Proseguo nella mia
replica al video di “Antimaterialista” ossia Angelo Santini (AS) https://www.youtube.com/watch?v=jp8jWQd1kCU, intitolato:
<<Livello
ultra avanzato di lettura severiniana (metafore del treno a velocità infinita)>>.
Ecco il testo di
AS:
<<Ora io
propongo, rispetto a quello che si è detto ieri sera, quindi questo video è
un'integrazione a quello che si è detto ieri, l'esempio di un treno che scorre
a velocità infinita lungo un tratto ferroviario e che ripete all'infinito da
una sola direzione, poniamo da sinistra a destra tutto il tratto, quindi in
ogni momento sta percorrendo sempre eternamente tutto il tratto a velocità
infinita, si trova in tutti i punti del percorso ferroviario. Questo è che cosa
in questa metafora? Questa è secondo me la lettura che dobbiamo avere come
metafora dello sguardo dell'apparire infinito in cui appare anche tutta la
catena dei sopraggiungenti che si inoltra anche in modo finito e parziale nella
nostra iposintassi. La metafora è migliorabile e tra l'altro non è ancora
compiuta nella esposizione che intendo fare. Immaginiamo che all'interno del
treno ci sia una persona che cammina un passo alla volta. Ora abbiamo detto che
il treno in ogni istante si trova in tutti i punti, ma non perché è fermo o
perché è esteso come estensione spaziale a tutto il percorso ferroviario, ma
perché ha velocità infinita e quindi istantaneamente occupa sempre tutti i
punti e fa sempre continuamente il percorso da sinistra a destra, non è che lo
fa da tutte e due le direzioni, da sinistra a destra continuamente. Lo possiamo
anche immaginare come un fascio di luce a velocità infinita che scorre
eternamente, continuamente tutto il tratto. Ora, entro questo treno di luce infinita,
o come vogliamo chiamarlo, immaginiamo un passeggero che invece se la prende
comoda e invece di fare come il treno e percorrere a velocità infinita
continuamente tutto il percorso, se la prende comoda e fa un passo alla volta.
Ora, siccome il treno si trova in tutti i punti, quando la persona cammina si
trova sempre sincronicamente a percorrere lo stesso punto che sta già
eternamente percorrendo il treno. E io sono un genio, purtroppo, perché mi
dispiace per i miei detrattori, ma io sono troppo geniale. Mi è venuta in mente
questa cosa. L'apparire infinito mi ha fatto pervenire tramite il mio
collegamento consapevole con l'apparire infinito. Non perché a me appaia tutto
l'apparire infinito, ma perché sono consapevole del fatto che tutto quello che
appare a noi non è che provenga da altrove, non è che risieda altrove. Tutto
risiede nella totalità infinita e la totalità infinita appare tutta
nell'apparire infinito, non è che appare fuori da esso. Quindi anche tutto
quello che si inoltra nei cerchi finiti è sempre un qualcosa che si mostra
nell'apparire infinito, non proviene da altrove. Tutto avviene nell'apparire
infinito, compresa la nostra esperienza. Ora, ritornando all'esempio del
passeggero che se la prende comoda, quindi fa un passo alla volta e facendo un
passo alla volta percorre comunque il percorso, e ogni passo che fa sì che si
trovi esattamente dove il treno sta scorrendo in quel momento, perché il treno
in tutti i momenti sta scorrendo esattamente in quel punto dove si trova anche
il passeggero perché va a velocità infinita. Quindi dovremmo immaginare lo
sguardo dell'apparire infinito come un atto eterno, non quindi come qualcosa di
statico, ma come qualcosa di eternamente in atto, costantemente a velocità
infinita. Ma chiaramente non è che si stia parlando di fisica, di velocità, è
solo una metafora per far capire cosa intenda dire. Se consideriamo questo
esempio come metafora e consideriamo che lo sguardo dell'apparire infinito sta
al treno di luce, come la modalità finita dell'apparire sta al passeggero, il
passeggero, camminando un passo alla volta nel treno, non sta creando nulla di
nuovo, non sta aggiungendo nuove posizioni che il treno non occupi già da
sempre in tutta la via, il percorso ferroviario che lo riguarda e il suo
spostarsi da
un punto all'altro è qualcosa che sta già sempre avvenendo da parte del treno.
Il treno si sta già eternamente spostando, quindi il suo camminare all'interno
non sta alterando nessuna delle fasi di quel percorso in atto continuo, eterno;
è una modalità all'interno del treno, cioè dell'apparire infinito. Noi dobbiamo
immaginare concretamente che la modalità finita dell'apparire è una modalità
interna all'apparire infinito, è già inclusa. Se noi riusciamo a intendere
questo modo processuale non come un'aggiunta, ma come una sottrazione che non
toglie però nulla all'apparire infinito, una sottrazione relativa rispetto allo
sguardo più ampio dell'apparire infinito, ma a cui non toglie nulla perché
l'apparire infinito continua eternamente a scorrere continuamente tutti i punti
della struttura dell'iposintassi, dei sopraggiungenti col suo sguardo, per così
dire, e noi semplicemente dobbiamo immaginare che in questo modo continuo ci
sia anche all'interno di questo modo infinito un modo finito che invece di
vedere sempre tutto costantemente assieme, vede una parte alla volta. Che cosa
dovrebbe cambiare dal punto di vista della struttura che ho delineato anche
ieri sera? Niente, si potrebbe obiettare che però comunque rimane il problema
finale di cui si era parlato alla fine, ovvero che nei nostri cerchi finiti,
però, comunque vi è una sintesi sempre diversa. Ecco, il fatto è che se noi
immaginiamo la persona all'interno del treno come il nostro sfondo
trascendentale dell'apparire, qualunque cosa, qualunque punto del percorso
intraprenda la persona seguendo la stessa direzione che ha il treno di
scorrimento non è una nuova sintesi all'interno del treno, perché il treno sta
già eternamente percorrendo tutti i punti di quel percorso. Pensateci, ma mi
riferisco a chi è in grado di capire queste cose. Certamente non a un
personaggio come Pavone che neanche in un tempo infinito riuscirebbe a
contemplare una simile lettura. Perché, per quanto possa essere decentemente
preparato nel suo campo, questo non è sufficiente per avere quello slancio
intellettuale che serve per andare oltre. Vedete come ha un atteggiamento
ridicolo e miserevole di voler sminuire e ridicolizzare quello che provo a
dire, mettendo in ballo degli esempi che neanche ha capito che cosa volessero
indicare; come la persona che quando gli si indica la luna, guarda il dito tale e quale. Allora, dicevo,
rispetto a questa metafora, lo sfondo dell'apparire trascendentale nostro è
come la persona che si trova sempre a ad avere esperienza di un punto diverso
del treno in questo tratto che percorre. Però, il fatto che a questa persona,
che è nella metafora lo sfondo della del nostro cerchio del destino, il fatto
che appaia sempre un nuovo tratto in questo percorrere all'interno il treno non
sta creando nessuna nuova sintesi che non sia già eternamente presente nel
percorso continuo del treno, perché il treno sta già eternamente percorrendo
tutti i punti di quel percorso, quindi qualsiasi punto percorra all'interno del
treno il passeggero, è già eternamente, subito, istantaneamente percorso dal
treno che li percorre a velocità infinita sempre tutti continuamente. Ecco in
che senso la camminata all'interno del treno del passeggero non sta alterando
nulla, non sta creando niente. Il passeggero che cammina da sinistra a destra
sta seguendo lo stesso la stessa direzione che segue il treno, solo che anziché
percorrerlo, questo percorso interno al treno a velocità infinita, lo percorre
a velocità finita e una sola volta. Ma percorrere una sola volta a velocità
finita un percorso che viene già eternamente percorso da tutto il treno a
velocità infinita è un qualcosa che già è incluso, perché è una modalità
parziale di ciò che è già incluso in un percorrere infinito continuo a velocità
istantanea tutto quel percorso, e il treno si porta sempre con sé appresso il
passeggero, però in modo tale che praticamente il passeggero non cambi di
posizione perché il treno ha velocità istantanea, quindi, praticamente il
passeggero, mentre sta passando in un tratto successivo del percorso, il treno si
trova già automaticamente in quel tratto dove sta camminando anche il
passeggero rispetto allo spazio esterno. Ah, vabbè, Pavone, ma secondo me tu
non sei neanche molto preparato in fisica. Lasciamo perdere. La velocità
infinita è una velocità illimitata che non ha appunto un limite come è la
velocità tale che compie un percorso infinito in un istante o a velocità o a
tempo zero, come vogliamo definirlo. Però qui non è necessario immaginare uno
spazio infinito da percorrere. Il tratto può essere finito. L'importante è che
la velocità sia infinita. Povero piccolo Pavone… Mamma mia, come sei ridotto
ormai a dover ammorbare ogni giorno con commentini ridicoli che ridicolizzano
solo te in realtà, povero Pavone. Vedete, lui, questo Pavone, è il classico
esempio di persona invidiosa del talento altrui che vorrebbe avere quello
slancio intellettuale e allora cerca sempre di sminuire chi arriva dove lui non
può arrivare. Ma io quante ne racconto? Tu quante ne spari di sciocchezze, di
cavolate, Pavone, dai. Cioè, dovresti avere a un certo punto quell'imbarazzo, quella
contezza di capire di essere fuori luogo. Non è, cioè tu sei fuori luogo quando
ti poni. Tu non c'entri nulla con il mio canale, con la mia attività
intellettuale di divulgazione, perché non hai quelle qualità necessarie e
sufficienti per poter rapportarti in modo consono e adeguato con certi
contenuti. Non hai la capacità di capirli, ma non voglio offenderti, perché non
sono contenuti alla portata di tutti. Non tutti possono avere lo stesso slancio
intellettuale e ti sto semplicemente dicendo che le tue capacità _ e lo hai
mostrato _, non sono sufficienti per arrivare a capire questi contenuti ultra avanzati.
Potrà sembrare arrogante da parte mia dirlo, me ne rendo conto. Potrà sembrare arrogante
anche rispetto ad altri che seguono questo video, però, in realtà, dire le cose
come stanno non è arroganza. Arroganza, semmai, è pretendere che le cose stiano
altrimenti di come sono e pretendere che sia credibile la propria versione dei
fatti. Comunque questo è l'esempio che volevo indicare e secondo me una volta
ulteriormente perfezionato questo esempio, questa metafora, risolve davvero
tutte le riserve che il buon Boccardi, il buon Picenni hanno manifestato anche
ieri nel live. Vedete, ieri nel live almeno l'80-90% delle loro riserve in realtà
ha ricevuto un'adeguata risposta, cioè che smentisce i loro dubbi, le loro perplessità.
Un 10-20% circa non era stato ancora ben chiarito e me ne rendo conto, si
devono ancora dare delle risposte. Quindi, quello che sto dicendo è il fatto che
dica che in realtà ieri sera avessi mostrato nuovamente le ragioni che vado
avanzando, diciamo che non vale, perché questo bisogna esibirlo fino in fondo
nel live. Però nel live, per soprattutto una restrizione di tempo, non è stato possibile
arrivare a chiarire tutto questo. Ci riserviamo di farlo in una prossima occasione
dove Boccardi e Picenni saranno impegnati a mostrare con queste ulteriori
letture ove sarebbero le contraddizioni che hanno continuato ad affermare ieri,
i limiti, i problemi in questa struttura ontologica severiniana. Cari saluti a
tutti>>.
***
NON
sono un Fisico (NÉ
un Logico e NEPPURE
un Filosofo), per cui NON
SO se esista qualcosa come una <<velocità infinita>> o se
sia possibile…
Perciò mi atterrò
soltanto ad una considerazione di ordine generale concernente il tema già
trattato nei post nn. 189,
190 e 191.
Afferma AS che,
nella sua metafora del treno, dobbiamo considerare <<che lo sguardo
dell'apparire infinito
sta al treno di
luce, come la modalità finita dell'apparire sta al passeggero>>.
Adesso vorrei
ricordare come, nei tre post appena menzionati, il tema consistesse
nell’evidenziare la CONTRADDITTORIETÀ che la diacronìa dell’apparire finito
potesse esser la manifestazione di una eterna, indivenibile diacronìa già da
sempre aperta e dispiegata nell’apparire infinito sincronico, quindi la
manifestazione diacronica di una eterna NON-diacronìa, che AS chiama:
<<diacronia sincronica>>
(vedasi post n° 191).
Infatti, il tema
in oggetto consisteva nel capire come, in un apparire sincronico ove nulla
comincia mai ad apparire (ed a scomparire), potesse darsi una diacronìa la cui
caratteristica essenziale consiste, invece, nell’AVVICENDAMENTO/MOVIMENTO del ‘prima’ e
del ‘poi’.
L’escamotage
severiniano dell’apparire infinito sincronico è volto proprio a sconfessare il DIVENIRE/MOVIMENTO NICHILISTICO,
secondo il quale l’ente che non appare ancora, è in parte ancora nulla, e
l’ente che ormai non appare più, è in gran parte divenuto nulla, appunto:
DIVENIRE/MOVIMENTO NICHILISTICO.
Ciò precisato, soffermiamoci
ora sul <<treno di luce>>, metafora <<dell'apparire
infinito>> severiniano.
Nell’intervento di
AS, il termine <<percorso>>
(inclusivo di <<percorrere>>, <<percorre>>,
<<percorrendo>>, <<scorrere>>, <<scorrimento>>,
<<spostarsi>> e simili), compare ben 31 (trentun) volte.
Il termine
<<velocità>>
compare 16
(sedici) volte.
Cosa voglio dire
con ciò?
È semplice:
per spiegare
non-nichilisticamente il DIVENIRE/MOVIMENTO vigente nell’apparire finito, AS
attribuisce tale MOVIMENTO/DIVENIRE
all’apparire infinito!
Egli infatti
osserva:
<<Ora,
abbiamo detto che il treno in ogni istante si trova in tutti i punti, ma non perché è fermo o perché è esteso come estensione
spaziale a tutto il percorso ferroviario, ma perché ha velocità infinita e quindi istantaneamente
occupa sempre tutti i punti e fa sempre continuamente il percorso da sinistra a destra>>.
Ma pur sempre di
<<velocità>>
trattasi, ossia di MOVIMENTO,
appunto perché quel treno ( = lo sguardo dell’apparire infinito) NON è
<<fermo>>,
ed ogni <<percorso>>
comporta sempre il passaggio
( = MOVIMENTO)
tra stadi intermedi.
E se questo MOVIMENTO del treno fosse
il tentativo (disperato!) per spiegare incontraddittoriamente il movimento
nell’apparire finito, allora saremmo ‘punto e a capo’, giacché ORA si dovrà
spiegare in termini non-nichilistici il MOVIMENTO del treno nel suo <<percorso>> cioè nel
suo NON esser <<fermo>>!
Il che conduce ad
una situazione aporetica, senza via di fuga, perché la <<velocità infinita>>
del treno NON elimina (anche se così potrebbe sembrare) il suo esser <<velocità>> cioè
MOVIMENTO; NON
toglie il <<percorrere
infinito continuo a velocità
istantanea tutto quel percorso>>,
cioè, daccapo, NON elimina il MOVIMENTO e, in questo caso, di natura NICHILISTICA.
Sì, di natura
NICHILISTICA: questo
è il punto.
Chiediamoci:
se il movimento
diacronico nell’apparire finito è ricondotto, nella sua (presunta) verità,
all’eterno dispiegamento sincronico dell’apparire infinito, quest’ultimo COME
potrà rendere ragione del PROPRIO
MOVIMENTO/SCORRERE rappresentato
dal treno?
Certamente NON
è ipotizzabile che anche il MOVIMENTO
dello sguardo dell’apparire infinito sia a sua volta costituito da catene di incomincianti-apparire
(da un punto all’altro del suo <<percorso>>) eternamente dispieg ati
sincronicamente, perché allora tale sguardo sarebbe perfettamente nonché
sincronicamente FERMO
su tutto il suo percorso,
infatti esso, come precisa AS, NON è neppure <<esteso come estensione
spaziale a tutto il percorso
ferroviario>>.
Ma, se fosse FERMO, NON avrebbe
alcun percorso
da percorrere.
Il che vuol dire
che tale percorso
può esser PERCORSO
soltanto in <<velocità>>
cioè in MOVIMENTO.
Probabilmente AS affermerà
che il sottoscritto non abbia tenuto conto che tale velocità è INFINITA e che,
perciò, non avrei tenuto conto che il treno a velocità INFINITA <<istantaneamente
occupa sempre tutti i punti>>, proprio grazie alla sua velocità
INFINITA.
Ammettiamo che sia
così giacché, come detto, non so se una simile velocità esista o possa
esistere; mi sembra più un fantasioso espediente analogo alla già menzionata <<diacronia sincronica>>.
Poiché quel treno,
ha affermato AS, NON
è FERMO NÉ è <<esteso
come estensione spaziale a tutto il percorso ferroviario>>, allora _
dice _ <<dovremmo immaginare lo sguardo dell'apparire infinito come un
atto eterno, non quindi
come qualcosa di statico,
ma come qualcosa di eternamente in atto, costantemente a velocità infinita>>.
Benissimo; senonché,
l’ATTO è lo stesso (o è il proprio) DIVENIRE.
Lo <<sguardo
dell'apparire infinito>> in quanto <<atto eterno>> NON può mai essere STATICO, come anche AS ha
testé riconosciuto, ma è sempre e soltanto ATTIVITÀ.
Perciò,
riconfermo, è questa ATTIVITÀ
a presentarsi adesso nelle vesti nichilistiche, giacché NON è possibile
supporre che ANCH’ESSA (come gli essenti finiti) sia costituita da una serie eterna
e sincronica di <<incomincianti apparire>>…
Pertanto,
inevitabilmente, il DIVENIRE
NICHILISTICO che si voleva cacciare dalla finestra dell’apparire finito,
RIENTRA PARI
PARI dalla porta dello stesso apparire infinito sotto forma di <<atto eterno>>!
Roberto Fiaschi
……………………...



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