Riporto
le osservazioni critiche di Angelo Santini
(ANTIMATERIALISTA; qui, verrà menzionato
con: AS), prese dal suo canale Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=U5OPLhvwmCQ.
Il
video di AS si intitola:
<<L'opposizione
SEMANTICA risolve le obiezioni a EMANUELE SEVERINO sull'aporia del nulla>>,
ed
è rivolto al mio post n° 194
https://controinuovimostriii.blogspot.com/2026/05/194-oltrepassare-bacchinstella-e.html.
Presento via via il suo intervento intervallandolo col mio
commento.
Afferma AS:
1)- <<Fiaschi a un post di Elisa su Officina di filosofia teoretica
riguardo il problema del nulla. Allora, va chiarito questo. Innanzitutto,
l'opposizione tra essere e nulla è semantica, perché per l'ontologia
severiniana la dimensione semantica non è relegata al linguaggio, ma è parte
della struttura ontologica della realtà>>.
Mio primo commento.
Che <<l'opposizione tra essere e nulla>>
sia <<semantica>> mi trova d’accordo, ovviamente.
Invece, che la dimensione semantica non sia <<relegata
al linguaggio>> la trovo un’affermazione difficilmente sostenibile,
visto che il linguaggio, per definizione, è ciò che (si) esprime (mediante) la
dimensione semantica stessa, poiché il linguaggio è puramente semantico (oltre
che sintattico…).
2)- AS: <<Non c'è la relazione tra segno e referente
che invece si pone nella prospettiva isolante e nichilista. Quindi
l'opposizione tra S e nulla ha come presenti entrambi gli enti, quello del
significato essere e quello del significato non essere, quello del significato
nulla. Primo punto>>.
Ma, se NON
vi fosse <<relazione
tra segno e referente>>, allora AS non potrebbe neppure asserire che
<<l'opposizione tra essere e nulla>> sia <<semantica>>,
giacché egli, parlando di <<opposizione tra essere e nulla>>,
sta semanticamente RIFERENDOSI/RELAZIONANDOSI a due REFERENTI ontologici
significati appunto dai semantemi essere e nulla.
Diversamente, se tali semantemi fossero privi di referente,
sarebbero flatus vocis che indicherebbero unicamente SE STESSI in
quanto segni e suoni di una determinata lingua e nulla più.
Tanto più che il semantema ( = il significato) indica l’aspetto
Logico o L-immediatezza di qualsivoglia ente nel suo SIGNIFICARE così e non
altrimenti, di contro all’aspetto Fenomenologico o F-immediatezza che, invece,
indica (si RIFERISCE) all’ente nel suo aspetto fenomenico significato distintamente
dal piano L, per cui ogni semantema/significato (L) non può non essere DISTINTO
da F e, così distinto, F fungere da referente di L, altrimenti L, ripeterei,
avrebbe come riferimento soltanto SE STESSO in quanto segno grafico/suono…
3)- AS: <<Non serve poi che esista un referente
esterno a questi significati per porre questa differenza. Ricordiamo che
l'opposizione universale del positivo e del negativo è l'opposizione generale,
quella originaria, di cui quella tra essere e nulla è una individuazione,
quindi è una forma particolare della opposizione universale>>.
A dire il vero, il tema centrale del mio su indicato post NON
verteva sull’esistenza o meno di <<un referente esterno a questi
significati>>, bensì su ciò che ACCOMUNA i due termini e che perciò ne ACCORCIA
la presunta distanza semantico-ontologica, sì che per tale COMUNANZA, il nulla
differisca SOLO
RELATIVAMENTE dall’essere, anziché radicalmente come vorrebbe la teoresi
di Severino, rientrando il nulla, perciò, nel novero degli ENTI.
4)- AS: <<Il significato del nulla è complesso, non
è semplice. Anche se sembra essere semplice, è composito. È composto da due
significati: il positivo significare e il nulla momento. Anche se esprimono
contenuti determinati diversi che sono significanti, sono aspetti di un'unica
complessità semantica>>.
Certo, infatti quei due significati costituenti il termine autocontraddicentesi
<<NULLA>>, nel mio post, erano già stati indicati…
5)- AS: <<Per meglio dire, dicevo, il nulla momento
è la specificazione del contenuto determinato semantico espresso dal positivo
significare del nulla. Cosa esprime il positivo significare del nulla? La significanza
positiva del nulla. Cosa esprime il nulla momento? La pura insignificanza,
negatività e nullità del nulla. Anche questa seconda dimensione semantica che
in realtà è un momento, è un astratto della positività, del positivo
significato è appunto un significato contro che da una parte vi è il positivo
significare e il nulla significato. Dire che il nulla significato non è, è
un'espressione, diciamo, infelice che crea poi equivoci perché sarebbe sostituta
del nulla momento. Il nulla momento è un significato ed è il contenuto espresso
dal nulla momento che non è>>.
Mettiamo ordine.
Se ciò che dianzi AS ha chiamato: <<nulla significato>>
è lo stesso (o equivale) al POSITIVO significare del <<nulla
momento>>, e se quest’ultimo è <<La pura insignificanza,
negatività e nullità del nulla>>, allora mi si permetterà di
osservare che nel mio post NON ho mai affermato <<che il nulla significato [cioè
il POSITIVO significare] non
è>>,
poiché quest’ultimo è appunto il POSITIVO significare ( = l’essere) del
<<nulla momento>> di cui AS ha appena giustamente affermato
esser <<pura insignificanza, negatività e nullità del nulla>>.
Pertanto credo che AS abbia involontariamente confuso i
termini ove dice:
<<Il nulla momento è un significato ed è il contenuto
espresso dal nulla momento
che non è>>,
giacché avrebbe dovuto dire (in MAIUSCOLO):
<<Il nulla momento è un significato ed è il contenuto
espresso dal nulla SIGNIFICATO [cioè dal POSITIVO significare] che [invece]
È>>, ed È
in quanto, appunto, è il POSITIVO significare del <<nulla momento>>
o della <<pura insignificanza, negatività e nullità del nulla>>.
6)- AS: <<Come si eh smentiscono obiezioni come
quelle di Fiaschi, mostrando
anche che il contenuto espresso dal nulla momento non è isolabile dal
significato del nulla momento>>.
Certo, ciò è quanto afferma Severino, ma PEGGIORA l’aporia in
questione. Infatti, la non-isolabilità del <<nulla momento>>
dal <<significato del nulla momento>> fa sì che quest’ultimo
sia il significato <<DEL>> nulla momento, si che tale POSITIVO ( = ESSERE)
significare si riversi tutto nel <<nulla momento>>,
ENTIFICANDOLO proprio grazie alla precisazione di AS, ossia grazie alla
non-isolabilità dei due momenti! Di modo tale che, così non isolati, il
positivo significare POSITIVIZZI la negatività costituita dal <<nulla
momento>>!
Anche solo dicendo:
“il nulla momento È il nulla momento”,
stiamo conferendo l’ESSERE (tramite la copula <<È>>) al <<nulla
momento>>, sì che il nulla momento SIA il nulla momento e quindi che
esso SIA IDENTICO a sé come
qualsiasi altro ente È
IDENTICO a
sé e perciò sia POSITIVIZZATO esso stesso.
D’altronde, lo riconosce anche AS più sotto, ove osserva che:
<<la copula formalmente a un livello semplice del
significato significa eguagliare
e significare>>…
Non solo per questo, ma ANCHE per questo, il nulla momento,
volendo significare unicamente la <<pura insignificanza, negatività e
nullità del nulla>>, NON vi può riuscire, perché è suo malgrado immediatamente POSITIVIZZATO/ENTIFICATO dalla copula
<<È>>
= ESSERE!
7)- AS: <<Noi dobbiamo infatti considerare che la
prospettiva severiniana è anche una negazione radicale del realismo ingenuo, della
teoria ortodossa della referenzia, quindi non è che da una parte ci sono
i significati e da dall'altra i referenti, da una parte i significati e
dall'altra gli essenti. Per questa ontologia i significati sono già essenti e
gli essenti sono intrinsecamente significanti oltre il linguaggio addirittura è
questionato come storicamente determinato e come veicolo dei significati parole
il fatto che in questa nostra condizione, quella del mondo che appare nei
nostri cerchi del destino, l'apparire dei significati sia con diciamo correlato
all'apparire di quelle determinazioni che sono interpretate come parole, non
implica che quelle cosiddette parole siano veicolo dei significati>>.
Ma anche qui, nuovamente, la precisazione di AS PEGGIORA l’aporia.
Infatti, egli, affermando che <<non è che da una
parte ci sono i significati e da dall'altra i referenti, da una parte i
significati e dall'altra gli essenti. Per questa ontologia i significati sono già
essenti e gli essenti sono intrinsecamente significanti oltre il linguaggio>>,
concretizza massimamente l’ESSERE DEL <<nulla momento>>!
Lo concretizza, ossia lo ENTIFICA, PROPRIO perché <<non è che da
una parte ci sono i significati e da dall'altra i referenti, da una parte i
significati e dall'altra gli essenti>> e quindi il POSITIVO significare del
<<nulla momento>>, che è INSCINDIBILMENTE UNITO al SUO <<nulla
momento>> e non ad un’altra parte, PROPRIO in quanto è il SUO e non di altro, è (tale
POSITIVO) già
tutto assorbito, diciamo così, appunto dal/nel SUO <<nulla momento>>, visto
che il POSITIVO
significare è, ripetiamolo, il positivo significare ( = il POSITIVIZZARSI) DEL SUO <<nulla
momento>>!
8)- AS: <<E Severino, in particolare, in “oltre il linguaggio”
chiarisce tante cose. Bene, allora come possiamo meglio specificare quindi
l'opposizione tra essere e nulla in ottica, no, di risoluzione dell’aporia del
nulla? Allora, intanto ricordando che l’aporia del nulla è millenaria e nasce
proprio dal fatto che non si distinguono, in maniera rigorosamente analitica i
significati in gioco e si presuppone appunto una forma realista ingenua della
realtà, per cui si pensa che da una parte vi è il pensiero e dall'altra il
contenuto del pensiero, ma non si può separare l'atto del pensare o meglio
apparire del pensiero dal suo contenuto. Perché per quanto formalmente si
possano distinguere l'apparire dall'ente sono un'unica cosa complessa, ma sono un'unica
cosa. Non può apparire, non può sussistere qualcosa al di fuori del suo
apparire. Eh, e quindi questo vale anche ovviamente per la sfera del pensiero.
L’aporia millenaria consiste nel rilevare erroneamente che siccome il nulla è
pensabile, allora è automaticamente essente. Ma cos'è che è pensabile del
nulla? il significato, ma il significato non è il nulla, però l'errore
principale dell'aporia, cioè delle tesi che sostengono l’aporia, è di
confondere il significato del nulla con l'assoluta nullità che cerca di esprimere,
come se fosse, per farvi un esempio, un cartello stradale che indica la
presenza di una buca. Il cartello stradale che indica la presenza di una buca
non è che dentro di sé contiene una buca e può darsi un cartello di questo tipo
anche senza la presenza poi di quello che esprime. Ok?>>
Purtroppo NO, mi spiace, ma nessun <<Ok>>.
Finora, l’aporia evidenziata nel mio post NON è stata NEPPURE
avvicinata di striscio da AS. Infatti, l’introduzione, da parte sua, del
linguaggio, del <<realismo ingenuo>>, dell’apparire
dall'ente, etc…, NULLA C’ENTRANO con quanto da me scritto nel post n° 194.
Non ho affatto presupposto che QUI ci sia il
significato e LÀ vi sia la “cosa” o l’ente.
Anzi, con l’esempio del <<cartello stradale che
indica la presenza di una buca>>, AS CADE egli stesso nel <<realismo
ingenuo>> che invece attribuisce a me.
In che modo vi CADE? Semplice:
quel <<cartello stradale>> indicante la
buca equivale al pensiero che, QUI, indica il proprio REFERENTE situato LÀ,
referente costituito dalla <<presenza di una buca>>!
Per questa ragione, è l’esempio di AS a presupporre il,
ricorrendo al realismo ingenuo!
E quindi esso NON funziona.
Per essere un esempio corretto, cioè aderente ai nostri due termini (il POSITIVO significare
e il nulla momento), il <<cartello stradale>> deve equivalere
al POSITIVO significare
e la <<buca>> _ traduciamola in <<buco>>
_ indicato/significato deve equivalere al <<nulla momento>>;
siccome entrambi sono solidali cioè inscindibilmente uniti nella loro
distinzione, allora il buco ( = il <<nulla momento>>)
deve essere INTERNAMENTE presente allo stesso <<cartello stradale>>
(il quale funge da SUO
POSITIVO
significare rendendo, perciò, il buco possibile) _ giacché un buco
nell’aria non si può fare _, cosicché tale buco sia POSITIVIZZATO dal SUO POSITIVO significare ( = dal
cartello), poiché a questo serve tale POSITIVO significare: a rendere possibile il buco,
cioè il <<nulla momento>>.
Respingendo, AS, il realismo ingenuo, il cartello del
suo esempio NON
può indicare alcuna buca esterna ad esso e perciò l’esempio da lui
proposto NON
funziona, proprio perché egli NEGA che da questa parte vi sia <<il pensiero e dall'altra il contenuto del
pensiero>>, per cui AS dovrà altresì negare il suo stesso esempio,
cioè dovrà NEGARE che vi sia <<un cartello stradale che indica la
presenza di una buca>>, perché ciò implica il ricorso a quel realismo
ingenuo che AS ha già criticato ed escluso…
Quindi, poiché per AS <<non si può separare l'atto
del pensare o meglio apparire del pensiero dal suo contenuto>>, allo
stesso modo, nel suo esempio egli NON può separare _ come invece egli fa _, il
<<cartello stradale dal suo contenuto>> cioè dal buco
segnalato; sì che quest’ultimo debba allora collocarsi internamente allo stesso
cartello ( = allo stesso POSITIVO
significare), se l’esempio vuol essere CONGRUENTE al rapporto <<POSITIVO significare>>
- <<nulla momento>> in quanto, sempre come afferma AS, essi <<sono
un'unica cosa>>!
Pertanto, affermare del <<cartello stradale che
indica la presenza di una buca, non è che dentro di sé contiene una buca e può
darsi un cartello di questo tipo anche senza la presenza poi di quello che
esprime>>, significa ricorrere nuovamente al realismo ingenuo da AS
negato, giacché dicendo così, egli SEPARA/DISTANZIA il cartello DALLA buca che
esso indica, ricadendo, così, nella (secondo lui) FALLACE/INGENUA convinzione <<per
cui si pensa che da
una parte vi è il pensiero [
= il cartello] e dall'altra il contenuto del
pensiero [ = il buco indicato]>>.
Quindi, se il POSITIVO significare è il POSITIVO significare DEL SUO <<momento nulla>>,
quest’ultimo dovrà pur ritrovarsi POSITIVIZZATO dal SUO stesso POSITIVO
significare ( = cioè dal cartello che, in quanto POSITIVO, rende POSITIVO/POSSIBILE
il proprio esser bucato), altrimenti tale POSITIVO significare, privo del buco
(cioè privo del SUO
<<momento nulla>>), NON sarebbe il SUO (DEL buco) POSITIVO significare e quindi NON potrebbe positivizzare/rendere
possibile alcun buco!
9)- Prosegue AS: <<Il nulla è un significato. I
significati però in ottica severiniana non sono etichette, sono qualcosa di
essente, non sono frutto di una manipolazione del linguaggio, anche se sembra
così nella prospettiva nichilista superficiale. Se si considera questo, allora
noi abbiamo che il positivo significare del nulla si oppone a quello che Elisa
chiama erroneamente “nulla significato”, che non ha nessun senso, perché dire “nulla
significato” e dire che il “nulla significato” non è, vuol dire che c'è un
significato che non è e che quindi non significa>>.
Ritengo invece che abbia ragione Elisa, il <<“nulla
significato”>> equivale al <<momento nulla>> ed è
corretto, perché allorquando del <<“nulla significato”>> si
dice che <<non è>>, si dice che tale <<“nulla
significato”>> equivale al nihil absolutum, che perciò
<<non è>>. Da ciò, però, non discende che, allora, esso sia
<<un significato che non è e che quindi non significa>>,
perché il <<“nulla significato”>> significa la mancanza di
significato, e come tale è pur sempre un significato, cioè è ricompreso
nell’orizzonte della significanza.
Il <<“nulla significato”>> <<non
è>> nel senso che significa il <<non è>>, ma come
significante l’assenza di significato, esso È.
10)- Ma a parte ciò, leggiamo ancora AS:
<<Anche perché ricordiamo che formalmente per
Severino il significato “essere” significa eguagliare e significare. Cioè la
copula formalmente a un livello semplice del significato significa eguagliare e
significare. Poi ovviamente il significato di essere non si esaurisce nella sua
forma semplice formale che è presente immediatamente nel piano dell'analisi, ma
è espresso, il suo significato complesso è più ampio, racchiude anche quello
semplice. Severino ha chiarito tutto questo in Oltrepassare e il
significato complesso di essere è espresso dall'equazione dell'essere che
afferma appunto che l'essere è ci sono diversi modi di dirlo, però
possiamo dire che l'essere è, per esempio, se vogliamo vederlo in ottica
del rapporto soggetto-predicato, la loro unità concreta, l'essere è in
effetti è la concretezza, è la totalità di ciò che è in quanto è ed è ogni suo
aspetto. Non c'è una separazione tra la totalità degli enti e o meglio la
totalità dell'essere e i suoi aspetti, le sue differenziazioni interne che sono
chiamate enti, ma che propriamente enti non sono, perché anche il significato
di ente è carico di nichilismo. L'ente, infatti, è pensato come qualcosa di
isolabile, manipolabile, soggetto al divenire, come parte di un tutto. Ma non è
propriamente questo il modo di dover considerare la complessa struttura
dell'essere interna a sé. Di questa struttura fa parte l'opposizione essere
nulla che è interna all'essere e non richiede che ci sia un referente esterno
ai significati, compreso quello del nulla. Il fatto che internamente la
semantica e la sintassi dell'essere escludano che esista il nulla perché si
rileva che il significato nulla è, esprime qualcosa di impossibile che
non può essere, non può esistere, è già sufficiente ad opporre l'essere al
nulla senza che debba esistere un qualcosa di esterno. Chi non coglie questo, sottovaluta
la funzione dell'opposizione semantica, appunto, non cogliendo il fatto che
l'opposizione semantica è già tantissimo, è già qualcosa di sufficiente per
stabilire in modo incontraddittorio quella opposizione>>.
In queste ultime righe, AS richiama l’opposizione
essere-nulla ma, per il momento, egli NON menziona ancora la critica specifica da me
considerata nel mio post n° 194.
Proseguo, chissà che essa non compaia da qui a poco…
11)- AS: <<Vediamo un po' quale può essere un altro
errore o equivoco che nasce in questi queste disamine? Sul nulla. Però prima
facciamo un attimo ordine sull’aporia. Allora, un lato della aporia consiste
nel rilevare erroneamente che siccome il nulla è pensabile, allora è essente.
Ma cos'è che è pensabile del nulla? Non la pura nullità isolata dal positivo significare,
perché la pura nullità e la pura insignificanza del nulla può apparire come
significante solo se è interna, appunto, all'orizzonte del significare
semantico del nulla. Dicevo, non può apparire il significato del nulla come
pura nullità, pura insignificanza, isolatamente dal positivo significare.
Ebbene, per questo lato dell'aporia l'errore è l'isolamento. Si isolano i
significati della complessità semantica del nulla e si vuole mantenere fermo
solo uno dei due poli, ovvero in questo caso il nulla a momento. Dicevo
l'altro, scusate un attimo, cercando di mantenere fermo solo il nulla momento e
quindi rilevando che allora il nulla momento è pensabile, allora è essente e
quindi che il nulla è una contraddizione reale, vera e non falsa. Il significato
del nulla è contraddittorio, come dice Severino, ma non è una contraddizione
vera, è un contraddirsi tra due significati della aporia del nulla. Invece, nel
far confluire il positivo può dire nulla del nulla, neanche che non è la stessa
forma di isolamento. Eh, se non fosse non si potrebbe neanche sapere se Severino
ha sbagliato che l’aporia del nulla non si può risolvere perché nel momento in
cui si pensa il nulla assoluto lo si sta, si sta facendo l'impossibile. Non è
possibile davvero pensare al nulla. Sta facendo quello che sta obiettando a
Severino, isolando erroneamente i due significati del nulla. Il nulla è pensabile,
ma solo perché è presente il positivo significare del nulla, che è già una
complessità, in verità, perché include in sé il nulla momento che è un altro
significato o meglio è una determinazione specifica del positivo significare Nulla,
la pura negatività, la pura insignificanza. Noi dobbiamo considerare che,
attenzione, il nulla momento è comunque una positività significante, a sua volta
è il contenuto espresso che non è niente e che tuttavia può essere determinato
però semanticamente. Questa è la sottilezza che sfugge molte volte, cioè poter
determinare semanticamente un contenuto non implica che quel contenuto debba
esistere e che quindi sia entificato, ma vuol dire solo circoscrivere
semanticamente un certo significato come in questo caso qui>>.
Nemmeno in questo lungo brano rinvengo la benché minima
traccia della critica scritta nel mio suddetto post…
Comunque, portandomi sul finale del brano di AS, osserverei
che <<determinare semanticamente un contenuto>> _ per
Severino _ implica SEMPRE <<che quel contenuto debba esistere e che quindi sia entificato>>,
perché qualsiasi contenuto è SEMPRE un ENTE nel momento in cui è detto ed è determinato
come identico-a-sé.
Ogni contenuto ESISTE, dunque, sebbene nel MODO ad esso
spettantegli, cioè come esistenza materiale, ideale, matematica, onirica, etc…,
visto che l’identità-con-sé spetta ad OGNI significato, anche al nulla, anche al non-significare-alcunché.
Se infatti il nulla-momento non fosse identico-a-sé, allora esso NON sarebbe nulla-momento. Anche
il nulla-momento,
precisa Severino, è incontraddittoriamente significante, quindi è
incontraddittoriamente identico-a-sé. La contraddittorietà scaturisce in
sintesi con il SUO
POSITIVO significare.
Anche AS avverte: <<attenzione, il nulla momento è comunque
una positività
significante>>!
Bene, ma, poiché esso <<è una positività significante>>,
allora la significanza del nulla-momento NON può essere INTERAMENTE delegata al SUO
POSITIVO significare _ cioè all’altro momento _, giacché, se il nulla-momento NON avesse già in sé
e di per sé un benché minimo significato, sarebbe come se NON CI FOSSE affatto,
e la sintesi autocontraddicentesi del significato concreto NULLA NON potrebbe mai aver
luogo, in quanto costituita da un momento non avente già IN SÉ alcun
significato previamente individuabile e del quale il POSITIVO significare possa costituirsi come
sua _ del nulla-momento
_ POSIZIONE/ESSERE.
Se il significare del nulla-momento di tale sintesi spettasse INTERAMENTE al suo POSITIVO significare,
tale nulla-momento
potremmo sostituirlo con qualsiasi altro suono o grafema:
invece così non accade; perché, infatti, lo chiamiamo SEMPRE
e SOLTANTO “nulla”?
Ci sarà una ragione ben INSITA nel termine stesso “nulla”, del quale il SUO POSITIVO significare si
limita soltanto a PORLO
IN ESSERE e, così POSTO, scaturisca quel che Severino chiama la
contraddittorietà dei due momenti del significato concreto NULLA.
Ma appunto, i significati/momenti devono essere DUE, ENTRAMBI distintamente
seppur inscindibilmente SIGNIFICANTI, altrimenti niente sintesi.
Pertanto, NON C’ENTRA
NULLA il sempre
tirato in ballo <<ISOLAMENTO>> o <<SEPARAZIONE>>…
Anzi, tutt’al contrario: poiché, come visto, il significato
concreto ed autocontraddicentesi NULLA è una sintesi di DUE momenti/significati _
e perciò l’ISOLAMENTO tra essi è già escluso _, è allora chiaro come il nulla-momento debba
già possedere IN SÉ una pur minima propria significanza, giacché, ripeterei, se
essa fosse TUTTA appartenente al suo POSITIVO significare, allora NON si costituirebbe
alcuna sintesi tra DUE
momenti ma solo tra UNO, che è come dire: NESSUNA SINTESI.
Pertanto, un POSITIVO significare che non PONESSE alcunché di autonomamente
significante quale SUO
momento, non potrebbe PORLO IN ESSERE tout court, ossia renderlo
noto come QUEL significato che di fatto, IN SÉ, già significa, e quindi lo
ignoreremmo completamente.
Dunque, il <<circoscrivere semanticamente un certo
significato come in questo caso qui>>, non impedisce che, così
circoscritto, esso allora non sia passibile di ENTIFICAZIONE, giacché
circoscrivere è determinare;
determinare è individuare una identità-con-sé;
individuare un’identità-con-sé è individuare un ENTE.
Ma sinora, vedo che AS è ancora lontano dal prendere in
considerazione la specifica critica da me formulata nel post n° 194…
12)- AS: <<E io, per semplificare, ritorno
all'esempio di un cartello. È come un'indicazione stradale che però non coincide
con ciò che sta indicando, perché il contenuto stradale, cioè di un cartello
stradale che indica un pericolo, non è il pericolo. Ecco, allo stesso modo la
determinazione del contenuto espresso dal positivo significare del nulla momento
è al pari di un cartello>>.
Come già precedentemente rilevato, l’esempio NON CALZA, perché
viziato da quel realismo ingenuo che lo stesso AS nega, ossia perché egli pone <<il
pericolo>> come qualcosa d’ALTRO rispetto al <<cartello
stradale che indica un pericolo>>, mentre, invece, per essere congrui
con il rapporto tra i due momenti suddetti, IL PERICOLO È LO STESSO CARTELLO
CHE LO INDICA!
Che sia così, è lo stesso AS a ricordarcelo, ove osserva:
<<si pensa che da una parte vi è il pensiero [ =
<<il cartello stradale che indica
un pericolo>>] e dall'altra il contenuto del pensiero [
= <<il pericolo>>],
ma non si può separare l'atto del pensare o meglio apparire del pensiero dal
suo contenuto>>,
che tradotto significa:
non si può SEPARARE <<il cartello stradale che indica un pericolo>> dal <<pericolo>>, appunto
perché, al di fuori del realismo ingenuo e quindi internamente al terreno
semantico-ontologico sul quale si muove AS, il PERICOLO È LO STESSO CARTELLO
CHE LO INDICA!
Quindi, poiché <<il cartello stradale che indica un pericolo>> ed <<il
pericolo>>
indicato SONO IL MEDESIMO, ecco allora che il nulla-momento ( = <<il
pericolo>>) è
ENTIFICATO in
quanto, seppur distinto, ciò nonostante esso è UNO con il suo POSITIVO significare ( = con <<il cartello stradale che indica
un pericolo>>)!
13)- AS: <<Facciamo un esempio ancora più preciso.
Immaginiamo che ci sia una strada e poi dopo ci sia una voragine, no? Una voragine infinita. E prima
della voragine ci sia il cartello che dice: “oltre questo limite il nulla è
propriamente la negazione dell'essere e l'esclusione dell'essere e quindi non è
nulla, non è niente”. Il poter determinare che non c'è questo nulla, ontologicamente
è la stessa situazione in cui è possibile avere un cartello autostradale che
indica che vi è una voragine, cioè un'assenza di strada senza che appunto nel
cartello sia presente un'assenza della strada. Nel cartello è presente la
positività significante che indica quella negazione. E lo so, è un esempio
semplice, però serve per far capire che la determinatezza del significato non implica
l'entificazione del contenuto determinato semanticamente. Se teniamo in mente
tutto ciò, tutte le obiezioni che vengono generalmente mosse, che si sono
ripresentate anche nel post di Fiaschi, si risolvono perché esse nascono pur da equivoci e da
continue forme di isolamento>>.
Senonché, come l’altro esempio, NEPPURE questo funziona.
Ma analizziamolo ugualmente.
Nuovamente, AS CADE nel realismo ingenuo, e quindi anche
quest’ultimo suo esempio è soltanto APPARENTEMENTE / INGANNEVOLMENTE congruente.
Infatti, anche in questo caso, egli pone un <<cartello>>
indicante un REFERENTE ESTERNO ad esso, cioè una <<voragine infinita>>.
Sul cartello vi è scritto: <<“oltre questo limite il
nulla è propriamente la negazione dell'essere e l'esclusione dell'essere e
quindi non è nulla, non è niente”>>.
E osserva:
<<Il poter determinare che non c'è questo nulla,
ontologicamente è la stessa situazione in cui è possibile avere un cartello
autostradale che indica che vi è una voragine, cioè un'assenza di strada senza
che appunto nel cartello sia presente un'assenza della strada. Nel cartello è
presente la positività significante che indica quella negazione>>.
Tutto a posto?
No, neanche per sogno!
Vediamo.
Dapprima, AS afferma che dopo il cartello indicante la
voragine <<ci sia
una voragine. Una voragine infinita>>.
Dunque, anche qui egli riabilita ciò che all’inizio ha
negato, ossia il REFERENTE ESTERNO ( = la voragine infinita) rispetto al
pensiero che la indica ( = il cartello) valevole nel realismo ingenuo
ma che AS nega risolutamente.
Dapprima, dicevo, egli tratta i due aspetti come fossero altri
l’un rispetto all’altro: qui
il cartello, subito dopo il referente esterno, cioè la voragine infinita.
Ma, ricordiamoci come egli, al punto (8), avesse affermato
che NON si deve
pensare <<che da
una parte vi è il pensiero [ = il cartello] e dall'altra il contenuto
del pensiero [ = la voragine infinita]>> e che perciò <<non
si può separare l'atto del pensare o meglio apparire del pensiero [ =
sempre il cartello] dal suo contenuto [ = sempre la voragine infinita].
Perché per quanto formalmente si possano distinguere l'apparire dall'ente [
= il cartello dalla voragine infinita], sono un'unica cosa complessa, ma sono un'unica cosa>>.
Ecco, ripeto: DAPPRIMA AS ha affermato quanto appena detto;
POI, però, afferma che NEL <<cartello autostradale che indica che vi è
una voragine, cioè un'assenza di strada>> NON vi sia <<presente
un'assenza della strada>>!
Ovvero, in un PRIMO momento, egli colloca la voragine
DOPO/OLTRE il cartello che la indica sulla base del negato realismo ingenuo;
in un SECONDO momento, al contrario, constata come detta voragine, che dovrebbe
situarsi internamente al cartello, NON VI SIA secondo il rapporto mente-oggetto vigente invece
nell’ontologia/gnoseologia severiniana ed in base al quale, nonostante la
distinzione dell’<<apparire dall'ente [ = del cartello dalla
voragine infinita], sono un'unica
cosa complessa, ma
sono un'unica cosa>>!
Allora, l’esempio di AS va rivisto così:
Lungo una strada vi è <<un cartello autostradale>>
nel quale <<è presente la positività significante che indica quella negazione>>
ove, tale negazione, è costituita dalla scritta:
“QUI NON C’È SCRITTO NIENTE”.
Ebbene, questa scritta equivale al nulla-momento, il quale pretenderebbe
di valere come PURO nulla mentre, invece, si ENTIFICA suo malgrado, perché negando, essa, che vi
sia scritto qualcosa, ENTIFICA
appunto quella scritta nel momento stesso in cui vi è scritto tale negazione…
14)- Il post si sta facendo troppo lungo, per cui riporto la
parte del discorso di AS mancante e mi limiterò, però, ad un solo commento.
Scrive AS: <<Da notare che quando si dice che
l'essere e il nulla per opporsi devono essere entrambi sussistenti, non si
tiene conto che i significati loro bastano o avanzano per l'opposizione e non
serve un altro referendum. Da considerare che è necessaria questa,
questo paradigma che ho illustrato, perché altrimenti nell'ottica severiniana
il significato del nulla momento sarebbe contraddittorio, cioè noi dobbiamo per
forza considerare il nulla momento come un significato essente contrapposto al
positivo significare, pur facendone parte, quindi differenza interna al
significato complesso del nulla. Perché se noi non considerassimo il nulla
momento come significante, non potremmo affermarlo come identico a sé e quindi
non sarebbe incontraddittorio, perché per essere determinato e lo richiede proprio
la struttura originaria, serve che si distingua per opposizione dall'altro
significato. Quindi il modello proposto da Elisa a livello linguistico crea
confusione, crea equivoci, perché dire, specifica, dice che sia il positivo significare
che il nulla momento devono essere internamente incontraddittori, cioè sia
l'uno che l'altro devono essere determinati, non devono essere contraddittori.
Uno non deve essere l'altro e per non essere l'altro deve essere identico a sé.
Ecco, se il nulla momento fosse il nulla significato e il nulla significato non
fosse, non potrebbe essere niente, quindi nulla di determinato e quindi non
distinto da niente, che invece è quello che serve per far funzionare
logicamente e semanticamente la soluzione della aporetica del nulla in
Severino. Ora a qualcuno potrà sembrare pedante questa mia precisazione, però è
doverosa perché qui serve il massimo rigore analitico. Severino è anche il più
grande degli analitici, non so, e bisogna avere quella precisione chirurgica
analitica proprio su questi aspetti che sono i più delicati. Qua non bisogna
sbagliare neanche un punto e una virgola e l'unico modo per non sbagliare è appunto
quello di riconoscere che e sia il positivo significare che il nulla momento
sono entrambi i significati determinati di per sé incontraddittori, la
contraddizione o meglio il contraddirsi è tra di loro, non in loro, è tra di
loro. E va riconosciuto che il puro nulla è un'astrazione insussistente che non
sussiste da sola, è solo il significato determinato espresso dal nulla momento
che non è isolabile dal nulla momento. E noi, considerando tutto ciò, abbiamo
tutto l'occorrente per avere una costituzione incontraddittoria, cioè che non
viola il principio di non contraddizione della struttura semantica del nulla e
l'opposizione essere nulla e l'esclusione ontologica del nulla senza che serva
un referente esterno. Diciamo che per adesso non mi sovviene altro essenziale
da chiarire. Eh, lo ripeto, l'errore principale dei critici è di non
considerare il ruolo della opposizione semantica tra essere nulla. Ripeto,
perché evidentemente i critici presuppongono una forma realista ontologica, metafisica
è una teoria standard della referenziazione, per cui si presuppone che da una
parte ci sono i significati e dall'altra è importantissimo considerare questo
perché è solo in quella ottica opposta che sembra scaturire qualche problema e
in effetti ci sarebbe. Stavo cercando di ricordare qualche obiezione più specifica
da ricordare affinché appunto sovvenga in me l'apparire il riapparire di
apparso. Eh, purtroppo però c'era un'obiezione più specifica che volevo
trattare di Fiaschi,
però adesso non la ricordo. Allora una obiezione che potrebbe fare comunque Fiaschi a quello che è
stato qui detto è che comunque per dire che il nulla momento è un significato,
mentre la pura nullità è il contenuto espresso che però non è niente in sé per
sé, quindi astratto dal positivo significare del nulla momento, si deve pur
tuttavia distinguere, quindi opporre il nulla momento con il contenuto che esprime,
cioè il puro nulla, la pura nullità in significanza. Allora, vediamo se questa
obiezione regge rispetto a tutta questa costruzione. La risposta è no, perché se
si prende il puro nulla staccandolo dal significare che lo caratterizza, non
c'è più non c'è non c'è niente. E quindi non si può prendere come se fosse un
ente contrapposto al suo positivo significare. Facendo questo si farebbe una
forma di isolamento indebita e di astrazione. Il puro nulla non esiste
astrattamente, non c'è. Ed è proprio grazie alla soluzione dell’aporia del
nulla di Severino che possiamo dire con certezza e in una forma
incontrovertibile che il nulla come pura nullità non è e non esiste. E in
pratica, se Fiaschi
obiettasse quello che ho appena detto alla ricostruzione qui fatta, isolerebbe
praticamente il significato dal contenuto che esprime. Il contenuto espresso è
negato dalla struttura originaria, cioè quello del nulla assoluto come puro
nulla, pura nullità. È la determinatezza stessa del significato del nulla.
Attenzione, non sto dicendo che il significato del nulla, quindi, sia nulla, ma
che quello che viene detto nulla è pur sempre un significato. Non è mai
possibile considerare qualcosa che non sia un significato. E siccome vi è una
relazione originaria tra tutti i significati, l'opposizione universale del
positivo e del negativo, di cui l'essere e il nulla sono una individuazione,
cioè la loro opposizione è una individuazione, non è un'eccezione. Voglio dire,
l'esclusione del nulla, la negazione del nulla non avviene isolatamente entro
il significato nulla, ma nella struttura dell'opposizione è qui delineata. Questo
è un altro aspetto fondamentale da considerare. Il nulla non si esclude in sé
da solo, analizzando isolatamente il significato del nulla momento, ma tenendo
presente la relazione del nulla momento con il positivo significare, la
relazione del significato complesso del nulla con quello dell'Ester e più in
generale della forma universale dell'opposizione positivo o negativo correlato
ovviamente alla struttura del principio di non contraddizione. Eh, detto
questo, mi piacerebbe anche chiarire un'ultima cosa, perché a volte chi
pratica, per esempio, meditazione, segue determinate dottrine, è molto eh
suggestionato dal pensare che invece il nulla esista ontologicamente, perché
confonde eh la sensazione di vuoto mentale che io stesso sperimentato
meditazioni profonde con l'assenza di essere e quindi pensa che la ci sia una
condizione ontologica di vacuità che crede essere nulla. In realtà, in realtà quello
che viene interpretato come eh nulla non è altro che l'apparire di una pienezza
totale dell'autocoscienza o potremmo dire di una forma di coscienza impersonale
per essere in realtà più precisi, cioè di una coscienza originaria che è al di
là anche dell'identificazione con l'ego, no? Una forma di coscienza pura che è
l'apparire stesso nella sua condizione, potremmo dire, più essenziale. Ecco, ma
quel quella il contenuto di quell'esperienza, di quell'apparire non è un vuoto,
è al contrario è la massima pienezza. il fatto che non appaiano altre
determinazioni eh di tipo sensibile, oltre quella sensazione di espansione
infinita e assenza di limiti non è il nulla o l'apparire del nulla, al
contrario è l'apparire della pienezza autentica dell'essere. Quindi lo dico per
chi magari è suggestionato da interpretazioni fuorvianti sul sulle esperienze
delle meditazioni di certe pratiche, ecco, pensando di star direttamente contemplando
l'evidenza di quello che esperisce quando descrive quell'esperienza in un certo
modo, in realtà la interpreta attraverso categorie logiche errate, non è quindi
la suggestione che il nulla si presenti nelle esperienze meditative il frutto, ma
il frutto di un'interpretazione logica sbagliata, logica e fenomenologica, per
così dire, perché non si riescono a distinguere le determinazioni positive che
appaiono da quelle che in realtà non appaiono, cioè il nulla che non è e non
appare. E va bene. Penso che l'essenziale l'ho detto, c'era qualche altra
obiezione che volevo trattare di Fiaschi, però l'essenziale davvero è stato detto. Так>>.
Ecco
la parte interessante da commentare:
<<una obiezione che potrebbe fare comunque Fiaschi a quello che è
stato qui detto è che comunque per dire che il nulla momento è un significato,
mentre la pura nullità è il contenuto espresso che però non è niente in sé per
sé, quindi astratto dal positivo significare del nulla momento, si deve pur
tuttavia distinguere, quindi opporre il nulla momento con il contenuto che esprime,
cioè il puro nulla, la pura nullità/insignificanza. Allora, vediamo se questa
obiezione regge rispetto a tutta questa costruzione. La risposta è no, perché se
si prende il puro nulla staccandolo dal significare che lo caratterizza, non
c'è più; non c'è, non c'è niente. E quindi non si può prendere come se fosse un
ente contrapposto al suo positivo significare>>.
Purtroppo
è questa considerazione di AS a NON REGGERE.
Infatti,
<<il puro nulla>>
( = il nulla-momento)
è DISTINTO dal suo POSITIVO significare.
Orbene,
proprio perché DISTINTO, <<il puro nulla>> deve avere un
significato già in sé e per sé, altrimenti non avrebbe alcun motivo per
comparire in sintesi col suo POSITIVO significare.
Se
non avesse nessun significato IN SÉ, NON significherebbe nemmeno <<puro
nulla>>, giacché <<puro nulla>> è un significato.
Se
anche il <<puro nulla>> fosse significato esclusivamente DAL suo POSITIVO
significare, allora il <<puro nulla>> _ considerato
DISTINTAMENTE, NON
separatamente dal suo POSITIVO significare _, potrebbe venir SOSTITUITO da
qualsiasi altro segno grafico o suono, il che non accade mai, appunto perché il
<<puro nulla>> è già IN SÉ e PER SÉ incontraddittoriamente
significante, come infatti ha sempre precisato Severino, e significa l’assenza
di significato. Ma ANCHE l’assenza di significante È UN SIGNIFICATO!
AS
conclude osservando che <<se si prende il puro nulla staccandolo dal [positivo] significare che lo caratterizza,
non c'è più; non c'è, non c'è niente. E quindi non si può prendere come se
fosse un ente contrapposto al suo positivo significare>>.
Al
contrario; se il <<puro nulla>> NON valesse già in sé e per
sé come <<assenza di significato>>, allora il suo POSITIVO
significare NON
avrebbe alcunché da significare, neppure <<l’assenza di ogni
significato>>!
AS
non vuol capacitarsi del fatto che il <<nulla momento>> ed il suo POSITIVO significare NON vengono staccati ( = isolati) l’un
dall’altro bensì DISTINTI, e questa distinzione è RICONOSCIUTA ed EFFETTUATA
dallo stesso Severino, proprio laddove egli ha numerose volte osservato che ENTRAMBI
sono significati, ed ENTRAMBI sono perciò incontraddittoriamente
significanti in quanto ciascun significato è IDENTICO-A-SÉ e DISTINTO dal
proprio altro (sol che l’uno è negativamente significante, l’altro è
positivamente significante)…
Quindi,
così DISTINTI, il
<<puro nulla>>
non può non possedere già in sé il SUO PROPRIO, SPECIFICO significato, la cui POSIZIONE ( = il cui ESSERCI COME QUEL PRECISO
SIGNIFICATO CHE ESSO È),
è dovuta invece al suo POSITIVO significare il quale, appunto, lo PONE, cioè PONE il significato
del <<puro nulla>> quale negatività POSTA…
Ma,
proprio così PONENDOLO,
il <<puro nulla>> NON riesce ad evitare di ENTIFICARSI, perché anch’esso
è non solo un significato IDENTICO-A-SÉ
_ e quindi sottostà alla legge ontologica dell’identità valevole per OGNI ente
_, ma significando l’INFINITAMENTE
opposto dall’ESSERE o dal POSITIVO, il <<puro nulla>> CONDIVIDE, ossia HA
IN COMUNE con l’essere il fatto di essere ENTRAMBI l’uno l'opposto (e la negazione) dell’altro,
sì che in tal modo il <<puro nulla>> NON sia affatto l’INFINITAMENTE differente
dall’essere, proprio perché entrambi i significati CONDIVIDONO o sono IDENTICI almeno nell’esser
l’uno l’opposto dell’altro…
Roberto
Fiaschi
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