martedì 20 gennaio 2026

184)- «ANTIMATERIALISTA VS DIO»



Col presente post intendo commentare i passi salienti di un video presente su YouTube (https://www.youtube.com/watch?v=3VC_tFhV8ic) trasmesso in live streaming il giorno 24 dic 2025 da ANTIMATERIALISTA ossia Angelo Santini (d’ora in poi AS), appassionato ed indomito assertore della filosofia di Emanuele Severino. Il titolo è: «ANTIMATERIALISTA VS DIO».

Nella PARTE PRIMA stenderò alcune osservazioni in merito al famosissimo trilemma o paradosso di Epicuro. Nella SECONDA, evidenzierò come alcune delle sue stesse critiche rivolte all’inferno e quindi al Dio cristiano (Lo chiamo così per intenderci al volo) siano in egual modo rivolgibili, anzi aggravate, ANCHE al Destino severiniano (o all’eternismo) al quale AS, come detto, si rifà.

 

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PARTE PRIMA


AS così apre il suo video:

<<Salve, benvenuti a questo video che sarà una leggenda, sarà qualcosa, un mito anche per i posteri. In questo video, infatti, dimostrerò in maniera incontrovertibile che il Dio della tradizione metafisica legata alle religioni, ad esempio, occidentali, non può esistere, è impossibile, ma non solo perché è contraddittorio, ma proprio perché è un contenuto autonegativo. Allora, il Dio individualizzato delle religioni monoteistiche occidentali in genere e è un Dio caratterizzato dall'onnipotenza, da infinita benevolenza, onniscienza, saggezza. Ecco, tutte queste caratteristiche non sono compatibili assieme. Vediamo perché>>.

Fermiamoci intanto qui.

Il discorso di AS è chiarissimo; più oltre, al minuto 35:43, afferma che Dio <<non può essere contemporaneamente buono, onnipotente, saggio, maturo, onniscente>>, per cui _ dice al minuto 8:45 _, <<l'onnipotenza, quindi la perfezione, la bontà, non si conciliano con questo operato che caratterizza questa figura, diciamo, divina>>.

Gran parte del suo video verte soprattutto su questi aspetti, pur toccandone altri come ad esempio il libero arbitrio ed il creazionismo che qui, però, dovrò tralasciare...

In primo luogo domando:

quale <<figura divina>> ha in mente AS (ma non solo lui, purtroppo anche molti cristiani), allorché si riferisce al Dio cristiano?

Egli ha affermato che:

<<il Dio individualizzato delle religioni monoteistiche occidentali in genere e è un Dio caratterizzato dall'onnipotenza, da infinita benevolenza, onniscienza, saggezza. Ecco, tutte queste caratteristiche non sono compatibili assieme>>.

Qui emerge l’inaccettabile presupposto che condizionerà tutto il prosieguo del suo discorso.

Infatti, il Dio cristiano NON è un <<Dio individualizzato>>, al contrario:

Egli è (ontologicamente, ma sarà di nuovo, escatologicamente) <<TUTTO in tutti>> (1Cor. 15, 28);

<<Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d'uomo; […]  egli [Dio] non è lontano da ciascuno di noi. Difatti in lui viviamo, ci muoviamo e siamo, come anche alcuni vostri poeti hanno detto: "Poiché siamo anche sua discendenza">>. (Atti 17:24-28).

In tal caso il Dio cristiano NON è neppure TEISTA (nonostante sia stato inteso così per troppo tempo) bensì PANENTEISTA, sì che essendo tutto IN Dio, Egli non possa essere <<individualizzato>> e quindi RIDOTTO ad oggetto.

Dio è sì PERSONALE, ma non ontologicamente <<individualizzato>> come invece lo è la persona umana, giacché il Suo esser PERSONA è pur sempre SOVRA-PERSONALE e NON MENO-CHE-PERSONALE.

Ciò premesso, torniamo ad AS:

<<il Dio individualizzato delle religioni monoteistiche occidentali in genere e è un Dio caratterizzato dall'onnipotenza, da infinita benevolenza, onniscienza, saggezza. Ecco, tutte queste caratteristiche non sono compatibili assieme. Vediamo perché. Allora, un Dio che fosse onnipotente avrebbe potuto creare qualsiasi cosa, creare il mondo in modo diverso. Se non avesse potuto farlo, evidentemente non sarebbe onnipotente. Se non avesse potuto evitare il male, non sarebbe onnipotente. Se avesse potuto evitarlo ma non avesse voluto, difficilmente sarebbe buono>>.

Certamente; lo dico subito e con la massima chiarezza:

dal punto di vista logico, <<tutte queste caratteristiche non sono compatibili assieme>>, e questo è noto già da tempo.

Però è altrettanto chiaro che tale esito contraddittorio derivi dall’aver previamente considerato un <<Dio individualizzato>>, quindi ridotto ad OGGETTO e perciò interamente sottoposto alle indagini logiche e scientifiche.

Come già indicato, AS ha riproposto, nel suddetto brano, il famosissimo paradosso di Epicuro, che suona più o meno così:

<<se Dio non può impedire il male, non è onnipotente; se sceglie di non impedire il male, non è buono. Se può e vuole impedirlo, allora da dove deriva la presenza del male?>>

Domando:

è corretto concludere che, siccome Dio <<sceglie di non impedire il male>>, allora <<non è buono>>?

Vi è forse qualcuno che CONOSCE le ragioni per le quali Egli ha deciso di non impedire il male?

Se si concede che Dio <<sceglie di non impedire il male>>, si deve anche concedere che alla base di tale scelta vi siano delle ragioni A NOI ignote.

AS ha scritto che Dio è <<caratterizzato dall'onnipotenza, da infinita benevolenza, onniscienza, saggezza>>.

Come si può leggere, vi compaiono due termini NUOVI che solitamente non sono contemplati dal suddetto paradosso, ossia i termini:

<<onniscienza>> e <<saggezza>>,

appunto perché normalmente, i termini in gioco sono sempre e soltanto <<male>>, <<amore>> e <<onnipotenza>>.

Qui, accantono la <<saggezza>> e prendo in considerazione solo l’<<onniscienza>>.

Nel paradosso epicureo, l’OMISSIONE dell’<<onniscienza>> è _ consapevolmente o meno _ funzionale a sostenere la contraddittorietà di Dio, onde poter facilmente (di)mostrare che il Dio buono ed onnipotente, dinanzi al male, comporta L’INCOMPATIBILITÀ logica o con l’amore o con l’onnipotenza.

Invece, AS ha giustamente _ ma non so però quanto consapevolmente _ aggiunto l’<<onniscienza>>.

Perché dico: giustamente?

Perché Dio, in virtù della Sua <<onniscienza>>, ha scienza del PERCHÉ e del PERCOME abbia permesso il male SENZA perder affatto la sua bontà;

altresì, in virtù della Sua <<onniscienza>>, Dio SA COME e PERCHÉ Egli non cancelli immediatamente la presenza del male, SENZA che la presenza di quest’ultimo renda impossibile la sua onnipotenza ed il suo amore.

Egli, quindi, e non noi, CONOSCE la ragione della scelta <<di non impedire il male>>, e ciò NON ci autorizza a concludere che Dio non sia buono. 

Detto questo, però, va detto che NEPPURE con l’introduzione dell’onniscienza ci è possibile risolvere/rispondere incontrovertibilmente il/al paradosso della presenza del male dinanzi ad un Dio d’amore ed onnipotente che perciò rimane, PER NOI, senza risposta razionale, ma appunto:

DIO SA il perché ed il percome, noi no, non essendo onniscienti (non avendo la saggezza e la mente di Dio):

<<Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri>> (Isaia 55: 8-9).

Pertanto, dal punto di vista di un non-credente (e quindi di AS), l’introduzione dell’onniscienza NON cambia assolutamente nulla nel paradosso epicureo; invece, dal mio punto di vista o del credente, cambia moltissimo, giacché essa IMPEDISCE che all’incapacità di conciliare incontraddittoriamente l’amore e l’onnipotenza con il male consegua la negazione tout court di Dio o di uno dei due attributi (come fece il filosofo ebreo Hans Jonas negandoGli l’onnipotenza).

Se non tenessimo conto dell’onniscienza, RIDURREMMO Dio ad un OGGETTO ( = un <<Dio individualizzato>>) meramente esteriore e quindi unicamente indagabile come un qualsiasi altro oggetto in base all’analisi del proprio comportamento nei confronti del male, un comportamento, ripetiamolo, non guidato dall’onniscienza e quindi conseguente soltanto alle sue proprietà indagabili.

Invece, tenendo presente la Sua onniscienza, noi continueremmo sì a NON CAPIRE/SAPERE il PERCHÉ Egli agisca lasciando sussistere il male, ma rimane intatta la possibilità che, essendo appunto onnisciente, la risposta al paradosso epicureo sia solo ‘differita’ pur già essendovi; risposta che perciò NON potrà consistere nella negazione del Dio d’amore ed onnipotente (o di uno di questi Suoi attributi).

Per questo l’insolubilità del paradosso epicureo fa semplicemente RIDERE il credente.

Quindi non solo il credente non sa rispondere, ma NEPPURE DEVE; GUAI se infatti riuscisse a fornire tale risposta!

Vorrebbe dire SOSTITUIRE la fede con la certezza di ordine filosofico/scientifico.

Senonché, a tutto ciò, AS replica:

<<E allora si potrebbe replicare dicendo che noi non possiamo capire l'amore, la perfezione di Dio, che tutto questo è il bene massimo per noi e che noi non possiamo quindi comprendere le ragioni misteriose dietro il suo operato. Ecco, ammettiamo che questo possa essere plausibile senza concederlo, ma a questo punto non sarebbe legittimato il dirlo, perché dicendo che Dio è amorevole, buono, onnipotente, noi staremo dicendo qualcosa di forviante, perché con amore, benevolenza, perfezione, onnipotenza staremmo dicendo altro da quello che intenderemmo dire, attribuendo a Dio quelle caratteristiche. Quelle caratteristiche quindi non sarebbero quelle che noi intendiamo quando le andassimo ad attribuire poi a Dio. E difatti, e se noi intendiamo l'amore per come lo intendiamo umanamente, il bene per come lo intendiamo umanamente, la perfezione, l'onnipotenza per come le intendiamo in maniera ordinaria, risultano incompatibili con quella figura lì, con quel dio là>>.

In questa risposta di AS si riconferma però la RIDUZIONE SENZA RESIDUI dell’agire e dell’amore di Dio (oltre che del bene, etc…) a come noi li <<intendiamo in maniera ordinaria>>, cosicché gli individui fungano da criterio di misura anche per Dio:

ma Dio ama ed agisce in MANIERA ORDINARIA?

L’agire e l’amore umano NON possono essere il paradigma esaustivo di riferimento all’agire ed all’amore di Dio. Secondo il Cristianesimo, l’uomo è peccatore, cioè _ per dirla con Severino _:

è un ERRORE/ERRANTE, impossibilitato a conoscere la Verità (del Destino severiniano) o Dio, se non in <<modo rovesciato e perciò fuorviante>> (Severino).

Ciò richiama l’importantissimo tema cristiano-luterano del Sub contraria specie, che indica <<il modo in cui Dio si manifesta ed opera non secondo le apparenze mondane, ma nel loro opposto>>.

Quindi, l’agire e l’amore di Dio sono SOLTANTO IN PARTE riferibili all’agire ed all’amore dell’ERRORE/ERRANTE altrimenti, certamente <<staremmo dicendo altro da quello che intenderemmo dire, attribuendo a Dio quelle caratteristiche. Quelle caratteristiche quindi non sarebbero quelle che noi intendiamo quando le andassimo ad attribuire poi a Dio>>.

SOLTANTO IN PARTE, dicevo, giacché la differenza tra l’agire e l’amore di Dio dall’agire e dall’amore dell’uomo è la differenza che corre tra Dio e la creatura, cioè tra la Verità e l’errore, sebbene l’errore, sempre severinianamente, non sia mai privo della Verità (o di Dio) e quindi sia in sé relativamente/parzialmente <<Capax Dei>>.

Pur tuttavia, l’agire e l’amore di Dio, chiaramente, ECCEDONO quanto l’errore possa dirne e sperimentarne quaggiù, senza per questo esser da essi completamente avulso.

<<Si comprehendis, non est Deus>>. (Agostino di Ippona, Sermone 117.3.5).

 

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PARTE SECONDA


Ed ora evidenziamo come alcune critiche mosse da AS al Dio cristiano (d’ora in poi: Dc) siano altrettanto rivolgibili (AGGRAVATE!) all’eternismo del Destino severiniano (d’ora in poi: Ds).

Afferma AS:

<<min. 8:45. Allora, dicevo, l'onnipotenza, quindi la perfezione, la bontà, non si conciliano con questo operato che caratterizza questa figura, diciamo, divina. Se avesse messo al primo posto il bene per le creature che avesse voluto creare, avrebbe fatto meglio a non crearle, perché se non avesse potuto crearle in modo perfetto o almeno destinarle a una vita migliore, più giusta, meglio strutturata, beh, avrebbe fatto meglio a evitare questo Calvario. Non parlo poi personalmente per me: io parlo per tutte le forme di vita umane e non umane che patiscono l'inferno sulla Terra e chissà in quali altri pianeti, assumendo che esistano altre forme di vita sviluppatesi su altri pianeti, in altre dimensioni e così via>>.

Ammettiamo senza concedere che la faccenda stia nei termini qui espressi da AS.

Ora chiediamoci:

dal punto di vista di Ds, la situazione è migliore?

Evidentemente NO, perché nel racconto biblico del Genesi, <<questo Calvario>> _ che Dio ha scelto di NON evitare in virtù della Sua onniscienza a noi celata _, è stato un INCIDENTE non voluto, lungo e doloroso quanto si vuole ma pur sempre TRANSITORIO e perciò destinato a SCOMPARIRE definitivamente.

Al contrario, nel Ds, <<questo Calvario>> è INVIATO/VOLUTO NECESSARIAMENTE DALLO STESSO Ds nei cerchi dell’apparire, cioè nelle coscienze, ed è un calvario esso stesso ETERNO, nel senso che è impossibilitato ontologicamente a trasformarsi in altro, sebbene prima o poi tramonti RESTANDO, però, ciò che esso è da sempre. Tramontante, quindi, significa che <<questo Calvario>> scomparirà sì dai cerchi dell’apparire, ma sarà CONSERVATO ETERNAMENTE nel Tutto, come ogni altro essente e quindi come qualsiasi altro dolore/tortura….

AS dice di parlare <<per tutte le forme di vita umane e non umane che patiscono l'inferno sulla Terra e chissà in quali altri pianeti, assumendo che esistano altre forme di vita sviluppatesi su altri pianeti, in altre dimensioni e così via>>.

Ebbene, tra queste numerose <<forme di vita umane e non umane che patiscono l'inferno sulla Terra>>, prendiamo come esempio una bimba stuprata e torturata contro la sua volontà.

Dopodiché rivolgiamoci al filosofo Emanuele Severino e leggiamo:

<<In quanto l’Io del destino è già, eternamente e necessariamente, tutto ciò che può accadergli _ ossia che può apparire nel suo cerchio _, tutto ciò che può accadergli gli è dunque essenzialmente proprio, gli è essenzialmente appropriato, gli appartiene essenzialmente, è lui stesso. Si tratti di questa vita o di altre. […] In tutto ciò che gli accade _ anche nel dolore estremo _ non può esservi nulla ed egli non può volere nulla di sconcertante e di estraneo. […] Nemmeno il dolore estremo è s-concertante, perché anch’esso è in concerto con l’Io del destino.  Chi prova sconcerto e si turba è l’io dell’individuo. E non può che esser così, perché l’io dell’individuo, in quanto non verità, non può vedere la verità del destino, in cui appare il concerto di tutto con tutto […] Incontrando se stesso in tutto ciò che gli accade […], l’Io del destino sperimenta il dolore e l’angoscia, ma lascia che sia l’io dell’individuo a provare sconcerto, turbamento, e la forma di dolore e di angoscia che ne conseguono[…] Sa che tutto ciò che gli accade (ossia che appare, entrando nel cerchio finito dell’apparire) è quello che è solo in quanto gli è identico>>. - (Severino: La Gloria, pag. 65-66).

Quindi, la tortura/stupro della nostra bambina <<gli è dunque essenzialmente proprio, gli è essenzialmente appropriato, gli appartiene essenzialmente>> cioè <<appartiene essenzialmente>> al suo Io ( = della bambina stuprata) del destino.

<<In tutto ciò che gli accade _ anche nel dolore estremo _ non può esservi nulla ed egli [ = l’Io del destino della bambina torturata] non può volere nulla di sconcertante e di estraneo>>, vuol dire che all’Io del destino della bambina torturata, il suo venir stuprata non è gli <<sconcertante>> né <<estraneo>>, perché tale stupro è <<essenzialmente appropriato>> a tale Io e quindi è <<appropriato>> alla bambina:

il suo stupro _ il suo <<dolore estremo>> _, perciò, <<appartiene essenzialmente>> a tale bambina, in primo luogo perché esso <<appartiene essenzialmente>> al suo Io del destino come suo aspetto identitario/necessario.

L’Io del destino se la cava con poco, giacché <<lascia che sia l’io dell’individuo [ = la bambina stuprata] a provare sconcerto, turbamento, e la forma di dolore e di angoscia che ne conseguono; […] Sa che tutto ciò che gli accade (ossia che appare, entrando nel cerchio finito dell’apparire) è quello che è solo in quanto gli è identico>>. 

Tale stupro è perciò <<identico>> alla bambina, in quanto esso <<appare, entrando nel cerchio finito dell’apparire>> della stessa.

Quindi, la bambina prova <<sconcerto, turbamento, e la forma di dolore e di angoscia che ne conseguono>> sol perché ella, <<in quanto non verità, non può vedere la verità del destino, in cui appare il concerto di tutto con tutto>>, cioè NON PUÒ VEDERE LA VERITÀ DEL SUO ESSER STUPRATA!!!

Tutto ciò è puro orrore all’ennesima potenza!

Nei Vangeli, Dc guarisce i malati e ridona loro la salute e la vita;

Ds, invece, invia lo stupro come essenzialmente <<identico>> alla bambina, a lei non-estraneo sebbene lo rifiuti con tutta se stessa!

Leggiamo ancora Severino, il quale, citando il seguente versetto del vangelo di Luca 24,26:

<<Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?>> = <<nonne haec oportuit pati Christum et ita intrare in gloriam suam?>>,

scrive riferendosi al suo Ds:

<<Quell’infinito patimento è necessario sopportare, quell’infinita grandezza è necessario mostrare per entrare nella Gloria di quel cammino. Haec oportebit pati hominem et ita intrare in gloriam suam>>. (Severino: idem, pag. 287).

Come si vede, anche per Severino _ anche per Ds _, <<è necessario sopportare>> un <<infinito patimento>> che nessuno di noi ha scelto, voluto, deciso. 

E se AS rifiuta il presupposto ontologico soggiacente alla sua domanda:

<<Perché imporre a delle anime che non avevano ancora il problema di esistere, di fare un certo percorso, di confrontarsi con quel percorso?>>,

MOLTO PEGGIORE risulta esser il presupposto ontologico di quest’altra domanda:

perché è nella natura intrinseca degli enti eterni che appaiono nella severiniana <<terra isolata>> il dover OBBLIGATORIAMENTE <<fare un certo percorso, di confrontarsi con quel percorso>> di <<infinito patimento>>?

Infatti, qui la risposta è da rinvenire nell’inscindibile ed inseparabile, eterna unità ontica tra gli enti e ciò che spetta loro: nel nostro esempio, l’inscindibile ed inseparabile, eterna unità che costituisce QUESTA BAMBINA-con-QUESTO STUPRO.

Ed altresì AS domanda:

<<Viene quasi il dubbio che il dolore e questo percorso infernale serva più a quel Dio che non a le anime. Se lo reputava tanto importante, ma perché non l'ha fatto lui in prima persona questo percorso? E e qui si potrebbe rispondere che lo ha fatto nella figura di Cristo. No, io intendevo dire perché non l'ha fatto solo lui il percorso>>.

Eppure, tale domanda AS dovrebbe rivolgerla a Ds.

Infatti, come ha precisato Severino: <<Incontrando se stesso in tutto ciò che gli accade […], l’Io del destino sperimenta il dolore e l’angoscia, ma lascia che sia l’io dell’individuo a provare sconcerto, turbamento, e la forma di dolore e di angoscia che ne conseguono>>.

Come si vede, ANCHE nel Ds <<questo percorso infernale>> viene lasciato provare SOLO all’io dell’individuo, e con necessità cioè senza vie di uscita.

Invece, in Dc, SOLO Cristo si è caricato TUTTI i peccati ( = i dolori) dell’umanità su di sé!

Per cui SOLO lui ha compiuto in maniera eminente quel <<percorso>>, poiché NESSUN ALTRO lo avrebbe mai potuto fare, sebbene a noi non sia risparmiata la sofferenza, questa è comunque un punto, rispetto a quell’<<infinito patimento>> sopportato SOLO da Cristo e quindi da Dc.

Pertanto, è proprio Ds ad IMPORRE ab aeterno e con NECESSITÀ alla bambina lo stupro ed il suo rifiuto, del quale ella non vede alcuna necessità (e ci mancherebbe pure!); stupro che, ricordiamolo, secondo la verità severiniana le sarebbe <<essenzialmente appropriato>>!  

Non solo, ma c’è un altro aspetto TREMENDO che solitamente non viene considerato dai fautori del Ds.

Com’è noto, nell’ontologia severiniana nessun essente diventa nulla; tutto, ANCHE UNO STUPRO, è un essente eterno, nel senso, come già precisato, che esso non può diventare altro da sé, non può cioè trasformarsi da stupro che è, a nulla, ossia a stupro che non è più.

Da ciò deriva che Ds ETERNIZZA ogni calvario subìto, conserva eternamente ogni <<inferno sulla terra>>, qualsiasi dolore patito, incluso lo stupro alla bambina; lo eternizza nel senso che il “fotogramma” (per usare un esempio caro a AS) della bambina nell’atto estremo dell’esser stuprata e del suo dolore, è da sempre e resterà per sempre QUELL’ATTO DELL’ESSER STUPRATA UNITAMENTE ALLA COSCIENZA DI QUEL DOLORE PROVATO, irredimibilmente.

Ossia, NON accade che tale stupro, una volta tramontato dal cerchio dell’apparire della bambina (una volta passato), si DISSOLVA DEFINITIVAMENTE e, con esso, la sua coscienza di averlo subìto, di modo tale che ne rimanga SOLTANTO il terribile ricordo, NO.

Accade, invece, che tale stupro, una volta passato, rimanga inalteratamente identico a sé, quindi ETERNAMENTE ESPERITO, sebbene non più nella coscienza del “fotogramma” attuale (ove diciamo che quell’evento è ormai passato).

Insomma, l’ESPERIRE con dolore tale stupro è un eterno che sempre uguale a sé rimarrà, pietrificato nella propria identità con sé…

(Lo stesso dicasi per OGNI il condannato a morte, ad esempio sulla sedia elettrica: l’apice della sua sofferenza è un eterno che resterà per sempre ESPERITO e che non terminerà mai nel “luogo” ove esso è tramontato e CUSTODITO INTEGRALMENTE, giacché ogni essente è un eterno indivenibile).

Tutto ciò è infinitamente peggiore dell’INFERNO, giacché quest’ultimo potrebbe anche esser VUOTO (ammesso che si tratti di un luogo)…

 

Roberto Fiaschi

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