Nel
sito domenicano: https://www.amicidomenicani.it/se-gli-animali-vadano-in-paradiso/, viene riportata <<un’intervista fatta a p. Angelo da Antonio
Giuliano per il quotidiano online La Bussola. È stata pubblicata
martedì 3 agosto 2011>>.
L’articolo
è intitolato: <<MA GLI ANIMALI NON VANNO IN PARADISO>>.
Il
titolo è tristemente perentorio; leggiamone le ragioni. Ecco il testo
dell’intervista:
<<Ma
che fine fanno i nostri animali domestici? È una domanda che avrà assalito
senz’altro chi ha visto morire il proprio cane o il proprio gatto. Esisterà
anche per loro un Paradiso? Hanno o non hanno un’anima? Questioni spinose a cui
non si sottrae il teologo domenicano, Angelo Bellon.
Benedetto XVI, che ha una predilezione per i gatti, ha
ribadito di recente che per gli animali la morte significa la fine
dell’esistenza. Eppure Paolo VI pare abbia detto: «Un giorno rivedremo i nostri
animali nell’eternità di Cristo»…
Non
ci sarà un’altra vita per gli animali perché non hanno un’anima spirituale e
immortale. Essi hanno un’anima (sono detti animali proprio per questo!), ma
solo vegetativa e sensitiva. Tuttavia l’affermazione attribuita a Paolo VI ha
un significato ben preciso perché nulla esiste se prima non sia stato pensato
da Dio. Pertanto l’intera vicenda di ogni singolo animale si trova fissa nella
mente di Dio.
Spesso viene citata un’affermazione di Luigi Lorenzetti,
teologo che su Famiglia Cristiana scrisse: «Gli animali hanno ricevuto un
soffio vitale da Dio, e sono attesi anch’essi dalla vita eterna».
Ma
per i teologi non ci sono dubbi: gli animali non sono attesi da Dio e non hanno
coscienza di esistere. Tuttavia esistono nella mente di Dio. E tale esistenza,
al dire di San Tommaso, è migliore di quella che hanno in se stessi nel tempo
presente. Infatti in questo mondo la loro esistenza è temporanea, mentre nella
mente di Dio è eterna.
Lei nega
un Paradiso per gli animali. Quindi siamo destinati a non rivederli più?
Chi
va in Paradiso vede direttamente nella mente di Dio. E nella mente di Dio si
vede tutto ciò che Dio ha creato, tutto ciò che Dio conserva nell’esistenza
istante per istante e anche tutto ciò che Dio che avrebbe potuto creare. Per
questo in Dio vedremo tutti gli animali che sono esistiti sulla faccia della
terra. Li vedremo in tutto il corso della loro esistenza, anche nelle relazioni
che hanno avuto con noi. Li vedremo soprattutto in rapporto a Dio e al suo
piano salvifico perché anche per mezzo loro si è manifestata la Provvidenza di
Dio nei nostri confronti.
Per sottolineare l’importanza degli animali c’è chi sostiene
la scelta del vegetarismo quale espressione del rispetto di tutte le creature.
In particolare ci si appella al fatto che in origine all’uomo non era permesso
mangiare altri esseri viventi. La Genesi allora giustifica la scelta
vegetariana?
Gli
animali, in quanto creature di Dio, sono pieni della sua gloria. Dio li ha dati
all’uomo perché se ne serva. Dio stesso ha consegnato delle pelli ad Adamo ed
Eva come vestito (si suppone di animali!) al posto delle foglie di fico. Ma
nell’epoca di pace che regnava prima del peccato originale gli uomini non
mangiavano le carni degli animali. Secondo il testo sacro Dio concede questo
potere solo dopo il diluvio: “Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi
do tutto questo, come già le verdi erbe” (Gn 9,3). Gesù, come ogni ebreo, a
Pasqua ha mangiato l’agnello. Di certo ha mangiato pesci, anche dopo la
risurrezione. Per questo non è sostenibile alla luce della Sacra Scrittura la
teoria vegetariana.
Non ritiene che oggi ci sia un eccesso di “animalismo”, per
cui ci preoccupiamo più di salvaguardare i cuccioli che i bimbi non nati?
Gli
animali sono un bene da custodire e da consegnare ai nostri posteri. Sono
diversi i passi delle Scritture che lo sottolineano. Prendiamo il Cantico di
Daniele: “Benedite opere tutte del Signore il Signore” dove si invitano tutte
le creature ad unirsi con noi nel lodare il Signore: “Benedite, animali tutti,
selvaggi e domestici, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli” (Dn 3,81).
E il rispetto per l’ambiente, animali compresi, è senza dubbio una bella
conquista del nostro tempo. Purtroppo questo rispetto talvolta viene a mancare
nei confronti dei bambini nella fase della vita nascente, come avviene per
l’aborto e per i tanti che in molte parti del mondo vivono in condizioni di
miseria e fame. Sotto il profilo etico i bambini sono un valore assoluto e
intangibile, mentre gli animali hanno un valore relativo: sono in funzione
dell’uomo.
Secondo il Catechismo «è contrario alla dignità umana far
soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro
vita. È pure indegno dell’uomo spendere per gli animali somme che andrebbero
destinate, prioritariamente, a sollevare la miseria degli uomini». È giusto quindi
sopprimere un animale se condannato a soffrire?
Dal
momento che la vita di un animale è in funzione di qualcosa d’altro, può essere
soppressa. La si sopprime lecitamente quando se ne ha bisogno per nutrirsene,
per qualunque altro scopo legittimo e anche evitare il prolungarsi di
sofferenze che in un animale sono del tutto prive di valore. Ma ripeto, quando
in Paradiso vedremo direttamente la gloria di Dio, continueremo a contemplarla
anche nelle sue creature, che rimangono eternamente nella sua mente>>.
***
Tutto molto chiaro.
Mi pare che ancora troppi cattolici, (alcuni) papi e
domenicani in primis (Tommaso d’Aquino docet), soffrano di uno
smaccato ANTROPOCENTRISMO secondo cui SOLTANTO gli esseri umani _ tra MILIONI di viventi _,
sarebbero destinati al paradiso post-mortem; tutto il resto no,
destinato alla MORTE ETERNA in quanto semplice coreografia di contorno ‘utilitaristico’
per il Gran Presuntuoso ( -> l’essere umano) che evidentemente si considera
ancora l’unico destinatario della vera Vita…
Le
ragioni addotte dal teologo domenicano Angelo Bellon _
<<Non ci sarà un’altra vita per gli animali perché non hanno un’anima
spirituale e immortale. Essi hanno un’anima (sono detti animali proprio per
questo!), ma solo vegetativa e sensitiva>> _, si rifanno a Tommaso
d’Aquino, ma sono francamente INSOSTENIBILI.
Vediamo
perché.
Dunque,
pare che possedere o esser <<un’anima solo vegetativa e
sensitiva>> sia sufficiente per essere definitivamente/eternamente
ESCLUSO dall’<<altra vita>>.
Con
terrore, penso a tutti coloro che nascono <<in uno stato
vegetativo permanente o di incoscienza cronica>> (https://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/stato-vegetativo.html).
Pensiamo ad alcune patologie del nascituro come ad esempio l’Anencefalia,
l’Idranencefalia, l’Encefalopatia Ipossico-Ischemica (EII),
l’Arresto Cardiaco Extra-ospedaliero (ACEO), la Sindrome spasticità
neonatale letale (ibidem), e via discorrendo…
Vero,
sono pur sempre esseri umani, MA, stando al requisito primario che escluderebbe
gli animali dalla vita eterna in quanto <<incapaci di intellezione,
non hanno un’anima razionale, spirituale e immortale>> (https://www.amicidomenicani.it/se-il-soffio-vitale-degli-animali-sia-immortale/), anche le suddette
malattie comportano incapacità di intellezione, di razionalità
e di spiritualità perciò, coerentemente con gli assunti espressi da don Angelo
Bellon, ad essi NON dovrebbe spettare la vita eterna post-mortem,
poiché NON differiscono dagli animali proprio nelle caratteristiche ‘grazie’ alle
quali <<al momento della morte, l’animale scompare del tutto. La sua
anima non si presenta davanti a Dio per essere giudicata del bene o del male
fatto>> (https://www.amicidomenicani.it/se-gli-animali-abbiano-anima-vadano-in-paradiso/).
Ma
più imbarazzante è il prosieguo del discorso di padre Bellon,
ove osserva:
<<Ma
per i teologi non ci sono dubbi: gli animali non sono attesi da Dio e non hanno
coscienza di esistere. Tuttavia esistono nella mente di Dio. E tale esistenza,
al dire di San Tommaso, è migliore di quella che hanno in se stessi nel tempo
presente. Infatti in questo mondo la loro esistenza è temporanea, mentre nella
mente di Dio è eterna>>.
Innanzitutto
NON è vero
che <<per i
teologi non ci sono dubbi: gli animali non sono attesi da Dio e non
hanno coscienza di esistere>>, quasi a voler dire:
per
TUTTI i teologi… No, per la maggioranza, purtroppo, ma NON certo per TUTTI:
non
per John Wesley, non per Enzo Bianchi, non per Luigi
Lorenzetti, non per Paolo Ricca, non per Jürgen Moltmann, non
per Paolo De Benedetti, non per Frank Dubois, etc…
Prosegue
don Angelo Bellon:
<<Chi
va in Paradiso vede direttamente nella mente di Dio. E nella mente di Dio si
vede tutto ciò che Dio ha creato, tutto ciò che Dio conserva nell’esistenza
istante per istante e anche tutto ciò che Dio che avrebbe potuto creare. Per
questo in Dio vedremo tutti gli animali che sono esistiti sulla faccia della
terra. Li vedremo in tutto il corso della loro esistenza, anche nelle relazioni
che hanno avuto con noi. Li vedremo soprattutto in rapporto a Dio e al suo
piano salvifico perché anche per mezzo loro si è manifestata la Provvidenza di
Dio nei nostri confronti>>. <<Tuttavia, poiché tutto ciò che
esiste deve esserci prima nella mente di Dio, e poiché nulla si cancella dalla
sua mente, si deve concludere che in paradiso vedremo nella mente di Dio anche
tutte le creature da lui fatte. Ma queste creature non esisteranno in se stesse.
Esisteranno solo nella mente di Dio. E questo è sufficiente>>...
Sufficiente???
Se
lo dice lui…
Domandiamo(gli):
una
creatura che NON esista in sé stessa, IN CHE COSA DIFFERISCE da una che
invece esiste in sé stessa, oltre che <<nella mente di Dio>>?
Parrebbe
che, secondo padre Bellon sulla scia di San Tommaso, l’esistenza <<nella
mente di Dio>> sia <<migliore>> dell’esistenza che
gli animali <<hanno in se stessi nel tempo presente. Infatti in questo
mondo la loro esistenza è temporanea, mentre nella mente di Dio è eterna>>.
Questa
osservazione è IRRICEVIBILE,
giacché ANCHE gli esseri umani, finché vivono <<in questo mondo>>,
hanno un’esistenza <<temporanea>>!
Quindi,
seguendo la logica di padre Bellon, avendo anche noi un’esistenza
temporanea come gli animali, NON dovremmo essere <<attesi da
Dio>> NÉ, perciò, essere da Lui attesi come creature che esistono <<in
se stesse>>, essendo <<sufficiente>> anche per noi
umani la sola esistenza <<nella mente di Dio>>.
Mentre,
al contrario, secondo don Angelo per noi umani ciò NON è affatto <<sufficiente>>,
visto che per noi egli postula l’esistenza ANCHE come creature in sé, OLTRE che esistenti <<nella
mente di Dio>>, a differenza, invece, degli animali.
Per
cui don Angelo ci sta dicendo che, nel post-mortem, l’esistenza
in sé sia MIGLIORE in quanto più COMPLETA rispetto all’esistenza SOLTANTO
<<nella mente di Dio>>; se entrambe fossero esattamente
sullo stesso piano, allora non si capisce perché gli animali debbano venir
relegati alla sola esistenza <<nella mente di Dio>>…
Infatti,
se gli umani colà non esistessero anche in sé, allora l’esistenza <<nella
mente di Dio>> SENZA l’esistenza in sé costituirebbe un IMPOVERIMENTO rispetto
all’esistere sia in sé che <<nella mente di Dio>>!
Da
ciò discende che la presunta <<migliore>> esistenza degli
animali SOLTANTO <<nella mente di Dio>>, comporti che il post-mortem
sia, sempre per gli animali, un’esistenza DEPAUPERATA dell’in sé nonché un ‘elegante’
modo (ma un tantino incoerente ed ipocrita) per dire che essi, in realtà, NON
CI SARANNO AFFATTO!
Insomma,
il vedere gli animali SOLTANTO <<nella mente di Dio>> e non
anche in sé (ovviamente un in sé TRASFIGURATO nello Spirito come
per noi umani), ha tutta l’aria d’essere una visione di immagini eterne ma prive
di presenza/consistenza corporea ( = in sé) come quelle che potremmo
vedere al cinema, e questo NON è affatto <<sufficiente>> per coloro
che AMANO
TUTTE le creature in sé come le AMA Dio:
Sapienza 11,24 (trad.
CEI): <<Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi
di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata>>.
Salmo 35 (36),7: <<uomini
e bestie tu salvi, Signore>>, con buona pace di Tommaso e di don
Angelo Bellon…
Roberto
Fiaschi
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