giovedì 21 maggio 2026

198)- CONFUTAZIONE DELLE RISPOSTE DI ANGELO SANTINI SULLA RISOLUZIONE DELL’APORETICA DEL NULLA

 

Il titolo di questo post RICALCA il titolo che ANTIMATERIALISTA (Angelo Santini; d’ora in poi: AS) ha dato al suo video in risposta al mio post n° 196.

Infatti, il video di AS si intitola:

<<Confutazione delle obiezioni di Roberto Fiaschi sulla risoluzione dell'aporetica del nulla>>: https://www.youtube.com/watch?v=Q0gF7EQlAKc

Per maggior scorrevolezza, riporto, numerandole, le prime affermazioni di AS, ove si mette subito a fuoco quale sia, per lui, il mio errore.

Premesso che ad un certo punto AS osserva:

<<Se consideriamo bene questo, consideriamo bene il fatto che sono entrambi dei significati e il positivo significare e il nulla-momento, anche le ultime obiezioni di Fiaschi che mi ha rivolto, si risolvono. Non le considero tutte ma considero solo quelle essenziali confutate le quali, si dirime l’intera questione>>.

Ottimo, così anch’io avrò modo di non dilungarmi troppo, limitandomi perciò a quell’essenziale indicato da AS, il quale comincia così:

1)- AS: <<Provo a chiarire meglio la posizione di Severino sul nulla. Il nulla, di cui si parla, è sempre un significato, ed è un significato complesso, costituito da una parte, del suo positivo significare che esprime semplicemente la sua positività significante senza però, in sé, ancora determinare cosa significhi. Quindi, se lo astraessimo senza però separarlo, se lo astraessimo dal suo contenuto determinato che invece è il nulla-momento, significherebbe solo in maniera astratta e formale che è qualcosa di significante ma senza però specificare cosa significhi. Cosa significhi, lo specifica il nulla-momento che è un altro significato, è un’altra positività, significante l’essente. Che cosa esprime, invece, in maniera determinata, il nulla momento come significato? Esprime il nulla; ha come contenuto l’esprimere il significato della nullità del nulla. Ora questo, ciò che non esiste in tutto questo, è il nulla come contenuto ontologico a sé stante. Allora, spieghiamo meglio. Allora, ripetiamo: abbiamo il positivo significare del nulla che è significante ed è essente ed è qualcosa di positivo. Abbiamo il nulla-momento che è a sua volta significante ed è un qualcosa di positivo, di essente a sua volta. E poi abbiamo il nulla in quanto tale che non c’è, non è significante, non è nulla. Quindi, attenzione: io qua non sto dicendo che questo nulla-momento esprima e ponga il nulla in quanto tale, ma esprime la nullità del nulla. Se consideriamo bene questo, consideriamo bene il fatto che sono entrambi dei significati e il positivo significare e il nulla-momento, anche le ultime obiezioni di Fiaschi che mi ha rivolto, si risolvono. Non le considero tutte ma considero solo quelle essenziali confutate le quali, si dirime l’intera questione>>.

Bene, tuttavia, stendo una prima osservazione, dove AS dice:

<<E poi abbiamo il nulla in quanto tale che non c’è, non è significante, non è nulla. Quindi, attenzione: io qua non sto dicendo che questo nulla-momento esprima e ponga il nulla in quanto tale, ma esprime la nullità del nulla>>.

Orbene, il non-essere-significante da parte del nulla è pur sempre un ESSERE SIGNIFICANTE.

Questo vuol dire che qualsivoglia preteso PURO non-essere-significante, si ritraduce sempre, suo malgrado nell’esser comunque SIGNIFICANTE e quindi ESSENTE (nei modi spettantegli).

È la stessa pretesa purezza del nulla NON CONTAMINATO dall’essere, che ha spinto Severino a cercar la soluzione all’aporia del nulla, aporia consistente nell’ENTIFICAZIONE del nulla o non-ENTE.

Inoltre, dove AS osserva che <<io qua non sto dicendo che questo nulla-momento esprima e ponga il nulla in quanto tale, ma esprime la nullità del nulla>>,

ebbene, se il nulla-momento <<esprime la nullità del nulla>>, allora, l’ESSER nulla-momento da parte del nulla-momento esprime l’ESSERE del nulla-momento!

Se la <<nullità>> esprime il predicato del soggetto <<nulla>>, allora al <<nulla>> spetta di ESSERE determinato come <<nulla>>, appunto perché il suo predicato ne esprime la sua <<nullità>>, che è come dire che il <<nulla>> sia IDENTICO-A-SÉ e DIFFERENTE-DAL-PROPRIO-ALTRO, cioè dall’essere o non-nulla, come un qualsiasi altro ESSENTE.

Pertanto, ANCHE il nulla è ACCOMUNATO ALL’ESSERE/ENTE dalla legge ontologica consistente nell’essere IDENTICO-a-sé e DIFFERENTE-dal-proprio-altro.

Anche questo fa del nulla un ESSENTE

Se si replicasse che il nulla NON sia IDENTICO a sé DIFFERENTE dal proprio altro (giacché se fosse DIFFERENTE dal proprio altro, il nulla si comporterebbe come qualsiasi altro ENTE il quale, appunto, DIFFERISCE dal proprio altro), verremmo a dire che esso, non essendo IDENTICO a sé, NON significherebbe nemmeno <<il nulla>>…

2)- AS: <<Allora, lui per esempio, presuppone erroneamente, ha presupposto che il nulla-momento, per essere significante, debba esserlo in sé, isolatamente dal positivo significare. Perché se non fosse in sé significante, allora standovi assieme nella sua costituzione, nel costituire internamente la complessità del positivo significare del nulla, non significherebbe nulla al suo interno. Quindi, per significare comunque qualcosa entro la positività significante complessiva del nulla, secondo Fiaschi il nulla-momento deve avere un significato originariamente intrinseco, ma qui sta presupponendo che i termini precedano la relazione>>.

A dire il vero ho sempre considerato i due termini in sintesi, anzi, di più: è proprio grazie alla sintesi autocontraddicentesi del significato NULLA _ quindi NON <<isolatamente dal positivo significare>> ma soltanto DISTINTAMENTE _, che emerge l’aporia denunciata nei miei precedenti post ed alla quale, dopo, ci arriverò nuovamente…

Ciò vuol dire che essere significante IN SÉ e PER SÉ, da parte del nulla-momento, significa che esso possiede IN SÉ il SUO _ del nulla-momento _ proprio e specifico significato che perciò NON gli è conferito dal positivo significare perché, se così fosse, il nulla-momento non significherebbe neppure l’assenza di ogni significato e sarebbe come se non ci fosse simpliciter, sì che il significato autocontraddicentesi NULLA sarebbe costituito da UN SOLO momento ( = il positivo significare), e quindi NON sarebbe una sintesi tra DUE significati e conseguentemente NEPPURE il positivo significare sarebbe il positivo significare di alcunché...

Inoltre, notare qui, ove AS afferma:

<<Quindi, se lo [ = il positivo significare] astraessimo senza però separarlo, se lo astraessimo dal suo contenuto determinato che invece è il nulla-momento, significherebbe solo in maniera astratta e formale che è qualcosa di significante ma senza però specificare cosa significhi. Cosa significhi, lo specifica il nulla-momento che è un altro significato, è un’altra positività, significante l’essente>>.

Ecco, come si vede, anche AS riconosce che il nulla-momento è <<un altro significato, è un’altra positività>> e, poiché è <<un altro significato>>, vuol dire che il nulla-momento è significante _ già in sé _ DISTINTAMENTE dal suo positivo significare.

AS precisa che il sottoscritto starebbe <<presupponendo che i termini precedano la relazione>>.

No no, è proprio nel darsi DELLA loro co-originaria relazione che quei due termini fanno scaturire l’aporia indicata nei miei precedenti post, aporia consistente _ ecco che la ripresento di nuovo _ nell’aver entrambi almeno un tratto IN COMUNE che ACCORCIA/NEGA la loro presunta INFINITA distanza semantico-ontologica; tratto COMUNE consistente nell’essere entrambi ciascuno la NEGAZIONE dell’altro nonché l’OPPOSTO dell’altro, sì che grazie a questo tratto COMUNE, ambedue i termini siano IDENTICI proprio nel possedere quell’IDENTICO  tratto COMUNE.

Per cui _ ecco l’aporia irrisolvibile _ il nulla NON è L’INFINITAMENTE ALTRO rispetto all’essere (e viceversa) ma soltanto il FINITAMENTE altro: dunque, il nulla è un ESSENTE  

3)- AS: <<Il significato del nulla è una complessità e per Severino né i relati precedono la relazione, né la relazione precede i relati. Ma i relati la relazione sono cooriginari, quindi sia la relazione sia i relati tra loro sono cooriginari. Vuol dire che non c'è un positivo significare complessivo del nulla senza anche la parte determinata che è espressa dal nulla momento e viceversa. Solo assieme in origine sono determinati questi due poli o aspetti del significato complesso del nulla. Quindi questo confuta l'obiezione di Fiaschi secondo cui per avere un significato determinato del nulla momento serve che il nulla-momento sia in origine in sé e per sé significante come nulla-momento, anche a prescindere dalla positività significante complessiva. Invece no, perché esso è parte originaria di quella significanza complessiva, di quella positività significante del nulla. >>.

Certo che <<non c'è un positivo significare complessivo del nulla senza anche la parte determinata che è espressa dal nulla momento e viceversa>>, ed infatti è proprio questa co-originarietà a costituirsi aporeticamente, come appena indicato sopra al punto (2).

Dunque, chiarito ciò, NON vedo allora come AS possa asserire che <<questo confut[i] l'obiezione di Fiaschi secondo cui per avere un significato determinato del nulla momento serve che il nulla-momento sia in origine in sé e per sé significante come nulla-momento, anche a prescindere dalla positività significante complessiva>>.

Eppure, non ho mai prospettato ciò, NON ho mai detto:

<<anche a prescindere dalla positività significante complessiva>>, bensì ho detto:

DISTINTAMENTE <<dalla positività significante complessiva>>.

Ho sempre affermato che CIASCUN dei due termini DEVE essere significante, quindi anche il nulla-momento DEVE possedere IN il PROPRIO originario significare, anziché demandare OGNI sua significazione al positivo significare.

Se non lo possedesse, non avremmo DUE significati in originaria reciproca relazione/sintesi…

4)- AS: <<Io credo proprio che l'equivoco anche di Fiaschi sia quello di non aver considerato che il nulla-momento, comunque al di là di ciò, è proprio un significato, è proprio essente, è una positività. A non essere una positività è il contenuto espresso, cioè la pura nullità e insignificanza del nulla>>.

No, tutt’altro; ho sempre detto che <<il nulla-momento […] è proprio un significato, è proprio essente, è una positività>>; ma questo, però, rappresenta un’AGGRAVANTE dell’aporia, NON certo una via per risolverla!

Giacché, se il nulla-momento è una positività, allora sarà una positività ANCHE il suo <<contenuto espresso, cioè la pura nullità e insignificanza del nulla>>, appunto perché questo <<contenuto espresso>> e così significato NON può mai scrollarsi di dosso il proprio significare POSITIVAMENTE come IDENTICO-A-SÉ, esattamente come qualsiasi altro ente, per cui la pretesa (solo astratta) di indicare/significare <<la pura nullità e insignificanza del nulla>> NON riesce a realizzarsi senza, al contempo, NEGARE tale pretesa e perciò NEGANDOSI in quanto <<pura nullità e insignificanza del nulla>> per ritrovarsi solo come FINITA nullità e POSITIVA significanza, cioè come un ENTE 

Ma c’è di più e di peggio.

Leggiamo ancora AS: <<A non essere una positività è il contenuto espresso, cioè la pura nullità e insignificanza del nulla>>.

Senonché, è proprio quella <<pura nullità e insignificanza del nulla>> a scatenare l’aporia suddetta (al punto 2), giacché ANCHE questa <<pura nullità e insignificanza del nulla>> si costituisce come NEGAZIONE del non-nulla (cioè dell’essere) e quindi come NEGAZIONE della significanza, cosicché, ripeterei, questo suo (della <<pura nullità e insignificanza del nulla>>) esser INFINITA NEGAZIONE dell’essere, è il tratto che l’accomuna all’essere, visto che anche l’essere è INFINITA NEGAZIONE della <<pura nullità e insignificanza del nulla>>, sì che tale infinità si tramuti al contempo in una differenza FINITA tra essere e nulla, facendo della <<pura nullità e insignificanza del nulla>> un ENTE…

Se si negasse ciò, replicando cioè che ad esser NEGAZIONE (ed OPPOSIZIONE) dell’essere NON sia <<la pura nullità e insignificanza del nulla>> ma unicamente il suo positivo significare, farei allora osservar che SE <<la pura nullità e insignificanza del nulla>> NON fosse NEGAZIONE (OPPOSIZIONE) dell’essere, allora <<la pura nullità e insignificanza del nulla>> NON si DISTINGUEREBBE da ciò (dall’essere) che essa NON può negare!

Sì che in tal caso <<la pura nullità e insignificanza del nulla>> sarebbe IDENTICA all’essere, o comunque INDISTINGUIBILE da esso (e viceversa)…

5)- Prosegue AS: <<Attenzione, questa negatività non è mai astraibile dal nulla-momento perché è significante solo perché è determinata ma non entificata come significato nel nulla-momento, a sua volta non isolabile dalla complessiva positività significante del significato del nulla. E Fiaschi cade in questo errore sottolineato da Severino dell’aporia del nulla, del lato in cui si ritiene che pensare il nulla lo entifichi>>.

Come detto poc’anzi, che <<questa negatività>> non sia <<mai astraibile dal nulla-momento>> è ciò che ho appena ritenuto un’AGGRAVANTE dell’aporia, non una sua soluzione!

Quanto a: <<si ritiene che pensare il nulla lo entifichi>>, è esattamente un versante grazie al quale sorge l’aporia del nulla, perché il pensiero ENTIFICA ciò che pensa, lo DETERMINA, conferisce (o ne mostra) l’IDENTITÀ-con-sé al pensato (all’ENTE).

Certamente, perciò, <<pensare il nulla lo entifica>>, altrimenti Severino NON avrebbe escogitato una ‘soluzione’ affinché grazie ad essa il nulla, una volta pensato, non restasse ENTIFICATO.

6)-AS: <<Esattamente quando lui ritiene che la pura nullità del nulla, una volta espressa pur se in questo modo, si è automaticamente entificata. Ma se la nullità del nulla fosse davvero la nullità totale del nulla, non sarebbe contemplabile, non potrebbe apparire e quindi sarebbe impossibile contraddirsi come sostiene Fiaschi. Quindi è ovvio che il pensare il nulla, anche solo come pura nullità, richiede sempre di pensare implicitamente all'intera struttura del nulla, anche non essendone consapevoli, l'intera struttura semantica del nulla, perché è impossibile pensare al nulla al di fuori della sua positività significante complessiva, quindi sia la parte formale che afferma semplicemente che il nulla significa qualcosa, senza però di per sé determinare cosa, è il nulla-momento che determina questo significare e dice che il nulla significa la negazione del significato, la negazione dell'essere>>.

Come dice AS, l’impossibilità di <<pensare al nulla al di fuori della sua positività significante complessiva>>, attesta che il nulla è inscindibilmente UNO con la propria positività, cioè è ESSENTE, perché il nulla pensato <<al di fuori della sua positività>> non può non tradursi, SEMPRE, nel pensarlo unitamente alla sua positività o _ che è lo stesso _ al suo essere un ENTE.

Ed è per questo, ripeto, che Severino ha tentato di elaborare una soluzione a quest’aporia, cercando cioè, di pensare il puro nulla SENZA ENTIFICARLO!

Dunque, ciò vuol dire che la PRETESA di porre o di pensare il nulla <<al di fuori della sua positività significante complessiva>> cioè SENZA ENTIFICARLO, è una PRETESA che si AUTO-NEGA.

Non va meglio, perciò, ove AS precisa: <<è il nulla-momento che determina questo significare e dice che il nulla significa la negazione del significato, la negazione dell'essere>>.

Infatti qui, AS riconosce che il nulla-momento si costituisce (AL PARI dell’essere) come <<negazione del significato>>, come <<negazione dell'essere>>.

Perfetto!

Ed è esattamente qui che, di nuovo, si presenta quell’aporia della quale vado parlando da ormai quattro o cinque post, l’aporia in base alla quale essere e nulla CONDIVIDONO UN TRATTO COMUNE che perciò ENTIFICA il nulla, consistente nell’essere, entrambi, l’uno la negazione dell’altro!

Pertanto posso ben terminare qui il mio post, essendo ormai giunto _ suo malgrado _ al riconoscimento, da parte di AS, che essere e nulla CONDIVIDONO UN TRATTO COMUNE consistente nell’essere, entrambi, L’UNO LA NEGAZIONE DELL’ALTRO, e ciò implica necessariamente che il nulla sia il FINITAMENTE opposto dell’essere (e che quindi sia un ENTE), e viceversa, ma non solo:

implica altresì che l’essere, SENZA la posizione NON-ENTIFICATA del nihil absolutum, NON sia neppure l’essere che dice di essere, come osserva Severino:

<<non porre il nulla significa essere nell’impossibilità di escludere che l’essere sia nulla. Non solo, ma non può essere posto nemmeno l’essere. Si è infatti accennato sopra che il «nulla» appartiene al significato «essere»: sì che non porre il nulla significa non porre nemmeno l’essere, non porre l’essere significa non porre nulla. Negare la posizione del nulla significa pertanto negare l’orizzonte della totalità dell’immediato. L’appartenenza del significato «nulla» al significato «essere» è rilevabile immediatamente; e così pure, che la posizione di un qualsiasi significato implichi la posizione del significato «essere» è immediatamente rilevabile>>. - (La struttura originaria; pag. 211).

 

Roberto Fiaschi

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