Visualizzazione post con etichetta Filosofi o pappagalli?. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Filosofi o pappagalli?. Mostra tutti i post

lunedì 22 luglio 2024

116)- IL CASO ELISA DE SILVA, L’INCONTRADDICENTESI ‘FILOSOFA’

 

L’amministratrice della pagina Facebook “Officina di filosofia teoretica”, la ‘filosofa’ severiniana Elisa de Silva, tra un insulto ed un altro, ci spiega chi sia e come debba essere il filosofo:

Come si può vedere, Elisa de Silva esordisce con:

<<Filosofo è colui che non si contraddice>>.

Premesso che io NON HO MAI DETTO (né pensato) di essere filosofo (infatti NON lo sono), MAI, al contrario di costei che si è improvvisata tale solo dopo assimilato qualche formuletta dai testi di Severino, ebbene, anch’ella, come molti severiniani, ritiene d’essere una filosofa <<che non si contraddice>>, anzi, è stra-convinta di incarnare tale incontraddittorietà.

Così, in una discussione inizialmente pacata, concernente l’ente (nel nostro caso, come esempio, l’ALBERO) in quanto astratto e concreto, io sostenevo che LO STESSO ALBERO appaia in due modalità DIFFERENTI, ossia come astratto (nell’apparire finito) e come concreto (nell’apparire infinito), con le conseguenti contraddizioni che ne derivavano.

Al che costei sbotta innervosita, e mi scrive: 



Ed ecco che, ormai spazientita, finalmente l’incontraddicentesi Elisa de Silva mi invia la sua <<prova>>:

Seguìta subito dopo da quest’altra (che poi è la stessa, solo più completa):


Dopodiché le ri-invio questa stessa immagine con le MIE sottolineature ROSSE per evidenziarle che ciò che l’incontraddicentesi filosofa mi attribuiva era semplicemente FALSO (cioè che <<l’albero non è lo stesso albero>>), giacché ciò che avevo realmente scritto era:

<<questo albero, che qui appare astrattamente, differisce da questo stesso albero che nell’apparire infinito appare concretamente>>! 

Ma niente da fare, la super-filosofa replica:

<<no, non differisce affatto>>.

Per poi, a mia volta, ribadirle (vanamente) che:

<<è lo stesso albero in due modalità opposte>>…

Per cui è palese <<chi va per farfalle e svanvera>>!

La nostra incontraddicentesi filosofa si è auto-palesata NON esattamente incontraddicentesi, cioè non-incontraddittoriamente filosofa, quindi si è infuriata contro di me, tanto da rifiutarsi, subito dopo, dal riconoscere l’ABBAGLIO subìto e, conscia di aver fatto una figura poco incontraddittoria, ha preferito sprofondare in un indignitoso silenzio, riemergendo, poi, sotto forma di INSULTI, che sono il massimo ‘filosofico’ che ella riesca a esprimere.

 

Roberto Fiaschi

-------------------------

giovedì 10 agosto 2023

79)- SE “L’IO DEL DESTINO” STEFANO MANCINI IGNORA SÉ STESSO…

 

A volte (spesso) capita di imbattersi in persone che si concedono spiritosaggini gratuite, credendo di saperla lunga ma, in realtà, arrecandosi del male da sé…

È il caso di Stefano Mancini il quale, in riferimento ai miei post sul rapporto severiniano verità-errore, scrive quanto segue:

<<Approfitto per dirti che il nostro roberto fiaschi bè è un fiasco circa Severino. Non ha capito nulla di ciò che hai scritto. Eppure Aristotile docet: una mano (sola) su un banco, non è una mano. Poichè la mano sta col tutto, e non è una porzione del tutto. La gran questione è chiaro che è l'apparire. Sviluppato è l'apparire dell'apparire dell'apparire, dove "a chi" non ha significato=nulla. Il fiaschi non capisce che apparire "a me" è come la mano (sola) sul banco, che non è una mano>>.

Bene, allora io approfitto per rispondere alla sua acutissima analisi.

Per giustificare il nostro esser <<l'apparire dell'apparire dell'apparire>> o Io del destino, Stefano Mancini adduce l’esempio della mano:

<<una mano (sola) su un banco, non è una mano. Poichè la mano sta col tutto, e non è una porzione del tutto>>.

Quindi, prosegue il Nostro:

<<Il fiaschi non capisce che apparire "a me" è come la mano (sola) sul banco, che non è una mano>>.

Che dire dinanzi al fulgore di simile ‘argomentazione’?

C’è da restarne abbagliati.

Tuttavia, indosserò un bel paio di occhiali scuri al fine di non smarrirmi in cotanta Luce.

Ecco, egli ci illumina facendoci sapere che

<<la mano sta col tutto, e non è una porzione del tutto>>.

Straordinaria scoperta.

Quindi, siccome la mano <<non è una porzione del tutto>>, allora sarà necessariamente IL TUTTO, giacché tra il TUTTO e la PARTE Tertium non datur.

Sì, perché, ripeto, NON essendo essa <<una porzione del tutto>>, non potrà che costituirsi come IL TUTTO STESSO, ovvero IL TUTTO È (LA) MANO, LA MANO È IL TUTTO, dato che l’alterità tra PARTE e TUTTO (il quale, in quanto distinto dalla PARTE è a sua volta PARTE) esaurisce la totalità dell’esistente, non essendovi, perciò, un TERZO tra/oltre essi.

Quindi, ove Stefano Mancini osserva:

<<Il fiaschi non capisce che apparire "a me" è come la mano (sola) sul banco, che non è una mano>>,

intende sostener che l’<<apparire "a me">>, essendo <<come la mano (sola) sul banco che non è una mano>>, NON è l’<<apparire "a me">>.

Ciò perché, sempre secondo lui, così come <<la mano sta col tutto, e non è una porzione del tutto>>,

parimenti,

l’<<apparire "a me">> <<sta col tutto e non è una porzione del tutto>>, quindi l’<<apparire "a me">> NON sarebbe un <<apparire "a me">>…

Ed invece, guarda un po’, l’Io del destino è FINITO, NON è l’apparire INFINITO o TUTTO.

Essendo FINITO, anche l’Io del destino <<è una porzione del tutto>>, sì che, ciò che Stefano Mancini sottrae o nega all’<<apparire "a me">>, lo RIVERSA sull’Io finito del destino!

Inoltre, vi è da chiedersi, quando egli scrive che <<la mano (sola) sul banco, che non è una mano>>, come faccia ad affermare che appunto << LA MANO (sola) sul banco, che non è una mano>>.

Infatti, se essa NON fosse una mano, il Nostro illuminato NON potrebbe esordire affermando che essa NON sia una mano, giacché, per NEGARLA COME MANO, essa deve innanzitutto APPARIRE COME MANO!

Altrimenti, DI CHE COSA direbbe (a che cosa si riferirebbe dicendo) <<che non è una mano>>?

Concludendo:

se <<la mano (sola) sul banco>> <<non è una mano>>, per le ragioni' (!?) addotte dal buon Stefano Mancini,

allora NEPPURE l’Io del destino è l’Io del destino,

visto che anch’esso <<è una porzione del tutto>> o dell’apparire infinito…

 

Roberto Fiaschi

-------------------------------------------

sabato 27 maggio 2023

59)- FILOSOFI O PAPPAGALLI?

Trovo imbarazzante che coloro che amano (in segreto o esplicitamente poco cambia) ritenersi FILOSOFI, dovendo replicare alle critiche, si limitino a RIPETERE pedissequamente quanto hanno appreso, anziché tentar di metterlo in discussione, sceverandolo fin nelle più riposte pieghe, come un sano esercizio filosofico suggerirebbe… 

A parole, si ritengono raziocinanti; poi però, in pratica si comportano come FEDELI seguaci o adepti pronti ad esibire i propri 'dogmi' a mo' di lezioncina imparata a memoria.

I pappagalli, oltre ad esser creature splendide, hanno anche il buon gusto di non ritenersi filosofi…

Perciò domando a questa numerosa schiera di ripetitori: 

ma siete filosofi o pappagalli?

Ai posteri l’ardua sentenza…

 

Roberto Fiaschi

-----------------------------------------------------