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sabato 9 novembre 2024

128)- COMMENTO A ENRICO GAMBERINI: «LA COSCIENZA ASSOLUTA»


Dal gruppo Facebook: I Nemici del Destino, traggo quest’altro post di Enrico Gamberini, intitolato:

<<LA COSCIENZA ASSOLUTA (IL "MOSTRO" DALLE MILLE TESTE)>>,

che riporto pari pari come l’ho copia-incollato.

Esso può esser considerato la prosecuzione del post n° 127.

Prima, però, riporto quest’altro brano di Enrico Gamberini, nel quale mi fa notare che

<<l'io assoluto e il divenire degli eterni sono collegati,se si parlasse solo del divenire degli eterni non si capirebbe niente,e si giungerebbe alle tue conclusioni nichilistiche.perche poi la visione dell'io in voga è l'io individuale e locale.tu dai per scontato che l'io sia questo,ma nessuno l'ha mai dimostrato,mentre io ho dimostrato che l'io è assoluto e non locale.quindi se ti interessa dovresti leggere le mie dimostrazioni,e teoricamente dovrebbe interessarti>>.

Perfetto, andiamo dunque a saggiare la consistenza delle sue dimostrazioni.

Ha scritto:

<<ognuno di noi è coscienza,e la coscienza è il tutto,l'io, e noi siamo questo(ho un post nella mia pagina che dimostra questo,si intitola -la coscienza che è il tutto,per chi fosse curioso).qui posso solo dire che l'io,in quanto tale,deve contenere il divenire dell'essere,la realta(,non l'astratto divenire isolato dall'essere)perche altrimenti sarebbe un io statico,un morto,non un io.l'alter ego(l'unica alternativa)all'io visto come realta,è l'io visto come coscienza pura e inoggettivabile.questo tipo di io è sbagliato in partenza,per due motivi. 1,perche un tale io non contiene il divenire dell'essere,quindi è statico, un morto,non un io. 2,questo io presuppone che si possa conoscere qualcosa di esterno alla coscienza.è un io caro al realismo,che vede l'io puro e inoggettivabile e il resto del mondo esterno che vi si contrappone.questo post vuole dare ragione al fatto che tutto è eterno,che io ritengo una verita incontrovertibile.io adesso,in questo istante sono la coscienza assoluta che vede e si rapporta a se stessa attraverso un corpo chiamato enrico gamberini, assume un punto di vista che è interno a quel corpo,e passa da un istante all'altro,sperimenta il tempo.se l'io fosse calato in un istante solo alla volta,non vivrebbe,perche l'istante non è divenire,mentre la vita è divenire,ma l'io calato nel singolo istante è calato inconsciamente in tutti gli altri istanti,quindi non è calato nel singolo istante e basta.esiste un solo io,la coscienza assoluta,ed è calato eternamente in tutti i corpi(minerali vegetali animali esseri umani),ed è eternamente calato in tutti gli istanti del tutto e di ogni tempo,e oltrepassa eternamente ogni istante,cosicche la conseguenza è che lo conserva,la coscienza assoluta oltrepassa e conserva.in questa situazione non esiste nessuno scomparire di eterni,nessuna contraddizione c.la mia infanzia,tutti gli eventi passatifuturi il mio io li sta sperimentando in questo istante,e in eterno.io e te in quel che facciamo adesso stiamo prendendo parte all'oltrepassamento eterno.per visualizzare meglio,è come un grande cerchio dove i punti, situati sulla circonferenza, sono gli istanti,gli eventi,e non sono infiniti,(quindi a dire il vero non si tratterrebbe di un cerchio).la coscienza assoluta è in tutti gli istanti.prendiamo in esame un tratto della circonferenza formato dagli istanti x1,x2,x3,x4,x5,x6,x7.l'io che è nell'istante x5 passa nell'istante x6,e l'io(sempre lo stesso io) che è negli altri istanti scala di un istante(per esempio l'io nell'istante x1 passa nell'istante x2),poi l'io che è passato nell'istante x6, passa nell'istante x7,e l'io(sempre lo stesso) che è negli altri istanti scala di nuovo di un istante,e cosi da sempre per sempre.ecco in che senso la coscienza assoluta otrepassa eternamente ogni istante della realta.da ogni istante in cui è, la coscienza assoluta oltrepassa nell'istante successivo,e poi nell'altro ancora e cosi via.è la nostra esperienza quotidiana,si sperimenta il tempo,un istante dopo l'altro.la coscienza assoluta sperimenta tutti gli istanti simultaneamente,perche è calata in tutti gli istanti simultaneamente,li sperimenta separatamente gli uni dagli altri(non insieme,è importante capirlo altrimenti non si comprende niente),perche gli istanti sono separati(ma non isolati)gli uni dagli altri,e li sperimenta anche in successione,perche la coscienza assoluta "calata nel singolo istante" sperimenta il tempo(è la nostra esperienza quotidiana).l'inconscio della coscienza assoluta calata in un istante è la coscienza assoluta calata in tutti gli altri istanti,nel senso che io,calato nel mio istante,non mi accorgo consciamente di essere calato negli altri istanti,me ne accorgo solo inconsciamente.ognuno di noi fa parte dell'inconscio di tutti gli altri,perche l'io è uno solo,la coscienza assoluta,lo spirito assoluto,coscienza universale,coscienza cosmica,il tutto.la coscienza è morale e immorale,odia e ama,è egoista e altruista,ha paura ed è impavida,è stupida e intelligente,profonda e superficiale...........è la coscienza assoluta>>.

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Enrico Gamberini esordisce scrivendo che

<<ognuno di noi è coscienza,e la coscienza è il tutto,l'io, e noi siamo questo(ho un post nella mia pagina che dimostra questo,si intitola -LA COSCIENZA CHE È IL TUTTO, [vedasi post n° 127, nota mia: RF] per chi fosse curioso)>>.

Purtroppo, come già detto nel precedente post, non avendo personalmente reperito in esso alcuna dimostrazione (ma soltanto ESPOSIZIONI teoretiche blandamente argomentate) da parte di Enrico Gamberini, dovrò proseguire la lettura FINGENDO che egli abbia effettivamente dimostrato ciò che dice, ben sapendo, però, che così NON è.

Procediamo.

Scrive:

<<qui posso solo dire che l'io,in quanto tale,deve contenere il divenire dell'essere,la realta(,non l'astratto divenire isolato dall'essere)perche altrimenti sarebbe un io statico,un morto,non un io.l'alter ego(l'unica alternativa)all'io visto come realta,è l'io visto come coscienza pura e inoggettivabile.questo tipo di io è sbagliato in partenza,per due motivi. 1,perche un tale io non contiene il divenire dell'essere,quindi è statico, un morto,non un io. 2,questo io presuppone che si possa conoscere qualcosa di esterno alla coscienza.è un io caro al realismo,che vede l'io puro e inoggettivabile e il resto del mondo esterno che vi si contrappone>>.

Questo brano si trova pressoché identico nel post n° 127, a cui rimando per la critica.

E continua:

<<questo post vuole dare ragione al fatto che tutto è eterno,che io ritengo una verita incontrovertibile>>.

Ma <<io>> CHI?

Io in quanto coscienza individuale, oppure io in quanto spirito o coscienza o io assoluto?

Dev’esser senz’altro l’io individuale, l’io in quanto Enrico Gamberini, giacché è proprio lui in persona che ritiene <<una verita incontrovertibile>> l’eternità degli enti.

Vediamo, però, se la mia interpretazione è corretta:

<<io adesso,in questo istante sono la coscienza assoluta che vede e si rapporta a se stessa attraverso un corpo chiamato enrico gamberini, assume un punto di vista che è interno a quel corpo,e passa da un istante all'altro,sperimenta il tempo>>.

Mi sbagliavo; quell’io individuale che ritiene <<una verita incontrovertibile>> l’eternità degli enti, è la stessa coscienza assoluta che vede se stessa in quanto Enrico Gamberini.

Andiamo avanti.

<<se l'io fosse calato in un istante solo alla volta,non vivrebbe,perche l'istante non è divenire,mentre la vita è divenire,ma l'io calato nel singolo istante è calato inconsciamente in tutti gli altri istanti,quindi non è calato nel singolo istante e basta>>.

Ma a cosa serve ritener che l’io sia <<calato inconsciamente in tutti gli altri istanti>> onde così aver contezza del divenire e quindi di vivere, se tale io vi è <<calato inconsciamente in tutti gli altri istanti>> e perciò NON può averne coscienza alcuna?

Prosegue Enrico Gamberini:

<<esiste un solo io,la coscienza assoluta,ed è calato eternamente in tutti i corpi(minerali vegetali animali esseri umani),ed è eternamente calato in tutti gli istanti del tutto e di ogni tempo,e oltrepassa eternamente ogni istante,cosicche la conseguenza è che lo conserva,la coscienza assoluta oltrepassa e conserva.in questa situazione non esiste nessuno scomparire di eterni,nessuna contraddizione c. la mia infanzia,tutti gli eventi passatifuturi il mio io li sta sperimentando in questo istante,e in eterno.io e te in quel che facciamo adesso stiamo prendendo parte all'oltrepassamento eterno.per visualizzare meglio,è come un grande cerchio dove i punti, situati sulla circonferenza, sono gli istanti,gli eventi,e non sono infiniti,(quindi a dire il vero non si tratterrebbe di un cerchio).la coscienza assoluta è in tutti gli istanti.prendiamo in esame un tratto della circonferenza formato dagli istanti x1,x2,x3,x4,x5,x6,x7.l'io che è nell'istante x5 passa nell'istante x6,e l'io(sempre lo stesso io) che è negli altri istanti scala di un istante(per esempio l'io nell'istante x1 passa nell'istante x2),poi l'io che è passato nell'istante x6, passa nell'istante x7,e l'io(sempre lo stesso) che è negli altri istanti scala di nuovo di un istante,e cosi da sempre per sempre.ecco in che senso la coscienza assoluta otrepassa eternamente ogni istante della realta.da ogni istante in cui è, la coscienza assoluta oltrepassa nell'istante successivo,e poi nell'altro ancora e cosi via.è la nostra esperienza quotidiana,si sperimenta il tempo,un istante dopo l'altro.la coscienza assoluta sperimenta tutti gli istanti simultaneamente,perche è calata in tutti gli istanti simultaneamente,li sperimenta separatamente gli uni dagli altri(non insieme,è importante capirlo altrimenti non si comprende niente),perche gli istanti sono separati(ma non isolati)gli uni dagli altri,e li sperimenta anche in successione,perche la coscienza assoluta "calata nel singolo istante" sperimenta il tempo(è la nostra esperienza quotidiana).l'inconscio della coscienza assoluta calata in un istante è la coscienza assoluta calata in tutti gli altri istanti,nel senso che io,calato nel mio istante,non mi accorgo consciamente di essere calato negli altri istanti,me ne accorgo solo inconsciamente>>.

Pausa.

Sin qui, NEPPURE un accenno di DIMOSTRAZIONE, ma soltanto l’ESPOSIZIONE o la RIPETIZIONE della concezione sostenuta da Enrico Gamberini.

Vediamo se, proseguendo nella lettura, finalmente ci imbatteremo in essa.

Tuttavia, vorrei far notare l’ultima frase del brano riportato, ove scrive:

<<l'inconscio della coscienza assoluta calata in un istante è la coscienza assoluta calata in tutti gli altri istanti,nel senso che io,calato nel mio istante,non mi accorgo consciamente di essere calato negli altri istanti,me ne accorgo solo inconsciamente>>.

Orbene, come è possibile accorgersi o esser CONSCI <<solo inconsciamente>>?

Esser consci <<solo inconsciamente>>, vuol dire NON essere consci simpliciter.

Quindi, se <<nel mio istante,non mi accorgo consciamente di essere calato negli altri istanti>>, NON me ne accorgerò _ non ne sarò cosciente _ NEPPURE inconsciamente, per cui, di quegli <<altri istanti>> NON ne posso sapere né MAI ne saprò nulla…

Riprendiamo la lettura.

<<ognuno di noi fa parte dell'inconscio di tutti gli altri,perche l'io è uno solo,la coscienza assoluta,lo spirito assoluto,coscienza universale,coscienza cosmica,il tutto.la coscienza è morale e immorale,odia e ama,è egoista e altruista,ha paura ed è impavida,è stupida e intelligente,profonda e superficiale...........è la coscienza assoluta>>.

Anche qui, NEPPURE uno straccio di DIMOSTRAZIONE, ma unicamente l’ESPOSIZIONE di una tesi ben lungi dall’equivalere ad una DIMOSTRAZIONE.

Che dire, allora?

Che dire a Enrico Gamberini, laddove ha preteso di aver DIMOSTRATO che

<<la coscienza è il tutto,l'io, e noi siamo questo(ho un post nella mia pagina che dimostra questo>>?

Che dire di chi CONFONDE un’ESPOSIZIONE come se fosse una DIMOSTRAZIONE?

 

Roberto Fiaschi

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127)- COMMENTI A ENRICO GAMBERINI: «LA COSCIENZA CHE È IL TUTTO»


Dal gruppo Facebook: I Nemici del Destino, Enrico Gamberini mi porge il seguente invito:

<<tu devi andare a vedere la dimostrazione che LA COSCIENZA È IL TUTTO,e il post LA COSCIENZA ASSOLUTA,LO SPIRITO DALLE MILLE TESTE.  il confronto non deve avvenire sulla dimostrazione del tutto eterno,ma sulla visione dell'io.non è possibile che la logica dica una cosa e la realta un'altra.e per questo anche la contraddizione C è campata per aria.anche solo per il fatto che l'io assoluto e non locale è l'unico io che non nega l'eternita del tutto,significa che questo io è vero,anche a prescindere dalla dimostrazione,che comunque c'è>>.

D’accordo, detto fatto.

Sono andato a reperire il suo post, intitolato:

<<LA COSCIENZA CHE è IL TUTTO>>,

che riporto così come l’ho copia-incollato. Esso recita:

<<il tutto è un significato che comprende in se ogni altro significato.siccome tutto è essere,e relazione,e la relazione sono le parti,il tutto è concreto non astratto,è quella relazione che contiene in se ogni altra relazione. partiamo col constatare che la coscienza esiste.il mondo appare,e l'apparire è sempre riferito a qualcuno,o al mondo stesso,mai a nessuno,il mondo non appare al niente,a un morto, se il mondo fosse privo di qualsiasi coscienza,non apparirebbe alcun che,sarebbe il regno della morte.che la realta appaia a nessuno è impossibile.la coscienza per essere tale, deve contenere il divenire dell'essere,la realta,altrimenti sarebbe una coscienza statica,un morto,non una coscienza.non potrebbe contenere il divenire separato dall'essere,perche il divenire separato dall'essere non è divenire.il divenire dell'essere che fa parte della coscienza è il divenire dell'essere di cui la coscienza è cosciente(la realta), non è la ipotetica fotocopia della realta, che sta dentro al cervello,che nessuno ha mai trovato,anche perche di quella fantomatica fotocopia,la coscienza non è cosciente,quindi quella fotocopia non puo essere la coscienza,la quale ,per essere tale,deve essere cosciente di se stessa.quale realta è la coscienza?tutte le realta che percepisce.l'alter ego(l'unica alternativa) della coscienza vista come realta è la coscienza pura,inoggettivabile.quest'ultimo tipo di coscienza è errata per due motivi. 1,non contiene il divenire dell'essere,la realta,quindi è una coscienza statica ,un morto,non una coscienza. 2,questa coscienza presuppone che si possa conoscere qualcosa che è al di fuori della coscienza.è una coscienza cara al realismo,che vede la coscienza pura e inoggettivabile e il mondo esterno ad essa.rientra nel significato della parte il fatto che la parte è parte del tutto,anzi,la parte è un essere parte del tutto.se il fare parte del tutto non rientrasse nel significato-parte-la parte sarebbe isolata dal tutto,e questo succede quando c'è isolamento tra il significato-parte- e il tutto.il significato -parte- non puo essere isolato dal tutto,daltronde la parte non è il tutto,soluzione=il significato è -essere parte del tutto-.tutte le parti sono se stesse in quanto sono parte del tutto,ogni cosa appare in quanto se stessa,quindi,quando appare la parte appare anche il suo fare parte del tutto,che è poi la parte,e il fare parte del tutto appare se appare il tutto.e siccome la parte è parte del tutto concreto ,non astratto,il tutto deve apparire concreto,non astratto.quando appare la parte,appare il tutto.una persona potrebbe dire-non mi sta apparendo il tutto in questo istante,ma solo una parte del tutto-,questa persona dice questo perche pensa,erroneamente,che le esperienze che la sua coscienza sta facendo in quell'istante,sono la totalita delle esperienze che la sua coscienza sta facendo.prima ho detto che la coscienza è tutte le realta che percepisce.dal momento che la coscienza percepisce il tutto(perche percepisce la parte),la coscienza è il tutto. c'è anche da dire che se si parte dal presupposto della coscienza individuale,il tutto è in parte il vivere della parte(coscienza individuale),quindi non è negazione assoluta del vivere,quindi o vive in parte o vive.vivere in parte non ha senso(o si vive o non si vive),quindi il tutto vive,è coscienza. ma non è finita qui. se il tutto è coscienza,la coscienza è assoluta,lo spirito assoluto,la coscienza universale.ora,nessuna esperienza cosciente puo ricadere fuori dallo spirito assoluto,altrimenti lo spirito non sarebbe il tutto,e non sarebbe assoluto.quindi cio che sarebbe esperito da una ipotetica coscienza individuale,in realta è esperito dallo spirito assoluto.io non sono una coscienza individuale,ma sono lo spirito assoluto che vede e si rapporta a se stesso tramite un corpo chiamato enrico gamberini,e assume,rispetto a se stesso, un punto di vista che è in quel corpo.la moltitudine di coscienze individuali,gli io empirici,sono una gigantesca illusione>>.

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Bene.

Enrico Gamberini ci assicura che tale DIMOSTRAZIONE <<comunque c'è>>, per cui altro non resta da fare che andare a sincerarsene (lasciando per ora da parte l’eternità dell’ente).

Per essere il più breve possibile, mi porto fino al punto in cui egli scrive:

<<partiamo col constatare che la coscienza esiste>>.

Senza dubbio.

Dopodiché, diverse righe dopo, Enrico Gamberini chiede:

<<quale realta è la coscienza?tutte le realta che percepisce>>.

Già la poca chiarezza della domanda non predispone agevolmente alla sua comprensione.

Comunque sia, subito dopo egli osserva:

<<l'alter ego(l'unica alternativa) della coscienza vista come realta è la coscienza pura,inoggettivabile.quest'ultimo tipo di coscienza è errata per due motivi.

1,non contiene il divenire dell'essere,la realta,quindi è una coscienza statica ,un morto,non una coscienza.

2,questa coscienza presuppone che si possa conoscere qualcosa che è al di fuori della coscienza.è una coscienza cara al realismo,che vede la coscienza pura e inoggettivabile e il mondo esterno ad essa>>.

A me pare che i due punti sulla presunta erroneità della <<coscienza pura,inoggettivabile>>, siano due assunti arbitrari, dogmatici.

Vediamoli.

Quanto al punto 1, se la coscienza DIVENISSE così come divengono gli enti (cioè se ANCHE la coscienza fosse in sé e per sé diveniente), non esisterebbe consapevolezza alcuna del divenire stesso, poiché non esisterebbe CIÒ grazie al quale possiamo misurare il PRIMA ed il POI, potendo esperire il passaggio dal PRIMA al POI perché vi è un riferimento INDIVENIENTE che non possiede un PRIMA ed un POI in se stesso o come propria costituzione, e grazie al quale il PRIMA appare come ciò che precede il POI e il POI ciò che segue al PRIMA (così, molto schematicamente).

Dove TUTTO diviene, NIENTE diviene…

Ciò NON implica affatto che la coscienza sia <<statica ,un morto,non una coscienza>> (considerazione che ritengo piuttosto puerile), proprio perché la sua ‘attività’, diciamo così, è diafanìa, cioè trasparenza, rilevamento (nella coscienza appunto) di tutto ciò ( = gli enti) che IN essa si va diacronicamente mostrando nel proprio transitar dal PRIMA al POI.

Quanto al punto 2, mi pare che Enrico Gamberini giochi di ambiguità, giacché non chiarisce se ora stia parlando della coscienza individuale oppure della coscienza totale.

Nel primo caso, è ovvio che non tutto rientri nella nostra coscienza individuale-finita, e che perciò essa NON possa abbracciare tutto in un sol sguardo; ciò comporta che qualcosa di cui non si è coscienti sia FUORI dalla propria coscienza, altrimenti dovremmo supporre che tale ‘qualcosa’ si CREI ex novo ogni qualvolta ne diventiamo coscienti…

Nel secondo caso, alla coscienza totale (SE ESISTE) è ovvio che NON sfugga nulla, quindi nulla è al di FUORI di essa…

Per cui, i due punti secondo i quali Enrico Gamberini pensa di aver dimostrato l’erroneità della <<coscienza pura,inoggettivabile>>, NON stanno davvero in piedi.

Proseguendo nella lettura, dopo aver precisato la sua concezione del rapporto parte-tutto, egli giunge alla seguente affermazione:

<<quando appare la parte appare anche il suo fare parte del tutto,che è poi la parte,e il fare parte del tutto appare se appare il tutto.e siccome la parte è parte del tutto concreto ,non astratto,il tutto deve apparire concreto,non astratto.quando appare la parte,appare il tutto>>.

Per giustificare questa palese impossibilità, egli osserva:

<<una persona potrebbe dire-non mi sta apparendo il tutto in questo istante,ma solo una parte del tutto-,questa persona dice questo perche pensa,erroneamente,che le esperienze che la sua coscienza sta facendo in quell'istante,sono la totalita delle esperienze che la sua coscienza sta facendo.prima ho detto che la coscienza è tutte le realta che percepisce.dal momento che la coscienza percepisce il tutto(perche percepisce la parte),la coscienza è il tutto. c'è anche da dire che se si parte dal presupposto della coscienza individuale,il tutto è in parte il vivere della parte(coscienza individuale),quindi non è negazione assoluta del vivere,quindi o vive in parte o vive.vivere in parte non ha senso(o si vive o non si vive),quindi il tutto vive,è coscienza>>.

In pratica, Enrico Gamberini tenta di giustificare un’impossibilità mediante il ricorso ad ALTRE impossibilità.

Vediamo.

(1)- Per quanto concerne la prima impossibilità, questa consiste nel sostenere che

<<siccome la parte è parte del tutto concreto ,non astratto,il tutto deve apparire concreto,non astratto.quando appare la parte,appare il tutto>>.

Ahimé, che disastro!

Se _ e poiché _ appare la parte (che <<è parte del tutto concreto>>), allora NON può affatto apparire ANCHE il tutto CONCRETO, giacché, se questi apparisse nella sua concretezza, non apparirebbe la parte, in quanto la parte è l’ASTRATTO proprio perché è parte, sì che, laddove appare l’ASTRATTO, il tutto CONCRETO non possa che apparire anch’esso ASTRATTAMENTE ( = formalmente)!

Il tutto concreto APPARE CONCRETAMENTE soltanto ed esclusivamente A SE STESSO, cioè allo STESSO tutto, perciò mai, esso, apparirà concretamente alla parte, se non in modo FORMALE, cioè, ripeto, ASTRATTAMENTE!

(2)- Circa la seconda impossibilità che Enrico Gamberini chiama in soccorso per giustificare quella appena vista, ebbene, secondo lui, sarebbe ERRONEO che qualcuno obiettasse che <<non mi sta apparendo il tutto in questo istante,ma solo una parte del tutto>>,

perché, sempre a suo dire,

<<questa persona>> penserebbe <<erroneamente,che le esperienze che la sua coscienza sta facendo in quell'istante,sono la totalita delle esperienze che la sua coscienza sta facendo>>.

Al contrario, l’obiettante affermerà correttamente che gli appaia <<solo una parte del tutto>>, perché <<le esperienze che la sua coscienza sta facendo in quell'istante>> NON sono <<la totalita delle esperienze che la sua coscienza sta facendo>>, ma soltanto una parte!

Notare ove Enrico Gamberini ci rammenta che

<<prima ho detto che la coscienza è tutte le realta che percepisce.dal momento che la coscienza percepisce il tutto(perche percepisce la parte),la coscienza è il tutto>>.

Se si riferisce alla coscienza individuale, allora il suo discorso è completamente fallace.

Infatti, ripetiamolo, <<la coscienza percepisce il tutto>> SOLO FORMALMENTE ( = ASTRATTAMENTE), giacché, come indicato, se percepisse il tutto concretamente, la parte, semplicemente, NON sarebbe parte cioè astratta, in quanto il tutto concreto avrebbe ‘invaso’ tutto, appunto, TOGLIENDO ogni astrazione.

Quindi, <<dal momento che la coscienza percepisce il tutto>> solo FORMALE, allora la coscienza individuale NON è affatto <<il tutto>>.

Poi, aggiunge:

<<c'è anche da dire che se si parte dal presupposto della coscienza individuale,il tutto è in parte il vivere della parte(coscienza individuale),quindi non è negazione assoluta del vivere,quindi o vive in parte o vive.vivere in parte non ha senso(o si vive o non si vive),quindi il tutto vive,è coscienza>>.

Non direi proprio.

Se <<il vivere della parte(coscienza individuale)>> corrisponde ad una parte del tutto, e <<quindi non è negazione assoluta del vivere>>, allora da ciò NON SEGUE affatto che la coscienza individuale <<o vive in parte o vive>> perché, secondo Enrico Gamberini, <<vivere in parte non ha senso(o si vive o non si vive),quindi il tutto vive,è coscienza>>.

No, infatti la parte ( = l’individuo) NON vive <<in parte>> (!), bensì vive COME parte, ed è pur sempre vivere pienamente la propria parzialità, cioè il proprio esser parte!

Enrico Gamberini aggiunge:

<<ma non è finita qui. se il tutto è coscienza,la coscienza è assoluta,lo spirito assoluto,la coscienza universale.ora,nessuna esperienza cosciente puo ricadere fuori dallo spirito assoluto,altrimenti lo spirito non sarebbe il tutto,e non sarebbe assoluto.quindi cio che sarebbe esperito da una ipotetica coscienza individuale,in realta è esperito dallo spirito assoluto>>.

Ma anche AMMETTENDO (ma lo posso RICONOSCERE senza difficoltà) che <<nessuna esperienza cosciente puo ricadere fuori dallo spirito assoluto,altrimenti lo spirito non sarebbe il tutto,e non sarebbe assoluto>>, ed altresì RICONOSCENDO che <<cio che sarebbe esperito da una ipotetica coscienza individuale,in realta è esperito dallo spirito assoluto>>, ebbene, da ciò cosa dovrebbe conseguirne per la coscienza individuale?

Leggiamolo dalle parole di Enrico Gamberini:

dovrebbe forse conseguirne che <<io non sono una coscienza individuale,ma sono lo spirito assoluto che vede e si rapporta a se stesso tramite un corpo chiamato enrico gamberini,e assume,rispetto a se stesso, un punto di vista che è in quel corpo.la moltitudine di coscienze individuali,gli io empirici,sono una gigantesca illusione>>?

Dissento totalmente…

Non c’è reversibilità tra parte e tutto, o tra coscienza individuale e coscienza totale/assoluta.

Io non ricado FUORI dall’assoluto, certo, ma ciò NON vuol dire che io SIA lo spirito assoluto stesso: ne sono (e resterò sempre) soltanto UNA PARTE tra infinite altre.

Se io ( = parte) fossi al contempo anche lo spirito assoluto in sé e per sé, verrei MENO come parte, cioè esisterebbe soltanto il primo.

In quanto io sono PARTE, allora PARTE-CIPO alla vita dello spirito assoluto, ma appunto perché vi PARTE-CIPO, NON sono lo spirito assoluto nella sua assolutezza, altrimenti, ripeterei, non sarei PARTE (di esso).

D’altronde, è lo stesso Enrico Gamberini a SMENTIRE SE STESSO, giacché egli riconosce la DUALITÀ costituita dal <<corpo chiamato enrico gamberini>> e dallo spirito assoluto, e proprio essa SMENTISCE che il corpo (l’individuo, la coscienza personale), in quanto PARTE, sia <<una gigantesca illusione>> perché, se davvero fosse illusorio, NON avrebbe alcun senso che lo spirito assoluto veda e si rapporti <<a se stesso tramite un corpo chiamato enrico gamberini,e assume,rispetto a se stesso, un punto di vista che è in quel corpo>> in quanto sarebbe altrettanto ILLUSORIO che lo spirito assoluto si veda e si rapporti a se stesso tramite un corpo ILLUSORIO, che non c’è

Concludendo:

purtroppo, nonostante il suo impegno, di DIMOSTRAZIONI di ‘questa’ o ‘quella’ tesi, nel post di Enrico Gamberini non vi è neppure l’ombra…

 

Roberto Fiaschi

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sabato 20 luglio 2024

115)- UNA (MA NON L’UNICA) FRATTURA INSANABILE NELLA ‘VERITÀ’ SEVERINIANA

Scrive Severino:

(1)- <<La terra isolata [ = l’errore] può apparire solo in quanto appare il destino della verità. [...] Il destino della verità è L’INCONSCIO DELL’INCONSCIO della terra isolata [ = dell’io individuale]. Ma questo più profondo inconscio AFFIORA NELLA COSCIENZA CHE LA TERRA ISOLATA [ = l’individuo] HA DI SÉ: affiora, appunto, nel molteplice che è costituito dai significati che sono identici nella terra isolata e nel destino della verità. Questo molteplice, nella terra isolata, è l’insieme dei frammenti della struttura del destino della verità. Tale struttura è invece la struttura di tali frammenti, che, in quanto originariamente ed eternamente strutturati non sono frammenti, ma determinazioni distinte che necessariamente sono unite in ciò la cui negazione è autonegazione. Il destino e la terra isolata [ = l’individuo] cantano, con le stesse note, gli OPPOSTI canti della verità e dell’errore. Nel canto dell’errore AFFIORA quindi, ma ROVESCIATO, il canto della verità>>. (Oltrepassare. Pag. 374. Maiuscoli e parentesi quadre miei: RF).

Qui sembrerebbe che nella coscienza dell’individuo/errore, che contenderebbe alla verità ( = l’io del destino) la scena dell’apparire, possa affiorare <<il canto della verità>>, quindi parrebbe che egli possa SENTIRLO, seppur in modo <<ROVESCIATO>>.

Senonché _ ED ECCO LA FRATTURA INSANABILE tra ciò che precede e quanto segue _, dice ancora Severino:

(2)- l’io dell’individuo <<proprio perché è fede, è destinato a NON SENTIRE la verità [ = <<il canto della verità>>]: in quanto ASCOLTATA da “me”, cioè dalla fede in cui “io” come individuo mortale consisto, la verità [ = <<il canto della verità>>] non può essere verità, e io sono destinato ad essere soltanto il desiderio, ‘in indefinitum’, della verità, cioè alla lettera filo-sofo>>.

(La struttura originaria, pag. 89. Maiuscoli e parentesi quadre miei: RF).

Per cui in (1), all’io individuale è possibile SENTIRE (è possibile che AFFIORI) <<il canto della verità>>;

in (2) NO, essendo infatti <<destinato a NON SENTIRE la verità>> giacché essa, sebbene affiori in me, <<in quanto ASCOLTATA da “me”, […] non può essere verità>>!

A meno che in (1), ove Severino afferma che <<il canto della verità>> appaia in modo <<ROVESCIATO>>, egli intenda dire quanto ha precisato in (2), cioè che <<ROVESCIATO>> equivalga a: <<destinato a NON SENTIRE la verità [ = <<il canto della verità>>]: in quanto ASCOLTATA da “me”>>.

Se così, allora la suddetta FRATTURA peggiorerebbe, perché si tradurrebbe nella COMPLETA NEGAZIONE che <<Nel canto dell’errore>> cioè nell’individuo, vi possa esser coscienza del <<canto della verità>>, perché <<Tale coscienza appartiene SOLO all’Io del destino>> (Nicoletta Cusano: Emanuele Severino. Oltre il nichilismo, Morcelliana 2011, pag. 434. Maiuscolo mio: RF).

Coscienza dell’Io del destino che, quand’anche affiorasse, l’individuo NON ne potrebbe comunque <<essere cosciente>>…

 

Roberto Fiaschi

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domenica 1 ottobre 2023

97)- L’INDIVIDUO NON È ERRORE

Ha scritto il filosofo Emanuele Severino:

<<Appartiene al destino dei mortali L'INCAPACITÀ di cogliere e di esprimere ciò che appare>>. (E. Severino: Oltre la cenere. Corriere della sera del 14 agosto 1980. Maiuscolo mio: RF).

Dovremmo dedurne che Severino NON sia un MORTALE, visto che, da quanto appena letto, sembrerebbe che egli ritenga di aver la CAPACITÀ <<di cogliere e di esprimere ciò che appare>>.

Leggiamo quest’altro suo passaggio:

l’<<io individuale NON PUÒ PENSARE la verità del destino, anche se questa è, come inconscio dell’inconscio, la verità del suo apparire ed essere: l’io dell’individuo NON È e NON PUÒ essere COSCIENTE del proprio essere veritativo. Tale coscienza appartiene SOLO all’Io del destino>>.

(Nicoletta Cusano: Emanuele Severino. Oltre il nichilismo, 2011, pag. 434. Maiuscoli miei: RF).

Dunque, <<l’io dell’individuo NON È e NON PUÒ essere COSCIENTE del proprio essere veritativo>> o Io del destino, altrimenti, se l’avesse, non solo l’io individuale-Severino NON sarebbe incappato in ripetuti ERRORI teoretici (addurre come attenuante/scusante la gradualità _ la contraddizione C _ del farsi innanzi della verità nel cerchio dell’apparire invaso dal nichilismo NON RISOLVE nulla, perché dire ciò significherebbe ammettere che l’Io del destino abbia fino a quel momento TENUTO PER VERO _ CREDUTO  A _ L’ERRORE), ma altresì lo ‘sguardo’ di ogni/qualsiasi io individuale non riferirebbe A SÉ (io individuale) tutto ciò che GLI accade, perché vedrebbe già la  verità del destino e sarebbe così perfettamente consapevole di essere tale verità o Io del destino, il che è esattamente ciò che NON accade.

Non accade, si replicherà da parte severiniana, perché attualmente PREVALE la testimonianza dell’errore che contende alla verità la propria presenza nel cerchio dell’apparire o Io del destino.

Ma che prevalga la testimonianza dell’errore è un tratto della verità del destino di cui l’io individuale-errore NON PUÒ SAPERNE ALCUNCHÉ/AVERNE COSCIENZA, e ciò proprio perché l’errore PREVALE sulla verità.

PREVALENDO sulla verità, l’errore NON LA VEDE, e quindi NON VEDE neppure di essere errore.

Per cui l’errore NON SA nemmeno di PREVALERE su di essa (se lo sapesse, l’errore si saprebbe come errore-prevaricante, quindi vedrebbe la verità ed in tal caso esso NON SI DISTINGUEREBBE DALLA VERITÀ = NON SAREBBE ERRORE).

Siccome l’io individuale-ERRORE:

(1)- <<non è e non può essere cosciente del proprio essere veritativo>> cioè di essere, nella propria essenza, la verità o Io del destino;

(2)- non può neppure sapere (esser cosciente) di essere, come io individuale, ERRORE-prevaricante;

allora:

A)- l’io individuale NON È AFFATTO ERRORE, perché, per esserlo, esso dovrebbe essere cosciente di (1) in rapporto al quale si definisce ERRORE.

B)- Ma, se fosse cosciente di (1), verrebbe a NEGARSI (2).

C)- Negando (2), l’errore SA (è cosciente de) la VERITÀ nonché della VERITÀ DI SÉ (1), quindi tra l’errore e la verità NON SUSSISTE ALCUNA DIFFERENZA, confermando perciò che l’io individuale NON SIA AFFATTO ERRORE.

D)- Infatti, l’individuo-Severino-ERRORE mostra di sapere/di esser cosciente sia di (1) che di (2); ma allora (1) e (2) sono FALSI, riconfermando come l’io individuale NON SIA AFFATTO ERRORE, appunto perché (1) e (2) NON dicono il VERO (se dicessero il VERO, l’individuo-Severino-ERRORE non potrebbe sapere/esser cosciente della verità dei punti (1) e (2)).

E)- Diversamente, se cioè si VUOL mantenere i punti (1) e (2) come VERITÀ, allora questa NEGA che l’individuo-Severino-ERRORE possa esser consapevole ed affermare CON VERITÀ i punti (1) e (2), ed in questo caso la VERITÀ NEGA SÉ STESSA, giacché i punti (1) e (2), in quanto pensati/detti dall’individuo-Severino-ERRORE, si rivelano essi stessi ERRORI, FALSI, confermando nuovamente come l’io individuale NON SIA AFFATTO ERRORE.

 

Roberto Fiaschi

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