martedì 19 maggio 2026

196)- L'OPPOSIZIONE SEMANTICA NON RISOLVE «LE OBIEZIONI A EMANUELE SEVERINO SULL'APORIA DEL NULLA»

Riporto le osservazioni critiche di Angelo Santini (ANTIMATERIALISTA; qui, verrà menzionato con: AS), prese dal suo canale Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=U5OPLhvwmCQ.

Il video di AS si intitola:

<<L'opposizione SEMANTICA risolve le obiezioni a EMANUELE SEVERINO sull'aporia del nulla>>,

ed è rivolto al mio post n° 194 https://controinuovimostriii.blogspot.com/2026/05/194-oltrepassare-bacchinstella-e.html.

Presento via via il suo intervento intervallandolo col mio commento.

Afferma AS:

1)- <<Fiaschi a un post di Elisa su Officina di filosofia teoretica riguardo il problema del nulla. Allora, va chiarito questo. Innanzitutto, l'opposizione tra essere e nulla è semantica, perché per l'ontologia severiniana la dimensione semantica non è relegata al linguaggio, ma è parte della struttura ontologica della realtà>>.

Mio primo commento.

Che <<l'opposizione tra essere e nulla>> sia <<semantica>> mi trova d’accordo, ovviamente.

Invece, che la dimensione semantica non sia <<relegata al linguaggio>> la trovo un’affermazione difficilmente sostenibile, visto che il linguaggio, per definizione, è ciò che (si) esprime (mediante) la dimensione semantica stessa, poiché il linguaggio è puramente semantico (oltre che sintattico…).

2)- AS: <<Non c'è la relazione tra segno e referente che invece si pone nella prospettiva isolante e nichilista. Quindi l'opposizione tra S e nulla ha come presenti entrambi gli enti, quello del significato essere e quello del significato non essere, quello del significato nulla. Primo punto>>.

Ma, se NON vi fosse <<relazione tra segno e referente>>, allora AS non potrebbe neppure asserire che <<l'opposizione tra essere e nulla>> sia <<semantica>>, giacché egli, parlando di <<opposizione tra essere e nulla>>, sta semanticamente RIFERENDOSI/RELAZIONANDOSI a due REFERENTI ontologici significati appunto dai semantemi essere e nulla.

Diversamente, se tali semantemi fossero privi di referente, sarebbero flatus vocis che indicherebbero unicamente SE STESSI in quanto segni e suoni di una determinata lingua e nulla più.

Tanto più che il semantema ( = il significato) indica l’aspetto Logico o L-immediatezza di qualsivoglia ente nel suo SIGNIFICARE così e non altrimenti, di contro all’aspetto Fenomenologico o F-immediatezza che, invece, indica (si RIFERISCE) all’ente nel suo aspetto fenomenico significato distintamente dal piano L, per cui ogni semantema/significato (L) non può non essere DISTINTO da F e, così distinto, F fungere da referente di L, altrimenti L, ripeterei, avrebbe come riferimento soltanto SE STESSO in quanto segno grafico/suono… 

3)- AS: <<Non serve poi che esista un referente esterno a questi significati per porre questa differenza. Ricordiamo che l'opposizione universale del positivo e del negativo è l'opposizione generale, quella originaria, di cui quella tra essere e nulla è una individuazione, quindi è una forma particolare della opposizione universale>>.

A dire il vero, il tema centrale del mio su indicato post NON verteva sull’esistenza o meno di <<un referente esterno a questi significati>>, bensì su ciò che ACCOMUNA i due termini e che perciò ne ACCORCIA la presunta distanza semantico-ontologica, sì che per tale COMUNANZA, il nulla differisca SOLO RELATIVAMENTE dall’essere, anziché radicalmente come vorrebbe la teoresi di Severino, rientrando il nulla, perciò, nel novero degli ENTI.

4)- AS: <<Il significato del nulla è complesso, non è semplice. Anche se sembra essere semplice, è composito. È composto da due significati: il positivo significare e il nulla momento. Anche se esprimono contenuti determinati diversi che sono significanti, sono aspetti di un'unica complessità semantica>>.

Certo, infatti quei due significati costituenti il termine autocontraddicentesi <<NULLA>>, nel mio post, erano già stati indicati…

5)- AS: <<Per meglio dire, dicevo, il nulla momento è la specificazione del contenuto determinato semantico espresso dal positivo significare del nulla. Cosa esprime il positivo significare del nulla? La significanza positiva del nulla. Cosa esprime il nulla momento? La pura insignificanza, negatività e nullità del nulla. Anche questa seconda dimensione semantica che in realtà è un momento, è un astratto della positività, del positivo significato è appunto un significato contro che da una parte vi è il positivo significare e il nulla significato. Dire che il nulla significato non è, è un'espressione, diciamo, infelice che crea poi equivoci perché sarebbe sostituta del nulla momento. Il nulla momento è un significato ed è il contenuto espresso dal nulla momento che non è>>.

Mettiamo ordine.

Se ciò che dianzi AS ha chiamato: <<nulla significato>> è lo stesso (o equivale) al POSITIVO significare del <<nulla momento>>, e se quest’ultimo è <<La pura insignificanza, negatività e nullità del nulla>>, allora mi si permetterà di osservare che nel mio post NON ho mai affermato <<che il nulla significato [cioè il POSITIVO significare] non è>>, poiché quest’ultimo è appunto il POSITIVO significare ( = l’essere) del <<nulla momento>> di cui AS ha appena giustamente affermato esser <<pura insignificanza, negatività e nullità del nulla>>.

Pertanto credo che AS abbia involontariamente confuso i termini ove dice:

<<Il nulla momento è un significato ed è il contenuto espresso dal nulla momento che non è>>,

giacché avrebbe dovuto dire (in MAIUSCOLO):

<<Il nulla momento è un significato ed è il contenuto espresso dal nulla SIGNIFICATO [cioè dal POSITIVO significare] che [invece] È>>, ed È in quanto, appunto, è il POSITIVO significare del <<nulla momento>> o della <<pura insignificanza, negatività e nullità del nulla>>.

6)- AS: <<Come si eh smentiscono obiezioni come quelle di Fiaschi, mostrando anche che il contenuto espresso dal nulla momento non è isolabile dal significato del nulla momento>>.

Certo, ciò è quanto afferma Severino, ma PEGGIORA l’aporia in questione. Infatti, la non-isolabilità del <<nulla momento>> dal <<significato del nulla momento>> fa sì che quest’ultimo sia il significato <<DEL>> nulla momento, si che tale POSITIVO ( = ESSERE) significare si riversi tutto nel <<nulla momento>>, ENTIFICANDOLO proprio grazie alla precisazione di AS, ossia grazie alla non-isolabilità dei due momenti! Di modo tale che, così non isolati, il positivo significare POSITIVIZZI la negatività costituita dal <<nulla momento>>!

Anche solo dicendo:

“il nulla momento È il nulla momento”,

stiamo conferendo l’ESSERE (tramite la copula <<È>>) al <<nulla momento>>, sì che il nulla momento SIA il nulla momento e quindi che esso SIA IDENTICO a sé come qualsiasi altro ente È IDENTICO a sé e perciò sia POSITIVIZZATO esso stesso.

D’altronde, lo riconosce anche AS più sotto, ove osserva che:

<<la copula formalmente a un livello semplice del significato significa eguagliare e significare>>…

Non solo per questo, ma ANCHE per questo, il nulla momento, volendo significare unicamente la <<pura insignificanza, negatività e nullità del nulla>>, NON vi può riuscire, perché è suo malgrado immediatamente POSITIVIZZATO/ENTIFICATO dalla copula <<È>> = ESSERE!

7)- AS: <<Noi dobbiamo infatti considerare che la prospettiva severiniana è anche una negazione radicale del realismo ingenuo, della teoria ortodossa della referenzia, quindi non è che da una parte ci sono i significati e da dall'altra i referenti, da una parte i significati e dall'altra gli essenti. Per questa ontologia i significati sono già essenti e gli essenti sono intrinsecamente significanti oltre il linguaggio addirittura è questionato come storicamente determinato e come veicolo dei significati parole il fatto che in questa nostra condizione, quella del mondo che appare nei nostri cerchi del destino, l'apparire dei significati sia con diciamo correlato all'apparire di quelle determinazioni che sono interpretate come parole, non implica che quelle cosiddette parole siano veicolo dei significati>>.

Ma anche qui, nuovamente, la precisazione di AS PEGGIORA l’aporia.

Infatti, egli, affermando che <<non è che da una parte ci sono i significati e da dall'altra i referenti, da una parte i significati e dall'altra gli essenti. Per questa ontologia i significati sono già essenti e gli essenti sono intrinsecamente significanti oltre il linguaggio>>,

concretizza massimamente l’ESSERE DEL <<nulla momento>>! 

Lo concretizza, ossia lo ENTIFICA, PROPRIO perché <<non è che da una parte ci sono i significati e da dall'altra i referenti, da una parte i significati e dall'altra gli essenti>> e quindi il POSITIVO significare del <<nulla momento>>, che è INSCINDIBILMENTE UNITO al SUO <<nulla momento>> e non ad un’altra parte, PROPRIO in quanto è il SUO e non di altro, è (tale POSITIVO) già tutto assorbito, diciamo così, appunto dal/nel SUO <<nulla momento>>, visto che il POSITIVO significare è, ripetiamolo, il positivo significare ( = il POSITIVIZZARSI) DEL SUO <<nulla momento>>!

8)- AS: <<E Severino, in particolare, in “oltre il linguaggio” chiarisce tante cose. Bene, allora come possiamo meglio specificare quindi l'opposizione tra essere e nulla in ottica, no, di risoluzione dell’aporia del nulla? Allora, intanto ricordando che l’aporia del nulla è millenaria e nasce proprio dal fatto che non si distinguono, in maniera rigorosamente analitica i significati in gioco e si presuppone appunto una forma realista ingenua della realtà, per cui si pensa che da una parte vi è il pensiero e dall'altra il contenuto del pensiero, ma non si può separare l'atto del pensare o meglio apparire del pensiero dal suo contenuto. Perché per quanto formalmente si possano distinguere l'apparire dall'ente sono un'unica cosa complessa, ma sono un'unica cosa. Non può apparire, non può sussistere qualcosa al di fuori del suo apparire. Eh, e quindi questo vale anche ovviamente per la sfera del pensiero. L’aporia millenaria consiste nel rilevare erroneamente che siccome il nulla è pensabile, allora è automaticamente essente. Ma cos'è che è pensabile del nulla? il significato, ma il significato non è il nulla, però l'errore principale dell'aporia, cioè delle tesi che sostengono l’aporia, è di confondere il significato del nulla con l'assoluta nullità che cerca di esprimere, come se fosse, per farvi un esempio, un cartello stradale che indica la presenza di una buca. Il cartello stradale che indica la presenza di una buca non è che dentro di sé contiene una buca e può darsi un cartello di questo tipo anche senza la presenza poi di quello che esprime. Ok?>>

Purtroppo NO, mi spiace, ma nessun <<Ok>>.

Finora, l’aporia evidenziata nel mio post NON è stata NEPPURE avvicinata di striscio da AS. Infatti, l’introduzione, da parte sua, del linguaggio, del <<realismo ingenuo>>, dell’apparire dall'ente, etc…, NULLA C’ENTRANO con quanto da me scritto nel post n° 194.

Non ho affatto presupposto che QUI ci sia il significato e vi sia la “cosa” o l’ente.

Anzi, con l’esempio del <<cartello stradale che indica la presenza di una buca>>, AS CADE egli stesso nel <<realismo ingenuo>> che invece attribuisce a me.

In che modo vi CADE? Semplice:

quel <<cartello stradale>> indicante la buca equivale al pensiero che, QUI, indica il proprio REFERENTE situato LÀ, referente costituito dalla <<presenza di una buca>>!

Per questa ragione, è l’esempio di AS a presupporre il, ricorrendo al realismo ingenuo!

E quindi esso NON funziona.

Per essere un esempio corretto, cioè aderente ai nostri due termini (il POSITIVO significare e il nulla momento), il <<cartello stradale>> deve equivalere al POSITIVO significare e la <<buca>> _ traduciamola in <<buco>> _ indicato/significato deve equivalere al <<nulla momento>>; siccome entrambi sono solidali cioè inscindibilmente uniti nella loro distinzione, allora il buco ( = il <<nulla momento>>) deve essere INTERNAMENTE presente allo stesso <<cartello stradale>> (il quale funge da SUO POSITIVO significare rendendo, perciò, il buco possibile) _ giacché un buco nell’aria non si può fare _, cosicché tale buco sia POSITIVIZZATO dal SUO POSITIVO significare ( = dal cartello), poiché a questo serve tale POSITIVO significare: a rendere possibile il buco, cioè il <<nulla momento>>.

Respingendo, AS, il realismo ingenuo, il cartello del suo esempio NON può indicare alcuna buca esterna ad esso e perciò l’esempio da lui proposto NON funziona, proprio perché egli NEGA che da questa parte vi sia <<il pensiero e dall'altra il contenuto del pensiero>>, per cui AS dovrà altresì negare il suo stesso esempio, cioè dovrà NEGARE che vi sia <<un cartello stradale che indica la presenza di una buca>>, perché ciò implica il ricorso a quel realismo ingenuo che AS ha già criticato ed escluso…

Quindi, poiché per AS <<non si può separare l'atto del pensare o meglio apparire del pensiero dal suo contenuto>>, allo stesso modo, nel suo esempio egli NON può separare _ come invece egli fa _, il <<cartello stradale dal suo contenuto>> cioè dal buco segnalato; sì che quest’ultimo debba allora collocarsi internamente allo stesso cartello ( = allo stesso POSITIVO significare), se l’esempio vuol essere CONGRUENTE al rapporto <<POSITIVO significare>> - <<nulla momento>> in quanto, sempre come afferma AS, essi <<sono un'unica cosa>>!

Pertanto, affermare del <<cartello stradale che indica la presenza di una buca, non è che dentro di sé contiene una buca e può darsi un cartello di questo tipo anche senza la presenza poi di quello che esprime>>, significa ricorrere nuovamente al realismo ingenuo da AS negato, giacché dicendo così, egli SEPARA/DISTANZIA il cartello DALLA buca che esso indica, ricadendo, così, nella (secondo lui) FALLACE/INGENUA convinzione <<per cui si pensa che da una parte vi è il pensiero [ = il cartello] e dall'altra il contenuto del pensiero [ = il buco indicato]>>.

Quindi, se il POSITIVO significare è il POSITIVO significare DEL SUO <<momento nulla>>, quest’ultimo dovrà pur ritrovarsi POSITIVIZZATO dal SUO stesso POSITIVO significare ( = cioè dal cartello che, in quanto POSITIVO, rende POSITIVO/POSSIBILE il proprio esser bucato), altrimenti tale POSITIVO significare, privo del buco (cioè privo del SUO <<momento nulla>>), NON sarebbe il SUO (DEL buco) POSITIVO significare e quindi NON potrebbe positivizzare/rendere possibile alcun buco!

9)- Prosegue AS: <<Il nulla è un significato. I significati però in ottica severiniana non sono etichette, sono qualcosa di essente, non sono frutto di una manipolazione del linguaggio, anche se sembra così nella prospettiva nichilista superficiale. Se si considera questo, allora noi abbiamo che il positivo significare del nulla si oppone a quello che Elisa chiama erroneamente “nulla significato”, che non ha nessun senso, perché dire “nulla significato” e dire che il “nulla significato” non è, vuol dire che c'è un significato che non è e che quindi non significa>>.

Ritengo invece che abbia ragione Elisa, il <<“nulla significato”>> equivale al <<momento nulla>> ed è corretto, perché allorquando del <<“nulla significato”>> si dice che <<non è>>, si dice che tale <<“nulla significato”>> equivale al nihil absolutum, che perciò <<non è>>. Da ciò, però, non discende che, allora, esso sia <<un significato che non è e che quindi non significa>>, perché il <<“nulla significato”>> significa la mancanza di significato, e come tale è pur sempre un significato, cioè è ricompreso nell’orizzonte della significanza.

Il <<“nulla significato”>> <<non è>> nel senso che significa il <<non è>>, ma come significante l’assenza di significato, esso È.

10)- Ma a parte ciò, leggiamo ancora AS:

<<Anche perché ricordiamo che formalmente per Severino il significato “essere” significa eguagliare e significare. Cioè la copula formalmente a un livello semplice del significato significa eguagliare e significare. Poi ovviamente il significato di essere non si esaurisce nella sua forma semplice formale che è presente immediatamente nel piano dell'analisi, ma è espresso, il suo significato complesso è più ampio, racchiude anche quello semplice. Severino ha chiarito tutto questo in Oltrepassare e il significato complesso di essere è espresso dall'equazione dell'essere che afferma appunto che l'essere è ci sono diversi modi di dirlo, però possiamo dire che l'essere è, per esempio, se vogliamo vederlo in ottica del rapporto soggetto-predicato, la loro unità concreta, l'essere è in effetti è la concretezza, è la totalità di ciò che è in quanto è ed è ogni suo aspetto. Non c'è una separazione tra la totalità degli enti e o meglio la totalità dell'essere e i suoi aspetti, le sue differenziazioni interne che sono chiamate enti, ma che propriamente enti non sono, perché anche il significato di ente è carico di nichilismo. L'ente, infatti, è pensato come qualcosa di isolabile, manipolabile, soggetto al divenire, come parte di un tutto. Ma non è propriamente questo il modo di dover considerare la complessa struttura dell'essere interna a sé. Di questa struttura fa parte l'opposizione essere nulla che è interna all'essere e non richiede che ci sia un referente esterno ai significati, compreso quello del nulla. Il fatto che internamente la semantica e la sintassi dell'essere escludano che esista il nulla perché si rileva che il significato nulla è, esprime qualcosa di impossibile che non può essere, non può esistere, è già sufficiente ad opporre l'essere al nulla senza che debba esistere un qualcosa di esterno. Chi non coglie questo, sottovaluta la funzione dell'opposizione semantica, appunto, non cogliendo il fatto che l'opposizione semantica è già tantissimo, è già qualcosa di sufficiente per stabilire in modo incontraddittorio quella opposizione>>.

In queste ultime righe, AS richiama l’opposizione essere-nulla ma, per il momento, egli NON menziona ancora la critica specifica da me considerata nel mio post n° 194.

Proseguo, chissà che essa non compaia da qui a poco…

11)- AS: <<Vediamo un po' quale può essere un altro errore o equivoco che nasce in questi queste disamine? Sul nulla. Però prima facciamo un attimo ordine sull’aporia. Allora, un lato della aporia consiste nel rilevare erroneamente che siccome il nulla è pensabile, allora è essente. Ma cos'è che è pensabile del nulla? Non la pura nullità isolata dal positivo significare, perché la pura nullità e la pura insignificanza del nulla può apparire come significante solo se è interna, appunto, all'orizzonte del significare semantico del nulla. Dicevo, non può apparire il significato del nulla come pura nullità, pura insignificanza, isolatamente dal positivo significare. Ebbene, per questo lato dell'aporia l'errore è l'isolamento. Si isolano i significati della complessità semantica del nulla e si vuole mantenere fermo solo uno dei due poli, ovvero in questo caso il nulla a momento. Dicevo l'altro, scusate un attimo, cercando di mantenere fermo solo il nulla momento e quindi rilevando che allora il nulla momento è pensabile, allora è essente e quindi che il nulla è una contraddizione reale, vera e non falsa. Il significato del nulla è contraddittorio, come dice Severino, ma non è una contraddizione vera, è un contraddirsi tra due significati della aporia del nulla. Invece, nel far confluire il positivo può dire nulla del nulla, neanche che non è la stessa forma di isolamento. Eh, se non fosse non si potrebbe neanche sapere se Severino ha sbagliato che l’aporia del nulla non si può risolvere perché nel momento in cui si pensa il nulla assoluto lo si sta, si sta facendo l'impossibile. Non è possibile davvero pensare al nulla. Sta facendo quello che sta obiettando a Severino, isolando erroneamente i due significati del nulla. Il nulla è pensabile, ma solo perché è presente il positivo significare del nulla, che è già una complessità, in verità, perché include in sé il nulla momento che è un altro significato o meglio è una determinazione specifica del positivo significare Nulla, la pura negatività, la pura insignificanza. Noi dobbiamo considerare che, attenzione, il nulla momento è comunque una positività significante, a sua volta è il contenuto espresso che non è niente e che tuttavia può essere determinato però semanticamente. Questa è la sottilezza che sfugge molte volte, cioè poter determinare semanticamente un contenuto non implica che quel contenuto debba esistere e che quindi sia entificato, ma vuol dire solo circoscrivere semanticamente un certo significato come in questo caso qui>>.

Nemmeno in questo lungo brano rinvengo la benché minima traccia della critica scritta nel mio suddetto post…

Comunque, portandomi sul finale del brano di AS, osserverei che <<determinare semanticamente un contenuto>> _ per Severino _ implica SEMPRE <<che quel contenuto debba esistere e che quindi sia entificato>>, perché qualsiasi contenuto è SEMPRE un ENTE nel momento in cui è detto ed è determinato come identico-a-sé.

Ogni contenuto ESISTE, dunque, sebbene nel MODO ad esso spettantegli, cioè come esistenza materiale, ideale, matematica, onirica, etc…, visto che l’identità-con-sé spetta ad OGNI significato, anche al nulla, anche al non-significare-alcunché.

Se infatti il nulla-momento non fosse identico-a-sé, allora esso NON sarebbe nulla-momento. Anche il nulla-momento, precisa Severino, è incontraddittoriamente significante, quindi è incontraddittoriamente identico-a-sé. La contraddittorietà scaturisce in sintesi con il SUO POSITIVO significare.

Anche AS avverte: <<attenzione, il nulla momento è comunque una positività significante>>!

Bene, ma, poiché esso <<è una positività significante>>, allora la significanza del nulla-momento NON può essere INTERAMENTE delegata al SUO POSITIVO significare _ cioè all’altro momento _, giacché, se il nulla-momento NON avesse già in sé e di per sé un benché minimo significato, sarebbe come se NON CI FOSSE affatto, e la sintesi autocontraddicentesi del significato concreto NULLA NON potrebbe mai aver luogo, in quanto costituita da un momento non avente già IN SÉ alcun significato previamente individuabile e del quale il POSITIVO significare possa costituirsi come sua _ del nulla-momento _ POSIZIONE/ESSERE.

Se il significare del nulla-momento di tale sintesi spettasse INTERAMENTE al suo POSITIVO significare, tale nulla-momento potremmo sostituirlo con qualsiasi altro suono o grafema:

invece così non accade; perché, infatti, lo chiamiamo SEMPRE e SOLTANTO “nulla”?

Ci sarà una ragione ben INSITA nel termine stesso “nulla”, del quale il SUO POSITIVO significare si limita soltanto a PORLO IN ESSERE e, così POSTO, scaturisca quel che Severino chiama la contraddittorietà dei due momenti del significato concreto NULLA.

Ma appunto, i significati/momenti devono essere DUE, ENTRAMBI distintamente seppur inscindibilmente SIGNIFICANTI, altrimenti niente sintesi.

Pertanto, NON C’ENTRA NULLA il sempre tirato in ballo <<ISOLAMENTO>> o <<SEPARAZIONE>>…

Anzi, tutt’al contrario: poiché, come visto, il significato concreto ed autocontraddicentesi NULLA è una sintesi di DUE momenti/significati _ e perciò l’ISOLAMENTO tra essi è già escluso _, è allora chiaro come il nulla-momento debba già possedere IN SÉ una pur minima propria significanza, giacché, ripeterei, se essa fosse TUTTA appartenente al suo POSITIVO significare, allora NON si costituirebbe alcuna sintesi tra DUE momenti ma solo tra UNO, che è come dire: NESSUNA SINTESI.

Pertanto, un POSITIVO significare che non PONESSE alcunché di autonomamente significante quale SUO momento, non potrebbe PORLO IN ESSERE tout court, ossia renderlo noto come QUEL significato che di fatto, IN SÉ, già significa, e quindi lo ignoreremmo completamente.

Dunque, il <<circoscrivere semanticamente un certo significato come in questo caso qui>>, non impedisce che, così circoscritto, esso allora non sia passibile di ENTIFICAZIONE, giacché circoscrivere è determinare;

determinare è individuare una identità-con-sé;

individuare un’identità-con-sé è individuare un ENTE.

Ma sinora, vedo che AS è ancora lontano dal prendere in considerazione la specifica critica da me formulata nel post n° 194

12)- AS: <<E io, per semplificare, ritorno all'esempio di un cartello. È come un'indicazione stradale che però non coincide con ciò che sta indicando, perché il contenuto stradale, cioè di un cartello stradale che indica un pericolo, non è il pericolo. Ecco, allo stesso modo la determinazione del contenuto espresso dal positivo significare del nulla momento è al pari di un cartello>>.

Come già precedentemente rilevato, l’esempio NON CALZA, perché viziato da quel realismo ingenuo che lo stesso AS nega, ossia perché egli pone <<il pericolo>> come qualcosa d’ALTRO rispetto al <<cartello stradale che indica un pericolo>>, mentre, invece, per essere congrui con il rapporto tra i due momenti suddetti, IL PERICOLO È LO STESSO CARTELLO CHE LO INDICA!

Che sia così, è lo stesso AS a ricordarcelo, ove osserva:

<<si pensa che da una parte vi è il pensiero [ = <<il cartello stradale che indica un pericolo>>] e dall'altra il contenuto del pensiero [ = <<il pericolo>>], ma non si può separare l'atto del pensare o meglio apparire del pensiero dal suo contenuto>>,

che tradotto significa:

non si può SEPARARE <<il cartello stradale che indica un pericolo>> dal <<pericolo>>, appunto perché, al di fuori del realismo ingenuo e quindi internamente al terreno semantico-ontologico sul quale si muove AS, il PERICOLO È LO STESSO CARTELLO CHE LO INDICA!

Quindi, poiché <<il cartello stradale che indica un pericolo>> ed <<il pericolo>> indicato SONO IL MEDESIMO, ecco allora che il nulla-momento ( = <<il pericolo>>) è ENTIFICATO in quanto, seppur distinto, ciò nonostante esso è UNO con il suo POSITIVO significare ( = con <<il cartello stradale che indica un pericolo>>)!

13)- AS: <<Facciamo un esempio ancora più preciso. Immaginiamo che ci sia una strada e poi dopo ci sia una voragine, no? Una voragine infinita. E prima della voragine ci sia il cartello che dice: “oltre questo limite il nulla è propriamente la negazione dell'essere e l'esclusione dell'essere e quindi non è nulla, non è niente”. Il poter determinare che non c'è questo nulla, ontologicamente è la stessa situazione in cui è possibile avere un cartello autostradale che indica che vi è una voragine, cioè un'assenza di strada senza che appunto nel cartello sia presente un'assenza della strada. Nel cartello è presente la positività significante che indica quella negazione. E lo so, è un esempio semplice, però serve per far capire che la determinatezza del significato non implica l'entificazione del contenuto determinato semanticamente. Se teniamo in mente tutto ciò, tutte le obiezioni che vengono generalmente mosse, che si sono ripresentate anche nel post di Fiaschi, si risolvono perché esse nascono pur da equivoci e da continue forme di isolamento>>.

Senonché, come l’altro esempio, NEPPURE questo funziona.

Ma analizziamolo ugualmente.

Nuovamente, AS CADE nel realismo ingenuo, e quindi anche quest’ultimo suo esempio è soltanto APPARENTEMENTE / INGANNEVOLMENTE congruente.

Infatti, anche in questo caso, egli pone un <<cartello>> indicante un REFERENTE ESTERNO ad esso, cioè una <<voragine infinita>>.

Sul cartello vi è scritto: <<“oltre questo limite il nulla è propriamente la negazione dell'essere e l'esclusione dell'essere e quindi non è nulla, non è niente”>>.

E osserva:

<<Il poter determinare che non c'è questo nulla, ontologicamente è la stessa situazione in cui è possibile avere un cartello autostradale che indica che vi è una voragine, cioè un'assenza di strada senza che appunto nel cartello sia presente un'assenza della strada. Nel cartello è presente la positività significante che indica quella negazione>>.

Tutto a posto?

No, neanche per sogno!

Vediamo.

Dapprima, AS afferma che dopo il cartello indicante la voragine <<ci sia una voragine. Una voragine infinita>>.

Dunque, anche qui egli riabilita ciò che all’inizio ha negato, ossia il REFERENTE ESTERNO ( = la voragine infinita) rispetto al pensiero che la indica ( = il cartello) valevole nel realismo ingenuo ma che AS nega risolutamente.

Dapprima, dicevo, egli tratta i due aspetti come fossero altri l’un rispetto all’altro: qui il cartello, subito dopo il referente esterno, cioè la voragine infinita.

Ma, ricordiamoci come egli, al punto (8), avesse affermato che NON si deve pensare <<che da una parte vi è il pensiero [ = il cartello] e dall'altra il contenuto del pensiero [ = la voragine infinita]>> e che perciò <<non si può separare l'atto del pensare o meglio apparire del pensiero [ = sempre il cartello] dal suo contenuto [ = sempre la voragine infinita]. Perché per quanto formalmente si possano distinguere l'apparire dall'ente [ = il cartello dalla voragine infinita], sono un'unica cosa complessa, ma sono un'unica cosa>>.

Ecco, ripeto: DAPPRIMA AS ha affermato quanto appena detto; POI, però, afferma che NEL <<cartello autostradale che indica che vi è una voragine, cioè un'assenza di strada>> NON vi sia <<presente un'assenza della strada>>!

Ovvero, in un PRIMO momento, egli colloca la voragine DOPO/OLTRE il cartello che la indica sulla base del negato realismo ingenuo; in un SECONDO momento, al contrario, constata come detta voragine, che dovrebbe situarsi internamente al cartello, NON VI SIA  secondo il rapporto mente-oggetto vigente invece nell’ontologia/gnoseologia severiniana ed in base al quale, nonostante la distinzione dell’<<apparire dall'ente [ = del cartello dalla voragine infinita], sono un'unica cosa complessa, ma sono un'unica cosa>>!

Allora, l’esempio di AS va rivisto così:

Lungo una strada vi è <<un cartello autostradale>> nel quale <<è presente la positività significante che indica quella negazione>> ove, tale negazione, è costituita dalla scritta:

“QUI NON C’È SCRITTO NIENTE”.

Ebbene, questa scritta equivale al nulla-momento, il quale pretenderebbe di valere come PURO nulla mentre, invece, si ENTIFICA suo malgrado, perché negando, essa, che vi sia scritto qualcosa, ENTIFICA appunto quella scritta nel momento stesso in cui vi è scritto tale negazione

14)- Il post si sta facendo troppo lungo, per cui riporto la parte del discorso di AS mancante e mi limiterò, però, ad un solo commento.

Scrive AS: <<Da notare che quando si dice che l'essere e il nulla per opporsi devono essere entrambi sussistenti, non si tiene conto che i significati loro bastano o avanzano per l'opposizione e non serve un altro referendum. Da considerare che è necessaria questa, questo paradigma che ho illustrato, perché altrimenti nell'ottica severiniana il significato del nulla momento sarebbe contraddittorio, cioè noi dobbiamo per forza considerare il nulla momento come un significato essente contrapposto al positivo significare, pur facendone parte, quindi differenza interna al significato complesso del nulla. Perché se noi non considerassimo il nulla momento come significante, non potremmo affermarlo come identico a sé e quindi non sarebbe incontraddittorio, perché per essere determinato e lo richiede proprio la struttura originaria, serve che si distingua per opposizione dall'altro significato. Quindi il modello proposto da Elisa a livello linguistico crea confusione, crea equivoci, perché dire, specifica, dice che sia il positivo significare che il nulla momento devono essere internamente incontraddittori, cioè sia l'uno che l'altro devono essere determinati, non devono essere contraddittori. Uno non deve essere l'altro e per non essere l'altro deve essere identico a sé. Ecco, se il nulla momento fosse il nulla significato e il nulla significato non fosse, non potrebbe essere niente, quindi nulla di determinato e quindi non distinto da niente, che invece è quello che serve per far funzionare logicamente e semanticamente la soluzione della aporetica del nulla in Severino. Ora a qualcuno potrà sembrare pedante questa mia precisazione, però è doverosa perché qui serve il massimo rigore analitico. Severino è anche il più grande degli analitici, non so, e bisogna avere quella precisione chirurgica analitica proprio su questi aspetti che sono i più delicati. Qua non bisogna sbagliare neanche un punto e una virgola e l'unico modo per non sbagliare è appunto quello di riconoscere che e sia il positivo significare che il nulla momento sono entrambi i significati determinati di per sé incontraddittori, la contraddizione o meglio il contraddirsi è tra di loro, non in loro, è tra di loro. E va riconosciuto che il puro nulla è un'astrazione insussistente che non sussiste da sola, è solo il significato determinato espresso dal nulla momento che non è isolabile dal nulla momento. E noi, considerando tutto ciò, abbiamo tutto l'occorrente per avere una costituzione incontraddittoria, cioè che non viola il principio di non contraddizione della struttura semantica del nulla e l'opposizione essere nulla e l'esclusione ontologica del nulla senza che serva un referente esterno. Diciamo che per adesso non mi sovviene altro essenziale da chiarire. Eh, lo ripeto, l'errore principale dei critici è di non considerare il ruolo della opposizione semantica tra essere nulla. Ripeto, perché evidentemente i critici presuppongono una forma realista ontologica, metafisica è una teoria standard della referenziazione, per cui si presuppone che da una parte ci sono i significati e dall'altra è importantissimo considerare questo perché è solo in quella ottica opposta che sembra scaturire qualche problema e in effetti ci sarebbe. Stavo cercando di ricordare qualche obiezione più specifica da ricordare affinché appunto sovvenga in me l'apparire il riapparire di apparso. Eh, purtroppo però c'era un'obiezione più specifica che volevo trattare di Fiaschi, però adesso non la ricordo. Allora una obiezione che potrebbe fare comunque Fiaschi a quello che è stato qui detto è che comunque per dire che il nulla momento è un significato, mentre la pura nullità è il contenuto espresso che però non è niente in sé per sé, quindi astratto dal positivo significare del nulla momento, si deve pur tuttavia distinguere, quindi opporre il nulla momento con il contenuto che esprime, cioè il puro nulla, la pura nullità in significanza. Allora, vediamo se questa obiezione regge rispetto a tutta questa costruzione. La risposta è no, perché se si prende il puro nulla staccandolo dal significare che lo caratterizza, non c'è più non c'è non c'è niente. E quindi non si può prendere come se fosse un ente contrapposto al suo positivo significare. Facendo questo si farebbe una forma di isolamento indebita e di astrazione. Il puro nulla non esiste astrattamente, non c'è. Ed è proprio grazie alla soluzione dell’aporia del nulla di Severino che possiamo dire con certezza e in una forma incontrovertibile che il nulla come pura nullità non è e non esiste. E in pratica, se Fiaschi obiettasse quello che ho appena detto alla ricostruzione qui fatta, isolerebbe praticamente il significato dal contenuto che esprime. Il contenuto espresso è negato dalla struttura originaria, cioè quello del nulla assoluto come puro nulla, pura nullità. È la determinatezza stessa del significato del nulla. Attenzione, non sto dicendo che il significato del nulla, quindi, sia nulla, ma che quello che viene detto nulla è pur sempre un significato. Non è mai possibile considerare qualcosa che non sia un significato. E siccome vi è una relazione originaria tra tutti i significati, l'opposizione universale del positivo e del negativo, di cui l'essere e il nulla sono una individuazione, cioè la loro opposizione è una individuazione, non è un'eccezione. Voglio dire, l'esclusione del nulla, la negazione del nulla non avviene isolatamente entro il significato nulla, ma nella struttura dell'opposizione è qui delineata. Questo è un altro aspetto fondamentale da considerare. Il nulla non si esclude in sé da solo, analizzando isolatamente il significato del nulla momento, ma tenendo presente la relazione del nulla momento con il positivo significare, la relazione del significato complesso del nulla con quello dell'Ester e più in generale della forma universale dell'opposizione positivo o negativo correlato ovviamente alla struttura del principio di non contraddizione. Eh, detto questo, mi piacerebbe anche chiarire un'ultima cosa, perché a volte chi pratica, per esempio, meditazione, segue determinate dottrine, è molto eh suggestionato dal pensare che invece il nulla esista ontologicamente, perché confonde eh la sensazione di vuoto mentale che io stesso sperimentato meditazioni profonde con l'assenza di essere e quindi pensa che la ci sia una condizione ontologica di vacuità che crede essere nulla. In realtà, in realtà quello che viene interpretato come eh nulla non è altro che l'apparire di una pienezza totale dell'autocoscienza o potremmo dire di una forma di coscienza impersonale per essere in realtà più precisi, cioè di una coscienza originaria che è al di là anche dell'identificazione con l'ego, no? Una forma di coscienza pura che è l'apparire stesso nella sua condizione, potremmo dire, più essenziale. Ecco, ma quel quella il contenuto di quell'esperienza, di quell'apparire non è un vuoto, è al contrario è la massima pienezza. il fatto che non appaiano altre determinazioni eh di tipo sensibile, oltre quella sensazione di espansione infinita e assenza di limiti non è il nulla o l'apparire del nulla, al contrario è l'apparire della pienezza autentica dell'essere. Quindi lo dico per chi magari è suggestionato da interpretazioni fuorvianti sul sulle esperienze delle meditazioni di certe pratiche, ecco, pensando di star direttamente contemplando l'evidenza di quello che esperisce quando descrive quell'esperienza in un certo modo, in realtà la interpreta attraverso categorie logiche errate, non è quindi la suggestione che il nulla si presenti nelle esperienze meditative il frutto, ma il frutto di un'interpretazione logica sbagliata, logica e fenomenologica, per così dire, perché non si riescono a distinguere le determinazioni positive che appaiono da quelle che in realtà non appaiono, cioè il nulla che non è e non appare. E va bene. Penso che l'essenziale l'ho detto, c'era qualche altra obiezione che volevo trattare di Fiaschi, però l'essenziale davvero è stato detto. Так>>.

Ecco la parte interessante da commentare:

<<una obiezione che potrebbe fare comunque Fiaschi a quello che è stato qui detto è che comunque per dire che il nulla momento è un significato, mentre la pura nullità è il contenuto espresso che però non è niente in sé per sé, quindi astratto dal positivo significare del nulla momento, si deve pur tuttavia distinguere, quindi opporre il nulla momento con il contenuto che esprime, cioè il puro nulla, la pura nullità/insignificanza. Allora, vediamo se questa obiezione regge rispetto a tutta questa costruzione. La risposta è no, perché se si prende il puro nulla staccandolo dal significare che lo caratterizza, non c'è più; non c'è, non c'è niente. E quindi non si può prendere come se fosse un ente contrapposto al suo positivo significare>>.

Purtroppo è questa considerazione di AS a NON REGGERE.

Infatti, <<il puro nulla>> ( = il nulla-momento) è DISTINTO dal suo POSITIVO significare.

Orbene, proprio perché DISTINTO, <<il puro nulla>> deve avere un significato già in sé e per sé, altrimenti non avrebbe alcun motivo per comparire in sintesi col suo POSITIVO significare.

Se non avesse nessun significato IN SÉ, NON significherebbe nemmeno <<puro nulla>>, giacché <<puro nulla>> è un significato.

Se anche il <<puro nulla>> fosse significato esclusivamente DAL suo POSITIVO significare, allora il <<puro nulla>> _ considerato DISTINTAMENTE, NON separatamente dal suo POSITIVO significare _, potrebbe venir SOSTITUITO da qualsiasi altro segno grafico o suono, il che non accade mai, appunto perché il <<puro nulla>> è già IN SÉ e PER SÉ incontraddittoriamente significante, come infatti ha sempre precisato Severino, e significa l’assenza di significato. Ma ANCHE l’assenza di significante È UN SIGNIFICATO!

AS conclude osservando che <<se si prende il puro nulla staccandolo dal [positivo] significare che lo caratterizza, non c'è più; non c'è, non c'è niente. E quindi non si può prendere come se fosse un ente contrapposto al suo positivo significare>>.

Al contrario; se il <<puro nulla>> NON valesse già in sé e per sé come <<assenza di significato>>, allora il suo POSITIVO significare NON avrebbe alcunché da significare, neppure <<l’assenza di ogni significato>>!

AS non vuol capacitarsi del fatto che il <<nulla momento>> ed il suo POSITIVO significare NON vengono staccati ( = isolati) l’un dall’altro bensì DISTINTI, e questa distinzione è RICONOSCIUTA ed EFFETTUATA dallo stesso Severino, proprio laddove egli ha numerose volte osservato che ENTRAMBI sono significati, ed ENTRAMBI sono perciò incontraddittoriamente significanti in quanto ciascun significato è IDENTICO-A-SÉ e DISTINTO dal proprio altro (sol che l’uno è negativamente significante, l’altro è positivamente significante)…

Quindi, così DISTINTI, il <<puro nulla>> non può non possedere già in sé il SUO PROPRIO, SPECIFICO significato, la cui POSIZIONE ( = il cui ESSERCI COME QUEL PRECISO SIGNIFICATO CHE ESSO È), è dovuta invece al suo POSITIVO significare il quale, appunto, lo PONE, cioè PONE il significato del <<puro nulla>> quale negatività POSTA

Ma, proprio così PONENDOLO, il <<puro nulla>> NON riesce ad evitare di ENTIFICARSI, perché anch’esso è non solo un significato IDENTICO-A-SÉ _ e quindi sottostà alla legge ontologica dell’identità valevole per OGNI ente _, ma significando l’INFINITAMENTE opposto dall’ESSERE o dal POSITIVO, il <<puro nulla>> CONDIVIDE, ossia HA IN COMUNE con l’essere il fatto di essere ENTRAMBI l’uno l'opposto (e la negazione) dell’altro, sì che in tal modo il <<puro nulla>> NON sia affatto l’INFINITAMENTE differente dall’essere, proprio perché entrambi i significati CONDIVIDONO o sono IDENTICI almeno nell’esser l’uno l’opposto dell’altro…

 

Roberto Fiaschi

--------------------

Nessun commento:

Posta un commento