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sabato 13 giugno 2026

200)- IL DIO-CASO DELLO SCIENTISMO

 

Riporto la seconda parte di un post tratto da https://pietromelis.blogspot.com/2019/07/la-vita-malattia-mortale-al-100-si.html.

Esso recita:

<<[…] bisogna seriamente riflettere scientificamente sulla casualità determinante che ha dato origine all'universo visibile nato casualmente dal Big Bang (oltre il quale vi è il pluriverso). La casualità demolisce ogni disegno intelligente dell'universo. E' casuale che la Terra si sia trovata ad una certa distanza dal sole che ha permesso una temperatura che non fosse troppo calda come quella dei pianeti più vicini al sole o troppo fredda come quella dei pianeti più distanti dal sole, a incominciare da Marte, che comunque, avendo una massa, e perciò una gravità, assai inferiore a quella della Terra, non poteva trattenere attorno a sé un'atmosfera. E' infatti casuale che la Terra abbia una massa a cui corrisponde una forza di gravità che ha permesso che l'atmosfera non venisse dissipata nello spazio. Senza queste condizioni casuali non sarebbe mai sorta la vita sulla Terra. E poiché è unica l'origine di tutte le forme di vita a cominciare dalla formazione dell'RNA (con una sola elica) che ha dato origine al DNA (con doppia elica) vi è da domandarsi: perché solo l'uomo dovrebbe avere un'anima immortale e non anche un insetto? E in quale fase dell'evoluzione dall'australopithecus all'homo abilis, all'homo erectus e all'homo sapiens sarebbe sorta l'anima immortale? Infine: nonostante molte malattie dipendano da stili di vita errati, soprattutto in considerazione di certe pessime tradizioni alimentari e dei cibi oggi prodotti industrialmente con sostanze nocive, tuttavia vi sono più malattie che hanno un'origine genetica che dipende da errori inseriti nella catena del DNA a causa di errori di duplicazione delle coppie delle sue basi azotate (adenina-timina e citosina-guanina) e a errori di trascrizione del DNA nell'mRNA che codifica i vari tRNA (transfert) che hanno  il compito di inserire un preciso amminoacido (uno dei 20 amminoacidi) nella catena polipeptidica degli amminoacidi costituita da un filamento di mRNA, che chiudendosi dà origine a una proteina. Un'amminoacido che si posizioni in modo errato nella catena polipeptidica (RNA ribosomiale) è la conseguenza di errori di duplicazione del DNA e di trascrizione del DNA nell'mRNA e nel tRNA e può essere causa di malattie nella formazione di una moleca errata. E ciò dimostra ulteriormente la causalità della formazione del DNA, che, formatosi imperfettamente a causa della sua casualità, è per ognuno una sorta di orologio biologico in cui sta scritta la durata della vita. Di fronte a queste osservazioni cadono tutte le religioni in quanto fanno appello ad un disegno intelligente e finalistico della natura>>.      

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Come si può constare, nel post di Pietro Melis (d’ora in poi: PM) la parola <<casualità>> e derivati compare ben OTTO (8) volte.

Ciò NON è <<casuale>> bensì è frutto di <<un disegno intelligente e finalistico>> dell’autore del post, giacché egli deve ad ogni costo sostituire la parola “Dio” con quel suo sostituto “scientifico” (!) individuato nel “Caso”.

Per l’assolutizzazione del Caso, citiamo anche il biologo Jacques Monod: 

<<soltanto il caso è all’origine di ogni novità, di ogni creazione della biosfera. Il caso puro, il solo caso, libertà assoluta ma cieca. Non è un’ipotesi tra le molte ma l’unica concepibile>>. (“Il caso e la necessità”. Mondadori 1997, pag. 113).

Il dio Caso (meglio: Demiurgo) funziona così bene per spiegare tutto, ma così tanto bene, da NON spiegare alcunché.

Epperò riesce a spiegare benissimo la FEDE ad esso tributata da tutti coloro che vogliono e DEVONO vedervi il sostituto “scientifico” di Dio, ritenendo malamente che la sua (del dio Caso) presunta scientificità sia la negazione dell’aver FEDE in esso.

Temo tuttavia che il dio Caso sia un DERIVATO, NON il Motore Originario di tutto, giacché (per Aristotele) il Caso compare allorquando due eventi, ciascuno con il proprio scopo, si incontrano intrecciandosi in modo inaspettato cioè CASUALE, producendo perciò un effetto non intenzionale, appunto: CASUALE.

Insomma, i dadi esistono già; il Caso, POI, li combina casualmente

Ora, se l’<<universo visibile>> fosse <<nato casualmente dal Big Bang>>, come ci assicura PM, il Caso sarà pur dovuto intervenire su alcuni eventi ad esso PRE-ESISTENTI, sì da poterli dirottare in modo tale da produrre CASUALMENTE una serie di effetti CASUALI quali sarebbero il <<Big Bang>> e poi l’<<universo visibile>>.

Ma, se così, allora il dio Caso arriva troppo tardi, tutto sommato arriva a conti fatti, perché esso, pur con tutta la sua buona non-volontà di intromettersi negli eventi che lo precedono onde scompigliarli a modo suo, NON riesce a spiegare quegli eventi stessi, per cui, la <<casualità>> NON <<demolisce ogni disegno intelligente dell'universo>> bensì DEMOLISCE soltanto l’intelligenza di coloro che CREDONO che il dio Caso abbia <<dato origine all'universo visibile>>…

 

Roberto Fiaschi

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lunedì 19 maggio 2025

179)- «DIMOSTRAZIONE DELL'ESISTENZA DI DIO» DEI «FANTASIOSI TOMISTI»?

Premesso che diffido dalle cosiddette ‘prove’ filosofiche dell’esistenza di Dio, tuttavia mi preme riportare la critica che il filosofo Marco Cavaioni, allievo di Giovanni Romano Bacchin, rivolge alla dimostrazione tomista di Dio a partire dalla positività (o dalla posizione) del mondo:

<<ogni dimostrazione cosmologica (a posteriori) dell'esistenza di Dio – ma sarebbe più corretto dire: di Dio come esistere necessario – è una dimostrazione contraddittoria, perché muove da (poggia su) ciò che è fondato da Dio, cioè appunto muove da quel mondo (fatto, esserci) che in sé è nullo, perché il "CONDIZIONATO" (l'ORIGINATO) in sé è contraddittorio, NON HA ALCUNA SUSSISTENZA AUTONOMA.
Pertanto, l'unico senso in cui esso [il mondo] proverebbe l'esistenza di Dio è il suo [del mondo, del condizionato] TOGLIERSI – e non il suo PORSI, come asseriscono i fantasiosi tomisti – in Dio. Cioè la restituzione che solo Dio è>>. (Maiuscoli e parentesi quadre miei: RF).

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Al netto della questione se il mondo (gli enti) sia POSTO o TOLTO, in questo post interessa soltanto mostrar come la critica di Marco Cavaioni contro la <<dimostrazione cosmologica (a posteriori) dell'esistenza di Dio>> da parte dei <<fantasiosi tomisti>> gli si ritorca contro.

Infatti, ciò che ha scritto nel suo post, AUTO-CONTRADDICENDOSI, equivale a:

“il mondo ( = gli enti), che è condizionato, che non ha alcuna sussistenza autonoma e che perciò dipende ( = è originato) da Dio (o dallessere), NON può fungere da dimostrazione a posteriori dell’esistenza di Dio”!

In pratica, Marco Cavaioni NEGA la <<dimostrazione cosmologica (a posteriori) dell'esistenza di Dio>> proprio nel mentre che la RIAFFERMA!

E, a questo punto, poco o nulla importa che sia il TOGLIMENTO del mondo piuttosto che la sua POSIZIONE a costituirsi come ciò che <<proverebbe l'esistenza di Dio>>:

in entrambi i casi il risultato è il medesimo, giacché egli, contro le proprie intenzioni, ha già comunque VALIDATO ciò che ha criticato, ossia la <<dimostrazione cosmologica (a posteriori)>> nel momento stesso in cui ha fornito la ragione per la quale il mondo (posto o tolto che sia) NON può essere il “trampolino di lancio” per tale dimostrazione.


Roberto Fiaschi

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giovedì 20 febbraio 2025

157)- EGON KEY: «NON C'È UN "QUALCUNO", INTESO COME SOGGETTO AGENTE»?

 

Proseguimento del post n° 156. Qui si tratta, però, della questione circa la REALE esistenza dell’io-empirico (io, tu, egli, loro, noi…).

Per la tesi severiniana (che la nega) esposta da Egon Key, l’esistenza dell’io-empirico è soltanto un mero PRESUPPOSTO infondato, una FEDE cioè un ERRORE/positivo significare del NULLA, <<una persuasione della terra isolata>>.

Dunque, ha scritto Egon Key:

<<Quanto poi alla questione che sarebbe contraddittorio affermare che il vero "io" è l'Io del destino, giacché "chi" afferma ciò è esso stesso errore (ossia individuo), si risponde che non c'è un "qualcuno", inteso come soggetto agente: tutto ciò che accade, accade infatti per la "volontà" del destino; d'altra parte, il "qualcuno" (inteso come un soggetto che si contrappone a un oggetto) è, si è detto, un contenuto del cerchio dell'apparire (e una persuasione della terra isolata)>>.

Come si può constatare, è (APPARE che sia) lo stesso Egon Key ad aver risposto:

<<si risponde che non c'è un "qualcuno", inteso come soggetto agente>>.

Come minimo, si dovrà riconoscere come NEPPURE Egon Key riesca ad uscire (o ad astrarsi) dall’esser ciò che egli ritiene essere un presupposto/fede/positivo significare del nulla, giacché ANCHE LUI si sta comportando come uno tra i tanti io-empirici invitato a fornire giustamente la PROPRIA risposta.

Sarebbe perciò superfluo domandargli:

CHI è che risponde che <<non c'è un "qualcuno", inteso come soggetto agente>>?,

giacché riceveremmo DA LUI un’altra risposta circa la quale dovremmo nuovamente chiedergli:

CHI è che risponde in tal modo?

In alternativa al nostro presupposto di partenza, dovremmo supporre che Egon Key stia rispondendo sottintendendo al contempo di NON esser LUI a rispondere?

O dovremmo forse ritenere che NESSUNO, qui, NEPPURE Egon Key abbia mai risposto ad alcunché?

A meno che non ci piacciano queste acrobazie ‘filosofiche’, difficile negare di trovarci dinanzi alla risposta DELL’io-empirico-Egon Key, sembra persin banale osservarlo…

L’esistenza dell’io-empirico è un presupposto che NESSUNA dimostrazione della sua inesistenza riuscirà mai a scalfire, giacché esso è il pre-requisito ineludibile che sta alla base di ogni dimostrazione, in quanto essa richiederebbe la presenza di un DIMOSTRANTE, cioè, nuovamente, la presenza di quell’io-empirico senza il quale NON si potrebbe elaborare alcuna dimostrazione.

Inoltre, che senso avrebbe precisare che <<non c'è un "qualcuno", inteso come soggetto agente>>, SE questo <<"qualcuno", inteso come soggetto agente>> NON APPARISSE, NON FOSSE GIÀ NOTO?

Che senso avrebbe negare la differenza tra il bianco ed il nero, SE tale DIFFERENZA NON APPARISSE GIÀ?

Quindi è contraddittorio negare il <<"qualcuno">>, poiché esso APPARE come ciò che, secondo l’io-empirico Egon Key, va negato!

Quindi si innesca una sorta di élenchos attraverso la negazione che vi sia <<un "qualcuno">> che pensa/scrive ciò, appunto perché APPARE che la sua negazione sia pur sempre la negazione effettuata DA <<"qualcuno">>, cioè dall’io-empirico Egon Key che nega che vi sia un <<"qualcuno">> quale autore del negare; quindi egli nega sé stesso, sì che Egon Key NON abbia negato niente.

Non è così? No?

Bene, ma allora occorrerà DIMOSTRARE DA PARTE DI NESSUN <<soggetto agente>> che NON vi sia alcun <<soggetto agente>>…

In attesa…

 

Roberto Fiaschi

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mercoledì 19 febbraio 2025

155)- FRANCO BERTOSSA: HEIDEGGER, DIO E IL NIENTE

Vorrei commentare il seguente post di Franco Bertossa (psoerdStnoa1i0831fat 551lc0caiaamh72hf7f1g9tacllhlmh3u64m304), maestro di Aikido nonché Buddhista Zen:

<<Per questa ragione [nel pensiero biblico e metafisico classico] non preoccupa neppure la difficoltà [nel dover assumere] che, se Dio crea dal niente, bisogna che proprio lui debba sapersi rapportare al niente. Ma se Dio è Dio [onnisciente, onnipotente.. e senza altri limiti in sé], e dunque se «l'assoluto» esclude da sé ogni nientità [limitazione],

allora

Dio non può conoscere il niente.

......

Che cos'è metafisica? - Martin Heidegger

......

Questo chiarissimo e cogente pensiero di Heidegger mostra incontrovertibilmente che l'idea della creazione porta in sé una decisiva contraddizione. Essa contraddizione può mettere in grossa crisi chi, muovendo onestamente da posizioni ebraico-cristiane (anche islamiche), cerca la verità. Ma se la si sfonda, ci si offre finalmente la possibilità del pensiero dell'essere - da parte dell'essere circa l'essere. Ciò è evento rarissimo mentre dovrebbe incarnare la imprescindibile consapevolezza di ogni adulto. Ed essere base del Buddhismo europeo.

......

Franco Bertossa

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Comincio da quanto ha scritto Heidegger.

A questo tema ci si può avvicinare da diverse prospettive.

Qui, mi limito a considerare soltanto la prospettiva più comune, ovvero quella che intende il NIENTE come l’assolutamente inesistente.

Sulla base di questa accezione, dire che Dio crea <<dal niente>>, vuol dire che Dio NON crea da qualcosa di pre-esistente (men che meno il NIENTE pre-esiste a Dio), bensì che Egli trae gli enti esclusivamente ed unicamente DA SÉ STESSO, giacché Egli è lo stesso Essere o Ipsum esse subsistens.

Certo, prima di essere creati, gli enti NON SONO, cioè sono ancora NIENTE. Ma questo è un altro modo per dire che il loro NON-ESSERE (che la productio ex nihilo sui) coincide con il loro ESSERE in potenza.

Quindi, Dio ha in sé quel NIENTE (o NON-ESSERE) il quale, però, non è un àmbito o un luogo che sussista come NIENTE e che perciò LIMITI Dio, appunto perché ci stiamo ponendo dalla prospettiva secondo la quale conveniamo che il NIENTE sia l’inesistente per eccellenza e che perciò NON possa fungere da LIMITE alcuno.

Per cui NON <<preoccupa neppure la difficoltà [nel dover assumere] che, se Dio crea dal niente, bisogna che proprio lui debba sapersi rapportare al niente>>, proprio perché quest’ultimo non è un ente con il quale ci si possa rapportare, essendo, invece, l’ESSERE in potenza, la cui NIENTITÀ dell’atto (cioè dell’ente creato), daccapo, non si costituisce come un ente con il quale rapportarsi, essendo infatti potenza-di-ESSERE, inesauribile possibilità latente non ancora attuata, ossia creata come un qualcosa che possa stare dinanzi a Dio pur senza essergli ESTERNO.

Chiaramente, questo discorso ci conduce ad una ‘logica’ che NON rientra più nel dominio del principio di non-contraddizione (pur rientrandovi! Ma questo è un altro discorso che ci condurrebbe lontano).

Concludo con Heidegger osservando che, quand’anche assecondassimo la sua asserzione secondo la quale <<se «l'assoluto» esclude da sé ogni nientità [limitazione], allora Dio non può conoscere il niente>>, tale esclusione PRESUPPONE la conoscenza di quel NIENTE che è stato escluso, cosicché Dio, comunque, CONOSCA il NIENTE, seppur come negato.

Per quanto riguarda il commento di Franco Bertossa, NON concordo sul fatto che Heidegger abbia mostrato <<incontrovertibilmente che l'idea della creazione porta in sé una decisiva contraddizione>>.

E qui si aprirebbe un’altra prospettiva rispetto a quella poc’anzi esposta; altra ed al contempo NON-altra, ma proprio per questo essa è davvero altra.

Infatti, potremmo scorgere in Dio <<una decisiva contraddizione>> SOLTANTO a patto che il Lui viga la logica vigente nel nostro mondo, dominato dal già menzionato principio di non-contraddizione.

Ciò però ridurrebbe Dio ad un ente o ad un oggetto (limitato) tra i tanti.

Ma, anche qui, si aprirebbe un amplissimo discorso… Per cui, per ora, mi sembra sufficiente fermarmi qui.

 

Roberto Fiaschi

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martedì 9 luglio 2024

109)- L’UNIVERSO È ‘CAUSA SUI’?

 

Desidero commentare soltanto la parte iniziale del seguente bel post di Giovanni Provvidenti:

<<Se non ci fosse il nulla... nulla potrebbe esserci (un paradosso?), per cui il nulla assoluto non può esistere: esso è pertanto anche il tutto. Riguardo alla nascita dell'universo si può solo teorizzare. I credenti se ne vengono fuori dalla matassa intricata adducendo che Dio ne è il creatore, ok, ma il Creatore chi lo ha creato? I credenti dicono che Dio è nato causa sui, dunque sarebbe l'increato per definizione, ok, ma stando a questo principio, perché non dovrebbe esserlo l'universo? Ma più che pormi la domanda su come è nato l'universo, mi porrei la domanda su come possa essere nato il nulla che lo ha generato: perché, secondo me, il nulla (che io identifico fisicamente in un buco nero) ha generato l'universo, di conseguenza l'universo è nato in un certo senso causa sui. Solo che la teologia fa confusione col karma e scambia Dio col nulla e l'universo come fosse una sua volontà, o un riflesso della sua volontà, opzione che verrebbe del tutto smentita se la cosmologia provasse una volta per tutte l'esistenza del multiverso (quello ch'io definisco il Grande Cervello). Io penso che il nulla (sterminato luogo contenente soltanto l'energia oscura - dalla quale poi è derivata la materia oscura) infine, a tal punto si è contratto, fino a creare la singolarità dalla quale si è generato il big bang e con esso lo spazio-tempo (che è dimensione unica e indivisibile come lo stesso Einstein aveva intuito, ed è accaduto ed accade mentre l'universo si espande) e dal quale derivano energia e materia visibili, alias la luce. Tuttavia luce visibile in quanto gli esseri viventi la percepisco e ne misurano l'intensità, altrimenti la luce non sarebbe luce e il nulla sarebbe rimasto nulla e fine a se stesso; ma la natura non crea nulla che possa essere fine a se stesso, senza scopo, e lo scopo è sempre il divenire: non ve n'è un'altro. Quindi l'universo è la rappresentazione del nulla che è diventato il tutto in continua dilatazione, fino a quando non raggiungerà il suo apogeo di stato originario di nulla. Dunque il nulla lo percepiamo in quanto questo è divenuto ciò che chiamiamo universo, ma in realtà esso si è solo trasformato e un giorno farà ritorno a ciò che è sempre stato: eterno ritorno dell'uguale, e tutto si ripeterà all'infinito. Questa potrebbe essere persino la necessità fisiologica del nulla! E, stando all'ipotesi nietzscheana, tutto si ripeterà identico a se stesso; ciò farebbe supporre che il nulla conserverebbe tutte le informazioni contenute nell'universo, tanto quanto teorizza la fisica quantistica a proposito dei buchi neri i quali si comporterebbero come degli enormi "registratori">>.

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Innanzitutto CONCORDO ove l’autore del post scrive all’inizio:

<<Riguardo alla nascita dell'universo si può solo teorizzare>>.

D’accordo.

Il mio accordo cessa, però, nel prosieguo.

Ad esempio nella seguente affermazione e relativa domanda che l’autore (si) pone:

<<I credenti dicono che Dio è nato causa sui, dunque sarebbe l'increato per definizione, ok, ma stando a questo principio, perché non dovrebbe esserlo l'universo?>>.

Ogni ente è DIPEND-ENTE dall’altro-da-sé in virtù della sua interconnessione diacronica con la totalità degli enti e, come tale, appunto DIPENDE, ossia chiama in causa ciò ( = l’altro-da-sé) che, senza di esso, l’ENTE in questione (ma poi qualsiasi ENTE) NON SAREBBE affatto.

Ma l’universo è un ENTE nel senso su indicato?

Sì, giacché NON mostra il carattere dell’ASSOLUTEZZA cioè dell’esser sussistente in sé e per sé, NON è perciò SCIOLTO-DA, bensì è RELATIVO-A.

Relativo a (dipendente da) che cosa?

(1)- NON è relativo-a (NON dipende da) se stesso, giacché è proprio la dipendenza dei suoi enti a conferire a sua volta tale dipendenza ALL’UNIVERSO STESSO, visto che la somma dei relativi NON può dar luogo all’Assoluto ( = ciò che non dipende da alcunché) il quale, appunto, NON è in alcun modo il risultato della somma dei relativi ( = degli enti).

(2)- NON è relativo-a (NON dipende da) il <<nulla>>, giacché ANCHE il nulla è un ENTE, a dispetto del disperato tentativo severiniano di risolvere l’ENTIFICAZIONE di ciò che, proprio per questo, egli suol chiamare <<l’aporia del nulla>>.

(3)- il “multiverso” può smentire Dio, come sembra credere l’autore del post, ove ha scritto:

<<Solo che la teologia fa confusione col karma e scambia Dio col nulla e l'universo come fosse una sua volontà, o un riflesso della sua volontà, opzione che verrebbe del tutto smentita se la cosmologia provasse una volta per tutte l'esistenza del multiverso (quello ch'io definisco il Grande Cervello)>>.

Infatti, come detto al punto (1), la somma degli universi (quindi di quegli ENTI che sono gli universi), non costituisce l’Assoluto, proprio perché questo NON è affatto la somma di alcunché.

Inoltre, farei notare una nota contraddittoria nel suddetto brano dell’autore. Egli parla de <<il Grande Cervello>> in rapporto al multiverso.

Senonché, è difficile evitar di considerare questo <<Grande Cervello>> un surrogato di Dio, coi LIMITI consistenti nell’esser, tale Grande Cervello, un ENTE, per quanto <<Grande>> sia, ma pur sempre UN ENTE interrelato a tutti gli altri ENTI (i molteplici universi nei confronti dei quali esso funge appunto da Grande Cervello), quindi relativo, parziale, niente affatto Assoluto.

Cosicché ciò che egli vuol cacciare dalla porta (Dio), rientra (dimidiato!) dalla finestra nelle vesti del <<Grande Cervello>>.   

(4)- l’universo (o il multiverso) potrebbe essere eterno, cioè privo di un inizio, ché, se così fosse, verosimilmente il momento presente non giungerebbe diacronicamente MAI, proprio in forza di un passato INFINITO/ETERNO, mai destinato a risolversi nella attualità.

Tutto ciò comporta che l’universo/multiverso (così come qualsiasi altro ENTE nell’accezione su menzionata) NON possa davvero esser causa sui.

Quindi domando:

Dio è siffatto ENTE?

Ovviamente no, poiché Egli è la LIBERTÀ non dipendente da alcunché, nemmeno da se stessa… Ma qui si apre UN ALTRO DISCORSO…

 

Roberto Fiaschi

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lunedì 30 gennaio 2023

11)- IL NOSTRO UNIVERSO È STATO CREATO IN UN LABORATORIO?

Dal sito https://www.scientificamerican.com/article/was-our-universe-created-in-a-laboratory/, riporto parte del seguente articolo di Avi Loeb intitolato:

<<IL NOSTRO UNIVERSO È STATO CREATO IN UN LABORATORIO?>>

Eccolo:

<<Il più grande mistero che riguarda la storia del nostro universo è quello che è successo prima del big bang. Da dove viene il nostro universo? Quasi un secolo fa, Albert Einstein cercò alternative di stato stazionario al modello del big bang perché un inizio nel tempo non era filosoficamente soddisfacente nella sua mente. Ora ci sono una varietà di congetture nella letteratura scientifica per le nostre origini cosmiche, comprese le idee che il nostro universo sia emerso da una fluttuazione del vuoto, o che sia ciclico con ripetuti periodi di contrazione ed espansione, o che sia stato selezionato dal principio antropico dal panorama della teoria delle stringhe del multiverso, dove, come dice il cosmologo del MIT Alan Guth, "tutto ciò che può accadere accadrà ... un numero infinito di volte", o che è emerso dal collasso della materia all'interno di un buco nero>>.

Innanzitutto, si noti come pressoché tutte le possibilità siano state qui sopra menzionate in relazione alla nascita dell’universo:

1)- l’universo è emerso da una fluttuazione del vuoto;

2)- l’universo emerge ciclicamente con ripetuti periodi di contrazione ed espansione;

3)- l’universo come infinito ritorno di sé, giacché, secondo il cosmologo del MIT Alan Guth, "tutto ciò che può accadere accadrà... un numero infinito di volte";

4)- l’universo è emerso dal collasso della materia all'interno di un buco nero.

Tutte le possibilità immaginabili, dicevo, tranne quella del Dio creatore

Ma attenzione;

il posto del Dio creatore viene adesso occupato da una creatura che possa farne le veci, come si evince proseguendo la lettura dell’articolo:

<<Una possibilità meno esplorata è che il nostro universo sia stato creato nel laboratorio di una civiltà tecnologicamente avanzata. Dal momento che il nostro universo ha una geometria piatta con un'energia netta pari a zero, una civiltà avanzata avrebbe potuto sviluppare una tecnologia che creasse un universo neonato dal nulla attraverso il tunneling quantistico>>.

E sebbene Avi Loeb si premuri subito dopo di precisare che:

<<Questa possibile storia di origine unifica la nozione religiosa di un creatore con la nozione secolare di gravità quantistica>>,

ciò nonostante tale <<creatore>> non è affatto Dio, bensì, come detto, un’altra creatura, quale appunto è la suddetta <<civiltà tecnologicamente avanzata>>.

Pur di non tirare in ballo Dio, alcuni moderni ‘luminari’ arrivano a soppiantarLO mediante un sostituto tecnologicamente avanzato ma nient’altro che una creatura finita e limitata, perciò a sua volta necessitante di esser ricondotta anch’essa ad una creazione non certo da <<laboratorio>>!  

Chissà perché, quando una serie di corbellerie sono affermare da un scienziato, subito diventano plausibili e addirittura ‘scientifiche’.

Mi pare infatti evidente come Avi Loeb professi un’ingenua fede nell’onnipotenza della tecnologia conseguita e maneggiata quasi infallibilmente dal demiurgo di turno cui sarebbe una qualche fantomatica <<civiltà tecnologicamente avanzata>> da qualche parte nell’universo, dove l’aggettivo <<avanzata>> sembra voler togliere i confini tra creatura e creatore togliendo così il creatore e, perciò, investendo la creatura del ruolo di creatrice dell’universo <<in un laboratorio>>!

Nel suo articolo, Avi Loeb scrive:

<<Non possediamo una teoria predittiva che combini i due pilastri della fisica moderna: la meccanica quantistica e la gravità. Ma una civiltà più avanzata avrebbe potuto compiere questa impresa e padroneggiare la tecnologia per creare piccoli universi. Se ciò accadesse, allora non solo potrebbe spiegare l'origine del nostro universo, ma suggerirebbe anche che un universo come il nostro>> non sia <<stato selezionato perché esistessimo in esso - come suggerito dal ragionamento antropico convenzionale - ma piuttosto, è stato selezionato in modo tale da dare origine a civiltà molto più avanzate di noi>>. 

Insomma, siffatta creatura ( = una civiltà più avanzata) avrebbe creato <<il nostro universo>> internamente ad un più ampio universo, ovviamente quest’ultimo non creato da tale civiltà, altrimenti essa avrebbe altresì creato se stessa nel mentre che creava l’universo in cui risiedeva.  

E allora che senso potrà mai avere supporre che <<il nostro universo>> sia stato creato in un qualche laboratorio, se poi il problema della creazione si ripropone pari pari per quella stessa presunta civiltà tecnologicamente avanzata?

Siccome Avi Loeb ambisce a <<spiegare l'origine del nostro universo>> ricorrendo a qualcosa il quale, al pari di noi, necessita della medesima spiegazione, finendo per rincorrere indefinitamente una Creazione che non potrà mai raggiungere poiché ha aprioristicamente estromesso Dio soppiantandoLO con una creatura, allora la sua tesi, in realtà, non spiega niente, perché trasferisce in una sperata/creduta civiltà tecnologicamente avanzata una ‘spiegazione’ che per tale civiltà non può valere…

Inoltre, non si può sottacere come anche in questa ipotesi, secondo la quale

<<il nostro universo [cioè noi] non è stato selezionato perché esistessimo in esso>> bensì <<è stato selezionato [sic!] in modo tale da dare origine a civiltà molto più avanzate di noi>>,

si evidenzi un certo disprezzo per l’essere umano, essendo tale ipotesi tutta sbilanciata a favore di supposte <<civiltà molto più avanzate di noi>> ove queste, considerate da Avi Loeb come i <<"bambini più intelligenti nel nostro blocco cosmico">>, <<sono in grado di sviluppare la tecnologia necessaria per produrre universi baby - sono i motori del processo di selezione cosmico darwiniano>>”!

l’antica promessa è ormai di prossima realizzazione:

<<eritis sicut Deus>> (Genesi 3,5)…


Roberto Fiaschi

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