Il
titolo di questo post RICALCA il titolo che ANTIMATERIALISTA (Angelo Santini; d’ora in poi: AS) ha dato al suo
video in risposta al mio post n° 196.
Infatti,
il video di AS si intitola:
<<Confutazione
delle obiezioni di Roberto Fiaschi sulla risoluzione dell'aporetica del nulla>>:
https://www.youtube.com/watch?v=Q0gF7EQlAKc
Per
maggior scorrevolezza, riporto, numerandole, le prime affermazioni di AS, ove
si mette subito a fuoco quale sia, per lui, il mio errore.
Premesso
che ad un certo punto AS osserva:
<<Se
consideriamo bene questo, consideriamo bene il fatto che sono entrambi dei
significati e il positivo significare e il nulla-momento, anche le ultime
obiezioni di Fiaschi che mi ha rivolto, si risolvono. Non le considero tutte ma considero solo quelle essenziali confutate le
quali, si dirime l’intera questione>>.
Ottimo, così
anch’io avrò modo di non dilungarmi troppo, limitandomi perciò a
quell’essenziale indicato da AS, il quale comincia così:
1)-
AS: <<Provo a
chiarire meglio la
posizione di Severino sul nulla. Il nulla, di cui si parla, è sempre un
significato, ed è un significato complesso, costituito da una parte, del suo positivo
significare che esprime semplicemente la sua positività significante senza
però, in sé, ancora determinare cosa significhi. Quindi, se lo astraessimo senza
però separarlo, se lo astraessimo dal suo contenuto determinato che invece è il
nulla-momento, significherebbe solo in maniera astratta e formale che è
qualcosa di significante ma senza però specificare cosa significhi. Cosa
significhi, lo specifica il nulla-momento che è un altro significato, è
un’altra positività, significante l’essente. Che cosa esprime, invece, in
maniera determinata, il nulla momento come significato? Esprime il nulla; ha
come contenuto l’esprimere il significato della nullità del nulla. Ora questo,
ciò che non esiste in tutto questo, è il nulla come contenuto ontologico a sé
stante. Allora, spieghiamo meglio. Allora, ripetiamo: abbiamo il positivo
significare del nulla che è significante ed è essente ed è qualcosa di positivo.
Abbiamo il nulla-momento che è a sua volta significante ed è un qualcosa di positivo,
di essente a sua volta. E poi abbiamo il nulla in quanto tale che non c’è, non
è significante, non è nulla. Quindi, attenzione: io qua non sto dicendo che
questo nulla-momento esprima e ponga il nulla in quanto tale, ma esprime la
nullità del nulla. Se consideriamo bene questo, consideriamo bene il fatto che sono
entrambi dei significati e il positivo significare e il nulla-momento, anche le
ultime obiezioni di Fiaschi che mi ha rivolto, si risolvono. Non le considero
tutte ma considero solo quelle essenziali confutate le quali, si dirime
l’intera questione>>.
Bene, tuttavia, stendo una prima osservazione, dove AS dice:
<<E poi
abbiamo il nulla in
quanto tale che non c’è, non è significante, non è nulla. Quindi, attenzione:
io qua non sto dicendo che questo nulla-momento esprima e ponga il nulla in quanto tale, ma esprime
la nullità del nulla>>.
Orbene, il non-essere-significante
da parte del nulla è pur sempre un ESSERE SIGNIFICANTE.
Questo vuol dire che
qualsivoglia preteso PURO non-essere-significante, si ritraduce sempre, suo
malgrado nell’esser comunque SIGNIFICANTE e quindi ESSENTE (nei modi spettantegli).
È la stessa pretesa
purezza del nulla NON CONTAMINATO dall’essere, che ha spinto Severino a cercar
la soluzione
all’aporia del nulla, aporia consistente nell’ENTIFICAZIONE del nulla o non-ENTE.
Inoltre, dove AS
osserva che <<io qua non sto dicendo che questo nulla-momento esprima
e ponga il nulla in quanto tale, ma esprime la nullità del nulla>>,
ebbene, se il nulla-momento
<<esprime la nullità del nulla>>, allora, l’ESSER nulla-momento
da parte del nulla-momento esprime l’ESSERE del nulla-momento!
Se la <<nullità>>
esprime il predicato del soggetto <<nulla>>, allora al
<<nulla>> spetta di ESSERE determinato come <<nulla>>,
appunto perché il suo predicato ne esprime la sua <<nullità>>,
che è come dire che il <<nulla>> sia IDENTICO-A-SÉ e DIFFERENTE-DAL-PROPRIO-ALTRO,
cioè dall’essere o non-nulla, come un qualsiasi altro ESSENTE.
Pertanto, ANCHE il
nulla è ACCOMUNATO
ALL’ESSERE/ENTE dalla legge ontologica consistente nell’essere IDENTICO-a-sé e DIFFERENTE-dal-proprio-altro.
Anche questo fa
del nulla un ESSENTE…
Se si replicasse
che il nulla NON
sia IDENTICO
a sé NÉ DIFFERENTE
dal proprio altro (giacché se fosse DIFFERENTE dal proprio altro, il nulla
si comporterebbe come qualsiasi altro ENTE il quale, appunto, DIFFERISCE dal
proprio altro), verremmo a dire che esso, non essendo IDENTICO a sé, NON significherebbe
nemmeno <<il nulla>>…
2)- AS: <<Allora, lui per esempio, presuppone erroneamente, ha presupposto che il nulla-momento, per essere significante, debba esserlo in sé, isolatamente dal positivo significare. Perché se non fosse in sé significante, allora standovi assieme nella sua costituzione, nel costituire internamente la complessità del positivo significare del nulla, non significherebbe nulla al suo interno. Quindi, per significare comunque qualcosa entro la positività significante complessiva del nulla, secondo Fiaschi il nulla-momento deve avere un significato originariamente intrinseco, ma qui sta presupponendo che i termini precedano la relazione>>.
A dire il vero ho
sempre considerato i due termini in sintesi, anzi, di più: è proprio grazie
alla sintesi autocontraddicentesi del significato NULLA _ quindi NON <<isolatamente
dal positivo
significare>> ma soltanto DISTINTAMENTE _, che emerge l’aporia
denunciata nei miei precedenti post ed alla quale, dopo, ci arriverò nuovamente…
Ciò vuol dire che
essere significante IN SÉ e PER SÉ, da parte del nulla-momento, significa che esso
possiede IN SÉ il SUO
_ del nulla-momento
_ proprio e specifico significato che perciò NON gli è conferito dal positivo significare
perché, se così fosse, il nulla-momento
non significherebbe neppure l’assenza di ogni significato e sarebbe
come se non ci fosse simpliciter, sì che il significato autocontraddicentesi
NULLA sarebbe costituito da UN SOLO momento ( = il positivo significare), e quindi NON sarebbe una sintesi
tra DUE significati e conseguentemente NEPPURE il positivo significare sarebbe il positivo significare di
alcunché...
Inoltre, notare qui,
ove AS afferma:
<<Quindi,
se lo [ = il positivo
significare] astraessimo senza però separarlo, se lo astraessimo dal suo
contenuto determinato che invece è il nulla-momento, significherebbe solo in maniera
astratta e formale che è qualcosa di significante ma senza però specificare
cosa significhi. Cosa significhi, lo specifica il nulla-momento che è un altro significato, è
un’altra positività,
significante l’essente>>.
Ecco, come si
vede, anche AS riconosce che il nulla-momento è <<un altro significato, è un’altra positività>> e,
poiché è <<un altro significato>>, vuol dire che il nulla-momento è
significante _ già in sé _ DISTINTAMENTE dal suo positivo significare.
AS precisa che il
sottoscritto starebbe <<presupponendo che i termini precedano la relazione>>.
No no, è proprio
nel darsi DELLA loro co-originaria relazione che quei due termini fanno
scaturire l’aporia indicata nei miei precedenti post, aporia consistente _ ecco
che la ripresento di nuovo _ nell’aver entrambi almeno un tratto IN COMUNE che ACCORCIA/NEGA la loro presunta INFINITA distanza
semantico-ontologica; tratto COMUNE consistente nell’essere entrambi ciascuno la NEGAZIONE
dell’altro nonché l’OPPOSTO dell’altro, sì che grazie a questo tratto COMUNE, ambedue i termini
siano IDENTICI
proprio nel possedere quell’IDENTICO tratto COMUNE.
Per cui _ ecco
l’aporia irrisolvibile _ il nulla NON è L’INFINITAMENTE ALTRO rispetto all’essere (e
viceversa) ma soltanto il FINITAMENTE
altro: dunque, il nulla è un ESSENTE…
3)- AS: <<Il
significato del nulla è una complessità e per Severino né i relati precedono la
relazione, né la relazione precede i relati. Ma i relati la relazione sono
cooriginari, quindi sia la relazione sia i relati tra loro sono cooriginari.
Vuol dire che non c'è un positivo significare complessivo del nulla senza anche
la parte determinata che è espressa dal nulla momento e viceversa. Solo assieme
in origine sono determinati questi due poli o aspetti del significato complesso
del nulla. Quindi questo confuta l'obiezione di Fiaschi secondo cui per avere
un significato determinato del nulla momento serve che il nulla-momento sia in
origine in sé e per sé significante come nulla-momento, anche a prescindere dalla
positività significante complessiva. Invece no, perché esso è parte originaria di quella
significanza complessiva, di quella positività significante del nulla. >>.
Certo che <<non
c'è un positivo significare complessivo del nulla senza anche la parte
determinata che è espressa dal nulla momento e viceversa>>, ed
infatti è proprio questa co-originarietà a costituirsi aporeticamente, come
appena indicato sopra al punto (2).
Dunque, chiarito
ciò, NON vedo allora come AS possa asserire che <<questo confut[i]
l'obiezione di Fiaschi secondo cui per avere un significato determinato del
nulla momento serve che il nulla-momento sia in origine in sé e per sé
significante come nulla-momento, anche a prescindere dalla positività
significante complessiva>>.
Eppure, non ho mai
prospettato ciò, NON
ho mai detto:
<<anche a
prescindere dalla
positività significante complessiva>>, bensì ho detto:
DISTINTAMENTE
<<dalla positività significante complessiva>>.
Ho sempre
affermato che CIASCUN dei due termini DEVE essere significante, quindi anche il
nulla-momento
DEVE possedere IN SÉ il PROPRIO originario
significare, anziché demandare OGNI sua significazione al positivo significare.
Se non lo
possedesse, non avremmo DUE significati in originaria reciproca
relazione/sintesi…
4)- AS: <<Io
credo proprio che l'equivoco anche di Fiaschi sia quello di non aver
considerato che il nulla-momento, comunque al di là di ciò, è proprio un
significato, è proprio essente, è una positività. A non essere una positività è
il contenuto espresso, cioè la pura nullità e insignificanza del nulla>>.
No, tutt’altro; ho
sempre detto che <<il nulla-momento […] è proprio un significato, è proprio
essente, è una positività>>;
ma questo, però, rappresenta un’AGGRAVANTE dell’aporia, NON certo una via per risolverla!
Giacché, se il nulla-momento è una positività, allora sarà
una positività
ANCHE il suo <<contenuto espresso, cioè la pura nullità e
insignificanza del nulla>>, appunto perché questo <<contenuto
espresso>> e così significato NON può mai scrollarsi di dosso il
proprio significare POSITIVAMENTE
come IDENTICO-A-SÉ, esattamente come qualsiasi altro ente, per cui la pretesa (solo
astratta) di indicare/significare <<la pura nullità e insignificanza
del nulla>> NON
riesce a realizzarsi senza, al contempo, NEGARE tale pretesa e perciò NEGANDOSI in quanto
<<pura nullità e insignificanza del nulla>> per ritrovarsi
solo come FINITA
nullità e POSITIVA
significanza, cioè come un ENTE…
Ma c’è di più e di
peggio.
Leggiamo ancora AS:
<<A non essere una positività è il contenuto espresso, cioè la pura
nullità e insignificanza del nulla>>.
Senonché, è
proprio quella <<pura nullità e insignificanza del nulla>> a
scatenare l’aporia suddetta (al punto 2), giacché ANCHE questa <<pura
nullità e insignificanza del nulla>> si costituisce come NEGAZIONE
del non-nulla (cioè dell’essere) e quindi come NEGAZIONE della significanza,
cosicché, ripeterei, questo suo (della <<pura nullità e insignificanza
del nulla>>) esser INFINITA NEGAZIONE dell’essere, è il tratto che l’accomuna
all’essere, visto che anche l’essere è INFINITA NEGAZIONE della <<pura nullità
e insignificanza del nulla>>, sì che tale infinità si tramuti al
contempo in una differenza FINITA
tra essere e nulla, facendo della <<pura nullità e insignificanza del
nulla>> un ENTE…
Se si negasse ciò,
replicando cioè che ad esser NEGAZIONE (ed OPPOSIZIONE) dell’essere NON sia <<la
pura nullità e insignificanza del nulla>> ma unicamente il suo positivo significare,
farei allora osservar che SE <<la pura nullità e insignificanza del
nulla>> NON fosse NEGAZIONE (OPPOSIZIONE) dell’essere, allora
<<la pura nullità e insignificanza del nulla>> NON si DISTINGUEREBBE da
ciò (dall’essere) che essa NON
può negare!
Sì che in tal caso
<<la pura nullità e insignificanza del nulla>> sarebbe IDENTICA all’essere, o
comunque INDISTINGUIBILE
da esso (e viceversa)…
5)- Prosegue AS:
<<Attenzione, questa negatività non è mai astraibile dal nulla-momento perché è
significante solo perché è determinata ma non entificata come significato nel
nulla-momento, a
sua volta non isolabile dalla complessiva positività significante del
significato del nulla. E Fiaschi cade in questo errore sottolineato da Severino
dell’aporia del nulla, del lato in cui si ritiene che pensare il nulla lo entifichi>>.
Come detto poc’anzi,
che <<questa negatività>> non sia <<mai astraibile dal
nulla-momento>>
è ciò che ho appena ritenuto un’AGGRAVANTE dell’aporia, non una sua soluzione!
Quanto a: <<si
ritiene che pensare il nulla lo entifichi>>, è esattamente un
versante grazie al quale sorge
l’aporia del nulla, perché il pensiero ENTIFICA ciò che pensa, lo DETERMINA, conferisce
(o ne mostra) l’IDENTITÀ-con-sé al pensato (all’ENTE).
Certamente,
perciò, <<pensare il nulla lo entifica>>, altrimenti
Severino NON avrebbe escogitato una ‘soluzione’ affinché grazie ad essa il nulla,
una volta pensato, non restasse ENTIFICATO.
6)-AS: <<Esattamente
quando lui ritiene che la pura nullità del nulla, una volta espressa pur se in
questo modo, si è automaticamente entificata. Ma se la nullità del nulla fosse
davvero la nullità totale del nulla, non sarebbe contemplabile, non potrebbe
apparire e quindi sarebbe impossibile contraddirsi come sostiene Fiaschi.
Quindi è ovvio che il pensare il nulla, anche solo come pura nullità, richiede
sempre di pensare implicitamente all'intera struttura del nulla, anche non
essendone consapevoli, l'intera struttura semantica del nulla, perché è impossibile pensare al nulla al di
fuori della sua positività significante complessiva, quindi sia la parte
formale che afferma semplicemente che il nulla significa qualcosa, senza però
di per sé determinare cosa, è il nulla-momento che determina questo significare
e dice che il nulla significa la negazione del significato, la negazione
dell'essere>>.
Come dice AS, l’impossibilità
di <<pensare al nulla al di fuori della sua positività significante
complessiva>>, attesta che il nulla è inscindibilmente UNO con la
propria positività,
cioè è ESSENTE,
perché il nulla pensato <<al di fuori della sua positività>> non può non
tradursi, SEMPRE, nel pensarlo unitamente alla sua positività o _ che è lo stesso _ al suo
essere un ENTE.
Ed è per questo,
ripeto, che Severino ha tentato di elaborare una soluzione a quest’aporia, cercando
cioè, di pensare il puro nulla SENZA ENTIFICARLO!
Dunque, ciò vuol
dire che la PRETESA
di porre o di pensare il nulla <<al di fuori della sua positività significante complessiva>>
cioè SENZA ENTIFICARLO,
è una PRETESA che
si AUTO-NEGA.
Non va meglio,
perciò, ove AS precisa: <<è il nulla-momento che determina questo significare e
dice che il nulla significa la negazione del significato, la negazione
dell'essere>>.
Infatti qui, AS
riconosce che il nulla-momento
si costituisce (AL PARI dell’essere) come <<negazione del significato>>, come
<<negazione
dell'essere>>.
Perfetto!
Ed è esattamente qui
che, di nuovo, si presenta quell’aporia della quale vado parlando da ormai quattro
o cinque post, l’aporia in base alla quale essere e nulla CONDIVIDONO UN TRATTO COMUNE che perciò ENTIFICA il nulla, consistente
nell’essere, entrambi, l’uno la negazione dell’altro!
Pertanto posso ben
terminare qui il mio post, essendo ormai giunto _ suo malgrado _ al
riconoscimento, da parte di AS, che essere e nulla CONDIVIDONO
UN TRATTO COMUNE consistente
nell’essere, entrambi, L’UNO LA NEGAZIONE DELL’ALTRO, e ciò implica necessariamente che il nulla
sia il FINITAMENTE
opposto dell’essere (e che quindi sia un ENTE), e viceversa, ma non solo:
implica altresì
che l’essere, SENZA la posizione NON-ENTIFICATA
del nihil absolutum, NON sia neppure l’essere che dice di essere, come osserva
Severino:
<<non porre il nulla significa essere nell’impossibilità
di escludere che l’essere sia nulla. Non solo, ma non può essere posto nemmeno
l’essere. Si è infatti accennato sopra che il «nulla» appartiene al significato
«essere»: sì che non porre il nulla significa non porre nemmeno l’essere, non
porre l’essere significa non porre nulla. Negare la posizione del nulla
significa pertanto negare l’orizzonte della totalità dell’immediato.
L’appartenenza del significato «nulla» al significato «essere» è rilevabile
immediatamente; e così pure, che la posizione di un qualsiasi significato
implichi la posizione del significato «essere» è immediatamente rilevabile>>. - (La struttura originaria; pag.
211).
Roberto Fiaschi
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