domenica 28 giugno 2026

203)- SE IL ‘SEVERINISMO’ SPROFONDA…

 

Riporto parte di un interessante quanto lunghissimo post di Elisa de Silva (d’ora in poi EDS), amministratrice del gruppo Officina di filosofia teoretica: https://www.facebook.com/groups/208128786326082.

Il post è intitolato: <<SULLA APORETICA DEL NULLA>>.

Vista la lunghezza, riporterò e commenterò SOLTANTO la prima <<RISPOSTA ELENCTICA>> di EDS ad Egon Key. L’articolo completo è comunque reperibile in calce, dopo il mio commento.

Ecco il brano di EDS:

<<Scrive il tale Egon Key:

“Il “nulla-momento”, cioè il momento ‘semantico’ del nulla, NON è il nihil absolutum! Come potrebbe essere, un momento semantico (ossia significante), il nihil absolutum?! Il “nulla-momento” è un significato (‘momento’), che, ne “La struttura originaria”, è detto ‘incontraddittorio’, ossia è il nulla-che-significa-nulla (e che NON significa essente). Ma tale significato SI DISTINGUE: 1) dall’altro lato della contraddizione, ossia dall’ESSENTE (il “positivo significare”, ossia l”essere”, lo “è”), che compete a tale, incontraddittorio, significato, ma che in esso non appare; 2) dalla contraddizione nella sua interezza, la quale, parimenti, compete a tale significato, ma in esso non appare. ENTRAMBI i due lati (e NON unicamente il lato del “positivo significare”) del contraddicentesi significato “nulla” costituiscono una POSITIVITÀ (SIA, ribadiamolo, il “positivo significare”, SIA il “nulla-momento”). E la stessa distinzione tra “positivo significare” e “nulla-momento” appartiene al “positivo significare”. Tutto ciò che del nulla può venire predicato è SEMPRE E SOLTANTO una appartenenza del “positivo significare”. Se non si comprende ciò, allora è impossibile procedere con la semantizzazione severiniana dell’essere. La contraddizione è, dunque, espressa mediante l’equazione ( A = B ) = ( B = A ), le cui variabili sono A ( = nulla) e B ( = essente). Ebbene, il CONTENUTO di tale contraddizione, ossia del significato contraddicentesi “nulla”, è precisamente il NIHIL ABSOLUTUM”>>.

E prosegue:

<<RISPOSTA ELENCTICA:

A proposito dell’intervento di tale Egon Key, occorre chiarire il punto, perché qui si decide l’intera aporetica severiniana del nulla.

Si [ = Egon Key] scrive:

Il “nulla-momento”, cioè il momento ‘semantico’ del nulla, NON è il nihil absolutum! Come potrebbe essere, un momento semantico (ossia significante), il nihil absolutum?!

L’obiezione sembra decisiva solo perché muove da un equivoco. Quando si parla di “nulla-momento”, non si intende dire che vi sia un ente semantico autonomo chiamato nihil absolutum. Non si sta cioè facendo del nihil absolutum un significato positivo posto accanto al positivo significare. Si intende invece dire che, nel significato autocontraddittorio “nulla”, il nulla-momento è l’assoluta negatività significata dal positivo significare. Il termine “nulla” è positivo significare. Ma ciò che esso significa è l’assoluta insignificanza. Dunque il nulla-momento non è un secondo positivo accanto al positivo significare: è il momento astratto dell’assoluta negatività significata. Il contrario è impossibile perché, se il nulla-momento fosse un momento semantico positivo autonomo, allora sarebbe già un essente. Ma se è un essente, non è il nulla. Se invece è il nulla in quanto nulla, non può essere posto come termine positivo autonomo>>.

Se è vero, come ha giustamente osservato EDS, che <<qui si decide l’intera aporetica severiniana del nulla>>, allora temo che proprio qui la soluzione severiniana dell’aporia del nulla naufraghi, mostrando così tutta la sua impotenza.

Vediamo.

EDS nega che il “nulla-momento” sia <<un significato positivo posto accanto al positivo significare>>, giacché il “nulla-momento” significherebbe <<l’assoluta negatività significata dal positivo significare>>, quindi esso sarebbe <<il momento astratto dell’assoluta negatività significata>>.

In riferimento al post di EDS, l’altro amministratore del gruppo, Alessandro Vaglia, osserva:

<<Verdetto complessivo […] il nulla vale come momento — dunque come positività — ma questa positività non gli è interna; distinzione, non separazione. Chi separa entifica il nulla; CHI POSITIVIZZA IL MOMENTO LO CANCELLA. Severino sta esattamente sul crinale tra le due derive>> (maiuscolo mio: RF).

Insomma:

il “nulla-momento” è oppure no <<un significato positivo>> o <<positività>>?

Certo che sì: il “nulla-momento” è una <<positività>> per il solo fatto di esser POSTO e quindi significante.

Leggiamo Emanuele Severino:

<<I due momenti contraddicentisi del significato nulla (e di ogni impossibile) sono, da un lato, il “positivo significare” del nulla, ossia e il suo essere nulla e l’apparire di questo essere, e, dall’altro lato, l’assoluta nientità e assenza di significato del nulla CHE PURE È POSITIVAMENTE SIGNIFICANTE>>. (“Intorno al significato del nulla”, pag. 110. Adelphi 2013. Maiuscolo mio). 

Tornando ad Alessandro Vaglia, egli precisa (sulla scia di Severino) che, però, tale <<positività>> <<non gli è interna>>, giacché essa è <<significata dal positivo significare>>, cioè dall’altro momento che entra a costituire il significato auto-contraddicentesi nulla.

Ma, se la <<positività>> del “nulla-momentofosse interamente <<significata dal positivo significare>>, allora il “nulla-momento” non sarebbe neppure POSTO come “nulla-momento”, per cui l’altro momento cioè il suo <<positivo significare>> NON avrebbe alcunché da significare in quanto, se davvero il “nulla-momento” non fosse una <<positività>> semantica, semplicemente NON comparirebbe neppure come UNO dei DUE termini del significato auto-contraddicentesi nulla: non comparirebbe ‘tout court’…

Ripetiamolo: il “nulla-momento” è già, necessariamente IN SÉ, una <<positività>>.

Quindi, contrariamente a quanto osserva EDS, il “nulla-momento” È <<un secondo positivo accanto al positivo significare>>.

Infatti, la <<positività>> del “nulla-momento” NON può NON essere INTERNA al “nulla-momento” stesso, giacché esso DEVE poter significare, in sé, almeno come “nulla-momento”, altrimenti, ripetiamolo, MANCHEREBBE del tutto, per cui il significato auto-contraddicentesi nulla non potrebbe nemmeno costituirsi.

Il significare <<l’assoluta insignificanza>> da parte del “nulla-momento” è esattamente il significare DELnulla-momentoIN SÉ, DISTINTAMENTE (NON separatamente) dal suo <<positivo significare>> e perciò NON può essere significato dal suo <<positivo significare>> il quale, invece, è l’ESSERE o la POSIZIONE del “nulla-momento”, di modo tale che tra quest’ultimo ed il suo <<positivo significare>> si inneschi la contraddizione del significato auto-contraddicentesi nulla.

Soffermiamoci su quest’affermazione di EDS:

<<Dunque il nulla-momento non è un secondo positivo accanto al positivo significare: è il momento astratto dell’assoluta negatività significata. Il contrario è impossibile perché, se il nulla-momento fosse un momento semantico positivo autonomo, allora sarebbe già un essente. Ma se è un essente, non è il nulla. Se invece è il nulla in quanto nulla, non può essere posto come termine positivo autonomo>>.

Ora, siccome il “nulla-momento” significa “nulla-momento” e non altro, ciò attesta come questo SUO significare sia appunto il S-U-O intimo significare, cioè IN SÉ, soltanto come “nulla-momento”, DISTINTAMENTE dal <<positivo significare>>.

Senonché, anche rimarcando il fatto che trattasi di DISTINZIONE e non di SEPARAZIONE, il “nulla-momento”, proprio perché GIÀ IN SÉ <<è POSITIVAMENTE SIGNIFICANTE>> (Severino), esso si sdoppia a sua volta in “nulla-momento” e <<positivo significare>>, dando così luogo ad un regresso infinito scaturente ANCHE dalla sola DISTINZIONE dei due momenti.

E allora bisognerà concludere non, come osserva EDS, che ciò <<è impossibile perché, se il nulla-momento fosse un momento semantico positivo autonomo, allora sarebbe già un essente. Ma se è un essente, non è il nulla. Se invece è il nulla in quanto nulla, non può essere posto come termine positivo autonomo>>,

bensì che, siccome il “nulla-momento” È (come mostrato) <<un momento semantico positivo>> GIÀ DI PER SÉ significante distintamente dal <<positivo significare>>, allora esso È <<già un essente>>, e poiché <<è un essente, non è il nulla>> radicalmente differente dall’essere.

Quindi, siccome il “nulla-momento” NON riesce a costituirsi come <<nulla in quanto nulla>>, allora esso è <<posto come termine positivo>> intrinsecamente, positivamente significante…

 

Roberto Fiaschi

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Ecco il testo completo di EDS:

<<SULLA APORETICA DEL NULLA (Informazione di servizio)

In questo articolo si intende mostrare come, in alcuni gruppi filosofici anche molto seguiti, figure presentate come esperti, moderatori o autorevoli interlocutori finiscano talvolta per fraintendere radicalmente i testi e i problemi di cui pure si dichiarano competenti. Il risultato è una divulgazione filosofica arbitraria e irresponsabile, che invece di chiarire confonde chi legge. Ancora più grave è quando tali interventi ricevono il consenso di amministratori o sedicenti esperti altrettanto impreparati, come il tale Sergio Piccerillo, che, anziché vigilare sulla correttezza teoretica della discussione, avallano con leggerezza argomentazioni gravemente errate. È il caso dello scritto del tale Egon Key, nel quale la pretesa di fornire una “informazione di servizio” sull’aporetica severiniana del nulla si risolve, invece, in una serie di fraintendimenti radicali.

Si tratta, purtroppo, del sintomo di certi gruppi filosofici farlocchi, ove ogni bestialità può passare come verità, purché venga esibita con tono perentorio e avallata dal consenso di chi dovrebbe invece saper distinguere un’argomentazione rigorosa da una confusione concettuale.

Scrive il tale Egon Key:

“Il “nulla-momento”, cioè il momento ‘semantico’ del nulla, NON è il nihil absolutum! Come potrebbe essere, un momento semantico (ossia significante), il nihil absolutum?! Il “nulla-momento” è un significato (‘momento’), che, ne “La struttura originaria”, è detto ‘incontraddittorio’, ossia è il nulla-che-significa-nulla (e che NON significa essente). Ma tale significato SI DISTINGUE: 1) dall’altro lato della contraddizione, ossia dall’ESSENTE (il “positivo significare”, ossia l”essere”, lo “è”), che compete a tale, incontraddittorio, significato, ma che in esso non appare; 2) dalla contraddizione nella sua interezza, la quale, parimenti, compete a tale significato, ma in esso non appare.

ENTRAMBI i due lati (e NON unicamente il lato del “positivo significare”) del contraddicentesi significato “nulla” costituiscono una POSITIVITÀ (SIA, ribadiamolo, il “positivo significare”, SIA il “nulla-momento”). E la stessa distinzione tra “positivo significare” e “nulla-momento” appartiene al “positivo significare”. Tutto ciò che del nulla può venire predicato è SEMPRE E SOLTANTO una appartenenza del “positivo significare”.

Se non si comprende ciò, allora è impossibile procedere con la semantizzazione severiniana dell’essere.

La contraddizione è, dunque, espressa mediante l’equazione ( A = B ) = ( B = A ), le cui variabili sono A ( = nulla) e B ( = essente). Ebbene, il CONTENUTO di tale contraddizione, ossia del significato contraddicentesi “nulla”, è precisamente il NIHIL ABSOLUTUM”.

RISPOSTA ELENCTICA:

A proposito dell’intervento di tale Egon Key, occorre chiarire il punto, perché qui si decide l’intera aporetica severiniana del nulla.

Si scrive:

Il “nulla-momento”, cioè il momento ‘semantico’ del nulla, NON è il nihil absolutum! Come potrebbe essere, un momento semantico (ossia significante), il nihil absolutum?!

L’obiezione sembra decisiva solo perché muove da un equivoco.

Quando si parla di “nulla-momento”, non si intende dire che vi sia un ente semantico autonomo chiamato nihil absolutum. Non si sta cioè facendo del nihil absolutum un significato positivo posto accanto al positivo significare.

Si intende invece dire che, nel significato autocontraddittorio “nulla”, il nulla-momento è l’assoluta negatività significata dal positivo significare.

Il termine “nulla” è positivo significare. Ma ciò che esso significa è l’assoluta insignificanza. Dunque il nulla-momento non è un secondo positivo accanto al positivo significare: è il momento astratto dell’assoluta negatività significata.

Il contrario è impossibile perché, se il nulla-momento fosse un momento semantico positivo autonomo, allora sarebbe già un essente. Ma se è un essente, non è il nulla. Se invece è il nulla in quanto nulla, non può essere posto come termine positivo autonomo.

Si scrive:

Il “nulla-momento” è un significato (‘momento’), che, ne “La struttura originaria”, è detto ‘incontraddittorio’, ossia è il nulla-che-significa-nulla (e che NON significa essente)”.

Qui l’espressione decisiva è: “il nulla-che-significa-nulla”.

Ma questa formula è pericolosa. Se il nulla “significa”, allora il nulla è significante. Ma ciò che è significante, in quanto significante, è positivo. Dunque si finisce per dire che il nulla è un positivo significante.

Ma questo è esattamente ciò che non va attribuito al nulla in quanto nulla.

La formula corretta non è:

il nulla significa nulla.

La formula corretta è:

il positivo significare del nulla significa l’assoluta insignificanza.

Il nulla-momento non significa da sé. Se significasse da sé, sarebbe già positivo. Il nulla-momento è significato dal positivo significare come assoluta negazione di ogni positivo significato.

Il contrario è impossibile perché, se il nulla-momento significasse da sé, sarebbe significante; se è significante, è non-niente; se è non-niente, non è nulla.

Si scrive:

Ma tale significato SI DISTINGUE: 1) dall’altro lato della contraddizione, ossia dall’ESSENTE (il “positivo significare”, ossia l”essere”, lo “è”), che compete a tale, incontraddittorio, significato, ma che in esso non appare”.

Qui viene confusa la distinzione analitica interna al significato autocontraddittorio “nulla” con la distinzione tra due termini autonomi.

Il positivo significare e il nulla-momento sono distinguibili solo nell’analisi dell’unico significato autocontraddittorio “nulla”. Ma non sono due termini separabili.

Se li si separa, accade una delle due cose:

o il positivo significare non significa più nulla;

oppure il nulla-momento diventa un referente autonomo, dunque un essente.

È proprio questa separazione che genera l’aporia. Non la risolve.

Il contrario è impossibile perché, se il nulla-momento fosse distinto come termine autonomo dal positivo significare, allora sarebbe un distinto. Ma un distinto è un positivo. Dunque il nulla-momento non sarebbe più nulla.

Si scrive:

2. dalla contraddizione nella sua interezza, la quale, parimenti, compete a tale significato, ma in esso non appare”.

Anche qui il problema è lo stesso: il nulla-momento viene trattato come un soggetto cui “competono” proprietà, distinzioni, relazioni, determinazioni.

Ma al nulla, in quanto nulla, non compete nulla.

Tutto ciò che del nulla viene predicato appartiene al positivo significare del nulla. Se si dice che al nulla-momento compete la contraddizione, o che compete la distinzione, o che compete il positivo significare, si sta già assumendo il nulla-momento come qualcosa cui competono predicati.

Il contrario è impossibile perché, se al nulla-momento competesse qualcosa, esso sarebbe qualcosa cui compete una determinazione. Ma ciò cui compete una determinazione non è nulla.

Si scrive:

ENTRAMBI i due lati (e NON unicamente il lato del “positivo significare”) del contraddicentesi significato “nulla” costituiscono una POSITIVITÀ (SIA, ribadiamolo, il “positivo significare”, SIA il “nulla-momento”.

QUI STA IL PUNTO PIÙ GRAVE:

Se si intende dire che entrambi i lati, in quanto detti, appartengono al positivo significare, allora si dice una cosa vera: tutto ciò che viene detto è detto nel positivo significare.

Ma se si intende dire che anche il nulla-momento, in sé, è positività, allora si dice l’impossibile.

Perché positività significa non-niente. Dunque, se il nulla-momento fosse positività in sé, sarebbe non-niente. Ma allora non sarebbe più nulla-momento.

Il contrario è impossibile perché dire “il nulla-momento è positività” significa dire “il nulla è non-nulla”. È l’identificazione del positivo e del negativo.

Si scrive:

E la stessa distinzione tra “positivo significare” e “nulla-momento” appartiene al “positivo significare”.

Questo è corretto. Ma non smentisce la mia spiegazione: la conferma, appunto!

La distinzione tra positivo significare e nulla-momento appartiene al positivo significare. Non appartiene al nulla-momento come se il nulla-momento fosse un soggetto che distingue, si distingue, o sta da sé.

Ma proprio perché la distinzione appartiene al positivo significare, non si può poi trasformare il nulla-momento in una positività autonoma.

Se il nulla-momento fosse positività, allora la distinzione non apparterrebbe più soltanto al positivo significare; apparterrebbe anche al nulla-momento come determinazione sua.

Il contrario è impossibile perché, se la distinzione appartenesse al nulla-momento, il nulla-momento sarebbe qualcosa che possiede una distinzione. Ma ciò che possiede una distinzione è un positivo, non il nulla.

Si scrive:

Tutto ciò che del nulla può venire predicato è SEMPRE E SOLTANTO una appartenenza del “positivo significare”.

Esattamente. Ma allora il discorso del tal Egon si autoconfuta.

Se tutto ciò che del nulla viene predicato appartiene al positivo significare, allora anche il predicato “il nulla-momento è positività” appartiene al positivo significare. Non al nulla-momento in sé.

Quindi non si può usare questo predicato per concludere che il nulla-momento sia positività in sé. Si può solo dire che il nulla-momento, in quanto detto, è incluso nel positivo significare.

Ma questa è precisamente la tesi di Severino che qui si intende esplicare.

Il contrario è impossibile perché, se qualcosa fosse predicabile del nulla in quanto nulla, allora il nulla sarebbe soggetto di predicazione. Ma un soggetto di predicazione è già qualcosa.

C’è poi un nodo ulteriore, decisivo.

Il tal Egon Key dice che i due momenti del significato “nulla” sono incontraddittori, e questo è giusto, ma qui avviene lo slittamento essenziale: egli confonde l’incontraddittorietà del momento, in quanto distinto nell’analisi del significato, con l’essere del nulla-momento.

Ma dire che il nulla-momento è “incontraddittorio” non può voler dire che il nulla-momento sia qualcosa che, da parte propria, stia nell’identità con sé. Perché, se così fosse, il nulla-momento sarebbe già un essente: avrebbe identità, determinatezza, positività. E allora l’aporia non sarebbe risolta, ma semplicemente riaperta e rimandata all’infinito. Il nulla momento è in contraddittorio proprio perché è il Nihil absolutum che il positivo significare indica.

Infatti, appena si dice: “il nulla-momento è incontraddittorio”, bisogna chiedere: che cosa è questo nulla-momento? Se è qualcosa, non è nulla. Se è nulla, non può essere qualcosa che possiede l’incontraddittorietà come propria determinazione.

Dunque l’incontraddittorietà in tal senso è del nulla-momento tanto quanto lo è del positivo significare che è e si distingue dal non essere che indica.

È qui che il tal Egon, pretendendo di correggere l’aporia, la riapre. Fa del nulla-momento un lato positivo, poi lo dichiara incontraddittorio, poi deve distinguerlo dal positivo significare, poi deve spiegare come un nulla incontraddittorio possa non essere essente. Ma questa spiegazione non può mai chiudersi, perché ogni passo ulteriore riproduce lo stesso errore: attribuisce al nulla una determinazione.

Si scrive:

Se non si comprende ciò, allora è impossibile procedere con la semantizzazione severiniana dell’essere”.

È vero l’opposto:

Se non si comprende la differenza tra il nulla-momento in quanto assoluta negatività e il positivo significare che lo significa, allora è impossibile comprendere la semantizzazione dell’essere che non è affatto severiniana, ma è ciò che Severino problematicizza.

Severino non dice che il nulla sia un secondo termine positivo necessario a far significare l’essere. Dice che il nulla, per essere detto, deve apparire come positivamente significato; ma proprio questo genera l’aporia del nulla.

Il nulla deve essere posto per essere escluso dall’essere. Ma, appena è posto, è posto nel positivo significare. Da qui l’aporia: il significare il nulla è positivo, ma ciò che viene significato è l’assoluta negazione del positivo.

Il contrario è impossibile perché, se il nulla fosse positività autonoma, l’essere non si opporrebbe più al nulla, ma a un essente negativo. E allora non si avrebbe più l’opposizione dell’essere al nulla, ma una differenza interna all’essere.

Si scrive:

La contraddizione è, dunque, espressa mediante l’equazione ( A = B ) = ( B = A ), le cui variabili sono A ( = nulla) e B ( = essente)”.

Questa formalizzazione è totalmente errata poiché usata a sproposito, cioè stiamo attribuendo al significato auto contraddittorio nulla, l’assoluta in contraddittorietà dell’identità dell’essere espressa dall’ “equazione dell’essere” cioè dell’esente in quanto unione inscindibile di tutti i suoi predicati.

Pone A = nulla e B = essente come se A e B fossero due variabili disponibili sullo stesso piano formale. Ma se A è una variabile del calcolo, allora A è già un segno positivo, un contenuto determinato, un elemento del discorso.

Dunque A non è il nulla. A è il positivo significare “nulla”.

La forma A = B può rappresentare l’identificazione di due positivi, oppure l’identificazione del positivo e del negativo solo se il negativo è già posto nel positivo significare, come nel caso della contraddizione nulla che è tale poiché in un solo termine si dice l’infinità distanza tra il positivo e il negativo. Ma non può catturare il nulla come nulla, perché il nulla come nulla non è una variabile.

Il contrario è impossibile perché, se il nulla fosse una variabile A, allora sarebbe già qualcosa che può essere sostituito, relazionato, uguagliato, distinto. Ma ciò che può essere formalizzato così è un positivo, non il nulla.

Anche la formalizzazione proposta dal tal Egon non regge.

Quando si dice “l’albero è nulla”, abbiamo effettivamente una struttura contraddittoria: un positivo, l’albero, viene identificato con il suo negativo. Qui posso avere un soggetto positivo e un predicato negativo.

Ma quando si dice “il nulla è nulla”, non siamo nello stesso caso. Non abbiamo un soggetto A, il nulla, cui venga attribuito un predicato B, l’essente. Se facciamo del nulla una variabile, un soggetto, un elemento dell’equazione, lo abbiamo già trasformato in positivo.

Perciò l’equazione dell’identità tra soggetto e predicato non può essere applicata all’aporia del nulla se non al suo positivo significare. E forse nemmeno senza riserve, perché nel caso del nulla il soggetto stesso è aporetico.

Dire “l’albero è albero” esprime l’identità del positivo con sé.

Dire “l’albero è nulla” è contraddittorio perché identifica un positivo con il negativo.

Dire “il nulla è nulla”, invece, è già aporetico, perché pone il nulla come soggetto della predicazione. Ma il nulla, come nulla, non può essere soggetto.

Del nulla non si può predicare un B. Del nulla non si può predicare nulla senza farlo apparire come qualcosa. Ogni predicazione del nulla appartiene al positivo significare del nulla, non al nulla come nulla.

Dunque la formula A = B, con A = nulla e B = essente, falsifica il problema, perché mette il nulla e l’essente sullo stesso piano formale. Ma il nulla, se è una variabile dell’equazione, è già un positivo del linguaggio.

Qui bisogna richiamare il senso severiniano del significato semplice.

Un significato semplice non ha parti. Coincide con sé stesso. È ciò che è, senza essere una sintesi di elementi ulteriori.

Ora, il termine “nulla” è aporetico proprio perché dovrebbe essere un significato semplice — il nulla, appunto — e tuttavia, appena lo si analizza, sembra presentarsi come se avesse due momenti:

1. il positivo significare;

2. il nulla-momento.

Ma il nulla-momento è proprio nulla. Non è una parte positiva del significato. Non è un elemento che possa stare accanto al positivo significare. Non è un contenuto autonomo della sintesi.

Ecco il punto: il “nulla” è aporetico perché appare come un significato semplice che si comporta come un significato complesso. Sembra avere parti, ma una delle “parti” è proprio il nulla, cioè non può essere una parte. E la sintesi stessa non è una terza parte che venga ad aggiungersi alle altre.

Dunque il termine “nulla” è contraddittorio perché, pur dovendo significare il semplice assolutamente privo di parti, appare nel linguaggio come sintesi di due momenti. Ma questa sintesi è impossibile se i due momenti vengono separati; e, se non vengono separati, non sono due termini autonomi e dire che sono entrambi i contraddittori non ne implica la separazione.

Perciò tale Egon sbaglia nel dire che entrambi i lati sono positività.

L’aporia del nulla consiste proprio in questo: il positivo significare dice il nulla, ma il nulla detto non è un positivo. Il termine “nulla” appare come significato, ma ciò che esso significa è l’assoluta negazione del significato positivo.

Si scrive:

Ebbene, il CONTENUTO di tale contraddizione, ossia del significato contraddicentesi “nulla”, è precisamente il NIHIL ABSOLUTUM”.

Anche qui occorre distinguere.

Si può dire che il contenuto del termine “nulla” è il nihil absolutum solo a patto di aggiungere subito: non come referente positivo, non come termine autonomo, non come significato incontraddittorio che stia da sé, ma come assoluta negatività significata dal positivo significare.

Se invece si dice che il nihil absolutum è il contenuto del significato “nulla” come se fosse un contenuto positivo disponibile, si ricade nell’entificazione del nulla.

Il contrario è impossibile perché un nihil absolutum che fungesse da contenuto positivo della contraddizione sarebbe già un non-niente. Ma un nihil absolutum che è non-niente non è nihil absolutum.

Il punto conclusivo è questo:

L’errore consiste nel voler correggere Severino trasformando il nulla-momento in positività per poi attribuirgli la contraddizione, ma così l’aporia non viene risolta: viene radicalizzata nel senso sbagliato da chi proprio vorrebbe da un lato spiegarla e dall’altro criticarla.

La formula corretta non è:

il nulla-momento è una positività.

E nemmeno:

il nulla-momento significa da sé.

Ma:

il termine “nulla” è un positivo significare autocontraddittorio, perché significa l’assoluta insignificanza; il nulla, in quanto pensato e detto, è positivo significare, ma il nulla in quanto nulla non è un positivo.

La negazione di questa struttura è impossibile, perché per negarla bisogna pur dire “nulla”, e dunque bisogna già usare quel positivo significare del nulla che si vorrebbe negare.

Da qui segue l’incontrovertibilità del punto:

1. se il nulla è detto, il dire è positivo;

2. se il dire è positivo, ciò che appare è il positivo significare del nulla;

3. se si pretende che il nulla, oltre al suo positivo significare, sia anche un contenuto autonomo, lo si entifica;

4. se lo si entifica, non è più nulla;

5. dunque il nulla, come nulla, non può costituirsi come termine autonomo.

Se si separa il positivo significare si entifica il nulla (il nulla momento) se si separa il nulla momento si nullifica l’ente (il positivo significare).

E se il nulla non può costituirsi come termine autonomo, allora non può essere il termine in cui l’essente cade.

L’essente non può diventare nulla.

Dire che l’essente diventa nulla significa dire che il non-niente diventa niente. Ma questo è l’impossibile. E il destino è appunto l’apparire incontrovertibile di questa impossibilità.

La formulazione conclusiva può essere questa:

Il nulla non è un termine complesso formato da due positività. È un significato semplice che, entrando nel linguaggio, appare aporeticamente come sintesi di positivo significare e nulla-momento. Ma il nulla-momento non è una seconda positività, non è un referente, non è una variabile, non è un soggetto, non è una parte autonoma. È ciò che il positivo significare significa come assoluta insignificanza.

Per questo il contrario è impossibile: se il nulla-momento fosse positivo, sarebbe essente; se fosse essente, non sarebbe nulla; e se non fosse nulla, l’intera aporia del nulla sarebbe stata cancellata non risolvendola, ma eliminando il nulla stesso.

Se invece il nulla-momento è nulla, allora non può essere soggetto di predicati, né termine di relazione, né variabile di equazioni, né parte positiva di una sintesi.

Resta dunque solo il positivo significare del nulla. Ma proprio questo positivo significare mostra che il nulla non è.

E se il nulla non è, l’essente non può diventare nulla.

La questione è molto complessa, non meraviglia infatti che lo stesso errore venga fatto da un serio studioso che interviene al Centro Studi Casa Severino con una posizione analoga a quella di tale Egon per poi affermarne la problematicità, che come si va ripetendo non è in Severino, ma in chi male interpreta la risoluzione dell’aporia. Equivoco analogo è stato discusso con Roberto Fiaschi che quantomeno come il relatore del video seguente si mantiene coerente nel voler negare la risoluzione. Pessimo è invece il tentativo del tale key e di altri che non comprendono, allo stesso modo, la risoluzione dell’aporia pur volendola affermare>>.

Elisa de Silva

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