mercoledì 11 dicembre 2024

135)- IL CULTO DI SAN SEVERINO È ORMAI PROSSIMO…

Come qualificare le seguenti entusiastiche quanto ingenue espressioni del severiniano Sebastiano Dell'Albani?

<<FROM SD’S LIBRARY – POST N. 89 – 11 DICEMBRE 2024

Post in risposta a tutti coloro che non conoscendo il pensiero di Severino e la sua solidità logica e ontologica ne parlano come di un’opinione tra le altre, un dire che è una vera assurdità. Aspetto da loro una risposta ben argomentata, logica e ontologica>>.

E soprattutto:

<<Se lei è in grado di confutare con solidi argomenti logici l'élenchos (che mostra la solidità logica e ontologica del principio di non contraddizione) su cui Severino basa il suo discorso filosofico mi inchinerò alla sua assoluta, straordinaria intelligenza e dirò che lei ha ragione nel dire che la filosofia di severino è un'opinione come le altre che non si ha alcun dovere di conoscere. Però io penso che la sua è l'opinione e che non potrà essere in grado di riuscire a confutare il pensiero di Severino, impresa che non è affatto riuscita a logici preparatissimi. Per cui mi permetto di dire che la filosofia di Severino rappresenta l'apicalità del pensiero filosofico contemporaneo e che il suo pensiero è ineludibile per chi voglia fare filosofia. Severino, di cui approfondisco il pensiero da molti anni, come ho già scritto, rappresenta la filosofia del futuro. Non conoscere o confrontarsi con il suo pensiero significa soltanto rinunciare a fare filosofia ma solo esprimere opinioni vuote e prive di fondamento>>.

<<Bisogna conoscere il pensiero di Severino perché non conoscerlo significa non conoscere il valore del pensiero filosofico e la sua differenza con il pensiero scientifico. Il pensiero di Severino non è un dogma perché è fondato sul principio logico e ontologico di non contraddizione e il suo élenchos che ne mostra la verità incontrovertibile. La filosofia di Severino è una costruzione che ha una logica rigorosissima. L'élenchos - la confutazione- dell'avversario del principio primo fondata su di esso mostra incontrovertibilmente che coloro che vogliono confutare il principio primo o principium firmissimun devono fondarsi su di esso per riuscire a confutarlo. Insomma i nemici del principio primo negando la logica rigorosissima del principio negano il loro stesso dire. Un dogma invece può essere negato e rifiutato perché non ha alcun fondamento, è un dogma appunto. La prova principale del valore del principio primo è proprio il mostrare che il dire di coloro che affermano che il principio primo è un dogma non possono in alcun modo mostrare che esso è un dogma in quanto il loro dire, che è davvero dogmatico, si autonega. La verità della logica e della ontologia di Severino è inattaccabile. Severino ha scritto saggi bellissimi, tra cui il saggio straordinario: "Fondamento della contraddizione" per mostrare il valore veritativo del principio primo attraverso l'élenchos, la sua figura logica principale. Severino si è confrontato con i maggiori logici moderni e contemporanei e nessuno di essi è stato in grado di confutare il pensiero di Severino anzi dal confronto ne sono usciti sconfitti. Uno di questi logici è Graham Priest. Studio e approfondisco con piacere il pensiero di Severino da quasi venti anni e l'ho trovato e lo trovo incontrovertibile. La vera voce e linguaggio della filosofia dove tutti gli altri non sono che l'eco del pensiero scientifico a cui subordinano il pensiero filosofico. Lei dice che la filosofia di Severino è un'opinione. Bene. Allora io la sfido a saper confutare con solidi argomenti logici e ontologici la straordinaria logica contenuta nel principio di non contraddizione e il suo élenchos su cui Severino ha costruito il suo sistema filosofico. Aspetto la sua risposta>>.

Senza dimenticare, dello stesso autore, le

<<10 LODI AL FILOSOFO SEVERINO DA PARTE DI UN ESTIMATORE CONSAPEVOLE DELL’IMPORTANZA FONDAMENTALE DEI SUOI SCRITTI. 

LODE A SEVERINO che nella sua straordinaria teoresi mette in luce il nichilismo e le contraddizioni della cultura contemporanea.

LODE A SEVERINO che ha inchiodato alle loro contraddizioni gli innumerevoli cialtroni che pretendono di essere filosofi.

LODE A SEVERINO scopritore delle menzogne nascoste e del nichilismo nei discorsi di sedicenti intellettuali.

LODE A SEVERINO che ha messo in luce la vacuità nichilistica della politica e dei politici.

LODE A SEVERINO che ci ha indicato il vero senso dell’etica e le menzogne della buona fede e della bontà.

LODE A SEVERINO il più grande fustigatore dell’ipocrisia che governa il nostro mondo.

LODE A SEVERINO vero nemico dei bugiardi e dei fabbricatori dei moderni falsi miti della felicità.

LODE A SEVERINO che ci ha indicato l’autentico significato della tecnoscienza e il suo falso mito di benessere e felicità.

LODE A SEVERINO che ci ha liberato dal terrore della morte perché mito senza fondamento.

LODE A SEVERINO creatore di meravigliose metafore che mettono in luce l’importanza fondamentale della filosofia allo stesso modo che la circolazione del sangue lo è per il corpo dell’uomo>>.

NOTA BENE: quest’ultima affermazione <<creatore di meravigliose metafore>> è falsa, perché san Severino NON crea nulla, essendo tutto eterno…

 

Roberto Fiaschi

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lunedì 9 dicembre 2024

134)- L’ORRIBILE IDEA DELL’ETERNO RITORNO

 

Che l’eterno ritorno sia un’idea ORRIBILE non l’ho detto io bensì Jorge Luis Borges:

<<Nietzsche volle minuziosamente innamorarsi del proprio destino. Seguì un metodo eroico: disseppellire l’intollerabile ipotesi greca dell'eterna ripetizione, e poi cercare di dedurre da quell'incubo mentale un'occasione di giubilo. Cercò l'idea più orribile dell’universo e la propose per il diletto degli uomini>>. - (J. L. Borges: “Tutte le opere − La dottrina dei cicli”, vol. I, Mondadori, pag. 574).

Tuttavia mi trovo del tutto d’accordo con lui.

D’altronde, anche Nietzsche era consapevole di tale <<incubo mentale>>:

<<Che accadrebbe se un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: «Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione - e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”. Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: "Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina"?>>. – (Nietzsche: “La gaia scienza”, aforisma 341).

Così Maurizio Ferraris spiega la genesi di questa idea in Nietzsche:

<<Nell’estate del 1881 Nietzsche, che all’epoca ha 37 anni, si trova a Silvaplana in Engadina, un luogo di montagna vicino a un bellissimo lago dove passeggia nel pomeriggio, mentre le sere scrive. Durante una passeggiata, Nietzsche ha questa immagine del tempo che lo spaventa e lo attrae, l’immagine dell’eterno ritorno: visto che il mondo è composto da un numero finito di elementi e questi elementi non si creano e non si distruggono (poiché si parte dall’ipotesi che Dio non esista) e allora per forza di cose questi elementi dovranno riaggregarsi nella stessa maniera per un numero infinito di volte>>. – (M. Ferraris, “Intervista sul tema dell'eterno ritorno”. Archiviato il 13 marzo 2016 in Internet Archive).

Già, se <<si parte dall’ipotesi che Dio non esista>>, allora è fatale, direi, che la struttura dell’esistente si concretizzi come il continuo, eterno RIPETERSI di sé, non essendovi un INIZIO, infatti, non ci sarà neppure un tempo LINEARE diretto verso una meta/compimento, per cui siamo tutti CONDANNATI a rimasticar eternamente la nostra minestra…  

A meno che non ci si impegni a

<<non volere nulla di diverso, né dietro né davanti a sé, per tutta l'eternità>> - (F. Nietzsche: “Ecce homo”, Adelphi 1991, p. 206), ossia a desiderar di <<essere solo uno che dice sempre di >> - (Idem: “La gaia scienza”, sez. 276), perché per Nietzsche <<la grandezza dell'uomo è amor fati>> - (Idem), quindi l’amore anche per ogni dolore nonché per il suo infinito ripetersi sempre uguale; ecco chi sarebbe capace di tanto:   

l’OLTREUOMO.

Ma quante persone saranno riuscite in ciò?

Tante, se si confonde la RASSEGNAZIONE con amor fati; forse NESSUNA, se (e poiché) l’amor fati non è affatto RASSEGNAZIONE…

Anche perché, a ben vedere, colui <<che dice sempre di >> e che perciò deve continuare a dire <<sempre di >> a tutto, deve al contempo continuare a dire sempre di NO al non-dire-sempre-di-, cosicché egli, in realtà NON dice <<sempre di >>…

Poi, per sincerarsi di quanto l’eterno ritorno sia <<l'idea più orribile dell’universo>>, non serve scomodare grandi discorsi teoretico-metafisici, essendo più che sufficiente osservare proprio ciò che dovrebbe ritornare eternamente nonché identicamente: la vita quotidiana di ciascun di noi.

In effetti, COME NON rovesciarsi <<a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato>>, avendo il prospetto di rivivere INFINITE VOLTE <<ogni dolore>>, ma non tanto il dolore dei casi più fortunati (quale, per ora, il mio e di molti altri), quanto, piuttosto, l’immenso dolore di coloro che hanno subìto inenarrabili torture, patimenti durati una vita come la SLA, stermini sistematici come Auschwitz, vite larvali nei manicomi, vite afflitte da malattie genetiche sin dalla nascita…

È vero che normalmente nessuno ha coscienza dell’eterno ritorno dell’identico e quindi di dover rivivere infinitamente tutti i propri tormenti, ma, una volta che l’idea di esso faccia capolino nel mondo, allora un nuovo insostenibile PESO viene caricato sulle spalle del genere umano.

Certamente mi si potrà poi obiettare:

“Ma come, tu, che sei cristiano e credi all’INFERNO, ci vieni a parlar dell’eterno ritorno come se fosse l’ORRORE peggiore da cui disperare?”

Sì, certo. L’INFERNO, che non è un luogo bensì è lo stato d’animo dell’individuo oramai del tutto RIPIEGATO SU SÉ STESSO, è soltanto una POSSIBILITÀ che, come tale, potrebbe NON verificarsi affatto poiché attiene ai liberi orientamenti esistenziali, per cui esso NON mi piomba addosso mio malgrado. Senza contare che l’INFERNO non è un meccanismo che agisca a dispetto di tutto, perché si dà sempre il caso della MISERICORDIA di Dio.

L’eterno ritorno, al contrario, è INEVITABILE, poiché è una concezione <<del tempo ciclico, per cui l'universo rinasce e rimuore in base a cicli temporali fissati e necessari, ripetendo eternamente un certo corso e rimanendo sempre se stesso>>. – (https://it.wikipedia.org/wiki/Eterno_ritorno);

o anche, esso è una <<Concezione speculativa e cosmologica secondo la quale il corso degli eventi del mondo, compiuto il proprio ciclo, ritorna su sé stesso, in una serie indefinita di identiche ripetizioni>>. – (https://www.treccani.it/enciclopedia/eterno-ritorno/).

Ecco, quel <<ritorna su sé stesso>> da parte del tempo ciclico, può ben rappresentare quel RIPIEGAMENTO su sé stesso da parte dello stato esistenziale chiamato INFERNO.

Dunque, posso ben ritenere l’eterno ritorno come L’AUTENTICO INFERNO, perché esso sì che concerne ineludibilmente OGNI essere umano!

 

Roberto Fiaschi

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domenica 8 dicembre 2024

133)- REINCARNAZIONE E KARMA? MACCHÉ…

 

La REINCARNAZIONE è <<Il passaggio dell’anima o dello spirito vitale, dopo la morte dell’individuo in cui erano incarnati, in un altro individuo (uomo, animale o anche vegetale), come dottrina e credenza di varie religioni e concezioni (per es., l’orfismo orientale e greco; il brahmanesimo, il jainismo e l’induismo; il pitagorismo; alcune correnti dello spiritismo moderno): v. anche metempsicosi>> (https://www.treccani.it/vocabolario/reincarnazione/).

Essa è <<in connessione con il concetto del karman, per cui le rinascite sono irrevocabilmente determinate dalle azioni compiute nelle vite precedenti>> (https://www.treccani.it/enciclopedia/reincarnazione/).

<<L'antroposofia di Rudolf Steiner considera la reincarnazione come un aspetto importante della scienza dello spirito. Secondo Steiner nell'uomo è presente un corpo fisico, uno eterico, uno astrale e infine l'Io. Alla morte egli abbandona progressivamente i primi tre, finché rimane soltanto l’Io (corpo mentale) in forma di "seme" che cresce nel mondo spirituale, fino a ricevere, dopo un lungo periodo (da cinquecento a mille anni), un nuovo corpo astrale ed eterico, sceglie i genitori, vede la sua vita futura in un rapido quadro d'insieme e infine si reincarna in un nuovo corpo fisico. Ciascuna vita è influenzata dalle precedenti secondo la legge del karma>>. (https://it.wikipedia.org/wiki/Reincarnazione).

<<Karma, letteralmente, significa “azione”. Indica il funzionamento universale di un principio di causalità simile a quello di cui parla la scienza, secondo cui ogni cosa nell’universo esiste all’interno di uno schema di causa ed effetto: “per ogni azione, c’è una reazione uguale e contraria”. […] Il rapporto di causalità, nell’ottica buddista, abbraccia la natura in senso più lato, comprendendo tutta l’umana esistenza. Per spiegare meglio la differenza, poniamo che sia accaduto un incidente o un disastro. Applicando la teoria di causalità meccanicistica si può indagarne e chiarirne le dinamiche, ma nulla si saprebbe sul perché proprio certi individui siano rimasti coinvolti nel tragico evento. Anzi, la visione meccanicistica rifiuta a priori tali domande esistenziali». Al contrario, il concetto buddista di causalità risponde proprio a queste pregnanti domande. […] Possiamo immaginare il karma come il cuore della nostra personalità, come l’insieme delle tendenze radicate impresse nel punto più profondo della nostra vita. I cicli di causa ed effetto vanno oltre l’attuale esistenza: determinano il modo in cui iniziamo questa vita (le nostre particolari circostanze al momento della nascita) e continuano dopo la nostra morte>> (https://www.sgi-italia.org/il-karma/).

Infine, secondo Manuela Pompas:

<<i primi Padri della Chiesa sostennero la reincarnazione come credenza logica, diffusa tanto in Occidente quanto in Oriente>>. - (M. Pompas: “Reincarnazione. Alla scoperta delle vite passate”. Rizzoli 1989, pag. 64).

LOGICA?

A parte il fatto che NON È ASSOLUTAMENTE VERO che <<i primi Padri della Chiesa sostennero la reincarnazione>> _ tratterò questa panzana in altro post _, ciò che invece qui preme analizzare è il fatto se la reincarnazione (ed il karma ad essa connesso) sia o meno una <<credenza logica>>.

Adesso subito nel merito.

Non prima, però, di essermi chiesto:

colui (o ciò) che si reincarna è lo specifico “io” PERSONALE (rispondente all’io di Giulio Cesare, Napoleone Bonaparte, Roberto Fiaschi, etc…), oppure è, più genericamente, qualcosa di IMPERSONALE (samskara, skandha, DNA…) eventualmente presente in ciascuna PERSONA?

In quest’ultimo caso NON avrebbe alcun senso la reincarnazione, poiché non potremmo dire: <<io, Roberto, in una vita passata sono stato Giulio Cesare>>, appunto perché io-Roberto sarei stato quell’io PERSONALE rispondente alla PERSONA di Giulio Cesare, e non un elemento IMPERSONALE che mai avrebbe potuto consentirmi di stabilire la mia precedente identità nella PERSONA di Giulio Cesare.

Fortunatamente, la reincarnazione NON ha alcun senso neppure se intesa come trasmigrazione PERSONALE, cioè dell’anima o dell’io…

Quanto al karma, Edgar  Cayce (1877-1945), veggente americano, parlava di “karma boomerang”: colui che avesse ACCECATO una persona, si sarebbe poi reincarnato nascendo CIECO.

Prendiamo, allora, come riferimento questa evenienza.

(1)-Mario ACCECA (2)-Giuseppe. (1)-Mario successivamente muore di vecchiaia, e si REINCARNA (dopo poco o moltissimo tempo) in (3)-Antonio, che naturalmente nasce CIECO.

Ovviamente (3)-Antonio NULLA SA della sua vita precedente, cioè IGNORA di esser stato (1)-Mario ed altresì IGNORA di aver accecato (2)-Giuseppe nelle vesti di (1)-Mario.

Tuttavia, in nome del debito karmico (il quale <<si riferisce a qualcosa che si è verificato in una vita passata per cui ora stai facendo ammenda in questa vita>> https://www.spreaker.com/episode/debito-karmico-cos-e-come-identificarlo-e-trascenderlo-- 48148211#:~:text=portatore%20di...-,Il%20debito%20karmico%20si%20riferisce%20a%20qualcosa%20che%20si%20%C3%A8,finch%C3%A8%20non%20arrivi%20a%20padroneggiarla), (1)-Mario dovrebbe nascere cieco poiché ha accecato (2)-Giuseppe. Per cui sì, (1)-Mario nascerà cieco in una prossima vita nella persona di (3)-Antonio, il quale altri non è che (1)-Mario reincarnatosi in/come (3)-Antonio.

Arrivato il giorno della nascita, (3)-Antonio cioè (1)-Mario, nasce appunto cieco.

Ora, è di fondamentale importanza tener sempre ben presente che (3)-Antonio risulta comunque esser UN’ALTRA persona rispetto a (1)-Mario (e viceversa), con specifiche caratteristiche DIVERSE da (1)-Mario le quali, perciò, lo caratterizzano come (3)-Antonio anziché come una qualsiasi altra persona, pur essendo la reincarnazione di (1)-Mario.

Ebbene, ciò nonostante, (3)-Antonio si trova a dover nascere cieco senza tuttavia esser COLPEVOLE di aver accecato chicchessia, giacché il VERO COLPEVOLE è (1)-Mario, non (3)-Antonio, anche se, ripeto, quest’ultimo è la reincarnazione di (1)-Mario.

Quindi, la presunta LOGICITÀ della reincarnazione (e della cosiddetta “legge del karma” correlata ad essa) fa sì che (3)-Antonio, il quale NULLA SA e NULLA C’ENTRA realmente con la turpe azione commessa da (1)-Mario, nasca cieco, perché, quando (3)-Antonio non era ancora nato, (1)-Mario accecò (2)-Giuseppe, che ovviamente (3)-Antonio non ha mai potuto conoscere, quindi, men che meno, ha mai potuto accecare.

Epperò, reincarnandosi in (3)-Antonio _ ecco il colpo di genio della LOGICA karmica! _, finalmente (1)-Mario ha potuto subire una sorte simile a quella che egli ha cagionato a (2)-Giuseppe, nascendo cieco.

In UN COLPO SOLO, il LOGICISSIMO karma ne ha fatti fuori due: (1)-Mario e (3)-Antonio!

Che LOGICA sublime! Soprattutto, il karma individua sempre il VERO (!) COLPEVOLE senza colpo ferire, facendo nascer cieco anche un innocente come (3)-Antonio, così, nel dubbio, tanto per non sbagliare: Melius est abundare quam deficere!

Infatti, NON è REALMENTE (1)-Mario a (ri)nascere cieco, bensì SOLTANTO (3)-Antonio, che è colui che sta vivendo la propria vita quotidiana da o come (3)-Antonio, e non da o come (1)-Mario!

Quindi, in realtà (1)-Mario NON (ri)nasce affatto cieco, perché a (ri)nescere tale avrebbe dovuto esser soltanto LA PERSONA DI (1)-Mario, non altre!

In quanto nato cieco, le difficoltà della vita, ora, sono tutte a carico di (3)-Antonio, non certo di (1)-Mario!

Perciò chi ‘risarcirà’ o riscatterà l’innocenza di (3)-Antonio?

Ricordiamo, infatti, che (1)-Mario si è reincarnato in (3)-Antonio e che quest’ultimo è nato cieco a cagion del fatto che (1)-Mario accecò (2)-Giuseppe. Ma (3)-Antonio NON è (1)-Mario, è UN’ALTRA persona, quindi NON C’ENTRA niente con l’accecamento di (2)-Giuseppe!

Pertanto, si pone il problema e l’esigenza della giustizia karmica a BENEFICIO di (3)-Antonio in quanto (3)-Antonio, cioè in quanto egli è consapevole di esser soltanto SE STESSO anziché (1)-Mario.

Non solo, ma anche (2)-Giuseppe attenderebbe una qualche giustizia karmica a proprio favore, giacché egli è stato accecato, e una sorte simile è poi accaduta al suo accecatore (1)-Mario allorché questi si è poi reincarnato in (3)-Antonio, d’accordo, ma ciò NON può bastare a (2)-Giuseppe, se non altro perché (2)-Giuseppe NON HA MAI POTUTO CONOSCERE (3)-Antonio/(1)-Mario onde potersi così sincerare e ‘godere’ dell’avvenuta ‘giustizia’ che lo ha fatto nascere cieco.

Se anche lo avesse conosciuto, quando mai (2)-Giuseppe avrebbe potuto rendersi conto che un estraneo, (3)-Antonio, sarebbe nato cieco perché sarebbe la reincarnazione di (1)-Mario che accecò (2)-Giuseppe?

Per cui (2)-Giuseppe resta in attesa di REALE e constatabile giustizia per il suo accecamento e, temo, vi resterà per sempre…

Eppure, il karma dovrà pur provvedere a rendere giustizia ad (3)-Antonio…

Macché, nessuna giustizia per lui, nessun riscatto, nemmeno per (2)-Giuseppe.

(3)-Antonio nascerà cieco poiché egli è la reincarnazione di (1)-Mario, pur NON essendo la PERSONA ( l’io, l’anima) di (1)-Mario, punto e basta; la suprema LOGICITÀ del karma non ammette tentennamenti.

Che poi un qualsiasi reincarnazionista obietti che (3)-Antonio non sia affatto innocente, poiché (1)-Mario, reincarnandosi in (3)-Antonio, sarebbe DIVENTATO (3)-Antonio tout court, senza perciò alcuna persistenza dell’io di (1)-Mario ACCANTO A/CON l’io di (3)-Antonio e quindi senza nessuna DIFFERENZA tra loro, allora risponderemo che (3)-Antonio resterebbe ugualmente INNOCENTE, intonso dal delitto perpetrato da (1)-Mario, perché DIVENTANDO ALTRO cioè DIVENTANDO (3)-Antonio, questi non ha MAI accecato nessuno, proprio perché egli è ALTRA persona rispetto al criminale (1)-Mario, NON è la stessa persona/lo stesso io.

Per non parlar della sfacciataggine di chi dipinge il karma come se fosse

<<una legge benefica interamente misericordiosa, sempre giusta, perché la vera misericordia non è il favore ma l’imparziale giustizia… Prendete per esempio il caso di un bambino nato gobbo e molto basso, con la testa incassata nelle spalle, le braccia lunghe e le gambe corte. Perché è così? Per il suo karma dei pensieri e degli atti in una vita precedente. Egli ha avvilito, perseguitato o altrimenti offeso una persona deforme>>.

(William Q. Judge: “The Ocean of Theosophy”, pag. 685).

Il nostro reincarnazionista evidentemente NON conosce il significato di MISERICORDIA, confondendolo con <<favore>>.

Infatti, la MISERICORDIA esprime un <<1. Sentimento di compassione per l’infelicità altrui, che spinge ad agire per alleviarla; anche, sentimento di pietà che muove a soccorrere, a perdonare, a desistere da una punizione […] soccorrerlo, perdonarlo, risparmiarlo; fare una cosa per m., per bontà propria, per spirito di carità, non per obbligo; […] pare che lo faccia per m.!, di chi concede o compie qualche cosa, a cui è tenuto, con aria di condiscendenza come se facesse un atto di grande generosità o di carità; non c’è più m. a questo mondo, espressione di pessimistica constatazione dell’egoismo e della durezza di cuore degli uomini>>. (https://www.treccani.it/vocabolario/misericordia/).

Non solo, ma all’ottimistico reincarnazionista sfugge il fatto che se il (1)-bambino è <<nato gobbo>> per aver avvilito, nella sua precedente vita, (2)-<<una persona deforme>>, allora, inevitabilmente, ANCHE QUEST’ULTIMA sarà nata deforme perché, nella sua precedente vita, avrà avvilito un’altra (3)-persona deforme, e così ANCHE QUEST’ALTRA persona sarà nata deforme poiché anch’essa, precedentemente, avrà avvilito una (4)-persona deforme, e via all’infinito… fino ad arrivare alla prima persona nata deforme senza alcuna ragione precedente!

Per cui, tutti i nati-deformi del mondo sappiano che sono nati in tale condizione perché, in una loro vita precedente, avranno certamente avvilito qualcuno…

Non oso pensare cosa abbiano commesso in una vita precedente le vittime delle bombe atomiche nonché le vittime di Auschwitz

Per fortuna che

<<Come è stabilito che gli uomini muoiano UNA VOLTA SOLA, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto UNA VOLTA SOLA per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza>>. Ebrei 9:27-28

<<NON  C'È “reincarnazione” dopo la morte>>. (CCC, n. 1013).

 

Roberto Fiaschi

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mercoledì 4 dicembre 2024

132)- ED IL CHIACCHIERONE PESCE PALOMBO FINÌ IN PADELLA…


Riporto un post di Maurizio Gambett (26 novembre 2024) del quale condivido ogni riga: 

<<Facile liquidare Dio dal calduccio dei propri sofismi. Liquidatelo quando il mondo vi sta cadendo addosso, quando siete ad un passo dal baratro. Quando siete ad un millimetro dalla catastrofe...voglio proprio vedervi, in quello stato, ad abbandonare una speranza ultima, un senso... A volte credo che c'è più saggezza in una vecchietta inginocchiata che prega per i propri figli che in migliaia di pagine di filosofia>>.

Al seguito di questo, si sono succedute le esternazioni di un signore fieramente ateo, rispondente al nome di Paolo Palombo il quale, diversamente dal suo più dignitoso omonimo pesce, non possiede l’accortezza di tacere perché si è annoverato tra coloro che avrebbero una <<cultura ed intelligenza superiore alla media!>>:

<<Maurizio Gambett, che c’entra gesù, personaggio mitologico protagonista di leggende canoniche di chiese cristiane? é uno degli eterni, di cui Davini, giustamente preconizza il tramonto! se non l’oblio!😂 già in atto tra chi ha cultura ed intelligenza superiore alla media!>>

Egli è tanto scarso di argomenti quanto incoercibilmente prodigo di ilari faccine 😂😂😂.

Afferma dunque Paolo Palombo:

<<in che consisterebbe questa superiore personalità [ = Dio], non è dato sapere>>;

per cui, dinanzi alla domanda di un suo interlocutore:

<<[…] come fai a sapere che non c'è nessuno?>>,

il nostro possessore di <<cultura ed intelligenza superiore alla media>> risponde:

<<col rasoio di Occam e con il motto, onus probandi affirmatur! e con la scomparsa di 117 miliardi di homo sapiens e di tutti gli esseri viventi e quindi mortali, fino ad oggi vissuti!🤓>>

Caspita! Stai a vedere che ci troviamo dinanzi ad un GENIO ed ancora nessuno se ne è accorto…

Vediamo.

1)- <<col rasoio di Occam>>, il nostro possessore di <<cultura ed intelligenza superiore alla media>> ritiene di SAPERE che Dio non esista.

Strano che si sia dimenticato che Guglielmo di Occam (1285-1347) fosse un FRATE FRANCESCANO e quindi credente in Dio, nonostante il suo stesso rasoio!

Probabilmente Paolo Palombo non comprende che l’affermazione di Dio avviene innanzitutto sul piano della fede, per cui poco importa che in ambito scientifico-dimostrativo il rasoio di Occam induca a fare a meno dell’ipotesi-Dio. Si può fare a meno dell’ipotesi-Dio nel momento in cui si CREDE che ciò che abbiamo a disposizione (ad esempio il vuoto instabile) sia sufficiente a spiegare la genesi del mondo. Ma davvero sarà sufficiente ‘divinizzare’ il vuoto quantistico per porlo all’origine di tutto? Può, la scienza, spiegare la NECESSITÀ dell’esistenza di tale vuoto? Ma poi, siamo davvero sicuri che la NECESSITÀ sia l’aspetto primo ed ultimo quindi inoltrepassabile del reale?

Né, d’altra parte, le teorie scientifiche vanno sempre e necessariamente SEMPLIFICANDOSI nel loro progredire, come ci aspetteremmo qualora valesse universalmente la tesi occamista secondo la quale dovremmo optare per <<la soluzione più semplice tra più soluzioni egualmente valide di un problema>>.

<<la semplicità mi aiuta a ridurre il rischio di errore, perché meno ipotesi introduco nella mia teoria e più riduco il rischio di sbagliare. Se parto da teorie semplici, composte da poche ipotesi e quindi più facili da verificare, e solo dopo aver corretto gli errori comincio ad affinarle, aggiungere altre ipotesi e renderle man mano più complesse, sarà più facile costruire un po’ per volta una rappresentazione sempre più accurata della realtà>> -

(Andrea Ferrero: “Sulla scena del mistero. Guida scientifica all'indagine dei fenomeni inspiegabili”. Sironi Editore, 2010, p.89).

Inoltre: <<Come valutiamo una teoria che è più semplice di un’altra secondo uno di questi criteri, ma più complicata secondo un altro? Come decidiamo se aggiungere a un modello una variabile che ne aumenta il potere esplicativo, a prezzo però di un aumento della complessità che lo rende meno plausibile? Al momento la discussione è aperta e vivace, non esiste consenso su una definizione universale di semplicità, e probabilmente non sarà mai possibile trovarne una sola che vada bene per tutte le discipline scientifiche>>. – (https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=278423).

2)- <<il motto, onus probandi affirmatur!>> è il secondo motivo grazie al quale Paolo Palombo ritiene di SAPERE che Dio non esista.

È vero, l’onere della prova spetta a chi afferma. Senonché, NON poter o NON riuscire a dimostrare Dio incontrovertibilmente, NON equivale a sancire incontrovertibilmente la sua inesistenza. L’indimostrabilità di Dio NON si converte affatto nel SAPERE (come infatti egli dice di SAPERE) che Dio non esiste.

Per rafforzarsi nella propria convinzione, egli si è compiaciuto di aver postato la seguente immaginetta: 

mostrando perciò di avere un’enorme FEDE SCIENTISTA nella parola di un premio Nobel sol perché è un premio Nobel; e allora, mettendomi sul suo stesso piano, vorrei fornirgli queste altre citazioni di altri premi Nobel, che egli o ignora oppure si è ben guardato dal riportare:

<<Il mondo è così meraviglioso che non riesco a immaginare che sia nato per puro caso>>.

(Arthur Schawlow, premio Nobel per la fisica nel 1981).

<<Credo in Dio. Per me non ha alcun senso supporre che l’Universo e la nostra esistenza siano soltanto un incidente cosmico, che la vita sia comparsa in seguito a processi fisici aleatori in un ambiente che casualmente aveva le giuste caratteristiche […] e che il vuoto sia pieno di particelle virtuali esige un’incredibile razionalità>>.

(Antony Hewish, premio Nobel nel 1974 per la scoperta delle pulsar).

<<Anche se penso che non riuscirò mai a penetrare del tutto questo mistero, credo che la risposta sia molto semplice: è vero. Dio ha creato l’universo circa 13,7 miliardi di anni fa e da allora partecipa della sua creazione. […] è sempre più chiaro per la scienza moderna che l’Universo è stato regolato in modo finissimo per rendere possibile la vita umana>>.

(Richard Smalley, premio Nobel per la chimica nel 1996).

<<Credo fermamente nell’esistenza di Dio, basandomi sull’intuizione, le osservazioni, la logica e anche sulle conoscenze scientifiche>>.

(Charles Townes, premio Nobel per la fisica nel 1964).

Etc…

Poi, siccome nella pagina su menzionata Paolo Palombo fa le pulci grammaticali al suo interlocutore, egli, pur essendo possessore di <<cultura ed intelligenza superiore alla media>>, commette l’errore di scrivere <<onus probandi affirmatur!>> anziché <<onus probandi adfirmat>>, così, giusto per la precisione…

Infine:

3)- <<con la scomparsa di 117 miliardi di homo sapiens e di tutti gli esseri viventi e quindi mortali, fino ad oggi vissuti!🤓>> siamo al terzo motivo secondo cui Paolo Palombo ritiene di SAPERE che Dio non esista.

Ed è un motivo talmente profondo e geniale da restar incomprensibile ai comuni mortali.

Infatti, arduo capire perché <<la scomparsa di 117 miliardi di homo sapiens e di tutti gli esseri viventi e quindi mortali>> debba attestare che Dio non esista!

A meno che egli non ce lo riveli, resterà un mistero custodito gelosamente in una mente stracolma di <<cultura>> e vibrante di un’<<intelligenza superiore alla media>> qual è l’eccelsa mente di Paolo Palombo!

Poveri noi...

Paolo Palombo si congeda da Maurizio Gambett esultando:

<<sei ridicolo e voltaire diceva: una risata ti seppellirà!😂>>

Peccato, però, che anche questa volta il nostro chiacchierone abbia sbagliato, giacché <<una risata ti [vi] seppellirà>> è probabilmente ascrivibile a Michail Bakunin….

Qui termina la triste storia del PESCE Palombo il quale, a suon di chiacchiere buttate al vento, finì dritto dritto in padella…


Roberto Fiaschi
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lunedì 2 dicembre 2024

131)- SE IL CREDENTE-SEVERINIANO NON TOLLERA I DIVERSAMENTE-CREDENTI POICHÉ NON SI RITIENE UN CREDENTE…

 

In una pagina Facebook dedicata alla filowsofia e soprattutto al filosofo Emanuele Severino, un <<Esperto del gruppo>> rispondente al nome di Enrico Andreoli, scrive infastidito:

<<è veramente paradossale che decine e decine di credenti si siano dati convegno su questa pagina dedicata al pensiero di un filosofo che nega logicamente la possibilità che qualcosa possa essere creato e distrutto dal e nel Nulla>>.

Ora, prima di scendere nel dettaglio, giova sapere che Enrico Andreoli, davvero bravissimo scrittore, è tuttavia un fervente CREDENTE-SEVERINIANO, se non altro perché son diversi anni che va ripetendo UNICAMENTE, SEMPRE E SOLTANTO il seguente mantra:

<<sono più di 50 che nessuno ha confutato la risoluzione severiniana dell’aporia del nulla>>.

Lasciamoglielo CREDERE, visto che egli si attiene (CREDE) strettamente a tale presunta risoluzione senza il minimo senso critico, CREDENDO nella sua (presunta) inconfutabilità.

Pertanto, qui NON interessa commentare questa sua FEDE esibita ad ogni piè sospinto a guisa di ‘litania’; essa è stata commentata altrove, nel presente blog, ad esempio nei post nn. 5, 29, 53, 61, 83, 89, 98, 102, 103 e 104.

Qui interessa mostrare in primo luogo come ad alcuni severiniani appaia insopportabile che, laddove il tema centrale sia la filosofia di Severino, vi sia ancora qualche <<credente>> che si ostini a non riconoscere il suo ‘Verbo’, sì, perché in una pagina interamente dedicata al filosofo bresciano, tutti i suoi frequentatori dovrebbero esser ormai edotti del, ed ALLINEATI al suo pensiero, possibilmente senza manifestare troppi dubbi argomentati e critiche serrate poiché essi sarebbero retaggio di chi, ancora <<credente>> e per giunta nichilista, non avrebbe studiato (o compreso) abbastanza Severino.

Per quanto riguarda il post in oggetto di Enrico Andreoli, mi domando:

è mai possibile che il discrimine per partecipare alle discussioni debba consistere nel riconoscimento della negazione della <<possibilità che qualcosa possa essere creato e distrutto dal e nel Nulla>>?

Come a dire: chi vuol discutere qui, DEVE previamente aver accettato il dogma secondo cui NIENTE può <<essere creato e distrutto dal e nel Nulla!>>

Questa davvero FARLOCCA concezione verrà considerata in un post apposito.

Stando più sul generale, al nostro Enrico Andreoli <<infastidisce interagire>> con la <<protervia con cui [i <<credenti>>] agiscono atti di pura fede indimostrabile ed illogici (naturalmente) pretendendo che abbiano lo stesso valore, solidità e incontrovertibilità di quelli basati sulla pura logica. Come S io, nel mio piccolo piccolo, non sono contro né a favore della fede...dico solo che la fede non può presentarsi come verità tout court>>.

Ora, lasciam da parte la solita, trita e ritrita sciocchezza secondo la quale chi esercita degli atti di fede PRETENDEREBBE (!!!) <<che abbiano lo stesso valore, solidità e incontrovertibilità di quelli basati sulla pura logica>>.

Non so chi Enrico Andreoli abbia conosciuto per poter attribuire una simile castroneria ai <<credenti>>, come egli ama generalizzare.

Sebbene egli si picchi di scrivere <<il sermone per la Messa di Natale>> per il suo <<amico parroco della basilica di San Lorenzo in Milano>>, evidentemente si ferma lì, per quanto riguarda la sua conoscenza del mondo cristiano, giacché penso che nessun <<credente>> (forse neppure il più ottuso dei fondamentalisti) si sognerebbe di affermare che la propria Fides quae PRETENDA aver <<lo stesso valore, solidità e incontrovertibilità di quelli basati sulla pura logica>>!

Naturalmente ciò NON significa affatto avallare totalmente il Credo quia absurdum, bensì vuol dire che la fede può avanzare anche delle RAGIONI per sé, certamente NON incontrovertibili ma pur sempre RAGIONI, ben sapendo, tuttavia e fortunatamente, che esse NON esauriscono l’intero Cristianesimo, altrimenti Dio sarebbe PRONO alle lenti di ingrandimento della sola logica!

Per cui la <<protervia>> che il Nostro attribuisce ai <<credenti>>, forse è innanzitutto un proprio parto circa il quale egli pare NON possedere sufficienti ‘diottrie’ per avvedersene.

Dopodiché osserva:

<<Come S[everino] io, nel mio piccolo piccolo, non sono contro né a favore della fede...dico solo che la fede non può presentarsi come verità tout court>>.

Ecco la sentenza scontata, mutuata acriticamente da Severino, come si convien ad ogni buon RIPETITORE FEDELE al proprio dispensatore di Verità pur millantando di esser completamente dalla parte della SOLA RATIO!

Il presupposto soggiacente a simile stramberia consiste nella convinzione che la verità debba sempre e soltanto APPARIRE, altrimenti, in caso contrario, NON sarebbe verità ma, appunto, ERRORE, cioè, severinianamente: FEDE.

Vi son più presupposti fideistici in tale convinzione che in tutte le religioni messe assieme!

Peraltro, per Severino, OGNI essere umano è siffatto ERRORE/FEDE; infatti, Enrico Andreoli dovrebbe sapere che

<<è impossibile che nel linguaggio della terra isolata [quindi nell’errore/individuo] ci sia comprensione della verità del destino, anche se formalmente le sue parole suonano identiche al linguaggio che testimonia il destino. È cioè necessario che il linguaggio malato, proprio in quanto tale, non le possa comprendere. Anche se le parole del linguaggio malato suonano simili a quelle del linguaggio che testimonia il destino, e simili in maniera così impressionante da poter vedere in ciò una certa “problematicità”, si deve affermare la necessaria formalità di quella identità>>. (Nicoletta Cusano: Emanuele Severino. Oltre il nichilismo, pag. 446).

E, sebbene per Severino <<il Destino della verità appare ovunque ci sia un ascolto>>, quindi <<la verità appare, splende sempre>> (da: La cosa e il segno. Intervista ad Emanuele Severino su linguaggio, ontologia e Destino. Lo Sguardo - rivista di filosofia - N. 15, 2014 (ii)), Enrico Andreoli dovrebbe altresì accorgersi del carattere FIDEISTICO della tesi secondo la quale <<la verità è nascosta alla testimonianza: essa è nascosta, dunque, al linguaggio di quel che chiamiamo prossimo, e non all’apparire>>, cioè la verità è nascosta a <<quegli enti che chiamiamo “uomini>>, nonostante <<l’apparire della verità costituisc[a] anche l’esser uomo in quanto tale>> e nonostante l’uomo sia <<destinato a non sentire la verità>> (La struttura originaria, pag. 89), in quanto egli è strutturalmente <<errore>>, tale da esser <<contraddittorio che l'individuo sia cosciente della verità>> (Severino: La legna e la cenere).

Non sono, tutte queste, asserzioni da CREDERE in blocco, nonostante la loro palese contraddittorietà?

Tanto più Enrico Andreoli dovrebbe cominciare a porsi qualche domanda, soprattutto al seguito della seguente curiosa ( = leggasi: FURBA) osservazione di Severino:

<<l’apparire della verità costituisce anche l’esser uomo in quanto tale, ma non ogni uomo è una testimonianza: non ogni uomo è unito al linguaggio che testimonia questa presenza>>: soltanto Severino lo è…

Infatti, il filosofo bresciano è consapevole della contraddittorietà rappresentata dalla sua tesi secondo la quale è impossibile che un INDIVIDUO-ERRORE-FEDE possa testimoniare il veritativamente il destino.

Però GLISSA abilmente, cercando di ritagliare per sé (derogando alla sua tesi circa l’erroneità dell’individuo) la possibilità di esser uno di quegli uomini uniti <<al linguaggio che testimonia questa presenza>>, visto che _ a suo dire _ <<non ogni uomo è unito al linguaggio che testimonia questa presenza>>, tranne lui ed eventuali altri…

CONTRAVVENENDO perciò a quanto letto sopra, ossia che

<<è impossibile che nel linguaggio della terra isolata [quindi nell’individuo-errore-fede] ci sia comprensione della verità del destino, anche se formalmente le sue parole suonano identiche al linguaggio che testimonia il destino. È cioè necessario che il linguaggio malato, proprio in quanto tale, non le possa comprendere. Anche se le parole del linguaggio malato suonano simili a quelle del linguaggio che testimonia il destino, e simili in maniera così impressionante da poter vedere in ciò una certa “problematicità”, si deve affermare la necessaria formalità di quella identità>>. (Cusano: op. cit.).

Sarebbe allora il caso che Enrico Andreoli si domandasse perché, pur essendo <<contraddittorio che l'individuo sia cosciente della verità>>, l’individuo-Severino riesca, invece, a esserne un’ECCEZIONE.

QUESTA NON È FORSE FEDE, caro Enrico Andreoli?

Qui (e altrove), Severino non è forse ritenuto alla stessa stregua di un MESSIA (o LOGOS giovanneo) portatore della LIETA NOTIZIA ( = Evangelo) secondo cui tutti noi siamo già eternamente salvi? E come immancabilmente lo stesso Enrico Andreoli, da buon CREDENTE in Severino _ quest’ultimo, infatti, è un autentico PRIVILEGIATO ONTOLOGICO, perché, pur essendo UN individuo-errore (tra miliardi), guarda caso avrebbe avuto il PRIVILEGIO ( = la GRAZIA, diremmo noi miseri CREDENTI) di essere <<unito al linguaggio che testimonia questa presenza>> _, si è affrettato a RIPETERE il dogma:

<<basta che non sia un trascendente che garantisca salvezza perché il mortale non ha alcun bisogno di essere salvo>>?

Stendiamo un velo pietoso e domandiamo:

Può, il nostro Enrico Andreoli (ma prima ancora lo stesso Severino), legittimamente ASTRARSI dalla categoria dei CREDENTI per collocarsi comodamente ed un po’ altezzosamente in quella dei testimoni della Verità?

A voi la risposta...

 

Roberto Fiaschi

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