martedì 10 febbraio 2026

189)- ANGELO SANTINI: UNA «RISPOSTA GENIALE/INAUDITA»?

 

Riporto buona parte del video di “Antimaterialista”, ossia Angelo Santini ( = AS), reperibile al link: https://www.youtube.com/watch?v=Lni2euq9gXk ed intitolato:

<<Riusciranno I nemici del Destino a capire questa risposta geniale?>>

Comincio dal minuto 3:04 (ometto le parti irrilevanti ai fini della tematica trattata).

Afferma AS:

<<Concentriamoci invece su una proposta mia di lettura che però richiede un'attenzione massima. Non è detto che i nemici del destino riescano a seguire in modo attento quello che ho da dire, perché richiede veramente capacità notevoli che non tutti hanno. E questo lo dico senza voler offendere in alcun modo nessuno. Sto dicendo che per capire quello che sto per affermare è richiesto un livello di astrazione, di preparazione su Severino e di attenzione notevole ben oltre la norma. Una volta quindi definito questo, tra l'altro, parentesi, io non è che mi vanti di avere questo intelletto superiore rispetto alla media, io lo sto mostrando in filosofia. […] Allora, cercate di veramente impegnarvi sperando che riusciate a ad attivare la massima attenzione possibile. Cercate di apprezzare quel quello che sto per dire perché è qualcosa che è inaudito, non lo avete, secondo me, mai neanche contemplato. Allora, come rappresentarsi concettualmente un tempo che si dispiega processualmente, ma tutto già compiuto, cioè com'è possibile concepire e rappresentarsi il prima e il dopo il passaggio dal T1 a T2, da T2 a T3, da T3 a T4, ma tutto insieme sembra impossibile, sembra, di primo impatto; sembra impossibile perché, per farlo, uno dovrebbe riuscire a rappresentarsi che quando avviene il passaggio da T2 a T3, quello da T1 a T2 non appare più e che è apparso in precedenza. E come fare, se per pensare a tutta la concatenazione, a tutta la sequenza temporale, occorre pensare anche alle porzioni precedenti temporalmente apparse e a quelle successive rispetto a quella attuale? Come si fa? E adesso vi chiedo la massima attenzione perché c'è un modo incredibile, geniale a cui ho pensato per rappresentarsi questo schema e non mi si può dire che non è geniale se… Certo, è richiesta la capacità elevatissima di astrarre al massimo senza perdersi nell'astrazione e seguire questo ragionamento. Allora, che cos'è per Severino il tempo? È la l'ordine dei sopraggiungenti. Che cosa sono i sopraggiungenti? Sono le configurazioni della Terra, cioè le totalità F-immediate che si manifestano. Banalmente, per semplificare, sono quelli che vengono chiamati momenti, istanti temporali della realtà: T1, T2, T3. Per Severino tutti gli aspetti della realtà sono essenti e quindi devono essere eterni. Quindi anche l'apparire di queste configurazioni è un essente, anche l'apparire di questo apparire è essente, anche l'apparire dell'apparire dell'apparire di questi essenti è un essente. Abbiamo la triplicità dell'apparire, ma questo è un dettaglio adesso secondario, lo dico giusto per informazione. Cioè, quando appare una cosiddetta penna, non è che non è manifesta solo la penna come ente empirico, ma è manifesto anche quell'aspetto che è il suo apparire stesso. E questo apparire della penna è qualcosa che a sua volta appare e anche questo apparire è qualcosa che è manifesto. Poi, siccome questa struttura è chiusa e sono queste tre forme di apparire momenti astratti di un'unica struttura complessa, non si crea il regresso all'infinito. L'apparire, tra l'altro, non è l'apparire a un soggetto, a un individuo. Ciò a cui appare questa serie di configurazioni è il cerchio finito del destino, cioè il luogo trascendentale dell'apparire. Per semplificare, immaginiamo questo cerchio come uno schermo nel quale appaiono le immagini. Sto super-semplificando e per farlo non posso essere anche preciso, quindi, inevitabilmente qualche imprecisione, qualche scorrettezza in questa rappresentazione vi è, però prendiamola per buona. Ora torniamo nell'ordine dei sopraggiungenti. Abbiamo detto: questo ordine è la temporalità per Severino, e costituisce questa catena di sopraggiungenti: l'iposintassi. Ora, in questa iposintassi non ci sono solo T1, T2 e T3, ci sono anche gli eterni passaggi dall'una all'altra. Quindi c'è il passaggio eterno da T1 a T2, il passaggio eterno da T2 a T3, il passaggio eterno da T3 T4 e così via. Poi consideriamo che ogni configurazione iposintattica ha il suo eterno incominciante apparire, che non è un incominciante a apparire, è anch'esso un eterno che non è che inizia ad apparire dalla prospettiva infinita dell'apparire infinito. Dunque, l'ordine, come si può giustificare già a partire dallo sguardo infinito dell'apparire infinito che include già tutta l'iposintassi costituita e quindi tutta la sua articolazione interna? Semplice. Immaginiamo ogni passaggio da una configurazione all'altra come una porzione dell'iposintassi. Chiamiamo A la prima porzione dal passaggio da T1 a T2; chiamiamo B il secondo passaggio da T2 a T3; chiamiamo C il passaggio da T3 a T4 e così via. Ora, come appare l'ordine? Come si fa a dare un ordine già in origine? Perché A, B e C non sono disposti in modo piatto sullo stesso piano, ma in un certo rapporto, ovvero B che appare come passaggio che occulta quello precedente A come oltrepassato, mentre invece risulta oltrepassato a sua volta B da C. Quindi vi è una successione in cui i rapporti non sono simmetrici perché c'è sempre un passaggio che prevale sugli altri, che copre i precedenti ed è coperto dai successivi. Ed è questo che già dalla prospettiva dell'apparire infinito fa apparire tutta la processualità dinamica come appare a noi. Anzi, più di come appare a noi, perché in realtà la vera processualità non è quella che appare a noi. Quella che appare a noi è limitata, è parziale, perché la nostra processualità appare un tratto alla volta, appunto, appare solo prima A, poi B, poi C. Invece, dalla prospettiva infinita A, B e C appaiono già tutti e ovviamente loro sono concatenati, perché non c'è una separazione, c'è solo una differenza formale tra queste porzioni, non c'è una separazione, un distacco. Ricordiamo, peraltro, la catena è già compiuta, questa concatenazione. Ora, immaginiamo, per rendere più concreto quello che sto dicendo, immaginiamo che in A, in B e C si mostri una scena di una persona che cammina. Nella scena a una persona fa un certo passo, poggia il piede su un gradino. Nella scena B disappare, appare il passaggio dall'aver poggiato il piede su un gradino all'aver poggiato l'altro piede sul gradino successivo, come normalmente accade camminando. Allora, sto semplificando perché è chiaro che anche in quella sequenza potrebbero esservi più passaggi, però facciamo finta che la persona che cammina sia velocissima e quindi faccia in tre passaggi, faccia due gradini almeno o più. Nel terzo passaggio C, alterna di nuovo il piede e quindi appare il passaggio dal dell'alternanza tra un piede e l'altro e il poggiare il piede sul gradino successivo. Ora, cercate di immaginare A, B e C in una visualizzazione disposti su uno stesso piano. Iniziamo a ragionare su uno stesso piano che è più facile. Immaginate la sequenza che appare eternamente del passaggio da T1 a T2 in A, l'eterno passaggio da T2 a T3 in B, l'eterno passaggio da T3 a T4 in C. E immaginate che questa sequenza è eternamente così, cioè il passaggio è sempre eterno, è sempre in atto, in origine. Ma non solo. Adesso andiamo oltre perché questo è il primo livello per rappresentarsi come una catena temporale di eventi possa apparire addirittura dinamica eternisticamente. […] Il primo livello era per rendere chiara la rappresentazione, inizialmente, quindi semplificata. Ora, immaginiamo che vi sono più prospettive: una finita nella quale… o anzi, più prospettive finite che includono gli sguardi parziali su quella iposintassi e quindi anche sul collegamento tra A, B, C, eccetera. E poi c'è una prospettiva infinita che vede tutto da tutte le angolazioni, quindi vede non solo tutte le porzioni isolate di quell'iposintassi e quindi tutti i collegamenti tra A, B e C contemporaneamente, ma vede anche da tutte le angolazioni inedite quella prospettiva, quella iposintassi. Bene, benissimo. Ora, come abbiamo detto prima, A, B e C in realtà, non è che sono tutte sullo stesso piano come porzioni, perché ognuna appare come o coprente o coperta dalle altre rispetto al cerchio finito e alle prospettive isolate che caratterizzano il suo sguardo finito nell'iposintassi. E quindi, grazie a questa struttura, si può rappresentare nel modo più schematico e grafico possibile la processualità dinamica eterna, originaria e immutabile dello scorrere temporale che per Severino è proprio l'apparire di quella struttura, di tutti quei passaggi dei sopraggiungenti. E abbiamo detto che l'ordine temporale eternistico originario è già dato dalla concatenazione di A, B e C, cioè non sono sullo stesso piano perché B appare in un rapporto tale con A, per cui B appare coprente A e appare coperto da C e C a sua volta appare coprente B ed A, ma coperto da D e così via. Inoltre, siccome all'interno del coscienziale di queste porzioni è relativamente isolato da altre porzioni coscienziali, non in assoluto, ma relativamente, nell'apparire infinito appare eternamente anche il relativo isolamento di tutte quelle porzioni coscienziali, cioè appare che in C non appare concretamente B e quindi appare C come appare a noi. Cioè quando noi sperimentiamo di camminare su dei gradini, passati i primi non ci stanno apparendo più quegli eventi che sono il camminare sui primi gradini. E chiamiamo questa situazione C, no? Quando siamo arrivati già a un certo punto della scalinata, quel contenuto coscienziale in cui appare solo che noi stiamo passando da un gradino all'altro. Quella porzione coscienziale è eternamente quella in cui non appare lì localizzata, quella serie di apparire precedenti delle precedenti configurazioni, e siccome all'apparire infinito appaiono anche gli interni coscienziali di quelle porzioni così come appaiono a noi, l'isolamento relativo che caratterizza la nostra esperienza processuale appare tout court completamente come appare a noi. Anzi, appare più di quanto appaia a noi, non di meno, perché un altro abbaglio in cui cadono anche il buon Picenni, Boccardi che hanno una comprensione migliore su questi temi di Palma, di Pavone, di Galasso e di altri nemici del destino, dicevo, pure cadono in questo abbaglio, sembra, cioè di presupporre che la vera processualità, il vero dinamismo processuale sia quello finito che appare nelle nostre attualità, no? Sbagliato. Quello che appare a noi è una diacronia, processualità dinamica parziale. Nel gergo severiniano, tecnicamente sarebbe “un astratto di un concreto”, mentre la vera diacronia sarebbe la sincronia eterna in cui appare tutta la diacronia completa, concreta, in cui tutta la concatenazione di quei passaggi e dei contenuti iposintattici si dà eternamente. Ora, io spero che riusciate a impegnarvi, voi che continuate a errare su questa filosofia per riuscire a capire come si possa rappresentare adeguatamente quella struttura senza che ci siano le contraddizioni che voi affermate, che poi sono tutte una riproposizione della contraddizione C, come se fosse una contraddizione vera. Allora, quando io dico che ho raggiunto livelli eccelsi, direi geniali di rappresentazione e di semplificazione/esposizione di questi concetti, mi riferisco a quello che ho appena spiegato. Eh, c'è poco da dire>>.

***

Ahimè, siamo sempre 'punto e a capo'. 

Ma vediamolo in dettaglio.

Dunque, AS afferma che <<la nostra processualità>>, cioè qui, nell’apparire finito, <<appare un tratto alla volta, appunto, appare solo prima A, poi B, poi C. Invece, dalla prospettiva infinita A, B e C appaiono già tutti e ovviamente loro sono concatenati […]. Ricordiamo, peraltro, la catena è già compiuta, questa concatenazione>>.

In questo brano AS delinea giustamente DUE modalità DIFFERENTI del divenire di A, B e C:

1)- una modalità finita-diacronica (ove <<appare un tratto alla volta: prima A, poi B, poi C>>);

2)- l’altra infinita-sincronica (ove <<A, B e C appaiono già tutti e ovviamente loro sono concatenati).

Quest’ultima, perciò, è la <<prospettiva infinita che vede tutto da tutte le angolazioni, quindi vede non solo tutte le porzioni isolate di quell'iposintassi e quindi tutti i collegamenti tra A, B e C contemporaneamente, ma vede anche da tutte le angolazioni inedite quella prospettiva, quella iposintassi>>.

Precisa AS che nell’apparire finito

<<A, B e C in realtà, non è che sono tutte sullo stesso piano come porzioni, perché ognuna appare come o coprente o coperta dalle altre rispetto al cerchio finito e alle prospettive isolate che caratterizzano il suo sguardo finito nell'iposintassi. E quindi, grazie a questa struttura, si può rappresentare nel modo più schematico e grafico possibile la processualità dinamica eterna, originaria e immutabile dello scorrere temporale che per Severino è proprio l'apparire di quella struttura, di tutti quei passaggi dei sopraggiungenti>>.

INVECE (giacché, ricordiamolo, le due modalità processuali DIFFERISCONO l’una dall’altra), l’<<ordine temporale eternistico originario [ = l’apparire infinito-sincronico] è già dato dalla concatenazione di A, B e C, cioè non sono sullo stesso piano perché B appare in un rapporto tale con A, per cui B appare coprente A e appare coperto da C e C a sua volta appare coprente B ed A, ma coperto da D e così via>>. (Parentesi quadra mia: RF).

Prosegue AS sostenendo che

<<nell'apparire infinito appare eternamente ANCHE il relativo isolamento di tutte quelle porzioni coscienziali, cioè appare che in C non appare concretamente B e quindi appare C come appare a noi>> (maiuscolo mio); per cui a noi C <<appare coprente>> B e B non appare più poiché oramai appare <<coperto da C>>.

Quindi, secondo AS, ANCHE nell’apparire infinito-sincronico appaiono il <<coprente>> ed il <<coperto>> ossia quegli essenti grazie ai quali, nell’apparire finito, percepiremmo il FLUIRE, il DIVENIRE cosiddetto “nichilistico” (perché interpreteremmo erroneamente il <<coprente>> ed il <<coperto>> come, rispettivamente, il provenuto dal nulla e l’ormai annullato).

Ma, se fosse così, allora l’apparire infinito-sincronico in che cosa si DIFFERENZIEREBBE dall’apparire finito diacronico-isolato?

Anch’esso, infatti, esperirebbe L’IDENTICA forma di divenire NEL MODO PRECISO in cui la esperiamo noi qui nel finito.

In tal caso, l’apparire infinito NON sarebbe ciò ove nulla comincia mai ad apparire e a scomparire dal suo orizzonte, come invece succede nel finito.

Ciò, appunto perché, per AS, nell’apparire infinito-sincronico appaiono altresì il <<coprente>> ed il <<coperto>>, come egli stesso ha chiaramente precisato:

<<nell'apparire infinito appare eternamente anche il relativo isolamento di tutte quelle porzioni coscienziali>>,

ed anche:

<<l'isolamento relativo che caratterizza la nostra esperienza processuale appare [nell’apparire infinito] tout court completamente come appare a noi>>.

Epperò, se nell’apparire infinito-sincronico il <<coprente>> ed il <<coperto>> appaiono ESATTAMENTE come appaiono a noi nel finito, ALLORA l’apparire infinito NON è infinito bensì FINITO, appunto perché in esso il <<coprente>> ed il <<coperto>> appaiono NEL MODO ESATTO (cioè ISOLATAMENTE e FINITAMENTE) in cui appaiono a noi.

Ovvero, l’apparire infinito NON È quell’orizzonte ove un qualcosa possa apparire come <<coperto>>, perché ciò che qui, nell’apparire finito-isolato, è <<coperto>>, lo è in forza del fatto che NON APPARE più ciò che è stato COPERTO e non appare ancora ciò che lo COPRIRÀ).

Invece, nell’apparire infinito, ANCHE ciò che è stato COPERTO è in realtà da sempre S-COPERTO ossia da sempre appare, altrimenti sarebbe IDENTICO al COPERTO vigente nell’apparire finito!

Quindi, la presenza del <<coprente>> e del <<coperto>>, nell’apparire infinito, lo rendono ISOLATO, proprio perché ANCH’esso esperisce l’<<isolamento di tutte quelle porzioni coscienziali>> nel modo esatto in cui le esperiamo noi, e noi le esperiamo IN MODO ISOLATO; quindi ANCHE l’apparire infinito, almeno per quanto concerne il suo esperire il divenire isolato, è a sua volta ISOLATO da ciò che il <<coprente>> preclude all’apparire infinito di esperire/vedere ( = il <<coperto>>).

Inoltre, se davvero l’apparire infinito esperisse la diacronìa isolata del finito esattamente e <<completamente come appare a noi>> avremmo, nell’apparire infinito, l’eternizzazione di ciò che nel <<gergo severiniano, tecnicamente sarebbe “un astratto di un concreto”>> il quale, perciò NULLA avrebbe a che vedere con  <<la vera diacronia>>, che <<sarebbe la sincronia eterna in cui appare tutta la diacronia completa, concreta, in cui tutta la concatenazione di quei passaggi e dei contenuti iposintattici si dà eternamente>>.

Già, perché l’astratto di un concreto NON DIVENTA, nell’apparire infinito, concreto o <<vera diacronia>>, per cui questa è ALTRA COSA rispetto all’<<astratto>> cui sarebbe la diacronìa del finito isolato.

Sì che, nell’infinito, l’astrattezza, in quanto eterna, resterebbe perennemente astratta e quindi contraddittoriamente IRRELATA ed al contempo RELATA alla totalità del concreto.

- IRRELATA, perché l’astrattezza non può diventare altro da sé e quindi resta eternamente astrattezza;

- RELATA, perché tale astrattezza è pur sempre RELATA alla totalità di cui fa parte, ossia a ciò grazie alla quale totalità, essa può dirsi IRRELATA o astratta.

Abbiamo perciò DUE diacronie, entrambe eterne ma come due binari paralleli:

- una, quella che <<sarebbe “un astratto di un concreto”>>;

- l’altra, <<la vera diacronia>> da sempre dispiegata nella sincronìa dell’infinito apparire.

Pertanto quest’ultima NON può considerarsi LA STESSA diacronìa vigente nel finito-isolato, giacché <<la vera diacronia>>, grazie al suo innegabile DIFFERIRE, non si dispone quale ‘matrice’ o <<vera diacronia>> dalla quale scaturirebbe la diacronìa isolata, bensì costituisce UNALTRA struttura parallela a quella dell’apparire finito-isolato.

Lo riconosce lo stesso AS quando osserva:

<<in realtà la vera processualità non è quella che appare a noi>>.

Il che vuol dire che egli RICONOSCE ed AMMETTE DUE forme di processualità:

- una vera,

- ed una falsa.

È pertanto ovvio che quest’ultima NON possa essere l’apparire della forma finita-isolata DELLA <<vera processualità>>, perché ciò comporterebbe, nuovamente, la presenza di un elemento DIFFERENZIANTE che perciò NON può essere presente nell’apparire infinito e quindi nella <<vera processualità>>!

No; la <<vera processualità>> dà luogo SOLTANTO a se stessa e la falsa processualità dà luogo SOLTANTO a se stessa, senza che questa possa rinvenir la propria <<vera processualità>> nell’apparire infinito, perché esse restano ALTRE l’una rispetto all’altra.

Consideriamo quest’altra tesi di AS:

<<Poi consideriamo che ogni configurazione iposintattica ha il suo eterno incominciante apparire, che non è un incominciante a apparire, è anch'esso un eterno che non è che inizia ad apparire dalla prospettiva infinita dell'apparire infinito>>.

Certo, per questo sussiste la DIFFERENZA da me più volte ricordata.

Infatti, se l’<<eterno incominciante apparire>>, nell’apparire infinito-sincronico, NON <<inizia ad apparire dalla prospettiva infinita dell'apparire infinito>>, allora NON è neppure un <<incominciante apparire>> perché, per esserlo, esso DEVE INIZIARE/INCOMINCIARE ad APPARIRE!

Come infatti esso INIZIA/INCOMINCIA ad apparire nell’apparire finito;

invece, guarda che strano, nell’apparire infinito NO, NON INIZIA/COMINCIA ad apparire.

Dunque, il NON-INIZIANTE/COMINCIANTE apparire dell’<<eterno incominciante apparire>>, NON COMINCIA MAI ad apparire nell’apparire infinito, quindi esso NON è l’<<eterno incominciante apparire>>!

Lo stesso dicasi ove AS si riferisce ripetutamente agli 

<<eterni passaggi dall'una all'altra. Quindi c'è il passaggio eterno da T1 a T2, il passaggio eterno da T2 a T3, il passaggio eterno da T3 T4 e così via>> presenti anch'essi nell'apparire infinito-sincronico. Ebbene, in esso, tali <<passaggi>> NON passano, evidentemente, giacché vigendo la sincronicità, non vinge la diacronicità e quindi quei passaggi sono la negazione di sé in quanto, appunto, NON PASSANO. Essi hanno senso UNICAMENTE nell'apparire finito-diacronico.

Concludo qui, mi è sufficiente.

Quel che doveva rivelarsi una <<risposta geniale>> ed <<inaudita>>, nonostante il lodevole sforzo del buon AS, con tutto il rispetto, mi pare si sia rivelata, nuovamente, un groviglio irto di contraddizioni che il suo autore, ormai si sa, non intende vedere per nessuna ragione al mondo… Non importa; a me tutto ciò basta e avanza.

Agli eventuali lettori l’ardua sentenza…

 

Roberto Fiaschi

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