invece di concepire Dio come una divinità personale, simile all'uomo e soprannaturale, lo immagino come lo Spirito misterioso, creativo, connettivo, evolutivo, intelligente, vitale, energetico e animatore dell'universo. Certo, la mia visione potrebbe non essere corretta. Ma è qui che mi trovo attualmente nel mio cammino spirituale. E non sono l'unico>>.

Ciò presuppone ERRONEAMENTE che il classico Dio-teista NON sia uno <<Spirito misterioso, creativo, connettivo, evolutivo, intelligente, vitale, energetico e animatore dell'universo>>, il che è ben lungi dal vero.

Lo presuppone ERRONEAMENTE sulla base di un’immagine di Dio distorta ed infantile  della quale, indubbiamente, si sono purtroppo resi responsabili troppi teologi/catechisti/predicatori…

D’altronde, ove MT scrive: <<lo immagino come […]>>, non sta forse dicendoci che il suo Dio sia fatto ad IMMAGINE, appunto, di come EGLI lo IMMAGINA?

MT:

<<Affermare un Dio non teistico richiede una grande dose di modestia teologica. Come mi disse una volta un lettore di Doubter's Parish, affermare questa visione non tradizionale di Dio è come "tuffarsi a dorso nell'inconoscibile". Con questo modello nebuloso di Dio, la certezza e la chiarezza assolute non sono possibili. Al contrario, regnano il mistero e l'ambiguità. Descrivere Dio come Spirito, forza vitale ed energetica, mi ricorda un vecchio film intitolato "Figli di un dio minore". Una scena toccante del film mostra un uomo che ascolta con gioia musica classica. Una donna sorda gli chiede di descrivere il suono della musica. Con il linguaggio dei segni e gesti interpretativi, lui fa del suo meglio, ma alla fine si arrende e dice: "Non posso". È impossibile descrivere a parole e con segni il suono della musica. È altrettanto impossibile descrivere a parole o con immagini l'aspetto di un Dio non soprannaturale e non teistico. Ed è proprio per questo che mi affascina così tanto. Come disse Sant'Agostino: "Se lo capisci, non è Dio". E come Mosè apprese presso un misterioso roveto ardente nel deserto tanto tempo fa, non si può dare a Dio un nome che lo definisca e lo limiti, rinchiuderlo in una scatola e addomesticarlo. Al contrario, lo Spirito che anima la vita dell'universo si autodefinisce come "Io sono ciò che sono".  […] Mosè dona poi agli Israeliti le tavole di pietra con i Dieci Comandamenti di Dio, ai quali si deve obbedire fedelmente. Questa visione teistica tradizionale di un Dio maschile e potente che ascolta le preghiere, compie miracoli ed esige obbedienza è ancora oggi condivisa da un gran numero di credenti. Nata nel 1977, la saga cinematografica di Star Wars ha generato più di una dozzina di film e altri spin-off. La saga di Star Wars è troppo complessa per essere riassunta qui. Ma una costante nell'universo di Star Wars è la presenza della "Forza", come nella frase "Che la Forza sia con te". Tuttavia, la Forza non è una divinità tradizionale né una religione organizzata. Il fenomeno di Star Wars può illustrare il crescente numero di persone che abbracciano espressioni di fede non tradizionali. Per loro, Dio non è un Padre celeste personale e soprannaturale, ma uno Spirito vitale/energetico che permea l'universo. Chi condivide questa visione ha abbandonato la credenza in un Dio teistico. Tuttavia, afferma ancora la fede in una spiritualità che ricerca la bontà, l'amore e la giustizia nel mondo, e desidera impegnarsi in questo nobile sforzo. In breve, io (insieme a molte altre persone) sono passato da una concezione teistica di Dio, basata sui Dieci Comandamenti, a un modello non teistico, ispirato a Star Wars. Questo Dio non può essere racchiuso in uno schema predefinito e compreso appieno. Al contrario, questa visione di Dio implica molta ambiguità e incertezza>>.

Dopodiché, MT passa ad enunciare i <<PUNTI DI FORZA DELLA TEOLOGIA NON TEISTICA

<<Ogni modello teologico ha punti di forza e di debolezza. Questo vale certamente anche per una concezione non teistica di Dio come forza vitale/energia. Ora ne esaminerò alcuni. Da un lato, questa visione presenta molti aspetti positivi. Innanzitutto, è credibile nell'era scientifica moderna. Per un numero crescente di persone, credere in un Dio teistico tradizionale, personale, sovrumano e interventista che controlla il mondo è come credere alla fatina dei denti, al coniglietto pasquale e a Babbo Natale. Una visione non teistica, almeno per molti, ha una sua validità intellettuale. Appare loro più reale, onesta e autentica. Molti sostenitori di questa visione ne apprezzano lo spirito non esclusivo. Un Dio non tradizionale non è limitato a una specifica tradizione religiosa. Le persone non devono scegliere tra cristianesimo, ebraismo, islam, induismo, buddismo o una fede più orientata all'umanesimo. Un Dio non teistico può "operare" in qualsiasi tradizione religiosa o anche in nessuna. Come cristiano non tradizionale che cerca comunque di seguire Gesù, per me funziona certamente. Si potrebbero aggiungere molti altri aspetti positivi. Ad esempio, una visione non teistica di Dio permette alle persone di lasciar andare la rabbia verso Dio per non essere intervenuto provvidenzialmente per alleviare la sofferenza. Un Dio non teistico non interviene e non può intervenire nel mondo. Non è questo ciò che un Dio non teistico è o ciò che fa. Invece di essere un Dio interventista "soprannaturale", un Dio non teistico è un Dio "soprannaturale" che abita e anima il mondo naturale>>.

Quindi, la domanda è:

DAVVERO la <<visione non teistica di Dio è l'unica soluzione ragionevole che vedo al gigantesco problema teologico della sofferenza>>?

Premesso che la fede in Dio (teista o meno), NON si pone mai come una <<soluzione ragionevole al gigantesco problema teologico della sofferenza>>, giacché Dio non offre SOLUZIONI TEORETICHE bensì indicazioni per la vita (terrena ed eterna).

Ciò detto, per rispondere alla suddetta domanda, bisogna ripercorrere i (reali o presunti) <<PUNTI DI FORZA DELLA TEOLOGIA NON TEISTICA>> ed i suoi <<molti aspetti positivi>> elencati da MT.

Rivediamoli:

1)- il Dio non-teista sarebbe <<credibile nell'era scientifica moderna. Per un numero crescente di persone, credere in un Dio teistico tradizionale, personale, sovrumano e interventista che controlla il mondo è come credere alla fatina dei denti, al coniglietto pasquale e a Babbo Natale>>.

Peccato che una CREDIBILITÀ posta al traino della scienza moderna sia destinata a CROLLARE allorquando la scienza MODIFICHERÀ le proprie teorie ed i propri paradigmi…

Inoltre, MT finora NON ha precisato QUALI sarebbero i <<punti di forza>> intrinseci all’esser non-PERSONALE, non-SOVRUMANO e non-INTERVENTISTA rispetto all’esser PERSONALE, SOVRUMANO (che vorrà dire?) e INTERVENTISTA, per cui mi aspetto di reperir la loro critica proseguendo nella lettura del suo articolo.

Per quanto invece riguarda l’equiparazione di Dio alla <<fatina dei denti, al coniglietto pasquale e a Babbo Natale>>, tutto ciò dipende dall’educazione teologica intrapresa, e certamente chi fa tale equiparazione NON ha verosimilmente speso una sola ora a studiare l’A-B-C della teologia e della filosofia, essendosi ben più probabilmente accontentato dei più immediati luoghi comuni orecchiati da ‘catechismi’ altrettanto poco accorti…

2)- Il Dio non-teista possiederebbe uno <<spirito non esclusivo. Un Dio non tradizionale non è limitato a una specifica tradizione religiosa. Le persone non devono scegliere tra cristianesimo, ebraismo, islam, induismo, buddismo o una fede più orientata all'umanesimo. Un Dio non teistico può "operare" in qualsiasi tradizione religiosa o anche in nessuna. Come cristiano non tradizionale che cerca comunque di seguire Gesù, per me funziona certamente>>.

No, il Dio non-teistico NON può non ESCLUDERE quelle teologie ove vige il Dio-teistico, tanto quanto lo stesso termine “non-teismo” ESCLUDE (NEGA) il significato di “teismo”, giacché la loro INCOMPATIBILITÀ è manifesta, altrimenti MT NON avrebbe abbandonato il Dio-teistico per abbracciare il Dio non-teistico, per cui NEMMENO il Dio non-teista può accampare la pretesa di possedere uno <<spirito non esclusivo>>.

Egli afferma che <<Come cristiano non tradizionale che cerca comunque di seguire Gesù, per me funziona certamente>> sì, ma A PAROLE: di fatto, ripeto, egli ha ABBANDONATO ( = ESCLUSO!) il Dio-teistico a favore di una concezione non-teistica, altrimenti non avrebbe scritto una sola parola di questo articolo…

Non a caso MT ha affermato (ingenuamente) che il Dio non-teista sia l’<<UNICA soluzione ragionevole>>!

Se infatti essa è l’UNICA, allora vuol dire che ESCLUDE tutte le altre!

3)- Secondo MT: <<una visione non teistica di Dio permette alle persone di lasciar andare la rabbia verso Dio per non essere intervenuto provvidenzialmente per alleviare la sofferenza. Un Dio non teistico non interviene e non può intervenire nel mondo. Non è questo ciò che un Dio non teistico è o ciò che fa. Invece di essere un Dio interventista "soprannaturale", un Dio non teistico è un Dio "soprannaturale" che abita e anima il mondo naturale>>. 

Ma ANIMARE <<il mondo naturale>> da parte del Dio non-teistico che cosa significa?

ANIMARLO senza INTERVENIRE in esso?

E come si può ANIMARE qualcosa senza che ciò implichi l’INTERVENTO della stessa ANIMAZIONE?

Se il Dio non-teistico <<abita e anima il mondo naturale>>, vorrà dire che esso VI INTERVIENE costantemente! 

Ricordiamo, infine, come lo stesso MT più sopra abbia scritto:

<<i non teisti vogliono tornare all'immagine originaria di Dio come Spirito universale misterioso, unificante, vitale, energetico e animatore>>.

Ciò non riconferma, forse, che il Dio non-teista INTERVENGA continuamente in quanto esso è <<energetico e animatore>> dell’intero universo?

A questo punto, constato quanto i TRE surriportati <<PUNTI DI FORZA DELLA TEOLOGIA NON TEISTICA>> siano, in realtà, tre banalissimi <<PUNTI>> di nessun peso, privi della benché minima <<FORZA>> persuasiva, oltre che teologicamente risibili…

Ma proseguiamo con la lettura di MT:

<<Una visione non teistica di Dio è l'unica soluzione ragionevole che vedo al gigantesco problema teologico della sofferenza. In un mondo di sofferenza brutale e schiacciante (sia nel mondo naturale che nella storia umana), un Dio onnipotente, onnisciente, soprannaturale e interventista è semplicemente incredulo per un gran numero di persone. Se quel Dio esistesse, il mondo sarebbe drasticamente diverso da come appare. Bastano poche sere passate a guardare il telegiornale per rendermi conto, almeno a me, che un Dio teistico non esiste. Per i non tradizionalisti come me, l'unica soluzione praticabile al problema della sofferenza (oltre all'ateismo) è adottare una visione non teistica di Dio>>.

Peccato, però, che MT NON ci dica in che cosa consista la sua <<unica soluzione ragionevole […] al gigantesco problema teologico della sofferenza>>.

Si limita ad asserirla, ma NON ne argomenta le ragioni.

Infatti, IN CHE MODO il Dio non-teistico sarebbe <<l'unica soluzione praticabile al problema della sofferenza>>?

Esso lascia la sofferenza non solo del tutto INTATTA, ma NON riesce neppure ad offrirsi quale sua <<soluzione ragionevole>> , tantomeno, come SPERANZA redentiva!

Anzi, PEGGIO:

in un universo permeato dal Dio non-teista, la sofferenza non potrà che essere CONNATURATA a quel Dio, tutt’UNO con esso, in quanto tale Dio _ dice MT _, <<abita e anima il mondo naturale>> essendo, di questo, lo <<Spirito universale misterioso, unificante, vitale, energetico e animatore>>!

Quindi, come non pensare che il Dio non-teista ANIMI anche le infinite sofferenze del mondo di cui esso è appunto l’<<animatore>> per eccellenza?   

Quindi: PERCHÉ ritenerla l’unica soluzione RAGIONEVOLE?

Forse perché non trattasi di un Dio-teistico che, potendo intervenire per eliminarla, non interviene?

Ma MT ha riflettuto sul PERCHÉ della sofferenza non-tolta di Gesù in croce?

Sul Suo grido oserei dire ATEO di disperazione e d’angoscia?

Temo di no…

Comunque, più sopra MT aveva osservato che il suo Dio <<non può essere racchiuso in uno schema predefinito e compreso appieno. Al contrario, questa visione di Dio implica molta ambiguità e incertezza>>.

Non solo, ma ha menzionato anche Sant’Agostino:

<<Se lo capisci, non è Dio>>!

Bene, ma allora perché parla continuamente del Dio non-teista come dell’<<unica soluzione RAGIONEVOLE>>?

Se il suo Dio è RAGIONEVOLE, come egli pretende, allora NON è il vero Dio…

Leggiamo ancora MT:

<<Questa visione teologica [non-teista] del mondo ricorda inoltre che un Dio teistico tradizionale non risolverà i problemi del mondo>>;

e CHI lo ha mai preteso?

Che mi risulti, solo i Testimoni di Geova ed affini…

MT:

<<Piuttosto, spetta a noi affrontare sfide urgenti come il cambiamento climatico, la violenza, il razzismo e la povertà. La convinzione che uno Spirito vitale avvolga e connetta l'intero universo fornisce un imperativo morale per agire in tal senso. In breve, siamo davvero i custodi dei nostri fratelli e sorelle (e del pianeta). Pertanto, una visione non teistica di Dio offre una forte motivazione a impegnarsi in un servizio compassionevole e nella giustizia sociale, che rappresenta uno dei suoi principali punti di forza>>.

Ma tutto questo è perfettamente noto, consaputo nonché attribuibile anche ai credenti del Dio-teista, e ben PRIMA che MT non solo scrivesse questo articolo, ma da MOLTO PRIMA che egli nascesse!

***

IN CONCLUSIONE:

indubbiamente nella teologia cristiana il LINGUAGGIO deve costantemente RIPENSARSI rendendosi comprensibile all’essere umano di oggi; deve sì abbandonare le antiche concezioni cosmologiche ma, al contempo, NON deve abbracciare acriticamente le attuali come se fossero verità indiscutibili, ultime e definitive, come ingenuamente mi pare che faccia MT.

Va da sé, però, che passare ad un Dio non-teista è una precisa scelta di campo, che nulla ha a che vedere con il linguaggio né con la presunta estromissione del Dio del Cristianesimo (che NON è il Dio teista malamente tratteggiato da MT) da parte di chissà quale scienza.

Ammettendo di esser <<passato da una concezione teistica di Dio, basata sui Dieci Comandamenti, a un modello non teistico, ispirato a Star Wars>>, MT sarà verosimilmente fautore di un universo permeato da un Dio non-teistico quale ANIMATORE di un perenne stato generalizzato di GUERRA tra le forze del bene e del male che caratterizza il nostro mondo; ciò comporta che questo suo Dio si costituisca altresì come l’ANIMATORE della SOFFERENZA stessa (altrimenti DONDE?) la quale, in nome del Dio non-teistico, MT dice di voler combattere (impegnandosi <<in un servizio compassionevole e nella giustizia sociale>>) trovandosi, perciò, a combattere CONTRO il suo stesso 'Dio'…

Auguri!

 

Roberto Fiaschi

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lunedì 15 giugno 2026

201)- «DIMOSTRARE LA NON DIVINITA' DI GESU'»?

 

Vorrei commentare un brano di Pietro Melis (d’ora in poi PM) tratto dal seguente link:

https://pietromelis.blogspot.com/2021/11/come-si-puo-dimostrare-la-non-divinita.html, intitolato:

<<COME SI PUO' DIMOSTRARE LA NON DIVINITA' DI GESU'. FALSITA' DEI VANGELI>>.

Leggiamolo tutto d’un fiato, con il dovuto tremore e timore di perdere la fede nella divinità di Gesù.

Esso recita:

<<Quanto segue è tratto dal mio libro E giustizia infine fu fatta. Sette giudici uccisi in sette giorni. E' parte del dialogo tra il protagonista e il cappellano dell'ospedale. Gesù appare un individuo abbastanza ignorante. Forse non conosceva nemmeno l’ebraico perché parlava in aramaico. Se fosse stato veramente figlio di Dio che gli sarebbe costato dire che le conoscenze scientifiche del suo tempo erano tutte sbagliate? Forse l’incarnazione gli aveva fatto perdere le conoscenze divine? Non era questo il suo compito, lo interruppe il cappellano. Venne su questa Terra per altri motivi. Per lasciare un messaggio morale e per dimostrare con i suoi miracoli e con la sua resurrezione che la vita umana aveva un destino ultraterreno. E se avesse detto qualcosa che riguardasse l’universo non sarebbe stato capito. Si ricordi che il famoso astronomo greco Aristarco dovette fuggire per scampare alla morte perché accusato di eresia nel suo sostenere che era la Terra che girava intorno al sole. E per questo è ritenuto oggi il Copernico dell’antichità. Se Gesù avesse detto una cosa simile sarebbe stato accusato anch’egli di eresia. Gli sarebbe stata aggiunta l’accusa di un’ulteriore bestemmia oltre a quella ingiusta di essersi proclamato re dei giudei. Egli doveva attenersi alle conoscenze che gli uomini avevano della natura. La sua risposta non mi convince affatto, rispose il prof. Petix. È vecchia come quella di Galileo, che cercò di salvare capra e cavoli, fede e scienza, nel suo inutile tentativo di salvarsi dalla condanna. Visto che Gesù è per lei Dio incarnato quale maggiore miracolo, maggiore anche della resurrezione, sarebbe stato per i posteri il suo dire la verità sull’universo. Si immagini un Gesù che avesse detto: tutto ciò che sinora avete pensato sulla natura è sbagliato. La Terra non è al centro del mondo. Adamo ed Eva non sono mai esistiti. L’uomo è il risultato di un’evoluzione durata milioni di anni. Sarebbe stata una vera rivoluzione, anche morale. Che cosa aveva da perdere dicendo ciò? Nulla. Sarebbe stato accusato anche per questo di eresia? E che doveva importargliene se già sapeva che sarebbe stato condannato a morte e che, anzi, doveva essere condannato a morte comunque perché si realizzasse la sua missione di salvezza dell’uomo dal peccato? Vede. Lei non ha capito che non è l’asserito miracolo della resurrezione che può indurre i non credenti a credere. Oggi tutti sarebbero credenti nel Dio cristiano se Gesù, ammesso che fosse figlio di Dio, avesse detto cose che sarebbero state un miracolo maggiore: l’avere detto delle verità sull’universo, oggi verificabili, dimostrando che solo una mente di origine divina avrebbe potuto dirle. Questa sarebbe stata la migliore testimonianza della sua divinità perché nessuno avrebbe potuto negarla. Infatti sarebbe stata verificabile. Mentre pochi credono nella sua resurrezione, non essendo verificabile. E se Gesù non è risorto, tutto è stato inutile perché in tal caso “la vostra fede è vana” ha scritto S. Paolo (Lettera 1 ai Corinzi, 15, 17). Io mi immagino un Gesù che, essendo figlio di Dio, avesse scritto su una pietra, per lasciarla ai posteri, la formula di Newton sulla gravitazione universale. Magari questa formula non avrebbe corrisposto esattamente alla realtà, vista la successiva relatività generale di Einstein, che l’ha ritenuta parzialmente valida inglobandola in essa, e non falsificandola, come credono gli ignoranti. Ma anche qualche filosofo della scienza come Karl Popper>>. 

***

PM: <<Gesù appare un individuo abbastanza ignorante. Forse non conosceva nemmeno l’ebraico perché parlava in aramaico>>.

Forse PM non sa che Gesù leggeva i rotoli del profeta Isaia nella sinagoga a Nazareth, mostrando così come la sua educazione religiosa gli permettesse di leggere e comprendere anche l'ebraico…

Ma, a parte ciò, focalizziamoci sulla tremenda nonché definitiva ‘DIMOSTRAZIONE’ (sic!) della <<NON DIVINITA' DI GESU'>> consistente, tale ‘DIMOSTRAZIONE’, nel fatto che Gesù non scrisse <<su una pietra>> <<la formula di Newton sulla gravitazione universale>> né che la <<Terra non è al centro del mondo. Adamo ed Eva non sono mai esistiti. L’uomo è il risultato di un’evoluzione durata milioni di anni>>.

E aggiunge PM: <<Se fosse stato veramente figlio di Dio che gli sarebbe costato dire che le conoscenze scientifiche del suo tempo erano tutte sbagliate?>>

Purtroppo PM valuta TUTTO nell’ottica delle <<conoscenze scientifiche>> capeggiate dal dio-Caso (vedi post precedente, n° 200), cosicché risulti impresa IMPOSSIBILE indurlo ad abbracciare uno sguardo più ampio che non sia immediatamente avallato dal suo scientismo.

Ed infatti si può constatare come PM, alias <<prof. Petix>>, sia totalmente refrattario alle risposte del <<cappellano dell'ospedale>>.

<<Non era questo il suo compito, lo interruppe il cappellano. Venne su questa Terra per altri motivi>>.

Ma ciò nonostante, il <<prof. Petix>> NON ci sente, ed infatti ribatte:

<<La sua risposta non mi convince affatto, rispose il prof. Petix. È vecchia come quella di Galileo, che cercò di salvare capra e cavoli, fede e scienza, nel suo inutile tentativo di salvarsi dalla condanna. Visto che Gesù è per lei Dio incarnato quale maggiore miracolo, maggiore anche della resurrezione, sarebbe stato per i posteri il suo dire la verità sull’universo. Si immagini un Gesù che avesse detto: tutto ciò che sinora avete pensato sulla natura è sbagliato. La Terra non è al centro del mondo. Adamo ed Eva non sono mai esistiti. L’uomo è il risultato di un’evoluzione durata milioni di anni. Sarebbe stata una vera rivoluzione, anche morale>>.

Ecco la presunta <<vera rivoluzione>> secondo il prof. Petix.

Infatti, cosa vuoi che sia LINCARNAZIONE DI DIO dinanzi alla conoscenza “scientifica” secondo cui <<La Terra non è al centro del mondo. Adamo ed Eva non sono mai esistiti. L’uomo è il risultato di un’evoluzione durata milioni di anni>>?

Una quisquilia…

E prosegue PM:

<<Lei non ha capito che non è l’asserito miracolo della resurrezione che può indurre i non credenti a credere. Oggi tutti sarebbero credenti nel Dio cristiano se Gesù, ammesso che fosse figlio di Dio, avesse detto cose che sarebbero state un miracolo maggiore: l’avere detto delle verità sull’universo, oggi verificabili, dimostrando che solo una mente di origine divina avrebbe potuto dirle. Questa sarebbe stata la migliore testimonianza della sua divinità perché nessuno avrebbe potuto negarla. Infatti sarebbe stata verificabile. Mentre pochi credono nella sua resurrezione, non essendo verificabile>>.

No, direi che colui che <<non ha capito>>, qui, sia soltanto il prof. Petix.

Ad esempio, che <<Adamo ed Eva non [siano] mai esistiti>> e che l’<<uomo [sia] il risultato di un’evoluzione durata milioni di anni>> NON sono affatto <<delle verità sull’universo>> , tantomeno, <<verificabili>>, come invece mostra di illudersi PM con il suo fideistico quanto trionfale scientismo.

Inoltre, se restassimo fedeli alla puerile ‘logica’ di PM, allora dovremmo considerare un DIO INCARNATO l’astronomo greco Aristarco di Samo, per aver affermato che NON è il Sole a girare intorno alla Terra, bensì il contrario, visto che, per PM, <<solo una mente di origine divina avrebbe potuto>> dire tale <<verità dell’universo>>?

Notare, poi, quest’altra stratosferica ingenuità di PM, ove osserva che

<<l’avere detto delle verità sull’universo, oggi verificabili>>, <<sarebbe stata la migliore testimonianza della sua divinità perché nessuno avrebbe potuto negarla. Infatti sarebbe stata verificabile. Mentre pochi credono nella sua resurrezione, non essendo verificabile>>.

Eh no, caro PM, i contemporanei di Gesù NON avrebbero di certo potuto VERIFICARE quelle <<verità sull’universo>>, per cui il Messaggio di Gesù, almeno per loro, sarebbe stato del tutto VANO ed INCOMPRENSIBILE!

Da ciò si evince come PM consideri sé stesso e la sua generazione come gli UNICI ed i SOLI VERI destinatari della <<testimonianza della divinità>> di Gesù, proprio in virtù del fatto di poterla VERIFICARE “scientificamente”!

<<Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione>>. (Luca 11: 29-30).

 

Roberto Fiaschi

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sabato 13 giugno 2026

200)- IL DIO-CASO DELLO SCIENTISMO

 

Riporto la seconda parte di un post tratto da https://pietromelis.blogspot.com/2019/07/la-vita-malattia-mortale-al-100-si.html.

Esso recita:

<<[…] bisogna seriamente riflettere scientificamente sulla casualità determinante che ha dato origine all'universo visibile nato casualmente dal Big Bang (oltre il quale vi è il pluriverso). La casualità demolisce ogni disegno intelligente dell'universo. E' casuale che la Terra si sia trovata ad una certa distanza dal sole che ha permesso una temperatura che non fosse troppo calda come quella dei pianeti più vicini al sole o troppo fredda come quella dei pianeti più distanti dal sole, a incominciare da Marte, che comunque, avendo una massa, e perciò una gravità, assai inferiore a quella della Terra, non poteva trattenere attorno a sé un'atmosfera. E' infatti casuale che la Terra abbia una massa a cui corrisponde una forza di gravità che ha permesso che l'atmosfera non venisse dissipata nello spazio. Senza queste condizioni casuali non sarebbe mai sorta la vita sulla Terra. E poiché è unica l'origine di tutte le forme di vita a cominciare dalla formazione dell'RNA (con una sola elica) che ha dato origine al DNA (con doppia elica) vi è da domandarsi: perché solo l'uomo dovrebbe avere un'anima immortale e non anche un insetto? E in quale fase dell'evoluzione dall'australopithecus all'homo abilis, all'homo erectus e all'homo sapiens sarebbe sorta l'anima immortale? Infine: nonostante molte malattie dipendano da stili di vita errati, soprattutto in considerazione di certe pessime tradizioni alimentari e dei cibi oggi prodotti industrialmente con sostanze nocive, tuttavia vi sono più malattie che hanno un'origine genetica che dipende da errori inseriti nella catena del DNA a causa di errori di duplicazione delle coppie delle sue basi azotate (adenina-timina e citosina-guanina) e a errori di trascrizione del DNA nell'mRNA che codifica i vari tRNA (transfert) che hanno  il compito di inserire un preciso amminoacido (uno dei 20 amminoacidi) nella catena polipeptidica degli amminoacidi costituita da un filamento di mRNA, che chiudendosi dà origine a una proteina. Un'amminoacido che si posizioni in modo errato nella catena polipeptidica (RNA ribosomiale) è la conseguenza di errori di duplicazione del DNA e di trascrizione del DNA nell'mRNA e nel tRNA e può essere causa di malattie nella formazione di una moleca errata. E ciò dimostra ulteriormente la causalità della formazione del DNA, che, formatosi imperfettamente a causa della sua casualità, è per ognuno una sorta di orologio biologico in cui sta scritta la durata della vita. Di fronte a queste osservazioni cadono tutte le religioni in quanto fanno appello ad un disegno intelligente e finalistico della natura>>.      

***

Come si può constare, nel post di Pietro Melis (d’ora in poi: PM) la parola <<casualità>> e derivati compare ben OTTO (8) volte.

Ciò NON è <<casuale>> bensì è frutto di <<un disegno intelligente e finalistico>> dell’autore del post, giacché egli deve ad ogni costo sostituire la parola “Dio” con quel suo sostituto “scientifico” (!) individuato nel “Caso”.

Per l’assolutizzazione del Caso, citiamo anche il biologo Jacques Monod: 

<<soltanto il caso è all’origine di ogni novità, di ogni creazione della biosfera. Il caso puro, il solo caso, libertà assoluta ma cieca. Non è un’ipotesi tra le molte ma l’unica concepibile>>. (“Il caso e la necessità”. Mondadori 1997, pag. 113).

Il dio Caso (meglio: Demiurgo) funziona così bene per spiegare tutto, ma così tanto bene, da NON spiegare alcunché.

Epperò riesce a spiegare benissimo la FEDE ad esso tributata da tutti coloro che vogliono e DEVONO vedervi il sostituto “scientifico” di Dio, ritenendo malamente che la sua (del dio Caso) presunta scientificità sia la negazione dell’aver FEDE in esso.

Temo tuttavia che il dio Caso sia un DERIVATO, NON il Motore Originario di tutto, giacché (per Aristotele) il Caso compare allorquando due eventi, ciascuno con il proprio scopo, si incontrano intrecciandosi in modo inaspettato cioè CASUALE, producendo perciò un effetto non intenzionale, appunto: CASUALE.

Insomma, i dadi esistono già; il Caso, POI, li combina casualmente

Ora, se l’<<universo visibile>> fosse <<nato casualmente dal Big Bang>>, come ci assicura PM, il Caso sarà pur dovuto intervenire su alcuni eventi ad esso PRE-ESISTENTI, sì da poterli dirottare in modo tale da produrre CASUALMENTE una serie di effetti CASUALI quali sarebbero il <<Big Bang>> e poi l’<<universo visibile>>.

Ma, se così, allora il dio Caso arriva troppo tardi, tutto sommato arriva a conti fatti, perché esso, pur con tutta la sua buona non-volontà di intromettersi negli eventi che lo precedono onde scompigliarli a modo suo, NON riesce a spiegare quegli eventi stessi, per cui, la <<casualità>> NON <<demolisce ogni disegno intelligente dell'universo>> bensì DEMOLISCE soltanto l’intelligenza di coloro che CREDONO che il dio Caso abbia <<dato origine all'universo visibile>>…

 

Roberto Fiaschi

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venerdì 9 maggio 2025

176)- DAVVERO «L'ATEISMO NON È UNA RELIGIONE»?

Rieccomi qua con un altro post (il terzo, per la precisione) sulle tesi di Lillo Paris Bobigny di cui i due precedenti commenti sono reperibili ai nn. 174 e 175.

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Il titolo del suo pezzo è:

<<L'ATEISMO NON È UNA RELIGIONE: SMASCHERARE L’OSSIMORO DELLA "RELIGIONE ATEA">>

Eccolo:

<<Definire l’ateismo come una religione è un esercizio di acrobazia retorica che regge solo finché si resta nel vago, nel caricaturale o nel polemico. Non appena si entra nel merito, però, il concetto implode. Perché l’ateismo, nella sua accezione più basilare e rigorosa, non è altro che la semplice assenza di credenza in una o più divinità. Non un sistema filosofico, non una dottrina morale, non una fede alternativa: solo un rigetto, o una sospensione del consenso, nei confronti dell’affermazione “Dio esiste”. Tutto il resto – dal razionalismo all’umanesimo laico, dallo scientismo al materialismo – può accompagnarsi all’ateismo, ma non lo definisce. L’equivoco nasce da un uso improprio del termine “religione”. Tradizionalmente, una religione si fonda su almeno tre pilastri: il riferimento a un principio trascendente o soprannaturale, un insieme codificato di credenze (i dogmi), e una pratica rituale o comunitaria. Nessuna di queste caratteristiche si applica all’ateismo in quanto tale. Non c’è dogma, perché non c’è verità rivelata. Non c’è trascendenza, perché manca l’oggetto trascendente. Non ci sono riti, se non quelli parodici e autoironici di qualche gruppo goliardico come la “Chiesa del Mostro di Spaghetti Volante”, nata per dimostrare l’assurdità dell’insegnamento del creazionismo nelle scuole statunitensi. Chi sostiene che l’ateismo sia una religione, spesso lo fa con intento polemico: per suggerire che anche gli atei abbiano una "fede", e quindi non siano più razionali o fondati dei credenti. Ma questo è un falso simmetrico. Credere in qualcosa senza prove è una scelta attiva; non credere in qualcosa in assenza di prove non è “credere al contrario”, ma semplicemente astenersi dal dare credito a un’ipotesi non corroborata. È come non credere all’esistenza di unicorni, fate o draghi: non serve fede per dubitare di ciò che non ha evidenza. Un altro malinteso frequente è legato alla presunta “militanza” di alcuni atei. Se una persona difende con passione la scienza, la razionalità o i diritti umani, non sta fondando una religione, né agendo da "devoto del razionalismo". Sta difendendo metodi o valori che sono, per loro natura, falsificabili, autocorrettivi, sottoponibili a critica. Al contrario, la religione si fonda su verità per definizione non negoziabili, perché rivelate da un’autorità trascendente. L’epistemologia scientifica è, in tal senso, esattamente l’opposto del dogmatismo: ogni affermazione è valida solo finché regge alla prova dei fatti. Si potrebbe obiettare che anche tra gli atei esistano visioni del mondo strutturate, comunità organizzate, eventi collettivi o addirittura cerimonie “laiche” – come i funerali umanisti o i matrimoni civili celebrati con una certa solennità. Ma la presenza di una ritualità non implica automaticamente una religione, così come una squadra di calcio non diventa un culto solo perché ha i suoi cori, i suoi simboli e i suoi “santi” in maglietta numero 10. Una comunità non è una chiesa solo perché ha una struttura; ciò che la definisce è il tipo di autorità su cui si fonda. E in una comunità laica o atea, nessuno invoca la volontà divina o un ordine soprannaturale. Si cita talvolta, in chiave di confronto, l’esistenza di religioni prive di divinità, come certe correnti del buddhismo o del taoismo. Ed è vero: esistono religioni non teistiche. Ma queste restano religioni proprio per via della dimensione rituale, spirituale o mistica, per la loro visione ciclica del tempo, per il senso di sacro attribuito alla realtà. L’ateismo, per sua definizione, non contempla alcuna dimensione sacra o metafisica. Non offre redenzione, né rivelazione, né illuminazione. Non pretende risposte ultime, ma lascia spazio a interrogativi aperti. Infine, va riconosciuto che alcune persone che si dichiarano atei adottano posizioni fortemente identitarie, a tratti settarie. Ma anche questo non prova nulla: ogni gruppo umano può degenerare in tribalismo, anche una comunità scientifica o politica. L’errore sta nel confondere la sociologia con la filosofia: il fatto che certi atei si comportino come se avessero una “fede” non trasforma l’ateismo in fede, così come un fanatico della medicina non trasforma l’evidence-based medicine in superstizione. Il termine “religione atea” resta dunque un ossimoro: un gioco retorico che tradisce più il bisogno di screditare l’avversario che la volontà di capirlo. È un’arma polemica, non un concetto serio. Chi la usa confonde l’oggetto con la sua negazione, l’affermazione con la sospensione, la credenza con il dubbio. E se la religione implica, come etimologicamente suggerisce, il “legarsi” a qualcosa di superiore, l’ateismo è esattamente il gesto contrario: il rifiuto di legarsi a ciò che non si può dimostrare. LPB Lillo Paris Bobigny>>.

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Vediamo passaggio per passaggio.

Secondo LPB, <<l’ateismo, nella sua accezione più basilare e rigorosa, non è altro che la semplice assenza di credenza in una o più divinità. Non un sistema filosofico, non una dottrina morale, non una fede alternativa: solo un rigetto, o una sospensione del consenso, nei confronti dell’affermazione “Dio esiste”. Tutto il resto – dal razionalismo all’umanesimo laico, dallo scientismo al materialismo – può accompagnarsi all’ateismo, ma non lo definisce>>.

Ad un’analisi un po’ più accurata, l’ateismo NON è <<solo un rigetto, o una sospensione del consenso, nei confronti dell’affermazione “Dio esiste”>>.

Dietro a tale <<rigetto>> vi è quasi sempre una serie di apporti ulteriore al semplice <<rigetto>>.

Tali apporti si esplicano, infatti, nelle motivazioni addotte al fine di rigettare l’<<affermazione “Dio esiste”>> o affermare: <<l’ateismo non è una religione>>.

Tali motivazioni possono esser le più svariate ed hanno la fatale tendenza a tramutarsi in DOGMI laici (vedi sotto).

Ma leggiamo ancora LPB:

<<L’equivoco nasce da un uso improprio del termine “religione”. Tradizionalmente, una religione si fonda su almeno tre pilastri: il riferimento a un principio trascendente o soprannaturale, un insieme codificato di credenze (i dogmi), e una pratica rituale o comunitaria. Nessuna di queste caratteristiche si applica all’ateismo in quanto tale. Non c’è dogma, perché non c’è verità rivelata. Non c’è trascendenza, perché manca l’oggetto trascendente. Non ci sono riti, se non quelli parodici e autoironici di qualche gruppo goliardico come la “Chiesa del Mostro di Spaghetti Volante”, nata per dimostrare l’assurdità dell’insegnamento del creazionismo nelle scuole statunitensi>>.

Vediamo chi usa IMPROPRIAMENTE il <<termine “religione>>.

Esso <<deriva dal latino relìgio, la cui etimologia non è del tutto chiarita. Il verbo religere (dal latino religāre) significa legare, ossia legarsi a principi e/o valori>> (https://it.wikipedia.org/wiki/Religione#cite_note-3).

LPB RESTRINGE arbitrariamente il significato di “religione”, confinandolo unicamente in quel che egli, qui sopra, ha chiamato i <<tre pilastri>>.

Eppure, tra quei <<principi e/o valori>> ai quali <<legarsi>>, spiccano senza dubbio anche <<principi e/o valori>> LAICI, per cui la sua indebita restrizione del significato del termine “religione” pare finalizzato a marcare un ABISSO che separi la “religione” dall’ateismo.

Vediamo dunque il primo <<pilastro>>:

la religione si riferirebbe <<a un principio trascendente o soprannaturale>>;

è vero che all’ateismo <<manca l’oggetto trascendente>>, ma questo NON è sufficiente per escludere che esso sia una religione, perché solitamente anche l’ateo più distratto non potrà non esser LEGATO ad un determinato sistema di <<principi e/o valori>> che perciò, come tali, fanno di lui un religioso (un LEGATO), seppur non nei confronti di <<un principio trascendente o soprannaturale>>. Ma l’assenza del trascendente/soprannaturale importa ben poco, dal momento che LPB, già dal titolo: <<L'ATEISMO NON È UNA RELIGIONE>>, si prefigge appunto di negare che l’ateismo sia una religione

Per quanto concerne il secondo pilastro ovvero <<un insieme codificato di credenze (i dogmi)>>, direi che NON sia propriamente così, infatti, innumerevoli volte ho avuto modo di constatare come TUTTI gli atei con i quali sono venuto in contatto, costellassero i propri discorsi con riferimenti (per loro) INDISCUTIBILI, INTOCCABILI, quasi SACRI, quindi veri e propri DOGMI laici che ormai campeggiano come mantra sulla bocca di tutti, quali ad esempio:   

“la LOGICA impone di negare la contraddittorietà delle affermazioni cristiane”;

“la SCIENZA dimostra, la fede no”;

“la RAGIONE nega ciò che è indimostrabile”;

“gli scienziati hanno DIMOSTRATO che…”;

“la maggior parte degli SCIENZIATI è atea”;

“la TEORIA DELLEVOLUZIONE darwiniana ha dimostrato che…”;

“la Bibbia è IRRAZIONALE”,

etc…

Quanto al terzo pilastro: <<una pratica rituale o comunitaria>>, ebbene, anche qui non è propriamente vero.

La notissima associazione UAAR, cioè l’“Unione degli atei e degli agnostici razionalisti”, ha affermato che anche l’ateismo è una religione

<<l’UAAR si interpreta come religione>>

<<l’ateismo non potrebbe nemmeno essere distinto dalla religione>>.

Essa ha altresì espresso il <<soddisfacimento del bisogno religioso dell’ateo>> il quale <<si manifesta nella critica alle religioni>> (vedi qui -> https://www.uccronline.it/wp-content/uploads/2016/04/UAAR-Ricorso-al-Capo-dello-Stato.jpg).

E come ogni religione, anche l’UAAR possiede una sua PRATICA <<comunitaria>> come ad esempio ATTIVITÀ DI PROSELITISMO (sbattezzo, riviste, etc…) in varie città d’Italia, appiccicando i loro cartelloni un po’ ovunque.




Pertanto, direi che i tre pilastri esposti da LPB per dimostrare che l’ateismo non sia una religione MANCANO il bersaglio.

Ancora LPB:

<<Chi sostiene che l’ateismo sia una religione, spesso lo fa con intento polemico: per suggerire che anche gli atei abbiano una "fede", e quindi non siano più razionali o fondati dei credenti. Ma questo è un falso simmetrico. Credere in qualcosa senza prove è una scelta attiva; non credere in qualcosa in assenza di prove non è “credere al contrario”, ma semplicemente astenersi dal dare credito a un’ipotesi non corroborata. È come non credere all’esistenza di unicorni, fate o draghi: non serve fede per dubitare di ciò che non ha evidenza>>.

Nessun <<intento polemico>> perché, che anche gli atei <<abbiano una "fede">>, è un dato antropologico difficilmente discutibile.

Non importa che egli NON CREDA <<all’esistenza di unicorni, fate o draghi>>; quel che importa è che, comunque, egli NON possa MAI prescindere da una qualche forma di FEDE/CREDENZA.

La nostra vita è costantemente sorretta da atti di FEDE più o meno consapevoli, poiché il futuro che ci sta dinanzi è per definizione ignoto, per cui ogni nostro progetto esistenziale, per quanto a corto raggio sia, presuppone il CREDERE che esso troverà soddisfazione nel suo realizzarsi ancora futuro, quindi, soddisfazione non immediatamente EVIDENTE né immediatamente (o forse mai) DIMOSTRABILE.

È sì vero che un qualsiasi nostro progetto non venga solitamente affrontato ciecamente ma ponderato sulla base di ciò che già conosciamo e che prevediamo possa aiutarci a conseguirlo.

Ma questo NON TOGLIE che il risultato voluto/sperato NON sia affatto garantito a priori, ed è per tale incertezza che la FEDE è il costante substrato senza la quale non faremmo neppure un passo…

Torniamo a LPB:

<<Credere in qualcosa senza prove è una scelta attiva; non credere in qualcosa in assenza di prove non è “credere al contrario”, ma semplicemente astenersi dal dare credito a un’ipotesi non corroborata. È come non credere all’esistenza di unicorni, fate o draghi: non serve fede per dubitare di ciò che non ha evidenza>>.

Solo APPARENTEMENTE vero.

Infatti, il <<non credere in qualcosa [unicorni, fate o draghi] in assenza di prove>> implica di per sé la FEDE che in assenza di prove, tale <<qualcosa>> NON esista.

Così come l’<<astenersi dal dare credito a un’ipotesi non corroborata>>, implica la FEDE che <<a un’ipotesi non corroborata>> NON si debba dare credito, mentre, invece, potremmo benissimo (ed il più delle volte lo facciamo) dare credito anche a ciò che non sia stato corroborato.

Ad esempio, l’<<astenersi dal dare credito>> all’esistenza di Dio sol perché essa non sarebbe <<un’ipotesi non corroborata>>, significa CREDERE che finché tale esistenza non venga corroborata, Dio non esiste.

LPB ribatte:

<<non serve fede per dubitare di ciò che non ha evidenza>>;

certo, ma serve FEDE per concludere l’inesistenza <<di ciò che non ha evidenza>>.

Ancora LPB:

<<Un altro malinteso frequente è legato alla presunta “militanza” di alcuni atei. Se una persona difende con passione la scienza, la razionalità o i diritti umani, non sta fondando una religione, né agendo da "devoto del razionalismo". Sta difendendo metodi o valori che sono, per loro natura, falsificabili, autocorrettivi, sottoponibili a critica. Al contrario, la religione si fonda su verità per definizione non negoziabili, perché rivelate da un’autorità trascendente. L’epistemologia scientifica è, in tal senso, esattamente l’opposto del dogmatismo: ogni affermazione è valida solo finché regge alla prova dei fatti>>.

Qui abbiamo un minestrone ove egli mescola cose diverse facendo accostamenti che non stanno né in cielo né in terra.

Parlando di religione, LPB continua a tirare in ballo (vedi anche il post n° 174) l’<<epistemologia scientifica>> nella quale <<ogni affermazione è valida solo finché regge alla prova dei fatti>>, credendo così di sminuire la religione sol perché essa esula dall’orizzonte immanentistico in quanto attiene al FONDAMENTO e quindi al SENSO dell’esserci…

Si cimenta nell’APOLOGIA della scienza e della razionalità senza però rendersi conto di brandire scienza e razionalità come armi ideologiche per sorreggere un castello ‘metafisico’ di pregiudizi previamente orientati in senso immanentistico/ateistico.

Già il fatto che egli abbia redatto un post come questo dimostra chiaramente come la sua ‘difesa’ dei <<metodi o valori che sono, per loro natura, falsificabili, autocorrettivi, sottoponibili a critica>> sia tale da rappresentare una DIFESA nei confronti di ciò che non rientra nella mai definitiva <<prova dei fatti>>, salvo poi dimenticarsi che ANCHE internamente alla scienza (nonché alla filosofia) vi troneggiano i suoi bravi DOGMI come quelli accennati sopra e che ogni buon ateo non manca mai di snocciolare ad ogni piè sospinto, alla faccia del presunto anti-dogmatismo laico/ateistico

Proseguiamo ancora un po’.

LPB:

<<Si potrebbe obiettare che anche tra gli atei esistano visioni del mondo strutturate, comunità organizzate, eventi collettivi o addirittura cerimonie “laiche” – come i funerali umanisti o i matrimoni civili celebrati con una certa solennità. Ma la presenza di una ritualità non implica automaticamente una religione, così come una squadra di calcio non diventa un culto solo perché ha i suoi cori, i suoi simboli e i suoi “santi” in maglietta numero 10. Una comunità non è una chiesa solo perché ha una struttura; ciò che la definisce è il tipo di autorità su cui si fonda. E in una comunità laica o atea, nessuno invoca la volontà divina o un ordine soprannaturale>>;

poco cambia, perché <<in una comunità laica o atea>> verranno invocati altri <<principi e/o valori>> ai quali i suoi componenti saranno ad essi LEGATI da un vincolo non dissimile da quello religioso.

L’esempio ce lo fornisce lo stesso LPB dove scrive che <<una squadra di calcio non diventa un culto solo perché ha i suoi cori, i suoi simboli e i suoi “santi” in maglietta numero 10>>.

Ed invece sì, se si evita di RESTRINGERE indebitamente <<un culto>> alla sola entità trascendente, giacché un atteggiamento religioso RESTA TALE anche in assenza di trascendenza, come è ben evidenziato in ambito calcistico ove si sprecano i continui riferimenti alla religiosità tradizionale.

Giocatori assurti oramai a IDOLI onnipresenti e visti come i salvatori della squadra del cuore e della vetta in classifica; non a caso si parla di SALVEZZA…

Inoltre, chiunque avrà avuto modo di incrociare per strada persone che vestono (legittimamente) la maglietta (o sciarpa, cappellino…) della propria squadra a guisa di ‘portafortuna’ o di segnale ‘identitario’, squadra verso la quale è esplicita la dichiarazione di FEDE in essa.

Come ‘catechismo’ per i più piccoli non mancano neppure i ‘santini’, ossia le figurine dei calciatori; per non parlare dei laicissimi scontri violenti tra FEDI-religioni calcistiche diverse… 

LPB:

<<Una comunità non è una chiesa solo perché ha una struttura>>;

etimologicamente sì, è anch’essa una CHIESA ( = <<nel gr. classico κκλησία, der. di κκαλέω «chiamare», significa «adunanza, assemblea»>>  https://www.treccani.it/vocabolario/chiesa/); LAICA quanto si vuole ma è comunque un’<<κκλησία>>, cambia soltanto il ‘dio’ di riferimento, trascendente o immanente, ma sempre di religione trattasi…

Ciò è confermato dallo stesso LPB, dove osserva:

<<va riconosciuto che alcune persone che si dichiarano atei adottano posizioni fortemente identitarie, a tratti settarie. Ma anche questo non prova nulla: ogni gruppo umano può degenerare in tribalismo, anche una comunità scientifica o politica. L’errore sta nel confondere la sociologia con la filosofia: il fatto che certi atei si comportino come se avessero una “fede” non trasforma l’ateismo in fede, così come un fanatico della medicina non trasforma l’evidence-based medicine in superstizione>>.

Invece, <<il fatto che certi atei si comportino come se avessero una “fede”>> ATTESTA che nemmeno loro possono evitar di esternare una qualche forma di FEDE soggiacente al loro sentire ed al loro vivere.

Egli, furbescamente, chiama ciò: DEGENERAZIONE tribalistica ciò che invece è un tratto universale presente in ogni cultura di ogni epoca:

<<Se tu percorrerai la terra, potrai trovare città senza mura, senza lettere, senza re, senza case, senza ricchezze, senza monete, senza teatri e palestre; ma nessuno vide mai né mai vedrà una città senza templi e senza dèi>>.

Plutarco, Adversus Colotem XXXI, 4-5. 

Così conclude LPB:

<<Il termine “religione atea” resta dunque un ossimoro: un gioco retorico che tradisce più il bisogno di screditare l’avversario che la volontà di capirlo. È un’arma polemica, non un concetto serio. Chi la usa confonde l’oggetto con la sua negazione, l’affermazione con la sospensione, la credenza con il dubbio. E se la religione implica, come etimologicamente suggerisce, il “legarsi” a qualcosa di superiore, l’ateismo è esattamente il gesto contrario: il rifiuto di legarsi a ciò che non si può dimostrare>>.

S’è però visto come sia stato proprio LPB ad aver RISTRETTO il significato di <<religione>> alla sola trascendenza/Dio.

Infatti, come visto, il <<termine “religione atea”>> è riconosciuto persino dall’UAAR ed è comunque intrinseco nella stessa dinamica con la quale l’ateismo diviene un impegno ed un compito quotidiano per coloro che intendono testimoniarlo con tanto di associazioni, proselitismo, numerosissime pagine Facebook (e video YouTube) pervicacemente dedicate ad esso.

Lo stesso LPB riconosce che <<la religione implica, come etimologicamente suggerisce, il “legarsi” a qualcosa di superiore>>, salvo, poi, cercare inutilmente di smarcarsi dall’evidenza secondo la quale ANCHE l’ateo è comunque LEGATO <<a principi e/o valori>> nonché a IDOLI che lo TRASCENDONO in quanto universali e sempiterni e che perciò ne fanno, etimologicamente, un religioso.

Per cui è ingenuo dichiarare:

<<l’ateismo è esattamente il gesto contrario: il rifiuto di legarsi a ciò che non si può dimostrare>>,

perché <<il rifiuto di legarsi a ciò che non si può dimostrare>> NON corrisponde al rifiuto di LEGARSI tout court, ed è questo LEGARSI che fa ANCHE dell’ateismo una religione, con buona pace di LPB…

 

 Roberto Fiaschi

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