giovedì 29 gennaio 2026

185)- ANGELO SANTINI: «LA TRASFORMAZIONE È INTRINSECAMENTE CONTRADDITTORIA»?

 

§.1- Vorrei commentare _ a modo mio _ un brano scritto dal filosofo @ANTIMATERIALISTA, al secolo Angelo Santini (d’ora in poi: AS) reperibile nel canale YouTube: <<I Nemici del Destino>> https://www.youtube.com/watch?v=qwSkQJbcJfY (5 giugno 2025).

§.2- Ecco il testo di AS:

<<se l'identificazione non avvenisse nello stesso tempo, mancherebbe la continuità del processo della trasformazione di un A in un B. Poniamo che in T1 A non sia ancora trasformata in B, e che in T2 A sia trasformata in B: se A non fosse anche in T2, vi sarebbe semplicemente una giustapposizione di momenti in cui sono presenti dei distinti (A e B), rispetto ai quali non è possibile sostenere che B sia A trasformatosi in B (perché A, dopo T1, non sarebbe semplicemente più). Se l'identificazione di A con B NON avvenisse si ricadrebbe nei problemi già evidenziati. Se l'identificazione avvenisse in tempi diversi, non sarebbe possibile: in questo caso in T1 vi sarebbe SOLO A, mentre in T2 SOLO B. L'identificazione di A in B non può avvenire in un tempo in cui A non è presente: è infatti A a doversi identificare in B. Nel caso in esame, A in T1 non sarebbe ancora identificata con B, perché B non sarebbe ancora, mentre in T2 A non avrebbe modo di essere identificata a B, perché in T2 vi sarebbe solo B e non A. Pertanto è impossibile che A non si identifichi con B in uno stesso momento. Ovviamente il fatto che tale identificazione debba avvenire nello stesso momento implica una contraddizione (l'identificazione dei differenti nello stesso momento). Tentare di eludere questo esito negando la necessità dell'identificazione di A con B nello stesso tempo porta alla negazione della possibilità che A si identifichi a B, che comporta la negazione che A si possa trasformare in B. Qualunque soluzione si cerchi, la trasformazione E' INTRINSECAMENTE CONTRADDITTORIA, come dimostrato>>.

***

§.3- Preciso che il contesto del brano di AS è relativo all’eternità di ogni ente come tematizzata dal filosofo Emanuele Severino; eternità che discenderebbe dalla presunta contraddizione che scaturirebbe nel momento in cui un ente, DIVENENDO, si TRASFORMASSE nel proprio altro giacché, in tal caso, esso _ sempre secondo Severino _, diverrebbe contraddittoriamente IDENTICO al proprio altro (differente) da sé. Per capire meglio <<l'identificazione>> di A e B <<nello stesso tempo>> di cui parla AS, consideriamo un celebre esempio caro a Severino: la legna che DIVENTA cenere. Nella trasformazione della legna, secondo Severino vi sarebbe un momento in cui la legna sarebbe <<nello stesso tempo>> sia la legna-intonsa che cenere, cioè legna-non-legna; pertanto, conclude il filosofo bresciano, è impossibile/contraddittorio che la essa DIVENTI cenere ( = è impossibile il divenire inteso come trasformazione), perché è impossibile/contraddittorio che la legna sia IDENTICA alla cenere <<nello stesso tempo>>.

Pertanto, secondo Severino ed AS, il divenire implicherebbe la SIMULTANEA quanto contraddittoria IDENTIFICAZIONE dei NON-IDENTICI.

§.4- Adesso, però, prima di discutere nel dettaglio le tesi di AS, vorrei proporre il seguente schema introduttivo a mo’ di esempio.

Proviamo ad assegnare 10 alla legna intonsa (A) e 10 alla cenere (B).

Ebbene, PRIMA dell’inizio del processo trasformativo avremo A10 e B0 (B zero, cioè NON avremo affatto B), che equivale ad avere la legna intonsa e nessuna cenere.

Nel COMINCIAR di detto processo, avremo ad esempio A9 e B1 (cioè una minima scomparsa di A ed un minimo cominciamento di B in A10), che equivale ad una minima formazione/comparsa della cenere (B1 da B0 che era) e ad una minima scomparsa dell’integrità della legna (A9 da A10 che era):

ciò NON è contraddittorio, perché quella minima parte di cenere comparsa (B1), NON è affatto IDENTICA AL CONTEMPO a quell’altra minima parte di legna bruciata (A9) e quindi oramai non più intonsa (non più A10). 

Ovvero, quella minima parte di cenere (B1) comparsa in A10 NON costituisce <<l'identificazione dei differenti nello stesso momento>> _ ove i differenti sono A10 e B1 _, giacché B1 è SOLTANTO cenere, è SOLTANTO B1 e NON anche ed al contempo A10.

Se infatti B1 fosse IDENTICA a quella parte di legna A10 che adesso, perciò, chiamiamo B1 perché è cenere, A10 RESTEREBBE A10 anche con il sopraggiungere di B1, cioè A10 dovrebbe continuare ad apparire come A10, anziché come A9, appunto perché, qualora B1 fosse contraddittoriamente IDENTICA ad A10, non sarebbe più possibile distinguerle ed affermare che il sopraggiungere di B1 abbia perciò innegabilmente ridotto la quantità di legna intonsa, cioè di A10.

Siccome, invece, DISTINGUIAMO A9 da B1, ossia DISTINGUIAMO quel po’ di cenere sopraggiunta (B1) rispetto alla parte di legna ancora intonsa (A9), ciò vuol dire che distinguiamo incontraddittoriamente due DIFFERENTI, cosicché il sopraggiungere di B1 NON implichi alcuna contraddizione identitaria tra A10 (che nel frattempo, con l’apparire di B1, è diventata A9) e B1.

Lo stesso dicasi per quanto segue:

PROSEGUENDO il processo di combustione di A10, avremo ad un certo punto A6 e B4, cioè una maggiore riduzione di A rispetto ad A9 ed una maggiore porzione di B rispetto a B1, equivalente a quasi metà legna incenerita:

ciò NON è contraddittorio per quanto appena detto sopra.

SUCCESSIVAMENTE, avremo A1 e B9; resta oramai pochissima legna intonsa poiché quasi interamente incenerita:

ciò NON è contraddittorio (certo, la legna incenerisce, ma NON rimane al contempo legna).

Fino a raggiungere il RISULTATO CONCLUSIVO; A0 e B10, cioè totale scomparsa di A10 e completa presenza di B10, cioè totale assenza della legna intonsa e completa presenza della cenere:

nuovamente, ciò NON è contraddittorio.

§.5- Dunque, in tale diacronìa NON abbiamo MAI un istante in cui A9 sia identico a B1 <<nello stesso tempo>> poiché sono DIVERSI <<nello stesso tempo>>;

abbiamo che A6 sia contraddittoriamente identico a B4 <<nello stesso tempo>> bensì DIVERSI <<nello stesso tempo>>;

che A1 sia contraddittoriamente identico a B 9 <<nello stesso tempo>> bensì DIVERSI <<nello stesso tempo>>;

che A0 sia contraddittoriamente identico a B10 <<nello stesso tempo>> bensì DIVERSI <<nello stesso tempo>>;

(Men che meno, quindi, avremo che A10 sia contraddittoriamente identico a B10 <<nello stesso tempo>>).

§.6- Per cui domando:

in quale istante, ad esempio A9 e B1, sono contraddittoriamente identici <<in uno stesso momento>>?

§.7- In nessun istante; essi sono e restano DIFFERENTI, pur essendo RELATI diacronicamente.

§.8- E veniamo adesso alla prima osservazione di AS:

<<se l'identificazione non avvenisse nello stesso tempo, mancherebbe la continuità del processo della trasformazione di un A in un B. Poniamo che in T1 A non sia ancora trasformata in B, e che in T2 A sia trasformata in B: se A non fosse anche in T2, vi sarebbe semplicemente una giustapposizione di momenti in cui sono presenti dei distinti (A e B), rispetto ai quali non è possibile sostenere che B sia A trasformatosi in B (perché A, dopo T1, non sarebbe semplicemente più). Se l'identificazione di A con B NON avvenisse si ricadrebbe nei problemi già evidenziati>>.

§.9- Per AS, una volta trasformatasi in B (T2), A deve essere presente ANCHE in T2, altrimenti, dice, non potremmo affermar <<che B sia A trasformatosi in B (perché A, dopo T1, non sarebbe semplicemente più)>>.  

§.10- Penso sia vero il contrario:

B può essere <<A trasformatosi in B>> proprio perché A in T2 NON è <<semplicemente più>> in quanto si è trasformata in B!

A mio parere, tale trasformazione NON implica che A debba esser positivamente presente anche in T2, anzi lo ESCLUDE, giacché A vi è presente soltanto come NEGATA.

Esservi presente come NEGATA vuol dire che A è ormai, in T2, il PASSATO di B.

Se A fosse ancora positivamente (cioè come non-NEGATA) presente in T2, come potrebbe trasformarsi in B?

O anche: come potrebbe scaturire B, se A permanesse in T2 ancora nella posizione che aveva in T1?

Sarebbe come essere ancora fermi in T1.

§.11- AS osserva:

<<se A non fosse anche in T2, vi sarebbe semplicemente una giustapposizione di momenti in cui sono presenti dei distinti (A e B), rispetto ai quali non è possibile sostenere che B sia A trasformatosi in B (perché A, dopo T1, non sarebbe semplicemente più). Se l'identificazione di A con B NON avvenisse si ricadrebbe nei problemi già evidenziati>>.

§.12- Ma è proprio la presenza di A in T2 cioè con B, a costituire la <<giustapposizione di momenti>> indicata da AS, perché in T2 sarebbero appunto <<presenti dei distinti (A e B)>> laddove, invece, ve ne dovrebbe esser soltanto uno: B in T2.

Dunque, è in nome della <<giustapposizione di momenti>> che si deve escludere che <<B sia A trasformatosi in B>>, giacché la simultanea presenza di A (e di B) in T2 rende impossibile o quanto meno superflua detta TRASFORMAZIONE, essendo A ancora presente in T2 come positivamente A, anziché come NEGATO.

Perciò non di <<giustapposizione di momenti>> trattasi, bensì della RELAZIONE DIACRONICA in cui consiste la stessa TRASFORMAZIONE da A a B!

Ecco qui bell’e dispiegato l’incontraddittorio LEGAME/CONTINUITÀ tra A e B.

È infatti tale TRASFORMAZIONE a fungere da ‘collante’ atto a garantire la <<continuità del processo della trasformazione di un A in un B>>.

§.13- Ma allora, potrebbe insistere AS, se A in T2 non vi è più in seguito alla sua trasformazione, che CONNESSIONE/CONTINUITÀ potrà mai esservi con B?

§.14- Vi è la continuità costituita dalla stessa TRASFORMAZIONE. Ciò che risulta dalla trasformazione, cioè B, si lascia alle spalle come un ormai inesistente A, ma ciò NON TOGLIE la loro relazione perché, per quanto A in T2 sia ormai nulla, B DERIVA da A il quale NON diventa nulla PRIMA di dar luogo a B.

§.15- Parimenti egli potrebbe obiettare: che CONNESSIONE/CONTINUITÀ potrà mai avere B con A che ormai, in T2, non c’è più, è inesistente?

§.16- Nuovamente, la continuità di B con A ormai inesistente è data dalla DIACRONICA TRASFORMAZIONE tra A-passato e B-presente. La DIACRONIA è una RELAZIONE che conserva la continuità tra le fasi diacroniche di un medesimo ente diveniente SENZA contraddittorie identificazioni.

§.17- La TRASFORMAZIONE di A NON rende B privo della CONNESSIONE/CONTINUITÀ con A, giacché quest’ultimo è presente in B (in T2) come NEGATO, ossia come l’essere ormai il PASSATO di B, ed essendo il passato di B, A non può essere <<nello stesso tempo>> anche il presente di B.

§.18- La TRASFORMAZIONE, perciò, non è uno IATO invalicabile tra A e B bensì costituisce ESSA STESSA la loro CONTINUITÀ diacronica ontico-fenomenologica la quale, d’altronde, appare senza quella <<giustapposizione di momenti>> indicata da AS, perché _ al contrario! _, tale giustapposizione l’avremmo proprio nel caso che A fosse contraddittoriamente <<anche in T2>> insieme a B!

§.19- AS afferma che <<L'identificazione di A in B non può avvenire in un tempo in cui A non è presente: è infatti A a doversi identificare in B>>.

§.20- Al contrario; A NON può e NON deve restare positivamente presente in B, ma vi è presente soltanto come NEGATO ossia, ripeterei, soltanto come il PASSATO di B. Per questo, A può diventare B senza <<doversi identificare in B>> e quindi senza perdere la CONTINUITÀ.

§.21- Come accennato, A e B sono diacronicamente RELATI; nella trasformazione, A viene ‘rimaneggiato’ (da sé o da altro) per dar luogo a B, ma essi NON SI IDENTIFICANO mai contraddittoriamente l’un con l’altro, e ciò garantisce così la CONTINUITÀ che unisce B ad A, pur nella trasformazione di A verso B.

§.22- Inoltre, se A fosse positivamente presente in T2 identificandosi con B, A non sarebbe NEGATO e quindi B non potrebbe venire AFFERMATO al posto/in luogo di A ancora presente.

§.23- Affinché B sia positivamente affermato, allora A NON può essere AL CONTEMPO e POSITIVAMENTE in T2, ma può esservi soltanto come diacronicamente negato; il che vuol dire che A, in T2, ha ceduto (trasformandosi) “il posto” a B, appunto diacronicamente, prima l’uno (A) poi l’altro (B), sì da evitare l’identità dei differenti, giacché la TRASFORMAZIONE diacronica di A è esattamente ciò che gli IMPEDISCE di identificarsi contraddittoriamente con B riuscendo però a conservare la continuità.

§.24- È perciò escluso che la presenza positiva di A in T2 (cioè l’<<identificazione di A in B nello stesso tempo>>) garantisca la CONTINUITÀ del processo trasformativo, anzi, la IMPEDISCE, e quindi è esclusa la contraddizione dell’identificazione dei differenti essendo data, tale CONTINUITÀ tra A e B, ripeto, proprio dalla TRASFORMAZIONE ( = DIVENIRE) dell’ente, trasformazione che, mediando A verso B, assicura la CONTINUITÀ che ravvisiamo appartener al medesimo soggetto-diveniente, appunto perché A è (appare fenomenologicamente nonché) DIACRONICAMENTE relato soltanto a B (e viceversa).

§.25- Prosegue AS affermando che se non si implicasse <<la necessità dell'identificazione di A con B nello stesso tempo>>, allora <<A in T1 non sarebbe ancora identificata con B, perché B non sarebbe ancora>>, e ciò, nuovamente, impedirebbe la loro CONTINUITÀ.

§.26- Ripeto: a mio avviso NO davvero.

Per mantenere la CONTINUITÀ di A con B, B NON deve esservi già, poiché, se B già vi fosse, A NON potrebbe diventare (non potrebbe dare luogo a) B appunto perché B GIÀ VI È, è palese, per cui il SEGUIRE di B da A _ non potendo esser impedito dalla previa presenza di B (poiché B ancora non è) _, può esplicitarsi come incontraddittoria TRASFORMAZIONE di A in B.

§.27- Ancora AS: <<mentre in T2 A non avrebbe modo di essere identificata a B, perché in T2 vi sarebbe solo B e non A>>, ed anche questo, sempre secondo AS, impedirebbe la loro CONTINUITÀ.

§.28- Daccapo: NON direi.

Il fatto che in T2 vi sia ormai solo B, NON toglie affatto che A sia il passato di B e quindi che A vi sia (in T2) incontraddittoriamente COME-NEGATO, costituendosi come passato in seguito alla sua (di A) TRASFORMAZIONE.

Poiché, in T2, A è il passato dell’attuale B, allora non si può asserire che <<in T2 A non avrebbe modo di essere identificata a B>>, perché la presunta “identificazione” _ che tale però non è _, è in realtà la incontraddittoria CONTIGUITÀ DIACRONICA in forza della quale la presenza di A come negato in T2, fa sì che B NON sia solo e quindi senza continuità con A.

§.29- Dopodiché, AS osserva:

<<Pertanto è impossibile che A non si identifichi con B in uno stesso momento>>.

§.30- Piuttosto, direi che sia impossibile _ e quindi NON è implicata _ tale identificazione.

Infatti, se tale identificazione avvenisse appunto <<in uno stesso momento>>, avremmo la contraddittoria identità di due POSITIVI com-presenti in uno: A e B.

Ciò equivale a dire che avremmo l’impossibile identità della legna intonsa e della cenere in uno.

Quindi avremmo l’impossibilità del divenire stesso, in quanto A e B sarebbero già entrambi presenti, e allora a che pro il DIVENIRE di A?

§.31- Quella contraddittoria identità di cui parla AS NON è implicata in alcuna trasformazione, proprio in virtù _ ripetiamolo _ della diacronìa che MANTIENE UNITI i termini della trasformazione senza che l’uno sia al contempo contraddittoriamente identico all’altro, proprio perché di DIACRONIA trattasi, NON di SINCRONIA.

§.32- Al che, AS osserva:

<<se l'identificazione avvenisse in tempi diversi, non sarebbe possibile [la trasformazione]: in questo caso in T1 vi sarebbe SOLO A, mentre in T2 SOLO B. L'identificazione di A in B non può avvenire in un tempo in cui A non è presente: è infatti A a doversi identificare in B. Nel caso in esame, A in T1 non sarebbe ancora identificata con B, perché B non sarebbe ancora, mentre in T2 A non avrebbe modo di essere identificata a B, perché in T2 vi sarebbe solo B e non A>>. (Parentesi quadra mia: RF).

§.33- Invece, direi che in T1 NON vi sia <<SOLO A>> poiché A è costantemente, strutturalmente APERTO al suo futuro, cioè a qualsivoglia processo diacronico che la struttura di A consente, giacché da A non può comunque mai derivare un bullone.

Infatti, con il sopraggiungere del fuoco, A in T1 passa in T2:

A-acceso.

A, in quanto è acceso, è già in RELAZIONE AL SUO FUTURO innescato dal suo essere acceso, giacché il diventare B non costituisce una sorpresa per A in quanto B è una possibilità futura di A; quindi NON vi è, in T2, <<SOLO A>>, ma vi è A-acceso e quindi l’attesa della sua possibilità-di-divenire-B. 

§.34- Scrive AS:

<<L'identificazione di A in B non può avvenire in un tempo in cui A non è presente: è infatti A a doversi identificare in B>>.

§.35- Ma qui si presuppone che A, per diventare B, si debba IDENTIFICARE <<in uno stesso momento>> con B, mentre, invece, A, divenendo B, diviene identico a B CESSANDO però di essere A.

Qui NON vi è la contraddittoria identità dei differenti, perché la contraddizione scaturirebbe se A divenisse B RESTANDO al contempo A:

A-non-A.

Ossia la contraddizione si costituirebbe se la legna diventasse cenere RESTANDO al contempo legna.

§.36- AS: <<mentre in T2 SOLO B>>.

§.37- B, in T2, è tutt’altro che <<SOLO>>; certo, in T2 non può più esservi A, in quanto A è ormai il passato (negato) di B; ma essere il passato di B (in T2) NON è la solitudine di B, poiché B è il futuro di A e perciò B dice sempre riferimento a ciò da cui proviene. 

§.38- Conclude AS:

<<Tentare di eludere questo esito negando la necessità dell'identificazione di A con B nello stesso tempo porta alla negazione della possibilità che A si identifichi a B, che comporta la negazione che A si possa trasformare in B>>.

§.39- Che A, per divenire B, richieda un momento in cui A e B siano AL CONTEMPO IDENTICI, è esattamente ciò che IMPEDIREBBE il divenire/trasformazione, perché un momento T2 nel quale A sia positivamente (cioè come non-negato) presente e quindi AL CONTEMPO IDENTICO a B, renderebbe impossibile il formarsi/costituirsi di B, poiché A, positivamente presente laddove, in T2, NON dovrebbe trovarsi, NON si sarebbe potuto affatto trasformare in B, proprio in forza della positiva permanenza di A in B.

§.40- Concludendo, mi sono impegnato di esporre le ragioni secondo le quali, a mio parere, il divenire NON implichi <<la necessità dell'identificazione di A con B nello stesso tempo>>, NON essendo la negazione di ciò a comportare <<la negazione che A si possa trasformare in B>>, perché è esattamente il contrario, cioè è tale presunta identificazione a NEGARE che <<A si possa trasformare in B>>, cosicché tale identificazione <<nello stesso tempo>> NON sia affatto una <<necessità>>.


Roberto Fiaschi

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