giovedì 19 febbraio 2026

192)- UN «TRENO A VELOCITÀ INFINITA»?

Proseguo nella mia replica al video di “Antimaterialista” ossia Angelo Santini (AS)  https://www.youtube.com/watch?v=jp8jWQd1kCU, intitolato:

<<Livello ultra avanzato di lettura severiniana (metafore del treno a velocità infinita)>>.

Ecco il testo di AS:

<<Ora io propongo, rispetto a quello che si è detto ieri sera, quindi questo video è un'integrazione a quello che si è detto ieri, l'esempio di un treno che scorre a velocità infinita lungo un tratto ferroviario e che ripete all'infinito da una sola direzione, poniamo da sinistra a destra tutto il tratto, quindi in ogni momento sta percorrendo sempre eternamente tutto il tratto a velocità infinita, si trova in tutti i punti del percorso ferroviario. Questo è che cosa in questa metafora? Questa è secondo me la lettura che dobbiamo avere come metafora dello sguardo dell'apparire infinito in cui appare anche tutta la catena dei sopraggiungenti che si inoltra anche in modo finito e parziale nella nostra iposintassi. La metafora è migliorabile e tra l'altro non è ancora compiuta nella esposizione che intendo fare. Immaginiamo che all'interno del treno ci sia una persona che cammina un passo alla volta. Ora abbiamo detto che il treno in ogni istante si trova in tutti i punti, ma non perché è fermo o perché è esteso come estensione spaziale a tutto il percorso ferroviario, ma perché ha velocità infinita e quindi istantaneamente occupa sempre tutti i punti e fa sempre continuamente il percorso da sinistra a destra, non è che lo fa da tutte e due le direzioni, da sinistra a destra continuamente. Lo possiamo anche immaginare come un fascio di luce a velocità infinita che scorre eternamente, continuamente tutto il tratto. Ora, entro questo treno di luce infinita, o come vogliamo chiamarlo, immaginiamo un passeggero che invece se la prende comoda e invece di fare come il treno e percorrere a velocità infinita continuamente tutto il percorso, se la prende comoda e fa un passo alla volta. Ora, siccome il treno si trova in tutti i punti, quando la persona cammina si trova sempre sincronicamente a percorrere lo stesso punto che sta già eternamente percorrendo il treno. E io sono un genio, purtroppo, perché mi dispiace per i miei detrattori, ma io sono troppo geniale. Mi è venuta in mente questa cosa. L'apparire infinito mi ha fatto pervenire tramite il mio collegamento consapevole con l'apparire infinito. Non perché a me appaia tutto l'apparire infinito, ma perché sono consapevole del fatto che tutto quello che appare a noi non è che provenga da altrove, non è che risieda altrove. Tutto risiede nella totalità infinita e la totalità infinita appare tutta nell'apparire infinito, non è che appare fuori da esso. Quindi anche tutto quello che si inoltra nei cerchi finiti è sempre un qualcosa che si mostra nell'apparire infinito, non proviene da altrove. Tutto avviene nell'apparire infinito, compresa la nostra esperienza. Ora, ritornando all'esempio del passeggero che se la prende comoda, quindi fa un passo alla volta e facendo un passo alla volta percorre comunque il percorso, e ogni passo che fa sì che si trovi esattamente dove il treno sta scorrendo in quel momento, perché il treno in tutti i momenti sta scorrendo esattamente in quel punto dove si trova anche il passeggero perché va a velocità infinita. Quindi dovremmo immaginare lo sguardo dell'apparire infinito come un atto eterno, non quindi come qualcosa di statico, ma come qualcosa di eternamente in atto, costantemente a velocità infinita. Ma chiaramente non è che si stia parlando di fisica, di velocità, è solo una metafora per far capire cosa intenda dire. Se consideriamo questo esempio come metafora e consideriamo che lo sguardo dell'apparire infinito sta al treno di luce, come la modalità finita dell'apparire sta al passeggero, il passeggero, camminando un passo alla volta nel treno, non sta creando nulla di nuovo, non sta aggiungendo nuove posizioni che il treno non occupi già da sempre in tutta la via, il percorso ferroviario che lo riguarda e il suo spostarsi da un punto all'altro è qualcosa che sta già sempre avvenendo da parte del treno. Il treno si sta già eternamente spostando, quindi il suo camminare all'interno non sta alterando nessuna delle fasi di quel percorso in atto continuo, eterno; è una modalità all'interno del treno, cioè dell'apparire infinito. Noi dobbiamo immaginare concretamente che la modalità finita dell'apparire è una modalità interna all'apparire infinito, è già inclusa. Se noi riusciamo a intendere questo modo processuale non come un'aggiunta, ma come una sottrazione che non toglie però nulla all'apparire infinito, una sottrazione relativa rispetto allo sguardo più ampio dell'apparire infinito, ma a cui non toglie nulla perché l'apparire infinito continua eternamente a scorrere continuamente tutti i punti della struttura dell'iposintassi, dei sopraggiungenti col suo sguardo, per così dire, e noi semplicemente dobbiamo immaginare che in questo modo continuo ci sia anche all'interno di questo modo infinito un modo finito che invece di vedere sempre tutto costantemente assieme, vede una parte alla volta. Che cosa dovrebbe cambiare dal punto di vista della struttura che ho delineato anche ieri sera? Niente, si potrebbe obiettare che però comunque rimane il problema finale di cui si era parlato alla fine, ovvero che nei nostri cerchi finiti, però, comunque vi è una sintesi sempre diversa. Ecco, il fatto è che se noi immaginiamo la persona all'interno del treno come il nostro sfondo trascendentale dell'apparire, qualunque cosa, qualunque punto del percorso intraprenda la persona seguendo la stessa direzione che ha il treno di scorrimento non è una nuova sintesi all'interno del treno, perché il treno sta già eternamente percorrendo tutti i punti di quel percorso. Pensateci, ma mi riferisco a chi è in grado di capire queste cose. Certamente non a un personaggio come Pavone che neanche in un tempo infinito riuscirebbe a contemplare una simile lettura. Perché, per quanto possa essere decentemente preparato nel suo campo, questo non è sufficiente per avere quello slancio intellettuale che serve per andare oltre. Vedete come ha un atteggiamento ridicolo e miserevole di voler sminuire e ridicolizzare quello che provo a dire, mettendo in ballo degli esempi che neanche ha capito che cosa volessero indicare; come la persona che quando gli si indica la luna,  guarda il dito tale e quale. Allora, dicevo, rispetto a questa metafora, lo sfondo dell'apparire trascendentale nostro è come la persona che si trova sempre a ad avere esperienza di un punto diverso del treno in questo tratto che percorre. Però, il fatto che a questa persona, che è nella metafora lo sfondo della del nostro cerchio del destino, il fatto che appaia sempre un nuovo tratto in questo percorrere all'interno il treno non sta creando nessuna nuova sintesi che non sia già eternamente presente nel percorso continuo del treno, perché il treno sta già eternamente percorrendo tutti i punti di quel percorso, quindi qualsiasi punto percorra all'interno del treno il passeggero, è già eternamente, subito, istantaneamente percorso dal treno che li percorre a velocità infinita sempre tutti continuamente. Ecco in che senso la camminata all'interno del treno del passeggero non sta alterando nulla, non sta creando niente. Il passeggero che cammina da sinistra a destra sta seguendo lo stesso la stessa direzione che segue il treno, solo che anziché percorrerlo, questo percorso interno al treno a velocità infinita, lo percorre a velocità finita e una sola volta. Ma percorrere una sola volta a velocità finita un percorso che viene già eternamente percorso da tutto il treno a velocità infinita è un qualcosa che già è incluso, perché è una modalità parziale di ciò che è già incluso in un percorrere infinito continuo a velocità istantanea tutto quel percorso, e il treno si porta sempre con sé appresso il passeggero, però in modo tale che praticamente il passeggero non cambi di posizione perché il treno ha velocità istantanea, quindi, praticamente il passeggero, mentre sta passando in un tratto successivo del percorso, il treno si trova già automaticamente in quel tratto dove sta camminando anche il passeggero rispetto allo spazio esterno. Ah, vabbè, Pavone, ma secondo me tu non sei neanche molto preparato in fisica. Lasciamo perdere. La velocità infinita è una velocità illimitata che non ha appunto un limite come è la velocità tale che compie un percorso infinito in un istante o a velocità o a tempo zero, come vogliamo definirlo. Però qui non è necessario immaginare uno spazio infinito da percorrere. Il tratto può essere finito. L'importante è che la velocità sia infinita. Povero piccolo Pavone… Mamma mia, come sei ridotto ormai a dover ammorbare ogni giorno con commentini ridicoli che ridicolizzano solo te in realtà, povero Pavone. Vedete, lui, questo Pavone, è il classico esempio di persona invidiosa del talento altrui che vorrebbe avere quello slancio intellettuale e allora cerca sempre di sminuire chi arriva dove lui non può arrivare. Ma io quante ne racconto? Tu quante ne spari di sciocchezze, di cavolate, Pavone, dai. Cioè, dovresti avere a un certo punto quell'imbarazzo, quella contezza di capire di essere fuori luogo. Non è, cioè tu sei fuori luogo quando ti poni. Tu non c'entri nulla con il mio canale, con la mia attività intellettuale di divulgazione, perché non hai quelle qualità necessarie e sufficienti per poter rapportarti in modo consono e adeguato con certi contenuti. Non hai la capacità di capirli, ma non voglio offenderti, perché non sono contenuti alla portata di tutti. Non tutti possono avere lo stesso slancio intellettuale e ti sto semplicemente dicendo che le tue capacità _ e lo hai mostrato _, non sono sufficienti per arrivare a capire questi contenuti ultra avanzati. Potrà sembrare arrogante da parte mia dirlo, me ne rendo conto. Potrà sembrare arrogante anche rispetto ad altri che seguono questo video, però, in realtà, dire le cose come stanno non è arroganza. Arroganza, semmai, è pretendere che le cose stiano altrimenti di come sono e pretendere che sia credibile la propria versione dei fatti. Comunque questo è l'esempio che volevo indicare e secondo me una volta ulteriormente perfezionato questo esempio, questa metafora, risolve davvero tutte le riserve che il buon Boccardi, il buon Picenni hanno manifestato anche ieri nel live. Vedete, ieri nel live almeno l'80-90% delle loro riserve in realtà ha ricevuto un'adeguata risposta, cioè che smentisce i loro dubbi, le loro perplessità. Un 10-20% circa non era stato ancora ben chiarito e me ne rendo conto, si devono ancora dare delle risposte. Quindi, quello che sto dicendo è il fatto che dica che in realtà ieri sera avessi mostrato nuovamente le ragioni che vado avanzando, diciamo che non vale, perché questo bisogna esibirlo fino in fondo nel live. Però nel live, per soprattutto una restrizione di tempo, non è stato possibile arrivare a chiarire tutto questo. Ci riserviamo di farlo in una prossima occasione dove Boccardi e Picenni saranno impegnati a mostrare con queste ulteriori letture ove sarebbero le contraddizioni che hanno continuato ad affermare ieri, i limiti, i problemi in questa struttura ontologica severiniana. Cari saluti a tutti>>.

***

NON sono un Fisico ( un Logico e NEPPURE un Filosofo), per cui NON SO se esista qualcosa come una <<velocità infinita>> o se sia possibile…

Perciò mi atterrò soltanto ad una considerazione di ordine generale concernente il tema già trattato nei post nn. 189, 190 e 191.

Afferma AS che, nella sua metafora del treno, dobbiamo considerare <<che lo sguardo dell'apparire infinito sta al treno di luce, come la modalità finita dell'apparire sta al passeggero>>.

Adesso vorrei ricordare come, nei tre post appena menzionati, il tema consistesse nell’evidenziare la CONTRADDITTORIETÀ che la diacronìa dell’apparire finito potesse esser la manifestazione di una eterna, indivenibile diacronìa già da sempre aperta e dispiegata nell’apparire infinito sincronico, quindi la manifestazione diacronica di una eterna NON-diacronìa, che AS chiama:

<<diacronia sincronica>> (vedasi post n° 191).

Infatti, il tema in oggetto consisteva nel capire come, in un apparire sincronico ove nulla comincia mai ad apparire (ed a scomparire), potesse darsi una diacronìa la cui caratteristica essenziale consiste, invece, nell’AVVICENDAMENTO/MOVIMENTO del ‘prima’ e del ‘poi’.

L’escamotage severiniano dell’apparire infinito sincronico è volto proprio a sconfessare il DIVENIRE/MOVIMENTO NICHILISTICO, secondo il quale l’ente che non appare ancora, è in parte ancora nulla, e l’ente che ormai non appare più, è in gran parte divenuto nulla, appunto:

DIVENIRE/MOVIMENTO NICHILISTICO.

Ciò precisato, soffermiamoci ora sul <<treno di luce>>, metafora <<dell'apparire infinito>> severiniano.

Nell’intervento di AS, il termine <<percorso>> (inclusivo di <<percorrere>>, <<percorre>>, <<percorrendo>>, <<scorrere>>, <<scorrimento>>, <<spostarsi>> e simili), compare ben 31 (trentun) volte.

Il termine <<velocità>> compare 16 (sedici) volte.

Cosa voglio dire con ciò?

È semplice:

per spiegare non-nichilisticamente il DIVENIRE/MOVIMENTO vigente nell’apparire finito, AS attribuisce tale MOVIMENTO/DIVENIRE all’apparire infinito!

Egli infatti osserva:

<<Ora, abbiamo detto che il treno in ogni istante si trova in tutti i punti, ma non perché è fermo o perché è esteso come estensione spaziale a tutto il percorso ferroviario, ma perché ha velocità infinita e quindi istantaneamente occupa sempre tutti i punti e fa sempre continuamente il percorso da sinistra a destra>>.

Ma pur sempre di <<velocità>> trattasi, ossia di MOVIMENTO, appunto perché quel treno ( = lo sguardo dell’apparire infinito) NON è <<fermo>>, ed ogni <<percorso>> comporta sempre il passaggio ( = MOVIMENTO) tra stadi intermedi.

E se questo MOVIMENTO del treno fosse il tentativo (disperato!) per spiegare incontraddittoriamente il movimento nell’apparire finito, allora saremmo ‘punto e a capo’, giacché ORA si dovrà spiegare in termini non-nichilistici il MOVIMENTO del treno nel suo <<percorso>> cioè nel suo NON esser <<fermo>>!

Il che conduce ad una situazione aporetica, senza via di fuga, perché la <<velocità infinita>> del treno NON elimina (anche se così potrebbe sembrare) il suo esser <<velocità>> cioè MOVIMENTO; NON toglie il <<percorrere infinito continuo a velocità istantanea tutto quel percorso>>, cioè, daccapo, NON elimina il MOVIMENTO e, in questo caso, di natura NICHILISTICA.

Sì, di natura NICHILISTICA: questo è il punto.

Chiediamoci:

se il movimento diacronico nell’apparire finito è ricondotto, nella sua (presunta) verità, all’eterno dispiegamento sincronico dell’apparire infinito, quest’ultimo COME potrà rendere ragione del PROPRIO MOVIMENTO/SCORRERE rappresentato dal treno?

Certamente NON è ipotizzabile che anche il MOVIMENTO dello sguardo dell’apparire infinito sia a sua volta costituito da catene di incomincianti-apparire (da un punto all’altro del suo <<percorso>>) eternamente dispieg ati sincronicamente, perché allora tale sguardo sarebbe perfettamente nonché sincronicamente FERMO su tutto il suo percorso, infatti esso, come precisa AS, NON è neppure <<esteso come estensione spaziale a tutto il percorso ferroviario>>.

Ma, se fosse FERMO, NON avrebbe alcun percorso da percorrere.

Il che vuol dire che tale percorso può esser PERCORSO soltanto in <<velocità>> cioè in MOVIMENTO.

Probabilmente AS affermerà che il sottoscritto non abbia tenuto conto che tale velocità è INFINITA e che, perciò, non avrei tenuto conto che il treno a velocità INFINITA <<istantaneamente occupa sempre tutti i punti>>, proprio grazie alla sua velocità INFINITA.

Ammettiamo che sia così giacché, come detto, non so se una simile velocità esista o possa esistere; mi sembra più un fantasioso espediente analogo alla già menzionata <<diacronia sincronica>>.

Poiché quel treno, ha affermato AS, NON è FERMO è <<esteso come estensione spaziale a tutto il percorso ferroviario>>, allora _ dice _ <<dovremmo immaginare lo sguardo dell'apparire infinito come un atto eterno, non quindi come qualcosa di statico, ma come qualcosa di eternamente in atto, costantemente a velocità infinita>>.

Benissimo; senonché, l’ATTO è lo stesso (o è il proprio) DIVENIRE.

Lo <<sguardo dell'apparire infinito>> in quanto <<atto eterno>> NON può mai essere STATICO, come anche AS ha testé riconosciuto, ma è sempre e soltanto ATTIVITÀ.

Perciò, riconfermo, è questa ATTIVITÀ a presentarsi adesso nelle vesti nichilistiche, giacché NON è possibile supporre che ANCH’ESSA (come gli essenti finiti) sia costituita da una serie eterna e sincronica di <<incomincianti apparire>>…

Pertanto, inevitabilmente, il DIVENIRE NICHILISTICO che si voleva cacciare dalla finestra dell’apparire finito, RIENTRA PARI PARI dalla porta dello stesso apparire infinito sotto forma di <<atto eterno>>!


(Queste due immagini sono tratte dal gruppo: Officina di filosofia teoretica)

 

Roberto Fiaschi

……………………...

Nessun commento:

Posta un commento