domenica 17 maggio 2026

195)- REPLICA A ELISA DE SILVA SU «OLTREPASSARE […] SEVERINO»

Gli acuti rilievi critici stesi da Elisa de Silva (d’ora in poi: EDS) _ amministratrice del gruppo: Officina di filosofia teoretica _, al mio precedente post n° 194, mi danno l’occasione di approfondire e precisare ulteriormente alcuni punti.

Esso si intitola:

<<L’ipostatizzazione dell’essere o Assoluto è fede>>.

Riporto via via i brani del suo post (quelli relativi soltanto a Severino) seguiti dal mio commento.

1)- EDS scrive:

<<Roberto Fiaschi, la tua obiezione è forte perché coglie il punto in cui ogni pensiero dell’assoluto deve essere messo alla prova: può l’assoluto opporsi al proprio altro senza essere già in relazione con esso? E dunque senza perdere la propria assolutezza? Ma, dal luogo del pensiero severiniano, si deve dire che la critica, così come è formulata, presuppone ciò che intende mostrare: presuppone che l’opposizione tra essere e nulla sia una relazione simmetrica tra due termini, quasi che l’essere e il nulla fossero entrambi “qualcosa” che stanno l’uno di fronte all’altro, accomunati almeno dal loro stare in opposizione. Proprio qui, invece, si apre la differenza decisiva. Per Severino l’opposizione originaria non è anzitutto la relazione tra due “cose”, l’essere e il nulla. È l’opposizione universale del positivo e del negativo. L’opposizione dell’essere e del nulla ne è una individuazione eminente, non il tutto dell’originario. In Essenza del nichilismo Severino chiarisce appunto che l’opposizione originaria è “sia opposizione di contraddizione, sia opposizione di diversità”: ogni positivo è opposto a tutto ciò che non è quel positivo, cioè tanto al nulla quanto a ogni altro positivo. Il tuo punto A dice: essere e nulla hanno almeno in comune il loro essere assolutamente opposti. Ma questo vale soltanto se il nulla è già assunto come un termine positivo, dotato di una proprietà: “essere opposto”. In tal caso, però, non stiamo più parlando del nulla, ma del positivo significare del nulla. Il nulla, in quanto pensato, “indossa la veste del positivo”; e proprio questa è l’aporia del nulla che Severino non nasconde, ma tematizza. Il nulla deve essere pensato per poter essere escluso dall’essere; ma, pensato, appare come significato, cioè come positività semantica. La soluzione non consiste nel dire che il nulla, come puro nulla, diventa un essente.. Il primo è un essente; il secondo non è. Quando si dice “nulla”, c’è certamente un positivo significare; ma ciò che esso significa è l’assoluta negazione dell’essente. Se si confondono questi due lati, nasce l’aporia che tu giustamente richiami; ma se li si distingue, la tua accusa di “comunanza” colpisce il significato positivo del nulla, non il nulla in quanto nulla. Perciò non segue che l’opposizione infinita venga “accorciata”. L’essere e il nulla non hanno in comune l’essere opposti, perché il nulla non è un soggetto che possieda la proprietà dell’opposizione. È il pensiero, ossia il positivo significare, che pone il nulla come ciò che non è. Ma il nulla posto non è un altro essente accanto all’essere>>.

Quanto qui espresso da EDS era però già stato previsto e analizzato al punto (C) del mio post, ma procediamo per gradi.

Secondo EDS la soluzione dell’aporia <<Consiste nel distinguere il significato positivo “nulla” dal nulla significato>>, ebbene, anche in questo modo abbiamo pur sempre una DISTINZIONE tra <<il significato positivo “nulla”>> ed il <<nulla significato>>.

Ed è appunto quanto avevo già considerato fatto nel paragrafo (C) del post 194.

Ma ecco: è PROPRIO QUESTA DISTINZIONE, che distingue due significati INFINITAMENTE OPPOSTI, a far del <<nulla significato>> un significato che NON riesce a significare l’INFINITAMENTE opposto dal <<significato positivo “nulla”>>, appunto perché il <<nulla significato>>, DISTINTO dal suo <<significato positivo “nulla”>> (che poi quest’ultimo, in quanto positivo, varrebbe come l’esplicitazione dell’altro significato), possiede IN COMUNE col <<significato positivo “nulla”>> il proprio STARE IN RELAZIONE di opposizione, ché, se così non fosse, il <<significato positivo “nulla”>> NON sarebbe distinto dal (né quindi in relazione con il) <<nulla significato>>, cosicché il <<significato positivo “nulla”>> sarebbe SOLO, cioè privo del <<nulla significato>>.

Per cui, stando così relazionati, mi pare ineludibile che essere e nulla abbiano _ entrambi _ IN COMUNE il loro essere assolutamente opposti.

Ripeto, se ambedue NON fossero reciprocamente uno l’INFINITAMENTE opposto dell’altro, allora il <<nulla significato>> NON significherebbe l’infinitamente opposto all’essere, e quindi SOLO L’ESSERE significherebbe l’assolutamente opposto del nulla; però, se fosse SOLTANTO l’essere ad opporsi infinitamente al nulla, allora l’essere si opporrebbe ad un significato _ il <<nulla significato>> _ che, invece, NON SI OPPORREBBE affatto all’essere!

2)- EDS osserva inoltre che <<Se si confondono questi due lati, nasce l’aporia che tu giustamente richiami; ma se li si distingue, la tua accusa di “comunanza” colpisce il significato positivo del nulla, non il nulla in quanto nulla>>.

Ma, ribadirei, È PROPRIO DISTINGUENDOLI che tale comunanzaNON può colpire <<il significato positivo del nulla>>, perché se colpisse unicamente esso, la comunanza accomunerebbe <<il significato positivo del nulla>> A SÉ STESSO.

E quindi la DISTINZIONE avverrebbe tra <<il significato positivo del nulla>> e sé stesso: sarebbe perciò una NON-DISTINZIONE….

Invece, <<il significato positivo del nulla>>, essendo DISTINTO dal <<nulla in quanto nulla>>, impone che ANCHE quest’ultimo abbia IN COMUNE con il primo il suo essere assolutamente opposto, negando però, ed al contempo, di essere assolutamente opposto proprio in virtù di detta comunanza la quale, perciò, ACCORCIA ab origine l’infinita distanza semantico/ontologica che invece avrebbe dovuto connotare reciprocamente entrambi i termini…

3)- Dunque prosegue EDS:

<<Perciò non segue che l’opposizione infinita venga “accorciata”. L’essere e il nulla non hanno in comune l’essere opposti, perché il nulla non è un soggetto che possieda la proprietà dell’opposizione. È il pensiero, ossia il positivo significare, che pone il nulla come ciò che non è. Ma il nulla posto non è un altro essente accanto all’essere>>.

Capisco, ma, se così, cioè se l’<<essere e il nulla non hanno in comune l’essere opposti, perché il nulla non è un soggetto che possieda la proprietà dell’opposizione>>, allora, come già accennato poc’anzi, SOLO L’ESSERE significherebbe l’assolutamente opposto al nulla, cosicché l’essere si opporrebbe ad un significato _ il <<nulla significato>> _ il quale, però, NON SI OPPORREBBE affatto all’essere, appunto perché il <<nulla significato>> non possiederebbe <<la proprietà dell’opposizione>>.

Ma, se non la possiede, il <<nulla significato>> NON potrà neppure stare in relazione con, distinguersi dal (peraltro SUO) <<significato positivo “nulla”>>, giacché se il <<nulla significato>> non possiede ALCUNA proprietà, allora va da sé che NON possiederà NEPPURE le proprietà di stare in relazione col suo positivo significare né di distinguersi da esso.

4)- E precisa ulteriormente EDS:

<<È il pensiero, ossia il positivo significare, che pone il nulla come ciò che non è. Ma il nulla posto non è un altro essente accanto all’essere>>.

Ma appunto, se il pensiero/il positivo significare <<pone il nulla come ciò che non è>>, pone altresì il <<nulla significato>> come l’OPPOSTO da sé, sì che in tale e per tale opposizione, il <<nulla significato>> abbia IN COMUNE con il suo positivo significare, di significare OPPOSTAMENTE a come lo stesso positivo significare significa OPPOSTAMENTE al <<nulla significato>>.

5)- Prosegue EDS:

<<Qui si decide anche il punto B: “essere e nulla hanno in comune il non avere nulla in comune”. Anche questa formulazione attribuisce al nulla un predicato. Ma il predicato appartiene al discorso che significa il nulla, non al nulla significato. Dire che il nulla non ha nulla in comune con l’essere non significa scoprire una proprietà comune dell’essere e del nulla; significa dire che, se il nulla fosse in qualche modo comune all’essere, non sarebbe nulla>>.

Non vorrei ripetermi, ma se <<il predicato>> NON appartiene <<al nulla significato>>, e quindi se sostener <<che il nulla non ha nulla in comune con l’essere non significa scoprire una proprietà comune dell’essere e del nulla; significa dire che, se il nulla fosse in qualche modo comune all’essere, non sarebbe nulla>>, allora il <<nulla significato>> NON si oppone all’essere, giacché, affinché essi siano due significati opposti, cioè affinché essi NON abbiano assolutamente nulla IN COMUNE, è necessario che il <<nulla significato>> sia DISTINTO infinitamente dal significato essere e, siccome è così DISTINTAMENTE significante, allora segue altrettanto necessariamente che il <<nulla significato>> abbia IN COMUNE con l’essere di esser un significato OPPOSTO all’essere, così come l’essere ha _ non può non avere _ IN COMUNE col nulla di essere un significato OPPOSTO al nulla.

Altrimenti, cioè senza tale comunanza, SOLTANTO l’essere si opporrebbe al nulla, sì che il nulla NON si opporrebbe all’essere…

6)- EDS:

<<La tua critica, dunque, rischia di cadere nella stessa struttura che vuole denunciare: essa mostra che, se il nulla è trattato come un termine, allora esso è già positività. Ma questo è esattamente ciò che il discorso severiniano riconosce. La contraddizione non è nel destino dell’essente; è nel pensiero che, non distinguendo il significato positivo del nulla dal nulla significato, pretende poi di concludere che il nulla sia qualcosa>>.

La critica mostra che il <<nulla significato>> <<è già positività>> perché CONDIVIDE con l’essere il suo (del <<nulla significato>>) esser l’assolutamente opposto all’essere.

Ossia il <<nulla significato>> è IDENTICO ALL’ESSERE almeno nel punto in cui entrambi sono uno l’opposto dell’altro, reciprocamente.

Questa reciproca IDENTITÀ, ripeterei, toglie la pretesa (solo astratta) che il <<nulla significato>> sia l’infinitamente opposto all’essere, appunto perché tale IDENTITÀ li ACCOMUNA e, ACCOMUNANDOLI, ne riduce l’infinita alterità facendo sì che, perciò, il <<nulla significato>> sia un ENTE tra altri enti, sebbene connotato di segno negativo.

Inoltre, se il nulla NON fosse <<trattato come un termine>>, non sarebbe possibile DISTINGUERE i due semantemi (come invece EDS riconosce che essi debbano venir DISTINTI), e così NON avremmo neppure il significato concreto <<NULLA>> quale sintesi dei DUE momenti o termini opposti, ciascuno significante incontraddittoriamente ciò che significa…

Personalmente, perciò, direi l’opposto, ossia è proprio <<distinguendo il significato positivo del nulla dal nulla significato>> che il <<nulla significato>> mostra la sua COMUNANZA con il <<significato positivo del nulla>>, inficiandone perciò l’assoluta distanza semantico/ontologica…

7)- EDS:

<<Quanto al punto D, dici che anche il puro nulla “significa incontraddittoriamente come puro nulla”. Ma il puro nulla non significa “da parte sua”. Non vi è un “da parte sua” del nulla. Vi è il positivo significare del nulla, che è un essente, e vi è il nulla significato, che non è. L’identità con sé compete al significato positivo; non compete al nulla come se il nulla fosse una regione dell’essere. Per questo l’eternità dell’essente non viene inficiata. Essa non dipende da una relazione finita tra essere e nulla, ma dall’impossibilità che l’essente sia nulla. “Ogni essente, in ogni sua forma, è ed è impossibile che non sia. Ogni essente è eterno”: questo è il destino dell’essente. Dire che l’essente diviene nulla significa dire che il non-niente è niente; ed è appunto questa la follia essenziale del divenire occidentale>>.

Il punto è che se <<il puro nulla non significa “da parte sua”. Non vi è un “da parte sua” del nulla. Vi è il positivo significare del nulla, che è un essente, e vi è il nulla significato, che non è>>, allora <<il positivo significare del nulla>> NON ha alcun referente da significare, cioè NON ha nessun riferimento nei confronti del quale fungere appunto da SUO (del <<il puro nulla>>) positivo significare, e quindi NON può costituirsi neppure il significato concreto <<NULLA>> (quale sintesi dei due opposti momenti semantici già incontrati).

Infatti, tale positivo significare è <<il positivo significare del nulla>> cioè del <<puro nulla>>.

Se dunque questo <<puro nulla>> non significasse IN SÉ e di PER SÉ, già da parte sua, AUTONOMAMENTE rispetto al suo positivo significare, allora quest’ultimo NON sarebbe affatto un positivo significare, perché gli mancherebbe il termine nei confronti del quale porsi come positivo significare.

Avendo Severino precisato come anche il <<puro nulla>> sia IN SÉ incontraddittoriamente significante come <<puro nulla>>, ciò vuol dire che il <<puro nulla>> significa innegabilmente nonché IDENTICAMENTE A SÉ, cioè come <<puro nulla>> e non come puro non-nulla.

Pertanto, anche il <<puro nulla>> SOTTOSTÀ all’IDENTITÀ-CON-SÉ valevole per qualsiasi altro ente, altrimenti NON significherebbe <<puro nulla>> ma altro…

Dunque, ad EDS, ove osserva che << L’identità con sé compete al significato positivo; non compete al nulla come se il nulla fosse una regione dell’essere>>, va replicato che, se fosse come sostiene lei, cioè se il suo significare negativamente non spettasse al <<puro nulla>> IN QUANTO TALE (cioè PER SÉ anziché PER ALTRO ovvero per il suo positivo significare), allora _ contra Severino _ il significato del <<puro nulla>> NON significherebbe  incontraddittoriamente <<puro nulla>>, e quindi il referente del positivo significare avrebbe tutt’altro significato, anziché quel preciso, incontraddittorio significato di cui stiamo parlando…

 

Roberto Fiaschi

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