giovedì 19 febbraio 2026

191)- LA CONTRADDITTORIA «DIACRONIA SINCRONICA»

Mi piace replicare a quest’altro video di “Antimaterialista” ossia Angelo Santini ( =AS): https://www.youtube.com/watch?v=jp8jWQd1kCU, intitolato:

<<Livello ultra avanzato di lettura severiniana (metafore del treno a velocità infinita)>>.

Qui, riporto la prima parte del video (l’altra parte nel prossimo post n° 192):

<<Il buon Roberto Fiaschi sta commettendo un errore principale nelle sue contestazioni, quello di presupporre continuamente che l'inclusione della diacronia nella sincronia sia contraddittoria, senza tener conto di quello che ho spiegato in modo però puntuale. Ho letto anche l'ultimo suo post, articolo 190, e debbo dire che è semplicemente un'analisi in cui intanto frammenta la mia esposizione a cui si rivolge, rinvenendo errori che poi non vi sono di fatto, perché in pratica, prima di tenere in considerazione una mia certa asserzione che smentisce la lettura a precedente che lui già ha fatto all'interno della risposta, già attribuisce a quei primi passi della mia esposizione errori che poi di fatto non vi sono, però intanto lì lascia scritto nel suo articolo che io avrei fatto degli errori entro un certo passaggio della mia argomentazione, salvo poi dopo riconoscere che in effetti io non stessi dicendo quello che mi stava attribuendo come un errore in un certo passaggio, però intanto lascia che quella evidenziazione sia apparente come uno pseudo errore e questo dà l'impressione che io abbia fatto chissà quanti errori quando in realtà non ne ho fatti neanche uno. E lo ripeto, lui continua a presupporre che sia contraddittoria l'inclusione della diacronia nella sincronia dell'apparire infinito, perché presuppone che in quanto sono contrari, la diacronia e la sincronia non possano stare in un rapporto di inclusione perché sta continuando a considerare in modo astratto, isolante il rapporto stesso di inclusione. Non sta considerando il fatto che la diacronia reale per Severino è esattamente quella che si mostra nella sincronia, perché lì, ricordiamo sempre, che in Severino che cos'è il vero? È il concreto in quanto tale, cioè l'intero. E che cos'è l'intero se non la totalità infinita che appare nell'apparire infinito? Di conseguenza, la diacronia a cui si rivolge lui è un astratto del concreto che lui però, considerando come qualcosa di contrapposto in quanto lo ritiene contrario alla sincronia, lo sta isolando dalla sincronia, cioè dalla diacronia sincronica che è eternamente posta nell'apparire infinito. Io questo già l'ho spiegato, quindi non ci ritorno. Fa un errore principale che poi ripropone a più livelli ed è inutile da parte sua che continui a riproporre le stesse obiezioni già confutate in diverse forme, perché l'errore che fa è sempre quello, lo reitera continuamente e inoltre ho notato questa ulteriore forma di errore nella sua disamina, che è quella di non riprendere nella sua interezza la mia argomentazione, ma di frammentarla e di fare delle contestazioni frammentarie nel modo che ho descritto prima, dando la parvenza che io abbia fatto tanti errori, quando invece poi di passo in passo si vede come attribuzioni di errori attribuite da lui in precedenza in realtà non sussistono e che erano solo frutto di una valutazione parziale di un'esposizione più ampia. Non mi viene in mente un termine adeguato per descrivere questa forma di fallacia logica, ma dovrebbe essere una specie di errore di omissione continua, per così dire, di altri passaggi che in realtà non è che non vengano considerati, ma vengono considerati uno o alla volta isolatamente. E il fatto di considerare a questo modo, isolatamente, tutta l'esposizione, da una parte, da un punto di vista retorico, fa sembrare che chi operi così abbia trattato nella sua interezza, in modo puntuale e preciso tutta la dissertazione. Dall'altra però consente anche quella modalità retorica. Ora, io non sto dicendo che il buon Fiaschi consapevolmente abbia realizzato questo tipo di struttura di contestazione, però è quello che appare, che lui ne sia consapevole o meno, è quello che si mostra. Dopodiché io non cambio la mia valutazione sulla sua preparazione, sulla sua capacità di ragionamento, però ci tengo a specificare queste cose. Dopodiché, se ancora non fosse convinto, magari e continuasse ancora a replicare, potrei farlo anch'io più nel dettaglio per far vedere proprio in maniera precisa e puntuale ove lui abbia commesso anche quella seconda forma di errore che ho spiegato. Non credo invece che serva ancora spiegare perché l'errore principale da lui commesso, quello di presupporre che la diacronia e la sincronia siano dei contrari e quindi degli opposti che si escludono a vicenda, sia l'errore di fondo che sta commettendo in questi articoli dal 188 al 190 almeno, e che sono responsabili poi di tutte le altre sue critiche perché tutte le altre critiche si fondano su questo presupposto, alla fine>>.

***

AS ha fatto bene a <<specificare queste cose>>.

Ed infatti mi dà modo di precisare.

(1)

Relativamente ai precedenti post, AS osserva: <<ho notato questa ulteriore forma di errore nella sua disamina, che è quella di non riprendere nella sua interezza la mia argomentazione, ma di frammentarla […]>>.

In realtà, trattasi di semplice analisi dei vari passaggi via via come si presentano, al fine di affrontare puntualmente e con ordine le tesi che AS di volta in volta espone nei suoi video.

Ciò AS lo sa bene, e ricordo, ai tempi del mio blog pro-Severino, come egli plaudesse al mio esser <<analiticissimo>>.

FRAMMENTARE, per me, significa rendere un discorso volutamente inintelligibile grazie ad uno spezzettamento che lo priverebbe di alcuni passaggi cruciali senza i quali, la ricezione dello stesso sarebbe tendenziosamente alterata.

Tutto al contrario, il mio modo di procedere (con TUTTI), consiste nel riportare letteralmente OGNI passaggio scritto/orale dell’interlocutore di turno, senza eccezioni, il che non significa affatto che essi vengano <<considerati uno o alla volta isolatamente>>, giacché il loro ordine è consequenziale e l’uno richiama l’altro, omogeneamente.

Ciò, proprio per l’esigenza di NON ignorare alcun brano, onde poter così realizzare un quadro critico completo, leale, rispettoso e non sospettabile di strumentale distorsione. In tal modo, il testo <<nella sua interezza>> NON è stato affatto omesso, al contrario: è stato riportato punto per punto.

(2)

Ma veniamo alla prima parte del video di AS, ove dice:  

<<E lo ripeto, lui [io: RF] continua a presupporre che sia contraddittoria l'inclusione della diacronia nella sincronia dell'apparire infinito, perché presuppone che in quanto sono contrari, la diacronia e la sincronia non possano stare in un rapporto di inclusione perché sta continuando a considerare in modo astratto, isolante il rapporto stesso di inclusione. Non sta considerando il fatto che la diacronia reale per Severino è esattamente quella che si mostra nella sincronia, perché lì, ricordiamo sempre, che in Severino che cos'è il vero? È il concreto in quanto tale, cioè l'intero. E che cos'è l'intero se non la totalità infinita che appare nell'apparire infinito? Di conseguenza, la diacronia a cui si rivolge lui è un astratto del concreto che lui però, considerando come qualcosa di contrapposto in quanto lo ritiene contrario alla sincronia, lo sta isolando dalla sincronia, cioè dalla diacronia sincronica che è eternamente posta nell'apparire infinito. Io questo già l'ho spiegato, quindi non ci ritorno. Fa un errore principale che poi ripropone a più livelli ed è inutile da parte sua che continui a riproporre le stesse obiezioni già confutate in diverse forme, perché l'errore che fa è sempre quello, lo reitera continuamente>>.

In primo luogo, che <<sincronìa>> e <<diacronìa>> siano CONTRARI, NON lo PRESUPPONGO io, ma è nell’ordine dei significati:

https://www.google.com/search?q=qual+%C3%A8+il+contrario+di+sincron%C3%ACa%3F&oq=&gs_lcrp=EgZjaHJvbWUqCQgBEEUYOxjCAzIJCAAQRRg7GMIDMgkIARBFGDsYwgMyCQgCEEUYOxjCAzIJCAMQRRg7GMIDMgkIBBBFGDsYwgMyCQgFEEUYOxjCAzIJCAYQRRg7GMIDMgkIBxBFGDsYwgPSAQkxMDE4ajBqMTWoAgiwAgHxBYsnltUJlbpe8QWLJ5bVCZW6Xg&sourceid=chrome&ie=UTF-8

Dunque, NON ho PRESUPPOSTO alcunché.

Inoltre, NON ho detto <<che sia contraddittoria l'inclusione della diacronia nella sincronia dell'apparire infinito>>, bensì che i due termini <<diacronìa>> e <<sincronìa>> sono TRA LORO CONTRARI e l’uno NON può essere ridotto all’altro (senza perderne aspetti fondamentali).

Che perciò l’apparire infinito-sincronico severiniano INCLUDA la diacronìa nella sincronìa mi era già ben chiaro, ma NON è tale INCLUSIONE ad esser oggetto di critica quanto, piuttosto, l’impossibilità che la sincronìa (poiché questo significato ESCLUDE di significare diacronìa) replichi se stessa (nell’apparire finito-isolato) in modo ad essa CONTRARIO, cioè, appunto, in modo diacronico; o che la diacronìa non sia altro che sincronìa già da sempre a-diacronicamente dispiegata.

Secondo AS, NON avrei considerato <<il fatto che la diacronia reale per Severino è esattamente quella che si mostra nella sincronia, perché lì, ricordiamo sempre, che in Severino che cos'è il vero? È il concreto in quanto tale, cioè l'intero. E che cos'è l'intero se non la totalità infinita che appare nell'apparire infinito?>>.

Certo che l’ho considerato, ed è esattamente QUESTO modo di concepire la diacronìa da parte di Severino che è stato oggetto di critica…

Ed infatti, sempre secondo AS, pare che il mio errore consista nel fatto che la diacronìa, a cui mi riferisco, sia <<un astratto del concreto>>, che però considererei <<come qualcosa di contrapposto in quanto lo>> riterrei <<contrario alla sincronia>>, cosicché lo starei <<isolando dalla sincronia, cioè dalla diacronia sincronica che è eternamente posta nell'apparire infinito>>.

Ripeto, che la diacronìa significhi il CONTRARIO della sincronìa NON lo immagino io, ed anzi: essi sono TANTO PIÙ CONTRARI quanto la sincronìa è il concreto e la diacronìa l’<<astratto del concreto>>!

Per giustificare tale NON-CONTRAPPOSIZIONE, AS chiama in causa una ossimorica <<diacronia sincronica che è eternamente posta nell'apparire infinito>>.

Il che vuol dire introdurre una NUOVA CONTRADDIZIONE per risolverne un’altra.

Che cosa sarà mai, infatti, la <<diacronia sincronica>>?

Essa richiama immediatamente un MOVIMENTO-NON-MUOVENTESI, o uno SCORRIMENTO-NON-SCORRENTE.

D’altronde, che essa sia una contraddizione, lo ha ben percepito lo stesso AS nel precedente post (190), ove ha riconosciuto che possa <<sembrare un ossimoro, una contraddizione>> l’<<apparire eternamente nell'apparire infinito come incominciante apparire SENZA che incominci ad apparire>>!

Tale contraddittoria <<diacronia sincronica>> dovrebbe rendere plausibile che, nell’apparire finito-diacronico-isolato, la sincronìa dell’apparire infinito si riveli in modo CONTRARIO a come quest’ultima è, cioè che si riveli in modo NON-sincronico!

Ma torniamo alle indicazioni di AS secondo le quali non è contraddittorio che la diacronìa del finito altro non sia che la sincronìa concreta, reale, eternamente nonché interamente dispiegata.

L’insieme degli ‘ingredienti’ per legittimare incontraddittoriamente l’<<apparire eternamente nell'apparire infinito come incominciante apparire SENZA che incominci ad apparire>>, sarebbe il seguente (ho evidenziato i concetti chiave):

(a)- l’apparire FINITO;

(b)- l’ISOLAMENTO (relativo) dell’apparire finito e degli stati coscienziali;

(c)- l’INCOMINCIANTE-apparire (e scomparire) degli enti includente in sé i vari PASSAGGI tra T1 e T2, T3, etc…;

(d)- la COPERTURA di ciò sul quale il sopraggiungente (l’incominciante apparire incomincia a) sopraggiunge, coprendolo/nascondendolo come un ormai (oltre)passato.

Tutti questi aspetti (tutti eterni) sarebbero eternamente inclusi ed esperiti SINCRONICAMENTE nel <<loro apparire TUTTI ASSIEME nell'apparire infinito>> (come ha detto AS nel precedente post), ove appunto ogni <<incominciante apparire>> appare <<SENZA che incominci ad apparire>> (è sempre AS che parla), giacché nella SINCRONÌA NON può esservi per definizione un prima ed un dopo.

Invece, tutti questi aspetti, calati nell’apparire finito, costituirebbero la DIACRONÌA a noi tutti ben nota, nella quale gli enti NON appaiono <<TUTTI ASSIEME>> giacché vi è un prima ed un dopo nel loro apparire…

 

 

 (3) CRITICA

 

Il punto (a) _ l’apparire FINITO _ NON è la condizione sufficiente per il darsi di qualsivoglia diacronìa a partire da una sincronìa immobile, giacché <<finito>> NON è sinonimo di <<diacronìa>> e quindi un cerchio dell’apparire finito può ben ‘ospitare’ un contenuto FINITO ed IMMOBILE/IN-DIVENIENTE, cioè uno spettacolo sempre FISSO ed INVARIABILE, e ciò senza alcuna contraddizione.

Consideriamoli giustamente tutti insieme, per vedere se la tesi severiniana regge.

Ma, si replicherà, in (a) si deve tener conto di (c) unitamente a (b).

Eppure, così come nell’apparire sincronico gli incomincianti-apparire del punto (c) non appaiono uno alla volta poiché sono già TUTTI interamente dispiegati/apparenti, allora non si capisce perché in (a), essi (c) debbano comportarsi DIVERSAMENTE rispetto all’apparire sincronico.

Si dirà: poiché (a) è FINITO ed ISOLATO (b), gli incomincianti-apparire (c) si mostrano finitamente-isolatamente, ossia uno per volta in quanto, appunto, incominciano ad apparire, senza perciò mostrarsi insieme a (in sincronia con) ciò da cui sono ISOLATI.

NO, NON è una necessità che nel finito essi si mostrino uno per volta, anzi: NON se ne vede la ragione.

Infatti, ANCHE in (a), gli incomincianti-apparire potrebbero incontraddittoriamente apparire solo come UNA PARTE INDIVENIENTE della SINCRONICITÀ INDIVENIENTE dell’apparire infinito-sincronico, identicamente a come essi già apparirebbero in quest’ultimo, con l’unica differenza che nell’apparire infinito-sincronico, gli incomincianti-apparire appaiono già eternamente TUTTI INSIEME, mentre in (a) potrebbero benissimo costituirsi come PARTI SINCRONICHE, IMMOBILI, seppur ISOLATE (ma a questo punto poco o nulla importa) da altre PARTI IMMOBILI e dal TUTTO.

Anzi nemmeno, giacché se in ogni cerchio FINITO vi apparisse un SINGOLO ed UNICO INVARIANTE, sempiterno spettacolo SINCRONICO, esso apparirebbe esattamene come appare nell’apparire infinito-sincronico, sì che allora, in questo caso, nessun cerchio sarebbe mai ISOLATO dall’apparire infinito-sincronico, appunto perché ogni cerchio finito ripresenterebbe in sé UNA PORZIONE di sincronicità nello stesso preciso modo in cui essa è presente nell’apparire infinito-sincronico!

E invece così non è, evidentemente, perché in (a) appaiono diacronicamente.

Si ribatterà che gli incomincianti-apparire DEVONO incominciare ad apparire, altrimenti NEGHEREBBERO la propria identità di incomincianti.

Se così, allora essi già NEGANO la propria identità nell’apparire infinito-sincronico dove, infatti, nulla mai comincia ad apparire né nulla mai viene COPERTO _ punto (d) _ da un qualsiasi sopraggiungente/incominciante apparire.

Pertanto, NEPPURE il concorso del punto (d) _ il venir COPERTO/NASCOSTO da parte del sopraggiungente _ può aiutarci in alcun modo, NEPPURE se accompagnato da, o in combinazione con (b), perché ciò che in (a) è COPERTO/NASCOSTO/ISOLATO, NON è però COPERTO/NASCOSTO/ISOLATO nell’apparire sincronico, e quindi (a), oltre a NON essere sinonimo di diacronìa, NON è neppure sinonimo di NASCONDIMENTO.

Infatti, basterebbe progettare ogni cerchio FINITO ospitante solo UNA PARTE di contenuto IMMOBILE, interamente SINCRONICO, cioè interamente NON-NASCOSTO/COPERTO da alcun sopraggiungente, come appunto è nell’apparire infinito-sincronico, ove i sopraggiungenti NON coprono/nascondono ciò sul quale essi sopraggiungono; diversamente, l’apparire infinito NON sarebbe quell’orizzonte di luce ove tutto è da sempre dispiegato, poiché lascerebbe alcuni essenti COPERTI, ISOLATI, in OMBRA e così esso NON si distinguerebbe da (a), cioè dall’apparire finito.

Ma così non è, evidentemente…

Nel precedente post, AS ebbe ad osservare come il sottoscritto non avrebbe considerato <<adeguatamente che l'apparire tutti insieme dei passaggi della diacronia include anche l'apparire uno alla volta dei passaggi, proprio perché nell'apparire tutti insieme dei passaggi della diacronia appare il contenuto isolante interno a ogni passaggio all'interno del quale appare coscienzialmente solo esso e non anche gli altri. Ed è in questo modo che il modo parziale della diacronia è incluso in quello totale che appare eternamente nell'apparire infinito>>.

Bene; dunque, <<il modo parziale della diacronia è incluso in quello totale [ = sincronico] che appare eternamente nell'apparire infinito>> <<in questo modo>>, ossia includendo <<anche l'apparire uno alla volta dei passaggi>> della diacronìa, passaggi che appaiono <<tutti insieme>> nell’apparire sincronico unitamente al <<contenuto isolante interno a ogni passaggio all'interno del quale appare coscienzialmente solo esso e non anche gli altri>>.

Risolto il problema?

Niente affatto, è AGGRAVATO, come già suggerivo nei post nn. 189 e 190.

Infatti, se nell’apparire sincronico appaiono <<tutti insieme>> i <<passaggi della diacronia>> incluso <<il contenuto isolante interno a ogni passaggio>>, allora chiedo:

PERCHÉ nell’apparire sincronico appaiono <<TUTTI INSIEME>> i <<passaggi della diacronia>> mentre, nell’apparire finito, GLI STESSI NON appaiono <<TUTTI INSIEME>>?

Eppure gli ‘ingredienti’ di cui sopra sono assolutamente GLI STESSI!

Con l’abissale differenza che nell’apparire sincronico, essi, ripeto, appaiono <<TUTTI INSIEME>>, mentre, al CONTRARIO, nell’apparire finito NO, compaiono uno per volta!

PERCHÉ?

Forse, a cagion dell’isolamento?

NO, perché AS ha appena affermato che il modo <<totale che appare eternamente nell'apparire infinito>> è inclusivo ANCHE del <<contenuto isolante interno a ogni passaggio all'interno del quale appare coscienzialmente solo esso e non anche gli altri>>, ESATTAMENTE COME accade nell’apparire finito.

E allora, ridomando:

PERCHÉ nell’apparire finito appare un ‘andirivieni’ diacronico del <<contenuto isolante interno a ogni passaggio>> il quale invece _ pur apparendo esattamente com’è ANCHE nell’apparire infinito e quindi a parità di configurazione _, nell’apparire infinito-sincronico tale ‘andirivieni’ è FERMO, DATO TUTTO INSIEME ossia SINCRONICO?

La domanda vale anche per l’inverso:

PERCHÉ quegli ‘ingredienti’ che concorrono insieme a costituire il <<contenuto isolante interno a ogni passaggio>> e che perciò appaiono <<TUTTI INSIEME>> nell’apparire sincronico _ inclusi i vari isolamenti _, nel finito, invece, NON appaiono <<TUTTI INSIEME>> pur essendo gli stessi? 

Eppure, ripeto, secondo AS, all’apparire infinito appare ANCHE (esperisce il/è cosciente del) <<contenuto ISOLANTE interno a ogni passaggio>> proprio come esso appare nel finito.

Ciò vuol dire che la struttura FINITA dell’apparire _ ‘ingrediente’ (a) _, il <<contenuto ISOLANTE interno a ogni passaggio>> _ ‘ingrediente’ (b) _, riescono a spiegare la DIFFERENZA tra due modi di apparire tra loro CONTRARI

 

Roberto Fiaschi

……………………..

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