venerdì 6 febbraio 2026

187)- L’APORETICO «DIVENIRE DEGLI ETERNI» SEVERINIANO

Riporto parte di un intervento del filosofo Angelo Santini (d’ora in poi: AS) tratto da https://inemicideldestino.wordpress.com/2026/01/25/lo-strano-caso-della-scomparsa-di-cesare-varcante-il-rubicone/, del gennaio 27, 2026.

Scrive AS (ho reso in corsivo il neretto utilizzato da AS; le parentesi quadre sono mie: RF):

<<Per mostrare in che modo [non sussista] alcun mutamento nichilista nel sistema severiniano, illustro di seguito lo schema in cui si espone la struttura dell’iposintassi, il suo rapporto con lo sfondo trascendentale dei cerchi finiti del destino e con l’apparire infinito. Lo sfondo trascendentale dell’apparire è direttamente connesso all’iposintassi attraverso la destinazione, che collega mediatamente il primo con i sopraggiungenti successivi di cui è costituita la seconda. L’iposintassi, costituita dai sopraggiungenti, include in sé anche gli eterni passaggi da un sopraggiungente all’altro. L’entrata dei sopraggiungenti nei cerchi finiti va intesa come l’incominciare ad apparire della loro eterna appartenenza ai cerchi finiti del destino, mentre la loro uscita come l’incominciare ad apparire del loro eterno congedo dallo sfondo trascendentale dell’apparire. In particolare, questo congedo va inteso non come un’uscita ma piuttosto come un essere occultato, dai sopraggiungenti successivi, rispetto all’orizzonte dell’attualità dei cerchi finiti del destino. Questo congedo coincide con l’apparire del sopraggiungente rispetto a ciò su cui sopraggiunge. Una volta richiamati questi aspetti, occorre considerare che l’articolazione interna dell’iposintassi, ovvero la sua struttura mediazionale, è già eternamente posta e apparente nell’apparire infinito: nell’apparire infinito appare eternamente tutta la serie di eterni passaggi da un sopraggiungente all’altro. Pertanto, all’apparire infinito appaiono eternamente tutte le condizioni che caratterizzano la processualità dell’apparire finito, in quanto in esso appaiono tutti gli aspetti e i passaggi che costituiscono l’articolazione interna dell’iposintassi e il suo apparire. Lo sfondo trascendentale dei cerchi finiti del destino è già in originaria sintesi indiretta con i sopraggiungenti mediante la destinazione, dunque il loro inoltrarsi processualmente non determina nessuna sintesi che non sia già eternamente posta nell’apparire infinito. Considerando ciò, risulta che all’apparire infinito appare eternamente come appariranno anche processualmente tutte le entrate e le uscite, nei e dai cerchi finiti del destino, di ogni sopraggiungente. Considerando l’apparire infinito nella sua concretezza, risulta che il dinamismo processuale concreto sia originariamente presente e apparente nell’apparire infinito, in quanto tale dinamismo processuale è costituito interamente dalla composizione della struttura dell’iposintassi prima delineata. Quello che si mostra nell’apparire infinito [probabile errore di scrittura; da leggersi: <<nell’apparire finito>>] è una forma parziale del dinamismo processuale concreto che appare eternamente nell’apparire infinito, in quanto, in esso, tutti gli eterni passaggi che lo caratterizzano appaiano determinatamente assieme, anziché uno alla volta. Tenendo presente che per l’ontologia severiniana, l’ordine dei sopraggiungenti è predeterminato, l’inoltrarsi dell’iposintassi può anche essere inteso come l’andare incontro dei cerchi finiti del destino a porzioni sempre più avanzate dell’iposintassi rispetto alla destinazione. Tutto il percorso dell’iposintassi è già essente e apparente nell’apparire infinito, tale che questo andare incontro dei cerchi finiti del destino a porzioni sempre più avanzate dell’iposintassi può essere inteso come un percorrere in modo processuale e finito l’iposintassi ciò che è già eternamente percorsa in modo totale dall’apparire infinito (a cui tutte le porzioni di questo percorso appaiono assieme). Dato che lo sfondo trascendentale dell’apparire finito è una porzione dell’apparire infinito, il fatto che l’iposintassi si mostri processualmente nell’apparire finito dei cerchi finiti del destino non determina nuove condizioni ontologiche, né annulla quelle eternamente essenti, né trasforma queste ultime in altro da sé>>.

***

Analogamente al tema discusso nel post n° 186, anche qui il protagonista è principalmente <<l’incominciare ad apparire>> degli enti sopraggiungenti nel cerchio dell’apparire finito.

Il primo rilievo da compiere è riconoscere la palese DIFFERENZA tra apparire finito ed apparire infinito, e su questo siamo tutti d’accordo.

Infatti, <<Quello che si mostra>> nel primo _ scrive AS _, <<è una forma parziale del dinamismo processuale concreto che appare eternamente nell’apparire infinito, in quanto, in esso, tutti gli eterni passaggi che lo caratterizzano appaiano determinatamente assieme, anziché uno alla volta>>.

Quindi nell’apparire infinito DEVE apparire anche la suddetta DIFFERENZA, giacché esso non esclude nulla.

Ma, se così, cioè se nell’apparire infinito <<tutti gli eterni passaggi che lo caratterizzano appaiano determinatamente assieme, ANZICHÉ UNO ALLA VOLTA>> (maiuscolo mio: RF), allora nell’apparire infinito NON appare la <<forma parziale del dinamismo processuale>> giacché, se vi apparisse tale e quale essa appare nel finito, il <<dinamismo processuale>> NON potrebbe apparirvi <<in modo processuale e finito>>, appunto perché nell’infinito <<TUTTI gli eterni passaggi che lo caratterizzano appaiano determinatamente assieme, anziché uno alla volta>>.

Pertanto, la salvaguardia della DIFFERENZA tra finito ed infinito _ o la DIFFERENZA tra processualità e simultaneità _, comporta che <<tutti gli eterni passaggi che lo [il finito] caratterizzano>> e che nell’infinito, invece, appaiono <<determinatamente assieme, anziché uno alla volta>>, NON SIANO (NON riguardino) affatto quegli <<eterni passaggi>> processuali che concernono il <<dinamismo processuale>> del <<percorso dell’iposintassi>> perché, altrimenti, all’apparire infinito MANCHEREBBE proprio quel passare <<uno alla volta>> che nell’infinito NON può darsi.

AS precisa che <<nell’apparire infinito appare eternamente tutta la serie di eterni passaggi da un sopraggiungente all’altro. Pertanto, all’apparire infinito appaiono eternamente tutte le condizioni che caratterizzano la processualità dell’apparire finito, in quanto in esso appaiono tutti gli aspetti e i passaggi che costituiscono l’articolazione interna dell’iposintassi e il suo apparire>>.

Senonché, ripeterei, <<nell’apparire infinito>> NON possono apparire <<eternamente tutte le condizioni che caratterizzano la processualità dell’apparire finito>>, perché se così fosse, in esso dovrebbe apparire ANCHE il <<dinamismo processuale>> nell’ESATTO IDENTICO modo in cui il finito lo esperisce, ossia con l’<<incominciare ad apparire>>-di-x che ancora (nel finito) non ha cominciato ad apparire e quindi è nascosto, mentre, invece, nell’apparire infinito ANCHE tale <<incominciare ad apparire>>-di-x è già da sempre apparente, non è mai nascosto, cosicché all’apparire infinito venga a MANCARE il nascondimento ( = il non essere ancora incominciato ad apparire) dell’<<incominciare ad apparire>>-di-x che nel finito NON ha ancora incominciato ad apparire.

Ma ecco, noi già sappiamo dell’innegabile DIFFERENZA che caratterizza l’apparire finito dall’apparire infinito cosicché quest’ultimo, se davvero vuol essere tale da non escludere alcunché, DEVE contenere ENTRAMBE le modalità suddette.

Ma allora, lo ribadisco, gli essenti soggetti al <<dinamismo processuale>> nel finito DIFFERISCONO dagli ‘stessi’ essenti che, nell’infinito, dovrebbero invece esser già tutti <<determinatamente assieme, ANZICHÉ UNO ALLA VOLTA>>.

In tal caso, NON è vero che all’apparire infinito <<TUTTI gli eterni passaggi che lo caratterizzano appaiano determinatamente assieme, anziché uno alla volta>>!

La DIFFERENZA di cui stiamo parlando fa sì che l’<<incominciare ad apparire>> nell’apparire finito DIFFERISCA DA SÉ in quanto appare nell’infinito.

Sì, poiché nell’infinito, l’<<incominciare ad apparire>> NON può MAI incominciare ad apparire, appunto perché nell’infinito, ripetiamolo ancora, <<TUTTI gli eterni passaggi che lo caratterizzano appaiano determinatamente assieme, anziché uno alla volta>>!

Pertanto, nell’infinito, l’<<incominciare ad apparire>> NON COMINCIA MAI e quindi NON è MAI (identico a) ciò che esso È nel finito: l’<<incominciare ad apparire>>.

AS conclude il suo post osservando:

<<Dato che lo sfondo trascendentale dell’apparire finito è una porzione dell’apparire infinito, il fatto che l’iposintassi si mostri processualmente nell’apparire finito dei cerchi finiti del destino non determina nuove condizioni ontologiche, né annulla quelle eternamente essenti, né trasforma queste ultime in altro da sé>>.

Ma s’è visto che così NON può essere:

la diacronìa del finito costituisce per l’infinito un qualcosa di NON-inseribile nella placida sfilata degli eterni sincronici, perché:

1)- o (AUT) l’infinito MANCA della diacronìa esperita nel suo <<dinamismo processuale>>, cioè esattamente nel modo in cui il finito la esperisce; e allora esso è MANCHEVOLE quindi è FINITO.

2)- Oppure (AUT) tale diacronìa è sì esperita dall’infinito identicamente al modo in cui essa è esperita dal finito; ma allora NON è vero che <<all’apparire infinito appaiono eternamente tutte le condizioni che caratterizzano la processualità dell’apparire finito>>, giacché gli dovrà necessariamente MANCARE il nascondimento dell’<<incominciare ad apparire>> che (nel finito) non ha ancora incominciato ad apparire. Infatti, un nascondimento da sempre sincronicamente NON-nascosto, NON è lo stesso nascondimento esperito nel finito.

D’altronde, se all’apparire infinito non MANCASSE del nascondimento dell’<<incominciare ad apparire>> non ancora apparso, allora tra la diacronìa del finito e la sincronìa dell’infinito NON vi sarebbe alcuna DIFFERENZA mentre, invece, essa c’è ed è infinita (sempre secondo Severino).

Pertanto, in entrambi i casi, si determina una nuova condizione ontologica:

il severiniano apparire infinito MANCA, è MANCHEVOLE, NON è ciò che nulla esclude…

(Continuerà prossimamente…)

 

Roberto Fiaschi

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