Mi piace replicare
a quest’altro video di “Antimaterialista” ossia Angelo Santini ( =AS): https://www.youtube.com/watch?v=jp8jWQd1kCU, intitolato:
<<Livello
ultra avanzato di lettura severiniana (metafore del treno a velocità infinita)>>.
Qui, riporto la
prima parte del video (l’altra parte nel prossimo post n° 192):
<<Il buon
Roberto Fiaschi sta commettendo un errore principale nelle sue contestazioni,
quello di presupporre continuamente che l'inclusione della diacronia nella
sincronia sia contraddittoria, senza tener conto di quello che ho spiegato in
modo però puntuale. Ho letto anche l'ultimo suo post, articolo 190, e debbo
dire che è semplicemente un'analisi in cui intanto frammenta la mia esposizione
a cui si rivolge, rinvenendo errori che poi non vi sono di fatto, perché in
pratica, prima di tenere in considerazione una mia certa asserzione che
smentisce la lettura a precedente che lui già ha fatto all'interno della
risposta, già attribuisce a quei primi passi della mia esposizione errori che
poi di fatto non vi sono, però intanto lì lascia scritto nel suo articolo che
io avrei fatto degli errori entro un certo passaggio della mia argomentazione,
salvo poi dopo riconoscere che in effetti io non stessi dicendo quello che mi
stava attribuendo come un errore in un certo passaggio, però intanto lascia che
quella evidenziazione sia apparente come uno pseudo errore e questo dà
l'impressione che io abbia fatto chissà quanti errori quando in realtà non ne
ho fatti neanche uno. E lo ripeto, lui continua a presupporre che sia
contraddittoria l'inclusione della diacronia nella sincronia dell'apparire
infinito, perché presuppone che in quanto sono contrari, la diacronia e la
sincronia non possano stare in un rapporto di inclusione perché sta continuando a considerare in
modo astratto, isolante il rapporto stesso di inclusione. Non sta considerando
il fatto che la diacronia reale per Severino è esattamente quella che si mostra
nella sincronia, perché lì, ricordiamo sempre, che in Severino che cos'è il
vero? È il concreto in quanto tale, cioè l'intero. E che cos'è l'intero se non
la totalità infinita che appare nell'apparire infinito? Di conseguenza, la
diacronia a cui si rivolge lui è un astratto del concreto che lui però,
considerando come qualcosa di contrapposto in quanto lo ritiene contrario alla
sincronia, lo sta isolando dalla sincronia, cioè dalla diacronia sincronica che
è eternamente posta nell'apparire infinito. Io questo già l'ho spiegato, quindi
non ci ritorno. Fa un errore principale che poi ripropone a più livelli ed è
inutile da parte sua che continui a riproporre le stesse obiezioni già
confutate in diverse forme, perché l'errore che fa è sempre quello, lo reitera
continuamente e inoltre ho notato questa ulteriore forma di errore nella sua
disamina, che è quella di non riprendere nella sua interezza la mia
argomentazione, ma di frammentarla e di fare delle contestazioni frammentarie nel
modo che ho descritto prima, dando la parvenza che io abbia fatto tanti errori,
quando invece poi di passo in passo si vede come attribuzioni di errori attribuite
da lui in precedenza in realtà non sussistono e che erano solo frutto di una valutazione
parziale di un'esposizione più ampia. Non mi viene in mente un termine adeguato
per descrivere questa forma di fallacia logica, ma dovrebbe essere una specie
di errore di omissione continua, per così dire, di altri passaggi che in realtà
non è che non vengano considerati, ma vengono considerati uno o alla volta isolatamente.
E il fatto di considerare a questo modo, isolatamente, tutta l'esposizione, da
una parte, da un punto di vista retorico, fa sembrare che chi operi così abbia trattato
nella sua interezza, in modo puntuale e preciso tutta la dissertazione. Dall'altra
però consente anche quella modalità retorica. Ora, io non sto dicendo che il
buon Fiaschi consapevolmente abbia realizzato questo tipo di struttura di
contestazione, però è quello che appare, che lui ne sia consapevole o meno, è
quello che si mostra. Dopodiché io non cambio la mia valutazione sulla sua
preparazione, sulla sua capacità di ragionamento, però ci tengo a specificare
queste cose. Dopodiché, se ancora non fosse convinto, magari e continuasse
ancora a replicare, potrei farlo anch'io più nel dettaglio per far vedere
proprio in maniera precisa e puntuale ove lui abbia commesso anche quella
seconda forma di errore che ho spiegato. Non credo invece che serva ancora spiegare
perché l'errore principale da lui commesso, quello di presupporre che la
diacronia e la sincronia siano dei contrari e quindi degli opposti che si
escludono a vicenda, sia l'errore di fondo che sta commettendo in questi
articoli dal 188 al 190 almeno, e che sono responsabili poi di tutte le altre
sue critiche perché tutte le altre critiche si fondano su questo presupposto,
alla fine>>.
***
AS ha fatto bene a
<<specificare queste cose>>.
Ed infatti mi dà
modo di precisare.
(1)
Relativamente ai
precedenti post, AS osserva: <<ho notato questa ulteriore forma di
errore nella sua disamina, che è quella di non riprendere nella sua interezza
la mia argomentazione, ma di frammentarla
[…]>>.
In realtà, trattasi
di semplice analisi dei vari passaggi via via come si presentano, al fine di
affrontare puntualmente e con ordine le tesi che AS di volta in volta espone nei
suoi video.
Ciò AS lo sa bene,
e ricordo, ai tempi del mio blog pro-Severino, come egli plaudesse al mio esser
<<analiticissimo>>.
FRAMMENTARE, per
me, significa rendere un discorso volutamente inintelligibile grazie ad
uno spezzettamento che lo priverebbe di alcuni passaggi cruciali senza i quali,
la ricezione dello stesso sarebbe tendenziosamente alterata.
Tutto al
contrario, il mio modo di procedere (con TUTTI), consiste nel riportare letteralmente
OGNI passaggio scritto/orale dell’interlocutore di turno, senza eccezioni, il
che non significa affatto che essi vengano <<considerati uno o alla
volta isolatamente>>,
giacché il loro ordine è consequenziale e l’uno richiama l’altro, omogeneamente.
Ciò, proprio per
l’esigenza di NON ignorare alcun brano, onde poter così realizzare un quadro
critico completo, leale, rispettoso e non sospettabile di strumentale
distorsione. In tal modo, il testo <<nella sua interezza>>
NON è stato affatto
omesso, al contrario: è stato riportato punto per punto.
(2)
Ma veniamo alla
prima parte del video di AS, ove dice:
<<E lo
ripeto, lui [io: RF] continua a presupporre che sia contraddittoria
l'inclusione della diacronia nella sincronia dell'apparire infinito, perché
presuppone che in quanto sono contrari, la diacronia e la sincronia non possano stare in un rapporto di inclusione perché sta continuando a considerare in
modo astratto, isolante il rapporto stesso di inclusione. Non sta considerando
il fatto che la diacronia reale per Severino è esattamente quella che si mostra
nella sincronia, perché lì, ricordiamo sempre, che in Severino che cos'è il
vero? È il concreto in quanto tale, cioè l'intero. E che cos'è l'intero se non
la totalità infinita che appare nell'apparire infinito? Di conseguenza, la
diacronia a cui si rivolge lui è un astratto del concreto che lui però,
considerando come qualcosa di contrapposto in quanto lo ritiene contrario alla
sincronia, lo sta isolando dalla sincronia, cioè dalla diacronia sincronica che
è eternamente posta nell'apparire infinito. Io questo già l'ho spiegato, quindi
non ci ritorno. Fa un errore principale che poi ripropone a più livelli ed è
inutile da parte sua che continui a riproporre le stesse obiezioni già
confutate in diverse forme, perché l'errore che fa è sempre quello, lo reitera
continuamente>>.
In primo luogo,
che <<sincronìa>> e <<diacronìa>> siano CONTRARI, NON lo PRESUPPONGO io,
ma è nell’ordine dei significati:
Dunque, NON ho PRESUPPOSTO
alcunché.
Inoltre, NON ho detto <<che
sia contraddittoria l'inclusione
della diacronia nella sincronia dell'apparire infinito>>, bensì che i
due termini <<diacronìa>> e <<sincronìa>>
sono TRA LORO CONTRARI e l’uno
NON può essere
ridotto all’altro (senza perderne aspetti fondamentali).
Che perciò
l’apparire infinito-sincronico severiniano INCLUDA la diacronìa nella sincronìa mi era
già ben chiaro, ma NON
è tale INCLUSIONE
ad esser oggetto di critica quanto, piuttosto, l’impossibilità che la sincronìa
(poiché questo significato ESCLUDE di significare diacronìa) replichi se stessa
(nell’apparire finito-isolato) in modo ad essa CONTRARIO, cioè, appunto, in modo diacronico;
o che la diacronìa non sia altro che sincronìa già da sempre a-diacronicamente
dispiegata.
Secondo AS, NON avrei considerato
<<il fatto che la diacronia reale per Severino è esattamente quella che si
mostra nella sincronia, perché lì, ricordiamo sempre, che in Severino che cos'è
il vero? È il concreto in quanto tale, cioè l'intero. E che cos'è l'intero se
non la totalità infinita che appare nell'apparire infinito?>>.
Certo che l’ho
considerato, ed è esattamente QUESTO modo di concepire la diacronìa da parte di
Severino che è stato oggetto di critica…
Ed infatti, sempre
secondo AS, pare che il mio errore consista nel fatto che la diacronìa, a cui
mi riferisco, sia <<un astratto del concreto>>, che però
considererei <<come qualcosa di contrapposto in quanto lo>>
riterrei <<contrario alla sincronia>>, cosicché lo starei
<<isolando dalla sincronia, cioè dalla diacronia sincronica che è
eternamente posta nell'apparire infinito>>.
Ripeto, che la
diacronìa significhi il CONTRARIO
della sincronìa NON
lo immagino io, ed anzi: essi sono TANTO PIÙ CONTRARI quanto la sincronìa è il
concreto e la diacronìa l’<<astratto del concreto>>!
Per giustificare
tale NON-CONTRAPPOSIZIONE, AS chiama in causa una ossimorica <<diacronia sincronica che è eternamente
posta nell'apparire infinito>>.
Il che vuol dire
introdurre una NUOVA CONTRADDIZIONE per risolverne un’altra.
Che cosa sarà mai,
infatti, la <<diacronia
sincronica>>?
Essa richiama immediatamente
un MOVIMENTO-NON-MUOVENTESI, o uno SCORRIMENTO-NON-SCORRENTE.
D’altronde, che
essa sia una contraddizione, lo ha ben percepito lo stesso AS nel precedente
post (190),
ove ha riconosciuto che possa <<sembrare un ossimoro, una contraddizione>> l’<<apparire
eternamente nell'apparire infinito come incominciante apparire SENZA che incominci ad
apparire>>!
Tale contraddittoria
<<diacronia sincronica>> dovrebbe
rendere plausibile che, nell’apparire finito-diacronico-isolato, la sincronìa
dell’apparire infinito si riveli in modo CONTRARIO a come quest’ultima è, cioè che si
riveli in modo NON-sincronico!
Ma torniamo alle
indicazioni di AS secondo le quali non è contraddittorio che la diacronìa del
finito altro non sia che la sincronìa concreta, reale, eternamente nonché
interamente dispiegata.
L’insieme degli
‘ingredienti’ per legittimare incontraddittoriamente l’<<apparire
eternamente nell'apparire infinito come incominciante apparire SENZA che incominci ad
apparire>>, sarebbe il seguente (ho evidenziato i concetti chiave):
(a)- l’apparire FINITO;
(b)- l’ISOLAMENTO (relativo)
dell’apparire finito e degli stati coscienziali;
(c)- l’INCOMINCIANTE-apparire
(e scomparire) degli enti includente in sé i vari PASSAGGI tra T1 e T2, T3, etc…;
(d)- la COPERTURA di ciò sul
quale il sopraggiungente (l’incominciante apparire incomincia a) sopraggiunge,
coprendolo/nascondendolo come un ormai (oltre)passato.
Tutti questi
aspetti (tutti eterni) sarebbero eternamente inclusi ed esperiti SINCRONICAMENTE
nel <<loro apparire TUTTI ASSIEME nell'apparire infinito>> (come ha
detto AS nel precedente post), ove appunto ogni <<incominciante
apparire>> appare <<SENZA che incominci ad apparire>> (è
sempre AS che parla), giacché nella SINCRONÌA NON può esservi per definizione un prima ed un
dopo.
Invece, tutti
questi aspetti, calati nell’apparire finito, costituirebbero la DIACRONÌA a noi
tutti ben nota, nella quale gli enti NON appaiono <<TUTTI ASSIEME>> giacché vi
è un prima ed un dopo nel loro apparire…
(3) CRITICA
Il punto (a) _ l’apparire FINITO _ NON è la condizione sufficiente per il darsi di qualsivoglia diacronìa a partire da una sincronìa immobile, giacché <<finito>> NON è sinonimo di <<diacronìa>> e quindi un cerchio dell’apparire finito può ben ‘ospitare’ un contenuto FINITO ed IMMOBILE/IN-DIVENIENTE, cioè uno spettacolo sempre FISSO ed INVARIABILE, e ciò senza alcuna contraddizione.
Consideriamoli
giustamente tutti insieme, per vedere se la tesi severiniana regge.
Ma, si replicherà,
in (a) si deve tener conto di (c) unitamente a (b).
Eppure, così come
nell’apparire sincronico gli incomincianti-apparire del punto (c) non appaiono
uno alla volta poiché sono già TUTTI interamente dispiegati/apparenti, allora
non si capisce perché in (a), essi (c) debbano comportarsi DIVERSAMENTE rispetto
all’apparire sincronico.
Si dirà: poiché
(a) è FINITO ed
ISOLATO (b), gli incomincianti-apparire (c) si mostrano finitamente-isolatamente,
ossia uno per volta in quanto, appunto, incominciano ad apparire, senza perciò
mostrarsi insieme a (in sincronia con) ciò da cui sono ISOLATI.
NO, NON è una necessità che
nel finito essi si mostrino uno per volta, anzi: NON se ne vede la ragione.
Infatti, ANCHE in
(a), gli incomincianti-apparire potrebbero incontraddittoriamente apparire solo
come UNA PARTE INDIVENIENTE della SINCRONICITÀ
INDIVENIENTE dell’apparire
infinito-sincronico, identicamente a come essi già apparirebbero in
quest’ultimo, con l’unica differenza che nell’apparire infinito-sincronico, gli
incomincianti-apparire appaiono già eternamente TUTTI INSIEME, mentre in (a) potrebbero
benissimo costituirsi come PARTI
SINCRONICHE,
IMMOBILI, seppur ISOLATE
(ma a questo punto poco o nulla importa) da altre PARTI IMMOBILI e dal TUTTO.
Anzi nemmeno, giacché se in ogni cerchio
FINITO vi apparisse un SINGOLO ed UNICO INVARIANTE, sempiterno spettacolo SINCRONICO, esso
apparirebbe esattamene come appare nell’apparire infinito-sincronico, sì che
allora, in questo caso, nessun cerchio sarebbe mai ISOLATO dall’apparire
infinito-sincronico, appunto perché ogni cerchio finito ripresenterebbe in sé
UNA PORZIONE di sincronicità nello stesso preciso modo in cui essa è presente
nell’apparire infinito-sincronico!
E invece così non
è, evidentemente, perché in (a) appaiono diacronicamente.
Si ribatterà che
gli incomincianti-apparire DEVONO incominciare ad apparire, altrimenti NEGHEREBBERO la propria
identità di incomincianti.
Se così, allora
essi già NEGANO
la propria identità nell’apparire infinito-sincronico dove, infatti, nulla mai
comincia ad apparire né nulla mai viene COPERTO _ punto (d) _ da un qualsiasi
sopraggiungente/incominciante apparire.
Pertanto, NEPPURE il concorso del
punto (d) _ il venir COPERTO/NASCOSTO da parte del
sopraggiungente _ può aiutarci in alcun modo, NEPPURE se accompagnato da, o in combinazione
con (b), perché ciò che in (a) è COPERTO/NASCOSTO/ISOLATO, NON è però COPERTO/NASCOSTO/ISOLATO
nell’apparire sincronico, e quindi (a), oltre a NON essere sinonimo di diacronìa, NON è neppure sinonimo di
NASCONDIMENTO.
Infatti,
basterebbe progettare ogni cerchio FINITO ospitante solo UNA PARTE di contenuto
IMMOBILE, interamente SINCRONICO, cioè interamente NON-NASCOSTO/COPERTO da alcun
sopraggiungente, come appunto è nell’apparire infinito-sincronico, ove i
sopraggiungenti NON
coprono/nascondono ciò sul quale essi sopraggiungono; diversamente, l’apparire
infinito NON
sarebbe quell’orizzonte di luce ove tutto è da sempre dispiegato, poiché
lascerebbe alcuni essenti COPERTI, ISOLATI, in OMBRA e così esso NON si distinguerebbe da
(a), cioè dall’apparire finito.
Ma così non è,
evidentemente…
Nel precedente
post, AS ebbe ad osservare come il sottoscritto non avrebbe considerato
<<adeguatamente che l'apparire tutti insieme dei passaggi della diacronia include anche l'apparire uno
alla volta dei passaggi, proprio perché nell'apparire tutti insieme dei passaggi della diacronia appare il contenuto isolante interno a ogni
passaggio all'interno del quale appare coscienzialmente solo esso e non anche gli altri. Ed è in questo modo
che il modo parziale della diacronia è incluso in quello totale che appare
eternamente nell'apparire infinito>>.
Bene; dunque, <<il
modo parziale della diacronia è incluso in quello totale [ =
sincronico] che appare eternamente nell'apparire infinito>>
<<in questo modo>>, ossia includendo <<anche
l'apparire uno alla volta dei passaggi>> della diacronìa, passaggi
che appaiono <<tutti insieme>> nell’apparire sincronico unitamente
al <<contenuto isolante interno a ogni passaggio all'interno del quale
appare coscienzialmente solo esso e non anche gli altri>>.
Risolto il problema?
Niente affatto, è
AGGRAVATO, come già suggerivo nei post nn. 189 e 190.
Infatti, se
nell’apparire sincronico appaiono <<tutti insieme>> i <<passaggi della diacronia>>
incluso <<il contenuto isolante interno a ogni passaggio>>, allora chiedo:
PERCHÉ
nell’apparire sincronico appaiono <<TUTTI INSIEME>> i <<passaggi della diacronia>>
mentre, nell’apparire finito, GLI STESSI NON appaiono <<TUTTI INSIEME>>?
Eppure gli
‘ingredienti’ di cui sopra sono assolutamente GLI STESSI!
Con l’abissale differenza
che nell’apparire sincronico, essi, ripeto, appaiono <<TUTTI INSIEME>>, mentre, al CONTRARIO,
nell’apparire finito NO,
compaiono uno per volta!
PERCHÉ?
Forse, a cagion
dell’isolamento?
NO,
perché AS ha appena affermato che il modo <<totale che appare
eternamente nell'apparire infinito>> è inclusivo ANCHE del <<contenuto
isolante interno a
ogni passaggio all'interno del quale appare coscienzialmente solo esso e non anche gli
altri>>, ESATTAMENTE COME accade nell’apparire finito.
E allora, ridomando:
PERCHÉ
nell’apparire finito appare un ‘andirivieni’ diacronico del <<contenuto isolante interno a ogni
passaggio>> il quale invece _ pur apparendo esattamente com’è ANCHE
nell’apparire infinito e quindi a parità di configurazione _,
nell’apparire infinito-sincronico tale ‘andirivieni’ è FERMO, DATO TUTTO INSIEME ossia SINCRONICO?
La domanda vale
anche per l’inverso:
PERCHÉ quegli
‘ingredienti’ che concorrono insieme a costituire il <<contenuto isolante interno a ogni
passaggio>> e che perciò appaiono <<TUTTI INSIEME>> nell’apparire sincronico _ inclusi i vari isolamenti
_, nel finito, invece, NON
appaiono <<TUTTI
INSIEME>> pur
essendo gli stessi?
Eppure,
ripeto, secondo AS, all’apparire infinito appare ANCHE (esperisce il/è
cosciente del) <<contenuto ISOLANTE interno a ogni passaggio>> proprio come esso
appare nel finito.
Ciò
vuol dire che NÉ
la struttura FINITA dell’apparire _ ‘ingrediente’ (a) _, NÉ il <<contenuto
ISOLANTE interno a
ogni passaggio>> _ ‘ingrediente’ (b) _, riescono a spiegare la DIFFERENZA tra due modi
di apparire tra loro CONTRARI…
Roberto Fiaschi
……………………..


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